lunedì 19 giugno 2017

Apre il salone dell'aerospazio Le Bourget, all’insegna del futuro

La tecnologia italiana 'alleggerisce' il motore dei futuri lanciatori © ANSA

Italia in prima fila con nuova generazione lanciatori

Dall’orbita terrestre ai voli interplanetari, lo spazio prepara il terreno per il futuro, passando per le nuove opportunità offerte da intelligenza artificiale e big data: il salone internazionale dell’aerospazio di Parigi ha aperto all’insegna del futuro. A testimoniarlo la presenza del presidente francese Emmanuel Macron, accanto all’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) Thomas Pesquet, che ha recentemente concluso la sua missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

A parlare di nuovo, nella più antica rassegna dedicata all’aeronautica e al trasporto spaziale, c’è per la prima volta un padiglione nel quale si discutono le idee per il futuro presentate da piccole aziende e start up, che hanno voce accanto ai colossi dell’industria aerospaziale. Intelligenza artificiale, robotica e l’uso di enorme banche dati al servizio dello spazio sono fra i temi discussi in questa culla dell’innovazione, insieme a idee sulle tecnologie per i futuri voli umani interplanetari e per trasmissioni di dati più rapide dai veicoli in orbita e la Terra.

E’ probabilmente il segnale di una rivoluzione che vede tra i protagonisti anche l’Italia, con tecnologie innovative capaci di fare dello spazio un’attività più accessibile, ad esempio con uno dei pochi motori che possono adattarsi a lanciatori diversi per dimensioni e concezione. E’ il caso del motore P120C costruito dalla Avio negli stabilimenti di Colleferro (Roma), destinato a portare in orbita i futuri lanciatori dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), come il successore di Vega, il Vega C, e il successore di Ariane 5 , l’Ariane 5.

FONTE: ansa.it 

martedì 30 maggio 2017

La settimana mondiale della Sclerosi multipla: 114 mila gli italiani malati

 È in corso la settimana della Sclerosi Multipla che terminerà con la giornata mondiale dedicata a questa malattia neurodegenerativa, domani mercoledì 31 maggio, appuntamento per 70 Paesi del mondo che, idealmente connessi grazie alla campagna #LifewithMS, parleranno di come vivere con la SM possa essere difficile e delle soluzioni sempre nuove che la malattia cronica e neurodegenerativa richiede. 

A convivere con la Sclerosi Multipla sono in Italia 114 mila persone (e 600 mila in Europa, 3 milioni nel mondo). Secondo i dati dell’Aism Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ogni 3 ore un giovane riceve una nuova diagnosi e sono 3.400 i nuovi casi in un anno, in particolare donne tra i 20 e i 40 anni. La SM è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. 

Diritti riconosciuti e diritti realizzati  
Il Barometro 2017 di AISM, strumento di riferimento su cui fondare la conoscenza della realtà della sclerosi multipla nel territorio nazionale, fotografa difficoltà economiche e lavorative, come accade quando mancano i servizi a chi è colpito da una malattia cronica e neurodegenerativa e ai suoi familiari. Per questo, continua AIMS, il Barometro è importante per identificare il gap tra i diritti riconosciuti e quelli realizzati e di identificare le priorità su cui è urgente intervenire insieme per migliorare la vita delle persone con SM. 

Carenza di personale dedicato  
Per l’indagine risulta evidente la carenza di personale dedicato nei centri - un solo neurologo può seguire un numero di pazienti che varia dai 141 nei Centri più piccoli, agli 837 nei Centri con oltre 1000 pazienti - con il risultato che nel 36% dei Centri per la SM, per avere una prima visita, il tempo di attesa è di un mese o più; nel 20% la visita d’urgenza non viene fissata prima di una settimana. Il 16% dei Centri ha poi difficoltà a garantire ai pazienti i nuovi farmaci.  

I PDTA solo in 7 Regioni  
Secondo l’AIMS, i rapporti tra Centri Clinici e Servizi del territorio sono infatti scarsamente strutturati. Solo 1 centro su 4 dichiara di avere rapporti continuativi con il territorio mentre il 60% delle persone con SM ritiene che il rapporto sia da migliorare, mentre il 10% ritiene sia completamente da costruire. A oggi solo 7 Regioni - Sicilia, Veneto, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Puglia, Lombardia - hanno un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dedicato alla SM.  

Assistenza e aiuto: il ruolo delle famiglie  
Alle difficoltà nel lavoro e ai servizi, come la riabilitazione, insoddisfacenti si aggiunga il fatto che è la famiglia a dover far fronte alle necessità della persona con SM. Secondo il Barometro 2017, il 43% delle persone con SM dichiara di ricevere ogni giorno assistenza informale da familiari e conviventi nello svolgimento delle attività quotidiane. Oltre il 95% dei caregiver ha dedicato, negli ultimi 3 mesi, tempo libero per assistere la persona con SM, soprattutto per svolgere attività di assistenza personale (78%) e di compagnia o sorveglianza (61%), mediamente per almeno 8 ore al giorno. Circa il 5% dei familiari che si prende cura di una persona con SM è stato costretto all’abbandono o alla riduzione della sua attività lavorativa. Una persona su 5 paga di tasca propria per l’assistenza personale. Mediamente per ogni persona con SM si può stimare in un anno oltre 1.100 ore di assistenza informale da parte di familiari o amici. 

FONTE: Nicla Pancera (lastampa.it)

venerdì 19 maggio 2017

Gravidanza: quali esami svolgere?



 Durante la gravidanza ogni futura mamma deve prendersi cura di sé stessa e del bebè in arrivo. A tal fine i test di diagnosi prenatale e gli esami non invasivi sono fondamentali ed è importante che la gestante segua un giusto percorso di screening prenatale.
Esistono diverse tipologie di test di screening prenatale non invasivi che possono essere svolti in diversi momenti della gravidanza, e che permettono di scoprire la probabilità che il feto sia affetto da anomalie. 
Nel corso del primo trimestre è possibile eseguire il Bi Test e la translucenza nucale, esami che vengono spesso svolti durante la stessa visita. Questi esami si eseguono tra la 11a​ e la 14a​ settimana di gravidanza, e prevedono un prelievo di sangue per analizzare il dosaggio delle proteine Free Beta­HCG e PAPP­A e un esame ecografico (translucenza nucale) che permette di prendere delle misurazioni sul feto. I valori delle due proteine del sangue e le misurazioni sul feto vengono comparati a dei parametri standard e, se discostano, potrebbero essere necessari ulteriori approfondimenti con esami diagnostici invasivi. ​ L’affidabilità del bi test è di circa l’85%1. Questo test, come altre test di screening prenatale, non fornisce una diagnosi ma una probabilità di rischio che il feto sia affetto da anomalie, come la Sindrome di Down. 
Già a partire dalla 10a​ settimana di gravidanza si può svolgere un test prenatale non invasivo basato sull’analisi del DNA fetale. Questo test viene svolto su un campione di sangue della gestante, che viene analizzato con macchinari di ultima generazione in grado di rilevare i frammenti di DNA fetale che circolano nel sangue materno durante la gravidanza. Si tratta del test di screening prenatale non invasivo a più alta sensibilità e con un tasso di affidabilità del 99,9%​ nel rilevare le principali anomalie cromosomiche (come le Trisomie 21, 18, 13) 2. 
Un altro esame di screening prenatale è il Tri Test, che si può eseguire tra la 15a​ e la 18a​ settimana di gravidanza. Anche questo esame combina un’analisi del sangue a una ecografia. Le concentrazioni di alfafetoproteina (AFP), estriolo non coniugato e gonadotropina corionica vengono analizzate tramite il prelievo ematico e associate con un esame ecografico, che permette così di avere un quadro completo sulla possibile presenza di anomalie genetiche. Una variante di questo esame è il Quadri Test che analizza nel sangue materno anche la concentrazione dell’ormone inibina A. Anche questi esami non sono di tipo diagnostico ma probabilistico, con affidabilità del 70%. ​
Tutte le donne in attesa dovrebbero svolgere un test di screening prenatale ma, in particolare, indagini prenatali approfondite sono indicate alle gestanti che presentano fattori di rischio (come l’aver superato i 35 anni di età o la presenza di anomalie genetiche in famiglia). Nel caso in cui un test di screening indicasse la presenza di anomalie nel feto, sarà necessario sottoporsi ad esami di diagnosi prenatale invasivi, ​ come l’amniocentesi, in grado di confermare i risultati dei test.
Il tuo ginecologo di fiducia saprà delineare un percorso di screening prenatale adatto al tuo stato di salute e alle tue necessità per assicurarsi che tu e il tuo bambino stiate bene.


saperne di più sul test prenatale non invasivo Aurora, basato sull’analisi del DNA fetale, visita il sito www.testprenataleaurora.it

FONTE: Ufficio Stampa Sorgente Genetica   www.sorgente.it