lunedì 30 giugno 2008

Sushi…. Che passione!

Impazza su tutte le tavole occidentali il famoso piatto del Sol Levante

E’ entrato prepotentemente nella tradizione culinaria di tutto il mondo uno dei piatti giapponesi più diffusi e originali, che oltre ad essere gustoso e delicato sembrerebbe avere il pregio di aiutare la linea; stiamo parlando del sushi, un alimento a base di pesce crudo divenuto di gran moda soprattutto negli ultimi tempi. Alle indiscusse qualità dovute al suo particolare sapore, il sushi associa ulteriori benefici legati al miglioramento della linea e della bellezza; forse non tutti sanno infatti, che questo prelibato piatto giapponese consente di smaltire velocemente i chili di troppo senza per questo far sentire i sintomi della fame, ed inoltre assicura al proprio organismo quelle sostanze indispensabili per la propria salute. E’ possibile quindi fare il pieno di Omega 3 con un bel pezzo di salmone, tonno, gamberetti oppure branzino rigorosamente crudi, senza però eccedere con le calorie, purché il pesce sia assolutamente fresco. Il sushi quindi, oltre ad essere un eccezionale piatto a base di pesce, come quasi tutti quelli preparati in Giappone, è poco calorico, ed inoltre è ricco di acidi grassi, che proteggono da patologie cerebrovascolari come l’ictus ed eventi cardiovascolari come l’infarto acuto del miocardio; a questi effetti benefici si aggiunge anche la diminuzione del livello di trigliceridi nonché il miglioramento inerente il funzionamento della tiroide per merito dell’abbondante presenza di iodio. A completare gli indiscussi pregi del sushi possiamo sottolineare il fatto che esso non contiene condimenti grassi saziandoci senza farci appesantire, questo aspetto è di fondamentale importanza per tutte quelle perone che tengono in maniera particolare a curare la propria linea. Insomma, alla consueta e gettonatissima dieta mediterranea, è consigliabile ogni tanto concedersi qualche gustoso stuzzichino a base di pesce crudo, ma bisogna fare attenzione! Infatti quest’ultimo può essere veicolo di tossinfezioni causate da microrganismi come stafilococco, salmonella o listeria, di conseguenza è consigliabile accertarsi sulla provenienza e l’età del pesce mangiato. Quando parliamo di cibo giapponese la parola d’ordine è quindi la seguente: “più è costoso, più è di qualità”. Meglio, dunque, diffidare degli economici “take-away” e di ristoranti cinesi che si improvvisano sushi-bar, confezionando pesce in maniera non controllabile.

La storia del sushi

Per quanto riguarda la storia del sushi esistono varie correnti di pensiero: alcuni credono che il sushi (bocconcini di riso aromatizzato all’aceto su cui viene adagiato del pesce crudo) sia stato inventato in Giappone all’inizio del 1800, altri, invece, pensano che il sushi abbia origini molto più antiche, facendole risalire addirittura al 500 a.C. quando le popolazioni montanare della Thailandia, del Laos e del Borneo, mettevano insieme il pesce di fiume e il riso e li facevano fermentare. Altri ancora ritengono che furono i cinesi del VII secolo a iniziare la tradizione del sushi, pressando il pesce crudo tra due strati di sale, sotto il peso di pesanti pietre. Nello stesso periodo anche i nipponici ricorrevano a un procedimento analogo, comprimendo il riso nel pesce per esaltarne il sapore; durante la fermentazione, il riso produceva un tipo di acido lattico che faceva marinare il pesce. Dopo quasi un millennio, un certo Matsumoto Yoshiichi aggiunse dell’aceto al riso, questa particolarità fece diminuire il tempo necessario per la fermentazione, ed esaltò enormemente il sapore del pesce. Successivamente, nel 1820, lo chef Hanaya Yohei decise di saltare il processo di salatura e fermentazione; ai clienti che visitavano la sua bancarella, nient’altro che un carro con un banco, noto come yattai (probabilmente il primo sushi bar al mondo), serviva fettine di pesce crudo e altri frutti di mare adagiati su del riso all’aceto. Rapide, fresche e deliziose, le sue creazioni conquistarono presto il gusto dei clienti.

Nessun commento: