venerdì 8 agosto 2008

Conchiglie, rifiuti e fossili: sulle spiagge un deposito di memorie

Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici

Conchiglie, pesci, rifiuti, petrolio. Ma anche giocattoli, fossili, statue, messaggi e, da un po', piedi umani. Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici. E trasformando i litorali e le spiagge in un deposito di memorie, in un grande magazzino all'aperto o in una discarica. Inconsueti spiaggiamenti di oggetti che 'Focus', il prestigioso periodico scientifico, fotografa in un inedito servizio nel numero che uscira' in edicola venerdi' prossimo, 18 luglio. Il fenomeno e', tra l'altro, ben noto agli "abitanti di British Columbia (Canada), Oregon e California (Usa) che -ricorda il giornale- nel 1990 trovarono 80 mila scarpe sportive Nike che si erano riversate in mare dalla nave Hansa Carrier a sud delle Isole Aleutine (Usa). Nel 2002, invece, al largo della California, caddero in acqua 17 mila scatolette di Chow Mein Noodles (fettuccine orientali): molte, arrivate sulla costa, risultarono ancora mangiabili". "Ed e' stata una vera caccia al tesoro -continua- il recupero dei 200 container approdati a Branscombe (Uk): erano caduti dal cargo Msc Napoli in seguito a una tempesta; sulla battigia arrivarono persino auto e motociclette. Del resto, si calcola che ogni anno, nel mondo, le navi da carico perdano 10 mila container in mare. E gli abitanti delle coste del Sud-est asiatico lo sanno: dopo le tempeste tropicali si riversano sulle spiagge per recuperare legna, plastica e metalli". "Un'abitudine atavica: fin dall'alba della storia, le conchiglie portate dalle onde sono state, per i primitivi, -scrive ancora- una delle prime fonti di cibo, ma anche arnesi, ornamenti, monete. Ecco perche' alcuni artisti moderni hanno riscoperto questa abitudine: nel 1951 Bruno Munari realizzo' vari lavori, intitolati 'Il mare come artigiano', usando oggetti trovati in spiaggia. Stoffe, sugheri, sassi, radici, ma anche valvole di radio, corde e frammenti di manifesti. Cosi' Munari descriveva il fascino di questi tesori: 'Tu butti qualcosa in mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale, e anche bagnato perche' cosi' i colori sono piu' vivaci'". "Talvolta, pero', -continua- arrivano in spiaggia statue fatte e finite. In alcuni casi si tratta di polene di navi affondate (all'isola di San Pietro, in Sardegna, la chiesa della Madonna dello Schiavo conserva una statua di legno trovata in spiaggia); in altri casi delle statue sacre gettate in mare nell'8° secolo, per sfuggire alle distruzioni iconoclaste ordinate dall'imperatore bizantino Leone III. Alcuni santi, come S. Marino, furono considerati come realmente arrivati dal mare; non a caso, in alcune citta' ancora oggi le processioni si fanno in barca". Ma a chi appartengono gli oggetti trasportati sulla battigia? "Non a chi li trova: il Codice della Navigazione italiano -avverte- dice che entro 3 giorni vanno consegnati alla piu' vicina Capitaneria di Porto, che dirama un avviso di ritrovamento. Dopo 6 mesi senza che nessuno lo reclami, l'oggetto sara' venduto all'asta". E non e' tutto. Spesso il mare restituisce al mittente una montagna di rifiuti, per l'80% provenienti da terra. "Secondo l'Onu, -riferisce il periodico- sono quasi 40 milioni le tonnellate di rifiuti solidi che ogni anno si riversano nel Mediterraneo. Ma la situazione e' a rischio in tutto il mondo: seguendo la North Pacific Subtropical Gyre, una corrente oceanica che si muove a spirale nell'oceano Pacifico, gli scienziati hanno notato che dagli anni '50 trasporta con se' un vortice di rifiuti, il Pacific Trash Vortex. In esso si convoglia la plastica dell'oceano che si deposita in un'isola di plastica del diametro di 2.500 km (poco piu' della distanza Milano-Mosca), profonda 30 metri e con una massa di 3,5 milioni di tonnellate". "Proviene dalle navi, invece, -prosegue 'Focus'- il petrolio che finisce in mare e arriva sulle coste: sempre secondo l'Onu ogni anno nel mar Mediterraneo finiscono da 100 a 150 mila tonnellate di idrocarburi. Sconvolgendo interi ecosistemi. Nel 1989, la petroliera Exxon Valdez, che si incaglio' nello stretto Prince William (Alaska), perse quasi 41 milioni di litri di petrolio, che raggiunsero 1.900 km di costa, uccidendo 250 mila uccelli marini, centinaia di lontre, foche, aquile di mare, orche e miliardi di uova di salmone e aringa". A volte, pero', gli spiaggiamenti, invece di inquinare, possono essere una testimonianza preziosa per gli scienziati che studiano le correnti marine. "Nel 1992, durante una tempesta, -sottolinea- caddero nel Pacifico 3 container da una nave cargo che trasportava pupazzi di plastica da Hong Kong a Tracoma (Usa). Finirono in mare 28.800 anatre, rane, tartarughe e castori di plastica. Le anatre, che valgono per i collezionisti, fino a 1.000 dollari (650 euro) al pezzo, da allora non hanno mai smesso di viaggiare. E hanno aiutato gli scienziati a capire le correnti oceaniche: monitorando gli approdi delle anatre, l'oceanografo Usa Curtis Ebbesmeyer ha ricostruito il percorso delle correnti, dal Pacifico all'Atlantico, passando per l'Alaska".

FONTE: adnkronos.it

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