venerdì 1 agosto 2008

Pillola dei ricordi felici: addio alle delusioni

Si troverebbe in una proteina l'arma segreta che può spegnere i traumi

Vivere di bei ricordi. Un sogno, che potrebbe diventare un incubo. Dopo naso, capelli, seno, gambe, natiche, prima o poi ci potremo rifare la memoria, eliminando dal calendario della rimembranza le giornate da dimenticare. Un gruppo di scienziati americani e tedeschi ha svelato sulla rivista «Neuron» il meccanismo di spegnimento dei ricordi sgradevoli nei ratti, spianando la strada alla «pillola brucia-ricordi del giorno dopo». Come? Basta impedire la registrazione cerebrale dei traumi di varia natura e entità, dai tradimenti amorosi alle bocciature d'esame, dagli infortuni sul lavoro alle aggressioni, dagli stupri alle guerre, dagli omicidi agli attentati terroristici e via elencando nella graduatoria dellorrore. Il dubbio: la cosmesi chimica della memoria non rischia di distruggere la personalità, sgretolandone i mattoni, cioè i ricordi belli, ma soprattutto brutti e così così? Non a caso, le percezioni sgradevoli si fissano più facilmente nella memoria di quelle gradevoli e risultano più utili, se è vero, per dirla con Nietzsche, che «il coraggio di ricordare è il principio della salute». Bonificare i ricordi, quindi. Estinguendo sul nascere la memoria di singoli eventi che in condizioni normali vengono registrati nello scomparto più affascinante del cervello, il sistema limbico o cervello emotivo. Quello al quale attingono i poeti. Che alimenta l'elaborazione delle azioni: i rimorsi o, al contrario, le nostalgie. Gli studiosi dellUniversità della California a Irvine e di Münster in Germania si sono concentrati sulle funzioni di una proteina chiamata neuropeptide S, scoprendo che è coinvolta nella cancellazione dei ricordi stressanti grazie all'influsso su alcuni neuroni che ne immagazzinano le immagini nellamigdala. Questultima è l'interruttore delle emozioni. Dopo un evento traumatico, nel cervello entrano in gioco corteccia prefrontale, amigdala e ippocampo, ma l'epicentro è proprio l'amigdala, nella profondità del lobo temporale. Il neuropeptide S è la staffetta delle emozioni: porta l'esperienza traumatica dallamigdala all'ippocampo, scatola nera nella quale sono archiviate le esperienze, rimosse con la dimenticanza o riemergenti nella memoria attraverso i flashback. Il trauma è un fermo immagine che all'infinito si ripropone, richiamando l'episodio all'origine del brutto ricordo. Gli scienziati hanno sperimentato sui topi la possibilità d'impedire la consegna del «souvenir » cattivo da parte della staffetta biologica. Emozioni e memoria abitano nel cervello emotivo: viaggiano insieme e vengono depositate una accanto allaltra. Un farmaco ben congegnato potrebbe selezionare i ricordi da conservare e quelli da non registrare. Con effetti sorprendenti. Intanto, la super-pillola annullerebbe il perno della filosofia morale kantiana: «Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo». Abolirebbe i rimorsi, cancellando la memoria del delitto e poi renderebbe inutile l'elaborazione del lutto, negandolo nellintimità di chi ne è direttamente investito. Farebbe anche inceppare il meccanismo dell'autoconservazione delluomo fondato sulla paura. Succederà che, dimenticando la morte di un figlio, si produrrà l'effetto paradossalmente peggiore di continuare a cercarlo, pensandolo vivo? E, poi, non si corre il pericolo di dare un motivo in più ai fautori della pena di morte, se la pillola ammazza-ricordi la possono comprare in farmacia gli assassini prima dell'assassinio, eliminando qualsiasi possibilità di riabilitazione in carcere? E che dire di un trattamento di massa degli eserciti in guerra? O della fine dei brutti ricordi collettivi, dellimprovvisa inconsistenza del dibattito sulla memoria condivisa? Negli anni scorsi, studi analoghi e la scoperta di effetti simili con la somministrazione di farmaci betabloccanti hanno indotto il comitato di bioetica della Casa Bianca a censurare questo filone della ricerca. Tema intrigante per un blog. Vivere di bei ricordi: un sogno, che potrebbe diventare un incubo.

FONTE: Fabio Lacavera (lastampa.it)

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