martedì 5 agosto 2008

TUMORE DEL PANCREAS, NUOVO MARCATORE SENSIBILE A TERAPIE MIRATE


Clinical Cancer Research pubblica i risultati di uno studio traslazionale

Il carcinoma del pancreas rappresenta la quarta causa di mortalità per neoplasia nel mondo, in Italia sono 8000 i nuovi casi l’anno e negli Usa si arriva a 30.000. L’attuale impossibilità di una diagnosi precoce, la sua aggressività biologica e l’assenza di terapie efficaci sono responsabili di una identica frequenza di incidenza e mortalità. La chemioterapia non ha purtroppo portato sino ad oggi ad un significativo miglioramento della sopravvivenza e non sono disponibili test che possano predire la sensibilità ai trattamenti di più recente generazione. In questo contesto si inserisce lo studio multidisciplinare guidato da ricercatori del Dipartimento di Oncologia Sperimentale, in collaborazione con l’Oncologia Medica A ed il servizio di Anatomia Patologica IRE, il Massachusetts Institute of Technology di Boston e l’MD Anderson Cancer Center di Houston. Il gruppo di ricerca IRE, che ha precedentemente dimostrato come hMena sia implicata nella progressione del carcinoma della mammella, ha individuato anche una variante denominata hMena+11a. L’analisi delle due proteine in tumori pancreatici sembra offrire ora un sensibile criterio di selezione di quei pazienti candidati a trattamenti farmacologici. Questo studio, pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research, è anche segnalato dall’Editore in copertina. Il recettore per l’EGF (EGFR) è uno dei bersagli terapeutici attualmente di maggiore interesse nel trattamento medico oncologico. Tale recettore, che lega un importante fattore di crescita delle cellule tumorali, l’EGF (Epidermal growth factor) è spesso abnormemente espresso in molti tumori caratterizzati da prognosi sfavorevole. Pertanto l’inibizione farmacologia della sua attività induce una sensibile riduzione della capacità proliferativa e/o invasiva delle cellule tumorali. Diversi inibitori farmacologici dell’EGFR sono attualmente disponibili ed il loro impiego è combinato con il chemioterapico gemcitabina, farmaco elettivo per il trattamento di tumori pancreatici in stadio avanzato o metastatico. Uno studio clinico in tal senso è correntemente condotto presso l’Oncologia Medica A dell’IRE. Come avviene, tuttavia, per altre terapie anti tumorali, la risposta clinica dei pazienti è eterogenea. Per questo è necessaria l’identificazione di molecole dalla cui analisi sia possibile ottenere criteri obiettivi di selezione di quei pazienti che possano realmente beneficiare dalla terapia, ovviando ad inutili tossicità, ed oneri finanziari ingiustificati. La proteina umana Mena (hMena) appartiene ad una famiglia di regolatori chiave nella dinamica del citoscheletro di actina, un insieme di proteine che costituiscono l’impalcatura strutturale della cellula, impalcatura che si modifica continuamente durante le varie funzioni che la cellula svolge. Nella cellula tumorale il citoscheletro è notevolmente modificato e la proteina hMena e le sue varianti sembrano poter riflettere le varie modificazioni strutturali e funzionali a cui va incontro la cellula neoplastica. Nel lavoro pubblicato su Clinical Cancer Research, i ricercatori hanno dimostrato che l’espressione di hMena+11a caratterizza cellule di carcinoma del pancreas non invasive, che mostrano uno stato attivo del recettore EGFR e quindi sensibili al trattamento con inibitori della sua attività. Lo studio, pertanto, indica fortemente che l’analisi molecolare in parallelo dell’espressione di hMena e di hMena+11a nei tumori primitivi del pancreas, può essere predittiva della risposta farmacologia ai trattamenti con inibitori dell’EGFR, permettendo quindi un nuovo criterio di selezione dei pazienti che possono beneficiare di tali terapie rendendole più “intelligenti”. Lo studio delle varianti proteiche di hMena e dei vari rapporti che tali proteine hanno con il microambiente tumorale potrà contribuire alla definizione di nuovi bersagli terapeutici in una neoplasia così aggressiva. Ricordiamo che i nostri ricercatori hanno già in precedenza evidenziato che l’iperespressione e la valutazione immunoistochimica di hMena si sta validando quale indice significativo nella diagnosi precoce del carcinoma della mammella ed i risultati sono il frutto di una intensa collaborazione tra i ricercatori, gli oncologi clinici e gli anatomo patologi, in un ottica di continue nuove conoscenze che vengono trasferite rapidamente al letto del paziente (Ricerca Traslazionale). Lo studio è stato in parte finanziato dall’AIRC.

FONTE: Lorella Salce Capo Ufficio Stampa IFO


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