giovedì 4 dicembre 2008

Medicina: in un gene il segreto dell'effetto placebo

Per la prima volta un gene è stato collegato a uno dei più grandi misteri della medicina: l'effetto placebo, ossia l'incredibile capacità di alcune persone di trarre beneficio dai medicinali 'fasulli', privi cioè di principi attivi, quando pensano che si tratti di farmaci veri. Finora si credeva che fosse tutto merito della forza della mente. Ma ora il team di Thomas Furmark dell'università di Uppsala (Svezia), pubblicato su 'New Scientists', spiega che il segreto - almeno in alcuni casi - è in un gene. La ricerca ha coinvolto un piccolo gruppo di persone, e "a quanto sappiamo è la prima volta in assoluto che qualcuno collega un gene all'effetto placebo", rileva Furmark. Al centro della scoperta c'è il gene che regola la produzione dell'enzima triptofano idrossilasi-2, chiave nella sintesi di serotonina, l'ormone del benessere, nel cervello. Il team di Furmark ha studiato 25 persone, tutte preda di un disordine noto come ansia sociale, cioè la paura esagerata di umiliazioni in pubblico. I volontari dovevano tenere due discorsi pubblici, uno prima e uno dopo un periodo di "trattamento" con un farmaco anti-ansia, senza sapere però che si trattava di pillole fasulle. Ebbene, la metà dei volontari si è sentita molto meglio dopo la 'cura': per la fine del periodo di osservazione il loro punteggio relativo ad ansia e nervosismo era dimezzato. E anche lo scanner cerebrale ha mostrato un calo del 3% nell'attività dell'amigdala, il centro della 'paura' nel cervello. Per capire se in qualche modo i geni avessero un ruolo, i ricercatori hanno indagato sulle differenze tra il Dna dei beneficiati dal placebo e quello degli altri. In particolare, si è visto che otto volontari sui dieci che hanno risposto positivamente al placebo avevano due copie della variante G del gene per il triptofano idrossilasi-2. Una mutazione assente negli altri, collegata in precedenza ad un'ansia ridotta nei classici test sulla paura. I pazienti, dunque, senza saperlo erano geneticamente meglio preparati a risolvere da soli il loro problema, tanto che il placebo non ha fatto altro che indurli a utilizzare quest'arma segreta. Un effetto che, secondo Furmark, potrebbe essere esteso anche ad altri disordini che coinvolgono l'amigdala, come fobie, dolori e depressione. In ogni caso, solo dopo ulteriori studi si capirà se il gene influenza l'effetto placebo in modo più generale. Una cautela rilanciata da Fabrizio Benedetti dell'Università di Torino. "Sappiamo che non c'è un singolo effetto placebo, ma ce ne sono molti - dice lo studioso italiano su 'New Scientist' - Alcuni possono lavorare attraverso la genetica, altri attraverso l'attesa di una ricompensa".

FONTE: adnkronos.it

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