lunedì 30 giugno 2008

SERVIZIO DI INFORMAZIONE 1500: PIÙ DI SEIMILA CHIAMATE IN CINQUE GIORNI PER L’AFA DI FINE GIUGNO


Sono più di seimila le chiamate nei cinque giorni afosi di fine giugno giunte al Servizio di informazione 1500 “Estate sicura 2008. Vincere il caldo”, attivato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Dal 25 al 29 giugno, hanno chiamato soprattutto persone preoccupate per il caldo eccessivo e interessate a comportamenti corretti per evitare qualsiasi rischio per sé e per i propri cari (25%). Molto interesse anche per le previsioni delle ondate di calore fornite dal Sistema nazionale di sorveglianza della Protezione civile (30%) e per i servizi sul territorio come l’assistenza domiciliare (15%). Una chiamata su tre ha riguardato persone sopra i 65 anni, la maggior parte (60 per cento) da parte di donne e soprattutto dalle Regioni Lazio, Lombardia, Campania e Toscana. Domenica 29 giugno, vi è stato un picco dalla città di Roma a causa delle elevate temperature registrate in città.

Per quanto riguarda la categoria delle persone “fragili”, hanno chiamato genitori preoccupati dei propri bambini (20%) e persone affette da malattie croniche come cardiopatie e diabete (10%). Dedicati a queste persone ecco alcuni consigli e raccomandazioni:

Consigli alla mamme di bambini piccoli

  • Evitare di far uscire i bambini più piccoli nelle ore più calde della giornata (dalle 11 alle 18) e limitare l’attività fisica
  • Vestire i bambini con indumenti leggeri, di cotone o lino, evitando le fibre sintetiche e lasciando ampie superfici cutanee scoperte
  • Evitare l’esposizione diretta dei bambini piccoli ai raggi solari e applicare sempre prodotti solari ad alta protezione
  • Evitate le aree verdi e i parchi pubblici delle città dove si registrano alti valori di ozono nelle ore più calde della giornata
  • Vigilare con maggiore attenzione su neonati e bambini molto piccoli e fare in modo che assumano sufficienti quantità di liquidi

Consigli per ipertesi e cardiopatici

  • Nelle ore più calde della giornata, dalle 11 alle 18, evitare di uscire di casa, evitare le aree verdi, i parchi pubblici, le zone ad alta intensità di traffico delle città dove si registrano alti valori di ozono
  • Il caldo può potenziare l’effetto di molti farmaci per la cura dell’ipertensione e di molte malattie cardiovascolari: durante la stagione estiva si consiglia di effettuare più frequentemente il controllo della pressione arteriosa e richiedere sempre il parere del proprio medico curante per eventuali aggiustamenti della terapia (per dosaggio e tipologia di farmaci).
  • I pazienti ipertesi e cardiopatici, soprattutto se anziani, sono particolarmente sensibili agli effetti negativi del caldo e a volte possono manifestare episodi di diminuzione della pressione arteriosa soprattutto nel passare dalla posizione sdraiata alla posizione eretta. Evitare, ad esempio, soprattutto nelle ore notturne, di alzarsi troppo repentinamente dal letto, ma fermarsi in posizioni intermedie (ad esempio stando seduti al bordo del letto per alcuni minuti)
  • Porre attenzione alla presenza di sintomi legati ad ipotensione come stanchezza, capogiri, sudorazione fredda, sensazione di svenimento. In queste situazioni, è consigliabile sdraiarsi all’ombra e possibilmente in un posto ventilato, bere liquidi, sollevare le gambe all’altezza del cuore e chiamare il proprio medico curante.
  • È importante consumare cibi freschi, in particolare frutta e verdura, anche sotto forma di frullati o centrifugati, e fare pasti leggeri, dando preferenza al pesce o alle carni bianche, evitando i formaggi stagionati. Aumentare l’assunzione di liquidi, evitando bevande molto fredde, alcoliche, zuccherate e gassate, the e caffé.

Consigli per le persone affette da diabete

  • Nelle ore più calde della giornata, dalle 11 alle 18, evitare di uscire di casa, evitare le aree verdi, i parchi pubblici, le zone ad alta intensità di traffico delle città dove si registrano alti valori di ozono
  • In caso di temperature elevate le persone affette da diabete, anche se in terapia farmacologia, sono a rischio di disidratazione. Il consiglio è dunque quello di assumere più liquidi per assicurare un’adeguata idratazione, ricordando di evitare bevande zuccherate, succhi di frutta e alcolici. La frutta può essere assunta dai diabetici, ma senza esagerare nelle dosi poiché è ricca di fruttosio, zucchero molto simile al glucosio, che può determinare dei picchi di glicemia importanti.
  • Si raccomanda soprattutto ai pazienti diabetici anziani, che presentano maggiori fattori di rischio, di aumentare la frequenza dei controlli glicemici
  • Contattare sempre il medico curante per qualsiasi problema e un eventuale aggiustamento della terapia.
  • Esporsi al sole con molta cautela infatti, chi soffre di diabete, a causa di una minore sensibilità al dolore, rischia serie ustioni cutanee.

Si ricorda che il medico di famiglia o il pediatra sono i primi sanitari da consultare in caso di bisogno, sono infatti coloro che conoscono meglio le condizioni di salute, le malattie preesistenti, la posologia e il tipo di farmaci che assumono i loro assistiti. Quando il medico di famiglia è assente o in ferie, è sempre presente il sostituto. Tener sempre in evidenza il numero di un familiare da contattare in caso di bisogno, del medico curante e della guardia medica.

Durante le ore notturne o nei giorni festivi ci si può rivolgere al Servizio di continuità assistenziale (Servizio di guardia medica) del territorio di residenza, attivo tutti i giorni feriali dalle ore 20 di sera fino alle ore 8 del mattino successivo. Il sabato e la domenica il servizio è sempre attivo, fino alle ore 8 del lunedì mattina. Inoltre, in tutte le festività diverse dalla domenica, il servizio funziona ininterrottamente a partire dalle ore 10 del giorno prefestivo, fino alle ore 8 del primo giorno non festivo.

Nel caso di un malore improvviso o in presenza di condizioni che fanno temere un serio pericolo per la vita, è consigliabile attivare immediatamente il servizio di Emergenza sanitaria, chiamando il 118.

Consultabili su www.ministerosalute.it le guide del CCM per cittadini, badanti e operatori sanitari.

FONTE: Ufficio Stampa Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali

Sushi…. Che passione!

Impazza su tutte le tavole occidentali il famoso piatto del Sol Levante

E’ entrato prepotentemente nella tradizione culinaria di tutto il mondo uno dei piatti giapponesi più diffusi e originali, che oltre ad essere gustoso e delicato sembrerebbe avere il pregio di aiutare la linea; stiamo parlando del sushi, un alimento a base di pesce crudo divenuto di gran moda soprattutto negli ultimi tempi. Alle indiscusse qualità dovute al suo particolare sapore, il sushi associa ulteriori benefici legati al miglioramento della linea e della bellezza; forse non tutti sanno infatti, che questo prelibato piatto giapponese consente di smaltire velocemente i chili di troppo senza per questo far sentire i sintomi della fame, ed inoltre assicura al proprio organismo quelle sostanze indispensabili per la propria salute. E’ possibile quindi fare il pieno di Omega 3 con un bel pezzo di salmone, tonno, gamberetti oppure branzino rigorosamente crudi, senza però eccedere con le calorie, purché il pesce sia assolutamente fresco. Il sushi quindi, oltre ad essere un eccezionale piatto a base di pesce, come quasi tutti quelli preparati in Giappone, è poco calorico, ed inoltre è ricco di acidi grassi, che proteggono da patologie cerebrovascolari come l’ictus ed eventi cardiovascolari come l’infarto acuto del miocardio; a questi effetti benefici si aggiunge anche la diminuzione del livello di trigliceridi nonché il miglioramento inerente il funzionamento della tiroide per merito dell’abbondante presenza di iodio. A completare gli indiscussi pregi del sushi possiamo sottolineare il fatto che esso non contiene condimenti grassi saziandoci senza farci appesantire, questo aspetto è di fondamentale importanza per tutte quelle perone che tengono in maniera particolare a curare la propria linea. Insomma, alla consueta e gettonatissima dieta mediterranea, è consigliabile ogni tanto concedersi qualche gustoso stuzzichino a base di pesce crudo, ma bisogna fare attenzione! Infatti quest’ultimo può essere veicolo di tossinfezioni causate da microrganismi come stafilococco, salmonella o listeria, di conseguenza è consigliabile accertarsi sulla provenienza e l’età del pesce mangiato. Quando parliamo di cibo giapponese la parola d’ordine è quindi la seguente: “più è costoso, più è di qualità”. Meglio, dunque, diffidare degli economici “take-away” e di ristoranti cinesi che si improvvisano sushi-bar, confezionando pesce in maniera non controllabile.

La storia del sushi

Per quanto riguarda la storia del sushi esistono varie correnti di pensiero: alcuni credono che il sushi (bocconcini di riso aromatizzato all’aceto su cui viene adagiato del pesce crudo) sia stato inventato in Giappone all’inizio del 1800, altri, invece, pensano che il sushi abbia origini molto più antiche, facendole risalire addirittura al 500 a.C. quando le popolazioni montanare della Thailandia, del Laos e del Borneo, mettevano insieme il pesce di fiume e il riso e li facevano fermentare. Altri ancora ritengono che furono i cinesi del VII secolo a iniziare la tradizione del sushi, pressando il pesce crudo tra due strati di sale, sotto il peso di pesanti pietre. Nello stesso periodo anche i nipponici ricorrevano a un procedimento analogo, comprimendo il riso nel pesce per esaltarne il sapore; durante la fermentazione, il riso produceva un tipo di acido lattico che faceva marinare il pesce. Dopo quasi un millennio, un certo Matsumoto Yoshiichi aggiunse dell’aceto al riso, questa particolarità fece diminuire il tempo necessario per la fermentazione, ed esaltò enormemente il sapore del pesce. Successivamente, nel 1820, lo chef Hanaya Yohei decise di saltare il processo di salatura e fermentazione; ai clienti che visitavano la sua bancarella, nient’altro che un carro con un banco, noto come yattai (probabilmente il primo sushi bar al mondo), serviva fettine di pesce crudo e altri frutti di mare adagiati su del riso all’aceto. Rapide, fresche e deliziose, le sue creazioni conquistarono presto il gusto dei clienti.

DNDi: Fexinidazolo, contro la “malattia del sonno"

Ad Accelera il riconoscimento quale partner decisivo per lo sviluppo della nuova molecola

Il progetto fexinidazolo, una molecola attiva contro la tripanosomiasi africana, meglio nota come malattia del sonno, studiata e sviluppata da DNDi (Drugs for Neglected Diseases initiative) con il supporto di Accelera, BU di Nerviano Medical Sciences (NMS), è stato insignito del riconoscimento di "Storia di successo dell’anno DNDi". Il conferimento del riconoscimento, oggi a New York, presso la prestigiosa sede della New York Academy of Sciences (New York), nel corso dell’annuale Stakeholders’ Meeting di DNDi. Ad Accelera viene riconosciuto un ruolo importante per il contributo dato allo sviluppo non-clinico del progetto fexinidazolo". "Siamo orgogliosi di questo riconoscimento - commenta Marco Brughera – Vice President Accelera - e gratificati di poter contribuire a migliorare la salute di popolazioni che vivono nelle aree geografiche più povere. Siamo anche fieri di essere stati selezionati tra le molteplici Organizzazioni di Ricerca a Contratto (CRO) internazionali come partner di DNDi per caratterizzare il profilo preclinico di fexinidazolo". "Il lavoro preclinico svolto da Accelera in supporto alla valutazione di fexinidazolo é cominciato più di un anno fa" precisa Brughera " e i risultati hanno permesso a DNDi di proseguire nel loro progetto poiché una rapida registrazione é il loro obiettivo principale". Fexinidazolo è una molecola attiva per via orale contro la tripanosomiasi africana, meglio nota come malattia del sonno. La malattia è causata da un parassita veicolato dalla mosca tze-tze, il Trypanosoma brucei, che colpisce il sistema nervoso centrale causando letargia, coma e morte. "Si stima siano circa 50.000 le persone che muoiono ogni anno a causa di questa patologia, e che oltre 50 milioni di persone nell’Africa sub-Sahariana siano a rischio", precisa Brughera. La malattia del sonno è una di quelle patologie che rientrano tra gli obiettivi terapeutici primari per organizzazioni non profit come DNDi che si dedicano esclusivamente alla scoperta e allo sviluppo di nuovi farmaci per le cosiddette malattie "trascurate" che colpiscono le popolazioni dei paesi economicamente più poveri. "Fexinidazolo assume particolare rilevanza per la possibile somministrazione orale e e soprattutto per l’efficacia negli stadi avanzati della malattia", precisa Brughera. La molecola sta entrando nelle fasi di sviluppo clinico, avendo appena concluso gli studi pre-clinici ai quali hanno partecipato i ricercatori di Accelera. Accelera svolge attività di sviluppo pre-clinico per molecole afferenti a diverse classi terapeutiche e collabora anche a progetti intesi a definire soluzioni terapeutiche per altre "neglected diseases" come la malaria, la leishmaniosi viscerale, la tripanosomiasi africana, ed il morbo di Chagas. "La soddisfazione per questo riconoscimento è duplice; da una parte c’è la gratificazione di partecipare ad un prestigioso progetto internazionale, dall’altra la consapevolezza di aver dato un contributo anche sul piano umanitario a un’iniziativa come quella di DNDi dall’indiscusso valore morale", prosegue Giampiero Duglio, amministratore delegato di NMS.

About Accelera (www.accelera.info)
Accelera è un CRO (Contract Research Organization) che collabora con aziende farmaceutiche e biotecnologiche a livello internazionale. Accelera è impegnata a offrire servizi preclinici integrati di alto livello e può supportare tutte le fasi di ricerca e sviluppo: dalla scelta delle molecole più promettenti allo sviluppo preclinico fino alla sottomissione della documentazione per l’approvazione da parte delle autorità regolatorie. Costruita con le basi tecnologiche, scientifiche e regolatorie maturate in decenni di esperienza nell’industria farmaceutica internazionale, Accelera può aiutare i suoi clienti a predire, identificare e gestire i possibili rischi relativi ai loro progetti nelle fasi di ricerca e sviluppo.

About Nerviano Medical Sciences (www.nervianoms.com)
Nerviano Medical Sciences (NMS) è un'azienda dedicata alla scoperta e allo sviluppo di nuove entità chimiche (NCE) importanti per il trattamento del cancro. Costituita nel maggio del 2004 in seguito alla riorganizzazione societaria operata da Pfizer, NMS è un'azienda interamente di proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (CFIC) di Roma. L'azienda è tra le maggiori strutture di ricerca e sviluppo di farmaci antitumorali in Europa. Circa 650 dipendenti lavorano in tre unità distinte: Oncology, Accelera, e Pharmaceutical Sciences.

About DNDi (www.dndi.org)
DNDi è una organizzazione non-profit indipendente che opera nella ricerca e sviluppo di prodotti innovativi per curare malattie "trascurate" come la malaria, leismaniosi, tripanosmiasi e morbo di Chagas. DNDi è stata costituita nel 2003 dall’Istituto Pasteur e Medici Senza Frontiere in collaborazione con quattro organizzazioni pubbliche di ricerca operanti sulle malattie "trascurate" con l’obiettivo di dare risposte mediche adeguate alle suddette malattie. Operando in collaborazione con l’industria e l’accademia, DNDi ha il portafoglio più ampio di ricerca e sviluppo per le malattie "trascurate" con 6 progetti in Fase clinica e 4 in pre-clinica. Nel 2007, DNDi ha rilasciato il suo primo prodotto, una combinazione fissa, impiegato come antimalarico.


FONTE: Nerviano Medical Sciences - Maria D’Acquino, mob +39 335 1863052
maria.d’acquino@nervianoms.com

Scoperto il dizionario cerebrale per leggere nel pensiero


Una equipe di neurologi Usa ha decifrato il "codice linguistico" del cervello, ovvero lo schema che la 'materia grigia' utilizza per associare a ciascuna parola un oggetto concreto. In futuro sarebbe così possibile svelare i pensieri

La scienza continua a fare passi da gigante, come una equipe di neurologi Usa che ha decifrato il 'dizionario linguistico' del cervello, ovvero lo schema che la 'materia grigia' utilizza per associare a ciascuna parola un oggetto concreto. Nel momento in cui una determinata combinazione di aree del cervello si attiva, significa che stiamo pensando a un nome specifico. Reso noto sulla rivista Science, il risultato potrebbe permettere in futuro di creare dispositivi per leggere nel pensiero basandosi su questo 'codice cerebrale'. Coordinati da Tom Mitchell della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, gli scienziati hanno osservato con la risonanza magnetica diverse combinazioni di attività cerebrale di volontari, collegandone ciascuna ad una parola. Poi utilizzando statisticamente queste associazioni tra attività neurale e singola parola, hanno dedotto il 'codice' di migliaia di altre parole. ''Crediamo di aver identificato un certo numero di unità di codice di base che il cervello usa per rappresentare il significato di alcune parole - ha detto Miitchell - e queste unità di codice possono essere assemblate per predire il codice di ogni altro nome concreto. Abbiamo dimostrato che questo modo di dedurre altri pezzi di codice è molto accurato''. Aver decriptato almeno in parte il codice del cervello servirà in futuro per studiare malattie come l'autismo, disturbi del pensiero come la paranoia, la schizofrenia, la demenza semantica. Il cervello funziona attivando aree neurali specifiche a seconda del comando che deve impartire al corpo o del pensiero che deve produrre. La risonanza magnetica funzionale permette di osservare l'attività cerebrale 'in diretta' e quindi di collegarla a una particolare funzione cerebrale. Per esempio se proviamo paura nel cervello si accenderà un'area chiamata amigdala che è a buon diritto considerabile il centro delle nostre paure. Lo stesso concetto associativo tra attività neurale e una determinata azione del cervello vale sempre.
Partendo da questo concetto già in passato alcuni scienziati avevano dimostrato che a ciascuna parola è ricollegabile un certo tipo di attività cerebrale. Così, per esempio, se pensiamo a una mela, nel nostro cervello si attiverà sempre e costantemente una serie di aree specifiche in un ordine cronologico preciso cui corrisponde il pensiero 'mela'. Tra queste aree accese a 'significare' mela, ci saranno di certo circuiti implicati nel gusto, nel ricordo, nella masticazione.
Partendo da ciò i neurologi stavolta si sono imbarcati in un'impresa ambiziosa: decifrare almeno una parte del codice del cervello, cioè di quelle combinaizoni di attività cerebrale che producono il significato di una parola. Hanno iniziato con nomi concreti chiedendo a nove volontari di pensare a 60 oggetti appartenenti a diverse categorie, animali, parti del corpo, costruzioni, vestiti, insetti, veicoli, vegetali. A ciascuna di queste parole i neurologi hanno associato una unità di codice precisa, cioè uno schema preciso di attività cerebrale che genera il pensiero di un oggetto determinato. Hanno quindi decodificato una sorta di crittogramma neurale. Poi, ricorrendo all'uso del computer, i neurologi hanno dedotto, a partire dai pezzi di codice svelati, altri crittogrammi, decifrando il codice di altre migliaia di parole con un'accuratezza che si aggira intorno al 70-77%. ''Il nostro lavoro - ha detto Marcel Just, un altro autore dello studio - è un passo importante nella decifrazione del codice del cervello''.

FONTE: quotidiano.net

domenica 29 giugno 2008

Scoperta proteina che induce la rigenerazione dei tessuti muscolari

La proteina cdk9-55 è indispensabile nel processo di differenziamento cellulare e se somministrata induce la rigenerazione dei muscoli danneggiati e sani

Un team di ricercatori dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia e dell'Università di Siena, hanno scoperto un nuovo ruolo della proteina cdk9-55 nella rigenerazione dei muscoli e nel differenziamento cellulare. Il tessuto muscolare scheletrico dell'uomo si può rigenerare in risposta a degli infortuni, difetti genetici e disfunzioni neurologiche. Questo processo rigenerativo prende avvio con l'attivazione di cellule staminali muscolari, chiamate cellule satelliti. Quando attivate, tali cellule si moltiplicano e si differenziano in fibre muscolari specifiche che, alla fine, si fondono per formare il tessuto muscolare. Ora gli esperti americani hanno scoperto che cdk9-55, variante del gene cdk9, viene indotto quando le cellule satelliti iniziano a differenziarsi ed è necessario per la riprogrammazione genetica richiesta per completare il processo di rigenerazione muscolare. Cristina Giacinti, ricercatrice dello Sbarro Institute e del Dipartimento di Istologia ed Embriologia Medica dell'Università di Roma "La Sapienza" spiega: "Somministrando la proteina cdk9-55, o il gene che la codifica, si può indurre la rigenerazione del tessuto muscolare danneggiato".

FONTE: molecularlab.it

Gran Bretagna, arriva la SuperSmoker, la sigaretta elettronica che non fa né fumo né cenere


Si fuma, ma si rischia di meno la salute e non si infastidiscono i vicini. Si chiama SuperSmoker ed è l'ultimo oggetto del desiderio hi tech in Inghilterra, dove dal 30 giugno è calato il "no smoking" nei locali pubblici. La sigaretta elettronica è costituita da un microchip e da un liquido che, aspirato, diventa vapore privo di odore ma con il gusto di una sigaretta old economy. Dose di nicotina inferiore rispetto a una normale sigaretta, niente cenere e fastidiose nuvolette di fumo e libero accesso ai locali pubblici.


Come funziona. La SuperSmoker è dotata di batteria ricaricabile. Si carica con cartucce. Ognuna contiente l'equivalente di un pacchetto. E quando si aspira, l'estremità, normalmente grigia, si accende del tipico color rosso delle bionde. Il marchingegno si spegne da solo, quando si è inalato l'equivalente di una sigaretta. Niente puzza, nessuna fastidiosa nuvola di fumo. Il fumatore non rischia alcuna multa perché non infrange alcun divieto.


Avvistati super-smokers nei pub. L'Independent scrive che SuperSmoker «è stata pensata per gli irriducibili che proprio non ce la fanno a smettere e sono costretti a uscire di continuo da pub e ristoranti, per fare qualche tiro». E racconta qualche super-smoker è stato avvistato nei pub e nessun gli ha chiesto di uscire nonostante il divieto di fumo.


I costi. Per essere Super-smoker si spendono 79 sterline per la sigaretta elettronica e 7,95 sterline per una ricarica da sei, circa 120 tiri, l'equivalente di 15 sigarette classiche.

FONTE: ilmessaggero.it