martedì 30 settembre 2008

Telefoni cellulari: nascono i modelli a prova di ladro

Telefonini intelligenti che anche se rubati o persi permettono di risalire ai propri dati come la rubrica e di essere localizzati. A lanciare questa nuova generazione di cellulari a prova di ladro è una società appena costituita, la “Maverick Mobile”. «Dopo aver perso due cellulari, uno in un taxi a Londra e un altro a un grande matrimonio indiano» racconta il fondatore dell’impresa, Sujit Jain «ero molto stressato e arrabbiato. Allora ho pensato ad un’applicazione in grado di conservare i dati memorizzati sul telefonino anche in caso di smarrimento o di furto dello stesso».
Il software denominato “Maverick Secure Mobile” si installa nella memoria del telefono e non in quella della Sim card che collega l’utente al suo gestore telefonico. L’applicazione funziona in modo nascosto e memorizza la rubrica e altri dati anche se viene cambiata la Sim card. Inoltre fornisce ad un altro telefonino del proprietario il numero della nuova Sim inserita: ciò rende il cellulare inutilizzabile per i ladri, pena essere smascherati dal legittimo proprietario dell’apparecchio. Il software invia al proprietario i numeri chiamati dal ladro e perfino i messaggi spediti. Per finire il telefonino intelligente si mette a suonare in modo insopportabile finché non vengono estratte le batterie e in caso di reinserimento delle stesse riprende a squillare. Allo stesso salone di nuove tecnologie è stato presentato anche “Mobile SuperHero”, invenzione di un’altra startup, la “Yougetitback.com”. Con questa applicazione è possibile localizzare il proprio telefonino perso o rubato ma anche un iPod o un palmare ovunque si trovino. «Un utente di New York può ad esempio scoprire che il suo cellulare è finito in Texas - spiega il titolare della società, Franck Hannigan - e può disattivarlo anche da lontano grazie a questa tecnologia che tramite Internet e il Gps rintraccia il cellulare anche se è stata cambiata la Sim card».

FONTE: lastampa.it

Celle solari: nuovo record di efficienza

Messa a punto una tecnologia in grado di convertire in energia elettrica il 40,8 per cento delle radiazioni

Il nuovo record mondiale per l'efficienza fotovoltaica è a stelle e strisce. Gli scienziati del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti hanno creato un dispositivo a celle fotovoltaiche che è in grado di convertire il 40,8 per cento delle radiazioni solari in elettricità pulita. Il primato arriva solo pochi giorni dopo l'annuncio del record europeo, conquistato dall'Istituto Fraunhofer per i Sistemi a energia solare, che si è fermato a un'efficienza del 39,7 per cento.
CELLA A TRIPLA-GIUNZIONE - L'innovativa tecnologia per la conversione dell'energia solare ha surclassato tutte le altre fino ad ora progettate e ha già ottenuto un riconoscimento dalla rivista R&D come una delle più innovative scoperte del 2008. La cella è stata disegnata, fabbricata e testata presso il Laboratorio nazionale di energia rinnovabile (Nrel). Si tratta di una cella a tripla-giunzione, costituita da una combinazione di semiconduttori. Su di essa la luce solare è stata concentrata fino a raggiungere un'intensità pari a 326 volte quella che raggiunge la superficie terrestre in una giornata serena.
CANDIDATE PER LO SPAZIO - Le celle solari a multi-giunzione sono l'ultima frontiera in campo fotovoltaico. Ma questo nuovo sistema di conversione dell'energia solare differisce da tutti quelli disegnati in precedenza. I ricercatori del Nrel hanno fatto in modo che lo spettro solare venga scisso in tre parti tramite l'utilizzo di una struttura composta da strati di fosfuro di indio e gallio (GaInP) e arseniuro di indio e gallio (GaInAs): ogni porzione dello spettro viene quindi assorbita da ciascuna delle tre giunzioni alla sua massima efficienza di conversione. A tutto ciò va aggiunto che la cella viene sviluppata su un wafer di arseniuro di gallio, che in una seconda fase viene rimosso. Il risultato è un dispositivo ultra leggero e sottile che costituisce una nuova classe di celle fotovoltaiche con molti vantaggi nelle performance, nel design e nei costi. Le caratteristiche di queste celle le rendono ottime candidate per essere utilizzate nello spazio, sui satelliti, e nelle centrali fotovoltaiche che sfruttano la luce solare concentrata.

FONTE: Valentina Tubino (corriere.it)

XX Congresso nazionale Siset

Presentati per la prima volta al XX Congresso Nazionale della Società italiana per lo studio dell’Emostasi e della Trombosi (Siset) i nuovi dati del Registro italiano dell’Emofilia. Presentate anche le novità nel trattamento dell’emofilia B con il fattore IX ricombinante.


Sono ben 7.000 i soggetti emofilici in Italia. Di questi 1.700 sono quelli affetti da una forma ‘grave’, di cui 1.500 affetti da Emofilia A e circa 250 affetti da Emofilia B. Gli altri sono affetti da forme meno gravi, che tuttavia richiedono talora trattamenti specialistici di non minore complessità. Sono questi alcuni dei numeri per la prima volta pubblicati sulla rivista scientifica Haemophilia, raccolti in più di 5 anni d’attività dal Registro Italiano di Emofilia e resi noti nel corso del XX Congresso Nazionale della SISET. Il Registro, nato per volontà dell’AICE (Associazione Italiana dei Centri Emofilia), è attivo dalla seconda metà del 2003 ma può definirsi realmente operativo da quest’anno perché “diversamente da un bambino, un Registro può considerarsi ‘nato’, solo quando fornisce dati attendibili, raccolti per un consistente periodo di tempo e resi noti tramite la pubblicazione su un’importante rivista scientifica”, ha dichiarato Alfonso Iorio, responsabile del Registro e del Centro Emofilia presso l’Università di Perugia. “La diffusione dei dati del Registro in occasione del Congresso SISET, così come la sessione dedicata allo stato dell’arte sull’impiego del fattore IX ricombinante nella cura dell’emofilia sono solo alcuni segnali forti dell’impegno della SISET verso la clinica e la ricerca di base nel campo delle malattie emorragiche. La disponibilità e la pubblicazione di questi dati segna un enorme passo in avanti nel processo che vede coinvolti medici e pazienti nell’affermare la grande rilevanza sociale di questa patologia”, ha dichiarato Domenico Prisco, Presidente della SISET e referente del Centro Trombosi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Università di Firenze. “L’emofilia infatti è una patologia rara, ma oggi ben curabile, - continua il Presidente della SISET - con ampia possibilità di migliorare la salute del paziente consentendogli una vita pressoché normale. Ovviamente, questo a patto che pazienti e medici siano motivati ed aggiornati nell’implementazione di un trattamento adeguato. Traguardo che è oggi possibile raggiungere anche grazie al nuovo sistema di gestione dei dati e ai nuovi farmaci che consentono di riportare nel sangue a un livello adeguato le proteine di cui i pazienti emofilici sono carenti.” Il registro raccoglie tutti i dati demografici degli emofilici italiani, come età, luogo di nascita, sesso, residenza; i dati socio-economici, i dati clinici, riguardanti la malattia e il trattamento della stessa. Tutto questo è stato reso possibile grazie allo sviluppo e alla diffusone nei 49 Centri Emofilia Italiani di EmoCard, un programma informatizzato, realizzato grazie all’impegno della Wyeth. Questo sistema consente di svolgere tutte le normali attività dei Centri Emofilia, quali la programmazione ed esecuzione delle visite di controllo dei pazienti con le relative prescrizioni terapeutiche. Nello stesso tempo, il programma consente di raccogliere in tempo reale e successivamente di estrarre automaticamente tutti i dati richiesti dal Registro Nazionale. Lo stesso è stato sviluppato in accordo con i più aggiornati standard europei ed internazionali, ed è frutto di una collaborazione tra l’Associazione Italiana dei Centri Emofilia, la Wyeth Lederle e la Fondazione Paracelso. I dati del registo, vengono inoltre inviati ogni sei mesi all’Istituto Superiore di Sanità. Tra gli scopi del Registro c’è quello di assicurare la disponibilità di informazioni il più possibile dettagliate ed aggiornate sullo stato di salute dei pazienti emofilici, in modo da garantire loro una ottimale qualità assistenziale. E’ possibile monitorare l’epidemiologia degli emofilici, e cioè ad esempio quanti pazienti emofilici nascono ogni anno in Italia, o la distribuzione dei pazienti sul territorio. “Ad esempio sappiamo che negli ultimi dieci anni, con un trend che rimane costante, nascono circa da 2 a 5 bambini emofilici B gravi e da 15 a 25 A gravi ogni anno - continua Iorio. E riusciamo, inoltre, a raccogliere importanti informazioni sul trattamento prescritto ai pazienti e sulle eventuali complicanze del trattamento”. Per i pazienti il Registro è fondamentale per 3 motivi: garantisce la pianificazione dell’assistenza sanitaria. Grazie alle informazioni raccolte è ad esempio possibile valutare se e quando intraprendere trattamenti molto complessi ed impegnativi per il paziente e per il sistema sanitario (quale ad esempio il trattamento di immunotolleranza), disponendo di dati aggiornati sull’applicazione e sull’efficacia di trattamenti analoghi. Il Registro può pertanto dimostrarsi un valido supporto di politica sanitaria. Il registro ha inoltre una grande valenza sociale. Oltre che ai medici curanti può servire infatti ai pazienti per contarsi, confrontarsi ed organizzarsi ed affrontare con la forza del gruppo eventuali problemi dei singoli. E’ poi uno strumento fondamentale, come nel caso di tutte le malattie rare, per fare ricerca. In che modo? “Ad esempio abbiamo impiegato il registro per pianificare uno studio volto a verificare gli effetti positivi dell’attività sportiva sulla salute fisica e psichica dei giovani emofilici. Il registro è stato di grande aiuto nella pianificazione ed attuazione dello studio, consentendoci di raggiungere facilmente tutti i pazienti potenzialmente interessati”, ha aggiunto Iorio. Come spesso capita nell’ambito delle malattie rare, spesso una sola nazione non ha un numero sufficienti di malati per studiare a fondo i meccanismi della malattia. Per questo il registro nazionale rende disponibile una parte dei dati a tutti gli studiosi interessati, anche stranieri, rendendo possibile un tavolo di collaborazione tra i diversi centri sparsi nel mondo, e garantendo a livello globale una sempre migliore qualità dei trattamenti forniti ai pazienti. Proprio in tema di trattamento dell’emofilia, al Congresso della SISET sono stati presentati i risultati dei trial clinici relativi al trattamento dell’emofilia B con fattore IX ricombinante derivante da biotecnologia. “Il Nonacog alfa, consente la terapia sostitutiva nell’emofilico B e soprattutto una terapia mirata” - ha spiegato Massimo Morfini, responsabile del Centro Emofilia presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria Careggi di Firenze. Tradizionalmente si utilizzavano concentrati derivanti dal plasma. Per ottenerli è necessario ricorrere a circa 10-20.000 donatori con i relativi rischi annessi alla trasmissione di infezione di HIV e epatite C. Ora non solo con questa molecola possiamo scongiurare tutti questi pericoli ma anche tutti i problemi derivanti dalla scarsità delle donazioni di sangue”. Il fattore IX ricombinante deriva infatti da linee cellulare pure coltivate in vitro, di una razza particolare di criceti. Si tratta quindi di un prodotto puro che non contiene nessuna proteina animale. “In più da oggi abbiamo una nuova formulazione – prosegue Morfini - che garantisce una maggiore compliance del paziente e una maggiore maneggevolezza del farmaco. Infatti la nuova formulazione da 2000 UI permette di trattare il paziente con una sola infusione di 5 ml. Infine con questo prodotto è anche possibile effettuare la profilassi del paziente grazie a una somministrazione di due o tre volte la settimana di 30 o 40 unità di prodotto pro chilo. Il paziente così da emofilico grave può diventare emofilico lieve ed evitare manifestazioni emorragiche gravi o traumatiche”. Per il futuro degli emofilici le prospettive sembrano ancora più proficue. Il programma EmoCard diventerà Emoweb: perché al software sarà aggiunto un modulo web grazie al quale i pazienti potranno registrare direttamente su internet tutti i dati relativi alle infusioni praticate, un modo per avere sempre disponibile la loro cartella clinica. Ugualmente i medici che potranno accedere ai dati dei loro pazienti da qualunque postazione internet e non solo dal proprio studio medico. Il paziente avrà inoltre a disposizione le credenziali per consentire a qualunque medico in condizioni di urgenza di accedere alla sua cartella. Il programma sarò sviluppato con la massima attenzione alla sicurezza dei dati personali.


Nata nel 1970, la Società Italiana di Emostasi e Trombosi raccoglie oltre 600 soci. I suoi campi d’indagine principali si riferiscono alle problematiche inerenti la fisiopatologia, la diagnosi e la terapia delle malattie emorragiche e trombotiche.


FONTE: Raffaella Marino Ufficio stampa Adnkronos Comunicazione

lunedì 29 settembre 2008

Fisica: il Panofsky a due scienziati italiani

Sono Aldo Menzione e Luciano Ristori, ricercatori dell' Infn

I bravissimi italiani Aldo Menzione e Luciano Ristori sono stati i vincitori di uno dei più prestigiosi premi per la fisica delle particelle, il Panofsky, edizione 2008. Menzione e Ristori sono ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Il prestigioso premio viene attribuito ogni anno dall' American Physical Society, tra le organizzazioni più importanti nel settore scientifico; ai due italiani é stato riconosciuto 'il ruolo centrale nel concepire e utilizzare il tracciatore di precisione al silicio'. Visibilmente soddisfatti i due fisici italiani che, ai giornalisti che gli formulavano le prime domande dopo l'assegnazione del premio hanno dichiarato che non se lo aspettavano.

FONTE: ansa.it

Testamento biologico: entro la fine dell'anno ci sarà la legge

Una legge sul Testamento biologico si fara' entro l'anno. Ne e' convinta il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, speigando che "credo si raggiungera' una convergenza su questi temi tra laici e cattolici all'interno del Pdel, e mi auguro che una parte dell'opposizione possa convergere su una legge che sara' garantista sia per il diritto di cura che per la liberta' del paziente". La legge lascera' anche un margine di liberta' al medico: "I medici non possono essere solo meri esecutori - spiega Roccella - e avranno un margine di autonomia, potendo decidere per esempio di continuare le terapie nel caso nel frattempo fossero emerse nuove possibilita' di cura, nuove tecnologie ecc.". Una legge attesa, evocata periodicamente quando si discute di temi etici e del diritto a rifiutare le cure. Ma che non riguardera' casi come quello di Eluana Englaro, la giovane di Lecco in stato vegetativo da 16 anni. "Lei non e' un malato terminale - scandisce Roccella - ma una disabile gravissima. In stato vegetativo non permanente, perche' ormai secondo molti esperti non si puo' definire permanente, ma semmai persistente". A Eluana, legge o no, alimentazione e idratazione verrebbero somministrate comunque, "perche' non sono e non saranno considerate un trattamento sanitario, ma di sostegno vitale". C'e' una differenza, ha concluso il sottosegretario, "tra la liberta' di cura e il diritto a morire quando si vuole. Non possiamo fare una legge sul suicidio assistito, non e' giusto e non e' legale".

FONTE: agi.it

domenica 28 settembre 2008

Brasile: etanolo da scarti agricoli

Ha costi ridotti e triplica resa da stesso prodotto iniziale

Entro 18 mesi l'etanolo di seconda generazione, cioè quello ricavato da qualsiasi residuo vegetale, sarà pronto ad entrare in commercio. Lo ha annunciato la società Novozymes, l'impresa danese che sta sviluppando, insieme ad un centro studi brasiliano la formula per ottenere etanolo dai residui di canna da zucchero, cereali e segatura. Questa procedura viene messa a punto poichè l'etanolo di cellulosa sarà 'molto meno caro' di quello attuale, inoltre il Brasile potra' triplicare la produzione senza bisogno di occupare nuove aree agricole.

FONTE: ansa.it

sabato 27 settembre 2008

Scoperta la roccia più antica al mondo

Metodi geochimici hanno fornito una stima di 4,28 miliardi di anni: 250 milioni di anni in più delle rocce più antiche finora rinvenute

La roccia nativa canadese, che risale a oltre quattro miliardi di anni fa, potrebbe essere la più antica sezione di crosta terrestre finora studiata: è quanto hanno concluso i ricercatori della Carnegie Institution. Utilizzando metodi geochimici hanno infatti ottenuto una stima di 4,28 miliardi di anni per alcuni campioni di roccia, ovvero 250 milioni di anni in più delle rocce più antiche finora rinvenute. I risultati, che offrono alcune importanti indicazioni sulle prime fasi dell’evoluzione del nostro pianeta, sono ora pubblicati sull’ultimo numero della rivista “Science”. La "greenstone belt" di Nuvvuagittuq è una distesa di roccia nativa esposta al largo della Baia di Hudson, nel Quebec settentrionale, che fu riconosciuta per la prima volta nel 2001 come sito potenziale di rocce estremamente antiche. Campioni di roccia di Nuvvuagittuq sono così stati raccolti dai geologi della McGill University di Montreal e analizzati da Jonathan O'Neil, della McGill, in collaborazione con Richard Carlson del Departimento per il magnetismo terrestre della Carnegie Institution. Dalla misurazione delle più piccole variazioni nella composizione isotopica delle terre rare neodimio e samario, O'Neil e Carlson hanno determinato un intervallo di età compreso tra 3,8 e 4,28 miliardi di anni. La datazione più antica sarebbe stata attribuita alla roccia denominata “falsa anfibolite” che i ricercatori interpretano come antichi depositi vulcanici. "Vi sono state in passato datazioni più antiche di rocce dell’Australia occidentale su grani di minerali chiamati zirconi - osserva Carlson - ma queste sono le più antiche rocce intere trovate finora. I più vecchi zirconi risalgono a 4,36 miliardi di anni fa. Prima del presente studio, i reperti più antichi in assoluto erano quelli ricavati dallo Gneiss di Acasta dei Territori del Nordovest, datati a 4,03 miliardi di anni fa.

FONTE: lesceinze.it

venerdì 26 settembre 2008

L'uomo jet vola sopra la Manica

Ha superato il salto di 35 km, toccando i 250 all'ora. Tutte le virate e le manovre effettuate solo con la forza fisica

Un altro primato battuto, un altro passo nella storia del volo. Il primo uomo, che si chiama Yves Rossy ma è più noto come "Jetman", è riuscito a volare sopra la Manica con ali a propulsione da reattore direttamente applicate sul dorso. Da da Calais a Dover, dove lo hanno visto arrivare dal cielo, giornalisti e molti appassionati. Nel secondo tentativo, quello riuscito, ha volato alla velocità media superiore di 180 Km7h, arrivando a punte di 250: per manovrare, virare, mantenere l'assetto o fare resistenza solo attraverso la sua forza fisica. Appena atterrato dopo i 35 km di volo, Yves Rossy ha dichiarato che «il progetto ha funzionato e ne sono felice perché dimostra che un giorno sarà possibile per l'uomo volare così» ha detto Yves Rossy appena atterrato dopo i 35 chilometri di volo spinto dalle sue ali hi-tech. «Spero - ha aggiunto - che molti altri piloti proseguano questa esperienza ed inizino a provare le mie ali».

FONTE: corriere.it

Scienze, premiate le foto più belle del 2008

Microalghe come opere d'arte e ventose di seppia che sembrano mostri. Tra i premiati anche un italiano

Viene definito il «linguaggio visivo nella comunicazione scientifica»: anche quest'anno la rivista specializzata Science e la National Science Foundation (NSF) hanno premiato la migliore foto nella competizione internazionale «Science and Engineering Visualization Challenge 2008». Sono in assoluto tra i migliori prodotti al mondo di scienziati, ingegneri, specialisti nella comunicazione visiva ed artisti che hanno utilizzato in maniera innovativa i mezzi visivi, foto e filmati, per promuovere la comprensione dei risultati della ricerca e dei fenomeni scientifici. Insomma, delle vere e proprie opere d'arte dalla natura con l'aiuto dei più moderni mezzi tecnologici. È il punto d'unione tra la letteratura scientifica e i comuni cittadini: le illustrazioni. Fili oscillati; ventose pungenti; il libro della Bibbia in un'immagine; numerosi sono anche stavolta i soggetti premiati nelle varie categorie.Nella categoria "Fotografia" ha vinto quest'anno Mario De Stefano, del Dipartimentio Scienze Ambientali alla Seconda Università di Napoli. La sua foto The Glass Forest mostra delle diatomee, microalghe unicellulari, comparse circa 135 milioni di anni fa, che con le loro forme bizzarre ispirarono già gli studi pittorici dello scienziato tedesco Ernst Haeckel quasi 140 anni fa. Lo scatto col microscopio elettronico a scansione mostra delle Licmophora ehrenbergii, una specie marina presente nel Mediterraneo. Le sue cellule (verdi) triangolari raggiungono i 30 micrometri, ovvero quasi esattamente un milionesimo di metro. Per i ricercatori si sono rilevati dei materiali naturali ottimali per applicazioni nel campo della micro e nano fotonica. Le strutture colorate di marrone sono invece dell'idrozoo Eudendrium racemosum, caraterizzato dalla sua forma di polipo. Il titolo della foto premiata fa riferimento al fatto che queste alghe usano dei composti di silicio per la costruzione dei loro astucci. Le oltre 100 mila specie di diatomee conosciute sono di grande importanza in acque dolci e salate, in quanto la loro massa ingente permette l'ossigenazione di questi ambienti, consentendo lo sviluppo della vita animale aerobica: producono il 40 per cento dell'ossigeno nell'atmosfera.

FONTE: Elmar Burchia (corriere.it)

giovedì 25 settembre 2008

In vetrina il prezzo dei farmaci

Partirà il 16 ottobre la campagna informativa sul prezzo di 20 farmaci da banco nei punti vendita che decideranno di aderire

A sottoscrivere il protocollo d'intesa sull'indicazione di prezzo dei famaci esenti da obbligo di ricetta, Ugo Martinat, presidente del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CnCu) e sottosegretario allo Sviluppo Economico. Dal 16 ottobre, un cartello illustrerà il prezzo di vendita al pubblico di 20 confezioni da banco e tra questi saranno inclusi i 15 più venduti, secondo l'elenco dei prodotti redatto dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali. L'iniziativa, promossa dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, nasce dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato l'assenza dell'indicazione del prezzo di vendita sulle confezioni dei medicinali. Una situazione che consegue alla Finanziaria 2007, in cui veniva meno l'obbligo di indicare il prezzo di costo. "Ho fortemente voluto che si giungesse alla firma del protocollo. Questa iniziativa - sottolinea il presidente del Cncu - segna un passo avanti nella scelta fatta dal Governo di rendere il più trasparente possibile i prezzi di prodotti che ricoprono un'importanza vitale per i consumatori." A metà ottobre, inoltre, un tavolo tecnico istituito dal Ministero del Welfare avrà il compito di stabilire come far risparmiare le Regioni attraverso un extra-sconto sui generici. Per il momento, l'ipotesi di un taglio secco del 20% dei prodotti generici sembra esclusa; si pensa, piuttosto, a lasciare il prezzo invariato e di accreditare lo sconto, fatto dalle aziende alle farmacie su grossi acquisti, al servizio sanitario per due terzi e il restante alle farmacie come incentivo per le vendite dei farmaci a brevetto scaduto.

FONTE: agoranews.it

EFSA, limiti a biscotti, cioccolato e mou

L'indicazione arriva dopo i recenti accadimenti in Cina riguardanti il latte contaminato

Adulti e bambini non dovrebbero superare un consumo di prodotti alimentari (biscotti, caramelle al latte e cioccolata) contenenti melamina in quantita' superiore a 0,5 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo: l'allerta arriva dall'Efsa, l'Autorita' per la Sicurezza alimentare dell'Unione Europea, a cui la Commissione Ue aveva chiesto un parere scientifico "urgente" sulla sicurezza alimentare del latte contaminato proveniente dalla Cina e sui rischi per la salute dei cittadini europei, L'importazione in Europa di latte 'made in China' e' attualmente proibita e l'Efsa si e' dunque concentrata sulla possibile presenza di melamina nei cibi contenenti latte in polvere o prodotti caseari fatti in Cina. Ebbene, gli scienziati dell'Efsa raccomandano per adulti e bambini, se assumono cioccolato o biscotti contenente latte adulterato, un consumo non superiore ai 0,5 milligrammi per peso corporeo. Tuttavia, nel caso peggiore, cioe' con i livelli piu' alti di melamina registrati in Cina (2,5 milligrammi per peso corporeo) un bambino con un alto consumo di caramelle-mou, cioccolato o biscotti contenente livelli elevati di latte in polvere, potrebbe superare di ben tre volte il livello consentito di melamina. l'Efsa comunque sottolinea che al momento non e' chiaro se tale teorico livello altissimo di esposizione alla melamina sia possibile in Europa.

FONTE: agi.it

Il biofuel dalla spazzatura

Usare gli scarti agricoli e la cellulosa di piante che non siano il mais e gli altri cereali. Da Israele arriva una nuova tecnologia per produrre biocarburanti senza affamare il mondo

Mangiare o guidare? L’ultimo rapporto della Banca Mondiale, anticipato dal quotidiano britannico «The Guardian», ha messo una pesante ipoteca sui biocarburanti, che fino a pochi mesi fa sembravano l’alternativa più ragionevole al caro-petrolio. Il 75% dell’aumento dei prezzi degli alimenti nell’ultimo anno è attribuibile proprio all’esplosione delle coltivazioni per produrre biofuel, a scapito delle derrate alimentari. Il problema dell’energia si scontra, inevitabilmente, con quello ben più grave della fame nel mondo. Lester Brown, autorevole ambientalista dell’Earth Policy Institute, avverte che «la competizione tra gli 800 milioni di automobilisti del mondo che vogliono mantenere la loro mobilità e i due miliardi di poveri che vogliono semplicemente cercare di sopravvivere sta diventando un problema sempre più drammatico». Resta il fatto che i vantaggi di sostituire la benzina con i carburanti a base di etanolo sono molteplici: riduzione dell’inquinamento dell’aria, diminuzione nella produzione di gas serra, vantaggi geopolitici e di sicurezza energetica. Il problema è come ottenere l’etanolo necessario senza depauperare la produzione agricola. La soluzione potrebbe arrivare dalla valle di Arava, in Israele, dove Elaine Solowey, una ricercatrice all’«Arava Institute for Environmental Studies» vicino ad Eilat ha sviluppato una nuova tecnologia per produrre carburante dalle scorie agricole invece che dai prodotti alimentari. Il problema principale delle scorie è che contengono molta cellulosa e non solo amidi e zuccheri. Solowey ha sviluppato un metodo chimico per trasformare la cellulosa in zuccheri semplici, da cui si distilla l’etanolo. Questo metodo permette anche di sfruttare sia il legno sia le fronde di palma.
Formati sostenibili
Le scorie agricole per la produzione di etanolo cellulosico sono abbondanti. Si possono coltivare piante selvatiche in formati sostenibili, sfruttando risorse idriche sottoutilizzate, come l’acqua di scolo o l’acqua grigia non di fogna. La valle dell’Arava si presta a questo tipo di coltivazioni. Con 350 giorni di sole pieno all’anno, un inverno mite, acqua salmastra sotterranea e un team di agricoltori e ricercatori specializzati ben addestrati, la valle è un laboratorio ideale. Il clima arido e tropicale permette alle piante tolleranti all’acqua salmastra e ricche di cellulosa di crescere con estrema rapidità. Ma l’Arava potrebbe anche facilmente adattarsi al biodiesel, principale alternativa all’etanolo. Il biodiesel può essere ricavato da molte piante che producono olio. Non ha bisogno di fermentare, a differenza dell’etanolo proveniente da amido o zucchero, e non necessita nemmeno del lungo e complicato processo di idrolisi acida o di decostruzione enzimatica prima della fermentazione per la produzione di etanolo cellulosico.

Quantità commerciali
Il valore aggiunto derivato dalla coltivazione di quantità commerciali di colture per l’energia nell’Arava potrebbe essere enorme, facendo della regione addirittura una nuova Silicon Valley. La produzione di etanolo su larga scala basata sulle colture agricole può avere un forte impatto sull’intera economia della regione, mentre le informazioni ottenute in questo progetto potrebbero portare all’obiettivo definitivo: trasformare l’intera regione in un’economia energetica autonoma, economica ed ecologica. Non soltanto: i risultati della ricerca e della sperimentazione, ovviamente, saranno utili per la produzione sostenibile di colture per l’energia in altre regioni marginali ed aride in tutto il mondo. L’Arava Institute è situato nel Kibbutz Ketura, a mezz’ora da Eilat, e ha una sede anche in Pennsylvania, negli Usa. È stato costituito nel 1996 dai membri del kibbutz sotto la direzione di Alon Tal, fondatore di Adam Teva V’Din, l’Unione israeliana per la difesa ambientale. «È stato costituito per creare una leadership ambientalistica nel Medio Oriente e per insegnare che la natura non ha limiti», spiega David Lehrer, direttore esecutivo dell’istituto. Se il progetto di Elaine Solowey andrà a buon fine, davanti all’Istituto ci sarà la fila.

FONTE: PATRIZIA KRACHMALNICOFF (lastampa.it)

mercoledì 24 settembre 2008

Dream: parte la sfida a iPhone

Google lancia il suo nuovo gioiellino tecnologico

L'iPhone targato Apple ha un nuovo super-concorrente: Google ha lanciato il suo gioiello di ultima generazione, il telefonino "Dream". Il piu' celebre motoe di ricerca, che quest'anno ha festeggiato il decimo compleanno, ha voluto regalarsi un "sogno" e dare agli utenti la possibilita' di essere in rete sempre e comunque. La carta vincente per conquistare il mercato e' "Android", una piattaforma per cellulari che rende la navigazione internet piu' semplice e veloce. Tra i programmi in dotazione al cellulare ci saranno 'BreadCrums', un sistema di navigazione all'avanguardia dotato anche di foto di incroci e strade per migliorare l'orientamento, e 'TuneWiki', un karaoke portatile che riproduce video e musica scaricabile da Youtube. I contenuti e i servizi del cellulare saranno gratuite. "Dream", il primo telefonino con software Google e prodotto dalla Htc, arrivetra' sul mercato americano il 22 ottobre, al prezzo di 179 dollari (circa 120 euro). L'Europa dovra' attendere: in Gran Bretagna sara' disponibile a novembre e nel resto del Vecchio continente solo agli inizi del 2009. Secondo "Time" con il progetto targato Google e' possibile il 'copia e incolla' nelle mail, una funzione assente nel tecnologico Iphone.

FONTE: agi.it

martedì 23 settembre 2008

Ictus e infarto: tre grammi di sale in meno al giorno per salvarsi da queste patologie

Per salvarsi da ictus e infarto basterebbero tre grammi in meno di sale al giorno. Uno sconto di sapore che potrebbe portare a una riduzione del 20% delle vittime da ipertensione. Ogni anno sono 17,5 milioni i morti per infarto e ictus, mezzo cucchiaino di sale in meno al giorno potrebbe permettere di salvare milioni di vite. È il messaggio della Federazione mondiale cuore che quest'anno per la giornata mondiale che si terrà domenica si avvale di un testimonial d'eccezione, il maratoneta Stefano Baldini: «so che il cuore è il mio muscolo più forte e il più importante del mio corpo, vincere le gare dipende dalla sua vitalità - afferma Baldini, medaglia d'oro olimpica - avere una dieta sana mi aiuterà a mantenere giovane il mio cuore e a preservare a lungo la mia carriera». L'eccessivo consumo di sale è una delle cause dell'ipertensione, il principale fattore di rischio singolo per ictus e infarto, che oggi colpisce oltre un miliardo di persone al mondo e che si stima entro il 2025 arriverà a colpire oltre 1,5 miliardi di persone, ovvero un adulto su tre dopo i 25 anni avrà la pressioone alta. Sono tanti i trucchi per ridurre l'introito giornaliero di sale, ricorda Shahryar Sheikh, Presidente della federazione mondiale cuore: mentre si cucina, per insaporire gli alimenti si possono usare le spezie al posto del sale, inoltre non bisogna mai mettere in automatico il sale sulle pietanze, e stare sempre attenti al contenuto di sale nei cibi acquistati al supermercato. Basta leggere l'etichetta, promossi gli alimenti contenenti meno di 0,3 grammi di sale per 100 grammi, ovvero meno di 0,1 grammi di sodio. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non assumere più di 5 grammi di sale al giorno, un cucchiaino da tè, compreso quello già presente nei cibi (ovvero il 75% di tutto il sale che mangiamo).

FONTE: ilmessaggero.it