domenica 30 novembre 2008

Hiv: calo preoccupante dei test

Allarme per gli eterosessuali inconsapevoli del rischio, ma anche per la situazione nelle carceri e nei Sert


Allarme sui test dell’Aids. Continua a calare il numero delle persone che si sottopongono all’esame per la diagnosi di sieropositività. All’origine del fenomeno non c’è soltanto il calo di attenzione da parte dell’opinione pubblica. Ma anche la stanchezza dei servizi, e degli operatori sanitari, nel proporre il semplice controllo. E’ la conseguenza del differente atteggiamento nei confronti della malattia. Gli italiani, erroneamente, credono non costituisca più un pericolo, perché oggi si può curare con farmaci sempre più efficaci, capaci di indurre la cronicità.Da 5 anni a questa parte gli infettivologi denunciano un progressivo abbassamento della guardia. Una virata nel modo di percepirla. Il richiamo ai test arriva alla vigilia della Giornata mondiale contro l’Aids del 1 dicembre.
IL TEST IN CARCERE - Scarseggiano i dati per fotografare la situazione. Gli unici numeri ufficiali riguardano gli utenti dei Sert, i servizi pubblici per le tossicodipendenze, e le carceri. Dal 90 ad oggi la percentuale dei detenuti che hanno eseguito l’accertamento è calata dal 45% al 33%. «Il vero problema è che i test non vengono offerti in maniera congrua – è l’analisi di Sergio Babudieri, della società italiana di medicina penitenziaria – Nella maggior parte degli istituti la richiesta viene fatta al momento dell’ingresso. Se il detenuto rifiuta, la richiesta non viene rinnovata. Ma se i servizi funzionano, come ad esempio nel carcere di bel Colle, a Viterbo, allora si vede che la risposta c’è. La percentuale dei sì al test sfiora il 99%. In istituti dove l’offerta non è così attiva, si fatica a raggiungere il 10%». Secondo Babudieri il calo dell’attenzione è «costante e preoccupante. Servono campagne che riaccendano la percezione del rischio».
TOSSICODIPENDENTI - Il fenomeno è riproducibile nei Sert. Secondo la relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, nel 2007 sono stati testati il 39% degli utenti (il 12% risultano positivi). Il 61% dunque non é stato controllato o per rifiuto o perché già diagnosticato come positivo. L’anno precedente questa percentuale era del 59%. «Siamo molto preoccupati – dice Alfio Lucchini, federazione operatori dei servizi pubblici per le tossicodipendenze -. Proprio la scorsa settimana abbiamo analizzato il problema con gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità. Abbiamo discusso su come migliorare l’accettazione dei test anti hiv e anti epatite C. Si è deciso di stimolare gli operatori a offrirli a tutti quelli che vengono avviati verso un percorso di recupero, a prescindere dal tipo di sostanze utilizzate, iniettive o inalatorie. C’è un calo di attenzione dei servizi, conseguenza di una minore attenzione da parte del sistema sanitario».
ETEROSESSUALI - Questo avviene nella popolazione a rischio. Il fenomeno è diffuso, ma non quantificabile, nella popolazione sana. La conseguenza è che, come mostrano i dati dell’Istituto superiore di sanità, negli ultimi 2 anni circa la metà dei pazienti cui viene diagnosticato l’Aids scoprono solo in quel momento di essere sieropositivi. «Brutto segnale di mancanza di consapevolezza da parte soprattutto degli eterosessuali, che si contagiano con rapporti non protetti», sottolinea l’Agenzia regionale di Sanità della Regione Toscana che ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione intitolata «C’è ancora bisogno del lupo». In altre parole, la gente deve tornare ad avere grande timore del rischio di contrarre il virus. Un po’ come succedeva al tempo delle campagne degli anni ’90: Suscitò un certo effetto quella dell’«alone viola». Nei video le persone inconsapevolmente contagiate venivano circondate da un profilo color viola.«E’ ora di pensare a nuovi interventi incisivi - commenta l’immunologo Fernando Aiuti, oggi delegato del sindaco per le politiche sulla salute -. Le campagne di prevenzione dell’Aids hanno funzionato se mirate. C’è bisogno di rinnovare la raccomandazione sull’uso del profilattico. Senza fare terrorismo, ma con decisione. Il richiamo sull’importanza dei test diagnostici è prioritario». Lunedì 1 dicembre la Giornata mondiale verrà celebrata con un’iniziativa organizzata da Aiuti in Campidoglio alla quale parteciperà il sottosegretario al ministero del Welfare, Ferruccio Fazio.


FONTE: corriere.it

sabato 29 novembre 2008

Scoperto l'elisiri di lunga vita, un bicchier d'acqua con idrogeno


È il sogno di scienziati, alchimisti e maghi da millenni. Oggi forse qualcosa di simile all’«Elisir di lunga vita» è stato scoperto, ed è una sorpresa. Non pozioni o pillole magiche, ma un bicchier d’acqua.  Per l’esattezza, acqua arricchita con una rara forma di idrogeno, che potrebbe allungare la vita di chi la beve addirittura di dieci anni. Non è la scoperta di un mitomane, ma la teoria di uno scienziato stimato come Mickhail Schepinov, ex professore all’Oxford University, il cui studio è stato pubblicato dalla rivista New Scientists. Una cosa seria, insomma: secondo lo scienziato, l’idrogeno dovrebbe essere usato anche per «arricchire» gli alimenti, come la bistecca e uova, con l’idrogeno, per allungarsi la vita.  La teoria è semplice: il deuterio, un’isotopo dell’idrogeno, impiegato massicciamente è in grado di difendere i tessuti e le cellule del corpo dai radicali liberi, sostanze chimiche pericolose prodotte quando il cibo è trasformato in energia, e corresponsabili del cancro, l’Alzheimer, il Parkinson e l’invecchiamento in sè. Il deuterio, secondo Shchepinov, «appesantisce» la materia, rafforza i legami tra e intorno alle cellule del corpo, rendendole meno vulnerabili agli attacchi. In particolare l’acqua arricchita con deuterio, che è due volte più pesante del normale idrogeno, ha già dimostrato di essere un efficace elisir nei vermi, che hanno visto allungarsi la vita di dieci anni, e dei moscerini, vissuti addirittura fino al 30% in più. La comunità scientifica accoglie incuriosita questa teoria: «Ho sentito molte idee folli su come allungare la vita - spiega il Dr Judith Campisi, del Buck Institute for Age Research in California - ma da questa sono incuriosito». Mentre per Tom Kirkwood, dell’Università di Newcastle, «L’idea di Shchepinov è interessante ma la storia di questo settore è ingombra di ipotesi che sono solo parzialmente supportate da dati».
FONTE: lastampa.it

venerdì 28 novembre 2008

Stelle, c'è zucchero nello spazio: "Svelata l'origine della vita"

Una molecola trovata a 26mila anni luce "È il primo elemento del brodo primordiale" 

Il brodo primordiale è dolce e viene preparato nella cucina dello spazio, con la polvere di stelle a fornire gli ingredienti e gli astri in via di formazione che danno il calore necessario. Il radiotelescopio delle Alpi di Grenoble, il cui occhio è guidato da un gruppo di astronomi italiani, francesi e spagnoli, ha individuato una molecola di zucchero che fluttua nello spazio a 26mila anni luce da noi con una temperatura simile a quella della Terra durante una giornata estiva. Non si tratta ancora di un extraterrestre così come la fantascienza lo immagina, ma con tutta probabilità quel che si è scoperto è la lettera alfa dell'alfabeto che compone la vita. Lo zucchero glicolaldeide che si trova immerso della nube stellare G31, alla periferia della Via Lattea, è uno dei primi mattoni della biologia. Fa parte di quelle molecole capaci di assemblarsi attraverso reazioni chimiche sempre più complesse fino a raggiungere lo stadio che è considerato il traguardo della vita: il Dna e l'Rna. Sono loro le due molecole che consentono la divisione degli organismi, aprendo la strada a uno dei requisiti fondamentali degli esseri viventi: la riproduzione. Insieme al ritrovamento di tracce biologiche su alcuni meteoriti caduti sulla Terra, la scoperta dello zucchero stellare appena pubblicata sulla rivista Astrophysics finisce col dare maggior peso a quella teoria della panspermia avanzata dall'astronomo britannico Fred Hoyle. Negli anni '50 Hoyle (che era anche scrittore di fantascienza) suggerì che la vita fosse nata nello spazio e avesse poi colonizzato il pianeta Terra (e anche altri, con tutta probabilità) viaggiando a bordo di comete e meteoriti. Negli anni in cui Stanley Miller riempiva ampolle di vetro con i gas del brodo primordiale, Hoyle arrivò a scommettere con gli ascoltatori della sua trasmissione radio che da qualche parte nello spazio ci fosse già una squadra di cricket capace di sconfiggere le nazionali inglese e australiana, le più forti sul pianeta azzurro. "Cercare le molecole della vita non era il nostro obiettivo. Siamo astronomi e ci occupiamo di cinematica delle formazioni stellari" racconta oggi Claudio Codella, ricercatore della sezione di radioastronomia dell'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), uno dei componenti dell'équipe che ha fatto la scoperta. "Però quando abbiamo notato quel debole segnale strano tra i nostri risultati ci siamo subito messi in allarme. Non si trattava di uno degli elementi più abbondanti nell'universo e solo alla fine siamo riusciti a dargli l'etichetta del glicolaldeide. Accanto a lui, con tutta probabilità, esistono altre molecole della vita che non siamo ancora in grado di identificare". Per Ernesto Di Mauro - che insegna biologia molecolare alla Sapienza di Roma, è fra i fondatori della Società di astrobiologia italiana e ha condotto esperimenti sulla formazione del Dna e Rna nei meteoriti - il glicolaldeide era uno dei pezzi che mancavano per spiegare la sintesi delle molecole della vita nello spazio. "Senza questi zuccheri - spiega - Dna e Rna sarebbero stringhe senza forma. Assomiglierebbero a spaghetti scotti lasciati a galleggiare nell'acqua. Il glicolaldeide è necessario per dare rigidità alla struttura, perché contiene carbonio. Questo elemento, fra i più abbondanti nell'universo dopo idrogeno e ossigeno, può essere paragonato a un mattoncino Lego. Riesce a combinarsi in un numero molto grande di strutture ha un'importanza fondamentale per gli esseri viventi". A Science Serena Viti, un'altra astrofisica che ha partecipato alla scoperta, commenta che l'abbondanza dello zucchero trovato nella nube stellare dimostra che la formazione di queste molecole "dev'essere un processo comune anche ad altre regioni dell'universo dove ci sono stelle in formazione".

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)

giovedì 27 novembre 2008

Genetica: ecco la proteina che rallenta l'invecchiamento


L'esperimento sui topolini: restano giovani più a lungo e la loro vita si estende dal 24 al 46%

Una proteina sembrerebbe essere capace di allungare gli «anni verdi» ritardando il processo di invecchiamento: si tratta di una molecola a guardia dell'assetto dei geni attivi nelle cellule giovani. Con gli anni, questo modello di attività genica va in tilt e noi invecchiamo. Lo dimostra uno studio sui topi condotto da David Sinclair della Harvard Medical School di Boston, secondo cui potenziando la produzione della molecola, «sirt1», topolini restano giovani più a lungo, e la loro vita si estende dal 24 al 46%. Secondo quanto riferito sulla rivista Cell, la proteina sirt1 ha il compito di mantenere giovane il Dna e di controllare che siano attivi solo i «geni della gioventù», quei geni che normalmente devono essere accesi nei vari organi e tessuti per farli funzionare bene.

COME FUNZIONA - Tale proteina è una vecchia conoscenza di esperti di invecchiamento come Sinclair, divenuto famoso per la scoperta su animali delle virtù «anti-aging» del resveratrolo, un antiossidante del vino rosso. Gli esperti hanno scoperto che la funzione di sirt1 è duplice: mantiene la stabilità del genoma controllando l'assetto genico corretto nelle cellule di ogni tessuto; inoltre accende il «semaforo verde» per quei geni che devono essere attivati e rosso per quelli che devono restare spenti. Sirt1 media anche la riparazione dei danni al Dna che si accumulano con gli anni. Il gruppo di Sinclair ha visto che mutando l'attività di sirt1 nei topi, il pattern di attivazione genica cambia divenendo simile a quello riscontrabile nel cervello di topolini anziani; insomma si spengono i geni della «gioventù» e si accendono quelli dell«anzianità». I ricercatori hanno quindi osservato che aumentando la quantità di sirt1 nei topolini, questi vivono più a lungo. La speranza, hanno concluso, è che questi miglioramenti della longevità possano essere riprodotti somministrando farmaci che stimolino sirt1.

FONTE: corriere.it

mercoledì 26 novembre 2008

CELLULE "DOUBLE-FACE" TARGET PER CURA VIRUS

Un farmaco sperimentale ha curato le cavie in laboratorio infettate con un virus letale che causa febbre emorragica e ora gli scienziati sperano di poterlo usare sull'uomo per curare una serie di malattie virali come l'influenza, l'epatite C, l'Hiv, l'Ebola, la rabbia e altre ancora. "Si tratta di una strategia completamente nuova per la realizzazione di farmaci antivirali", ha dichiarato il Dr. Philip Thorpe, professore di farmacologia allo University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, la cui ricerca appare sulla rivista "Nature Medicine". Invece di attaccare il virus direttamente, il nuovo farmaco, chiamato bavituximab e prodotto dalla Peregrine Pharmaceuticals, sfrutta un meccanismo di difesa usato dal virus per sfuggire al sistema immunitario, ha spiegato Thorpe. Quando le cellule del corpo vengono attaccate da un virus, la condizione di stress fa si' che una molecola di grasso chiamata fosfatidilserina, che normalmente risiede nell'interno della cellula, si sposti all'esterno. "E' come indossare gli abiti al contrario", ha detto Thorpe, che e' consulente scientifico della Peregrine. Il bavituximab, un anticorpo geneticamente modificato, cerca e si attacca a queste cellule "double-face", segnalandole al sistema immunitario che parte all'attacco degli intrusi. "Quando viene iniettato nel sangue, il bavituximab circola nel corpo finche' trova questi lipidi che si sono spostati sull'esterno delle cellule e si lega a loro", ha dichiarato Thorpe. "Nel caso delle infezioni da virus, questo legame rappresenta un segnale d'allarme per il sistema immunitario e spinge i globuli bianchi ad attaccare le cellule infette". Thorpe ha spiegato che finora i farmaci antivirali cercano di sfruttare qualche debolezza dei virus ma spesso sono resi inefficaci dal fatto che i virus si adattano e mutano. Prendendo di mira invece un aspetto delle cellule infettate nell'organismo ospite, secondo lo scienziato, il bavituximab ha minori probabilita' di perdere la sua efficacia, nonostante le mutazioni del virus. Nello studio Thorpe, insieme ai colleghi, ha testato il composto su cavie affette da febbre di Lassa in stato avanzato (una malattia presente nell'Africa occidentale). Meta' degli animali curati con il solo bavituximab sono guariti. Quando i ricercatori hanno provato il farmaco insieme a un antivirale gia' esistente, il ribavirin, che impedisce la replicazione dei virus, il 63% delle cavie e' sopravvissuto. Secondo Thorpe il bavituximab puo' essere efficace contro molte malattie virali. La Peregrine sta conducendo trial clinici di fase iniziale su persone con epatite C e Hiv e ha avviato trial piu' avanzati in pazienti malati di cancro. "Pensiamo che il farmaco abbia un potenziale enorme", ha dichiarato Steven King, presidente e chief executive della Peregrine. La ricerca e' finanziata dalla Peregrine insieme al National Institutes of Health americano.

FONTE: agi.it

martedì 25 novembre 2008

Computer: addio al mouse, ora arriva il touchscreen

Troppo evoluto, è destinato a sparire: la tecnologia "touchscreen" manda in archivio rotella e laser

QUARANT'ANNI di onorata carriera. Ma la storia del mouse, presentato per la prima volta al pubblico il 9 dicembre del 1968 a San Francisco da Douglas Engelbart dello Stanford Research Institute, potrebbe concludersi a breve. Colpa delle tante tecnologie che vorrebbero sostituirlo per dare una svolta al rapporto fra uomo e computer oggi considerato troppo artificioso. Compresa l'ultima e parecchio avveniristica chiamata G-Speak, inventata dalla Oblong Industries di Los Angeles. L'ennesima che tenta di trasformare in realtà quanto visto nel film di fantascienza Minority Report. Quando Tom Cruise, nei panni del detective John Anderton, richiamava immagini e documenti semplicemente muovendo le mani davanti a uno schermo sottile e trasparente. A prima vista sembra una di quelle classiche trovate destinate a restare su carta, se non fosse che G-Speak con i suoi guanti dotati di sensori di movimento costerà una cifra ridicola, il che aiuta, ed è stata sviluppata fra gli altri da John Underkoffler, ingegnere del Massachusetts Institute of Technology (Mit), come gli altri fondatori della Oblong, e consulente scientifico proprio nella pellicola di Steven Spielberg. E pensare che il mouse è nato per lo stesso motivo, con l'idea di rendere più facile l'interazione con i computer. Cosa avvenuta sul serio solo nel 1983, quando la Apple lanciò il primo computer con interfaccia grafica a finestre gestibile con il puntatore di Engelbart chiamato Lisa. Il tutto acquistato da Steve Jobs al Palo Alto Research Center (Parc) della Xerox, divisione diventata famosa per le sue invenzioni rivoluzionarie svendute regolarmente a due lire dai manager che la guidavano.È la solita ricerca di un lessico più ampio, sostiene Will Wright, grande guru dei videogame che fra Sim City, The Sims e Spore ha venduto nel mondo oltre 140 milioni di copie. In una recente lezione tenutasi a Torino durante la View Conference, è partito guarda caso dal mouse per spiegare la povertà del nostro linguaggio quando parliamo con le macchine. "Attraverso i primi modelli di mouse, dotati di un unico tasto, si potevano esprimere solo due verbi: puntare e aprire documenti o cartelle. Poi - ha spiegato Wright - è arrivato il secondo tasto: chiedere. La rotella? Sta per "scorrere", ovviamente. In seguito hanno fatto la loro comparsa i pulsanti laterali per andare avanti o indietro e oggi ne esistono modelli che arrivano perfino a 10 tasti che in pochi però adoperano sul serio. E a ben pensarci è incredibile che riusciamo a fare tutto quel che facciamo con i computer partendo da un vocabolario di appena dieci parole". Insomma, da modello di evoluzione il mouse è diventato un mezzo che in molti avvertono come obsoleto. Obsoleto ma ancora dominante, soprattutto per i tanti miglioramenti tecnici che oltre alla moltiplicazione dei tasti hanno portato al puntamento via laser, all'eliminazione del cavo di collegamento con il pc, all'uso dei sensori di movimento per fare a meno del piano di appoggio. Per introdurre nuovi verbi, continuando sulla falsa riga di Wight, servono altri metodi. Poco importa che si tratti delle superfici multitouch della Apple, come quella dell'iPhone ora presente sugli ultimi portatili, fino a Surface e a Windows 7, il nuovo sistema operativo di Microsoft che dovrebbe riportare alla luce i computer tattili, vecchia intuizione della Hewlett-Packard dei primi anni Ottanta. L'idea condivisa è quella di imporre un linguaggio più naturale nel rapporto fra uomo e tecnologia, fatto di gesti semplici, che non richieda alcuna forma di apprendimento. Peccato che non sempre nell'industria dell'hi-tech le cose migliori o più intelligenti finiscono per prevalere.

FONTE: repubblica.it

lunedì 24 novembre 2008

Epilessia, italiani scoprono una chiave per arrivare alla cura


C'è un "legame pericoloso" tra le cellule di difesa del corpo, i globuli bianchi, e i vasi sanguigni del cervello. Un legame che è stato scoperto da ricercatori e che potrebbe essere alla base dell'epilessia: studi su topolini hanno infatti evidenziato che bloccando con anticorpi specifici questa interazione, si possono prevenire le crisi epilettiche. La scoperta si deve ai ricercatori coordinati da Gabriela Constantin e Paolo Fabene, dell'Università di Verona, e potrebbe portare a un nuovo trattamento per la cura dell'epilessia. Come si legge sulla rivista Nature Medicine, anticorpi specifici  che impediscono il legame tra leucociti ed endotelio vascolare, mediato da molecole di adesione come le "integrine", riducono le crisi epilettiche e impediscono lo sviluppo della malattia. In Italia, come nel resto del mondo, l'1% della popolazione soffre di epilesia. Di questi pazienti, il 30% non trae alcun giovamento dai farmaci oggi in commercio e per ridurre gli attacchi deve ricorrere ad un intervento chirurgico. Le cause della malattia restano ancora largamente sconosciute, ma si presume che, almeno per alcuni casi, alla base vi siano anche dei fattori ereditari.  Gli studi sui topolini. In passato, studi su pazienti epilettici avevano indotto il sospetto che in qualche maniera il sistema immunitario potesse essere coinvolto nell'epilessia: rispetto alle persone sane, infatti, i pazienti presentano un numero maggiore di leucociti nel cervello. Così, gli studiosi italiani hanno utilizzato topolini epilettici, osservando cosa accade nel loro cervello. In concomitanza di attacchi, i ricercatori hanno osservato nei vasi sanguigni cerebrali dei topi l'interazione tra globuli bianchi neutrofili e la parete dei vasi stessi, l'endotelio. Questo legame avviene tramite proteine di adesione. Gli esperti hanno quindi cercato di impedire il legame leucociti-endotelio utilizzando anticorpi diretti contro le proteine di adesione. Come supponevano, impedendo questo legame si riducono gli attachi e si prevengono gli attacchi cronici spontanei ricorrenti. Bloccando l'interazione leucociti-endotelio, inoltre, si previene anche la formazione di "crepe" nella barriera ematoencefalica che difende il cervello da intrusioni pericolose. Quando questa barriera perde tenuta, aumenta l'eccitabilità dei neuroni e quindi la possibilità di un attacco epilettico. Infine, gli esperti hanno visto che è possibile prevenire le crisi anche riducendo la concentrazione di globuli bianchi neutrofili nel cervello dei topolini.  «Tutto ciò suggerisce - scrivono i ricercatori sulle pagine della rivista scientifica - un legame patogenetico tra interazioni leucociti-vasi, problemi di tenuta della barriera ematoencefalica e crisi epilettiche. I nostri risultati suggeriscono quindi l'interazione tra leucociti e endotelio vascolare come un potenziale bersaglio terapeutico per la prevenzione ed il trattamento dell'epilessia».

FONTE: il messaggero.it

domenica 23 novembre 2008

FARE YOGA "INGRANDISCE" IL CERVELLO

Un programma di meditazione yoga della durata di due mesi e' in grado di ridurre sensibilmente lo stress, po iche' riesce ad aumentare lo spessore della materia grigia del cervello. A fare la rivelazione e' il settimanale 'Der Spiegel', che anticipa i risultati di uno studio di prossima pubblicazione, condotto dalla psicologa tedesca Britta Hoelzel e dalla sua collega Sara Lazar presso il "Massachusetts General Hospital" di Boston. Le due studiose hanno esaminato 26 persone, uomini e donne, tutte vittime di un forte stato di stress, che in precedenza non avevano mai compiuto esercizi di meditazione. Dopo aver partecipato ad un programma di meditazione basato sulle piu' antiche pratiche buddhiste, i partecipanti hanno visto migliorare considerevolmente il loro stato psicologico. Esami computi con la tac hanno confermato che lo spessore della materia grigia in alcune aree cerebrali era considerevolmente aumentato. "Nei cervelli di queste persone sono avvenute cose rilevanti", ha spiegato al settimanale la dottoressa Hoelzel, secondo cui i risultati scientifici dimostrano che la capacita' cognitiva risulta accresciuta grazie a cellule nervose nuove e rigenerate.


FONTE: agi.it

venerdì 21 novembre 2008

Influenza: é arrivata l'australiana

L'influenza stagionale, la cosiddetta australiana, e' arrivata in Italia. Tre ceppi tutti appartenenti al sottotipo A/H3N2 sono stati isolati per la prima volta sul territorio nazionale dal Laboratorio dell'Universita' di Parma. Lo rende noto il Centro nazionale per l'Influenza attivo presso l'Istituto Superiore di Sanita'. I tre ceppi isolati appartengono alla nuova variante antigenica A/Brisbane/10/07 contenuta nel vaccino antinfluenzale per la stagione 2008-2009. In una nota il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, ricorda che sul sito www.ministerosalute.it sono consultabili le raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell'influenza per la stagione 2008-2009. Il Sottosegretario alla salute Ferruccio Fazio ha sottolineato: "la vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Ricordo a coloro che ancora non si sono vaccinati che il periodo ottimale per effettuare la vaccinazione va fino alla fine di dicembre".

FONTE: corriere.it

giovedì 20 novembre 2008

Microsoft: verrà lanciato gratis il suo nuovo antivirus "Morro"

Microsoft ha annunciato oggi che dal prossimo 30 giugno sospenderà la vendita del suo servizio di sicurezza per computer Windows Live Onecare per offrire gratuitamente il software per la protezione dei pc da virus e spyware. «Questa nuova soluzione - ha spiegato Amy Barzdukas, senior director della divisione servizi online di Microsoft - ci darà la possibilità di raggiungere un numero sempre maggiore di utenti, soprattutto in mercati dove il fenomeno del malware cresce più del numero di pc». Il nuovo software si chiamerà “Morro” e sarà in grado di garantire protezione contro virus, spyware, rootkits e trojans, tutte le forme del cosiddetto «mal-ware». “Morro” sarà disponibile a partire dalla seconda metà del 2009, potrà essere scaricato gratuitamente dal web e sarà compatibile con i sistemi operativi Windows Xp, Vista e con il prossimo Os Windows 7. La mossa della microsoft potrebbe rappresentare una dura sfida per compagnie come mcafee e symantec, che da anni sono sul mercato con prodotti anti-virus.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 19 novembre 2008

Eseguito il primo trapianto di trachea modificata con staminali

Grazie all'uso di cellule della paziente si evita l'impiego di farmaci antirigetto

Claudia Castillo, 30enne spagnola (foto), ha ricevuto un trapianto di trachea nel quale l’organo, per la prima volta al mondo, è stato innestato con cellule staminali della ricevente per evitare l’impiego di debilitanti farmaci antirigetto. L’eccezionale intervento è stato condotto in giugno da una equipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Quattro gruppi di ricercatori, guidati dall’italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna, hanno collaborato al caso, illustrato oggi sull’edizione on line di «The lancet». La donna era affetta da tubercolosi, aveva un polmone collassato e non riusciva a respirare da sola. Il nuovo organo, modificato grazie alla bioingegneria, le permette a quattro mesi dall’intervento di occuparsi dei figli, fare le scale e persino ballare, cose impensabili per lei prima. I medici hanno risolto il problema del rigetto utilizzado la trachea del donatore solo come «supporto meccanico»: l’innesto di staminali ne ha fatto un organo nuovo, «costruito» su misura per lei. «Claudia non poteva giocare con i suoi bambini nè lavorare nè condurre una vita normale - ha detto il professor Macchiarini. - Ora può farlo: è il dono più bello che possiamo dare con il nostro lavoro». Le analisi della donna non mostrano alcun rischio di rigetto. Parlando ieri a Londra, il professor Martin Birchall, chirurgo dell’ università di Bristol che ha preso parte all’intervento, ha detto: «È solo l’inizio. Sono convinto che questo trasformerà in modo radicale il nostro modo di pensare la chirurgia. Tra vent’anni le operazioni chirurgiche più comuni saranno procedure rigenerative per la sostituzione di organi e tessuti danneggiati da malattie con organi e tessuti autologhi di laboratorio».Secondo lo specialista, la tecnica potrebbe essere estesa alla «fabbricazione» di organi cavi quali intestino, vescica, parti del tratto ripruduttivo, ma potrebbe in seguito riguardare organi solidi come cuore, fegato e reni: «Sarà necessario istituire unità ospedaliere in grado di generare le staminali necessarie». Nell’ospedale di Barcellona altri due pazienti, provenienti dalla Germania e dagli Stati Uniti, sono in attesa di trapianto della trachea, danneggiata dal cancro.


FONTE: lastampa.it

martedì 18 novembre 2008

La UE vara Europeana, la biblioteca on line con 10 milioni di opere

Parte giovedì Europeana, l'immensa biblioteca on line che raccoglierà il patrimonio culturale dei 27 Stati membri dell'Unione europea. La sfida a Google - e al suo progetto di dar vita ad una biblioteca contenente tutte le opere fino ad oggi prodotte dallo scibile umano - è lanciata. Il progetto Ue è meno ambizioso di quello di Google. Ma i numeri sono comunque notevoli: si comincia con due milioni di opere digitalizzate, tutte consultabili gratuitamente sul sito della prima biblioteca digitale europea. Ci saranno la Divina Commedia di Dante, i manoscritti e le registrazioni di Beethoven, Mozart e Chopin, i quadri di Vermeer, la Magna Carta britannica e le immagini della caduta del muro di Berlino.Dunque «uno studente d'arte irlandese potrà ammirare la Gioconda senza andare a Parigi», spiega Viviane Reding, commissario Ue alla Società dell'informazione. Entro il 2010, anno in cui Europeana dovrebbe aver completato la raccolta di opere, i cittadini avranno a disposizione qualcosa come 10 milioni di testi.



FONTE: ilmessaggero.it

lunedì 17 novembre 2008

Tumori della pelle, scienziati scoprono il vaccino

In arrivo i primi test sull'uomo

Scienziati australiani hanno scoperto un vaccino che “insegna” al sistema immunitario come combattere i virus che causano una delle forme letali di cancro alla pelle. L'equipe guidata dal professor Ian Frazer, noto per aver scoperto il vaccino contro il cancro alla cervice, ha annunciato che le sperimentazioni umane cominceranno fra pochi mesi, dopo il successo dei test su animali, e che il vaccino potrebbe essere disponibile al pubblico fra 5-10 anni. L'obiettivo, ha spiegato oggi Frazer nella sua relazione al Congresso australiano di ricerca medica a Brisbane, è di formulare un vaccino di routine da somministrare una sola volta ai bambini sani dai 10 ai 12 anni. Il vaccino è diretto contro il carcinoma a cellule squamose, ma non contro il più pericoloso melanoma. Frazer ha spiegato che la sua equipe ha trovato la maniera di attivare e disattivare certe cellule, in modo da permettere all'organismo di combattere le cellule divenute cancerose, o cellule infettate da virus, come il virus del papilloma, che possono causare cancro alla pelle. Anche se le sperimentazioni umane avranno successo, ci vorranno ancora anni prima che il vaccino sia messo a punto, nonostante che il progetto sia iniziato nel 1985. «Ci sono voluti tutti questi anni per capire come funziona il sistema immunitario nella pelle, prima di poter ottenere questi risultati. Se il vaccino confermerà la sua efficacia sull'uomo, sarà un grande passo avanti». Il Consiglio australiano per il cancro ha accolto con grande soddisfazione la scoperta, ma avverte che il vaccino non potrà sostituire le altre misure preventive, come le creme di protezione, gli occhiali da sole e ripararsi all'ombra. Solo in Australia 380 mila persone sono diagnosticate con cancro alla pelle ogni anno, e 1600 ne muoiono.

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 16 novembre 2008

La dieta di Okinawa: elisir di lunga vita

Da un'isola del Giappone popolata da ultracentenari arriva la ricetta, semplice ma efficace, per vivere più a lungo e in modo sano

Come restare giovani? Con una dieta che arriva direttamente da un'isola del Giappone (Okinawa), dove si trova la più alta concentrazione di ultracentenari, arzilli e attivi anche da anziani. Secondo uno studio durato 25 anni e finanziato dal ministero della Salute giapponese, il segreto sta nello stile di vita (calmo e rilassato, ottimista e spirituale) e in una dieta a base di alimenti salutari (ricchi di elementi nutritivi importanti e preparati con amore) e poco calorici (come il pesce, le verdure e le spezie). Il tutto è descritto in un libro (“La dieta di Okinawa. Per essere in forma, per vivere a lungo”). È questo, quindi, l’elisir di lunga vita? Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Stefania Setti, medico nutrizionista dell'ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Dott.ssa Setti, la dieta di Okinawa consente di vivere più a lungo? “Sicuramente i piatti giapponesi sono molto ricchi di elementi antiossidanti come gli acidi grassi della serie omega3, che proteggono da eventi cerebrovascolari come l’ictus, e cardiovascolari come l’infarto acuto del miocardio e contribuiscono ad abbassare i livelli di trigliceridi, a migliorare la sintomatologia di malattie a patogenesi autoimmune ed infiammatoria come, per esempio, l’artrite reumatoide e combattono i radicali liberi. Questo perché la dieta giapponese è ricca di pesce, in particolare di pesce crudo, le cui caratteristiche benefiche rimangono inalterate dalla non-cottura. Inoltre, si tratta anche di piatti poco calorici e senza condimenti grassi”. Ma cosa distingue la dieta di Okinawa dall’alimentazione del resto del Giappone? “A Okinawa c’è una maggiore cura (già tipica di tutto il Giappone) verso la preparazione dei piatti e il maggiore utilizzo di alcune spezie oltre al maggiore consumo di verdura. Okinawa, infatti, è un’isola importante dell’arcipelago delle Ryukyu, posta tra il Mar Cinese e l’Oceano Pacifico. Pur essendo giapponese, insomma, risente anche dell’influsso cinese riprendendo alcune tradizioni alimentari come i piatti di verdure. Inoltre, il cibo è preparato con amore. Nulla ha a che fare con i piatti pronti o cucinati e mangiati di fretta tipici della nostra epoca. Le operazioni di cucina sono spesso accostate al termine ‘tiandaa’ che significa ‘sto facendo qualcosa con amorevole sollecitudine’ oppure ‘di elaborato’. Lo stile di vita, poi, è rilassato, senza stress, si è più ottimisti ed attenti al lato spirituale. Nutrire lo spirito e la psiche, insomma, contribuisce a rimanere giovani e in forma se associato con la dieta giusta. Inoltre, a Okinawa si prediligono cibi ancora meno calorici rispetto al resto del Giappone. Si predilige il consumo di alimenti a bassa densità calorica come, per esempio, i cereali integrali che, ricchi di fibra, danno un maggiore senso di sazietà. Inoltre, per insaporire le pietanze si usano molto le spezie, che hanno un potere calorico irrilevante, ma contengono sostanze utili per la salute. Una di queste è il curry, che contiene curcuma (la curcumina ha un potente effetto antinvecchiamento ed è un ottimo rimedio contro la morte neuronale e l’invecchiamento cerebrale)”. Può darci un’idea di dieta di Okinawa? “Il piatto più amato è il ‘Chanpuru’, a base di verdure saltate e tofu. Questo piatto risente di influenze cinesi, giapponesi e coreane. Le verdure, che ne costituiscono l’elemento essenziale (e vengono mangiate da 7 a 13 porzioni al giorno), sono ricche di sostanze antiossidanti e contrastano i radicali liberi. Carote, cavoli e germogli di soia sono le più utilizzate insieme a un melone amaro (la goya). La frutta, invece, più calorica e zuccherina, ma fonte anch’essa di vitamine e minerali, viene consumata in quantità di 2-4 porzioni al giorno. Non è semplice riportare lo stile di vita e i piatti di Okinawa nel nostro Paese, anche se ultimamente è stato influenzato dall’alimentazione giapponese (con i sushi-bar). I miei consigli per rimanere giovani, applicabili ovunque, sono quelli di non mangiare mai oltre la sazietà, preferire alimenti a bassa densità calorica, ricchi di fibra, vitamine e minerali (cereali integrali, frutta e verdura fresche di stagione), per insaporire i piatti usare spezie ed erbe aromatiche così da limitare l’uso del sale e dei grassi, consumare pesce almeno 3 volte a settimana, limitare il consumo della carne, in particolare quella rossa, bere tanta acqua e tè verde e limitare il consumo di zucchero e condimenti preferendo quelli di origine vegetale come l’olio di oliva da consumare preferibilmente a crudo. E, se possibile, rallentare i ritmi e gustarsi il cibo con amore”.



FONTE: Lucrezia Zaccaria (humanitasalute.it)

Il gusto esotico del kiwi

Ricco di vitamina C e di fibre, favorisce le difese naturali dell’organismo e protegge le pareti vascolari. I dietisti di Humanitas Gavazzeni illustrano caratteristiche e pregi di questo frutto.
Il kiwi è un frutto che arriva dalla Cina, dove la sua pianta cresce in modo spontaneo. Fu poi esportato in Nuova Zelanda all’inizio dell’Ottocento dove prese il suo particolare nome, che deriva da un uccello dalle piume sottili e il becco lungo tipico di questo paese. Il kiwi svolge un’azione dissetante, rinfrescante, diuretica, e depurativa. Grazie, poi, all’elevato contenuto di vitamina C favorisce le difese naturali dell’organismo e protegge la parete vascolare. Vediamo quali sono le caratteristiche di questo frutto con i dietisti di Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Quali sono le caratteristiche del kiwi? “Il kiwi è un frutto sensibile al gelo e alla siccità, per cui necessita di una costante irrigazione. Il frutto è costituito da grosse bacche ovoidali ricoperte da una sottile, ma robusta epidermide e da una fine peluria bruna. L'interno è di un intenso color verde. I semi, piccoli e neri, sono disposti a raggiera attorno al fulcro centrale del frutto. Il kiwi italiano matura all'inizio dell'autunno. L'epoca di raccolta inizia alla fine del mese di ottobre e prosegue fino a tutto il mese di novembre ed inizio dicembre. Grazie alle sue caratteristiche può essere conservato in celle frigorifere o ad atmosfera controllata per circa sei mesi dalla raccolta”. Quali sono i pregi di questo frutto? “I pregi del kiwi sono molti. Per gli uomini, ad esempio, uno studio recente ha dimostrato che questo frutto è in grado di ‘contribuire all’opera di Cupido’. Infatti contiene l’aminoacido arginina in grandi quantità: l’arginina è un vasodilatatore che facilita la circolazione sanguigna e viene impiegato anche nella cura dell’impotenza. Inoltre, i kiwi contengono xantofilla, una sostanza che può contribuire alla prevenzione del tumore alla prostata. Fa bene agli sportivi, poi, perché lo sport richiede energia. I kiwi possono contribuire a un rapido recupero delle forze e dell’equilibrio del nostro organismo, dandoci la capacità di sopportare lo sforzo più a lungo. Non dimentichiamo, fra l’altro, che è prezioso per il cuore. Lo stile di vita moderno, accompagnato da un’alimentazione squilibrata, può causare problemi di cuore e circolazione, sia nelle persone anziane sia in quelle giovani. Il principale responsabile di questi disturbi è il colesterolo contenuto nel sangue, che può provocare l’aterosclerosi. Un’alimentazione sana, povera di acidi grassi saturi e ricca di frutta e verdure può contribuire a un controllo naturale del tasso di colesterolo. I kiwi possono aiutare ulteriormente perché contengono la pectina, una sostanza che aiuta a ridurre il tasso di colesterolo presente nel sangue. Ottimo per chi vuole dimagrire, infine, perché il kiwi contiene poche calorie ed è ricco di fibre che facilitano la digestione dei carboidrati e regolarizzano le funzioni intestinali”. E’ vero che i kiwi sono molto ricchi di vitamine e sali minerali? “Assolutamente sì. I kiwi contengono un quantitativo particolarmente elevato di vitamina C: 1 kiwi da 100 grammi contiene almeno il 166% della quantità giornaliera raccomandata (addirittura il doppio di quella contenuta nelle arance). Tuttavia questa vitamina è molto fragile e tende a disintegrarsi con l’aria e con il calore, per questo il kiwi si è dotato di una robusta buccia esterna e di un intenso colore interno (verde nella polpa), il colore della clorofilla, capace di proteggere l’integrità della vitamina dagli agenti esterni. Inoltre, i kiwi sono anche una rara fonte di vitamina E: un frutto da 100 grammi fornisce più di un quinto della quantità giornaliera consigliata. Entrambe queste vitamine sono forti antiossidanti, che aiutano nella prevenzione dell’ateriosclerosi. I kiwi, poi, sono anche una ricchissima fonte naturale di magnesio. L’alimentazione occidentale è comunemente povera di magnesio e la carenza di questo sale minerale può causare disturbi al cuore, anomalie del tessuto muscolare cardiaco ed aumento della pressione sanguigna. Il kiwi, infine, è la scelta ottimale per le donne in stato interessante perché contiene acido folico e per gli anziani perché attiva la sinergia dei vari componenti di vitamine e sali minerali, ma, soprattutto, per lo sviluppo del potere antiossidante dato dai suoi flavonoidi. Non dimentichiamo che contiene anche l’inositolo che aiuta a combattere la depressione e ha benefici effetti nel trattamento del diabete. Ben venga, quindi, il kiwi come spuntino o merenda sana, nutriente, energetica e digeribile in alternativa ad altri snack di sicuro più ricchi di grassi e calorie”. A chi è sconsigliato? “Ci sono categorie di persone che si devono astenere dal consumare i kiwi, ad esempio chi soffre di morbo di Crohn in fase acuta, di rettocolite ulcerosa, o chi soffre di colite, chi è affetto da malattia diverticolare, per la presenza dei semini, e chi ha patologie che impongono una dieta priva di fibre”.

FONTE: Lucrezia Zaccaria (Humanitasalute.it)

sabato 15 novembre 2008

Dallo spazio la prima foto di un pianeta extrasolare

Si tratta di «Fomalhaut b», in orbita attorno alla stella Fomalhaut: è gassoso e caldo, simile a Giove

«Mi è venuto quasi un attacco di cuore quando mi sono reso conto di avere davanti la prima fotografia di un pianeta extrasolare». Paul Kalas dell’Università della California a Berkeley, fatica a trattenere l’entusiasmo per la storica scoperta frutto, ancora una volta, del telescopio spaziale Hubble della Nasa. Il risultato è straordinario anche dal punto di vista dell’indagine costruita con la pazienza e la tenacia di un detective. La prima immagine che rimarrà dunque nei libri è quella del pianeta «Fomalhaut b» in orbita attorno alla stella Fomalhaut nella costellazione del «Pesce australe»; un astro vicino alla Terra (25 anni luce) molto giovane, di soli duecento milioni di anni e 16 volte più brillante del Sole. La storia inizia addirittura agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso quando il satellite Iras registra nell’infrarosso la presenza di materiale nel circondario della stella. Era un primo indizio dal quale Kalas, allora ancora studente, partirà con la convinzione che ci potesse essere qualcosa di più interessante di una nuvola di polveri. Nel 2001 Kalas e altri sei astronomi uniscono le forze e puntano Hubble nella direzione di Fomalhaut nella speranza di veder più chiaramente come stavano le cose. Centinaia di riprese venivano analizzate rivelando un mondo già ben organizzato e definito. Ma la sopresa arrivava da un confronto tra una fotografia del 2004 ed un’altra del 2006. Un puntino giallo che ad un occhio inesperto sembrava uno dei tanti intorno alla stella era invece un corpo consistente: ecco il primo fotogramma di un pianeta extrasolare. In passato qualche incerto annuncio del genere era già circolato ma presto veniva sementito o si capiva che l’oggetto era un nana bruna, cioè una piccola stella poco luminosa. Finora con varie tecniche sono stati trovati in cielo circa 300 pianeti extrasolari, ma nessuno è mai stato visto. La loro presenza veniva certificata solo indirettamente per le anomalie nel comportamento della stella madre o per un indebolimento della sua luminosità. E fino a ieri sembrava che ogni strumento esistente fosse troppo limitato per cogliere il volto dei remoti corpi. Invece è arrivata la sopresa. Kalas e colleghi aiutati dalla fortuna e dall’occhio risolutore di Hubble hanno avvistato il profilo di Fomalhaut nel disco di polveri e corpi ghiacciati che circonda la stella madre analogamente alla fascia di Kuiper avvolgente la nostra Terra e dove si trovano Eris e Plutone. «Fomalhaut b» è un pianeta gassoso e caldo simile al nostro Giove con una taglia però forse tre volte superiore ed ha probabilmente gli anelli come il nostro Saturno. Parlare di possibilità di vita è impossibile, a meno che non non si fantastichi su forme biologiche stranissime come aveva sognato Carl Sagan per l’atmosfera gioviana. Per compiere un giro intorno all’astro, inoltre, impiega 872 anni terrestri (la Terra 365 giorni) mentre la sua posizione è nel bordo interno del disco di gelida materia, a circa 17,6 miliardi di chilometri dalla superficie della stella. Poprio questa grande distanza ha permesso a Hubble di vederlo e seguirlo: se fosse stato più vicino l’abbagliante luce stellare lo avrebbe impedito. Ma le caratteristiche dell’ambiente fanno immaginare la ricerca soltanto come un primo passo proiettato verso altre presenze planetarie. «Riteniamo che nello spazio tra il nuovo corpo celeste e l’astro-madre vi siano oggetti forse simili alla Terra ma per risuscire a distinguerli dobbiamo aspettare il lancio del successore di Hubble, il James Webb Space Telescope che partirà nel 2013 guardando nell’infrarosso», nota Mark Clampin del centro Goddard della Nasa, uno degli autori dell’indagine e coordinatore del progetto del nuovo telescopio. L’imprevista scoperta riaccende ancor di più la corsa, sempre più accelerata, al gemello della nostra Terra.


(la foto proviene dal sito Nasa/Esa Hubble Space Telescope)


FONTE: Giovanni Caprara (lastampa.it)

venerdì 14 novembre 2008

Capelli bianchi addio, una molecola sostituirà le tinture

C'è chi al fascino dei capelli bianchi non crede e non si rassegna ai fili grigi sul capo. Per tutti coloro che armati di tintura combattano l'avanzare degli anni una molecola è pronta a garantire di poter ritrovare il colore perduto. Il farmaco è stato messo a punto da ricercatori dell'università di Manchester, in Gb, e dell'ateneo di Lubecca, in Germania, che sperano di farne uno shampoo in alternativa a tinture e affini. La scoperta è pubblicata sul British Journal of Dermatology. La melanina, il pigmento che “colora” pelle e capelli, è stimolata da una famiglia di ormoni peptidici, che attivano i melanociti (Msh). L'equipe ha verificato se un peptide chiamato Kdpt, che può essere prodotto sinteticamente in laboratorio, può avere gli stessi effetti degli Msh, stimolando la pigmentazione come avviene naturalmente. I ricercatori cercavano, in pratica, una sostanza in grado di ricolorare i capelli bianchi. Diversi disturbi della pelle provocano la perdita della chioma che spesso, quando ricresce, non ha più il suo colore naturale. In laboratorio sono stati trattati campioni di follicoli dei capelli prelevati da 6 donne fra i 46 e i 65 anni, con differenti concentrazioni di Kdpt. Parte del “materiale” è stato messo sotto interferone di tipo II, in modo da stimolare l'infiammazione. Il team voleva creare così la stessa condizione che si verifica quando malattie come l'alopecia areata o l'effluvio telogeno provocano la caduta dei capelli. Ad alcuni dei campioni “maltrattati” è stato poi somministrata la molecola “ridona-colore”, che ha funzionato, aumentando la concentrazione di melanina. I ricercatori precisano che il trattamento si è rivelato efficace in laboratorio sui capelli imbiancati dalla malattia, ma pensano che possa funzionare anche contro il grigio dovuto all'età.


FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 13 novembre 2008

Internet: arriva la connettività elettrica

L'Ibm lavorerà ad un progetto per connettere le aree rurali

Il colosso informatico americano Ibm lavorerà ad un progetto per sviluppare connessioni Internet sfruttando i cavi dell’elettricità. La società ha ricevuto l’incarico da alcune cooperative di aree rurali degli Stati Uniti, e il piano è un segnale che questa tecnologia di comunicazione sembra finalmente essere matura. Ibm ha detto di avere firmato un contratto con International Broadband Electric Communications, una società di Huntsville, Alabama, per installare una rete di connessione a banda larga a 13 cooperative in sette stati. Il contratto iniziale è per 9,6 milioni di dollari, ma Ibm prevede di aumentare di parecchio il suo giro d’affari tramite le circa 900 cooperative rurali degli Stati Uniti. Il sistema funziona utilizzando linee elettriche standard per trasportare un segnale a frequenza radio attraverso il campo magnetico che circonda i cavi. Il segnale viene amplificato continuamente da piccoli ripetitori disseminati lungo le linee.Quando un cliente richiederà il servizio gli verrà inviato un modem speciale da infilare nella stessa presa della corrente dove è attaccato il computer. L’abbonamento minimo costa 29,95 dollari al mese. Le società del settore utility hanno da tempo visto il Web come una via da intraprendere, ma fino a tempi recenti la tecnologia era troppo lenta e costosa per competere con le connessioni telefoniche, lo standard del settore. Inoltre le aree rurali rappresentano un’opportunità, visto che includono 30 milioni di abitazioni negli Stati Uniti che non sono ancora dotate di accesso a Internet a banda larga.


FONTE: lastampa.it

mercoledì 12 novembre 2008

"PILLOLA INTELLIGENTE" PORTA MEDICINA DOVE SERVE

Si chiama "iPill" ed e' la nuova tecnologia per la pillola intelligente, che apre la strada a nuove terapie per malattie del tratto digerente come il morbo di Crohn, la colite e il cancro del colon. L'annuncio arriva dalla Philips, che presentera' ufficialmente la "iPill" sviluppata dalla sua divisione Philips Research all'American Association of Pharmaceutical Scientists (Aaps) Annual Meeting and Exposition di Atlanta, Usa (dal 16 al 20 novembre). La "pillola intelligente" della Philips e' costituita da microprocessore, batterie, collegamento radio senza fili, pompa e "serbatoio" per le sostanze medicinali, in grado di rilasciare il farmaco in una precisa zona del corpo. Philips, uno di piu' importanti fornitori al mondo di apparecchiature sanitarie, ha detto che la capsula "iPill" e' in grado di capire in quale parte dell'intestino si trova, grazie a un sensore che rileva l'acidita' locale, e di conseguenza e' in grado di rilasciare le sostanze medicinali laddove servono. Secondo quanto spiegato da Philips, il rilascio dei medicinali per curare i disturbi dell'apparato digerente direttamente nel punto esatto in cui ce n'e' bisogno significa ridurre le dosi del medicinale e di conseguenza gli effetti collaterali. La tecnologia "iPill" rappresenta l'ultima evoluzione della cosiddetta "camera pill", la pillola dotata di telecamera, approvata per la prima volta dalla Food and Drug Administration (Fda) nel 2001 per applicazioni diagnostiche. La "iPill" e' a tutti gli effetti una capsula, delle stesse dimensioni della "camera pill", che viene ingoiata e passa nel tratto digerente naturalmente. Puo' essere programmata elettronicamente per controllare il rilascio del farmaco in base a un piano pre-definito. "Prevediamo che tecnologie come la iPill, che uniscono l'elettronica con le proprieta' diagnostiche e terapeutiche, daranno la possibilita' di portare in maniera mirata qualunque tipo di farmaco in una specifica area del tratto intestinale", ha detto Henk van Houten, senior vice president di Philips Research e capo del programma di ricerca Healthcare. Attualmente la "iPill" e' un prototipo ma, sottolinea la Philips, e'adatta alla produzione industriale in serie.



FONTE: agi.it

martedì 11 novembre 2008

Scoperte 3 nuove molecole sintetiche contro i tumori

In arrivo un “Diablo” che blocca riproduzione cellule tumorali



Tre molecole sintetiche per abbattere le difese delle cellule tumorali e bloccarne la riproduzione, ristabilendo la capacità dell’organismo di distruggerle per mezzo dell’apoptosi. Sono quelle progettate e sintetizzate da ricercatori Infm-Cnr e di altri istituti del Cnr e universitari.Le tre molecole vengono ora testate in collaborazione con istituti di oncologia e con il supporto di gruppi farmaceutici, allo scopo di tradurle in nuovi farmaci anticancro. In vitro hanno già dimostrato la loro efficacia su diverse linee di cellule tumorali scatenando in esse il processo autodistruttivo dell’apoptosi.L’apoptosi, una vera e propria morte cui la cellula si condanna quando la sua condizione è troppo danneggiata o compromessa, può spesso fallire. In molti tipi di tumore infatti (come quello della prostata, della cervice, il colon-rettale, carcinoma polmonare e altri) l’apoptosi viene inibita da una massiccia produzione di XIAP (X-linked Inhibitor of Apoptosis), una proteina che di norma protegge dall’apoptosi le cellule sane, ma la cui esagerata presenza impedisce invece la distruzione di quelle tumorali. Bloccare la Xiap è stato dunque l’obiettivo degli scienziati. Per questo i ricercatori di Infm-Cnr sono partiti da una proteina esistente in natura (Smac-DIABLO), che agisce come suo inibitore attraverso un particolare tetrapeptide. Obiettivo del lavoro era ingegnerizzare delle varianti sintetiche di Smac-DIABLO più efficaci e rapide nel bloccare la protezione che la XIAP fornisce alle cellule tumorali. «Sfruttando la radiazione di sincrotrone, che consente di analizzare la struttura tridimensionale delle proteine e di “vederle” in azione, è stato possibile comprendere i modi in cui la Xiap e la molecola farmaco si legano, esaminando in dettaglio tutte le loro interazioni, atomo per atomo», spiega Martino Bolognesi, responsabile della componente biofisica della ricerca. Grazie a questa tecnica, si possono valutare le particolarità e i potenziali difetti delle varie molecole, e sintetizzarne di nuove che agiscono sempre meglio sul bersaglio, garantendo maggiore efficacia e selettività nella loro azione terapeutica.


FONTE: lastampa.it

lunedì 10 novembre 2008

Clonata proteina che colora i fiori

Ricerca olandese coordinata da italiana, arrivera' la rosa blu

Un gruppo di ricercatori dell'università Vrije di Amsterdam, coordinato dall'italiana Francesca Quattrocchio, é riuscito a clonare la proteina che colora i fiori. Diventa a questo punto possibile ottenere fiori geneticamente modificati in modo tale da avere i petali blu ed é già scattata la corsa per brevettare la prima pianta di rose di questo colore. L' italiana Francesca Quattrocchio ha lasciato l'Italia da circa 20 anni per lavorare in Olanda come ricercatrice; ovviamente la nostalgia del suo Paese c'e', 'ma lei afferma che non tornerà nel suo Paese d'origine prima della pensione. Si tratta di un'altra promettente scienziata di casa nostra che ha dovuto lasciare l'Italia per motivi di opportunità.





FONTE: ansa.it

domenica 9 novembre 2008

TUMORI: DA BIRRA SOSTANZA CHE BLOCCA CELLULE

Prodotta da un lievito geneticamente modificato



Un gruppo di studenti americani ha sviluppato un lievito geneticamente modificato che puo' far fermentare la birra e produce la sostanza chimica resveratrolo, nota per le proprieta' antitumorali. Il resveratrolo si trova in alte concentrazioni nell'uva e nel vino rosso, nei frutti di bosco, nelle noccioline e nei pistacchi. Studi sui topi hanno dimostrato che il resveratrolo ha proprieta' anti-infiammatorie e anti-ossidanti benefiche per il sistema cardiovascolare e in grado forse di fermare lo sviluppo delle cellule tumorali. Gli effetti salutari sull'uomo sono ancora da chiarire, ma le ricerche su questa sostanza si sono moltiplicate e gia' esistono supplementi dietetici di resveratrolo. Il lievito geneticamente modificato allo studio presso il team della Rice University di Houston, Texas, riesce a produrre resveratrolo ma per ora ha un sapore non gradevole e occorrera' perfezionare la ricerca, prima che possa davvero trasformarsi in una birra appetibile per il palato. Ma il team texano crede nella sua invenzione: ribattezzato Biobeer, il prodotto e' stato presentato ufficialmente alla iGem, un evento internazionale che coinvolge studenti di tutto il mondo impegnati nella ricerca nel capo dell'ingegneria genetica. Il lievito geneticamente modificato presenta un notevole vantaggio rispetto ai supplementi di resveratrolo: questi ultimi spesso contengono la forma ossidata della molecola, che non si attiva pienamente e quindi e' solo in piccola parte efficace. Invece, nel lievito della Biobeer il resveratrolo resta attivo anche dopo la fermentazione. La sperimentazione e' comunque solo all'inizio: il processo di produzione di resveratrolo dal lievito e' ancora in via di perfezionamento e poi occorrera' agire sul gusto; infine, il prodotto dovra' essere approvato dalla U.S. Food and Drug Administration.




FONTE: agi.it

sabato 8 novembre 2008

In arrivo il mini-cuore bionico: pesa 25 gr, pompa 3 litri al minuto

Il presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch) Ettore Vitali si augura che venga presto sperimentato il Lombardia: all'estero è già stato testato su 14 grevi cardiopatici
Potrebbe presto arrivare in Italia il cuore bionico più piccolo al mondo. Testato all'estero su 14 pazienti cardiopatici, questo gioiellino della tecnologia pesa solo 25 grammi, è grande come una pila stilo ma è in grado di pompare 3 litri di sangue al minuto. "Spero che il gruppo Humanitas, a Rozzano (Milano) o alla Gavazzeni di Bergamo, possa essere il primo a sperimentarlo nel nostro Paese", ha dichiarato il presidente della Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch) Ettore Vitali. "I 14 pazienti arruolati erano malati di scompenso cardiaco in fase terminale", spiega Vitali. Il loro cuore ‘stancò non riusciva più a pompare sufficiente sangue per nutrire e ossigenare i tessuti dell’organismo, e tutti questi malati erano in lista d’attesa per un trapianto di cuore. Si tratta quindi di un ‘pontè al trapianto.


FONTE: quotidiano.net

venerdì 7 novembre 2008

Ecomostri, nella mappa d'Italia la prova dell'assalto alle coste

La cartina interattiva realizzata grazie alle segnalazioni dei lettori testimonia la gravità dello scempio e la pressione sui tratti di mare più belli

Dopo oltre un mese di campagna condotta da Ecoradio e Legambiente con la collaborazione di Repubblica.it, inizia a prendere forma la cartina degli ecomostri d'Italia. Se da nord a sud, da Alpi ad Appennini, abusi e illegalità non risparmiano niente e nessuno, il colpo d'occhio della mappa della Penisola dà nettamente l'impressione che a finire nel mirino degli speculatori siano soprattutto le coste, con Sardegna e Sicilia penalizzate percentualmente più di altre regioni. GUARDA LA MAPPA INTERATTIVA "Iniziamo ad avere una visione dall'alto della situazione italiana - spiega Marco Lamonica di Ecoradio - ma crediamo che esista ancora un vasto mondo sommerso di ecomostri non segnalati. L'obiettivo è riuscire ad avere un quadro completo ed esaustivo, anche se quello che abbiamo è già abbastanza imbarazzante, per noi tutti, per le amministrazioni comunali, provinciali e regionali". "Per questo - aggiunge - chiediamo a tutti i lettori di Repubblica.it di continuare a mandare le loro segnalazioni all'indirizzo di posta elettronica ecomostri@ecoradio.it corredandole il più possibile di fotografie che diano immediata visibilità alla denuncia". Ai soliti scempi rappresentati da colate di cemento in aree di grande pregio naturalistico e dagli ultimi scampoli di verde cittadino sacrificati in nome di un'ulteriore urbanizzazione, questa settimana si è aggiunta l'accorata segnalazione di un lettore di Napoli sulla "ecomostruosità" degli incendi dolosi che avvelenano l'aria della zona tra Afragola e Casoria per il recupero di rame dai cavi finiti tra i rifiuti. "Ogni giorno e ogni notte respiriamo diossina e gas nocivi in quantità, nubi tossiche sovrastano le nostre case continuamente, nell'indifferenza totale sia delle istituzioni (tranne per l'operazione "Nerone" fatta dai carabinieri, ma non basta) che della maggior parte dei cittadini", lamenta Vincenzo allegando un ricco reportage fotografico. Il problema, come hanno scoperto i carabinieri nell'operazione del gennaio scorso, è la pratica criminale di incendiare cumuli di rifiuti elettronici, disperdendo nell'aria gas altamente nocivi, per poter recuperare tra la cenere le anime di rame da rivendere.


FONTE: repubblica.it