sabato 23 maggio 2009

Viaggio alle origini del cosmo con "Herschel" e "Planck"


Gli strumenti sono diversi ma in fondo il risultato da raggiungere è lo stesso: un viaggio nel tempo e nello spazio verso le origini dell’universo. Da qualche giorno gli osservatori spaziali “Herschel” e “Planck” (nel disegno) dell’Agenzia spaziale europea, a bordo di un razzo Ariane 5, hanno spiccato il volo dalla rampa di Korou nella Guyana francese verso la loro avventura scientifica. Dopo una breve tappa in orbita terrestre, i due satelliti – che hanno rispettivamente una massa di 3,4 e di 1,9 tonnellate – stanno affrontando un trasferimento che durerà sessanta giorni per raggiungere il loro effettivo luogo di osservazione in uno dei cosiddetti “punti di Lagrange”. La partenza da Kourou è avvenuta alle 15,09 ora italiana del 14 maggio. Quaranta minuti dopo “Herschel” e “Planck” hanno inviato il loro primo segnale radio, a riprova che l’immissione in orbita terrestre era riuscita perfettamente.  Le origini cosmiche che i due osservatori spaziali indagheranno si collocano però in tempi diversi. “Herschel” studierà (tra le altre cose) galassie e stelle in via di formazione: cioè fenomeni che tutt’al più risalgono ad alcune centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. “Planck” su spingerà molto più indietro, a poche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang.  Quando si sarà inserita nel punto di equilibrio gravitazionale Lagrange 2 (L2), a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra in direzione opposta al Sole, “Herschel” osserverà il cielo nella radiazione infrarossa, l’unica che riesca a filtrare attraverso le nubi di polveri delle nebulose e delle galassie. Riuscirà così a vedere stelle e galassie in formazione, oltre, ovviamente, sistemi planetari che stanno uscendo da dischi protoplanetari intorno a stelle vicine. Almeno per dieci anni sarà il più potente strumento in questo settore della ricerca astronomica e il suo specchio – 3,5 metri di diametro – costituisce un primato, essendo il più grande che sia mai stato lanciato nello spazio. E’ una volta e mezza il telescopio spaziale “Hubble” e sei volte più grande del suo predecessore, il telescopio per l’infrarosso ISO, lanciato dall’Agenzia spaziale europea nel 1995.  A sua volta, “Planck” misurerà la radiazione cosmica di fondo lasciata dal Big Bang con una accuratezza finora mai raggiunta e permetterà ai cosmologi di decidere quale teoria sull’origine e sulla fine dell’universo è più coerente con i dati osservativi. Il suo telescopio per microonde ha un diametro di un metro e mezzo. Fornirà informazioni sull’universo di 380 mila anni dopo il Big Bang, quando la radiazione si separò dalla matera ed ebbe via libera nello spazio. I dati raccolti saranno quindici volte più precisi di quelli ottenuti dal satellite W-Map, il più recente e sensibile destinato a questo tipo di ricerca.  I rivelatori di “Herschel” e “Planck”, raffreddati con elio liquido (ben 2300 litri nel caso di “Herschel”), sono i punti più freddi dell’universo: 0,3 Kelvin sopra lo zero assoluto per “Herschel” e addirittura 0,1 Kelvin per “Planck”. Quest’ultimo sarà in grado di stabilire la quantità di atomi (materia ordinaria) esistente nell’universo e da questo dato si potrà inferire una stima della densità della materia oscura.  A parte “Planck” ed “Herschel”, l’altro punto più freddo dell’universo è costituito dai magneti superconduttori dell’acceleratore del Cern LHC, Large Hadron Collider. Qui la temperatura è un po’ più alta: 1,9 Kelvin. Ma lo spazio raffreddato è enorme: LHC è un anello di magneti lungo 27 chilometri. Anch’esso, tra l’altro, serve a ricostruire le origini dell’universo: in esso si creano condizioni fisiche esistenti a meno di un miliardesimo di secondo dal Big Bang.  Attraverso la Thales-Alenia Space, “prime contractor”, fondamentale è stato il ruolo-guida dell’industria italiana nelle missioni spaziali “Planck” ed “Herschel”, alle quali hanno collaborato complessivamente più di cento partner e istituti europei, statunitensi e di altri Paesi. 
Anche dal punto di vista scientifico, l’Italia è ben presente in entrambe le missioni. In particolare è rilevante il compito che attende Reno Mandolesi, 64 anni, direttore dell’Istituto di fisica cosmica dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna. Insieme con il francese Jean-Loup Puget, guida il gruppo di oltre quattrocento ricercatori che analizzeranno in prima battuta i dati di “Planck” sulla radiazione cosmica di fondo.

FONTE: lastampa.it

Nessun commento: