lunedì 28 settembre 2009

Aids, vaccino testato in Thailandia: riduce rischio nel 32% dei casi


Realizzato da thailandesi ed esercito americano, sperimentato su 16mila volontari. Aiuti: bisogna essere cauti

Un vaccino contro l'Aids messo a punto da ricercatori statunitensi e thailandesi sta dando, per la prima volta, risultati significativi durante la sperimentazione, dimostrando efficacia in almeno un terzo dei casi. Lo hanno annunciato i ricercatori presentando i risultati ad una conferenza stampa a Bangkok. Il vaccino, sperimentato dal 2003 su 16.000 volontari in due province thailandesi, è stato spiegato, è ricavato da due vecchi vaccini fra loro diversi ed entrambi rivelatisi inefficaci. La sperimentazione, condotta in collaborazione dal ministero della sanità thailandese e dall'esercito americano, è stata presentata come la più importante mai effettuata nel mondo per un vaccino contro la contaminazione da virus Hiv. «Nel 32,1% dei casi il vaccino riduce il rischio d'infezione», hanno indicato i ricercatori in una nota diffusa nella conferenza stampa di Bangkok. «Questo risultato - vi si legge ancora - rappresenta un balzo in avanti perché è la prima volta che un vaccino contro il virus Hiv dimostra un'efficacia preventiva. Si tratta - aggiunge la nota - di un progresso scientifico molto importante e ci dà la speranza che un vaccino efficace per il mondo intero sia possibile per l'avvenire».
Onu: dati incoraggianti, resta molto lavoro. I risultati della più vasta sperimentazione clinica mai condotta per un vaccino contro l'aids - annunciati oggi in Thailandia - costituiscono «un significativo passo scientifico» che alimenta «nuove speranze», ma molto lavoro resta ancora da fare. È quanto affermano oggi due agenzie delle Nazioni Unite. Il vaccino sperimentato affermano in un comunicato congiunto l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Programma delle Nazione Unite sull'aids (Unaids). Ma si tratta di un «progresso scientifico significativo poichè sono la prima dimostrazione che un vaccino può prevenire l'infezione da HIV», aggiungono. Per Oms e Unaids molto lavoro resta da fare, anche per determinare se le due componenti del vaccino sono amministrabili in altre parti del mondo, in altri contesti e con diversi sotto-tipi dell'Hiv.
Aiuti: bisogna essere cauti. «Sono molto cauto sull' interpretazione di questi dati che in parte conoscevo perché già parzialmente pubblicati a livello scientifico». È questo il commento dell'immunologo Fernando Aiuti. «Innanzitutto si tratta di un protocollo atipico perchè la sperimentazione è stata fatta utilizzando un vaccino, l'Aidsvax americano, che non ha funzionato a cui è stato poi aggiunto un secondo vaccino della Sanofi-Pasteur». Non solo: secondo l'immunologo la percentuale di successo è troppo bassa. Se infatti su 8.200 persone vaccinate se ne sono ammalate 52, le nuove infezioni registrate nel gruppo di controllo sono 74. «Uno scarto troppo basso - afferma - per parlare di successo del vaccino, tanto più che nei pazienti vaccinati che si sono ammalati l'andamento dell'infezione è stato identico a quello degli malati non vaccinati. Dunque il vaccino non ha avuto neanche un effetto protettivo sull'andamento della malattia». Ma le critiche rivolte ai risultati dei questa sperimentazione non finiscono qui. «La vaccinazione - prosegue - è impensabile su vasta scala sia perchè è troppo complessa sia perchè, come afferma l'Oms, un vaccino per essere efficace deve proteggere almeno il 50% della popolazione». Infine Aiuti sottolinea che in Thailandia gira un sottotipo di virus che non si trova negli altri paesi del mondo. «Quindi - conclude - questa sperimentazione non può essere estrapolata per il controllo dell'infezione in altri continenti».

FONTE: ilmessaggero.it

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