sabato 31 gennaio 2009

Dieta di Stato contro la crisi

Piemonte, menu personalizzati dal nutrizionista al prezzo politico di tre euro

Dalla social card alla social diet. Un menu bilanciato e personalizzato ogni giorno, per mangiar bene e mantenersi in forma con soli 3 euro. A proporlo sarà la Regione Piemonte, prima in Italia, chiedendo al nutrizionista Giorgio Calabrese di scrivere su cartelli giganti da sistemare all’ingresso dei supermercati o dei negozi alimentari (in 2 mila aderiranno all’iniziativa, garantendo il prezzo promesso) quali piatti scegliere quotidianamente per mantenere in forma sia il portafoglio della quarta settimana sia il fisico. Perché non si può vivere soltanto di spaghetti, spaghetti e spaghetti.  «La pasta costa meno, ma non può diventare una mono-dieta - spiega Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione all’Università Cattolica di Piacenza -, ecco l’errore più diffuso: quando il carovita la fa da padrone i consumatori meno ricchi si buttano su prodotti che riempiono lo stomaco e consentono di risparmiare. Niente di più sbagliato: così si ingrassa e non ci si nutre, impoverendo l’organismo. Invece ogni giorno bisogna mangiare poco di tutto, per non far mancare davvero niente al proprio organismo». Dalla primavera, dunque, in Piemonte debutterà la «Social Diet»: un menu confezionato ad personam (combinando età, peso e attività) che non costerà più di tre euro. Un prezzo «politico» che sarà garantito in tutti i punti vendita che aderiranno all’iniziativa grazie al controllo dell’Ascom, l’associazione commercianti. Ma come funzionerà, nei fatti, questo progetto-pilota che verrà realizzato grazie alla collaborazione di duemila punti vendita fra supermercati e negozi di alimentari? «Il nostro dietologo - spiega l’assessore al Commercio Sergio Ricca - sta preparando una corposa e dettagliata tabella che verrà sistemata all’ingresso dei supermercati e dei negozi che aderiranno all’iniziativa. Lì sopra si potrà cercare il proprio caso. I soggetti rappresentati andranno dall’impiegato di mezza età che fa vita sedentaria al pensionato che invece ama muoversi, sino al giovane che non sta mai fermo. Ad ogni diversa persona sarà abbinata la dieta del giorno, da portare a casa spendendo il minimo possibile per alimentarsi in salute: vale a dire tre euro». Aggiunge, il professor Calabrese: «Non è un mistero che ormai dai 3 ai 6 milioni di cittadini non abbienti, soprattutto anziani e pensionati, si privino di cibi importanti per il buon funzionamento dell’organismo: lo fanno perchè pensano erroneamente che si possa vivere bene soltanto di carboidrati». Il progetto, messo in cantiere dal Piemonte, può rappresentare una contromisura semplice, ma efficace per combattere la malnutrizione arrivando alla fine del mese. Poco prima del debutto dell’iniziativa, fanno sapere dalla Regione, l’elenco dei negozi che proporranno la Social Diet verrà pubblicato su giornali e pieghevoli pubblicitari da distribuire nei negozi.  Gli alimenti-capisaldo di questi menu sani, nutrienti ed economici? Latte, pollo, pesce azzurro e verdure (indispensabili sia per le vitamine sia per le fibre). In alternativa una porzione di formaggio fresco o di carne cruda, magari condita con olio e limone. Alimenti sani, insomma, quelli genuini della tradizione mediterranea, che alla fine costeranno più o meno come un toast consumato al bancone del bar.

FONTE: lastampa.it

venerdì 30 gennaio 2009

Cybercrimine, oltre mille miliardi di danni alle aziende

Le imprese rischiano di essere fortemente danneggiate a causa dei furti di dati e di altri crimini informatici. La società specializzata in sicurezza McAfee ha quantificato costi superiori ai mille miliardi di dollari, monitorando il rapido incremento di software malevoli registrato lo scorso anno.  L'amministratore delegato David DeWalt riporta i dati dello studio, nel corso del World Economic Forum di Davos, in Svizzera: "il malware è aumentato lo scorso anno del 400%. Si tratta di un tipo molto insidioso, studiato per rubare dati, identità, danaro e in molti casi la sua dimensione e il suo livello di raffinatezza sono molto allarmanti".    L'indagine tra 800 aziende di otto Paesi ha rilevato che l'80% del malware punta a un guadagno finanziario, diversamente da virus e bachi tradizionali che hanno valore di disturbo. Nella ricerca, il 42% delle imprese hanno detto che la principale minaccia singola alla sicurezza dei loro dati è rappresentata dai dipendenti che sono stati licenziati.  L'aumento di disponibilità e potenza di apparecchi portatili come telefonini, laptop, e memorie Usb, ha reso più facile il furto di dati. E le catene di forniture globali significano che i dati sensibili sono spesso archiviati all'estero. La ricerca ha inoltre riscontrato che la società media ha 12 milioni di dollari di dati archiviati al di fuori del suo paese d'origine, spesso in Paesi che hanno leggi carenti in materia di tutela di proprietà intellettuali.  I dati persi per errore o rubati possono essere costosi da rimpiazzare e possono danneggiare la reputazione e il marchio di un'azienda. Nell'aprile dello scorso anno, la catena di discount Tjx ha detto che avrebbe pagato sino a 24 milioni di dollari un accordo extragiudiziale con MasterCard per una falla nel sistema di sicurezza che ha messo in pericolo i dati di decine di milioni di clienti. Il governo britannico è stato più volte in una situazione imbarazzante per la perdita di dati, come quando l'autorità fiscale del Paese ha perso i dati di 25 milioni di contribuenti esponendoli al rischio di furti di identità e frodi. 


FONTE: lastampa.it

mercoledì 28 gennaio 2009

Nazca, i misteri delle linee "Erano cammini sacri"

In Perù quasi 2000 anni fa gli indigeni tracciarono strade a forma d'animali. E le teorie sugli extraterrestri...

È il mistero più dibattuto della civiltà precolombiana: le linee di Nazca, nel Perù meridionale, si estendono per 400 chilometri quadrati. Ma per ammirarle bisogna salire su un piccolo aereo o su una mongolfiera. E per capirle va fatto un salto nel tempo di oltre 2000 anni. L'archeologo Tomasz Gorka, dell'università di Monaco, come riferisce la rivista New Scientist, è arrivato a una conclusione: il colibrì, la scimmia, il ragno, il condor e tutte le altre figure erano il tracciato di cammini sacri. Vanno in archivio, fino a prova contraria, le teorie sull'arrivo di extraterrestri o creature sconosciute. Anche se il dubbio resta: enormi disegni visibili solo dall'alto, nessuna montagna nelle vicinanze. Uno spettacolo affascinante che attira migliaia di turisti ogni anno. 


"Le linee di Nazca erano dei sentieri rituali, questo è già stato segnalato in passato - spiega Giuseppe Orefici, direttore del Centro Italiano Studi e Ricerche Precolombiane - la simbologia raffigurata è infatti la stessa che troviamo sugli oggetti di terracotta. Si tratta di immagini che invocano la divinità, realizzate con un sistema molto semplice, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto". 

Gorka ha analizzato cinque geoglifi, concentrandosi sulle figure trapezoidali e misurando le anomalie del campo magnetico terrestre provocate da alcuni cambiamenti della densità del suolo a varie profondità. Lui e la sua équipe hanno percorso l'intero sito archeologico palmo su palmo con rilevatori terrestri manuali. "Abbiamo trovato molte altre linee - ha spiegato - all'interno delle figure trapezoidali, che non è possibile vedere neppure dall'alto. I geoglifi che osserviamo oggi sono l'ultimo stadio di un lungo processo di costruzione durante il quale l'intero complesso di disegni è stato costantemente modificato, rimodellato, cancellato e stravolto da un utilizzo progressivo". 

In pratica i Nazca celebravano l'orca marina, il felino e tutte le altre divinità legate al culto dell'acqua e della fertilità camminando. Per chilometri e chilometri. Del resto, a questa antica civiltà peruviana fiorita fra il 300 a. C. e il 700 d. C. piaceva organizzare le cose in grande. Durante le feste religiose, per raccogliere i fedeli distribuiti su un territorio largo 1000 chilometri e altrettanto lungo si usava il gigantesco centro cerimoniale di Cahuachi, che però venne distrutto da un'alluvione nel 450 d. C. A quel punto i Nazca decisero di celebrare le divinità utilizzando solo i cammini sacri, oggi definiti "linee di Nazca", per gli indigeni "il deserto che parla". Le linee sono state realizzare con un tracciato unico, ad un'unica entrata e un'unica uscita, e ogni disegno finisce così come comincia. Questo è stato uno dei primi indizi che hanno portato alla teoria dei percorsi calpestabili. Tutto è stato realizzato rimuovendo le pietre dalla superficie del deserto e creando un contrasto con il pietrisco sottostante, più chiaro. La pianura di Nazca è ventosa, ma le rocce della superficie assorbono bene il calore e permettono all'aria di alzarsi, proteggendo il suolo. Grazie a questo sistema i disegni giganti sono rimasti intatti per migliaia di anni. 

Il primo ad avvistarli fu l'aviatore Toribio Mija nel 1927, durante uno dei primi voli di linea sull'area. A lui sembrarono subito strade, ma gli studiosi impiegarono anni prima di cominciare a capirci qualcosa. Nel 1939 l'archeologo americano Paul Kosok studiò le linee trapezoidali ma solamente dal 1946, grazie alla tedesca Maria Reiche, si fecero ricerche approfondite sul loro significato. Secondo l'astrologa dietro linee e disegni ci sarebbe un calendario astronomico, e c'è addirittura chi pensa si tratti di piste d'atterraggio per extraterrestri. Come se non fosse abbastanza incredibile la teoria di un popolo che disegna se stesso per parlare con Dio. 

FONTE: Sara Ficocelli (repubblica.it)

martedì 27 gennaio 2009

UN PO' SMEMORATI? PROVATE A MANGIAR MENO

Mangiare meno puo' aiutare a migliorare la memoria e a prevenire o ritardare l'insorgenza dell'Alzheimer e di altre forme di demenza senile. Il nuovo incitamento a mangiar meno arriva da un gruppo di scienziati tedeschi. E lo studio, pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", suggerisce che piccoli cambiamenti nello stile di vita possono aiutare a ritardare l'insorgenza di malattie collegate all'avanzare dell'eta'. Gia' nel passato studi realizzati sulle cavie avevano dimostrato che una dieta con il 30 per cento di calorie in meno migliora la memoria. Ma questo e' il primo studio sugli esseri umani che "dimostra come la restrizione calorica puo' migliorare il funzionamento della memoria negli anziani", ha spiegato Agnes Floe, la neurologa che ha guidato studio. Si calcola che siano circa 24 milioni le persone che attualmente nel mondo accusino perdita di memoria, abbiano problemi con l'orientamento oppure altri sintomi collegati alla demenza senile;e si ritiene che il numero di persone in queste condizioni potrebbe quadruplicare entro il 2040. Floel e il suo team hanno lavorato con 50 volontari, in media sessantenni, e li hanno divisi in tre gruppi: un gruppo e' stato affidato a un dietista perche riducessero di un terzo le calorie ingerite giornalmente; a un secondo gruppo non e' stata data alcuna restrizione alimentare; mentre al terzo e' stato chiesto di mangiare maggiori quantita' di cibo contenente acidi grassi insaturi, tipo olio d'oliva e pesce. Al termine di tre mesi di sperimentazione, questi ultimi non hanno avuto alcun miglioramento sul piano della memoria. Il gruppo che ha mangiato meno invece ha fatto registrare miglioramenti tra il 10 e il 20 per cento nei test mnemonici. Il team adesso sta realizzando un trial piu' ampio usando scansioni cerebrali per capire meglio come mai mangiare meno migliori le funzioni mentali; un'ipotesi e' che tutto sia legato ai minori livelli di insulina, un'altra che dipenda dalla ridotta produzione di "radicali liberi".

FONTE: agi.it

lunedì 26 gennaio 2009

NESSUN DANNO NEUROLOGICO DAI VACCINI AL MERCURIO

Non c'e' alcun legame tra i vaccini con conservanti al mercurio e i ritardi dello sviluppo neuropsicologico nell'infanzia. E' la conclusione di uno studio epidemiologico pubblicato oggi su Pediatrics e coordinato dai ricercatori dell'Istituto superiore di sanita' (Iss), in collaborazione con i colleghi dell'universita' di Padova e quelli dell'ospedale Bambino Gesu' di Roma. "Il legame tra i vaccini contenenti tiomersale, somministrati nel corso dell'infanzia, e la comparsa di deficit neuropsicologici come autismo, tic motori, ritardo mentale, disturbi del linguaggio e deficit dell'attenzione da iperattivita' - si legge nella relazione dell'Iss - e' allo stato attuale della ricerca, inconsistente". L'analisi e' stata svolta su 1403 bambini italiani a 10 anni di distanza dalla vaccinazione antipertosse. I bambini, di cui si conosce esattamente la quantita' di tiomersale assunta, sono stati sottoposti dagli psicologi ad una serie di prove, ma i risultati dei vari test "per identificare differenze peggiorative tra i bambini che avevano ricevuto con le vaccinazioni del primo anno di vita quantita' di tiomersale maggiori (137,5 mcg: 697 bambini), rispetto a chi ne aveva assunto quantita' totali minori (62,5 mcg: 706 bambini), sono risultati irrilevanti".


FONTE: agi.it

domenica 25 gennaio 2009

Cellule staminali adulte: a Modena nasce il Centro di medicina rigenerativa


«Rendere curabili patologie devastanti, senza reali terapie, fino ad oggi destinate a trattamenti medici di lunga durata e spesso di limitata efficacia»: nasce con questo obiettivo il Centro di Medicina Rigenerativa «Stefano Ferrari» dell’Università di Modena e Reggio, che si candida come il polo più avanzato a livello mondiale nella ricerca e nelle applicazioni terapeutiche delle cellule staminali epiteliali. Il Centro, guidato dal prof. Michele De Luca, uno dei pionieri in quest’area di ricerca, è stato realizzato interamente grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che ha finanziato il progetto con un investimento di circa 13 milioni di euro. La medicina rigenerativa rappresenta oggi una delle più promettenti frontiere della medicina, che studia la biologia e le applicazioni delle cellule staminali finalizzata alla ricostruzione di tessuti danneggiati. E’ basata sulla capacità di espandere in coltura popolazioni di cellule staminali e di condizionarne il differenziamento verso il tipo cellulare caratteristico del tessuto che si cerca di ricostruire.  Il Centro di Medicina Rigenerativa «Stefano Ferrari» dell’Università di Modena e Reggio nasce con l’obiettivo fondamentale di curare - attraverso la ricerca e sviluppo dellecellule staminali adulte - patologie che non hanno terapie alternative: in particolare, è il punto di riferimento a livello mondiale per la ricostruzione degli epiteli di rivestimento compromessi e per la terapia genica di malattie dermatologiche rare ad oggi senza possibilità di cura, quale l’epidermolisi bollosa. Di particolare importanza la ricerca e le applicazioni terapeutiche delle cellule staminali degli epiteli di rivestimento: ai giorni nostri, infatti, l’impiego in clinica delle cellule staminali degli epiteli di rivestimento è una realtà terapeutica, elemento significativo se si pensa che la maggior parte dei trattamenti basati sull’impiego di cellule staminali è, nelle situazioni più avanzate, in fase di sperimentazione clinica e, ben più spesso, in sperimentazione pre-clinica. Due le linee di ricerca sviluppate nel Centro: «Terapia cellulare», coordinata dalla prof. ssa Graziella Pellegrini, e «Terapia genica», coordinata dal prof. Fulvio Mavilio. Oltre alle terapie consolidate che riguardano l’epidermide e la cornea, gli sforzi dei prossimi anni saranno finalizzati allo sviluppo di nuovi protocolli di medicina rigenerativa mediante altre cellule staminali epiteliali per la ricostruzione di tessuti quali ad esempio la mucosa uretrale, la mucosa del cavo orale e, attraverso la collaborazione con ricercatori che si occupano di cellule staminali del tessuto connettivo, all’individuazione di efficaci terapie che si rendono necessarie di fronte a grandi perdite di tessuti come nel caso delle ulcere diabetiche. Un altro carattere di eccezionalità del Centro è rappresentato dall’essere un «vivaio» di nuove professionalità: infatti qui si creano nuove figure professionali nel campo sia della medicina rigenerativa sia traslazionale, che consentono il trasferimento diretto e l’applicazione immediata dei risultati della ricerca clinica e medica al paziente.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 21 gennaio 2009

Dentista: più beneficiari per gli sconti

Piu' beneficiari per gli sconti dal dentista. Potranno infatti accedere a visita con ablazione del tartaro a 80 euro, estrazione a 60 euro e sigillatura dei solchi dei molari e premolari a 25 euro, protesi dai 550 agli 800 euro tutti i cittadini con reddito non superiore ai 10.000 euro, con eta' fino a 6 e sopra i 65 anni, quelli con stesso reddito ma con esenzione totale per patologie croniche, invalidanti e invalidi al 100%, disabili e titolari di 'social card'. E' il risultato del nuovo accordo tra il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, l'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) e l'Associazione odontoiatri cattolici italiani (Oci) pubblicato sul sito del ministero. Resta comunque valido il diritto ai "prezzi stracciati" per coloro che hanno un reddito non superiore agli 8.000 euro indipendentemente dall'eta' e, limitatamente alle visite, per le donne in gravidanza. I pazienti dovranno presentare al medico una dichiarazione sostitutiva di certificazione, che l'odontoiatra dovra' conservare a dimostrazione dell'emissione della parcella ad onorario ridotto. Gli iscritti all'Albo degli odontoiatri potranno aderire all'accordo su base volontaria, e una volta aderito dovranno applicare per i beneficiari gli stessi standard di qualita' e gli stessi tempi di attesa. L'accordo e' stato siglato dai rappresentanti delle Associazioni di categoria e dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio.

FONTE: agi.it

martedì 20 gennaio 2009

MANO BIONICA IMPIANTATA A STUDENTE INGLESE

E' il secondo paziente inglesecui viene impiantata una mano "bionica": Evan Reynolds, 19 anni, di Haslemere nel Surrey, si e' rivolto all'azienda scozzese Touch Bionics che ha sviluppato la rivoluzionaria mano artificiale i-Limb, capace di regolare la presa a seconda degli oggetti che afferra e di muovere separatamente le cinque dita. Il giovane Evan aveva perso la mano in un incidente in automobile. Appassionato di sport e studente di biologia alla University of West of England in Bristol, dopo l'amputazione della mano ha cercato di continuare con la sua vita di sempre, ma ha dovuto rinunciare al sogno di arruolarsi nell'esercito. Finche' il fratello ha visto in televisione un reportage sull'arto bionico i-Limb, gia' impiantato su un primo paziente inglese. Ha percio' suggerito a Evan di rivolgersi alla Touch Bionics e di farsi impiantare anche lui il rivoluzionario arto artificiale da 10.000 sterline. "Ora posso fare tutto quello che facevo prima con la mia mano", ha dichiarato Evan. "Pelare una carota, afferrare una palla, tenere una bottiglia d'acqua, mangiare le patatine da un sacchetto". La mano i-Limb e' il frutto di 20 anni di ricerca e sviluppo. Nel 2008 e' stata eletta dalla rivista Time tra le 50 principali innovazioni dell'anno. Nel mondo gia' circa 450 persone, la maggior parte in America, sono tornate a una vita normale grazie alla mano della Touch Bionics. La mano viene infilata sulla parte dell'arto monca e funziona grazie a dei sensori che captano le correnti mioelettriche nei muscoli della parte restante dell'arto e le trasmettono, tramite una batteria ricaricabile, alla mano artificiale. i-Limb e' disponibile anche in Italia; il costo e' elevato ma i medici ricordano gli enormi vantaggi: articolazione completa di tutte le dita; prensilita' e controllo della presa; rotazione del pollice, opponibile a indice e medio; totale aderenza e presa di tutta la superficie del palmo; presa completa e di precisione; estetica personalizzabile.

FONTE: agi.it

lunedì 19 gennaio 2009

Arriva la pillola della memoria


Presto gli esami non saranno più degli ostacoli e tutti si ricorderanno dei compleanni degli amici

Grazie alla "pillola della memoria" nei prossimi anni difficilmente il nostro cervello dimenticherà qualcosa. Studiare per gli esami potrebbe, infatti, diventare un gioco da ragazzi e dimenticare un compleanno o un anniversario importante potrebbe essere soltanto un ricordo.  La pillola è stata pensata per aiutare i malati di Alzheimer, ma non è escluso - secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph - che possa essere venduta in dosaggi più lievi anche per tutti coloro che non vogliono dimenticare. La "pillola della memoria" ha l’effetto di rafforzare le capacità cognitive, indebolite a causa di qualche malattia o dall’avanzare dell’età. Steven Ferris, neurologo ed ex membro della commissione della "Food and drug administration", ha dichiarato che «una versione più "leggera" della pillola potrebbe essere disponibile anche per la parte della popolazione che non ha particolari problemi cognitivi. La mia opinione - ha sottolineato il medico - è che si potrebbe ottenere l’approvazione a condizione che venga dimostrata la sicurezza e l’efficacia dei farmaci».  Nel frattempo, almeno nel Regno Unito, è in atto un fenomeno che ha sollevato non poche polemiche. Si è scoperto che molti soggetti sani fanno utilizzo di farmaci per migliorare le proprie prestazioni mentali. Ad esempio il "Provigil", creato per trattare la narcolessia, è stato assunto da alcuni studenti per restare svegli mentre il "Ritalin", utilizzato per il trattamento dei disturbi da Deficit di Attenzione e Iperattività, sono stati assunti per migliorare la concentrazione». Ci sono però alcuni rischi che dovrebbero essere considerati, ad esempio, il possibile aumento della pressione sanguigna. Il problema, però, è la difficoltà nel controllare gli acquisti sul web. «È difficile - ha detto Barbara Sahakian, docente di neuropsicologia clinica dell’Università di Cambridge - quantificare l’entità del fenomeno, ma purtroppo è sicuramente in crescita».

FONTE: lastampa.it

domenica 18 gennaio 2009

OPERE D'ARTE PER FINANZIARE LA RICERCA


Centotrentasei opere d'arte di maestri di fama internazioanale per sostenere e promuovere la ricerca scientifica d'eccellenza. Torna anche quest'anno "Arte e solidarieta' per la ricerca" l'iniziativa promossa a Firenze dalla Fondazione di Farmacogenomica FiorGen Onlus. Da lunedi' 19 gennaio a sabato 24 gennaio in programma la quarta edizione. 136 capolavori di maestri del calibro di Vangi, Mitoraj, Faraoni, Theimer, Possenti, Spender, Calonaci, Maranghi, Alinari potranno essere ammirati nei locali del Museo archeologico nazionale di Firenze. Tutte le opere donate dagli artisti saranno messe all'asta il 24 gennaio 2009 nel Salone del Nicchio del Museo Archeologico. Come dichiarato da Paolo Asso "colpisce la grande generosita' degli artisti, che con la loro sensibilita' capiscono l'importanza della ricerca scientifica in Italia" e aggiunge ancora "quello che raccoglieremo dall'asta sara' destinato interamente a finanziare giovani laureati che vorranno partecipare alla ricerca scientifica, dando loro l'opportunita' di farlo in Italia senza essere costretti ad andare all'Estero." FiorGen nasce dalla volonta' della Camera di Commercio di Firenze e dall'Universita' degli Studi di Firenze ed e' finanziata dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze oltre che dalle donazioni dei soci. Molte sono le attivita' di ricerca sostenute da FiorGen in particolare, come spiega la Prof.ssa Banci "Fiorgen e' impegnata a sviluppare nuovi approcci e metodologie per la diagnosi precoce di malattie, come cancro, insorgenza di metastasi, diabete e patologie epatiche. Sta anche sviluppando progetti su malattie genetiche. Ha individuato il meccansimo cui l'enzima SOD, coinvolto nella SLA, si aggrega, step iniziale del processo neurodegenerativo. Queste ricerche hanno gettato le basi per studi mirati alla comprensione dei fattori che determinano l'insorgenza della SLA." La manifestazione e' realizzata grazie alla generosa partecipazione di alcune aziende che hanno messo a disposizione la loro professionalita' nei diversi settori: Convivium Firenze, Mauro Pagliai Editore, Pasticceria Giorgio, La via del Te', IPh, Il Bussetto, C-Group servizi web, la Fondazione Fiorentina Onlus, la Galleria Tornabuoni e proprio ieri anche la Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno ha donato un'opera che verra' messa all'asta con le altre. Una frase di Maurizio Vanni, museologo e critico d'arte, ben rispecchia la sinergia che si e' creata in questa occasione: "Ognuno e' artefice del proprio destino, ma, spesso, potrebbe esserlo anche per quello degli altri."

FONTE: agi.it

sabato 17 gennaio 2009

SCOPERTA PROTEINA CHIAVE PER LA MORTE CELLULARE

Identificata una piccola proteina intracellulare che consente alle cellule di attivare il processo di morte programmata, definito come 'apoptosi'. La scoperta potrebbe portare alla creazione di nuovi farmaci antitumorali piu' efficaci. Ad annunciarlo e' stato un gruppo di ricercatori dell'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University in uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Biological Chemistry. In risposta allo stress o all'invecchiamento naturale, molte cellule a un certo punto innescano un programma di suicidio programmato. Le cellule tumorali spesso diventano 'immortali' e pericolose perche' in grado di sospendere l'apoptosi. I ricercatori hanno dimostrato che la proteina 'p115', all'inizio dell'apoptosi, si spezza in due parti, la piu' piccola delle quali collabora a mantenere attivo il processo apoptotico. Si tratta di una scoperta importante per la lotta ai tumori.




FONTE: agi.it

venerdì 16 gennaio 2009

Metano su Marte: si pensa a un'origine biologica


Confermata la presenza del gas. Potrebbe essersi formato da decomposizione di vegetali o animali

Allora il metano sembra ci sia per davvero su Marte e questo significa che la ricerca della vita a cui il gas può essere legato, si va facendo più interessante. Se ne discute da qualche anno, da quando nel 2004, in particolare, il professor Vittorio Formisano, dell’Istituto di fisica dello spazio interplanetario, riferiva di averne trovato traccia esaminando i dati trasmessi dalla sonda Mars Express dell’Esa. Altri gruppi avevano poi dimostrato questa possibilità ma le discussioni sono continuate. Adesso Michael J.Mumma del Goddard Space Flight Center della Nasa ha precisato in una conferenza stampa e scritto sulla rivista americana Science di aver trovato consistenti quantità di metano provenienti da tre zone: Nili Fossae, Terra Sabae e Syrtis Major. Il gas rilevato esce dal suolo al ritmo di 0,6 chilogrammi al secondo e si è calcolato che nell’estate marziana 2003 nel giro di pochi mesi siano uscite circa 21 mila tonnellate di metano. «Questa è la prova definitiva della sua presenza su Marte» nota Mumma che indaga tale possibilità a partire dal 2001. Ora ha analizzato la luce riflessa dalle zone interessate notando attraverso l’analisi spettroscopica l’assorbimento di alcune righe che testimoniano la presenza del prezioso gas. Le discussioni in passato si erano accese anche perché delle osservazioni nel 2006 sembravano dimostrare che buona parte dello stesso gas fosse scomparsa. Approfondendo lo studio il risultato è stato diverso.

DA DOVE VIENE? - Ma adesso si pone la questione fondamentale della sua origine e qui i ricercatori sono ancora grandemente divisi. La provenienza, si spiega, può derivare da processi biologici (digestione animale o imputridimento di animali o vegetali) oppure per cambiamenti geologici, attività vulcanica o sorgenti calde sotterranee. Di queste ultime però le prove sono scarse e quindi oggi il partito dei sostenitori della tesi biologica sembra essere molto forte. «Forse dobbiamo pensare che nelle profondità marziane la vita sia davvero nascosta anche oggi» nota Lisa M.Pratt dell’Università dell’Indiana. Restano le difficoltà della rilevazione del metano adesso effettuata da Terra con i telescopi delle Hawaii. Naturalmente ora sia guarda all’esplorazione effettuata con le sonde e i robot per trovare conferma. E la prossima spedizione del grande rover Mars Science Laboratory della Nasa delle dimensioni di un SUV alimentato con energia nucleare sembra essere l’occasione adatta. La partenza di questo rover è stata rinviata al 2011 per difficoltà nella costruzione ed uno dei suoi possibili obiettivi di sbarco era proprio Nili Fossae che poi era stato però cambiato. Ora visto il rinvio, alla Nasa stanno considerando il ripristino della meta proprio per verificare se l’area è ricca di emissioni metanifere. La discussione si sta facendo sempre più interessante.

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

giovedì 15 gennaio 2009

Chewing gum all'insulina per curare il diabete

La soluzione del futuro per contrastare diabete in aumento
Un chewing gum all’insulina per curare il diabete. Forse, potrebbe essere questo il modo più semplice ed efficace per somministrare insulina a chi si ammala di diabete ed arginare un’epidemia che sta dilagando nei paesi industrializzati. Nel passato, gli scienziati si sono molto impegnati su questo fronte: si è cominciato con la pillola, un modo facile per prendere insulina per via orale. Ma molti studi hanno dimostrato che l’insulina viene degradata nell’ambiente intestinale e che quei pochi enzimi che riescono a sopravvivere non raggiungono facilmente il flusso sanguigno. Nel 2006 è arrivato dall’America anche l’inalatore per insulina, ma è stato presto ritirato dal mercato quando si è visto che il costo non ripagava l’efficacia. Ora Robert Doyle, un chimico della Syracuse University nello stato di New York, riferisce su New Scientist di aver trovato una soluzione al problema per una facile, ma efficace somministrazione dell’insulina. Innanzitutto, sottolinea Doyle, l’organismo ha un meccanismo specifico per proteggere ed assorbire molecole che come quella dell’insulina, possono essere danneggiate quando si trovano nell’intestino. La vitamina B12, ad esempio, è protetta da una proteina della saliva che si chiama aptocorrina, che nella bocca si lega alla vitamina e la protegge fin nello stomaco. Una volta raggiunto l’intestino smette il suo ruolo protettivo e subentra un’altra sostanza chimica che, oltre a proteggere la vitamina B12 l’aiuta a passare nel flusso sanguigno. Secondo Doyle, dunque, bisognerebbe legare la molecola dell’insulina a quella della vitamina B12 ,uno stratagemma per poterla traghettare nell’intestino e poi nel flusso sanguigno senza danni in modo che possa iniziare a fare il suo lavoro terapeutico. Lo scienziato riferisce di aver sperimentato con successo questa possibilità su topi di laboratorio. Per ora la sperimentazione su modello animale è stato fatta usando il medicinale in forma liquida, ma secondo gli scienziati, per farla funzionare anche sull’uomo, si potrebbe provare con la gomma da masticare. Masticando si produce, infatti, una grande quantità di saliva, un modo per fornire all’insulina la quantità necessaria di proteina per entrare nel flusso sanguigno.


FONTE: lastampa.it

mercoledì 14 gennaio 2009

Skyfarming, l'orto verticale il progetto piace alle metropoli


L'idea del ricercatore Despommier: fattorie-grattacielo a impatto zero per riciclare e produrre localmente. Il tutto puntando sulla crisi del mercato immobiliare

l profilo urbano di posti come Manhattan e Chicago potrebbe essere presto trasformato dallo skyfarming, ovvero dall'introduzione di torri agricole per la produzione di cibo a basso costo e di basso impatto ambientale. Edifici nei quali i suini verrebbero allevati al quinto piano, i polli al sesto e gli ovini al settimo (tanto per fare un esempio) mentre ai piani più alti si coltiverebbero legumi, vigne, ortaggi e tutte le varietà vegetali che hanno bisogno di tanta acqua per crescere. Non solo un tentativo di fornire le città di un modo per garantirsi l'approvvigionamento di cibi coltivati localmente e con metodi organici, ma anche una risposta ai problemi ambientali più pressanti del momento.  Impostate secondo i più stretti principi dello "zero waste", cioè "rifiuti zero", le fattorie verticali, nel progetto, tendono a utilizzare al massimo le risorse e a riutilizzare gli scarti. L'acqua usata per irrigare i raccolti situati ai piani superiori percolerebbe lentamente verso i piani inferiori per irrigare grano, frutta e verdura mentre i rifiuti - quelli non utilizzati come mangime per gli animali dei piani più bassi - finirebbero nei sotterranei con gli altri scarti organici per essere trasformati, grazie a fornaci termovoltaiche, in "bio-palline" di combustibile ultracompresso che, producendo tanta energia, finirebbe col generare l'elettricità utilizzata dall'edificio. Quanti ai rifiuti, questi verrebbero ridotti al minimo attraverso un rigorosissimo programa di riciclaggio che finirebbe col recuperare anche il vapore acqueo emesso da piante e animali. Trasformato in acqua pura, verrebbe imbottigliato per la vendita al dettaglio nei ristoranti e nei supermercati situati ai livelli più bassi dell'edificio. Il tutto in un ambiente superclimatizzato. L'idea dello skyfarming, finora sperimentata solo in piccoli edifici di comunità ecosostenibili dell'Arizona e della California, ha ricevuto un improvviso impulso dalla crisi immobiliare statunitense. Colpito dall'ondata di fallimenti aziendali, il settore immobiliare per il commercio sta registrando un'incidenza di edifici vuoti che ricorda quella degli inzi degli anni '80, quando interi isolati erano completamente spopolati. Nelle downtown (i centri finanziari) delle metropoli, ora abbondano edifici vuoti che potrebbero essere riconvertiti in aziende agricole a carattere urbano. Secondo gli esperti, nella sola New York se ne potrebbero costruire in poco tempo oltre una quindicina, ciascuna in grado di produrre cibo sufficiente a soddisfare oltre 75 mila persone. Se se ne costruissero 160, si potrebbe sfamare l'intera popolazione della Big Apple. Il numero dei centri urbani che hanno espresso interesse per la nuova proposta, oltre a New York, va da Toronto a Seattle e da San Francisco a Los Angeles. Anche Las Vegas, dove quella di ricreare i simboli architettonici di altri luoghi del mondo è un'arte, sta pianificando una skyfarm di trenta piani. Mentre Shangai, Corea del Sud, Abu Dabi e Emirati Arabi - dove la disponibilità di suolo coltivabile è per ragioni di forza maggiore una risorsa scarseggiante - si sono affrettati a chiedere progetti di fattibilità. Lanciata circa cinque anni fa in maniera provocatoria da Dickson Despommier, docente di Salute pubblica e microbiologia alla Columbia University, l'idea del vertical farming non ci ha messo molto ad attecchire accendendo la fantasia di amministratori locali e architetti di grido. Il sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, ne è un sotenitore convinto mentre a New York l'ipotesi è stata abbracciata da Scott Stringer, presidente del consiglio di quartiere di Manhattan, che ha ordinato uno studio di fattibilità da presentare al sindaco Michael Bloomberg, entro la fine di Febbraio. "Non disponiamo di molta terra coltivabile, ma a Manhattan il cielo non ha limiti", ha detto Stringer. In una fase in cui gli Stati Uniti si apprestano a lanciarsi in un'opera di riconversione ecosostenibile delle metropoli, i sindaci sono disposti a sposare anche le idee più futuristiche pur di ridurre la dipendenza da risorse straniere. Tra gli architetti di grido attratti dall'idea si distinguono invece il francese Pierre Satroux, l'americano Chris Jacobs, l'australiano Oliver Foster, il canadese Gordon Graff e il polacco Daniel Libeskind. I loro progetti sono degli ibridi architettonici con riferimenti stilistici che spaziano dai giardini pendenti di Babilonia alla Biosfera del deserto dell'Arizona con un tocco di SimCity e Second Life. Ma non tutti sono entusiasti dell'idea di Despommier, che alla sua idea ha dedicato un sito internet. Secondo Jeffrey Kaufman, professore di Pianificazione urbana all'Università del Wisconsin a Madison, Despommier tende a strafare. "Perché trenta piani? Sei basterebbero. Il concetto è interessante ma è estremizzato". Per Armand Carbonell, direttore del Dipartimento di Pianificazione urbana del Lincoln Institute of Land Policy, il problema è di un altro ordine: a un costo nominale di circa 200 milioni di dollari l'impresa rischia di essere antieconomica. "Siamo sicuri - osserva Carbonell - che un pomodoro risucirebbe a battere un banchiere per l'affitto di di un grattacielo nella parte sud di Mahattan? Scommetto che il banchiere pagherebbe di più". 

FONTE: repubblica.it

martedì 13 gennaio 2009

Scoperti dei coralli bianchi nell'Adriatico

La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell’Adriatico importanti vestigia dell’ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini. La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell’innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale. «I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell’Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri - spiega Marco Taviani, ricercatore dell’Ismar-Cnr e responsabile della missione -. La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani. Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest’anno anche il nuovo progetto Hermione dell’UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli».  La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell’area medio-adriatica. Le registrazioni mediante il Side Scan Sonar dell’Urania hanno però sorprendentemente rivelato che le scogliere, contro ogni aspettativa, non erano rappresentate dal corallo giallo (presente in minima parte) ma al contrario da corallo bianco, soprattutto colonie arborescenti di Lophelia prolifera e Madrepora oculata, di cui esisteva qualche sporadica segnalazione soprattutto in acque croate. La presenza di vere e proprie scogliere nella zona del medio Adriatico è dunque giunta del tutto inattesa. «Il corallo bianco rinvenuto è rappresentato da esemplari di notevoli dimensioni e spessore, perfettamente conservati ma non viventi, coperti da un sottilissimo velo di fango - continua Taviani -. Fino all’elaborazione dei dati possiamo solo ipotizzare le cause della morte dei coralli. È probabile che questo tipo di scogliere prosperassero nel medio Adriatico alla fine dell’ultima età glaciale, circa 11-12000 anni fa, quando il livello marino era più basso, e che un repentino infangamento li abbia soffocati. A tutt’oggi, solo nei fiordi della Norvegia si rinvengono scogliere a Lophelia a modesta profondità». 

FONTE: lastampa.it

lunedì 12 gennaio 2009

Un orologio con Gps per controllare dove sono i figli


I genitori inglesi potranno controllare dove si trovano i propri figli grazie ad un nuvo orologio appena arrivato sul mercato dotato di sistema satellitare. Num8, questo il nome del gadget in vendita al costo di 149 sterline, contiene un chip simile a quello dei navigatori satellitari e che fa sì che i genitori possano localizzare, su un’apposita pagina internet, dove si trovano i figli con un margine di errore di tre metri soltanto. Steve Salmon, direttore di Lok8u, la società produttrice dell’orologio, ha dichiarato al Guardian di sperare che il gadget permetta ai ragazzi di avere più libertà. «Solo al 20% dei bambini oggi è concesso di giocare fuori casa. La mia speranza è che Num8 serva ai genitori a sentirsi più sicuri quando i loro bambini escono di casa. Non è la prima volta che ai genitori viene offerta la possibilità di controllare i movimenti dei figli tramite Gps, ma questi sistemi erano stati finora inseriti in telefoni cellulari, gadget costosi e dei quali i ragazzi possono liberarsi in fretta. Nel caso di Num8 invece, se il bambino riesce a togliersi o si fa strappare l’orologio, i genitori vengono avvertiti via sms o email.

FONTE: lastampa.it

domenica 11 gennaio 2009

Il Viagra fa bene all'amore e al cuore "Previene gli scompensi cardiaci"


Pubblicato uno studio sui topi da cui si evince che la pillola blu usata nel mondo da 35 milioni di pazienti esalta gli effetti di una proteina in grado di difendere il cuore dai danni dell’ipertensione.

Il viagra fa bene anche al cuore - inteso come organo - e non solo all'amore, ai sentimenti e alla coppia. Secondo uno studio americano  la pillola blu che aiuta gli uomini a superare eventuali defaillance sotto le lenzuola ( in 10 anni è stata assunta da oltre 35 milioni di pazienti in tutto il mondo)  potrebbe rivelarsi una nuova arma per prevenire e trattare lo scompenso cardiaco.  In uno studio sui topi, pubblicato online sul ‘Journal of Clinical Investigation’, un’equipe della Johns Hopkins University ha infatti osservato che il principio attivo del farmaco anti-impotenza esalta gli effetti di una proteina in grado di difendere il cuore dai danni dell’ipertensione. A detta degli scienziati, ciò potrebbe spiegare quanto evidenziato da alcuni cardiologi, ossia che i pazienti trattati con Viagra guadagnavano non solo migliori performance amorose, ma anche cardiache. L’effetto ‘salva cuorè dipenderebbe da un’azione diretta del sildenafil sulla proteina Rgs2, che protegge appunto il muscolo cardiaco dal possibile ‘sfiancamentò causato dalla pressione alta. David Kass e colleghi hanno visto che i topi geneticamente modificati in modo da non produrre Rgs2 morivano nel giro di una settimana quando la loro pressione sanguigna veniva aumentata artificialmente. Al contrario i topi con Rgs2 non morivano, mentre un terzo gruppo di animali dotati della proteina e trattati con Viagra soffriva i danni dell’ipertensione in misura significativamente minore rispetto agli altri due gruppi. Evidentemente «il sildenafil prolunga l’effetto della Rgs2 sul cuore dei topi», spiega Kass, convinto che sulla base di questi risultati «i ricercatori potrebbero sviluppare nuove terapie» anti-scompenso «oppure migliorare le ‘armì già esistenti, compresi gli Ace-inibitori» tra i quali lo stesso Viagra.

FONTE: quotidiano.net

sabato 10 gennaio 2009

Caffè, tè, mirtillo: perché ci aiutano a stare meglio


Il caffè e il tè riducono il rischio di cancro all’endometrio, la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero. Secondo una ricerca pubblicata dall’International Journal of Cancer, nelle consumatrici di caffè e di tè si è riscontrata una minore incidenza di tumore dell’endometrio. Paragonando le consumatrici di tutte e due le bevande con le non consumatrici di nessuna delle due, si è osservata un’associazione inversa, diventata sempre più forte all’aumentare della quantità, dimostrando che caffè e tè insieme possono ridurre il rischio di cancro all’endometrio. La ricerca ha riguardato 1082 donne, di cui la metà con diagnosi di cancro endometriale e l’altra metà con un utero sano e senza diagnosi di precedente tumore di alcun tipo. «I risultati di questa analisi - dice il professor Carlo La Vecchia, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dell’Università di Milano e coautore dello studio - indicano che rispetto alle non bevitrici di caffè, le donne che ne bevono in quantità ridotta o moderata hanno una protezione del 13% sul rischio di ammalarsi di tumore dell’endometrio, mentre quelle che ne bevono in quantità elevata hanno una protezione del 36%». Per soddisfare il palato sono un must, ma ora i mirtilli si confermano come altamente benefici per la nostra salute: questi frutti di bosco sono infatti in grado di inibire la crescita dei tumori e di stimolare il «suicidio» delle cellule cancerose, come dimostra un esperimento su topi con neoplasia all’esofago condotto da esperti dell’Ohio State Comprehensive Cancer Center e pubblicato sulla rivista «Cancer Prevention Research». Secondo gli esperti, le proprietà chemiopreventive del mirtillo sono dovute alla presenza di antocianine, una classe di flavonoidi in grado di ostacolare il percorso del cancro verso lo sviluppo e la diffusione nel nostro organismo. In più, pare che questa sostanza possa indurre l’apoptosi delle cellule neoplastiche. Gary D. Stoner e il suo team lo hanno verificato nutrendo un gruppo di roditori con un estratto concentratissimo di mirtilli, rilevando un chiaro effetto preventivo nei confronti delle neoplasie. Si tratta di una delle prime conferme su modello animale di studi precedenti effettuati in vitro. Secondo gli esperti, che stanno già tentando di procedere con i trial clinici, per godere dei benefici delle antocianine un uomo dovrebbe assumere circa 60 grammi di polvere di mirtillo al giorno. «Ora che sappiamo che l’estratto di antocianine è efficace quanto l’assunzione di frutti interi - assicurano gli esperti - speriamo di poter un giorno utilizzare un mix standardizzato di queste sostanze per combattere i tumori. L’obiettivo è di sostituire la polvere di mirtillo con i soli componenti attivi e poi identificare un modo per distribuirli meglio ai tessuti, incrementandone l’efficacia».


FONTE: lastampa.it

venerdì 9 gennaio 2009

More che proteggono dai tumori


Le antocianine, una classe di flavonoidi contenuti in tali frutti, sono in grado di inibire la crescita di cellule tumorali e di stimolarne l’apoptosi – o morte programmata – in ratti trattati con cancerogeni dei tessuti dell’esofago


Uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Cancer Prevention Research”, organo dell’American Association for Cancer Research, indica alcuni componenti presenti nelle more come importanti nella prevenzione dei tumori. La ricerca, svoltasi presso l’Ohio State Comprehensive Cancer Center, ha concluso infatti che le antocianine, una classe di flavonoidi contenuti in tali frutti, sono in grado di inibire la crescita di cellule tumorali e di stimolarne l’apoptosi – o morte programmata – in ratti trattati con cancerogeni dei tessuti dell’esofago. Agli animali è stata somministrata polvere di more disidratate con dosi di 60 grammi al giorno. “I nostri dati forniscono una forte evidenza di quanto le antocianine siano importanti per la prevenzione del cancro, si tratta dei primi risultati di questo tipo per uno studio in vivo, a conferma di altri studi effettuati su cellule in vitro”, ha commentato Gary D. Stoner, docente del Dipartimento di medicina interna dell’Ohio State University e coautore della ricerca. “Ora che sappiamo che le antocianonine sono efficaci quasi quanto i frutti interi, speriamo di poter dare il via alla valutazione dell’efficacia di questo trattamento anche nell’uomo utilizzando una miscela standardizzata di antocianine.”

FONTE: lescienze.espresso.repubblica.it

giovedì 8 gennaio 2009

Il satellite Fermi scopre dodici stelle pulsar

Individuate anche molte pulsar senza emissioni radio

Fermi, il satellite realizzato dalla NASA, coordinato e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scoperto 12 nuove pulsar (pulsating radio source) che emettono solo radiazione di alta energia, oltre ad aver rivelato raggi gamma da altre 18 già note in precedenza. Scoperte importanti che stanno trasformando la nostra comprensione della natura di questi «bracieri» stellari. Una scoperta, la prima, che secondo Paolo Giommi, direttore del Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, conferma in pieno le grandi aspettative riposte nel satellite Fermi, che nei prossimi anni è destinato a far compiere un grande balzo in avanti nella comprensione sia delle pulsar della nostra Galassia, che di alcuni tipi di galassie attive come i blazar e le radiogalassie. Una pulsar è una stella di neutroni di piccole dimensioni, ma molto densa e altamente magnetizzata che rappresenta il “relitto” e cioè quanto rimane dall’esplosione di una supernova o stella di grande massa che nella fase esplosiva mette fine alla sua vita. Le stelle di neutroni ruotano molto rapidamente come fari cosmici, infatti, la maggior parte di esse sono state scoperte grazie all’emissione di fasci di onde radio, che vengono captati dai radiotelescopi a Terra nella forma di impulsi radio periodici. Le emissioni radio, per quanto facili da rilevare, rappresentano solo alcune parti per milione dell’energia totale di una pulsar, mentre i raggi gamma rappresentano il dieci per cento o più. Per quarant’anni, la comprensione di questi oggetti cosmici si è basata sulle emissioni radio, ma ora, grazie a Fermi, i ricercatori hanno a disposizione un’altra fonte di informazioni per saperne di più sul loro comportamento. «La vera novità - spiega Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) della missione Fermi - non è solo il numero delle classiche pulsar radio rivelate nella radiazione gamma, che passano da 5 a 17, o anche la comparsa di una mezza dozzina di pulsar radio velocissime, mai viste prima d’ora, ma la scoperta di numerose pulsar senza emissione radio. Queste pulsar, sono sorelle, o cugine, di quella Geminga che abbiamo scoperto 30 anni fa e che si rivela essere la capostipite di una numerosa famiglia di stelle di neutroni finora sconosciute, che si pensa siano le responsabili nascoste delle misteriose sorgenti gamma non identificate.» Secondo la Caraveo, le pulsar sono straordinarie dinamo cosmiche, che attraverso processi non ancora del tutto compresi e i potenti campi elettrici e magnetici accelerano le particelle a velocità prossime a quella della luce. I raggi gamma emessi da questi oggetti consentono agli astronomi di scrutare il cuore di questo acceleratore di particelle. In precedenza si pensava che questo tipo di radiazione avesse origine presso le regioni polari e vicino alla superficie della stella, cioè il punto da dove arrivano le emissioni radio. Ma le nuove pulsar che emettono solo in raggi gamma osservate da Fermi portano ad accantonare quell’idea. Ora gli astronomi pensano che gli impulsi di raggi gamma emergano molto al di sopra della stella di neutroni e verrebbero prodotti dalle particelle accelerate lungo archi creati dai campi magnetici, come succede per la Pulsar Vela, che ha un diametro di poco più di 30 km. La scoperta di una nuova classe di sorgenti radio e gamma, tra queste le cosiddette “pulsar al Millisecondo”, così chiamate perché ruotano da 100 a 1000 volte al secondo, secondo Ronaldo Bellazzini, coordinatore del gruppo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nel progetto Fermi, è destinata a dare un grande contributo allo sforzo di decifrazione dei meccanismi di funzionamento di queste misteriose, affascinanti e potenti macchine acceleratrici cosmiche. «Buona parte del merito di queste scoperte - ha detto - sta da un lato nella grande sensibilità ed efficienza dei complessi apparati di rivelazione alla cui realizzazione un contributo importante hanno dato le istituzioni scientifiche italiane e dall’altro nella messa a punto di sofisticati strumenti di analisi dei dati in cui gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo piano».Per la comunità scientifica italiana, questi risultati vanno infatti ad aggiungersi a quelli già ottenuti grazie ad Agile, il satellite tutto italiano per l’astronomia gamma (nato da una collaborazione tra ASI, INAF e INFN) che dal suo lancio, nell’aprile 2007, sta raccogliendo fondamentali informazioni sulle sorgenti gamma dell’Universo e qualche mese fa ha permesso di scoprire la pulsar con emissione gamma PSR J 2021.


FONTE: lastampa.it

mercoledì 7 gennaio 2009

ITALIANO CREA PRIMO DEFIBRILLATORE SENZA FILI

Il nuovo defibrillatore sottocutaneo e' dunque arrivato finalmente alla fase di sperimentazione clinica che coinvolgera' 320 pazienti in tutto il mondo. Il primo intervento e' stato eseguito il 15 dicembre scorso al City Hospital di Auckland, in Nuova Zelanda, da Margaret Hood; i successivi tre impianti sono stati effettuati due giorni dopo al Policlinico San Donato di Milano da una e'quipe coordinata da Riccardo Cappato. Successivamente sono stati eseguiti altri 7 interventi ad Auckland e 3 impianti sono stati realizzati in Olanda da Luc Jordaens, direttore dell'Erasmus Medical Centre dell'Universita' di Rotterdam, per un totale di 14 pazienti trattati a oggi in tutto il mondo. "Tutti i pazienti hanno ripreso la loro vita normale e stanno bene" - racconta Cappato - "Siamo molto soddisfatti della prova di efficacia di questa nuova tecnologia che ha prodotto risultati positivi in tutti i casi". Le alterazioni gravi del ritmo del cuore riguardano complessivamente 250.000 italiani, di cui 170.000 ad elevato rischio di fibrillazione ventricolare, un'accelerazione del battito tanto rapida e tumultuosa da provocare un arresto cardiaco che non lascia scampo alla vittima e che nel nostro Paese provoca ogni anno 60.000 decessi. Unica possibilita' di salvezza, uno shock elettrico che "richiama all'ordine" il battito cardiaco facendolo tornare normale: proprio per garantire la scossa salvavita ai pazienti piu' a rischio, ogni anno in Italia vengono impiantati oltre 10.000 defibrillatori. "Questi apparecchi funzionano come sentinelle: quando il cuore va in tilt, un piccolo generatore situato nel torace fa partire un segnale per l'elettrodo posto nel cuore, costituito da uno o piu' sottili fili elettrici che danno la scarica giusta per farlo tornare a battere" - spiega Cappato - "Il defibrillatore che abbiamo appena impiantato ha la stessa funzione e dimensione di quello standard (e' simile a una saponetta, e in futuro diventera' piu' sottile e flessibile), ma e' completamente sottocutaneo cioe' il catetere con l'elettrodo che da' lo shock salvavita resta fuori da cuore e vasi e viene soltanto "appoggiato" sottopelle vicino allo sterno. L'energia necessaria per dare la giusta scossa elettrica al cuore e' piu' elevata, e i vantaggi sono evidenti. L'inserimento, ad esempio, e' molto piu' semplice e veloce: non dovendo entrare nei vasi e nel cuore, bastano 10-15 minuti di intervento anziche' i consueti 45-60 minuti. Inoltre, le complicanze si riducono del 90% per cento". La procedura attuale invece, dovendo "entrare" nel cuore per il posizionamento dell'elettrodo, rende piu' probabili le infezioni intravascolari e cardiache, la perforazione, l'emorragia (fino al 5 per cento dei casi) e il decesso (nell'1 per mille dei pazienti). Il nuovo apparecchio e' indicato per il 50-60 per cento dei pazienti che devono sottoporsi all'impianto di un defibrillatore e soprattutto per i bambini: "Ogni anno in Italia circa 100 piccoli hanno bisogno dell'impianto di un defibrillatore, ma finora i dispositivi erano troppo grandi per loro. Inoltre, con la crescita del bimbo diventava indispensabile cambiare piu' volte l'elettrodo all'interno del cuore attraverso interventi di espianto e reimpianto che comportavano rischi. - aggiunge Cappato -Entrambi questi fattori hanno spesso costretto i cardiologi.

FONTE: agi.it

martedì 6 gennaio 2009

USA: NASCE PIU' GRANDE PARCO MARINO

Comprendera' le isole statunitensi nell'Oceano Pacifico

Washington annuncia che attorno alle isole Usa del Pacifico sara' creato quello che viene definito 'il piu' vasto parco marino del mondo'. Un'area vasta mezzo milione di chilometri quadrati che comprenderanno la Fossa delle Marianne, il fondale piu' profondo del pianeta, e sui quali saranno proibiti la pesca e lo sfruttamento minerario. Anticipata dal consigliere per l'ambiente dell'Amministrazione uscente, James Connaughton, la notizia sara' annunciata ufficialmente dallo stesso Bush.

FONTE: ansa.it

lunedì 5 gennaio 2009

Witricity: l'elettricità senza fili


In arrivo una nuova generazione di dispositivi in grado di ricaricarsi senza bisogno di attaccarsi alla rete

Al prossimo CES (Consumer Electronics Show) di Las Vegas, la più grande fiera dell'elettronica che si terrà dall' 8 all' 11 gennaio, la start-up californiana PowerBeam mostrerà al mondo un innovativo sistema in grado di trasformare l'elettricità in un laser invisibile che trasmette il calore a una cella fotovoltaica che lo riconverte poi in elettricità, utile per ricaricare piccoli dispositivi in modalità wireless.

ADDIO CAVI E CARICABATTERIE - A quanto pare, dunque, è infine arrivato il momento dell'energia senza fili - la cosiddetta WiTricity (wireless electricity), già oggetto di una ricerca dello scorso anno firmata Mit - che permette di alimentare le apparecchiature senza la necessità di connetterle fisicamente alla rete elettrica. Tra i prodotti commerciali dotati della nuova tecnologia che saranno presentati a Las Vegas vi sono cornici digitali e casse acustiche. «Faremo scomparire dal dizionario il verbo ricaricare», ha detto David Graham, co-fondatore of PowerBeam, sottolineando il fatto che grazie all'elettricità senza fili qualsiasi dispositivo si trovi in un ambiente dotato di WiTricity succhierà dall'aria l'energia che gli è necessaria senza che l'utilizzatore debba fare alcunché. Così per esempio, entrando in una stanza con rete elettrica senza fili, la batteria semiscarica di un cellulare o di un iPod si ricaricherà automaticamente anche restando nella tasca o nella borsa del proprietario, che non avrà più bisogno degli antipatici e sempre incompatibili caricabatteria.

FUTURO TOTAL WIRELESS - Secondo gli esperti, la WiTricity farà per l'elettronica di consumo ciò che il wi-fi ha fatto per l'internet, liberandoci ulteriormente dalla schiavitù dei cavi e agevolando non poco quanti hanno la necessità di lavorare anche in mobilità, come in aeroporti o altri luoghi pubblici. Grazie agli hotspot dell'elettricità non sarà più necessario attaccare alcuna spina. Attualmente il laser messo a punto dall'azienda californiana è in grado di generare circa 1,5 watt di potenza comunicando con una cella solare a 10 metri di distanza. Una quantità di energia, questa, che basterebbe ad alimentare degli altoparlanti o delle lampade a Led: un laptop avrebbe invece bisogno di 30-50 watt, e secondo Graham la tecnologia può facilmente essere implementata affinché anche questo diventi possibile. Infine, rispondendo a quanti si domandando se il laser di PowerBeam non possa costituire un pericolo per la salute dell'uomo, l'azienda ha spiegato che la tecnologia è assolutamente innocua, in quanto il laser provvede solamente a spostare il calore da un luogo ad un altro.

FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)