sabato 28 febbraio 2009

Individuata una nuova terapia contro la distrofia muscolare

Scoperta la sede del materiale genetico per curare la DM


Un team di ricercatori dell’Università del Missouri (Usa) ha individuato la sede genetica dove viene prodotta la proteina nNOS, che genera ossido nitrico. La distrofia muscolare di Duchenne, checolpisce prevalentemente i maschi, è il tipo più comune di distrofia muscolare. I pazienti con distrofia muscolare mostranouna mutazione genetica che sconvolge la produzione di una proteina, la distrofina, che ha come conseguenza la scomparsa progressiva della forza muscolare e la perdita delle abilità motorie. Un precedente studio aveva scoperto un metodo di sostituzione del gene mutato con dei geni sani. Dopo la sostituzione di questi geni si è osservato che la produzione di distrofina negli animali affetti da distrofia muscolare è ricominciata. Tuttavia, mentre la distrofina è di vitale importanza per lo sviluppo muscolare, la proteina ha bisogno anche di ‘aiutanti’ per poter mantenere efficiente il tessuto muscolare. Uno di questi ‘aiutanti’ è stato individuato nel composto molecolare nNOS che, come detto, produce ossido nitrico, assai importante per i muscoli quando si praticano movimenti energici, come nell’esercizio fisico o la ginnastica. Nello studio, che sarà pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, il team ha individuato l’ubicazione del materiale genetico responsabile della produzione di nNOS. Inoltre, dopo una modifica genetica nei topi con il nuovo gene, il team ha scoperto che il nNOS è stato reintegrato nei muscoli colpiti dalla malattia e gli animali non hanno mostrato danni muscolari o stanchezza dopo essere stati sottoposti a esercizio fisico. 

FONTE: Luigi Mondo e Stefania Del Principe (lastampa.it)

giovedì 26 febbraio 2009

Energia ecosostenibile dai fiumi

Una nuova tecnologia per la produzione di energia pulita basata sulla differenza di salinità alla foce dei fiumi, tra l'acqua marina e quella proveniente dall'estuario



Le fonti di energia pulita sono presenti in varie forme, ovunque intorno a noi, anche se spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Una tra quelle più facili e vantaggiose da sfruttare, ma ancora praticamente inutilizzata, è la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi, là dove l’acqua dolce si incontra con l’acqua marina salata. I Paesi Bassi sono all’avanguardia nello sviluppo delle nuove tecnologie in questo campo, anche grazie alle caratteristiche del loro territorio, dove sono numerosi i fiumi che sfociano in mare. Ma è un'azienda norvegese ad applicare le ultime scoperte su larga scala, attraverso la costruzione di una vera e propria centrale elettrica.L’ENERGIA OSMOTICA – Questo tipo di energia è detta energia a gradiente salino (o energia osmotica) e sfrutta il flusso spontaneo dell’acqua da una soluzione a concentrazione minore (acqua dolce) verso una più concentrata (acqua salata). Come riporta il New Scientist, il progetto di un nuovo tipo di batteria in grado di incanalare quest’energia è nato dagli ingegneri del Wetsus, centro olandese per le tecnologie idriche sostenibili. Per dare un’idea delle potenzialità di questa risorsa, nel caso specifico del Reno, che sfocia poco a sud di Rotterdam nel Mare del Nord, il processo chiamato «Blue Energy» sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricità, sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni. Un sistema del genere può essere applicato alla foce dei fiumi di tutto il mondo, dal Gange al Mississippi, senza causare danni all’ambiente nè all’ecosistema, e in futuro – a pieno regime – potrebbe arrivare a fornire fino al 7 per cento del fabbisogno energetico globale.LA PRIMA CENTRALE – L’energia osmotica è nota da tempo. Nonostante ciò, sono stati necessari anni di studi per creare un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione alla foce dei fiumi. Le difficoltà principali sono legate alla membrana di separazione tra acqua salata e dolce: alla fine degli anni ’90 sono nati i primi prototipi efficaci e solo ora i modelli più avanzati sono abbastanza efficienti da permettere la produzione di energia in modo redditizio. Dopo aver sperimentato in laboratorio il funzionamento dell’impianto e delle membrane, nei prossimi mesi l’azienda norvegese Statkraft attiverà il primo prototipo di centrale a energia osmotica su larga scala. Sarà situata a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo (Norvegia), e avrà dimensioni relativamente piccole: in un’area grande come un campo da tennis, verranno installati 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kilowatt (una quantità di energia molto modesta). Sfruttando l’esperienza di Tofte, entro il 2015 l’azienda spera di riuscire a costruire una centrale più grande, in grado di produrre almeno 25 megawatt (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie).



FONTE: Valentina Tubino (corriere.it)

martedì 24 febbraio 2009

SCOPERTO GENE CHE FA RICRESCERE I DENTI

STUDIO AMERICANO, IN FUTURO ADDIO DENTIERE

Addio dentiere e protesi: i denti in futuro potranno essere riparati in modo naturale, o addirittura ricrescere. E tutto questo grazie a un singolo gene. Fara' discutere la scoperta di un gruppo dis cienziati della Oregon State University, il cui studio e' stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori hanno individuato il gene responsabile della crescita dello smalto, il duro strato esterno dei denti che non puo' crescere di nuovo. Esperimenti nei topi hanno dimostrato che il gene, un "fattore di trascrizione" chiamato Ctip2, ha diverse funzioni, che coinvolgono le risposte immunitarie e lo sviluppo di pelle e nervi. Ma anche la produzione dello smalto dei denti. In particolare regola le ameloblaste, le cellule che producono lo smalto. il controllo di questo gene, secondo gli scienziati, in "combinato disposto" con la tecnologia sulle cellule staminali potrebbe rendere la creazione artificiale di denti funzionali una possibilita' reale. E male che vada, la scoperta potrebbe essere utilizzata per rafforzare lo smalto e riparare i denti danneggiati per esempio di chi beve o fuma. "Molto lavoro sara' ancora necessario - spiega il capo dei ricercatori, Chrissa Kioussi - per portare ad applicazioni sull'uomo, ma dovrebbe funzionare. Si potrebbe trattare di un nuovo, rivoluzionario approccio alla salute dentale".

FONTE: agi.it

lunedì 23 febbraio 2009

OBESITA', LA CHIAVE IN UN UNICO GENE

STUDIO TEDESCO INDIVIDUA IL "COLPEVOLE" DEI CHILI DI TROPPO

La chiave per controllare l'obesita' e' in un singolo gene, che controlla il meccanismo con cui il nostro corpo brucia energia. E' la scoperta di un team i scienziati dell'Universita' di Dusseldorf, in Germania, il cui studio e' stato pubblicato sulla rivista Nature. E' il gene Fto il "colpevole" dell'obesita', la ragione per cui c'e' chi rimane magro pur essendo inattivo e mangiando cibo spazzatrura e chi ingrassa magari con un regime di vita piu' regolare. Da tempo gli scienziati si concentrano su questo gene, ma quest'ultima scoperta cambia radicalmente l'approccio: le variabili del Fto da un individuo all'altro non influiscono sulla quantita' di cibo che si e' portati a ingerire, ma sul metabolismo. E' il tasso con cui si brucia energia a cambiare anche drasticamente, permettendo ai piu' fortunati di non mettere su chili di troppo anche se si abbuffano. I ricercatori tedeschi, gidati dal Dott. Ulrich Ruther, hanno infatti appurato che i topi privi del gene Fto rimanevano magri nonostante mangiassero grandi quantita' di cibo e rimanessero completamente inattivi. I topo Fto-deficienti, in sostanza, bruciavano energia molto piu' rapidamente di quello con il gene funzionante. E tra gli umani, tutti dotati del gene ma con diverse varianti, quelli con la variante "ad alto rischio" pesano in media tre chili di piu' di quelli "a basso rischio". "Comprendere i meccanismi del Fto - spiegano gli scienziati tedeschi - potrebbe spianare la strada allo sviluppo di bersagli terapeutici per l'obesita'. L'obiettivo futuro sara' lo sviluppo di farmaci che modulano il gene".

FOTO: agi.it

domenica 22 febbraio 2009

Collo bloccato, mal di mouse. La mappa dei "tecno malanni"

Una ricerca dimostra che l'uso prolungato del computer provoca danni fin dall'adolescenza. Prevenirli non è impossibile ma la regola d'oro è sempre la stessa: fare una pausa ogni tanto

TRASCORRERE dalle 10 alle 12 ore davanti al computer è qualcosa che accade a moltissime persone, dato che spesso lo si usa sia a lavoro che a casa. Secondo una ricerca della Stellenbosch University di Tygerberg, in Sud Africa, uno stile di vita di questo tipo provoca dolore al collo e alla testa, e l'aspetto più inquietante è che il disturbo non colpisce solo gli adulti ma anche i giovanissimi. Il team di ricerca sudafricano ha preso in esame 1073 studenti del liceo dell'età di circa 16 anni: il 48% di questi frequenta scuole dove si usa regolarmente il computer e di questi il 43% utilizza il computer per 8,5 ore a settimana o più. Stando ai dati raccolti, solo il 16% di chi passa meno di cinque ore davanti al pc soffre di disturbi al collo, contro il 48% di quelli che stanno al computer dalle 25 alle 30 ore a settimana, che invece lamentano dolori forti e mal di testa. Ma questo non è l'unico danno provocato da una vita in gran parte trascorsa davanti al videoterminale (VDT). Secondo uno studio dell'Istituto italiano di medicina sociale, quasi il 46% dei lavoratori dell'Unione europea lavora in posizioni dolorose o stancanti. Secondo i risultati preliminari di una ricerca realizzata dal dipartimento di Medicina del Lavoro dell'università degli studi di Bari e dal Centro Europeo Colonna Vertebrale (CECV), la postura lavorativa fissa al pc potrebbe provocare ipercifosi dorsale e l'uso prolungato del mouse l'epicondilite, un'infiammazione dei tendini dovuta a movimenti eccessivamente ripetuti o effettuati con troppa intensità (tanto che in Danimarca quattro casi di malattia del gomito del tennista sono stati recentemente dichiarati malattie professionali). C'è poi la sindrome del tunnel carpale, un dolore al polso che si irradia fino alla mano a causa dell'uso sbagliato del mouse. La prevenzione più efficace contro questi disturbi è la stessa indicata nel DM 2 ottobre 2000 che prevede le "Linee guida d'uso dei videoterminali". Importante è assumere la postura corretta di fronte al video, con piedi ben poggiati al pavimento e schiena allo schienale della sedia nel tratto lombare, regolando l'altezza della sedia e l'inclinazione dello schienale. Lo schermo deve essere posizionato di fronte in maniera che, anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione, lo spigolo superiore si trovi un po' più in basso dell'orizzontale che passa per gli occhi dell'operatore e a una distanza di circa 50-70 cm. La tastiera deve stare davanti allo schermo e il mouse vicino a questa, in modo che entrambi siano facilmente raggiungibili; gli avambracci vanno tenuti appoggiati sulla scrivania così da alleggerire la tensione dei muscoli del collo e delle spalle. Infine occorre evitare posizioni fisse per tempi prolungati e nel caso in cui ciò sia impossibile gli esperti raccomandano di fare frequenti esercizi di rilassamento a collo, schiena, braccia e gambe. Per curare la sindrome del tunnel carpale esistono trattamenti antinfiammatori generali, iniezioni locali di antinfiammatori e, in ultima istanza, l'intervento chirurgico.  L'uso prolungato del video può anche provocare danni alla pelle: uno studio recente eseguito su 3000 lavoratori svedesi, selezionati casualmente e di età compresa tra i 18 e i 64 anni, ha dimostrato che chi lavora al computer è più soggetto di altri a disturbi come la rosacea, la dermatite seborroica, l'eritema aspecifico e l'acne. Provocate dall'esposizione ai campi elettromagnetici dei videoterminali, le "screen dermatitis" sono caratterizzate da sensazioni di prurito, bruciore, tensione cutanea e dolore. Ma il dottor Roberto Moccaldi, coordinatore di medicina del lavoro e radioprotezione del CNR, nel corso di un convegno dedicato a questi temi ha rassicurato: "Quando un organismo interagisce con un campo elettromagnetico, il suo equilibrio viene perturbato, ma ciò non si traduce automaticamente in un danno. I dati scientifici finora disponibili non forniscono un'adeguata dimostrazione di un rapporto causa-effetto tra campi elettromagnetici e comparsa di "electricity hypersensitivity"".  Per quanto riguarda la vista, gli oculisti ricordano che l'utilizzo del computer non provoca un peggioramento delle nostre capacità visive ma, semplicemente, affatica gli occhi e fa perdere al nervo ottico elasticità. Per combattere questi disturbi bisogna utilizzare un coprischermo anabbagliante, tenere la stanza ben illuminata e, se necessario, far uso di occhiali riposanti, consigliati dall'oculista. Chi ha il portatile farebbe bene a lavorare con una tastiera esterna e un mouse separato e se i caratteri sullo schermo del notebook sono inferiori a 3 mm gli esperti consigliano l'utilizzo di uno schermo esterno. Buona norma è anche quella di spegnere il pc o distogliere lo sguardo almeno ogni due ore, dando un po' di sollievo agli occhi con il cosiddetto palming: appoggiare i gomiti sulla scrivania a 10-15 centimetri di distanza l'uno dall'altro, chiudere le mani a conchiglia e appoggiarle sopra gli occhi, sostenendo leggermente la fronte con le dita. O, altrimenti, uscire fuori casa o dall'ufficio con una scusa qualsiasi e fare una passeggiata. 

FONTE: repubblica.it

venerdì 20 febbraio 2009

Dominio .tel: il nuovo elenco telefonico su Web

Grazie al nuovo dominio .tel, in pochi istanti da cellulare o pc, finalmente sarà possibile trovare una risposta immediata alla richiesta di qualsiasi tipo di informazione, commerciale o anche privata. 

Al giorno d’oggi le persone si spostano, cambiano lavoro molto facilmente e potrebbe diventare difficile ricordarsi di cambiare biglietto da visita, numero di telefono o indirizzo email. Pensiamo ad esempio a tutti i numeri di telefono di casa, ufficio, fax, skype e agli indirizzi email, privati o di lavoro. Per non parlare poi dei profili sui Social Network come Facebook, Myspace e Msn. Il nuovo dominio .tel fornisce una soluzione semplice e rapida per avere tutti i contatti a portata di click o di cellulare. Chiunque cambi attività potrà aggiornare il telefono di lavoro, l’indirizzo email e i propri dati con poche mosse.  Il dominio .tel è inoltre un valido aiuto fuori casa, in vacanza o a cena fuori. Infatti, a volte, persino il viaggio meglio organizzato può riservare delle sorprese: se l’albergo che ci ospiterà per la nostra vacanza non risponde esattamente alle aspettative previste dal nostro pacchetto all-inclusive, con un click sul nostro cellulare potremo in pochi istanti trovarne un altro. 
.tel è il primo dominio di primo livello che utilizza il servizio Dns (Data Source Name) come un archivio globale di dati e non necessita di siti web, garantisce velocità e capacità di interagire in tempo reale, assicurando agli utenti l’opportunità di comunicare in modo semplice e diretto, razionalizzando i costi. Da qualsiasi dispositivo collegato a Internet basterà digitare ad esempio “hotel.tel” per ottenere rapidamente le informazioni desiderate su strutture e servizi turistici, senza dover attendere il tempo di caricamento di una normale pagina web, con benefici tangibili in termini di costi: una frazione rispetto a quelli previsti dai servizi di informazione tradizionali.

FONTE: lastampa.it

giovedì 19 febbraio 2009

Acqua allo stato liquido su Marte

Phoenix ha rilevato la presenza di ioni di sodio e magnesio

Grazie alla presenza di sali di perclorato su Marte potrebbe esserci acqua allo stato liquido. Una buona notizia per chi, sul pianeta rosso, cerca forme di vita. Ad annunciare l’inaspettata presenza di questo composto chimico antigelo, il gruppo di ricercatori che lo scorso anno ha analizzato i dati inviati dal lander della Nasa Phoenix. Relativamente presente sulla superficie terrestre, si è scoperto che il perclorato è piuttosto abbondante su Marte e costituisce l’1% del suolo esplorato da Phoenix. Inizialmente si era pensato che microorganismi marziani potevano usare l’agente chimico come cibo, come fanno del resto i microbi sulla Terra. Una possibilità da non escludere, ma per ora appare chiaro che il perclorato su Marte ha un’altra funzione: quella di mantenere allo stato liquido l’acqua.  Purtroppo, le misure fatte da Phoenix non hanno fatto una distinzione di che tipo di perclorati si tratta, ma l’abbondanza di ioni di sodio e magnesio rilevati dal lander, fa pensare che i maggiori candidati siano il perclorato di sodio e di magnesio.  Soluzioni concentrate di questi sali sono in grado di mantenere le sostanze allo stato liquido, rispettivamente fino a temperature di -72 gradi centigradi e di 37 gradi. Questo rende possibile che la presenza di acqua liquida abbia contribuito a forgiare la superficie di Marte così come ci appare ora, malgrado le temperature siano solitamente molto al di sotto dello zero. Sacche di acqua potrebbero conservarsi proprio sotto la superficie, isolata dal terreno soprastante e occasionalmente potrebbe fluire verso l’esterno. «Potrebbe esserci acqua liquida in ogni posto sotto il ghiaccio», ha detto il ricercatore del gruppo Phoenix Nilton Renno della University of Michigan, Ann Arbor che ha aggiunto «Con la presenza dei perclorati è possibile che l’acqua sia nella maggior parte di Marte. Questo spiega i canaloni sulle colline marziane che assomigliano alle caratteristiche formazioni scavate dall’acqua che ci sono sulla Terra, ed oltretutto sembrano essere recenti». L’acqua sciolta dai sali di perclorato si accumula sotto i ghiacciai facendoli muovere e questo spiegherebbe, secondo uno studio di David Fisher del Geological Survey, Canada Ottawa, che sarà presentato a marzo al Lunar and Planetary Science Conference (LPSC) che si terrà a Houston nel Texas, segni di scivolamento di queste masse di ghiaccio dure e rigide sulla calotta settentrionale di Marte. «Il ghiaccio si deforma poco - spiega Fisher - ma si muove sulla cima di questo letto melmoso e mobile». Fisher pensa che acque ricche di perclorato penetrate sotto il ghiacciaio possano, alla fine, colare in profondità attraverso le crepe delle rocce, diventando un’importante fonte di rifornimento che va a ricostituire i serbatoi di acqua che si trovano nel sottosuolo marziano. Quest’acqua periodicamente, nella storia del pianeta rosso, è risalita verso la superficie formando sorgenti di acqua calda e riempiendo canali di antichi fiumi disseccati. La presenza di acqua liquida potrebbe spiegare anche misteriosi schizzi sulle «gambe» di Phoenix, che sono stati rilevati da Renno, analizzando i dati del lander, e che ne parlerà alla conferenza LPSC. Lo scienziato pensa che siano schizzi di acqua, ma altri suoi colleghi optano per giochi di luci sul ghiaccio che, secondo loro, hanno dato l’illusione di comportarsi come se fosse un liquido. Se effettivamente esistono queste sacche di acqua allo stato liquido, ha detto Renno, allora dovremmo pensare che ci sia qualche forma di vita, soprattutto nei posti dove le concentrazioni di perclorato sono meno alte. 

FONTE: lastampa.it

mercoledì 18 febbraio 2009

Addio "numero privato"... mai più chiamate nascoste

Un'azienda americana ha allestito un servizio che permette ai cellulari dei suoi utenti di identificare il numero celato e all'occorrenza anche l'identita del titolare. Per ora solo negli Usa


Chi non ha mai amato ricevere sul proprio cellulare le classiche telefonate anonime, in cui il numero del chiamante è oscurato, potrà adesso contare su un alleato che promette di smascherarle tutte. Si chiama Trapcall (o "chiamata in trappola"), il nuovo servizio lanciato in questi giorni dallaTelTech Systems, un'azienda del New Jersey. Servizio "unico al mondo", secondo quanto dichiarato dai suoi creatori, ma, per adesso, ad uso e consumo esclusivo degli americani. Altre opzioni offerte sono la possibilità di creare una lista nera di numeri dai quali non si vuole più essere raggiunti, e di ottenere nome, cognome e persino l'indirizzo del chiamante. La stessa azienda aveva già fatto discutere nel 2005, quando aveva presentato un altro controverso servizio in abbonamento e ancora sul mercato: la "Spoof Card" che, nell'effettuare una chiamata, permette di camuffare il proprio numero, inviandone dunque al ricevente uno totalmente falso. Partiamo dalla trovata più recente: la TrapCall. Il funzionamento è estremamente semplice: quando si riceve una telefonata anonima sul proprio cellulare, basterà premere il bottone attraverso il quale normalmente si sceglie di rifiutarla. Mentre chi vi chiama continuerà a sentire la linea libera, la telefonata sarà inoltrata ad una apposita centrale predisposta dalla TelTech Systems, che provvederà a smascherare quel numero, e a reinoltrarlo sul vostro cellulare. L'intera operazione dura pochi secondi. Dietro a questo meccanismo c'è un espediente in realtà abbastanza banale, relativo alla gestione delle telefonate anonime da parte dei numeri verdi. In America, infatti, quando si effettua questo genere di chiamata, tutti i numeri vengono automaticamente resi visibili (fondamentalmente perché è il ricevente a pagare per quella chiamata e deve sapere da dove proviene). Trapcall non fa altro che indirizzare la telefonata diretta al vostro cellulare ad un numero verde interno, che può dunque effettuare l'operazione di "rivelazione". Per far funzionare il tutto, bisogna registrarsi tramite il sito: a quel punto si riceverà un codice, col quale reimpostare il proprio cellulare. Attualmente il servizio è disponibile su buona parte degli operatori telefonici americani, e su ogni genere di dispositivo portatile. Abbonandosi è anche possibile ricevere i dati anagrafici del chiamante (nome, cognome e la residenza). Dati, dicono dalla TelTech, che sono stati reperiti attraverso dei comuni database commerciali. Il servizio di abbonamento basic, definito "trappola per mosche", è gratuito, e richiede solo la registrazione on-line: offre il riconoscimento delle chiamate anonime, e la possibilità di creare una blacklist di numeri dai quali non si vuole essere raggiunti (il chiamante riceverà una comunicazione generica di telefono non raggiungibile). Con circa 10 dollari al mese, invece, si aderisce al piano "trappola per topi": in questo caso si ha anche la possibilità di conoscere il nome e il cognome del chiamante. L'opzione tariffaria più dispendiosa è quella da 25 dollari al mese e si chiama "trappola per orsi": oltre ai servizi precedenti, dà la possibilità di registrare le telefonate in entrata e di ricevere tutte le coordinate anagrafiche, inclusa la residenza, di chi vi sta chiamando. C'è un unico caso in cui questo sistema di smascheramento del numero non funziona: è proprio quando si utilizza la carta telefonica "SpoofCard", lanciata sul mercato nel 2005, guardacaso dalla stessa azienda, e acquistata già da centinaia di migliaia di utenti. Con questo servizio è possibile inventarsi di sana pianta il proprio numero prima di effettuare una chiamata. Ma non sono mancate le polemiche, visto che in America ha generato la cosiddetta moda dello "swatting". Si chiama la polizia, facendo apparire il numero della vittima dello scherzo, e si simula un rapimento. E, ovviamente, la polizia invierà sul posto una squadra d'assalto. La TelTech Systems prende naturalmente le distanze dagli usi illeciti delle sue "creature", e fa notare di aver sempre collaborato con le forze dell'ordine, permettendo di far arrestare molte persone, inclusi alcuni hacker che erano riusciti ad accedere alle caselle vocali di gente famosa o a far riattivare delle carte di credito. L'abbonamento, in questo caso, prevede l'acquisto di minuti di chiamate: si parte da 60 (per 10 dollari) e si arriva a 480 minuti (per 80 dollari). Sul sito ufficiale della SpoofCard si promette che "a breve sarà disponibile anche per effettuare chiamate internazionali", dall'America verso altri Paesi. 

FONTE: Marco Pasqua (repubblica.it)

lunedì 16 febbraio 2009

L'Antartide culla della biodiversità, svelati i misteri delle profondità dei mari

Primi risultati del "Censimento della vita marina". Esperti sorpresi dalla scoperta che le acque del Polo Nord e Sud "condividono" 235 specie identiche. Esemplari che sopportano temperature rigidissime e fuggono dal surriscaldamento

LE ACQUE gelide dell'Artide e dell'Antartide pullulano di vita: sono abitate da migliaia di creature marine. Nei mari del Polo Nord e del Polo Sud vivono 235 specie identiche, una scoperta che ha sorpreso gli esperti, convinti finora che la fauna nelle due regioni fosse del tutto diversa. Non solo: a dispetto delle temperature, le profondità dell'Antartide sono la "culla" dove nascono e si sviluppano nuovi esemplari, che poi migrano verso nord. Questi sono solo alcuni dei risultati a cui sono giunti gli scienziati che partecipano al "Censimento della vita marina", un'iniziativa che riunisce 500 studiosi da 25 Paesi diversi, insieme per rivelare i segreti della vita sotto i mari, studiarne la biodiversità e registrarne i cambiamenti. Un progetto vasto e senza precedenti, che sta mettendo ordine in quest'immenso panorama anche grazie alla creazione di un registro delle specie, e le cui scoperte verranno svelate nella loro interezza a ottobre del 2010. Intanto, però, ecco i primi risultati che fanno luce sui misteri degli abissi. Ci sono 11mila chilometri di distanza tra i due Poli e fino ad oggi gli scienziati pensavano che le acque tiepide dei Tropici fossero una barriera per gli spostamenti di gran parte degli animali, fatta eccezione per le balene grigie o alcuni tipi di uccelli migratori. Le spedizioni degli esperti del "Censimento" invece hanno rilevato che esistono almeno 235 specie marine - crostacei, lumache di mare, meduse - che vivono sia in Artide che in Antartide (sono in corso le analisi del Dna per un'ulteriore conferma). Esemplari che ben sopportano un freddo rigidissimo: il "Chionodraco hamatus", ad esempio, vive al Polo Sud, a temperature in cui il sangue degli altri pesci si congelerebbe. Queste rivelazioni aprono scenari interessanti per i ricercatori, che ora si interrogano sulle origini di questi animali e su come siano finiti agli antipodi della Terra. Le prove raccolte dimostrerebbero che i loro spostamenti sono dovuti all'innalzamento della temperatura dei mari. Un'altra sorpresa per i biologi è stata scoprire che i mari polari sono una ricchezza per la biodiversità. Ci abitano moltissime specie: ce ne sono 5.500 in Artide, 7.500 in Antartide, metà delle quali non si trovano in nessun altro luogo della Terra. "Non sono affatto dei deserti. Anzi, ospitano una gran varietà e quantità di animali", spiega Ian Poiner, membro del comitato del Censimento. A colpire i ricercatori è stato soprattutto il Polo Sud: grazie ad alcune tecniche molecolari gli scienziati sono arrivati alla conclusione che, durante milioni di anni, lì si sono sviluppate forme di vita che oggi si trovano nelle zone marine più settentrionali del mondo. Si tratta quindi di una "incubatrice" ghiacciata che, secondo quanto ipotizzano, regolarmente apporta nuove specie, come ragni di mare e crostacei. Le spedizioni hanno anche lo scopo di monitorare l'evoluzione di questi ecosistemi: registrano gli effetti del global warming sulla distribuzione, sul numero e sulla diversità degli esemplari. Tra i cambiamenti più rilevanti che sono stati osservati c'è la tendenza delle specie più piccole ad aumentare nei mari artici, mentre quelle più grandi stanno diminuendo. Le ragioni sono oscure, ma è certo che questo avrà molte implicazioni sulla catena alimentare. Sono ancora molti gli argomenti al vaglio degli esperti e tanti sono i misteri da svelare. Come dice Poiner, "l'uomo sta iniziando solo ora a capire la natura di questi mari". Appuntamento, quindi, all'autunno del 2010. 


FONTE: repubblica.it

sabato 14 febbraio 2009

Fitness per il cervello

Un cervello giovane e attivo? Si allena, proprio come il corpo. Ecco la nuova frontiera del fitness: la neurobiotica

Un weekend all’insegna della “ginnastica per la mente”. Questa la proposta del Belvedere Hotel di Riccione dal 13 al 15 marzo  Un team di specialisti in neurologia, nutrizione, psicologia e scienze motorie elabora programmi specifici e personalizzati per consentire di mantenersi attivi e giovani a lungo. Tecniche di rilassamento e respirazione, una regolare attività aerobica, alimentazione corretta e ricca di magnesio, taurina, colina e sostanze essenziali per i neuroni, le sinapsi e la sintesi dei neurotrasmettitori sono gli ingredienti di questo elisir di giovinezza per il cervello. Al Belvedere Hotel durante le due giornate si impara come mantenere la mente fresca e attiva, grazie ad un vero e proprio training mentale. Come primo passo è fondamentale una dieta ricca di carburanti ideali per l’azione cerebrale, come secondo step è richiesta la pratica di un’intensa attività neurobiotica, allenando il cervello e mettendolo alla prova con un programma fondato su esercizi di tipo tattile e olfattivo e coinvolgendo tutte le capacità sensoriali. Fantasia e creatività possono favorire il benessere psicofisico della mente, e contrastare davvero in modo efficace il naturale processo di invecchiamento. Il programma inizia venerdì dopo cena, con la presentazione degli specialisti, la consegna del questionario neurobiotico, la presentazione del programma e le prescrizioni individuali. Il sabato inizia alle 7.30 con il risveglio yoga e i primi test di gruppo al computer, per valutare la funzionalità delle aree cerebrali, i radicali liberi e la capacità antiossidante, seguiti da una ricca colazione a base di alimenti che stimolano neurtotrasmettitori. Dopo una spiegazione teorica della disciplina neurobiotica da parte del neurologo, della farmacologa, del nutrizionista e del farmacista, alle 10 si inizia con i test individuali per le funzioni sensitive, motorie e dell’emisfero non dominante. Test al computer, analisi della composizione corporea, test olfattivo, valutazione dei radicali liberi e della capacità antiossidante di circa 15 minuti l’uno, per una analisi completa. Dopo il pranzo neurobiotico ci si rilassa con una passeggiata sulla spiaggia, seguita da un minicorso di cucina e allenamenti cerebrali interattivi, da un drink energetico e ancora da test neurobiotici al computer. Per ritemprare anche il fisico ecco un po’ di relax al centro benessere prima di cena. La domenica, dopo il risveglio yoga alle 7.30 e la colazione neurobiotica, ci sarà la consegna dei risultati individuali nei test e del programma individuale da seguire una volta rientrati a casa. Perché i due giorni sono solo una prova generale, lo stile di vita che diventa un elisir di benessere della mente deve essere costante. Ricette neurobiotiche e modalità di preparazione e manipolazione dei cibi, eventuale assunzione di integratori programmi di attività fisica, indicazioni su come strutturare una giornata neurobiotica e un programma specifico per potenziare la memoria, le funzioni esecutive, visive e linguistiche sono il “bagaglio” di esperienza che il weekend al Belvedere Hotel consente di portare con sé.

FONTE: agoranews.it

venerdì 13 febbraio 2009

HIV: VIRUS SCONFITTO DOPO TRAPIANTO MIDOLLO

Per la prima volta un paziente infetto dall'Hiv e' riuscito a sconfiggerlo grazie a un trapianto di midollo osseo. Ad annunciarlo e' stato un gruppo di medici Berlin Charite Hospital in un articolo pubblicato sulla rivista New England Journal. Il paziente in questione e' un americano di 42 anni, infetto dal virus ormai da dieci anni. Per quattro anni, l'uomo ha vissuto a Berlino dove e' stato trattato con farmaci antiretrovirali. Fino a quando la sua situazione clinica non e' peggiorata a causa dell'insorgenza della leucemia. Due anni fa i medici hanno deciso di effettuare sul paziente un trapianto di midollo osseo, l'unico sistema per combattere la leucemia. A causa del trapianto, pero', i medici hanno dovuto sospendere la somministrazione dei farmaci antiretrovirali, le uniche armi che tenevano sotto controllo il virus. Prima di effettuare il trapianto, i medici hanno cercato una rarissima tipologia di donatore immune all'Hiv. Si tratta di alcune persone che per anni hanno incuriosito gli scienziati di tutto il mondo. Loro, infatti, sembrano avere un'arma innata che impedisce l'attacco del virus all'organismo. La loro scoperta risale a circa 20 anni fa, quando gli scienziati hanno notato che alcune prostitute di Nairobi, nonostante intrattenessero migliaia di rapporti sessuali con persone diverse, non erano rimaste infettate dal virus. Gli scienziati hanno cosi' studiato il caso scoprendo che le donne immuni erano portatrici di una mutazione genetica, la 'CCr5', che funge da protezione contro l'Hiv. Dalle stime ufficiali, nelle popolazioni occidentali ci sono dall'1 al tre per cento di persone che presentano una variazione genetica simile. Ed e' proprio in questo piccolo gruppetto di rari donatori immuni che gli scienziati tedeschi hanno trovato un donatore di midollo per il loro paziente americano. Nei due anni successivi al trapianto, il paziente americano e' stato sottoposto a controlli medici regolari. I medici hanno esaminato il suo midollo osseo, il sangue e i tessuti e non hanno riscontrato alcun segno della presenza del virus dell'Hiv. ''Fino a quando la carica virale rimane inosservabile, il paziente non necessita di alcuna terapia antiretrovirale'', hanno detto i medici.

FONTE: agi.it

giovedì 12 febbraio 2009

I SARDI PIU' LONGEVI? SEGRETO IN GENI E QUALITA' VITA

Se la possibilita' di non subire il trascorrere del tempo e' fantascienza per gli esseri umani, e' invece scienza il fatto che l'eta' media si stia allungando. Alla longevita' contribuiscono il progresso sociale, il benessere economico, i traguardi della medicina, la sana alimentazione, che interagiscono con un dato fondamentale: la predisposizione genetica. A dimostrarlo e' un campione di anziani dell'Ogliastra in Sardegna, che ha superato gli ottanta in buona salute ed efficienza. Grazie alla qualita' della vita e alle componenti ereditarie, assicurano i ricercatori dell'Istituto di genetica delle popolazioni (Igp) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Sassari che da anni studiano il segreto di 'lunga vita' di quest'area sarda. ''Dall'analisi dei dati dell'isolato genetico dell'Ogliastra dalla seconda meta' del 1800 a oggi'' - ha spiegato Mario Pirastu dell'Igp-Cnr - si e' osservato come la percentuale di soggetti morti a un'eta' compresa fra i 75 e i 110 anni e' andata aumentando a partire dalla terza decade del 1900''. Valori medi calcolati su un campione di 8 paesi - Baunei, Perdasdefogu, Seui, Talana, Triei, Urzulei, Ussassai - rivelano, ad esempio, che dagli anni '40 agli anni '90 aumenta drasticamente il numero delle persone scomparse fra i 75 e i 110 anni. Tra queste la rappresentanza femminile costituisce la maggioranza. Nella decade 1937-1946 ammontano al 18 per cento (19 per cento uomini e 18 per cento donne); dal 1957 al 1966 sono il 41 per cento (37 per cento uomini e 45 per cento donne); dal 1977 al 1986, il 58 per cento (52 per cento uomini e 65 per cento donne); dal 1997 al 2006 si arriva al 64 per cento (di cui 55 per cento uomini e 76 per cento donne). ''Se studi anatomo-patologici sul cervello mostrano che nell'invecchiamento si ha una sclerosi progressiva - ha continuato Pirastu - esistono casi in cui non sono presenti neanche modificazioni cerebrali. Cio' a conferma della variabilita' di questo processo fra gli individui''. L'appartenenza a un nucleo socio-familiare e la presenza di figure di riferimento sono elementi ambientali determinanti nella longevita' degli abitanti dell'Ogliastra: difficilmente gli anziani perdono i contatti con la parentela o vengono mandati in strutture di ricovero. Tali fattori vanno pero' a rafforzare la componente ereditaria, come si evince dal caso di Seulo, dove dalla genealogia della popolazione residente i ricercatori hanno estratto il pedigree della longevita' che accomuna diverse famiglie. In questo paese, su 915 abitanti, 105 hanno un'eta' superiore agli 80 anni (11.48 per cento) di cui 44 sono i maschi e 61 le femmine.

FONTE: agi.it

mercoledì 11 febbraio 2009

Un gel antibatterico può combattere l'Aids

I primi risultati di uno studio suggeriscono un possibile ruolo contro il virus

I risultati di questo studio sono stati presentati nel corso della Conferenza sui Retrovirus e le infezioni opportunistiche aMontreal in Canada. Dalle prime ricerche effettuate, pare che un normale gel antibatterico vaginale sia in grado di ridurre il contagio da Hiv. Gli scienziati, tuttavia, invitano alla cautela e attendono di ottenere maggiori risposte con la conclusione dello studio che avverrà entro la fine di quest’anno.  L’attuale studio ha coinvolto 3.099 donne in cinque paesi, quattro dei quali in Africa sub-sahariana, dove le donne sono quasi il 60% degli adulti infettati dall’Hiv. Le donne a cui è stato fatto utilizzare il gel denominato Pro 2000 hanno evidenziato una riduzione del 30% dell’incidenza dell’infezione da Hiv rispetto a quelle che hanno utilizzato un diverso antimicrobico, un gel placebo o niente.
Molto probabilmente stiamo andando nella direzione giusta, ha commentato uno dei ricercatori, è questo è incoraggiante. Se i risultati dovessero essere confermati, questo potrebbe essere un motivo di speranza per le donne contagiate dal virus e per quelle che ancora non lo sono.

FONTE: lastampa.it (Luigi Mondo e Stefania Del Principe)

martedì 10 febbraio 2009

Dalle Dolomiti benessere al profumo di fieno


Dalla saggezza dei contadini delle dolomiti il bagno di fieno da terapeutico e rigenerante diventa anche un trattamento di bellezza e benessere


La saggezza contadina spesso, pur avendo una valenza principalmente empirica (cioè, pratica), dava risultati che la scienza a volte poteva solo immaginare. L’utilizzo del fieno come mezzo per stare bene può far sorridere, ma l’efficacia provata dal tempo ne conferma invece le notevoli proprietà. Così sappiamo che il bagno di fieno era praticato già dagli antenati delle popolazioni altoatesine attuali, i quali riscontravanoimmediati  benefici dormendo nel fieno appena falciato, recuperando le forze in poco tempo.
I Bagni di fieno sono un’antica tradizione riscoperta e riproposta oggi con tecniche e metodologie sperimentate. Il medico, dr. Christian W. Engelberg, afferma che “l’impiego di fieno e dei suoi fiori si è rivelato particolarmente efficace contro i disturbi alle ossa, ovvero contro tutti i tipi di artrosi, malattie croniche di tendini e legamenti, nonché tutta una serie di malattie reumatiche. Tuttavia, in caso d’attacchi reumatici acuti, è opportuno evitare i trattamenti e riprenderli nelle fasi meno dolorose. Anche in presenza di allergia da fieno, ferite aperte, infiammazioni acute e febbre, la terapia del fieno è sconsigliata”. L’importante è che il fieno sia di qualità e, per questo, dicono all’Hotel Fanes di San Cassiano in Alta Badia, “noi stessi andiamo in alta montagna, sopra i 2.000 m, su terreno non concimato a falciare il fieno ricco di tante erbe salutari (Heilkräuter) come la cumarine, la più importante perché permette la penetrazione delle altre erbe e poi l’arnica, l’orchidea selvatica, la betulla, l’equiseto, la canfora, la camomilla, la calendula e tante altre”. Sempre all’Hotel Fanes ci ricordano che “possiamo godere dei benefici effetti di questi bagni nell’arco di tutto l’anno perché il fieno viene essiccato e un’ora prima del bagno viene bagnato con acqua calda per permettere la fuoriuscita delle essenze naturali. A questo punto ci si sdraia nella vasca sopra il fieno e successivamente si viene ricoperti da altro fieno, poi veniamo avvolti in un telo particolare che crea un’occlusione e quindi proveremo il piacere di galleggiare in un piacevolissimo letto ad acqua riscaldato che può arrivare fino a 44° C. L’occlusione fa dilatare i pori del corpo e le proprietà del fieno penetreranno per ben 3 volte  in profondità. Per questo riscontriamo un benessere totale sul nostro organismo. In questo tipo di bagno si rimane dai 15 ai 25 min circa, dopodiché sarà necessario almeno mezz’ora di riposo avvolti in un telo di flanella per permettere la risudazione (Nachschwitzen). All’hotel Castel Rundegg invece utilizzano il nuovo metodo Soft-Pack, che sostituisce il bagno in vasca, potenziando l’effetto dei principi attivi (oli essenziali, alghe, siero di latte, sali del Mar Morto, fanghi ecc..). In questo modo il prodotto agisce direttamente sul corpo senza dispersioni, assicurando un beneficio generale a tutto l’organismo. Alcuni centri benessere offrono questo servizio solamente nei mesi estivi utilizzando il fieno appena tagliato che possiede la particolarità di autoriscaldarsi. Per renderlo ancora più efficace si usa preriscaldarlo con il vapore. Per ottenere dei risultati evidenti si consigliano dai 6 ai 12 bagni.

FONTE: lastampa.it

domenica 8 febbraio 2009

Più alti e più forti i bimbi nati a fine estate


Dimostrato che i bambini venuti al mondo a fine estate presentano una superficie ossea maggiore rispetto ai coetanei nati in inverno. Tutto merito del sole

Un studio condotto dalla Bristol University  ha dimostrato che i bambini nati a fine estate e o inizio inverno sono più forti e più alti dei bambini che nascono negli altri periodi dell’anno. La ricerca inglese denominata “Children of the 90s” , ha suggerito che le mamme in dolce attesa in estate sono maggiormente esposte al sole il quale favorisce laproduzione di vitamina D indispensabile per ilrafforzamento delle ossaGli studiosi, che hanno condotto la ricerca su un campione di 7mila ragazzi, hanno dimostrato che a dieci anni i bambini nati in estate o all’inizio dell’inverno erano in media mezzo centimetro più alti; la loro superficie ossea, inoltre, era di 13 cm quadrati in più rispetto ai bambini nati nei mesi dell’anno più freddi. Ossa più forti, infatti, riducono le possibilità di rottura sia in età infantile sia in età avanzata. Il professor Jon Tobias, che ha preso parte alla ricerca, consiglia alle donne incinta di esporsi alla luce del sole e, se la gravidanza avviene nei mesi invernali, di assumere vitamina D solo dopo un’opportuna ed indispensabile consultazione con il medico di cura. Per essere certi che l’assunzione di vitamina D possa ridurre a zero il rischio di osteoporosi, è in corso in Gran Bretagna un nuovo studio chiamato Arthiritis Research CampaignLa ricerca ha l’obiettivo di scoprire se la somministrazione della vitamina D alle donne in gravidanza possa aumentare la densità ossea del nascituro e di  ridurre le possibilità di sviluppare l’osteoporosi nell’età adulta.

FONTE: agoranews.it

sabato 7 febbraio 2009

In doccia, sul pedalò e al cinema: la classifica italiana del famolo strano

Lo studio del mensile Case & Stili racconta dei posti più amati dagli italiani nei momenti intimi e il letto è solo al quarto posto...


Per 2 italiani su 3 è il divano il luogo preferito per fare sesso. Il dato emerge da uno studio realizzato dal mensile di arredamento Case & Stili: Su un panel di 1.000 intervistati tra uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 50 anni, ben 591 preferenze indicano il divano come il luogo ideale (e pratico) per stimolare il sex appeal. Rotondi, angolari, classici o di design, sembra che gli italiani non riescano proprio a fare a meno di usarli come rifugi per le proprie effusioni d’amore. Gli intervistati motivano la propria scelta sostenendo che il divano è diventato il centro della vita familiare: sul comodo pezzo di arredamento si consumano i pasti, si guarda la tv e si lavora. «Sul divano -commenta la sessuologa Serenella Salomoni- c’è un presupposto di rilassamento maggiore rispetto a quello del letto. Oltretutto se sul divano si consuma gran parte delle azioni quotidiane, è più facile approcciare il partner iniziando anche da un’azione abituale come leggere un libro o guardare un film». Il letto invece, per il 59,1% del campione, è associato al sonno, quindi poco efficace alle performance sessuali. Sul divano, al contrario, è possibile stimolare la fantasia, sperimentare nuove posizioni e soprattutto contrastare il torpore che insorge in prossimità del materasso. Le coppie si sentono più stimolate e affermano che, addirittura, questa location aumenta anche la frequenza dei rapporti o a migliorarne la qualità. Persino la percezione del tessuto può fare la differenza: il cotone, piuttosto che la pelle, pare facciano la differenza, per non parlare poi dei cuscini definiti utilissimi per l'ergonomicità generale. Ma quali sono gli altri luoghi dell’amore? Se il letto scende appunto al quarto posto, con il 5,5% delle preferenze, sul podio salgono il tavolo con il 7,9% dei consensi e la vasca da bagno che rimane sempre un must soprattutto per le giovani coppie, desiderose di sperimentare nuove intriganti situazioni. L’auto scelta da un 2% degli intervistati, viene declassata inevitabilmente per scomodità e rischio privacy. Accanto a questi "classici"correndo la classifica trovano posto anche le più curiose stranezze. L’ascensore o il cinema sono sicuramente le location più eccentriche segnalate dagli intervistati che non disdegnano un certo sapore cinematografico. Ma anche il fascino romantico di una spiaggia deserta o il sesso sul pedalò in mare aperto, vengono comunque menzionati da una piccola parte degli intervistati.

FONTE: lastampa.it

venerdì 6 febbraio 2009

AUTODIAGNOSI VIA WEB PER 4 MILIONI DI ITALIANI

Sono circa 4 milioni gli italiani che si affidano al web per autodiagnosticarsi una patologia e per acquistare farmaci online. A lanciare l'allarme e' stata l'Uninione nazionale consumatori (Unc) dopo aver pubblicato i dati di uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Il Cnr ha analizzato il fenomeno rilevando che nel giro di tre anni il numero di persone che si sono rivolte a Internet per avere informazioni su sintomi, malattie e cure e' salito dal 2,8 per cento al 13,1%. Inoltre, dai risultati dello studio e' emerso che un paziente su dieci arriva addirittura a contestare allo specialista la correttezza della diagnosi sulla base di quanto ha reperito sul web in una delle sei milioni e 300 mila pagine che escono digitando su Google le parole "salute sito". Numerosi sono poi i malati immaginari che chiedono al proprio medico di effettuare esami su esami dopo aver trovato sulla Rete la spiegazione che cercavano ai propri sintomi. E non manca chi acquista medicine, spacciate per miracolose, su siti Internet vedendosi poi consegnare a casa prodotti veterinari, medicinali contraffatti o di bassa qualita'. Quanto detto, basta a comprendere che andare incontro a truffe o imbattersi in notizie, consigli e terapie sbagliate rappresenta una minaccia reale. Come fare allora per capire se l'informazione reperita e' corretta e se il sito consultato e' affidabile? A rispondere e' l'Unc. "In primo luogo, pochi navigatori sanno - si legge sul sito dell'associazione - che esistono bollini e certificazioni che indicano l'autorevolezza dei siti che affrontano argomenti cosi' delicati come quello della salute". Tra i piu' noti c'e' l''Honcode', logo rilasciato solo se vengono soddisfatti alcuni requisiti fondamentali quali la citazione delle fonti scientifiche e della data degli studi pubblicati, la diffusione di notizie solo da parte di medici esperti, la separazione tra le informazioni scientifiche e quelle pubblicitarie. "Occorre poi diffidare dei siti - si legge - che utilizzano domini geografici e generici come .info e .com: solo a quelli con domini di enti governativi (.gov) e' riconosciuta autorevolezza in quanto devono sottostare a regole di registrazione piu' stringenti e quindi piu' difficili da aggirare". Per avere informazioni accurate e veritiere su malattie e cure e' sempre bene, inoltre, "frequentare i siti delle principali associazioni scientifiche note e riconosciute a livello nazionale e mondiale e consultare i siti web delle associazioni di pazienti i cui riferimenti sono messi a disposizione dal ministero della Salute". Sempre secondo l'Unc, e' importante ricordare che i buoni siti che trattano di salute incoraggiano il rapporto tra medico e paziente e non lo sostituiscono.

FONTE: agi.it

giovedì 5 febbraio 2009

SCOPERTO SEGRETO LONGEVITA' ULTRACENTENARI

Scoperto il segreto della longevita' degli ultracentenari. Un gruppo di scienziati della Facolta' di Medicina della Christian-Albrechts-University di Kiel (Germania) ha individuato una variante del gene 'FOXO3A' comune nelle persone che vivono per 100 o piu' anni in tutto il mondo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), rappresenta piu' che altro una conferma di quanto gia' ipotizzato da ricerche precedenti. Nel settembre dello scorso anno un gruppo di ricercatori americani, guidati da Bradley J. Willcox, hanno pubblicato uno studio - sempre sulla rivista Pnas - in cui hanno indicato una maggiore frequenza della variante genetica in questione sugli americani di origine giapponese che hanno vissuto per 95 o piu' anni. Gli scienziati tedeschi, invece, hanno confrontato i campioni di Dna prelevati da 388 centenari tedeschi con quelli prelevati da 731 persone giovani. Sono arrivati cosi' alla conclusione che una mutazione del gene 'FOXO3A' e' comune agli ultracentenari. Questo studio e' importante perche' escluderebbe che la variante genetica in questione riguardi solo le persone di origine giapponese. In effetti, tra gli europei e i giapponesi ci sono diverse differenze genetiche, ma il gene 'FOXO3A' sembra funzionare allo stesso modo per tutte due le popolazioni. "Ora possiamo concludere - ha detto Almut Nebel, coordinatore dello studio - che questo gene e' probabilmente un importante fattore di longevita' in tutto il mondo".

FONTE: agi.it

mercoledì 4 febbraio 2009

Riparare il corpo umano con il silicio

Il Silicio, usato principalmente per produrre i chip dei computer, grazie a una scoperta degli scienziati scozzesi potrà essere usato per riparare il tessuto del corpo umano danneggiato

In un pioneristico studio, alcuni scienziati dell’Università di Edimburgo hanno creato delle colture a base di silicio per far crescere cellule neuronali del sistema nervoso umano. Si aprono in questo modo nuove incredibili frontiere nella cura, ma soprattutto nelle rigenerazione, dei nervi e delle fibre muscolari danneggiate. Durante il processo di produzione del chip(frammento) di silicio, ingegneri e scienziati ne hanno stampato un campione su una superficie liscia. Poi il frammento è stato immerso in una speciale miscela a base di proteine. Questo ha permesso ai neuroni di crescere sulla superficie del campione. La tecnica funziona anche con le cellule staminali, che sono alle fondamenta del corpo umano. Ci si auspica che questo metodo un giorno possa essere applicato a un qualsiasi tessuto che poi possa essere impiantato a mo’ di protesi nel corpo. Le protesi con il chip di silicone potrebbero essere utilizzate come nella microchirurgia convenzionale dicono gli scienziati. Il professor Alan Murray, direttore della scuola di Ingegneria ed Elettronica dell’Università di Edimburgo ha detto: “Questo è un piccolo ma importante passo nel percorso verso la meta a lungo termine per molti scienziati e medici che sono impegnati a sviluppare impianti chirurgici usando chip di silicio”. E ha poi aggiunto che spera che questa tecnica permetterà di lavorare meglio nella ricerca riducendo gli esperimenti su modelli animali (la vivisezione). Le ricerche sui nuovi farmaci potrebbero essere fatte su questi chip anziché su creature vive.

FONTE: Luigi Mondo e Stefania Del Principe (lastampa.it)

martedì 3 febbraio 2009

Una sfera, sei palline e soltanto una soluzione. Ecco Rubik 360

L’erede del cubo impossibile

Ritorna. Trent’anni dopo ha perso gli spigoli, è diventato trasparente e le palline hanno rimpiazzato i quadratini. Ma potrebbe diventare il nuovo rompicapo del ventunesimo secolo e rimpiazzare il suo antenato, quell’amato-odiato, incredibile, impossibile Cubo di Rubik su cui milioni di persone si sono spaccate la testa negli anni ’80. Ci riuscirà? Lo spera il suo inventore, il professore ungherese Erno Rubik, che sta per lanciare la sua nuova creatura, Rubik 360, come ha rivelato il Sunday Telegraph. Il debutto ufficiale sarà il 5 febbraio quando verrà mostrato al pubblico alla Fiera internazionale del giocattolo a Norimberga e arriverà nei negozi il prossimo agosto. «Sento che 360 è uno dei più innovativi ed eccitanti rompicapo realizzati dopo il Cubo», ha spiegato il 64enne Rubik aggiungendo che per risolvere il nuovo gioco servono «abilità, logica e destrezza».

Semplice il gioco, difficile la soluzione, visto che ce n’è una sola: il Rubik 360 ha sei palline intrappolate in tre sfere trasparenti, il giocatore deve riuscire a farle arrivare dalla sfera più interna a quella più esterna facendole passare attraverso i due soli fori di quella centrale. Facile a dirsi. Meno semplice a farsi. Proprio come accadeva con quel mitico Cubo diventato un simbolo degli anni ’80 con più di 350 milioni di esemplari venduti nel mondo (il giocattolo più venduto nella storia) e milioni di sfegatati giocatori che si sono affrontati in campionati e tornei. E ancora oggi, la sfida non si ferma. L’ultimo record segnalato è quello di Erik Akkersdijk (nel 2008) che lo ha risolto in 7,08 secondi.

FONTE: corriere.it