domenica 31 maggio 2009

Vaccino contro il melanoma. "Risultati promettenti"


E' stato presentato oggi a Orlando (Florida) al congresso dell'Asco. Il farmaco blocca la crescita delle cellule tumorali di una forma metastatica molto grave

Risultati positivi e promettenti contro il melanoma. Così è definito il vaccino presentato oggi al Congresso dell'ASCO (American Society of Clinical Oncology), che raduna a Orlando in Florida oltre 30mila specialisti da tutto il mondo. Il vaccino, infatti, blocca la crescita delle cellule malate, regalando circa 5 mesi di sopravvivenza in più dei malati. Agisce come la 'benzina' di un caccia bombardiere, che sorvola il territorio e individua le zone migliori dove sferrare l'attacco. Il vaccino infatti "attiva le cellule T citotossiche dell'organismo, che controllano la risposta immunitaria, le quali iniziano a cercare i punti giusti a livello della membrana, per minare le cellule tumorali, causandone la distruzione", spiega Patrick Hwu, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica e Melanoma all'A. D. Anderson - Università del Texas. "Siamo davanti a risultati molto incoraggianti - prosegue Douglas Schwartzenruber, Responsabile dello studio e Direttore medico al Centro dei Tumori del Goshen Health System in Indiana - si tratta di un vaccino contro la forma metastatica ed è costituito da una parte di proteina presente sulle cellule del melanoma, che gli permette di agire in maniera mirata". I pazienti coinvolti nello studio sono stati suddivisi in due gruppi: i risultati migliori sono stati ottenuti nei malati che hanno assunto il vaccino con l'interleuchina 2 (IL-2) rispetto alla sola IL-2, che rappresenta la terapia standard del melanoma avanzato. "Questi risultati sono un importante tassello sulla via della ricerca di una efficace cura del melanoma. Speriamo di avere ulteriori riscontri a breve", commenta Patrizio Mulas, presidente dell'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi), che a fine giugno promuove il 'Melanoma Day' sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, proprio per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della prevenzione. L'incidenza di melanoma è cresciuta nel mondo a un ritmo superiore a qualsiasi altro tumore (eccetto il cancro al polmone nelle donne), con 132 mila nuovi casi l'anno. "La maggiore incidenza - sottolinea Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di oncologia medica dell'Istituto Pascale di Napoli - si registra in Australia, Nord America ed Europa, e in Italia si stimano circa 6 mila nuovi casi ogni anno: 3.143 tra gli uomini e 2.851 tra le donne''. In oltre il 50% dei casi, poi, questo killer viene diagnosticato in giovani e adulti sotto i 59 anni. Al congresso di Orlando Ascierto presenta i risultati di uno studio di fase II su 'ipilimumab', una molecola con un meccanismo d'azione ''rivoluzionario, che agisce a livello delle cellule del sistema immunitario, rimuovendo i 'blocchi' che impediscono la risposta antitumorale dell'organismo, migliorando la sopravvivenza media". 

FONTE: ANTONIO CAPERNA (repubblica.it)

sabato 30 maggio 2009

Arriva drinkwell, depuratore d'acqua portatile che salverà milioni di vite


A disposizione delle Ong per aiutare il Terzo Mondo. Verrà usato dall'australiana World Vision

Un depuratore d'acqua elettronico e a batteria, sviluppato dalla fisica di Sydney Vivian Robinson, sarà presto a disposizione delle Ong che operano nelle zone del Terzo Mondo prive di acqua potabile. Il depuratore Drinkwell usa piastrine elettrolitiche per rimuovere fango, argilla, metalli pesanti, cianuro, piombo e mercurio, e per uccidere i batteri E coli. Converte quindi acqua non salata, ma inquinata, in acqua potabile ad uno costo nettamente inferiore rispetto all'acqua in bottiglia.
Strumento utile contro la guerra dell'acqua.L'organizzazione australiana di aiuti World Vision sarà la prima ad usare il congegno fra pochi mesi, quando saranno completati i test. Secondo il suo direttore Tim Costello, che ha parlato al lancio del depuratore oggi a Sydney, potrà prevenire future guerre. Circa 1,2 miliardi di persone, infatti, non hanno accesso ad acqua potabile e migliaia muoiono ogni giorno da malattie legate alla contaminazione. 
Possibile impiego anche nei disastri naturali. «La geopolitica del futuro sarà probabilmente strutturata attorno alle guerre per l'acqua e questo è un ottimo strumento per prevenirle», ha detto Costello. Sarà molto utile anche nei disastri naturali, come alluvioni o incendi che contaminano le riserve d'acqua. «A paragone con gli enormi purificatori che dobbiamo trasportare - ha concluso Costello - è estremamente pratico».

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 29 maggio 2009

Microsoft, nuova sfida a Google Bing, il motore "decisionale"



Debutto previsto il 3 giugno. Il principio: offrire informazioni immediatamente utili per esigenze pratiche. Acquisti, hotel, viaggi. Con l'obiettivo di adattare l'intelligenza robotica a quella degli utenti


BENVENUTI alla nuova guerra tra Microsoft e Google, a colpi di innovazioni nei motori di ricerca, per farli diventare più intelligenti e più utili nella vita di tutti i giorni. È questa la filosofia che c'è dietro Bing, un motore di ricerca che Microsoft ha annunciato oggi e che debutterà mercoledì 3 giugno (in Europa sarà in beta con funzionalità limitate). Microsoft ha divulgato ora i dettagli e alcune immagini del motore, e un video esplicativo. Il motore si basa su un principio nuovo: offrire informazioni immediatamente utili per esigenze pratiche, guidando la ricerca fino al risultato che l'utente voleva. Per acquistare un prodotto, avere la recensione di un hotel, trovare la tariffa migliore per un viaggio o consigli medici, tra le altre cose. Bing (che prima aveva il nome in codice Kumo) è "un motore decisionale", secondo Microsoft. Ma perché ci sarebbe bisogno di un nuovo motore? Tutti sappiamo come funziona quello di Google: scrivi parole chiave e ricevi un elenco di link a siti pertinenti. Ebbene, questo per Microsoft non è più sufficiente a soddisfare l'utente. Nell'annunciare Bing, cita un rapporto di Comscore secondo cui il 30% delle ricerche rimane senza risposta e quindi abbandonato. Il 66% delle ricerche richiede che l'utente faccia più tentativi per ottenere quanto voluto. Bing, invece di andare allo scontro diretto con Google (che ha ormai una quota di mercato schiacciante nel mondo), prova quindi a rovesciare la prospettiva, con un approccio nuovo. A cominciare dall'homepage. Invece della pagina candida e asciutta che ha fatto la fama di Google, Bing parte con gli "effetti speciali": un'immagine ad altissima risoluzione, che cambia a rotazione. Possiamo cliccarci per avere ulteriori informazioni, oppure partire con una ricerca libera, da digitare in una barra. A seconda delle parole digitate, il motore intuisce l'ambito della ricerca, cioè i nostri possibili scopi, e ci dà poi una guida verso il risultato finale. Per esempio, se scriviamo il nome di un automobile ci dà opzioni per arrivare direttamente al manuale, a una recensione, a un sito dove comprarla. Se scriviamo il nome di una località turistica, ci chiede se vogliamo foto, consigli su hotel e via dicendo. Queste opzioni che guidano la ricerca sono calcolate dinamicamente dal motore, con il nuovo algoritmo ideato da Microsoft. È uno sforzo profondo di adattare l'intelligenza robotica del motore a quella mobile e imprevedibile degli utenti, perché le due possano meglio andare d'accordo. Bing è inoltre tanti motori in uno. Ha varie sezioni (Salute, Viaggi, Shopping, Notizie, Sport), accessibili da un menu a sinistra; ciascuna con una propria grafica e layout. Se clicchiamo su Viaggi, per esempio, ci saranno opzioni e barre di ricerca adatte a chi vuole partire da una località e arrivare a un'altra (analogamente a quelle di un motore specializzato come Expedia.it). Per lo shopping, la versione europea di Bing integrerà Ciao (uno dei principali siti europei di comparazione prezzi e prodotti). "Siamo convinti che ci sia ancora grande margine di miglioramento nella ricerca web, che è evoluta poco, nella sostanza, negli ultimi anni. Lo scopo di Bing è far perdere meno tempo agli utenti. Del resto, ormai la gente fa ricerca sul web non tanto più per trovare informazioni ma per prendere decisioni", dice Luca Colombo, Consumer&Online Marketing Officer Microsoft Italia. Nel suo cercare di estrarre intelligenza dal web dando risultati all'utente in forma più umana di un'austera lista di link, Bing è vicino ai concetti della ricerca semantica, ora ben rappresentati da WolframAlpha. Microsoft ha fatto la sua mossa per rilanciare la sfida a Google e al modo tradizionale di cercare cose sul web. Ora, la parola agli utenti.

FONTE: ALESSANDRO LONGO (repubblica.it)

giovedì 28 maggio 2009

La memoria digitale diventa "eterna"


Messo a punto un prototipo di sistema di archiviazione nanotecnologico a durata illimitata, senza silicio


Dal floppy disc alle pen-drive, passando per il disco ottico, la tecnologia dei supporti di memoria digitale per i Pc ha fatto tanta strada, portando alla realizzazione di prodotti sempre più piccoli e capienti. E la vita media dei moderni dispositivi di archiviazione si è decisamente allungata, anche se la loro durata non è ancora in grado di garantire vita eterna ai dati conservati. Tuttavia, una recente scoperta realizzata dagli scienziati dell’Università di Berkeley potrebbe spingere in avanti di un bel po’ la «data di scadenza» – diciamo così – dei supporti di archiviazione, rendendoli praticamente eterni.PER SEMPRE BIT - Il professor Alex Zettl e il suo team di ricercatori hanno infatti realizzato un prototipo di memoria digitale praticamente eterno, che andrebbe ben oltre la vita media di 10-30 anni delle attuali memory card e raggiungerebbe una durata di un miliardo d’anni e una capienza pari a un terabyte per pollice quadrato (un trilione di bit). Il tutto senza l’utilizzo di silicio.GRANDE NANOMEMORIA – Il dispositivo sperimentale creato nei laboratori di Berkeley (California) non sfrutta la tecnologia dei microchip tradizionali, ma si serve invece della nanotecnologia. Zettl e compagni hanno in pratica inserito una nanoparticella di ferro in un nanotubo di carbonio: in presenza di un segnale elettrico, la nanoparticella può essere controllata e spostata con grande precisione all’interno del nanotubo, le cui estremità – ancorate ad elettrodi – rappresentano i due simboli (0 e 1) del codice binario. In questo modo viene realizzato un sistema di memoria programmabile, che permette di registrare le informazioni digitali e riprodurle tramite la tecnologia hardware convenzionale. Lo studio in cui viene illustrata la scoperta degli scienziati statunitensi sarà pubblicato sul numero di giugno del mensile American Chemical Society's Nano Letters.


FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)

mercoledì 27 maggio 2009

SCOPERTO IL SEGRETO DELLA PERDITA DEI CAPELLI


IL "COLPEVOLE" È IL GENE SOX21

Milioni di uomini ne sono afflitti, ma le cause sono ancora poco chiare, per non parlare dei possibili rimedi. La perdita dei capelli, tuttavia, da oggi ha un "colpevole" ufficiale: il gene Sox21. Un gruppo di ricercatori in Giappone, in uno studio pubblicato nel Proceedings of the National Academy of Sciences, ha infatti identificato il gene responsabile della perdita di pelo ciclica nei topi e della perdita di capelli, o alopecia, negli uomini. Gli scienziati giapponesi hanno prodotto geneticamente una specie di topi senza il gene Sox21. "Le cavie - si legge nello studio - hanno cominciato a perdere la loro pelliccia gia' 11 giorni dopo la nascita, e dopo 20 giorni, massimo 25, i topi hanno perso tutti i peli del corpo, baffi compresi. Soprendentemente, pero', c'e' stata una ricrescita partita un paio di giorni piu' tardi, seguita da una nuova fase di caduta". Un'altalena durata piu' di due anni, dopo la quale e' risultata una crescita delle ghiandole sebacee intorno ai follicoli piliferi dei topi "mutanti". "Il gene - spiega il capo dei ricercatori Yumiko Saga del National Institute of genetics di Mishima - e' probabilmente coinvolto nella differenziazione delle cellule staminali che costituiscono lo strato esterno dei capelli". Anche nella pelle umana e' stato trovato lo stesso gene, che, sono convinti gli scienziati, "e' il responsabile di alcune condizioni di caduta dei capelli anche negli uomini".

FONTE: agi.it

martedì 26 maggio 2009

Via la cellulite con frutti di bosco, spezie e pesce


Sta finalmente per arrivare il momento di godersi una bella vacanza, magari al mare. Eppure, guardandovi allo specchio non fate che pensare a quegli inestetici cuscinetti di cellulite. Se nemmeno le creme "miracolose" sono riuscite a mantenere le promesse e a farvi sentire più belle, potete provare a introdurre nella vostra dieta alimenti che contrastano l’insorgere di questo fastidioso disturbo: frutti di bosco, spezie e pesce.  Vediamo nel dettaglio perché usare i cibi "salva estate".
Frutti di bosco: contengono una buona quantità di antiossidanti come i bioflavonoidi. Vitamine A e C che proteggono i capillari insieme all’azione della vitamina PP e l’acido salicilico. Facilitano la circolazione sanguigna (e di conseguenza quella linfatica) e sono al contempo ottimi diuretici. I frutti di bosco più "completi" a livello nutrizionale sono senz’altro i lamponi i quali, secondo uno studio giapponese, sembrerebbero contenere persino un enzima "mangia grassi".
Spezie: in particolare il peperoncino che favorisce la circolazione sanguigna e aiuta a smaltire le tossine, garantendo un buon funzionamento dell’intestino. La cannella; anch’essa protegge i vasi sanguigni, favorisce il drenaggio linfatico e svolge una marcata attività antiossidante. E, infine, il tanto amato origano. Attenzione però a non mangiare troppe pizze solo perché vi hanno detto che “l’origano che fa andare via la cellulite”! Bella notizia o no, sappiate che l’origano si può consumare anche aggiunto alla classica insalata. 
Pesce: un ottimo rimedio di bellezza è senz’altro il pesce azzurro, ricchissimo di proteine e di acidi grassi polinsaturi che proteggono efficacemente le membrane cellulari. Favoriscono la circolazione sanguigna e linfatica.

FONTE: Luigi Mondo & Stefania Del Principe (lastampa.it)

lunedì 25 maggio 2009

L'UsArmy arruola Terminator


Il Pentagono lavora ad un soldato-robot che si ispira all'androide di Hollywood

Il Pentagono si ispira ad Hollywood per combattere le guerre del futuro. Le Forze armate americane hanno messo in cantiere un nuovo prototipo di robot da battaglia chiamato Petman, una sorta di umanoide che riproduce quasi in tutto le sembianza di un essere umano con tanto di testa, gambe, braccia e articolazioni anche se dai contorni decisamente più spigolosi di quelli di un militare in carne ed ossa. Il soldato del futuro è una creatura sulla quale stanno lavorando ingegneri e scienziati della Boston Dynamics uno dei principali contractor della Difesa Usa noto per aver tenuto a battesimo BigDog, il cane robot che ricorda Flender il fedele amico di Kyashan, ragazzo androide della famosa serie animata anni Ottanta. Petman del resto ricorda un altro protagonista della fiction futuristica, il cyborg tornato venerdì scorso nella sale cinematografiche americane con il quarto episodio della seria Terminator-Salvation. Proprio come il T-800 Model 101, ma forse più simile alla sua prima versione con protagonista Arnold Schwarzenegger, Petman è in grado di stare in piedi e camminare da solo. Una vera rivoluzione rispetto ai suoi predecessori come Talon e Packbot, che sebbene utili e funzionali tanto che ne sono stati inviati diversi in Iraq e Afghanistan, hanno l’aspetto di un caterpillar in miniatura e necessitano di un supporto esterno per muoversi. «Si tiene in equilibrio da solo e si muove liberamente, cammina, striscia e fa una serie di movimenti necessari da compiere durante gli attacchi chimici», spiegano gli esperti. Il suo primo impiego sarà la sperimentazione di tute di protezione dagli agenti chimici nocivi. Ma Petman non solo si muove ma ragiona come un essere umano: «Può simulare il funzionamento del cervello controllando la temperatura, l’umidità e la sudorazione all’interno della tuta durante i test». Proprio come il Terminator quando gli scienziati spiegano nel film che la «nuova serie di 800 non è fatta in gomma ma in materiale quasi umano così il cyborg può respirare e persino sudare». I suoi creatori lo definiscono «il primo robot antropomorfico dal dinamismo tipico di una persona, capace cioè di muoversi con naturalezza e agilità». Il programma per lo sviluppo del robot prevede 13 mesi di progettazione e design e 17 mesi di costruzione: sarà pronto quindi nel 2011.  Ma Petman non è il solo umanoide ad essere reclutato dalle Forze armate americane del prossimo decennio. Il governo ha infatti stanziato in favore della Bucknell University, 1,2 milioni di dollari per la ricerca e lo sviluppo di una serie di robot militari, compreso un modello alto circa un metro e settanta e in grado di muoversi su due piedi: «Potrà camminare, salire le scale e farsi largo tra le macerie, per questo è possibile impiegarlo per la sorveglianza o per compiere rilevazioni in aree a rischio». Avrà inoltre una testa dotata di videocamera, e delle braccia per rafforzarne l’equilibrio, come spiega il professor Steven Shooter del Dipartimento di ingegneria meccanica. E proprio perché simili all’uomo i nuovi soldati robot non potranno fare a meno dei loro mezzi, come auto, moto o aerei. I droni sono già una realtà, usati prima per la sorveglianza e armati successivamente per compiere raid in zone remote di guerra.  Il primo prototipo di moto tele-guidata risale invece al 2005: è la GhostRider che ha partecipato alla Darpa’s Grand Challenge, la competizione sponsorizzata dalla Difesa per sole vetture «unmanned». Si tratta di una due ruote ibrida, metà cross, metà strada, dotata di sensori sterzo e videocamere messa a punto da Anthony Levandowski della University of California di Berkeley. Un mezzo molto più flessibile delle jeep teleguidate e dai costi più contenuti, pari a 150 mila dollari. Lo stesso Levandowski starebbe studiando infatti su un progetto per potenziare e modernizzare con software d’avanguardia la sua GhostRider. Nel giro di alcuni anni insomma se un energumeno a bordo di una moto con un casco scuro commette una scorrettezza nei vostri confronti c’è un motivo in più per tirare dritto. 

FONTE:  Francesco Semprini (lastampa.it)

domenica 24 maggio 2009

Du italiani tra i 6 nuovi astronauti dell'ESA, per la prima volta una donna


Ci sono anche due italiani tra i nuovi astronauti dell'Agenzia spaziale europea. I due selezionati sono Samantha Cristoforetti, 32 anni, e Luca Salvo Parmitano, 33, entrambi piloti dell'Aeronautica Militare. Anche una donna nello spazio con L'Esa, quindi, ed è la prima volta per il nostro Paese. Tra i sei vincitori, oltre ai due italiani, figurano il tedesco Alexander Gerst, il danese Andreas Mogensen, l'inglese Timothy Peake e il francese Thomas Pesquet. 
Saranno loro a partecipare alle prossime missionisulla Stazione spaziale internazionale dal 2013 in avanti. I due nuovi astronauti incontreranno la stampa italiana domani, 21 maggio, dalle ore 11,15 a Palazzo Chigi, a Roma. «Siamo tutti estremamente soddisfatti - commenta il commissario straordinario dell'Agenzia spaziale italiana Enrico Saggese - per la scelta di due italiani» e «siamo particolarmente felici che tra loro ci sia una donna». «È la dimostrazione - aggiunge - che per l'Italia lo spazio è un settore importante e vitale, capace di attirare i nostri migliori talenti, e che in questo campo possiamo continuare nei prossimi anni a giocare un ruolo di primo piano a livello mondiale». 
Samantha, la neo astronauta dell'Esa, è figlia di un albergatore trentino, Sergio Cristoforetti ed è cresciuta a Malè, in Val di Sole. In passato si è sempre mostrata piuttosto schiva, senza fare gran parlare della sua passione e di come fosse nata. «È difficile spiegarlo o semplicemente raccontarlo» aveva detto qualche anno fa. Il suo percorso di studi del resto parte come quello di molte giovani, «senza esperienza militare, né parenti o amici in divisa». Il curriculum intanto cresce e al diploma e alla laurea si aggiunge, tra l'altro, l'iscrizione all'associazione aeronautica di Trento. Cristoforetti ora è tenente pilota di velivoli AM-X e AM-XT in servizio presso il 32/o Stormo di Amendola (Foggia). Tra le prime donne a diventare pilota militare, a soli dieci anni dall'ingresso femminile nelle Forze armate italiane. Laureata con il massimo dei voti in scienze aeronautiche all'Accademia di Pozzuoli, ha conseguito un master online quinquennale dalla Riddle Aeronautical University, di Daytona Beach, in Florida. Fin dall'Accademia, nel corso Borea V, si è distinta per le sue capacità: nel 2004 ha ricevuto la Sciabola d'Onore. È stata la prima ragazza a ricevere il premio, assegnato all'allievo che per i primi tre anni di corso è sempre risultato primo nel ruolo di appartenenza. Ha fatto parte del 70/o stormo di Latina, del 61/o Stormo di Lecce e del 51/o Stormo di Istrana, ottenendo, tra le altre, le abilitazioni per velivolo jet T-37, MB339CD e MB339A.
È Luca Salvo Parmitano, infine, capitano del centro sperimentale volo di Pratica di Mare, l'altro italiano ad entrare oggi nel corpo degli astronauti dell'Esa. Nato a Paternò, in provincia di Catania, il 27 settembre del 1976 Parmitano, dopo aver frequentato l'Accademia Aeronautica con il Corso Sparviero IV e ottenuto la laurea in scienze politiche presso l'Università Federico II di Napoli, si è specializzato negli Stati Uniti presso la scuola di volo per piloti militari Euro-Nato Joint Pilot Training di Sheppard, in Texas. Si occupa tra l'altro del collaudo di nuovi velivoli. Il capitano Parmitano ha al suo attivo circa duemila ore di volo, di cui più di mille su velivolo Am-X. È qualificato su circa 20 aerei ed elicotteri differenti ed ha volato su oltre 40 velivoli diversi. Nel 2007 è stato insignito della Medaglia D'Argento al Valore Aeronautico.

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 23 maggio 2009

Viaggio alle origini del cosmo con "Herschel" e "Planck"


Gli strumenti sono diversi ma in fondo il risultato da raggiungere è lo stesso: un viaggio nel tempo e nello spazio verso le origini dell’universo. Da qualche giorno gli osservatori spaziali “Herschel” e “Planck” (nel disegno) dell’Agenzia spaziale europea, a bordo di un razzo Ariane 5, hanno spiccato il volo dalla rampa di Korou nella Guyana francese verso la loro avventura scientifica. Dopo una breve tappa in orbita terrestre, i due satelliti – che hanno rispettivamente una massa di 3,4 e di 1,9 tonnellate – stanno affrontando un trasferimento che durerà sessanta giorni per raggiungere il loro effettivo luogo di osservazione in uno dei cosiddetti “punti di Lagrange”. La partenza da Kourou è avvenuta alle 15,09 ora italiana del 14 maggio. Quaranta minuti dopo “Herschel” e “Planck” hanno inviato il loro primo segnale radio, a riprova che l’immissione in orbita terrestre era riuscita perfettamente.  Le origini cosmiche che i due osservatori spaziali indagheranno si collocano però in tempi diversi. “Herschel” studierà (tra le altre cose) galassie e stelle in via di formazione: cioè fenomeni che tutt’al più risalgono ad alcune centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. “Planck” su spingerà molto più indietro, a poche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang.  Quando si sarà inserita nel punto di equilibrio gravitazionale Lagrange 2 (L2), a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra in direzione opposta al Sole, “Herschel” osserverà il cielo nella radiazione infrarossa, l’unica che riesca a filtrare attraverso le nubi di polveri delle nebulose e delle galassie. Riuscirà così a vedere stelle e galassie in formazione, oltre, ovviamente, sistemi planetari che stanno uscendo da dischi protoplanetari intorno a stelle vicine. Almeno per dieci anni sarà il più potente strumento in questo settore della ricerca astronomica e il suo specchio – 3,5 metri di diametro – costituisce un primato, essendo il più grande che sia mai stato lanciato nello spazio. E’ una volta e mezza il telescopio spaziale “Hubble” e sei volte più grande del suo predecessore, il telescopio per l’infrarosso ISO, lanciato dall’Agenzia spaziale europea nel 1995.  A sua volta, “Planck” misurerà la radiazione cosmica di fondo lasciata dal Big Bang con una accuratezza finora mai raggiunta e permetterà ai cosmologi di decidere quale teoria sull’origine e sulla fine dell’universo è più coerente con i dati osservativi. Il suo telescopio per microonde ha un diametro di un metro e mezzo. Fornirà informazioni sull’universo di 380 mila anni dopo il Big Bang, quando la radiazione si separò dalla matera ed ebbe via libera nello spazio. I dati raccolti saranno quindici volte più precisi di quelli ottenuti dal satellite W-Map, il più recente e sensibile destinato a questo tipo di ricerca.  I rivelatori di “Herschel” e “Planck”, raffreddati con elio liquido (ben 2300 litri nel caso di “Herschel”), sono i punti più freddi dell’universo: 0,3 Kelvin sopra lo zero assoluto per “Herschel” e addirittura 0,1 Kelvin per “Planck”. Quest’ultimo sarà in grado di stabilire la quantità di atomi (materia ordinaria) esistente nell’universo e da questo dato si potrà inferire una stima della densità della materia oscura.  A parte “Planck” ed “Herschel”, l’altro punto più freddo dell’universo è costituito dai magneti superconduttori dell’acceleratore del Cern LHC, Large Hadron Collider. Qui la temperatura è un po’ più alta: 1,9 Kelvin. Ma lo spazio raffreddato è enorme: LHC è un anello di magneti lungo 27 chilometri. Anch’esso, tra l’altro, serve a ricostruire le origini dell’universo: in esso si creano condizioni fisiche esistenti a meno di un miliardesimo di secondo dal Big Bang.  Attraverso la Thales-Alenia Space, “prime contractor”, fondamentale è stato il ruolo-guida dell’industria italiana nelle missioni spaziali “Planck” ed “Herschel”, alle quali hanno collaborato complessivamente più di cento partner e istituti europei, statunitensi e di altri Paesi. 
Anche dal punto di vista scientifico, l’Italia è ben presente in entrambe le missioni. In particolare è rilevante il compito che attende Reno Mandolesi, 64 anni, direttore dell’Istituto di fisica cosmica dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna. Insieme con il francese Jean-Loup Puget, guida il gruppo di oltre quattrocento ricercatori che analizzeranno in prima battuta i dati di “Planck” sulla radiazione cosmica di fondo.

FONTE: lastampa.it

venerdì 22 maggio 2009

Scoperta la vita nell'inaccessibile lago sottomarino Urania


Nel Mediterraneo, a 3.5000 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»


Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c'è luce nè ossigeno. Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.
SCOPERTA ITALIANA - La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall'
Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.
IPERSALINITÀ - «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell'acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress - continuano i ricercatori - sono l'assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest'ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l'uomo.
COMUNITÀ DI MICROORGANISMI - Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l'esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d'acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d'acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della "dark energy", una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche».


FONTE: corriere.it

mercoledì 20 maggio 2009

Il telefonino che si carica col Sole


Presentato in Giappone un nuovo modello «ibrido» che sfrutta anche piccoli pannelli solari


Il cellulare ora sfrutta l'energia solare: il terzo operatore mobile del Giappone, Softbank, ha presentato a Tokyo il primo telefonino ibrido in grado di ricaricare la batteria per mezzo di speciali pannelli solari, oltre che con la tradizionale alimentazione a corrente elettrica. Il nuovo modello, battezzato Solar Hybrid 936SH e prodotto da Sharp, tra i leader mondiali del fotovoltaico, sarà commercializzato sul mercato nipponico in estate al prezzo di circa 40 mila yen (300 euro al cambio attuale).
DIECI MINUTI PER UN MINUTO - La principale caratteristica del terminale è rappresentata dalla possibilità di ricaricare la batteria con l'energia solare grazie ai minuscoli pannelli fotovoltaici che sono montati sul coperchio del telefonino, e che permettono, secondo quanto dichiarato dal gestore, di accumulare con dieci minuti di esposizione al sole una carica sufficiente per due ore in standby o un minuto di conversazione. Degna di nota, inoltre, è la possibilità di ricaricare il telefonino automaticamente durante l'uso all'aperto, mentre la vocazione estiva e solare del terminale è ulteriormente sottolineata da uno speciale rivestimento che ne garantisce la totale impermeabilità all'acqua.


FONTE: corriere.it

martedì 19 maggio 2009

Abbronzatura sicura. Un gel per prevenire melanomi e tumori della pelle


Un gel estratto dall'Euforbia minore è in grado di prevenire il cancro alla pelle


È la scoperta di un gruppo di ricercatori australiani e potrebbe dare la possibilità a tutti di esporsi al sole per prendere la tintarella senza rischiare di sviluppare un tumore della pelle. Principalmente utilizzato per rimuovere le macchie causate dall’esposizione ai raggi solari, questo gel possiede potenziali capacità di prevenire il melanoma. La casa farmaceutica Peplin con sedi nel Queensland in Australia e in California (Usa) afferma che il suo gel è in grado di rimuovere le macchie della pelle e trattarle prima che queste si possano trasformare in pericolosi cancro o tumore della pelle. In una dichiarazione ufficiale il general manager della casa farmaceutica, dr. Peter Welburn, ha rivelato che la sperimentazione sull'uomo hanno dimostrato che il gel può trattare le macchie e lesioni in soli due giorni. Per stabilire questo sono stati studiati gli effetti su 125 persone che sono state trattate con il gel una volta al giorno per due giorni. Dai dati risulta che nel 27% dei casi le macchie sono state rimosse con successo, mentre per un 47% il successo è stato parziale. A fronte di limitati effetti collaterali come temporanei arrossamenti e piccole desquamazioni, il gel pare essere l’unico che sarà presto sul mercato in grado d’intervenire in questi casi e in zone del corpo difficili da trattare come il viso, il collo, braccia e dorso delle mani.Il dr. Welburn ha tuttavia sottolineato che il gel non è stato prodotto per trattare i melanomi, semmai li può prevenire agendo tempestivamente sulle macchie dovute all’esposizione solare che potrebbero evolversi in questo modo.

FONTE: lastampa.it

lunedì 18 maggio 2009

Nasce il centro anticybercrimine, un attacco puo' blocare il paese


Si chiamerà Cnaipic la struttura pensata per proteggere i centri vitali dell'Italia - acqua, luce gas, trasporto su strada, rotaia e aereo - da attacchi di pirati informatici. Dopo 4 anni di preparativi sarà operativo entro questa estate, con sede a Roma


Fra problemi burocratici e logistici ci sono voluti quasi 4 anni, ma alla fine è arrivato. Entro l'estate sarà finalmente inaugurato lo Cnaipic, il Centro anticrimini informatici per la protezione di infrastrutture critiche, la struttura nazionale pensata per proteggere dai cyber crimini tutte le reti e i servizi informatici che erogano servizi essenziali per la nazione. Il Centro sarà gestito dalla Polizia postale e delle Comunicazioni, e avrà sede a Roma, vicino a Cinecittà. Le attività del centro, ha spiegato Antonello Novellino, il vice questore aggiunto della Polizia postale, consisteranno nel fornire "servizi di intelligence alle infrastrutture reputate di importanza nazionali, attraverso il monitoraggio dei siti, e la raccolta e analisi dei dati. L'obiettivo è essere presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per portare aiuto a queste infrastrutture in caso di attacchi". Attacchi che possono avere effetti devastanti. Oggi, infatti, i servizi essenziali - come acqua, luce gas, trasporto su strada, rotaia e aereo - sono erogati attraverso reti telematiche. E un attacco informatico, di matrice criminale o terroristica, diretto a colpire un singolo nodo della rete infrastrutturale, potenzialmente è in grado di azzerare l'intero sistema paese. Per questo l'idea di un centro per la protezione delle "infrastrutture critiche" era stata introdotta per la prima volta dal decreto legge 144/2005, il famoso pacchetto antiterrorismo Pisanu, che assicurava, da parte del Ministero dell'Interno, "i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale". Quali siano le strutture critiche da proteggere è stato stabilito, nel gennaio 2008, da un decreto del ministero dell'Interno. All'interno dell'area di protezione dello Cnaipic rientreranno Ministeri, agenzie ed enti che operano nei settori dei rapporti internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, dell'energia, dell'ambiente, della salute; ma anche la Banca d'Italia e tutte le società partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni con più di 500mila abitanti che operano nelle comunicazioni, nei trasporti, nell'energia, nella salute e delle acque. Inoltre lo Cnaipic proteggerà anche ogni altra istituzione, amministrazione, ente, persona giuridica pubblica o privata la cui attività, per ragioni di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, sia riconosciuta di interesse nazionale dal Ministro dell'interno, anche su proposta dei prefetti e delle autorità provinciali di pubblica sicurezza. "Il decreto, nato per contrastare il terrorismo internazionale, poneva anche nel nostro ordinamento una specifica attenzione al problema della protezione delle infrastrutture critiche nazionali, Non solo in quanto assets strategici, ma quali elementi costituenti la spina dorsale del Paese", spiega Roberto Setola, segretario dell'Aiic, l'associazione degli esperti di infrastrutture critiche. "Per questo è importante che si sia giunti a costituire una struttura come lo Cnaipic, che ha il potere di monitorare e prevenire gli attacchi alle infrastrutture, senza dover aspettare di una denuncia per agire". Lo Cnaipic, infatti, beneficerà degli strumenti investigativi previsti per le attività di contrasto al terrorismo. Il che vuol dire, in parole povere, che il centro potrà - ad esempio - utilizzare intercettazioni di comunicazioni, anche telematiche ed informatiche, con finalità preventive. Ovvero, prima che l'attacco sia commesso. E le possibilità che ci si possa trovare di fronte a una simile eventualità non sono poche. Attacchi alle infrastrutture critiche informatizzate sono già avvenuti: ne sono un esempio i Titan Rains, nome in codice con cui si indicano gli attacchi che colpirono i computer di tutti gli Stati Uniti nel 2003. O l'ondata di assalti cibernetici su grande scala che subì l'Estonia nel 2007. E nel prossimo futuro episodi del genere potrebbero aumentare. Secondo il World Economic Forum, anzi, esiste una probabilità del 20% che le infrastrutture critiche subiscano attacchi terroristici nei prossimi 10 anni, con un costo economico globale di 250 miliardi di dollari.


FONTE: Valerio Maccari (repubblica.it)

domenica 17 maggio 2009

SI MANGIA PIU' FRUTTA NEL 2009 (+4, 4%)


Il 2009 fa segnare una inversione di tendenza con gli acquisti familiari di frutta in quantita' che sono aumentati in media del 4,4 per cento con punte di addirittura il 27 per cento per i kiwi. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea-Ac Nielsen relativi al primo trimestre dell'anno, che evidenzia una positiva inversione di tendenza nei consumi alimentari degli italiani con importanti riscontri sul piano della salute. Si tratta di un dato particolarmente significativo dopo che il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura, avvenuto negli ultimi cinque anni, sembrava segnare inesorabilmente una tendenza all'abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nelle giovani generazioni, mettendo a rischio - sostiene la Coldiretti - la 'forma' e la salute degli italiani. Lo dimostra il fatto che quasi un terzo degli italiani (35 per cento) e' obeso o in sovrappeso il che - precisa la Coldiretti - non riguarda solo il fattore estetico, ma incide notevolmente anche sulla salute perche' si tratta di un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l'ipertensione, l'infarto e certi tipi di cancro. La ripresa nei consumi e' anche - continua la Coldiretti - favorita dalla grandi disponibilita' e varieta' di frutta offerta in Italia, che e' leader europeo nella produzione per una quantita' complessiva di 8,2 miliardi di chili, risultata in leggero calo del 3,1 per cento nel 2008. E le coltivazioni nazionali possono gia' offrire mele, kiwi, fragole mentre stanno arrivando meloni, angurie e ciliegie Made in Italy. Il consiglio della Coldiretti e' di verificare sempre l'etichetta o il cartellino, che devono riportare obbligatoriamente l'indicazione della provenienza. La scelta della produzione italiana di stagione e' anche giustificata - afferma la Coldiretti - dai primati conquistati sul piano della salubrita' e della sicurezza alimentare, tanto che secondo il rapporto annuale del Ministero la percentuale di regolarita' e' del 99,3 per le verdure e del 98,6 per la frutta, per quanto riguarda la presenza di residui di prodotti fitosanitari. Risultati che confermano - sostiene la Coldiretti - la grande opportunita' offerta agli italiani di consumare frutta, verdura e gli altri prodotti della dieta mediterranea considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani - conclude la Coldiretti - di conquistare fino ad ora il record della longevita' con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea.

FONTE: agi.it

sabato 16 maggio 2009

Gli italiani tra i più arrabbiati d'Europa, secondi solo agli inglesi

Svedesi, norvegesi e danesi i più tranquilli, noi ci infuriamo 3,5 volte al giorno

Nell’inferno dantesco popolerebbero soprattutto il quinto girone, riservato agli iracondi oltre che agli accidiosi. Gli italiani sono tra più arrabbiati d’Europa, secondi solo agli inglesi, che guidano l’infelice classifica dei furiosi del Vecchio continente. I più tranquilli - beati loro - sono gli svedesi, insieme a norvegesi e danesi: perdono la pazienza solo una volta ogni cinque giorni, mentre noi andiamo su tutte le furie ben 3 volte e mezzo al dì.  Solo i britannici peggio di noi: in collera, in media, quattro volte al giorno. Anche all’ombra della torre Eiffel, però, ci si arrabbia non poco. I francesi perdono la pazienza ben tre volte nell’arco di sole 24 ore. Loro si infuriano soprattutto se il servizio nei ristoranti lascia a desiderare, noi invece - come d’altronde i cugini d’Oltremanica - perdiamo la pazienza intrappolati negli ingorghi, soffocati dal traffico.  Il sondaggio, riportato sulle pagine del britannico Daily Mail, è stato condotto su 6.000 europei tra inglesi, francesi, spagnoli, italiani, tedeschi, austriaci, greci, portoghesi, svedesi.

FONTE: lastampa.it

venerdì 15 maggio 2009

Come saranno le case su Marte

I progettisti si preparano a costruire case per mondi più leggeri del nostro

Sulla Luna ci siamo stati per la prima volta giusto 40 anni fa. Non so di preciso quando arriveremo su Marte. Ma il bambino, più probabilmente la bambina, che camminerà per prima su Marte è già nata, anche se è ancora piccola e non sappiamo chi sia. E sulla Luna ci torneremo presto, forse per restarci. Non che la Luna o Marte siano posti divertenti per una vacanza: niente spiagge con palme o chalet svizzeri, non c’è neanche l’aria per respirare e niente bikini, fa un freddo terribile. Ma la gravità di entrambi i corpi celesti è molto minore di quella della Terra, un sesto sulla Luna e un terzo su Marte. E così, mentre noi scienziati spaziali costruiamo le missioni per andarci, si progettano case extraterrestri.
UN HOTEL «LUNARE» - Hans-Jurgen Rombaut, dell’Accademia di Architettura di Rotterdam, ha pensato un hotel di lusso sulla Luna, che sfrutta, anzi esalta le condizioni di bassa gravità: una vera macchina per sensazioni. Due grandi torri inclinate da 160 metri (non solo bassa gravità, ma niente vento né terremoti sulla Luna !), di materiale locale: in fondo la Luna è solo un vecchio pezzo di Terra. Ovviamente, le torri saranno pressurizzate, così i turisti lunatici potranno fare free climbing alla grande e provare l’emozione del volo umano con degli speciali vestiti da pipistrello, ideale per tonificare i pettorali. Per riposarsi, Rombaut a pensato a romantiche capsule indipendenti, fatte a goccia e appese a mezz’aria, per dare l’impressione di essere ancora in una astronave.
CASE MARZIANE - Marte è ancora più attraente della Luna: il giorno dura circa 24 ore (mentre sulla Luna la notte dura due settimane…) e ci sono dei tramonti bellissimi, col Sole pallido che cala sulle sabbie rosse. Se i greci fossero stati su Marte, la nostra bambina, diventata astronauta, al suo sbarco potrebbe vedere dei templi bellissimi. Eleganti come il Partenone, ma molto più arditi per lo slancio delle colonne e la leggerezza ed arditezza degli architravi. Per non parlare delle Cariatidi, che terrebbero su tutto con un dito. Purtroppo, non è facile che Ulisse sia andato su Marte a fare templi, nè il Bernini a farvi colonnati, ma è divertente immaginarli. Deprimente invece pensarli su Giove dove, con gravità quasi tre volte quella della Terra, le impossibili colonne sarebbero basse e grasse. Come scienziato, propongo di progettare le case marziane secondo i canonici tre criteri di Vitruvio: firmitas, utilitas, venustas. La solidità (firmitas) è facile: bassa gravità e assenza di grossi terremoti. Il materiale da costruzione è disponibile in abbondanza, in un caldo color mattone. L’utilità (utilitas) è ovvia: non si può stare tanto all’aperto su Marte, in una continua pioggia di radiazioni di tutti tipi. Meglio stare in casa, la cui venustas (la bellezza, l’estetica) oltre che dallo slancio delle linee, sarebbe assicurata da una cupola astronomica per guardare passare le due piccole, velocissime lune marziane e poi quel puntino blu lontano, la Terra.

FONTE: Giovanni Bignami (corriere.it)

giovedì 14 maggio 2009

Primo inibitore di PLK-1 selettivo e orale


Nerviano, 13 maggio 2009 - L'FDA ha completato positivamente l' esame della domanda NMS per testare, per la prima volta nell'uomo, un nuovo farmaco antitumorale. Si tratta di una molecola che inibisce PLK-1, una proteina chiave per la proliferazione cellulare. Tale prodotto blocca la divisione delle cellule tumorali provocandone la morte. Il nuovo inibitore della proteina PKL-1 è un farmaco mirato che ha dimostrato, in fase preclinica, di essere attivo sia nei tumori solidi che in quelli ematologici.
L'approvazione da parte dell'FDA apre la strada alla sperimentazione di questo nuovo farmaco in studi di fase I in pazienti oncologici. La molecola rappresenta il primo inibitore di PLK-1 selettivo disponibile per uso orale. Si tratta della seconda approvazione FDA per l'avvio di fasi cliniche nei primi cinque mesi dell'anno di prodotti NMS: infatti, in gennaio, l'FDA aveva approvato l'entrata in clinica per un' altra molecola della pipeline NMS, l'inibitore di cdc7, per il quale, in aprile, sono già iniziati i trattamenti sui primi pazienti, spiega il Dr. Francesco Colotta, Direttore Ricerca e Sviluppo di NMS. Ora anche per questo nuovo farmaco inizierà il reclutamento dei pazienti in centri clinici negli Stati Uniti. La rapidità con cui l'FDA ha approvato l'inizio degli studi clinici con l'inibitore di PLK-1 rappresenta un ulteriore riconoscimento della qualità e dell'innovazione espressa dalla ricerca italiana e in particolare del centro di Nerviano.
L'inibitore di PLK-1 si aggiunge alla pipeline di nuove molecole antitumorali generate da NMS ed attualmente in sviluppo clinico e che includono l'inibitore di Aurora (Danusertib) in fase II e l'inibitore di CDK e l'inibitore CDC7 entrambi in fase I.


FONTE: Maria d'Acquino (Nerviano Medical Sciences)

mercoledì 13 maggio 2009

Due bicchieri di vino al giorno per ridurre il grasso nl fegato


È quanto suggerisce una tesi pubblicata dalla dr.ssa Elizabeth Hijona Muruamendiaraz, laureata in biochimica, specializzate in Dietetica e Nutrizione, sugli effetti del resveratrolo sulla semplice steatoepatite non alcolica. Le ormai note proprietà antiossidanti del resveratrolo ne fanno un elemento prezioso per la salute. Si trova in molti frutti come uva, noci, arachidi… e, naturalmente, nel vino. L'obiettivo della tesi è stato quello di scoprire se il resveratrolo riduceva, in modelli animali, la Nash (come viene detta la steatoepatite non alcolica: caratterizzata da un accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato e da una reazione infiammatoria che si può mettere in relazione alla morte delle cellule stesse). Per stabilire questo i topi sono stati suddivisi in tre gruppi: al primo è stato dato libero accesso a cibo e acqua. Il secondo gruppo è stato sottoposto a una dieta ad alto contenuto di carboidrati, lipidi e periodi di digiuno. Il terzo gruppo è stato mantenuto nelle stesse condizioni del secondo gruppo con la differenza che a questi topi sono stati forniti 10 mg di resveratrolo al giorno. Dopo quattro settimane, campioni di fegato e di sangue sono stati prelevati dagli individui dei tre gruppi per una successiva analisi. È stato così dimostrato che nel terzo gruppo – quello trattato con il resveratrolo - l'infiltrazione di grasso nel fegato è scesa rispetto al secondo gruppo. Dopo questo e una serie di altre analisi, la ricercatrice ha concluso che il resveratrolo riduce la gravità della Nash nei modelli animali trattati perché la percentuale di cellule di cellule epatiche colpite è risultata minore rispetto a quelli non trattati. Dalla ricerca si è così evidenziato come il resveratrolo sia in grado di mantenere l'equilibrio tra gli antiossidanti e le sostanze ossidanti. Inoltre, la dr.ssa Hijona potuto osservare che quando è stato somministrato il resveratrolo, la produzione di sostanze ossidanti è stata ridotta e gli antiossidanti naturali del fegato hanno subito minori danni. In più, è stata notata una minore quantità di cellule Kupffer nel fegato: un tipo di cellule collegate alla progressione della Nash. Questa riduzione influisce sui possibili sviluppi di altre lesioni al fegato come la fibrosi.Per questi motivi, la ricercatrice suggerisce che arricchire la propria dieta con alimenti che contengono resveratrolo sia un buon modo per mantenersi in salute e proteggere il fegato dai danni degli antiossidanti. Uno di questi modi, propone Hijona, è bere un paio di bicchieri di vino al giorno.


lunedì 11 maggio 2009

Autovaccino: la cura che viene.... da dentro


Di vaccini ne sentiamo parlare quasi ogni giorno. Ciò di cui invece si parla molto poco è l’autovaccino. Come purtroppo accede spesso, in Italia è un approccio terapeutico pressoché sconosciuto, ma in Germania viene utilizzato da oltre 40 anni con successo nella cura di svariate malattie, in particolare nelle patologie di tipo cronico. Basti pensare che solo in Germania, ogni anno, vengono prodotti ben 100.000 autovaccini. L’autovaccino ha lo scopo di stimolare le difese immunitarie per far guarire, di conseguenza, il malato. Si tratta di un farmaco molto particolare e "personale" che viene elaborato di volta in volta. Anziché adoperare i probiotici (fermenti) prodotti dalle industrie farmaceutiche, vengono prelevati dei batteri non patogeni dalle feci della persona malata come, per esempio, l’escherichia coli.Solo un medico specializzato può prescrivere l’autovaccino: è suo compito, infatti, consegnare il campione delle feci del paziente a un apposito laboratorio - attualmente presenti quasi esclusivamente nel territorio germanico -. Entro un mese il laboratorio rinvierà l’autovaccino al medico curante che avrà cura di consegnarlo al paziente. In alcune circostanze può essere necessario produrre un autovaccino iniettabile, ma nella stragrande maggioranza dei casi, può essere assunto comodamente in gocce come un tradizionale farmaco. L’autovaccino può essere assunto in caso di allergie, malattie croniche, micosi, bronchiti, sinusiti, tonsilliti, acne, colon irritabile, colite ulcerosa, morbo di Crohn, stipsi, diarrea ecc e può essere associato a terapie a base di fermenti lattici. Attualmente, non sono stati segnalati effetti collaterali derivanti dal suo impiego.


FONTE: (Luigi Mondo & Stefania Del Principe) lastampa.it

domenica 10 maggio 2009

2012, allarme Nasa "Black out sulla terra"


Lo scenario apocalittico dell'agenzia spaziale Usa: una tempesta solare spegnerà i circuiti elettrici e bloccherà satelliti e telefonini

Milioni di persone senza elettricità nel 2012, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da "day after" che potrebbe essere derubricato alla voce "catastrofismo", se non fosse che l'allarme viene dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. E nella parte del cattivo che mette a repentaglio la civiltà, una volta tanto, non ci sono le attività umane, l'inquinamento o il riscaldamento globale. Il nemico a sorpresa è il Sole, artefice della vita sulla Terra, che con un colpo di tosse potrebbe mettere ko le infrastrutture sulle quali l'Occidente prospera. Da dicembre, l'attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L'atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso. Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, oltre a rendere possibile l'osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e negli Stati Uniti. A maggio del 1921, un'altra tempesta provocò una serie di cortocircuiti, mettendo fuori uso le linee elettriche e quelle telefoniche sulle due sponde dell'Atlantico. Ma cosa accadrebbe se eventi del genere si verificassero oggi che un'intera civiltà è stata fondata sull'elettricità e le telecomunicazioni? La risposta degli esperti è tutt'altro che confortante: "L'energia elettrica è la chiave di volta tecnologica della società moderna, dalla quale dipendono tutte le altre infrastrutture e gli altri servizi", si legge in un rapporto di 132 pagine commissionato dalla Nasa alla National Academy of Sciences. "Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un'enorme devastazione sociale ed economica". Nel 1989, sei milioni di persone in Quebec sono rimaste senza energia per nove ore a causa di una tempesta geomagnetica dieci volte meno potente di quella del 1921. Secondo John Kappenmann, coautore del rapporto, se un evento come quello del '21 si ripetesse, le persone senza elettricità sarebbero stavolta 130 milioni. Una riedizione della tempesta del 1859, che fu ancor più potente, farebbe danni per duemila miliardi di dollari. Ciò che spaventa particolarmente nelle tempeste geomagnetiche è la loro imprevedibilità. Si sa che questo ciclo solare raggiungerà il prossimo picco tra il 2012 e il 2013, ma nella comunità scientifica non c'è accordo su quanto sarà intensa l'attivita della nostra stella in quel periodo. Spiega lo scienziato Doug Biesecker, della Noaa: "Basta un solo evento per creare enormi problemi: la grande tempesta del 1859 avvenne durante un ciclo particolarmente mite". Proprio come quello che sta per iniziare. 

FONTE: ALESSIO BALBI (repubblica.it)

sabato 9 maggio 2009

Pomodori, pesche e tè per proteggersi dalle scottature


Ortaggi, frutti e tè: preziosi alleati della pelle durante i mesi estivi


Secondo alcuni studi, tra cui quello della British Society for Investigative Dermatology, il pomodoro sarebbe efficace nel prevenire scottature solari se cotto a lungo e poi assunto quotidianamente.  Tutto ciò è reso possibile grazie alla presenza di Licopene, una sostanza ad azione antiossidante (carotenoide). Ma, attenzione all’acquisto: i pomodori rossi sono molto ricchi di licopene, mentre quelli "giallognoli" ne contengono solo quantità esigue.  Il licopene contenuto nel pomodoro fungerebbe come una sorta di filtro solare protettivo a bassa protezione. Ma non è finita qui, perché assumere quotidianamente il pomodoro, sempre secondo la ricerca della British Society for Investigative Dermatology, aumenterebbe anche i livelli di una molecola chiamata procollagene che mantiene la pelle elastica e tonica. I ricercatori inglesi delle Università di Manchester e Newcastle aggiungono, inoltre, che il licopene sarebbe in grado di ridurre i rischi di tumori alla pelle.  E se non amate il gusto del pomodoro abbiamo una buona notizia per voi: il licopene è contenuto anche nei pompelmi rosa, nell’uva e nel frutto tropicale guava. E cosa ci sarebbe di meglio che proteggere la pelle e allo stesso tempo ottenere un’abbronzatura rapida e uniforme con la frutta? La stagione estiva ce ne offre davvero molti di frutti e li possiamo riconoscere con facilità dal loro tipico colore giallo o rosso (caratteristica tipica degli alimenti che contengono carotenoidi).  C’è solo l’imbarazzo della scelta: melone giallo, more, ciliegie, fragole, lamponi, albicocche, cocomeri e pesche.  Se, invece, è la sete ad avere il sopravvento, si può bere una bella tazza di tè verde che, secondo alcune ricerche pubblicate su "International Journal of Cancer", è utile nella prevenzione del melanoma se assunto con regolarità. C’è poi chi consiglia addirittura di applicare l’infuso sulla pelle dopo un’esposizione solare per mantenere a lungo l’abbronzatura. E, se per caso avete già preso il sole e vi siete anticipatamente scottati, ecco gli alimenti ricchi di vitamina PP che aiutano a calmare l’infiammazione: arachidi, tonno, pesce spada, acciughe, sarde, gamberetti, sgombro e uova.  Insomma, per abbronzarsi con più sicurezza, dopo le creme protettive, c’è un modo piacevole e gustoso per farlo.

FONTE: Luigi Mondo & Stefania Del Principe (lastampa.it)

giovedì 7 maggio 2009

Pronto al volo il B-787 dreamliner


Il nuovo jet passeggeri in fibra di carbonio alla fasi finali di collaudo. Potrà trasportare fino a 300 passeggeri


Il nuovo jet passeggeri con una fusoliera per la prima volta tutta in fibra di carbonio è alle battute finali prima di spiccare il primo volo previsto entro questo trimestre. Stiamo parlando del Boeing 787 Dreamliner che dopo vari rinvii è ora sulla linea di volo per gli ultimi collaudi. Tra questi le prove di carburante, i test su impianti e sistemi di potenza, il funzionamento dei propulsori. Questa fase di verifica sarà completata dai test di rullaggio sulla pista ad alta velocità. Poi sarà pronto.COLLAUDO A TERRA - Il lavoro di collaudo sulla linea di volo segue oggi un periodo ancora più intenso di controlli al chiuso attraverso i quali i vari elementi del jet sono sottoposti a prove ben più estreme di quelle che incontrerà in esercizio. Tra queste, ad esempio i collaudi statici ad alta pressione della struttura con livelli del 150 per cento superiori ai valori normali. Le ali inoltre sono state sottoposte a sforzi che le piegavano sino a sfiorare la rottura. Ovviamente grande attenzione è stata posta sui materiali innovativi come le fibre di carbonio per la prima volta impiegati in maniera così estesa (oltre il 50 per cento). Sempre a terra si è già provveduto a simulare il funzionamento dell’intera parte hardware e software mentre alcuni elementi sono stati testati in volo su altri aeroplani.OAS_AD('Bottom1');CONSORZIO INTERNAZIONALE - Alla realizzazione del Dreamliner partecipano varie nazioni tra cui l’Italia con Alenia Aeronautica-Finmeccanica. Negli stabilimenti nazionali infatti è nata una sezione della fusoliera in fibra di carbonio che appunto rappresenta una delle maggiori novità. Il Dreamliner è il primo aeroplano di una nuova generazione che ha soprattutto tagliato i costi di esercizio del 20 per cento ed è caratterizzato da una nuova aerodinamica (in particolare nelle ali) e da motori General Electric e Rolls Royce più puliti. Per queste ragioni è già un aeroplano da record avendo raccolto 886 ordini da parte di 57 compagnie prima ancora di salire in cielo. Non era mai accaduto nella storia dell’aviazione. Nelle varie versioni potrà trasportare da 220 a 300 passeggeri.


FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

mercoledì 6 maggio 2009

AIDS, ARRIVA KIT PER MONITORARE IL VIRUS

E' UN APPARECCHIO SIMILE A QUELLO USATO DAI DIABETICI PER MISURARE IL GLUCOSIO

Presto le persone che convivono con il virus dell'Hiv potranno monitorare le proprie condizioni di salute a casa con un apparecchio portatile simile a quello usato dai diabetici per misurare il glucosio. Il kit, che sfrutta le piu' recenti innovazioni della nanotecnologia, ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di sterline e sara' sviluppato da tre noti centri di ricerca londinesi insieme ad alcune aziende private. L'apparecchio funziona in maniera semplice: una piccola puntura sul dito e l'analisi della goccia di sangue che fuoriesce da parte di minuscoli sensori meccanici che misurano i livelli del virus Hiv. I risultati appaiono in pochi secondi sul display. Se i livelli di Hiv superano i limiti di allerta, il paziente sa che deve recarsi dal medico. "Se i malati hanno dimenticato di prendere le medicine o hanno una situazione di emergenza, l'apparecchio e' un modo semplice e immediato per scoprirlo", ha spiegato Anna Maria Goretti, consulente dell'Nhs e ricercatrice del Royal Free Hospital. Anziche' andare dallo specialista ogni tre mesi, i pazienti sieropositivi "potranno seguire il proprio stato di salute con il kit e andare dal medico solo quando necessario". Cosi' non solo si migliora la qualita' della vita di chi e' affetto dal virus dell'Aids, ma si aiuta lo staff medico nei Paesi in via di sviluppo, dove sono necessari strumenti rapidi e poco costosi per monitorare i pazienti con Hiv, fa notare l'equipe londinese. I sensori, del tipo 'ad array di microcantilever쬊sono ricoperti da sostanze che si attaccano all'Hiv e ad altre proteine marker della progressione della malattia. A seconda della quantita' di virus e proteine rilevate, i sensori si spostano dando la misura dei livelli presenti nel corpo, ha spiegato Rachel McKendry dello University College London e del London Centre for Nanotechnology, che coordina la ricerca. L'equipe della McKendry riunisce scienziati dell'Imperial College London, della Cambridge Medical Innovations, di Sphere Medical Ltd e di BionanoConsulting; il progetto durera' tre anni e portera' allo sviluppo di un prototipo di apparecchio portatile. Seguiranno i trial clinici. Ovviamente il kit non sostituisce il medico, ma sicuramente riduce la dipendenza del paziente dal dottore, come accade gia' per chi e' malato di diabete.

FONTE: agi.it

lunedì 4 maggio 2009

"Wolfram Alpha" il software che riponde alle domande


Arriva l'anti-Google. Gli esperti: Internet non sarà più la stessa


Avviso ai naviganti del Web: è partito il conto alla rovescia per la più grande rivoluzione dell’Internet-generation. Se il 2009 passerà alla storia come l’anno della peggiore recessione dagli Anni Trenta, il riscatto potrebbe arrivare dall’universo parallelo del «www». Entro la fine del mese saranno levati i veli a un nuovo super-software da usare nelle indagini online: l’aspetto è quello di un normale motore di ricerca ma la capacità di elaborazione non ha precedenti.Il nuovo sistema, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard, si chiama Wolfram Alpha - dal nome di Stephen Wolfram, scienziato britannico che ha guidato l’équipe dell’ateneo di Boston - ed è in grado di capire domande molto particolari ma formulate nel linguaggio comune, alle quali fornisce risposte altrettanto precise. In sostanza è un «search engine», per dirla all’inglese, ma a differenza dei predecessori è capace di processare in maniera analitica una quantità d’informazioni molto più ampia rispetto alle due o tre parole chiave che si inseriscono di solito nella stringa di ricerca. Al termine dell’elaborazione Wolfram offrirà una serie di risposte, in termini di link a siti web e portali, molto più contenuta e selettiva rispetto agli interminabili elenchi che si ottengono oggi, e che spesso rendono difficile individuare il percorso da seguire. «Finalmente ecco lo strumento giusto per chi è stanco di dover districarsi tra una quantità enorme di risultati che poco hanno a che fare con la ricerca», commenta Michael Jones, esperto e fondatore di Tech.blorge.com.Scettro a rischioLa portata del progetto è tale che gli studiosi di Harvard gli hanno dato il nome di «Sacro Gral della Rete», ma per gli appassionati Wolfran Alpha è a tutti gli effetti l’anti-Google, anche se il suo impiego sarà più esteso. Non c’è dubbio che si tratti di un prodotto destinato a mettere in ombra i tradizionali motori come Yahoo! o Msn, e che rischia di strappare lo scettro a Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google da dieci anni re incontrastato dei «search engine». Wolfran Alpha non fornirà solo una risposta diretta a domande del tipo: «Quanto è alto il monte Everest?». A corredo darà un elenco contenuto e ordinato di informazioni geografiche, culturali e storiche legate all’Everest, con tanto di grafici e tabelle, selezionate tra le fonti ritenute più attendibili.La rivoluzioneMa la vera innovazione è la capacità di lavorare «on the fly», ovvero in astratto. «Se gli chiedi di paragonare l’altezza dell’Everest con la lunghezza del Golden Gate di San Francisco, lo farà», spiega Stephen Wolfram. O se gli si chiede che tempo faceva a Londra il giorno in cui hanno ucciso Jfk lui procederà a una ricerca incrociata e dirà con certezza assoluta se nella capitale britannica il 22 novembre 1963 pioveva o c’era il sole.Wolfram, guru della fisica con riconoscimenti internazionali, garantisce sull’accuratezza delle informazioni perché vengono valutate (prima) da un gruppo di esperti. Per questo saranno eliminati anelli deboli tipici di siti come Wikipedia, dove ognuno può contribuire alla stesura delle pagine aumentando il rischio di errori o imprecisioni. «Voglio rendere il sapere che l’uomo ha accumulato in migliaia di anni disponibile a tutti ma con la maggiore accuratezza possibile - spiega Wolfram - non credevo che ci saremmo riusciti, e sono piuttosto sorpreso nel vedere che funziona così bene». Lo scienziato di 49 anni avverte che il lancio della sua creatura previsto in tre settimane «è solo il primo passo di una rivoluzione della Rete» resa possibile grazie dal fatto che si tratta di un sistema aperto, ovvero gratuito e utilizzabile da chiunque. Un’invenzione straordinaria quindi, ma «non priva di inconvenienti», tiene a precisare.I 50 centsWolfran Alpha è stato infatti disegnato da professionisti e accademici e per questo mostra qualche lacuna nel linguaggio popolare. Per esempio, il termine «50 cents» ha causato «errori assoluti» nei test pilota, perché confonde informazioni sulla valuta Usa con quelle del famoso rapper americano che porta quel nome. Per questo, e solo per questo, il neonato di casa Harvard non è destinato a mettere a rischio subito l’egemonia di Google. «Ma è solo questione di tempo - dice Wolfram - perché una volta sul mercato sarà possibile perfezionarlo». Page e Brin sono avvertiti.


FONTE: FRANCESCO SEMPRINI (lastampa.it)

sabato 2 maggio 2009

La Via Lattea? Lampone, Rum e molecole terrestri nella polvere


La nuvola Sagittarius B2 contiene l'etile formiato, responsabile del gusto tipico di quel frutto. L'esperto: "Scoperta che avvicina alla panspermia, teoria secondo cui la vita non è nata sulla Terra"


LA VIA LATTEA sa di lampone e profuma di rum. Un po' come ne "La fabbrica di cioccolato" di Roald Dhal, dove anche le pietre sanno di cannella, la polvere di stelle che fluttua dello spazio ha sapore e odore, per di più familiari. L'insolita scoperta è il frutto di anni di lavoro di un gruppo di astronomi del Max Planck Institute per la Radioastronomia di Bonn, che hanno portato il loro maxi telescopio su un'enorme palla di polvere e gas stellare, nella speranza di intercettare le molecole complesse capaci di dare origine alla vita. Scoprire degli amminoacidi nello spazio interstellare sarebbe stato per loro un po' come trovare il Sacro Graal, ma l'ultima ricerca li ha condotti a sorpresa su una strada diversa. I residui della nuvola di polvere Sagittarius B2, al centro della nostra galassia, contenevano infatti una sostanza chiamata etile formiato, chimicamente responsabile del gusto al lampone. In pratica gli scienziati sono risaliti dalla composizione della sostanza al suo sapore, stabilendo che la Via Lattea, se solo potessimo sfiorare un po' della sua polvere con un dito e assaggiarla, alle nostre papille gustative ricorderebbe il lampone. "Occorrono molte altre molecole per ottenere questo gusto particolare - spiega l'astronomo Arnaud Belloche, del Max Planck Institute - ma l'etile formiato è una delle componenti fondamentali".  E non è finita qui: i manuali di chimica spiegano che questa sostanza non solo sa di lampone ma profuma di rum. Gli astronomi hanno utilizzato in Spagna un radiotelescopio IRAM (Institut de Radio Astronomie Millimetrique) per analizzare le radiazioni elettromagnetiche emesse da una zona particolarmente densa del Sagittarius B2, che circondava una stella appena nata. Dalla radiazione proveniente, il team tedesco ha riscontrato le caratteristiche di emissione tipiche dell'etile formiato, un composto organico fatto di carbonio, ossigeno e idrogeno, che sono gli stessi elementi che servono per fare gli amminoacidi. Nella stessa nuvola è stata intercettata anche la presenza di propil cianuro, una sostanza letale, e le due molecole sono le più grandi finora mai trovate nello spazio. "E' abbastanza usuale trovare tracce di emissione radio da molecole organiche - spiega Alberto Buzzoni, professore associato presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica dell'università di Bologna - il problema semmai è riuscire a capire di che composto si tratta, tra le migliaia possibili. Molti di questi, compreso l'etile formiato, sono parenti degli zuccheri e, nel caso specifico, dell'alcol etilico. Da qui il paragone con il rum e il gusto al lampone".  Il dottor Belloche e il suo collega Robin Garrod della Cornell University di New York hanno raccolto e studiato circa quattromila diversi segnali provenienti dalla nuvola di polvere e gas, ma finora ne hanno analizzati solo la metà. "Per il momento abbiamo identificato 50 molecole nel corso della nostra ricerca, e due di queste non erano mai state individuate prima". I risultati dello studio sono stati presentati nel corso della Settimana Europea dell'Astronomia e della Scienza Spaziale all'università di Hertfordshire e verranno pubblicati sul prossimo numero di Astronomy & Astrophysics, la maggiore rivista di astronomia professionale europea. Buzzone conferma che la rilevanza della notizia sta nella possibile connessione con la ricerca degli aminoacidi nello spazio interstellare. Gli aminoacidi sono i costituenti di base delle molecole organiche della vita, e questa scoperta va proprio in tale direzione. "Da notare - conclude l'esperto - che gli aminoacidi in materiale extra-terrestre sono stati trovati già negli anni '70, facendo l'analisi di meteoriti caduti sulla Terra". Questo studio è coerente l'idea della Panspermia, secondo la quale la vita sulla Terra non è nata qui ma è "germinata" da fuori. La teoria è stata introdotta da Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe negli anni '60 e da allora è stata spesso osteggiata dalla scienza ufficiale, più vicina alle posizioni cattoliche "ortodosse". 

FONTE: Sara Ficocelli (repubblica.it)