sabato 27 giugno 2009

L'ALITO CATTIVO SI COMBATTE CON IL CAFFE'


Alito pesante? Forse una tazza di caffe' puo' risolvere questo problema. Secondo una ricerca dell'Universita' di Tel Aviv (Israele), riportata dal quotidiano britannico Daily Mail, i chicchi di caffe' contengono dei composti che impediscono ai batteri digestivi di rilasciare gas maleodoranti responsabili dell'alito cattivo. ''Stiamo investigando - ha spiegato Mel Rosenberg, microbiologo a capo della ricerca - da vent'anni sul problema dell'alitosi. La nostra ricerca voleva indagare in realta' il motivo per cui il caffe' di solito causa alito cattivo. Ma dai test in laboratorio, abbiamo scoperto che il caffe' potrebbe avere un effetto diametralmente opposto''. Aggiungere caffe' nero alla saliva piena di batteri ha bloccato il rilascio dei gas maleodoranti. In alcuni casi la riduzione e' stata del 90 per cento. ''E' un risultato inaspettato'', ha detto Rosberg. ''Con le prossime ricerche speriamo di poter isolare la sostanza chimica che ha causato la riduzione dei gas. Riteniamo ancora che il caffe' causi cattivo odore, ma i composti che rilascia potrebbero avere un effetto opposto'', ha concluso.

FONTE: agi.it

mercoledì 24 giugno 2009

Capelli grigi addio? Un nuovo shampoo inverte il processo d'invecchiamento


Sarà l’addio agli affascinanti uomini brizzolati come Richard Gere o George Clooney? Forse no perché, al di la di tutto, per alcuni uomini i capelli grigi sono un fatto estetico gradevole. Di tutt’altro avviso potrebbero essere le donne che, colpite prematuramente dall’ingrigire della chioma sono costrette a coprire l’avanzare dei capelli bianchi con le tinture. Ma oggi una buona notizia arriva dai laboratori de L’Oreal, la nota azienda specializzata in cosmesi e, naturalmente, in prodotti per capelli. L’annuncio arriva da un team di ricercatori coordinati dal dr. Bruno Bernard, responsabile del gruppo di ricerca di biologia dei capelli de L'Oreal a Parigi, che ha dichiarato che potrebberoessere in grado di produrre uno shampoo che inverte il processo d'invecchiamento dei capelli. Secondo i ricercatori, l’enzima detto TRP 2 responsabile al mantenimento in attività dei melanociti della pelle potrebbe essere utilizzato per attivare il processo di pigmentazione delle cellule pilifere. Poiché il processo di incanutimento è in genere piuttosto lento e graduale, affermano i ricercatori, è possibile intervenire per tempo. Bernard e colleghi sperano di poter immettere sul mercato questo rivoluzionario shampoo entro due anni.

FONTE: lastampa.it

martedì 23 giugno 2009

Scoperto in Usa il gene del gangster


Una forma mutata di un gene predispone a far parte di una gang


Scoperto il gene del gangster. Vale a dire che se un maschio ha una particolare forma del gene MAOA, ha il doppio delle probabilità di entrare a far parte di una banda di giovani criminali, rispetto a chi ha altre forme dello stresso gene . Della serie, «È scritto nel Dna», e le migliori intenzioni possono fare ben poco contro la forza dei geni. E non è tutto, secondo lo studio condotto su 2000 teenagers americani da Kevin Beaver, criminologo biosociale della Florida State University, Tallhassee, i membri della gang che hanno la stessa mutazione sono più violenti e portati ad usare le armi. La mutazione, come riferiscono i ricercatori sull’ultimo numero di Comprehensive Psychiatry consisterebbe in livelli ridotti di una proteina, la monoaminoossidasi A, coinvolta nel riciclo di sostanze chimiche che mantengono efficienti le connessioni neuronali. Mentre, una bassa attività del gene MAOA era già stata associata a comportamenti antisociali in individui che erano stati abusati da piccoli, si è visto che due regioni cerebrali, coinvolte nella percezione e nel controllo delle emozioni, sono ridotte nelle persone che pur non avendo storie di criminalità o di abusi , hanno la mutazione.
Per verificare se oltre ad un’infanzia abusata anche vivere in un ambiente degradato può provocare la connessione “gene- violenza”, Beavers e il suo gruppo hanno studiato il genotipo di 1155 femmine e 1041 maschi che avevano già partecipato ad uno studio sulla salute degli adolescenti nel periodo che va dal 1994 al 2002. Nelle interviste i giovani dovevano, tra l’altro, dire se, negli anni passati, erano stati in una banda e se avessero mai usato durante una lite delle armi. Nel complesso, si è visto che il 42% di tutti maschi possedeva una forma del gene MAOA che funzionava più lentamente e che, circa il 5%, era entrato a far parte di una gang. Il risultato mostra che i maschi che avevano la particolare mutazione che induceva una bassa attività del gene avevano doppie probabilità di unirsi ad una banda, rispetto a quelli che erano portatori della forma «ad alta attività», di MAOA. Allo stesso modo, i maschi con la forma del gene a bassa attività avevano anche probabilità doppie di utilizzare armi rispetto agli altri coetanei, mentre per i membri maschi della banda con la stessa mutazione , le probabilità di usare le armi erano quadruplicate. «Questo gene - spiega Beaver - può prevedere veramente se una persona entrerà a fare parte di una banda criminale e, se diventerà tra i membri più violenti». Ma se la genetica è un fatto, non bisogna, tuttavia, interpretare alla lettera questi risultati, minimizzano gli scienziati, che sottolineano: «Non è detto che chi ha questa particolare mutazione diventerà per forza un violento e membro di una banda criminale , o viceversa». C’è , tuttavia, la probabilità, secondo Beaver, che nelle comunità dove è frequente la formazione di piccole gang, le persone con la forma a bassa attività del gene possono essere più spinti ad entrare a far parte di una banda. Tuttavia, considerata l’alta prevalenza di questa mutazione e i bassi tassi di appartenenza ad una gang, usare la genetica per identificare giovani a rischio criminalità potrebbe non essere fattibile. «Non possiamo cambiare il Dna di nessuno - conclude lo scienziato - ma possiamo agire sull’ambiente per attutire l’effetto genetico».

FONTE: lastampa.it

lunedì 22 giugno 2009

Arriva il gelato ogm. Il cono che non si squaglia


Non gela in frigo: la proteina estratta da un pesce artico ne preserva la consistenza. Allarme Coldiretti: è un inganno


Via libera al gelato ogm. Dopo il semaforo verde della Commissione europea, già quest'estate nei 27 paesi della Ue si potranno vendere coni "very strong", capaci di resistere a temperature polari senza perdere cremosità. Grazie a un gene rubato a un pesce artico, i gelati transgenici saranno resistenti come dischi dell'hockey su ghiaccio: potremo metterli nel più glaciale dei freezer per farli resistere più a lungo senza squagliarsi. La proteina sintetica utilizzata dalla Unilever si chiama Isp (Ice Structuring Protein) ed è derivata da un lievito geneticamente modificato. Avendo ottenuto l'approvazione prima dell'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) e poi della Commissione europea, potrà essere inserita nella categoria dei novel foods come ingrediente alimentare nel ghiaccio. Ma non tutti sembrano apprezzare la concentrazione tecnologica sulle performance termiche del gelato. "I ricercatori dell'Indipendent Science Panel già nel 2006 avevano dimostrato che la proteina della Unilever costituisce un allergene - commenta Nicoletta De Cillis, della Fondazione Diritti Genetici - Per di più il nuovo ingrediente sarà etichettato semplicemente come proteina Isp in base alla attuale normativa Ue che non sottopone casi come il gelato della Unilever alla regolamentazione prevista per gli Ogm". La Unilever difende la sicurezza del suo brevetto perché il lievito ogm viene rimosso nel prodotto finale, e sostiene che i nuovi gelati saranno più dietetici e meno costosi. "La normativa varata nel 2000 è molto rigorosa", aggiunge Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec. "Non si può essere favorevoli all'Efta quando boccia un prodotto ogm e contrari quando ne approva un altro. È ora di affrontare la materia in maniera scientifica". Preoccupata invece Coldiretti che ha reso pubblica una ricerca Swg da cui risulta che le proteine transgeniche non sono gradite a tre italiani su quattro. Secondo l'associazione degli agricoltori, si mette a rischio l'immagine generale di un settore del made in Italy che ha visto aumentare le esportazioni di gelato del 43 per cento in termini di fatturato nel primo mese del 2009. In Italia il mercato dei gelati vale 5 miliardi di euro: 15 chili l'anno a persona per coppe, coni, bastoncini e vaschette per il 60 per cento di tipo artigianale. Ed è proprio questo il centro della polemica. I produttori italiani vogliono rafforzare un trend che ha visto salire i consumi dei prodotti locali e dei gelati a "chilometri zero": dall'amarone in Veneto al pistacchio di Bronte in Sicilia, dal bergamotto in Calabria ai frutti di bosco di Cuneo, dal gelso siciliano al latte di asina veneto, dal gelato di ricotta al gelato al latte di bufala. Grazie alla creatività italiana si è arrivati ormai a 600 tipi di gusti e le gelaterie artigianali sono ormai 35 mila.

FONTE: Antonio CIANCIULLO (repubblica.it)

domenica 21 giugno 2009

Sesso, scoperta nuova molecola: agisce in modo più diretto del Viagra


Una nuova molecole capace gi agire in maniera più diretta del Viagra. Contro la disfunzione erettile è stata trovata una molecola che aumenta la concentrazione di ossido nitrico: si tratta dell'urotensina II capace di indurre l'erezione nei topi. Si tratta di una scoperta tutta italiana di Giuseppe Cirino preside della facoltà di Farmacia dell'università Federico II di Napoli in collaborazione con Ettore Novellino della stessa facoltà, che sarà pubblicata sul Journal of Sexual Medicine. L'Urotensina II è un peptide vasoattivo (che favorisce contrazione o dilatazione dei vasi sanguigni) scoperto circa 30 anni fa, spiega Cirino all'Ansa. È stato poi scoperto che questo peptide agisce legandosi al recettore “GPR 14”. Nell'uomo, continua Cirino, l'Urotensina II è presente insieme al suo recettore nel sistema cardiovascolare ed in alcune aree del sistema nervoso centrale. «In questo lavoro abbiamo dimostrato che il recettore GPR 14 è presente anche sull'endotelio vascolare del corpo cavernoso umano e che la sua attivazione provoca rilassamento di strisce di corpo cavernoso umano in vitro». «La somministrazione intracavernosa dell'urotensina nel ratto causa erezione - spiega Cirino - inducendo l'endotelio a liberare ossido nitrico. Pertanto questo peptide rappresenta una nuovo target terapeutico nella cura della disfunzione erettile».

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 19 giugno 2009

Torna il mistero dell'acqua, c'è un lago sul Pianeta Rosso


Scoperto da un ricercatore italiano, l'invaso risale a tre miliardi e quattrocento milioni di anni fa. Aveva una dimensione superiore a quello di Como


SE potessimo far tornare indietro il tempo di 3 miliardi e 400 milioni di anni e puntassimo i telescopi verso Marte, avremmo l'opportunità di osservare almeno un lago d'acqua più grande di quello di Como, con tanto di spiagge. Quel lago, in quell'epoca, occupava infatti una superficie minima di 195 km quadrati, ma arrivava a estendersi fino a 212 km quadrati. La scoperta è stata realizzata da Gaetano di Achille, ricercatore all'Università del Colorado (Usa) ed è stata pubblicata sulla rivista Geophisical Research Letters. E' la prima volta che l'analisi di immagini riprese da una delle sonde che ruotano attorno al Pianeta Rosso mette in luce con tanta chiarezza la presenza di antiche rive lacustri. L'invaso, lungo 57 km, si trovava in una valle che si distende per 1.300 km, nota come Shalbataba Vallis e larga mediamente una ventina di chilometri. Essa drenava le acque che giungevano da un immenso bacino che si trova a nord, noto come Chryse Planitia. Spiega di Achille: "In certi punti il lago raggiungeva una profondità di 450 m e al suo interno vi erano gigantesche conoidi". L'invaso era alimentato da un corso d'acqua con una portata paragonabile alla quantità che possiede un fiume terrestre di medie dimensioni. Nonostante siano più di uno i laghi e i mari che, stando a diverse ricerche, si svilupparono sulla superficie di Marte, fino ad oggi non ve ne era alcuno che mostrasse evidenze così chiare della sua morfologia e della sua storia. L'erosione causata dal vento, dalla caduta di meteoriti e da eruzioni vulcaniche possenti, infatti, è stata fatale, in un arco di tempo di miliardi di anni, per la maggior parte delle strutture morfologiche lacustri. Shalbataba Vallis invece è stata preservata da tutto ciò, e grazie alle immagini riprese dalla sonda della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter (da 300 km di quota in grado di osservare oggetti anche soli 30 cm) si è riusciti ad identificare le coste, i delta e gli strati sedimentari lasciati dall'acqua del lago. Sembra che esso abbia terminato la sua esistenza in un arco di tempo assai breve, in quanto non si osservano coste via via sempre più basse. Continua di Achille: "Vi sono due possibili spiegazioni. Un repentino cambiamento climatico oppure un forte abbassamento della temperatura che ghiacciò il lago, il cui ghiaccio poi, sublimò (passò da solido a vapore, senza passare allo stato liquido) completamente, impedendo la formazione delle coste". Questo confermerebbe precedenti studi che vogliono che nel periodo geologico marziano chiamato Hesperiano, a epoche della durata di migliaia di anni con un clima quasi terrestre, se ne alternavano altre assai più rigide". La presenza di acqua sulla superficie di Marte si sta connotando con sempre maggiori dettagli. Per quella che fu presente miliardi di anni fa, vi è la testimonianza di giganteschi fiumi ed ora di laghi che coprirono grandi aree del pianeta, per quella attuale invece le testimonianze sono legate alla presenza di ghiaccio certo non solo in prossimità del Poli marziani, ma anche a pochi metri sotto la superficie, in vari punti del pianeta. C'è però da ricordare che acqua liquida potrebbe sgorgare da geyser che sono stati fotografati attorno a vari crateri, la cui acqua però sublima nell'arco di pochi minuti. Una serie di immagini riprese dalla sonda Phoenix scesa l'anno scorso in prossimità del Polo Nord, infine, mostra chiaramente la presenza di goccioline di acqua liquida accrescersi sulle zampe della sonda stessa. Il fatto che essa possa essere rimasta liquida nonostante le temperature rigidissime è spiegabile grazie alla presenza di una grande quantità di sali che ne hanno abbassato il punto di congelamento.

FONTE: LUIGI BIGNAMI (repubblica.it)

martedì 16 giugno 2009

Il tavolo hi-tech per videoconferenze


LE RIUNIONI di lavoro, come tutti sanno, possono essere assai noiose. Soprattutto se necessitano della nostra presenza, se per arrivare alla riunione bisogna viaggiare, magari in orari scomodi e sempre di fretta. A risolvere il problema, da diversi anni, ci sono dei sistemi di teleconferenza e di telepresenza che ovviano alla necessità di essere tutti insieme nello stesso momento. Ci si riunisce, insomma, senza riunirsi, in maniera virtuale. Le tecnologie digitali arrivano, insomma, anche nelle sedi più ufficiali, e a questo target si rivolge il V2V, il primo tavolo da riunione che propone un sistema integrato di telepresenza in alta definizione realizzato da Poltrona Frau in collaborazione con Videoworks. Cos'è? una vera e propria sala riunioni supertecnologica, che però è in grado di la qualità tecnica e la funzionalità con l'estetica e il design, per permettere riunioni virtuali che siano il più possibile "reali", attraverso una resa video elevatissima e sistema audio direzionale che consentano di comunicare a distanza con la stessa naturalezza della presenza diretta. Come funziona? V2V nasconde infatti al suo interno un sistema di movimentazione meccanico che permette l'apertura e la chiusura a scomparsa di 3 monitor da 58" (Video HD), 3 monitor da 32" (Dati) e 3 sistemi di videoconferenza HD. Il passaggio da una modalità all'altra è facile ed immediato: attraverso un comando del touch panel che controlla il sistema di regia si può dare vita alla telepresenza in alta definizione. V2V, insomma, non è un tavolo come tutti gli altri, ma volendo si trasforma da tavolo per riunioni tradizionali in grado di ospitare fino a 22 persone.

FONTE: ERNESTO ASSANTE (repubblica.it)

sabato 13 giugno 2009

LA COLONNA VERTEBRALE SI RIPARA SENZA TAGLI


GRAZIE A UNA NUOVA TECNICA DI NEUROCHIRURGIA SPINALE PERCUTANEA

E' ora possibile riparare i danni alla colonna vertebrale senza tagli ma avvalendosi solo di piccole incisioni. Si tratta della nuova tecnica di neurochirurgia spinale percutanea (attraverso la pelle) che sta prendendo piede in Italia e che consentira'? nel giro di pochi anni di abbattere tempi e costi delle degenze operatorie per questo tipo di interventi, in rapido ed esponenziale aumento nel nostro paese, permettendo al paziente di alzarsi in piedi dopo poche ore dopo l'intervento. Questa nuova tecnica e' una delle novita'? che saranno presentate al convegno 'New trends in instrumentation and techniques in Spinal Surgery. Meeting 2009', dal titolo 'Open versus less-invasive and percutaneous surgery in degenerative and traumatic lumbar spine' (confronto tra le tecniche di chirurgia spinale tradizionali a cielo aperto e le nuove tecniche di chirurgia per cutanea nelle patologie degenerative e traumatiche della colonna lombare), una due giorni di lavori che riunira'? a Sabaudia (Latina) alcuni dei massimi esperti internazionali in questo campo della chirurgia. Attualmente in Italia si contano complessivamente oltre 120 unita'? di neurochirurgia e si eseguono circa 100mila interventi di neurochirurgia spinale ogni anno, pari al 2-3% del totale degli interventi chirurgici eseguiti nel paese. Principalmente gli interventi riguardano patologie di tipo degenerativo (ernie discali, stenosi e stabilizzazioni per instabilità), seguite in ordine di importanza da problematiche di natura traumatica che, purtroppo, hanno ancora un peso importante (fratture vertebrali), infine ci sono condizioni di natura oncologica (crolli vertebrali e metastasi tumorali nella colonna) che richiamano l'attenzione sulla necessita'? di fornire a questi pazienti un supporto chirurgico adeguato quando la malattia prenda di mira la colonna vertebrale. A doversi sottoporre a questo tipo di interventi sono soprattutto giovani per quanto riguarda le patologie di natura traumatica. "Purtroppo vediamo sempre piu' spesso giovanissimi di 15-30 anni che riportano lesioni per incidenti alla guida in macchina e in scooter", spiega il professor Raco, ordinario di Neurochirurgia all'Universita'? La Sapienza di Roma. "Per quanto riguarda invece le patologie di tipo degenerativo la fascia d'eta'? piu' interessata e' quella degli ultra sessantacinquenni: "oggi operiamo anche ottantenni", spiega il professor Raco, "cosa che fino a qualche anno fa era impensabile; si tratta di un importante progresso tecnico perche', dato l'aumento dell'eta'? della popolazione italiana, sempre piu' anziani avranno bisogno di questo tipo di interventi".

FONTE: agi.it

giovedì 11 giugno 2009

Wave contro Bing. Botta e risposta tra Google e Microsoft


Redmond annuncia che il 3 giugno sarà disponibile un nuovo motore di ricerca che promette di essere ultra preciso. Mountain View replica presentando il progetto Wave, una piattaforma in grado di concentrare in unico servizio e-mail, messaggistica istantanea, condivisione di documenti, foto e mappe

Botta e risposta in meno di 24 ore tra Microsoft e Google. Ieri, Redmond ha annunciato che il 3 giugno sarà disponibile per tutti Bing, uno nuovo motore di ricerca che promette di essere ultra preciso. Oggi, Mountain View ha presentato il progetto Wave, una piattaforma in grado di concentrare in unico servizio e-mail, messaggistica istantanea, condivisione di documenti, foto e mappe.

La nuova creatura di Page e Brin sarà accessibile solo fra qualche mese e consentirà a singoli gruppi di utenti di comunicare e collaborare tra loro. Il nome deriva dalla struttura del servizio: tutto comincia con un messaggio creato da un singolo navigatore che darà vita a un’onda (wave in inglese). Questo flusso potrà essere modificato e integrato da tutti coloro che lo riceveranno, creando una sorta di effetto valanga. Per fissare un appuntamento, per esempio, si potrà inviare una e-mail, allegando una mappa con il luogo di ritrovo e un promemoria che gli altri utenti potranno inserire nel proprio calendario elettronico.

E mentre Google insegue nuovi progetti, Microsoft cerca di rosicchiare terreno al rivale proprio dove Mountain View è più forte, ovvero l’elaborazione di algoritmi per la ricerca di informazioni sulla Rete. Bing promette di rendere più semplici e veloci le ricerche legate alle attività di tutti i giorni: acquistare oggetti, prenotare viaggi, ottenere informazioni mediche credibili e molto altro. Il motore di Redmond è fondato sulle tecniche di ricerca semantica, che interpretano l'argomento della ricerca basandosi sulle domande e le parole utilizzate.

FONTE: Luca Bolognini (quotidiano.net)

mercoledì 10 giugno 2009

Finita l'era del Sushi, è il momento del Frushi, in stile "veg"


L'alternativa, a tavola, per sfruttare le virtù benefiche della frutta

Molti amano il sushi, molti altri invece ne sono attratti ma l’idea di mangiare pesce crudo li spaventa un po’.
Arriva ora l’idea, lanciata da un ristorante di Chicago, che mette d’accordo tutti. 
Si chiama Frushi ed è un tipo di sushi a base di frutta e riso.
Le bellissime forme, tipiche di questa specialità coloreranno ancor più i piatti estivi e ci si potrà sbizzarrire a creare ottime pietanze dalla coreografica eccezionale.

Anguria, Melone, banane, ciliegie, tutta la frutta è ammessa nella degustazione di questi piacevoli piatti orientali. Ma non basta perché c’è già chi ci aggiunge anche zucchero, aceto, yogurt, sesamo e tanto altro ancora. 
E, come tutti sappiamo, la frutta nei periodi più caldi dell’anno come questo deve essere consumata in abbondanza, quindi perché non farlo con qualcosa di diverso? 

Se vi sta già venendo l’acquolina in bocca, ma Chicago vi sembra un po’ lontano, niente paura: qui sotto trovate una semplice ricetta indicata dal sito inglese "Little Window Shoppe"

Ingredienti: 
50 ml di acqua; 
200 grammi di riso per sushi; 
50 grammi di zucchero; 
50 ml di latte di cocco; 
Un pizzico di sale; 
10 spicchi di arancia; 
20 lamponi freschi; 
1 yogurt alla vaniglia (170 m circa). 

Preparazione: 
Portate a ebollizione l’acqua e versate il riso. Fatelo cuocere circa 15 minuti facendo assorbire l’acqua quasi del tutto. Toglietelo dal fuoco e lasciatelo riposare per altri 15 minuti. 
Trasferite il riso in un’insalatiera, aggiungete lo zucchero, il latte di cocco e il sale e mescolate molo bene. 
Coprite bene il tutto e lasciate riposare una ventina di minuti. Formate delle piccole palline con il riso (20 in tutto), schiacciatele in seguito, fino a farle diventare ovali. Quindi ponetele su un piatto rivestito di carta da forno. Al centro di ognuna applicate uno spicchio di arancia o due lamponi schiacciando leggermente per farle aderire bene. Coprite bene il piatto sino a che non è ora di servire. 
Servite insieme allo yogurt per poterle immergere al suo interno.

FONTE: lastampa.it

martedì 9 giugno 2009

MASCHIO O FEMMINA? LO DIRA' TEST DOPO 10 SETTIMANE


Un test casalingo che rivela il sesso di un bebe' dalle prime settimane di gravidanza sta scatenando il timore che un risultato precoce possa portare a un aumento degli aborti selettivi. Il test, IntelliGender', permette di sapere il sesso del feto dopo dieci settimane dal concepimento e garantisce una precisione del 78-80 per cento. Gia' sugli scaffali delle farmacie di vari Paesi (in Usa e' vendita' del 2006) o acquistabile on-line, il test richiede appena 10 minuti e risponde a una curiosita' che, in altro modo, viene risolta di solito dall'ecografia non prima della ventesima settimana di gestazione. Il test funziona grazie a un ormone presente nelle donne che aspettano una bambina e che, mescolato a un agente chimico fornito dal kit, fornisce la risposta: il campione diventa verde in caso di un maschietto, arancione se femmina. Il timore pero' e' che il test possa aumentare gli aborti selettivi, che un genitore cioe' possa decidere se portare avanti una gravidanza in base al risultato del test. "Si prenda una donna con tre figlie femmine che vuole un maschio: se fa il test dopo 10 settimane, e non ottiene il risultato che vuole, magari puo' decidere di interrompere la gravidanza e provarci di nuovo", ha detto Jennifer Parks, della Loyola University di Chicago. "A dieci settimane, molti considerano (di avere nel grembo) solo un embrione prematuro, cosa ben diversa da un feto piu' sviluppato".

FONTE: agi.it

lunedì 8 giugno 2009

Roma.... capitale del Fitness


L'11 giugno il festival del fitness compie 21 anni


È arrivata già alla 21a edizione la ormai famosa "Woodstock del Fitness", la fiera così ribattezza dalla stampa Americana organizzata da For Active People S.r.l, la società presieduta da Allan Dalfen, uno delle più prestigiose personalità del mondo del fitness.Un festival all’insegna dello sport, del benessere, della buona alimentazione e del vivere sano, dove si potranno ritrovare, oltre agli appassionati del settore provenienti da tutto il mondo, anche 4milioni di persone che già vivono nella capitale d’Italia e nei dintorni. A questa nuova edizione si potrà entrare gratis previa "dimostrazione di un ottimo allenamento fisco": chi riuscirà a percorrere una distanza di 1km in meno di 6 minuti (ci saranno 20 tapis roulant a disposizione) otterrà un pass gratuito. L’iniziativa si chiama "1km Fitness Challenge" e si terrà a partire dal sabato precedente il Festival in cinque piazze romane: Piazza Don Bosco, Piazza Cola di Rienzo, Piazza S.Lorenzo in Lucina, Ponte Milvio, Piazza dei Ravennati e poi direttamente all’ingresso del Festival. E se proprio le vostre prestazioni non dovessero essere delle migliori, non preoccupatevi, acquistando il biglietto si avrà diritto a un buono per un mese frequenza gratuita nei centri convenzionati.Il programma ufficiale prevede oltre 50 eventi che verranno presentati dall’11 al 14 giugno 2009 in uno spazio di ben 60.000 mq. Come ospite d’eccezione ci sarà Michelle Hunziker che ha deciso di dare forza e sostegno all’ iniziativa “DOPPIA DIFESA” promossa insieme all’avv. Giulia Buongiorno per la tutela delle donne che hanno subito violenza. Lo staff del Festival si dice fiero di poter ospitare questa splendida iniziativa. IL PROGRAMMA UFFICIALE BY "METRO"Il Programma Ufficiale del Festival verrà co-prodotto con Metro. Il free press che sarà distribuito in 6.500 palestre e descriverà ogni evento che avrà luogo durante i quattro giorni della Manifestazione. IL NETWORK DELLE RADIO DEL FITNESS Saranno più di 50 le Radio Locali che promuoveranno il Festival con 100 spot ognuna da 30” per un totale di ben 5.000 spot MEDIASET PREMIUM Il Festival sarà promosso anche da Mediaset Premium con una campagna di spot da 15” che andrà in onda durante le semifinali e finali della Champions League, le ultime quattro giornate del Campionato di Calcio e le prime due settimane di Giugno. VIVA KISS KISS!! Radio Kiss Kiss sarà, per il terzo anno consecutivo, la radio ufficiale del Festival e trasmetterà in diretta ogni giorno dalla Fiera di Roma. MIAMI BEACH STAGE: IL MAIN STAGE DEL FESTIVAL Il Festival del Fitness ha sempre presentato i più grandi istruttori internazionali che hanno mostrato le ultime novità dell’aerobica in tutte le sue evoluzioni. Nomi che ormai sono entrati nella storia del fitness: Tamilee Webb, Karen Voight (sorella di Angelina Jolie), Scott Cole, Madeleine Lewis, Jeff Vandiver, Chet Vienne,Kari Andersen, Marc Montemerlo, Beto, Keli Roberts, Jeff Costa, Madonna Grimes, Michael Holijade, Gin Miller (che ha inventato lo step), Jonny G (il guru dello spinning). Quest’anno, sul Main Stage del 21° Festival del Fitness, dal Giovedì alla Domenica, l’Organizzazione inviterà da ogni parte del mondo quelli che sono oggi considerati i miglior istruttori al mondo: una vera e propria parata di stelle, un doveroso e rispettoso tributo alla Capitale.


FONTE: lastampa.it

domenica 7 giugno 2009

Squared, la ricerca intelligente. Così Google risponde a Wolfram


Il colosso di Mountain View risponde ai ricercatori britannici e lancia un nuovo servizio che risponde alle domande dell'utente organizzando le informazioni in modo più usabile. Progetto ambizioso, ma ancora acerbo

NELLA CORSA a motori di ricerca "intelligenti", in grado di rispondere alle nostre domande con dati sempre più organizzati e modulari, Google rilancia e presenta "Squared". Il nuovo servizio del gigante di Mountain View è online da oggi: uno strumento potente capace di generare tabelle in base alla chiave di ricerca digitata dall'utente.  Come funziona. Utilizzare Squared è semplice: se si fa una ricerca sulle razze canine comparirà una griglia con nome, foto, paese d'origine, peso e altezza. Ma si può anche chiedere al software di aggiungere altre colonne, scegliendo tra una serie di attributi (come taglia, vita media, malattie più comuni). Di base compaiono nella pagina i primi sette risultati, ma l'utente può ampliare la tabella cliccando di volta in volta sul link "add next 10 items". Finchè ci sono dati disponibili. Google Squared entra quindi a pieno titolo nella categoria degli aggregatori di dati "intelligenti", in grado di pescare dalla rete le informazioni più utili riguardo all'argomento cercato dall'utente, e di struttarle in un database. Il software si pone l'obiettivo di superare la forma di internet come grande calderone di dati non organizzati, restituendoli all'utente in modo per quanto possibile chiaro.  Una risposta a Wolfram. Google Squared è anche la risposta della "grande G" a Wolfram Alpha, il motore di ricerca britannico presentato di recente che usa un approccio critico ai risultati di internet. Utilizza il linguaggio umano di domande e risposte, incrociando tuti i dati a disposizione, interpretando ed elaborando le domande ispirandosi al comportamento del cervello.  
Le critiche. Nonostante sia stato rilasciato solo da poche ore, non manca chi in rete già muove appunti alla nuova creatura di casa Google. I dati spesso non sono precisi, e in molti casi è il software stesso che chiede di inserire contenuti e suggerimenti, secondo la logica dell'user generate content che regola anche Wikipedia.  A chi è destinato. Le categorie che troveranno più utile il nuovo motore di ricerca saranno sicuramente gli studenti e le scuole. Ma, con qualche aggiustamento, potrebbe diventare uno strumento potente anche per le ricerche comparate di prodotti, stile "guida all'acquisto". Naturalmente, Google Squared, è ancora in beta come nella migliore tradizione di Mountain View. 

FONTE: repubblica.it

venerdì 5 giugno 2009

Giornata mondiale dell'ambiente


Si celebra oggi la giornata mondiale dell’Onu dell’ambiente con l’emergenza clima come tema centrale. «Il tuo Pianeta ha bisogno di te! Uniti per combattere i cambiamenti climatici» è lo slogan di quest’anno, a sottolineare l’urgenza di un nuovo accordo globale successivo al protocollo di Kyoto, che dovrebbe nascere al prossimo summit di Copenaghen previsto fra sei mesi. Lo stesso segretario generale dell’Onu ha rivolto un appello ai cittadini di tutto il mondo perché sollecitino i propri governi «a siglare il nuovo accordo», invitando ciascuno «a fare passi concreti per rendere il Pianeta più verde e più pulito», come spegnere le luci e prendere i trasporti pubblici, oltre a riciclare o pulire il parco locale. A segnare la giornata mondiale sarà la prima proiezione in 87 paesi del film “Home”, girato dal fotografo francese Yann Arthus-Bertrand e prodotto da Luc Besson, dai piedi della Tour Eiffel a Parigi al Central Park di New York. Il documentario sarà disponibile per 10 giorni, in una versione ridotta di 90 minuti su da Youtube, mentre domani contemporaneamente in tv e al cinema sarà nella versione completa di 120 minuti Nell’edizione 2009 è previsto anche il lancio del progetto “Eroi del clima”, del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), e la piantumazione di 20mila mangrovie a Kedah, in Malesia, ma anche di tanti altri alberi ai quattro angoli del Pianeta, nell’ambito della campagna Onu che punta a raggiungere quota 7 miliardi di alberi piantati entro la fine del 2009.


FONTE: lastampa.it

giovedì 4 giugno 2009

L'erba del Galles diventa biocarburante


Il progetto denominato Grasshol, dedicato allo sviluppo delle tecnologie pulite le energie alternative, è stato avviato nel Regno Unito per la creazione di una bio-benzina attraverso un processo d’avanguardia di estrazione e fermentazione degli zuccheri contenuti nel loglio perenne – il tipo di erba comune più diffuso nel Regno Unito – al fine di massimizzare la produzione dei tassi di etanolo. Il progetto viene sviluppato dall’Institute of Biological Environmental and Rural Sciences (Ibers) dell’Univeristà di Aberystwyth, in collaborazione con due aziende gallesi, Aber Instruments e Wynnstay Group e ha ricevuto un finanziamento di 154.000 sterline dell’Academy Expertise for Business (A4B), un fondo di 70 milioni di sterline creato dall’Assemblea Parlamentare Gallese e dall’Unione Europea per consentire alla Regione di massimizzare l’impatto economico delle attività di ricerca e sviluppo delle sue Università. Varato in Galles, si inserisce in un più ampio contesto di iniziative sulla produzione di biocarburanti che il Regno Unito sta sviluppando per raggiungere gli obiettivi europei della direttiva Energy 20-20-20: entro il 2020, infatti, il 20% di tutti i carburanti utilizzati nei Paesi UE dovrà provenire da fonti rinnovabili. Il Regno Unito si è impegnato, in base al Renewable Transport Fuel Obligation (RTFO), a sostituire, entro il 2013, circa il 5% del proprio consumo di benzina con carburanti bio-derivati – una percentuale destinata ad aumentare in risposta ai problemi legati ai cambiamenti climatici e alla sicurezza dei carburanti. Si prevede che nella UE la produzione di bioetanolo raggiungerà i 15.000 milioni di litri entro il 2025, con 12.000 milioni di litri derivanti da piante fibrose come il loglio. Con un costo all’ingrosso al lordo delle imposte pari a 0,55 euro al litro questa produzione raggiungerà un valore annuale pari a 8 miliardi di euro, rappresentando una significativa opportunità di mercato per le nuove tecnologie sviluppate da questo progetto. Qualora le attività di produzione dell’etanolo basate sull’utilizzo del loglio raggiungessero nel Regno Unito il 10% del mercato, rappresenterebbero un’attività commerciale significativa per il settore britannico dei biocarburanti – prudentemente stimata in 0,8 miliardi di euro annui. Per produrre tale ammontare sarebbero necessari 300.000 ettari di terreno. Attualmente nel Regno Unito vengono coltivati a erba 1,2 milioni di ettari di terreno, e ulteriori 5,2 milioni di ettari sono classificati come prati pascoli vale a dire non coltivati. L’utilizzo dei terreni coltivati ad erba può offrire quindi una significativa opportunità agli agricoltori del Regno Unito.


FONTE: lastampa.it

mercoledì 3 giugno 2009

STAMINALI DEL MAIALE PER RICREARE TESSUTI UMANI


Potrebbe essere una svolta per lo studio delle cellule staminali e la loro capacita' di riprodursi in qualsiasi tessuto del corpo umano. Le staminali del maiale, hanno scoperto un gruppo di scienziati cinesi dello Shanghai Institute of Biochemistry and Cell Biology, sono simili a quelle umane, e possono diventare "totipotenti" proprio come le staminali embrionali umane. In futuro, insomma, gli organi e i tessuti "di riserva" per l'uomo potrebbero nascere non dalla coltivazione di staminali umane ma di quelle del maiale, il che tra l'altro comporterebbe enormi facilitazioni sul piano della ricerca, scavalcando di fatto i problemi etici legati alla sperimentazione sulle staminali embrionali. Lo studio, pubblicato dal Journal of Molecular Cell Biology, ha dimostrato per la prima volta la capacita' delle cellule staminali adulte dei suini di "riprogrammarsi" e tornare a essere pluripotenti come le embrionali umane. Il team, coordinato dal dott. Lei Xiao, ha riprogrammato cellule prelevate da un orecchio del maiale e dal suo midollo osseo, con un cocktail di sostanze chimiche introdotte nella cellule tramite un virus. I test hanno confermato che la riprogrammazione ha funzionato: le nuove cellule sono diventate uguali a quelle che compongono i tre livelli in un embrione in via di sviluppo. Considerando che gli organi dei maiali sono simili a quelli umani, e potenzialmente trapiantabili all'uomo, la scoperta potrebbe portare, e' convinto Xiao, a un suino con gli organi compatibili con il sistema comunitario umano, riducendo al minimo il rischio di rigetto. Le cellule possono essere utilizzate anche per simulare malattie umane nei suini, permettendo agli scienziati di testare nuove terapie senza la necessita' di volontari umani. Tuttavia, gli scienziati avvertono che potrebbero volerci diversi anni prima che alcune delle potenziali applicazioni mediche dello studio possa essere utilizzato per la salute umana.


FONTE: agi.it

martedì 2 giugno 2009

L' insonnia si combatte con la "Web-therapy"


Per chi fa fatica ad addormentarsi Internet può offrire una soluzione. Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Sleep dimostra che la "Web-therapy" ha risultati migliori della terapia tradizionale nel combattere l’insonnia: l’81% delle persone che ha sperimentato il nuovo metodo ha risolto il proprio problema in meno di cinque settimane, contro il 50% di coloro che assumono farmaci e hanno sedute faccia a faccia con lo psicologo.  Il programma multimediale via Internet agisce suscitando emozioni e sensazioni che danno al paziente l’impressione di trovarsi in un altro luogo, attraverso suoni, immagini e semplici istruzioni per rilassare il corpo. La "Web-therapy" non solo dà risultati migliori, ma comparata con i trattamenti medici tradizionali è anche più economica: un buon trattamento online costa intorno ai 20 dollari per seduta, afferma lo studio.  Il giro d’affari che ruota intorno all’insonnia in America ha proporzioni rilevanti: il 30% della popolazione adulta ha problemi col sonno e ogni anno negli Usa si registrano 50 milioni di prescrizioni per medicinali che combattono l’insonnia, per una spesa di 600 milioni di dollari per cure varie, senza considerare i rimedi naturali come infusi, melatonina e valeriana. Nonostante tutto questo il 10% degli americani non riesce a risolvere il problema.

FONTE: lastampa.it

lunedì 1 giugno 2009

L'energia dalla paglia: ecco l'isola a impatto zero



Samso, in 10 anni dagli sprechi alla rivoluzione verde.CO2 ridotta del 140 per cento con e fonti rinnovabili


L'isola che c'è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l'energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell'elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un'isola dedicata all'agricoltura e all'allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell'energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c'è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l'isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all'estero (fino in Nuova Zelanda) all'insegna dell'agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all'assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l'industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L'ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l'arma del risparmio. L'utilizzo dell'energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell'isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all'esperienza dell'isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l'Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all'anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l'ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l'ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall'idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell'industria dell'auto.

FONTE: Antonia Jacchia (corriere.it)