venerdì 31 luglio 2009

La Ru486 arriva anche in Italia


Sarà usata solo in ospedale

Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. Dopo dei ore di riunione il CdA dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) ne ha autorizzato l’immissione in commercio con quattro voti a favore e uno contrario. Il farmaco, già utilizzato in altri paesi europei, potrà essere impiegato solo in ospedale ed entro il 49/o giorno di gravidanza. Oltre questo termine aumentano infatti le complicanze rispetto all’aborto chirurgico. Il CdA dell’Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici «la scrupolosa osservanza della legge». La decisione, ha voluto sottolineare l’Aifa in una nota, «rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto». Già nel pomeriggio di ieri, il possibile via libera alla pillola aveva innescato una netta reazione del Vaticano, che aveva parlato di «veleno letale» e di «delitto» che comporta «la scomunica» della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo «all’iter». «Non sono stati chiariti alcuni punti oscuri del metodo relativi alla sicurezza nell’utilizzo» della Ru486: è il primo commento del sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, la quale chiede «chiarezza» all’Aifa. «Come ministero - aggiunge - dobbiamo garantire la compatibilità con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e dobbiamo garantire la sicurezza delle donne». Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale (Radicali): «Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un’opportunità in più». «Ma - aggiunge - la lotta continua perchè ora bisogna offrire l’aborto medico in tutta Italia».
La condanna del Vaticano
Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, il Vaticano auspica «un intervento da parte del governo e dei ministri competenti». Perchè - spiega - non «è un farmaco, ma un veleno letale» che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma Mons. Sgreccia - è uguale, come la chiesa dice da tempo, all’aborto chirurgico: un «delitto e peccato in senso morale e giuridico» e quindi comporta la scomunica ’latae sententiaè, ovvero automatica.
Roccella: rischio di aborti in clandestinità
Il pericolo paventato dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella è che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una «cladestinità legalizzata» degli aborti. Il metodo dell’aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, «intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perchè il momento dell’espulsione non è prevedibile», in una sorta di «clandestinità legale».

FONTE: lastampa.it

giovedì 30 luglio 2009

Borneo: recuperato tesoro sommerso


UN IMPRENDITORE TEDESCO HA SPESO 3 MILIONI DI EURO PER PORTARE IN SUPERFICIE UN VALORE DI 7 MILIONI

MONACO - Un imprenditore tedesco con l'hobby della caccia ai tesori sommersi ha recuperato al largo del Borneo (Indonesia) un bottino valutato 7 milioni di euro. Lo annuncia il quotidiano tedesco Bild. Martin Wenzels, 42 anni, da anni dava la caccia al tesoro della nave pirata Forbes, naufragata nel 1806. Ha speso 3 milioni di euro in 35 immersioni nel corso di due anni per recuperare i reperti, ma finalmente ha coronato il suo sogno.

TESORO - «All'inizio, tutto quello che giaceva sul fondo del mare sembrava incrostato e privo di valore, ma vedere il tesoro nelle proprie mani regala un'adrenalina indescrivibile», ha dichiarato Wenzels. Si tratta di una tonnellata e mezzo di monete d'argento, gioielli d'oro, suppellettili di cristallo e porcellane cinesi. Wenzels annuncia già la sua prossima avventura: il recupero del tesoro di una nave naufragata al largo di Timor Est con a bordo due tonnellate d'oro.

FONTE: corriere.it

mercoledì 29 luglio 2009

In vacanza nei paradisi del 'ritocchino'. E' boom dei pacchetti tutto compreso


Sono sempre di più gli italiani che scelgono il 'turismo chirurgico' : mete esotiche con passaggio in sala operatoria e convalescenza in hotel a cinque stelle. Tunisia, Marocco e Thailandia le località più gettonate

Vacanze esotiche in Tunisia, Marocco e persino in Thailandia con incluso passaggio in sala operatoria per un ‘ritocco' di chirurgia plastica. Grazie a ‘pacchetti', tutto compreso, offerti da agenzie specializzate in ‘turismo chirurgico' facilmente reperibili su Internet, che permettono interventi con convalescenza a cinque stelle, magari con famiglia a seguito, a costi inferiori di un’operazione in patria. Sono sempre di più gli italiani che scelgono questa soluzione, già rodata da qualche anno, e che - complice la crisi economica che non frena però la voglia di ‘rifarsi'- conosce quest’estate un vero e proprio boom. «Possiamo parlare di un aumento del 10% dei clienti italiani nelle cliniche esotiche. Ma credo sia una stima per difetto», spiega Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all’ospedale San Filippo Neri di Roma, sottolineando che i nostri connazionali sono attratti soprattutto da località del mediterraneo Tunisia, in testa, seguita da Marocco, Croazia e persino il Libano, patria di una zona ribattezzata ‘Silicon Valley’ perchè ricca di strutture dedicate a chi vuole regalarsi seni extra large. Ma c’è anche chi si avventura in India e Thailandia, mete, in verità, particolarmente amate da inglesi e americani che sperimentano questa soluzione da più tempo. L’obiettivo è soprattutto risparmiare, con spese per gli interventi che scendono dal 50% al 70%: L’India è la più economica, con proposte ‘total body’ (più interventi insieme) dai 5 mila dollari. È un dato di fatto che la crisi, che fino ad ora non aveva toccato la chirurgia estetica di casa nostra «negli ultimi mesi comincia a ‘mordere' anche questo settore, spingendo i pazienti verso offerte a basso costo», dice Valeriani. Ma conta anche la possibilità di sottoporsi a un ‘restyling’ lontani da occhi indiscreti, in ferie, magari con la famiglia, e senza dover dare troppe spiegazioni in ufficio. Un fenomeno, però, non privo di rischi. «Non è una scelta necessariamente pericolosa, ma va fatta con attenzione, tenendo conto dei problemi a cui si può andare incontro. Queste strutture - spiega Valeriani - si avvalgono anche di buoni medici, di scuola europea, ma verificare è difficile. Non si possono avere sicurezze nè nella scelta del chirurgo, la cui professionalità è difficile da controllare a distanza, nè sui materiali e le norme igieniche seguite». Manca poi la possibilità di tutele legali. «Nel consenso informato proposto viene indicata solo la possibilità di avere, nel caso di problemi, un intervento ‘riparatoriò. Non c’è possibilità di fare causa che comunque dovrebbe essere fatta in loco». Il consiglio è quello di verificare, almeno, che il chirurgo a cui ci si rivolge «sia iscritto alla Federazione mondiale delle società chirurgia plastica (Ipras) e limitarsi a piccoli interventi. Da evitare assolutamente, invece, interventi ‘combinatì- con più operazioni insieme- e di grante entità».

FONTE: quotidiano.net

martedì 28 luglio 2009

Il vino rosso aumenta il desiderio sessuale nelle donne


Uno studio suggerisce che un po' di vino rosso aumenta la libido femminile

Del fatto che il vino rosso faccia bene per diversi motivi e che protegga dalle malattie cardiovascolari ne hanno già parlato in molti. Oggi, la notizia è che per la donna potrebbe avere anche risvolti un po' più piccanti.Uno studio condotto dall'Università di Firenze suggerisce che sono sufficienti uno o due bicchieri di vino rosso per aumentare il flusso di sangue in "certe" zone del corpo aumentando l'appetito sessuale delle donne. La ricerca è stata condotta coinvolgendo 800 donne sane di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Le partecipanti sono state suddivise in tre gruppi: un primo gruppo che ha assunto uno o due bicchieri di vino rosso al giorno; un secondo gruppo che ha bevuto meno di un bicchiere al giorno di qualsiasi tipo di vino o alcolico e infine un terzo gruppo che non ha assunto alcolici. Per evitare di contaminare i dati raccolti, le donne che bevevano più bicchieri di vino al giorno sono state escluse dalla raccolta. Durante il periodo della ricerca le donne sono state invitate a compilare un questionario sulla funzione sessuale. Le partecipanti dovevano rispondere a 19 domande a cui potevano assegnare un punteggio da 0 a 36, dove un numero più alto significava una migliore funzione sessuale. Nel complesso, la media dei voti è stata di 27,3 per il primo gruppo (quelle che bevevano uno o due bicchieri di vino rosso al giorno), 25,9 per il secondo gruppo e 24,4 per il terzo gruppo. I risultati, affermano i ricercatori, mostrano che le donne che hanno assunto uno o due bicchieri al giorno di vino rosso hanno avuto un aumento del livello di desiderio sessuale e che questo è stato maggiore che non quello delle donne appartenenti agli altri due gruppi. Tuttavia, ricordano gli scienziati, questi dati devono essere interpretati con cautela anche se suggeriscono un potenziale rapporto tra il consumo di vino rosso e una migliore sessualità.
Lo studio è stato pubblicato sul "Journal of Sexual Medicine".

FONTE: Luigi Mondo & Stefania Del Principe (lastampa.it)

lunedì 27 luglio 2009

Ottenuta la prima proteina liquida


Il risultato è stato conseguito lavorando sulla ferritina, per essere successivamente replicato sulle molecole di emoglobina e mioglobina

La prima proteina liquida è stata ottenuta ad ricercatori del Max-Planck-Institut per i colloidi a Potsdam, in Germania, e dall'Università di Bristol. Il risultato - annunciato in un articolo pubblicato sulla rivista "Angewandte Chemie" a firma Stephen Mann, Adam Perriman e Helmut Cölfen - apre le porte alla possibilità di un vasto numero di applicazioni mediche e industriali, dalla produzione di farmaci di maggiore efficacia fino a quella di lubrificanti e refrigeranti proteici. Il lavoro appena pubblicato riguarda la ferritina, ma i ricercatori hanno successivamente applicato la loro tecnica anche a molecole di emoglobina e mioglobina, proteine che fungono da trasportatrici dell'ossigeno nel corpo, dimostrando che il metodo può essere applicato in modo generale. I ricercatori sono riusciti in particolare ad attaccare alla superficie di molecole di ferritina gruppi amminici caricati positivamente che a loro volta fungono da siti di legame per un surfettante polimerico, creando una struttura formata da un nucleo della proteina originaria da cui si dipartono lunghi "capelli". Il composto ferritina-polimero è un solido che inizia a fondere a 30° per raggiungere uno stato perfettamente fluido a 50°. "Si tratta di un risultato esaltante per il suo significato rispetto alla comprensione di componenti nanostrutturati che comprendano liquidi. Inoltre, rappresenta una possibile via verso un nuovo stato della materia biomolecolare, e potrebbe avere numerose applicazioni interessanti. Speriamo di riuscire a esplorarne alcune, per esempio nel campo delle tecnologie biomediche e in quelle dei sensori, nel corso dei prossimi cinque anni", ha dichiarato Stephen Mann, uno dei direttori della ricerca. (gg)

FONTE: lescienze.lespresso.it

domenica 26 luglio 2009

Funziona nel ghiaccio e in acqua bollente: arriva l'S1, telefonino della Land Rover


Resiste a temperature estreme (da -20 a +100 gradi), può essere immerso senza problemi in acqua e non teme le cadute accidentali: è il telefonino ultra-resistente lanciato dalla casa automobilistica Land Rover, che lo ha definito il primo cellulare indistruttibile al mondo. Già approvato per uso militare, il telefonino, battezzato "S1" - riferisce il Daily Mail suo suo sito online - è in vendita in Gran Bretagna da questa settimana e il gruppo di distribuzione Tesco ha spiegato che le sue vendite stanno superando le vendite dei marchi più popolari. Protetto da un involucro di gomma e dal look tradizionale, l'S1 resiste a umidità, polvere, urti, sale e calore. «È il primo telefonino nel mondo ad essere resistente come un fuoristrada Land Rover - ha sottolineato un portavoce di Tesco -. Crediamo che farà risparmiare alla gente molto denaro». Secondo quanto riferisce il Daily Mail, ogni anno nel Paese vengono spesi 181 milioni di euro per sostituire i telefonini rotti. Per creare l'S1, Land Rover ha lavorato con l'azienda di software Sonim Technologies. Nonostante il design non modernissimo, il telefonino è dotato di telecamera con flash resistente all'acqua, GPS, torcia, radio Fm e navigatore Internet.

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 25 luglio 2009

Bagagli smarriti in aeroporto, arriva il software per ritrovarli da soli


ENTRO L'ANNO LA SITA METTERÀ NEGLI SCALI DEI CHIOSCHI CON CUI RINTRACCIARE LE VALIGIE PERSE

MILANO - DOPO IL CHECK-IN, IL «FAI DA TE» ARRIVA ANCHE PER I BAGAGLI SMARRITI: ENTRO L’ANNO SITA (LA SOCIETÀ FORMATA DA COMPAGNIE AEREE DI TUTTO IL MONDO PER FORNIRE SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE ED INFORMATICA ALLE COMPAGNIE STESSE ED AGLI AEROPORTI) RENDERÀ DISPONIBILI I CHIOSCHI CON L’APPLICATIVO WORLD TRACER, IL PROGRAMMA CHE GIÀ 440 COMPAGNIE AEREE HANNO ADOTTATO PER RINTRACCIARE E RESTITUIRE I BAGAGLI «DISGUIDATI».

COME FUNZIONA - Così, se la valigia non arriva, sarà sufficiente inserire i dati personali e avvicinare allo scanner di lettura l’etichetta del bagaglio rilasciata al momento del check-in. I passeggeri avranno così la possibilità di «tracciare» via web i bagagli, che saranno contrassegnati come «missing bag». Il chiosco genererà automaticamente un reclamo contrassegnato da un codice identificativo, evitando di dover affrontare lo stress di lunghe code agli sportelli per i reclami. Il passeggero, poi, semplicemente digitando il codice emesso dal chiosco su un sito dedicato o contattando telefonicamente il servizio clienti WorldTracer, potrà continuare ad essere informato sulla «posizione» del proprio bagaglio. Il chiosco, infatti, sarà collegato via web al software WorldTracer di SITA. Nel 2008 il «baggage report» di Sita ha mostrato che, grazie a questo genere di programma, il bagagli smarriti sono scesi dai 42,4 milioni del 2007 a 32,8 milioni, con un risparmio di circa 800 milioni di dollari: dei 32,8 milioni di bagagli «disguidati», la maggior parte è stata riconsegnata comunque entro 48 ore. Ora, con il «chiosco fai da te», sarà possibile seguire attraverso il palmare il proprio bagaglio, oppure ricevere un sms con gli aggiornamenti. «Volevamo qualcosa che contribuisse a rendere più facile la vita in caso di ritardo o smarrimento del bagaglio», ha sottolineato Eraldo Baluci, Vice President Sales & Relationship Management per il Sud Europa di SITA.

FONTE: Laura Guardini (corriere.it)

giovedì 23 luglio 2009

Il profumo dei fiori per lenire lo stress


L'inalazione del profumo dei fiori modifica l'attività dei geni. Lo studio

Aromi e profumi, si sa, agiscono in qualche modo sulla psiche favorendo ricordi, emozioni… ma anche risposte fisiologiche secondo un nuovo studio. La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sul ACSJournal of Agricultural and Food Chemistry, suggerisce come l'inalazione di alcuni aromi possa modificare l'attività dei geni ematochimici in modo da ridurre i livelli di stress. I ricercatori dell'Università di Tokio hanno scoperto che l'inalazione di Linalolo (un monoterpene presente in molte piante) o meno da parte di un gruppo di topi sottoposti a condizioni di stress, agisce in modo evidente andando a modificare l'attività di un insieme di 100 geni che sono soggetti ad andare in "crisi" in situazioni di stress.
Dai risultati ottenuti si è scoperto che il linalolo ha permesso ai livelli di stress elevato nei neutrofili e linfociti del sistema immunitario di tornare a livelli praticamente normali. Il dr. Akio Nakamura, che ha coordinato lo studio, ricorda come sin dai tempi antichi era uso "aromatizzare" gli ambienti per purificarli e per creare situazioni di rilassamento o combattere stati emotivi negativi. L'uso di profumi ha da sempre accompagnato l'uomo nella storia. A seguito di questo studio, i ricercatori suggeriscono che si potrebbe analizzare il sangue per comprendere meglio come gli aromi agiscono sullo stress e sulle possibilità di utilizzarli per trattare le diverse situazioni.

FONTE: la stampa.it (lm&sdp)

mercoledì 22 luglio 2009

Aloe vera per la salute di denti e bocca


Il gel della pianta riduce le infiammazioni, i dolori e protegge dai batteri. Lo studio

L'aloe vera, e in particolare il suo gel, è da tempo utilizzata per via esterna in caso di scottature solari, ferite, infezioni e altri problemi dermatologici. Quello che ancora non si sapeva è che può anche essereefficace nel mantenere in salute denti e bocca. Questo è quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori del Pushpagiri College of Dental Sciences di Tiruvallam in India. Per arrivare alle loro conclusioni, il dr. Dilip George e colleghi hannosperimentato gli effetti del gel di aloe vera confrontandoli con quelli di due noti dentifrici in pasta.In base ai risultati ottenuti hanno scoperto che il gel di aloe vera non è da meno dei dentifrici tradizionali nell'eliminare la microflora batterica del cavo orale, così come la placca e, al contrario dei primi, non ha lo stesso effetto abrasivo che può disturbare chi ha denti e gengive sensibili. Allo stesso modo, hanno potuto constatare che per quel che riguarda il combattere i germi il gel di aloe vera è risultato più efficace delle normali paste dentifrice utilizzate per il test. In più, l'aloe riduce l'eventuale dolore causato dalle infezioni o infiammazionigrazie agli antrachinoni dall'effetto antinfiammatorio. Gli scienziati tuttavia avvertono che questo effetto potrebbe non rivelarsi con tutti i prodotti a base di gel di aloe vera che si trovano in commercio poiché è molto importante il processo di estrazione e trasformazione che può causare una perdita dei principi attivi come, ad esempio, il sottoporre il gel a trattamenti di calore eccessivo o il filtraggio. Il consiglio è quindi quello diaccertarsi del corretto processo di produzione e che i prodotti che s'intendono acquistare siano certificati da organismi di controllo come l'International Aloe Science Council, Inc.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati su "General Dentistry".

FONTE: lastampa.it (Luigi Mondo & Stefania Del Principe)

martedì 21 luglio 2009

Arriva "Google Moon"


La convocazione di una conferenza stampa per oggi alle 17.00 da parte di Google, «a proposito di Google Earth», ha fatto scattare le supposizioni dei siti web specializzati in tecnologia. L’ipotesi più accreditata era il lancio di «Google Moon», come avevamo già anticipato: in realtà per visitare virtualmente il suolo della luna da oggi si può usare Google Earth 5.0, una piattaforma ad hoc in occasione dei 40 anni dell’allunaggio dell’Apollo 11. A rinforzare l’anticipazione la presenza alla conferenza dell’astronauta Buzz Aldrin, uno dell’equipaggio della storica navicella. Già Google metteva a disposizione delle mappe lunari su www.google.com/moon , ma in due dimensioni e non in tre, come Google Earth. Nel dicembre 2006 Google aveva stipulato un accordo con la Nasa «per lavorare a progetti comuni».

FONTE: lastampa.it

lunedì 20 luglio 2009

Quel micro-robot vola e spia.... assomiglia a un pipistrello


Si chiamano "MAVs", "micro-aerial vehicles". Sono droni di dimensioni ridottissime, da usare per sorveglianza in ambienti chiusi e perfino per esplorazioni in edifici crollati. Si ispirano al volatile notturno


ECCOLA qui la nuova trovata della biomimetica. L'animale più abile nel volo silenzioso in ambienti angusti, il più rapido a captare i più flebili segnali di movimento e a percepire la presenza di sostanze chimiche è il pipistrello. Ed ecco allora che per mettere a punto un drone di dimensioni ridottissime, da usare per sorveglianza in ambienti chiusi e perfino per esplorazioni in edifici crollati, gli scienziati della North Carolina State University hanno creato, quasi tale e quale la meraviglia della natura alla quale si ispira, un pipistrello meccanico. Si chiamano "MAVs", "micro-aerial vehicles" e sono piccoli robot volanti sui quali la ricerca, soprattutto militare, sta puntando molto. I MAVs, rispetto ai droni tradizionali e ai piccoli veicoli telecomandati terrestri, devono fornire una maggiore manovrabilità in spazi molto ristretti. "Per esempio - spiega Gheorghe Bunget, che ha diretto il gruppo di inventori del pipistrello robot - i microveicoli volanti devono poter essere impiegati, grazie a sensori, in missioni per individuare sostanze biologiche, chimiche o nucleari. I Mav disponibili fino a oggi volavano grazie ad ali tradizionali, fisse, o rotori sul modello degli elicotteri, strumenti che consentono una manovrabilità ridotta e minore aerodinamica". "Niente è meglio della natura per fornire soluzioni in questo campo - dice Bunget, specializzato in ingegneria meccanica - e la natura ci dice che il tipo di volo del pipistrello, con il rapidissimo battito di ali, è il migliore per spostamenti in spazi angusti". I ricercatori hanno analizzato il sistema scheletrico e muscolare dei pipistrelli e cercato di riprodurre una delle caratteristiche principali delle ossa dei chirotteri, la loro leggerezza. "L'intero scheletro di questi animali, raccolto nel palmo di una mano, non pesa più di sei grammi - dice Bunget - è come una piuma". "Il punto fondamentale del nostro robot - continua il ricercatore - è l'uso di materiali di ultima generazione, per fabbricare non solo la struttura, ma anche le giunture e le membrane delle ali. Il nostro obiettivo è di avere la stessa flessibilità e leggerezza delle ali dei veri pipistrelli". Per ottenere tale effetto il robot è fatto con una lega di quelli che si chiamano "shape memory metal" cioè metalli, che contengono tra gli altri nickel e titanio, in grado di contrarsi ed espandersi, capaci, in pratica, di elasticità estrema. La stessa elasticità garantita a scheletro e muscoli dei pipistrelli da moltissimi ossicini, cartilagini e tendini. "La lega che usiamo - spiegano i ricercatori - è sensibile al calore generato dalla corrente elettrica e il calore serve ad attivare micro circuiti della grandezza di un capello umano, capaci di far contrarre i muscoli metallici del robot". La rete di circuiti sui muscoli meccanici funziona anche da rete di sensori, consentendo così di montare sul pipistrello meccanico meno congegni, cosa che lo rende molto più leggero e più manovrabile. "Il nostro robot è in grado di adattarsi a un soffio di vento proprio come farebbe un vero pipistrello" sostiene Bunget. I ricercatori della North Carolina State University ci tengono a sottolineare che la loro invenzione non ha solo un uso militare e investigativo. "Ci sono molte altre applicazioni pratiche - dicono - nello studiare come riprodurre il volo del pipistrello abbiamo acquisito moltissimi nuovi elementi di aerodinamica, che potranno essere applicati a una ampia gamma di congegni".

FONTE: CRISTINA NADOTTI (repubblica.it)

domenica 19 luglio 2009

Stone therapy, per una salute di… pietra

Il calore che cura attraverso le pietre

Chi di voi non l’ha mai sentita nominare alzi la mano. Anche se è già conosciuta ai frequentatori di beauty farm e centri benessere, può però anche essere che non tutti l'abbiano sentita nominare e, forse, ancora pochi l’hanno provata personalmente. Stiamo parlando di una pratica che trae ispirazione dagli indiani d’America che erano soliti adoperare pietre riscaldate al sole per ristabilire l’equilibrio fisico e psichico. Ed è proprio da questa pratica che Mary Hannigan Nelson ha ideato o, per meglio dire, modernizzato la terapia con le pietre ribattezzandola, negli anni Novanta,"LaStone Therapy". Non che abbia inventato niente di nuovo, il curarsi con le pietre era conosciuto già da secoli anche in Cina. Lì, i terapeuti ponevano le pietre riscaldate nei punti sfruttati nell’agopuntura tradizionale. In occidente, oggi, si utilizzano le pietre vulcaniche ricche di quarzo che mantengono il calore più a lungo delle altre. Il calore della pietra deve essere generalmente tra i 60 e i 70° C. LaStone Therapy prevede anche dei veri e propri massaggieseguiti sul corpo per mezzo di pietre riscaldate e precedentemente immerse in oli vegetali e oli essenziali dalle virtù curative. Il calore stimola la circolazione superficiale, aiuta a smaltire le tossine e lenire il dolore. LaStone Therapy può essere eseguita anche per migliorare stati depressivi, dolori articolari, rigidità muscolare, stress e tensioni fisiche. In alcuni casi, le pietre vengono fatte raffreddare anziché scaldare. Questa alternativa è utile agli sportivi, a chi soffre di fragilità capillare e infiammazioni di varia natura.


FONTE: lastampa.it

sabato 18 luglio 2009

Notti da sballo, arriva il Safety driver

L'autista che porta a casa chi beve troppo

Arrivano su una mini-moto pieghevole, in guanti di cotone e divisa blu scuro. Da stasera saranno gli angeli custodi dei ragazzi che amano le bevute al pari della loro auto, affidata sino sotto casa alla cura di guidatori professionisti. Scattano stanotte nella movida di Ostia due misure di contrasto al rischio delle stragi da eccessi: approdano al Lido il ”Safety driver” e la spiaggia da decompressione. Insieme con i pattuglioni dei carabinieri armati di etilometri e drug test viene così completato il piano di controllo del popolo che balla al ritmo di tequila bum-bum e boteillon. Il ”Safety driver”, che ha fissato la sua base operativa nella trendissima discoteca ”Shilling”, arriva sulle spiagge di Ostia con le referenze dell’assessorato comunale alla Mobilità, del Centro Turistico Studentesco e, soprattutto, del movimento dei genitori Moige. Per la sicurezza dei giovani più scalmanati è l’uovo di Colombo: si tratta di un autista in affitto che guida l’auto del cliente dalla discoteca sino a casa. Al prezzo di 25 euro, indipendentemente dal numero di passeggeri ospitati dal proprietario del veicolo e per un tragitto da Ostia a Roma. «Abbiamo esordito il 19 febbraio nei locali notturni della Capitale spiega Sergio Gandolfi della ”Toga”, l’agenzia che si occupa del servizio e da allora abbiamo condotto 423 macchine con una media di tre passeggeri per viaggio». Ottenere l’autista non è complicato. Basta comporre un numero di telefono (per ora il mobile 3312868030 ma presto sarà disponibile un numero verde) e al massimo dopo mezz’ora dal cliente si presenta uno dei driver dell’agenzia. Spesso gli autisti sono nei paraggi del locale, a presidio del servizio. Quando devono giungere da altre parti della città, si spostano con mini-moto pieghevoli che vengono riposte nel bagagliaio dell’auto del cliente. La divisa, i guanti di cotone e la foderina personale per il sedile sono i segni distintivi di questi professionisti ”dell’accompagnamento”. Allo ”Shilling”, il locale che farà da apripista per Ostia, sono entusiasti per la novità. «Si tratta di un servizio che va nella direzione della nostra filosofia: innovazione e divertimento senza problemi e senza pericoli» spiegano dal locale disteso sotto la Rotonda. Nelle sovraffollate e chiassose notti di Ostia, l’esordio del ”Safety driver” si affianca all’apertura del ”pit stop”, un’area di decompressione riservata a chi, uscito dalla discoteca, vuole fare una salutare pausa prima di mettersi in viaggio verso casa. Artefici dell’iniziativa sono i ragazzi della cooperativa sociale ”Villa Maraini”, che vanta una lunga tradizione nella lotta alle tossicodipendenze, insieme con ”La XIII” presso la spiaggia libera attrezzata ”La Cayenne” di lungomare Paolo Toscanelli. Su quell’arenile, ad ogni fine settimana, un team di esperti, in particolare psicologi e operatori specializzati nelle tossicodipendenze, accoglieranno gratuitamente con sdraio, lettini, acqua minerale e caffè quanti responsabilmente vorranno recuperare equilibrio dopo lo stordimento della discoteca. «La musica a volume esagerato, i movimenti sincopati del ballo, i mix alcolici e di altre sostanze segnalano gli esperti del ”pit stop” possono determinare forme di allucinazioni e, comunque, di distorsione della realtà. Sappiamo bene che mettersi al volante in quelle condizioni significa costituire pericolo per se stessi e per gli altri. A volte basta una pausa di mezz’ora, ritemprarsi con caffè e diluire con acqua l’alcol ingerito per ristabilire equilibrio e consapevolezza».

FONTE: Giulio Mancini (ilmessaggero.it)

venerdì 17 luglio 2009

Il cromosoma Y in dissoluzione


Il maschio rischia di sparire?

LO CHIAMANO sesso forte ma il maschio rischia l'estinzione. Non domani, ovviamente, ma tra alcuni millenni. Dallo studio condotto da Kateryna Makova e Melissa Wilson, ricercatrici della Pennsylvania State University, emerge che il cromosoma Y, cioè l'agglomerato di Dna portatore dei geni sessuali maschili, si sta velocemente degradando a causa di una sua evoluzione che procede ad un ritmo molto più elevato rispetto a quello degli altri cromosomi. Il corredo genetico degli esseri umani è composto da 23 coppie di cromosomi: 22 coppie gemelle di autosomi (le doppie eliche di Dna non portatrici di indicazioni sessuali) e una diade di eterosomi, meglio noti come cromosomi XY. Nella donna la 23esima coppia è composta da due X, mentre nell'uomo è composta da uno X e uno Y. E proprio quest'ultimo si sta "accorciando". Oggi possiede solo 200 geni rispetto ai 1.100 rispetto al cromosoma X e si prevede che nel tempo ne perderà altri. Le ricercatrici hanno confrontato l'evoluzione del cromosoma Y dell'uomo con quello di mammiferi più primitivi come i canguri e gli ornitorinco. Da questa comparazione si è capito che gli eterosomi X e Y si sono generati da una coppia di cromosomi non sessuali e che via via si sono differenziati. Dal momento di questa distinzione, quello X ha continuato ad evolvere ad un ritmo normale, simile a quello degli autosomi, mentre quello Y ha subito un'accelerazione nell'evoluzione che, per ora, non trova spiegazione. Nel tempo vi è stata una continua perdita di "dati" genetici. "Anche se alcuni dei geni dell'Y sono importanti - spiega la Makova - noi pensiamo che non sia certo che il cromosoma maschile sia destinato a sparire del tutto, ma se ciò dovesse accadere, forse un'altra coppia di cromosomi non sessuali inizierà un percorso per dare vita ad una nuova coppia di eterosomi". Nei prossimi studi, la Makova proverà a stimare la data della scomparsa del cromosoma Y, e forse dell'estinzione del maschio. Un altro duro colpo al sesso forte, già provato dalla notizia della creazione degli spermatozoi artificiali.

FONTE: repubblica.it

giovedì 16 luglio 2009

Partito lo Shuttle Endeavour dopo cinque tentativi falliti


Prima le anomalie tecniche, poi le avverse condizioni climatiche. Infine il momento buono e i lancio verso la stazione spaziale internazionale che orbita intorno alla Terra. A bordo sette astronauti, la missione durerà 16 giorni


Shuttle, buona la sesta. Dopo cinque tentativi falliti è finalmente partita la missione STS-127 della Nasa: lo Shuttle Endeavour è stato lanciato alla volta della Stazione spaziale orbitante ISS oggi alle 0:03 da Cape Canaveral, in Florida. A bordo della navetta viaggiano sette astronauti, iimpegnati in una missione di sedici giorni, il cui obiettivo è l'installazione di una piattaforma per le ricerche scientifiche sulla Stazione spaziale internazionale. E' la quinta volta in un mese che la Nasa è costretta ad annullare il lancio quando gli astronauti sono già sulla rampa pronti a partire. Nelle prime due occasioni il rinvio è stato dovuto ad anomalie tecniche, riguardanti una perdita di idrogeno liquido da uno dei serbatoi della navetta; nelle altre tre occasioni, invece, i tecnici hanno sospeso il conto alla rovescia a causa delle condizioni meteo non favorevoli.

FONTE: repubblica.it

mercoledì 15 luglio 2009

"Wine dating", degustare diventa un gioco di seduzione


Un percorso attraverso i cinque differenti vini per una conoscenza multisensoriale del partner

Dopo Parigi, New York e Londra adesso anche in Italia si conosce e si conquista il partner grazie al vino. Una moda ma soprattutto un gioco che manda in pensione il superato «speed dating» ottenendo successo in ogni parte del pianeta. Dopo aver spopolato a Parigi, New York, Dublino, Montreal e Miami arriva in Italia il «Wine Dating», il gioco di seduzione più cool della prossima stagione, dove il vino diventa il modo per scoprire, conoscere e conquistare l’altro. Un incontro al buio o un aperitivo con il/la partner di una vita in cui il «nettare» diventa il catalizzatore di energia seduttiva, attraverso una particolare degustazione di coppia, mirata alla sensibilizzazione dei cinque sensi. Il wine dating nasce a Parigi grazie ad un giovane sommelier Olivier Magny, diventato in pochissimo tempo uno dei più famosi al mondo, ma arriva in Italia e trova forza e sviluppo grazie a due giovani imprenditori del vino, Riccardo e Carlotta Pasqua, terza generazione di Pasqua Vigneti e Cantine, eno-famiglia veneta le cui bottiglie ed etichette sono presenti in oltre 40 paesi. I «trentenni del vino», così come sono stati definiti da diversi media internazionali, hanno addirittura creato una linea di 5 vini, «Setteventiquattro», ideali per fare il Wine Dating e hanno collaborato attivamente con Olivier per lo sviluppo di questo gioco in altri paesi del Mondo. «Il vino ha bisogno di essere democratizzato - affermano Riccardo e Carlotta Pasqua, rispettivamente export manager Nord America e responsabile delle relazioni esterne dell’azienda Pasqua - posizionandolo in contenitori nuovi come appunto i locali o il mondo dell’aperitivo. Dobbiamo dare un’immagine più giovane del vino così come accade in altri paesi. Proprio per questo abbiamo voluto essere i creatori e organizzatori del primo Wine Dating, ma soprattutto i creatori di una nuova linea di vino Setteventiquattro, pensata per il mondo dell’aperitivo e per i locali notturni, a tutt’oggi in Italia senza una cultura del vino». «Un gioco - sottolineano - come questo può avvicinare tanta gente al vino, insegnandone ad apprezzare il sapore, avvicinandola al modo in cui va bevuto, alla degustazione e perchè no offrendo anche il vantaggio di conquistare un ragazzo o una ragazza ed è per questo che partendo dal Lotvs di Milano e dal Phi Beach in Costa Smeralda abbiamo deciso di introdurlo in Italia». Il Wine Dating è così diventato in pochissimi mesi un vero fenomeno planetario. In pochissimo tempo anche diversi esperti delle più svariate discipline, dalla psicologia alla sessuologia, dalla sociologia alle scienze dell’alimentazione, lo hanno fatto diventare oggetto di studio per i loro studenti e per i loro ricercatori. Ma soprattutto è diventato una vera e propria «firma» di Olivier Magny, che con la sua società, «O Chateau», ha infatti lanciato in Francia il Wine Dating, trasformandolo in uno degli appuntamenti più cool di Parigi, un successo che lo ha reso uno dei personaggi più contesi negli eventi più importanti. Ma come si svolge il Wine Dating? Di fatto, si tratta di un vero e proprio gioco condotto da un sommelier, dove i partecipanti vengono divisi in coppie e prendono parte ad un percorso con una sequenza di cinque vini, che vengono abbinati ciascuno ad uno dei cinque sensi. Così, mentre si inizia la degustazione, i partecipanti «imparano» a conoscere e conquistare la persona che gli sta di fronte, scoprendo se esiste un feeling e quali sono gli aspetti da cui sono maggiormente attratti. Un meccanismo di conoscenza multisensoriale, insomma, che parte dal «tatto», un senso che viene risvegliato dallo sfiorare un calice ghiacciato di spumante e dal contatto delle dita dei due partecipanti che si passano a vicenda il bicchiere. Il sommelier prosegue il percorso attraverso «l’udito»: le bollicine decise di un Pinot Chardonnay suggeriscono l’importanza del tono della voce, ma anche quanto sia fondamentale, nel gioco della conquista, l’ascoltare.

FONTE: lastampa.it

martedì 14 luglio 2009

Elisir di lunga vita, viene dall'Isola di Pasqua il farmaco della speranza


Forse l’elisir di lunga vita non esiste solo nelle fiabe e nelle leggende. La “fonte della giovinezza”, infatti, potrebbe un giorno essere disponibile in formato pillola ed allungare la vita fino a 10 anni in più. La sostanza si chiama “rapamicina” e si trova nel suolo dell’Isola di Pasqua. Il composto, che prende nome da quello polinesiano dell’Isola (Rapa Nui) è già usato da tempo nei trapianti d’organo per prevenire le reazioni di rigetto dell’organismo. Ma ora gli scienziati della University of Texas Health Science di Sant Antonio (Usa) hanno scoperto un suo ulteriore utilizzo grazie a degli esperimenti svolti su topi di laboratorio e descritti sulla rivista Nature. «Sono 35 anni che studio i processi di invecchiamento umano e tra le decine di presunti "prodotti anti-invecchiamento" non ne ho mai visto uno che funzionasse», dice Arlan G. Richardson, direttore delBarshop Institute for Longevity and Aging Studies, uno dei due istituti che ha svolto lo studio. «Non credevo – continua - che avrei un giorno visto una ‘pillola’ efficace per l’uomo, ma la rapamicina potrebbe proprio darci quello che cerchiamo». Gli esperimenti sui topi hanno dato infatti risultati inaspettati: la loro vita si è allungata dal 28 al 38 per cento. «Abbiamo somministrato – raccontano i ricercatori - la rapamicina ai topi di 20 mesi di età, corrispondenti a 60 anni per l’uomo. Contrariamente a quello che pensavamo, non era necessario essere giovani per reagire alla sostanza». I risultati sono sorprendenti. «Se dovesse funzionare anche sull’uomo, l’effetto di allungamento della sua vita media sarebbe paragonabile alla sconfitta di tutte le malattie cardiache e i cancri», sottolineano i ricercatori. Questo composto, infatti, potrebbe essere usato per terapie anti-invecchiamento che si possono cominciare anche in età avanzata. Per Randy Strong, direttore dell’Aging Interventions Testing Centerdi San Antonio, «questo è il primo sistema convincente per terapie anti-invecchiamento mai sviluppato. Se funzionasse, la riduzione dei costi per i sistemi sanitari in tutto il mondo sarebbe enorme». La rapamicina sembra proprio essere la “pozione magica” che tutti aspettavano per vivere di più, ma gli scienziati però invitano a porre un freno agli entusiasmi. Ciò che rende la rapamicina così efficace, infatti, potrebbe proprio essere la causa dell’insorgenza di altri problemi. «Le sue capacità di immunosoppressione - spiegano i ricercatori – sono molto utili nei trapianti perché abbassano le difese immunitarie dell’organismo impedendo il rigetto verso il nuovo organo. Ma questo abbassamento può essere pericoloso: si diventa più suscettibili alle malattie e alle infezioni». Un ostacolo non da poco, che rende necessario trovare un giusto equilibrio. «Prima di poter usare la rapamicina, il problema dell'immunosoppressione va eliminato», hanno concluso gli scienziati.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 10 luglio 2009

Un software contro gli spioni del Pc


Cosa non saremmo disposti a fare per proteggere almeno un po’ della nostra privacy mentre lavoriamo su un computer? Come fare per evitare che i colleghi sbircino nel nostro schermo per vedere cosa stiamo facendo? A risolvere il problema due prodotti appena presentati da una start-up di Baltimora, la Oculis Labs, che utilizzano addirittura il riconoscimento dei movimenti oculari per nascondere i contenuti ad occhi indiscreti.

CAMALEONTE - La prima soluzione, destinata a contenuti molto preziosi, si chiama Chameleon (camaleonte): una telecamera integrata in un particolare laptop studia per quindici secondi i movimenti oculari del proprietario. Dopo che il software si è abituato alle abitudini di lettura del possessore modifica tutte le parti di testo che non vengono lette in quel preciso momento. Il risultato per qualcuno che volesse curiosare su uno schermo dotato di Chameleon, è una collezione di parole senza senso che si spostano e cambiano in modo da rendere assolutamente incomprensibile il testo. Un sistema di cifratura molto sofisticato che sembra aver già interessato il dipartimento di Difesa Usa.

PRIVATE EYE - L’altro prodotto, decisamente più alla portata del mercato consumer si chiama Private Eye ed è una soluzione esclusivamente software adatta qualsiasi pc dotato di videocamera. È pensato per tipi di spionaggio meno pericolosi ma che possono creare problemi in ufficio. Il software in questione offusca lo schermo e i suoi contenuti non appena il proprietario interrompe la lettura spostando gli occhi altrove. La videocamera riconosce il movimento oculare. Se poi qualcuno sbuca alle spalle di chi ha montato PrivateEye, nel raggio d’azione della videocamera, il software ritaglia il suo volto e lo mostra in un angolo in alto a sinistra. Se l’intruso sta effettivamente sbirciando il monitor altrui si riconoscerà nel riquadro in evidenza e saprà di essere stato colto sul fatto.

MERCATO - Il fondatore di Oculis Labs, Bill Anderson, è sicuro che i due prodotti, in ambiti diversi, conquisteranno il mercato. Per Chameleon, oggi in vendita a 10mila dollari, sarà forse necessario attendere la riduzione dei costi dei componenti ottici; mentre Private Eye è già in vendita a 20 dollari sul sito dell'azienda, e stando alle dichiarazioni di Anderson, uno tra i primi quattro produttori di Pc sta pensando di inglobare l’applicativo direttamente nei laptop disponibili sul mercato a partire dal prossimo anno. Un video dimostrativo dei due prodotti è stato pubblicato sulle pagine del Baltimore Sun.

FONTE: Gabriele De Palma (corriere.it)