lunedì 31 agosto 2009

Alberi artificiali per salvare l'ambiente


POTREBBERO CATTURARE CO2 CON UN'EFFICIENZA ALTISSIMA , DANDO TEMPO AGLI SCIENZIATI PER TROVARE SOLUZIONI DEFINITIVE AL PROBLEMA DELLE EMISSIONI

Geo-ingegneria come soluzione indispensabile ai problemi del riscaldamento atmosferico: è quello che sostengono i ricercatori dell'Institution of Mechanical Engineers nel report Geo-Engineering, in cui si trova un'idea decisamente originale che potrebbe essere realizzata entro vent'anni.

ALBERI ANTI-CO2 – Si tratta di un folto esercito di 100 mila alberi artificiali che, grazie a un filtro, sarebbero in grado di trattenere le emissioni di anidride carbonica (responsabili come è noto del surriscaldamento del pianeta) con un'efficienza elevatissima. Come spiega Tim Fox, a capo del team di ricerca, gli alberi sarebbero già in fase avanzata di progettazione: sono grandi come container da trasporto, ciascuno potrebbe assorbire circa una tonnellata di CO2 quotidiana e, prodotti in serie, costerebbero circa 20 mila dollari l'uno.

OBIETTIVI PRINCIPALI – Gli alberi che catturano CO2 sono solo una parte delle iniziative presentate dagli scienziati dell'Institution of Mechanical Engineers. Le finalità perseguite per salvare la Terra dall'effetto serra sono infatti essenzialmente due: raffreddare il pianeta e ridurre le emissioni, e su questi fronti esistono anche altri progetti in fase di sviluppo. Uno prevede l'adozione di contenitori di alghe capaci di ridurre l'anidride carbonica durante la fotosintesi, un altro l'installazione di specchi sui tetti degli edifici in modo da respingere il calore..

FONTE: Emanuela Di Pasqua (corriere.it)

venerdì 28 agosto 2009

Scoperto l'interruttore che spegne i geni del grasso


Topi extralarge dimagriti grazie ad un'iniezione con nuova sostanza chimica

Scoperto l’interruttore dei geni del grasso. Una piccola molecola, già nota per avere virtù anti-chili di troppo e antitumorali, lavora come una sorta di interruttore in grado di spegnere i geni all’origine del grasso corporeo. Lo rivela uno studio pubblicato dai ricercatori dell’Università di Kyoto (Giappone) e del Baylor College of Medicine di Houston (Usa) su “Chemistry and Biology”. La sostanza “nel mirino”, battezzata fatostatina, blocca uno dei controllori della sintesi del grasso, un fattore di trascrizione noto come Srebp. La sua azione, testata su topolini geneticamente vulnerabili all’obesità, ha portato gli animali un tempo grassi a diventare più “i” Il tutto senza rivoluzionare le loro abitudini alimentari. Non solo, l’interruttore riduce anche la quantità di grasso nel fegato dei topi, come pure i livelli di zucchero e colesterolo nel loro sangue. «Francamente siamo molto eccitati», commenta Salih Wakil del Baylor College of Medicine, per essere arrivati, tappa dopo tappa, «all’origine della sintesi del grasso». In pratica, l’interruttore agisce proprio all’inizio del processo. Studi in coltura hanno dimostrato anche che la fatostatina riduce significativamente l’attività di ben 63 geni, inclusi 34 associati direttamente con la sintesi degli acidi grassi e del colesterolo. Nei topi obesi le iniezioni di fatostatina hanno portato a una notevole riduzione di peso, nonostante le abitudini alimentari fossero cambiate di poco. Dopo quattro settimane di cura gli animali pesavano il 12% in meno e avevano una glicemia ridotta del 70%. Anche il fegato degli animali trattati è risultato in condizioni migliori. Insomma, secondo gli studiosi la fatostatina o un suo derivato potrebbero essere molto utili contro obesità e altre patologie metaboliche.

FONTE: lastampa.it

martedì 25 agosto 2009

L'energia pulita si ottiene dalle foglie artificiali. Il segreto nella fotosintesi


Il progetto allo studio all'Imperial College di Londra

L'energia pulita? Si può ottenere osservando la natura. Dal processo di fotosintesi si può avere a disposizione l'energia che arriva dal sole senza pesare sul clima. Il progetto (stanziati un milione di sterline) è dei ricercatori dell'Imperial college di Londra. Obiettivo: simulare il processo di fotosintesi. Parte del progetto si chiama "foglia artificialw" e prevede di utilizzare la luce del sole proprio come fanno le foglie.
Allo studio anche l'irdogeno e il metanolo.Il passo successivo è la costruzione di sistemi artificiali che possano fare lo stesso per la generazione di carburanti puliti come l'idrogeno e il metanolo che potrebbero essere utilizzati nelle celle a combustibile per generare elettricità o direttamente per fornire energia a super veicoli puliti.
La fotosintesi. L'intricata chimica coinvolta nella fotosintesi, il processo in cui le piante utilizzano la luce solare per convertire l'acqua e la CO2 in zucchero, è il più efficace processo di conversione di energia solare sulla Terra.
Il potenziale inutilizzato di raggi solari è enorme: tutte le attività umane per un intero anno potrebbero essere alimentate da una sola ora di energia della luce del sole che arriva sulla Terra. Sfruttare anche soltanto una piccola quantità di energia elettrica in questo modo potrebbe contribuire a soddisfare la crescente domanda di energia che prevede di raddoppiare entro il 2050.
La sfida dei ricercatori. Secondo James Barber, biologo dell'Imperial college di Londra e leader del progetto, «se i sistemi di fotosintesi artificiale potessero utilizzare il 10% della luce del sole che cade su di loro, avrebbero bisogno di coprire solo lo 0,16% della superficie terrestre per soddisfare il consumo mondiale di energia di 20 Terawattora, cioè quello di cui il mondo avrà bisogno nel 2030». E «a differenza della foglia biologica, quella artificiale potrebbe essere messa in zone aride del deserto del mondo, dove non deve competere per lo spazio con i terreni agricoli». La speranza di Barber è di migliorare le celle solari e magari fare ancora meglio della "foglia artificiale". Ma a differenza delle normali foglie, i nuovi dispositivi non potranno assorbire la CO2 presente nell'atmosfera. «La sfida - osserva Barber - è ottenere idrogeno dall'acqua utilizzando una pronta fornitura di energia».

FONTE: ilmessaggero.it

lunedì 24 agosto 2009

Creato il primo robot con le ossa

Si muove come un uomo

Si muove come un uomo, reagisce a urti e sollecitazioni come un uomo, e per capirne il funzionamento o ripararlo è più utile un manuale di anatomia umana che uno di elettronica. È il primo, rivoluzionario, robot con una struttura ossea e uno scheletro in tutto e per tutto simili a quelli umani. Creato da un team di ricercatori dell’Università del Sussex, in Inghilterra, il robot-umanoide riproduce tutto l’apparato che consente agli esseri umani di muoversi: ossa, tendini, muscoli. Le ossa di plastica vengono mosse da fettucce rigide simili ai tendini, mentre corde più elastiche simulano efficacemente i muscoli. Eccerobot, questo il nome del nuovo robot, è in sostanza il primo vero androide, simile a quelli visti in tanti film di fantascienza, da Alien a Robocop. Non riproduce solo esteriormente i movimenti umani, come tutti i robot creati finora, ma imita a perfezione anche i meccanismi che li generano (come si può vedere in uno stupefacente video pubblicato sul sito della rivista New Scientist). Con tutte le complicazioni del caso: «Le più semplici azioni umane, come alzare un braccio - spiega il prof. Owen Holland, a capo dello studio - comportano una complessa serie di movimenti di molte delle ossa del robot, ma anche di muscoli e tendini». Tuttavia, il team è convinto che la soluzione di questi problemi permetterà la costruzione di una macchina che interagisce con l’ambiente in un modo più umano. «Vogliamo sviluppare queste idee in un nuovo tipo di “robot anthropomimetic” - conferma Holland - in grado di affrontare e rispondere agli stimoli esterni in modo più vicino possibile agli esseri umani». Ma non solo: i ricercatori intendono dotare il robot di un sistema di intelligenza artificiale. Il gruppo di ricerca coordinato dagli esperti del Sussex comprende anche ricercatori della Technical University di Monaco di Baviera, in Germania, l’Università di Zurigo, in Svizzera, l’Università di Belgrado in Serbia, e la società francese “Studio Robot”.


FONTE: lastampa.it

domenica 23 agosto 2009

Con la luce si bruciano i grassi


Risvegliare il grasso bruno per combattere il sovrappeso

La notizia arriva dai ricercatori dell'Università di Nottingham. La luce stimola il cosiddetto "grasso bruno" (quello "buono") a bruciare le calorie e attaccare le riserve di zuccheri. Il team di scienziati, coordinati dal dr. Michael Symonds, docente di fisiologia, ha scoperto come la luce influenzi l'attività del grasso bruno. Questo tipo di grasso il cui ruolo non è ancora del tutto chiaro, è presente in abbondanza nei neonati. Negli adulti però risulta poco attivo. L'esposizione alla luce, tuttavia, sembra attivare l'attività del grasso bruno che agisce sulle calorie. Per arrivare a queste conclusioni sono state coinvolte 3.500 persone di cui è stata documentata, mese per mese, la presenza del grasso bruno. È stata poi eseguita una correlazione in base ai cambiamenti della luce del giorno e della temperatura. Dai risultati si è evidenziata la maggiore influenza sul tessuto adiposo (il grasso bruno) della luce diurna, anziché della temperatura. In più, pare che un'influenza significativa l'abbiano anche le stagioni. «Un meccanismo finora sconosciuto che potrebbe potenzialmente guidarci a nuovi trattamenti per la prevenzione o la cura dell'obesità» ha commentato Symonds. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Diabetes".

FONTE: lastampa.it

venerdì 21 agosto 2009

Siringhe e iniezioni addio. Arriva cerotto con microaghi


L'invenzione è stata messa a punto da un team del Georgia Institute of Tecnhnology di Atlanta. Il cerotto speciale consentirà in futuro di produrre vaccini che potranno essere somministrati direttamente dagli stessi pazienti


GLI AGHI per le iniezioni sono l'incubo dei bambini, e non solo. Ma presto andranno in pensione perché saranno sostituiti da un rivoluzionario cerotto con microaghi. Da applicare sulla pelle come un normale cerotto, questo speciale adesivo elimina il dolore provocato dalle iniezioni di vaccini e di alcuni medicinali. L'invenzione è stata messa a punto da un team di ricercatori americani del Georgia Institute of Technology di Atlanta, ed è stata presentata oggi al meeting annuale dell'American Chemical Society a Washington. Dopo l'invenzione dei cerotti "medicati" che evitano l'assunzione orale di anti-infiammatori, quello con microaghi potrebbe in futuro alleviare in maniera consistente i disagi causati dalle terapie contro il diabete, rendendole più efficaci e meno dolorose, ma anche dai trattamenti per i disturbi degli occhi, che attualmente richiedono iniezioni molto dolorose. Il cerotto è progettato per iniettare farmaci attraverso la pelle, con un minimo di fastidio, attraverso una serie di minuscoli aghi di poche centinaia di micron di lunghezza, pari alla larghezza di pochi capelli messi insieme. Imbevuti con farmaci o vaccini, i nuovi cerotti possono somministrare lentamente e in modo indolore le sostanze nell'organismo. Gli scienziati confidano di iniziare il prossimo anno la sperimentazione sugli uomini, dopo i test (più che positivi) eseguiti sui topi. I ricercatori che hanno condotto questo studio sono convinti che l'invenzione potrebbe anche portare al primo vaccino antinfluenzale auto-somministrato. "Il nostro obiettivo - sintetizza senza mezzi termini il capo dei ricercatori, Mark Prausnitz - è di eliminare in molti casi la necessità di aghi ipodermici, sostituendoli con un'applicazione indolore e utilizzabile facilmente dal paziente. Anche se probabilmente all'inizio il cerotto dovrà essere utilizzato solo in strutture sanitarie, il nostro sogno è di fornire cerotti per vaccini auto-somministrati, che tra l'altro aumenterebbero di molto la copertura vaccinale, rendendo l'operazione molto più semplice, indolore e economica". Non solo: il vaccino tramite cerotto, almeno stando alle prime risposte sui topi, garantirebbe una migliore reazione del sistema immunitario rispetto alla normale somministrazione attraverso l'iniezione.

FONTE: repubblica.it

giovedì 20 agosto 2009

Gabbie elettriche per far rinascere i coralli


Sono come «nursery» sottomarine: il basso voltaggio favorisce il deposito di calcio che attira i microorganismi

Enormi gabbie d'acciaio attraversate da una corrente elettrica a basso voltaggio: è questa una delle possibili soluzioni per frenare la scomparsa dei coralli, sempre più minacciati dai cambiamenti climatici e dall'aumento dell'inquinamento nei mari di tutto il mondo. Secondo gli scienziati del Marine Research Centre delle Maldive, citati oggi dal quotidiano britannicoGuardian, con questo sistema si sono avuti risultati incoraggianti.

ALLARME ESTINZIONE - I coralli, affermano i ricercatori, ricrescono rapidamente su gabbie di acciaio sottomarine. Strutture che loro sperano possano essere d'aiuto nel rigenerare le parti di barriera corallina più pregiudicate e nel proteggere alcune parti più vulnerabili della costa dall'innalzamento del livello del mare. Le barriere coralline supportano un quarto della vita sul nostro pianeta e lo scorso mese il noto naturalista-documentarista David Attenborough aveva lanciato l'allarme: gli attuali livelli di Co2 nel mare sono ormai a livelli superiori a quelli massimi che condannano i coralli all'estinzione. Anche se le gabbie di metallo alimentate a corrente elettrica non possono essere la soluzione definitiva al drammatico, globale problema della riduzione delle barriere coralline, queste mostrano risultati promettenti in progetti finalizzati ad aree limitate, contribuendo in alcuni casi al ripristino della barriera nei punti dove i coralli svaniscono più rapidamente.

«ESCA» PER CORALLI - Un team di ricercatori nell'isola di Vabbinfaru, alle Maldive, ha depositato sul fondo marino una grande gabbia di acciaio. La struttura di 12 metri e del peso di 2 tonnellate è connessa a dei lunghi cavi che le mandano una corrente elettrica a basso livello. L'elettricità innesca una reazione chimica che porta il carbonato di calcio che si trova nell'acqua di mare a depositarsi sulla struttura. I coralli, a quanto pare, trovano la cosa «irresistibile» anche perchè usano il calcio per il loro le strutture abitative delle loro colonie e, in breve tempo, la gabbia ne è stata ricoperta.

FONTE: corriere.it

martedì 18 agosto 2009

Italiani scoprono gene che attiva lo sviluppo delle cellule staminali


L'Huwe1 è coinvolto nel più aggressivo dei tumori al cervello

Speranze di nuove terapie contro i tumori del cervello. Scoperto il primo gene che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle cellule staminali e che è coinvolto anche nel più aggressivo fra i tumori cerebrali. A meritare l'onore di questo importante traguardo scientifico descritto sulla rivista Developmental Cell gli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, marito e moglie, che da molti anni lavorano negli Stati Uniti, presso ilColumbia University Medical Center di New York. Un grande passo in avanti nella ricerca sulle staminali era stato fatto con la scoperta del cocktail di geni capace di far tornare indietro nello sviluppo le cellule adulte, trasformandole in Staminali pluripotenti indotte (Ips). «Adesso - ha detto Iavarone - abbiamo trovato una proteina capace di distruggere alcune delle proteine-chiave utilizzate per ottenere le Ips e di far ripartire quindi la trasformazione delle cellule staminali in cellule adulte». La proteina si chiama Huwe1 e la sua scoperta potrebbe in futuro portare anche a nuove terapie contro i tumori cerebrali. «La molecola - spiegano i ricercatori - si è rivelata indispensabile per la corretta programmazione delle cellule staminali del cervello perchè grazie ad essa si formano i neuroni durante lo sviluppo dell'embrione di topo. Ma abbiamo anche scoperto che la stessa proteina viene eliminata durante lo sviluppo del più maligno tumore del cervello che colpisce bambini e adulti, il glioblastoma multiforme».

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 14 agosto 2009

TERAPIA GENICA AIUTA RECUPERO RETINA IN ADULTI


IL CERVELLO E' CAPACE DI RISTABILIRE LE CONNESSIONI DANNEGGIATE


La terapia genica puo' aiutare a recuperare la vista, anche negli adulti. Ricercatori della University of Florida hanno infatti scoperto che anche negli adulti con gravi problemi di vista il cervello puo' "riallacciarsi" alla retina. "E' una prova dell'enorme adattabilita' del cervello", ha detto William W. Hauswirth dell' UF College of Medicine, a capo dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. "Il cervello puo' ristabilire le connessioni con la retina precendentemente danneggiata, e recuperare la capacita' di processare le immagini". I ricercatori hanno scoperto che alcuni volontari, la cui retina danneggiata era stata rispristinata grazie alla terapia genica, hanno recuperato a distanza di un anno parte delle funzioni visive. "I pazienti riescono a distanza di un anno vedere delle immagini con gli occhi sotto trattamento, percependo forme e luce, cosa che non riuscivano a fare prima", ha commentato Hauswirth. "Cio' che e' veramente sorprendente e' la grande flessibilita' del cervello, e la sua capacita' di riallacciarsi alla retina anche in eta' adulta. La terapia genica riesce veramente a 'catturare' l'attenzione del cervello nel ristabilire le funzioni perdute", ha concluso.

FONTE: agi.it

giovedì 13 agosto 2009

SESSO: PER LEI UN CONDOM LIQUIDO CHE DIVENTA GEL


INTRAPPOLA SPERMATOZOI E VIRUS DI MALATTIE TRASMETTIBILI


Un "condom vaginale" fatto di gel, che intrappola gli spermatozoi, ma anche i virus delle malattie sessualmente trasmissibili. Il gel, sviluppato dall'University of Utah di Salt Lake City (Stati Uniti), rimane liquido fino a che non rimane all'interno dell'ambiente acido della vagina, ma non appena entra in contatto con lo sperma, leggermente alcalino, si solidifica. "Qualsiasi particella piu' grande di 50 nanometri resta intrappolata", ha spiegato Patrick Kiser, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials. "Spermatozoi, Hiv, papilloma, herpes: tutti i visitatori indesiderati vengono bloccati dal gel". Per i ricercatori, questo nuovo ritrovato potrebbe essere un nuovo sistema economico per proteggersi da virus e gravidanze indesiderate anche se non si vuole indossare un condom. "Abbiamo sviluppato il gel pensando alle donne che vogliono proteggersi dall'Hiv anche senza l'approvazione del partner. Finora, i tentativi di combattere il virus con dei microbicidi hanno fallito miseramente", ha detto Kiser per il quale "ci vorranno ancora 3 o 5 anni prima che possano cominciare i trial clinici".

FONTE: agi.it

mercoledì 12 agosto 2009

In Usa il primo cuore che batte in Wi Fi


Impiantato un pacemaker che comunica via internet con l'ospedale le condizioni del cuore

In America c'è un cuore che batte in Wi Fi: è quello di una paziente, a cui per prima è stato impiantato un pacemaker che con tecnologia wireless comunica con l'ospedale via internet trasmettendo in tempo reale informazioni sullo stato del cuore della paziente e quindi anche eventuali anomalie, per una risposta immediata ad esse. Prodotto dalla St. Jude Medical Inc., il pacemaker wi fi è stato impiantato tre anni fa alla paziente dall'equipe di Steven Greenberg, direttore del St. Francis' Arrhythmia and Pacemaker Center. Secondo quanto si apprende dalla Reuters, il pacemaker ha appena ricevuto il disco verde dell'organo regolatorio statunitense, la Food and Drug Administration (FDA). Il pacemaker controlla il ritmo cardiaco della paziente prevedendo aritmie, ma ha una marcia in più perchè può monitorare e comunicare minuto per minuto lo stato di salute del cuore e avvertire di eventuali anomalie. Nel mondo ci sono oltre 3 milioni di persone cui è stato impiantato un pacemaker e ogni anno altre 600.000 ne ricevono uno. L'uso del pacemaker wi fi potrebbe davvero divenire di routine e sostituire i vecchi modelli rivoluzionando il modo di curare e monitorare il cuore; il suo utilizzo potrebbe essere esteso non solo alle aritmie, ma anche ad altre malattie cardiache, usato quindi per il monitoraggio continuo dello stato di salute del cuore del paziente.

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 11 agosto 2009

Istat, migliora la qualità dell'aria nelle città italiane


“Dati ambientali nelle Città” questo il titolo del rapporto dell’Istat sulla qualità dell’aria italiana dei 111 comuni capoluogo di provincia. I dati sulla fine del 2008 sono positivi. Continua a diminuire, osserva l’Istat, il numero medio di superamenti del valore limite di polveri sottili, Pm 10 (50 microgrammi/metro cubo), per la protezione della salute umana, attestandosi a 60,6 giorni (meno 16,8% sul 2007). Una diminuzione dovuta «probabilmente sia a fattori meteo-climatici sia dall’attuazione di politiche per limitare la circolazione di veicoli più inquinanti». Un miglioramento, rispetto all’anno precedente, osservabile in quasi tutto il Paese: meno 28,7% al nord e meno 9,5% al centro, con l’eccezione del Mezzogiorno che segna un più 17,0%. Sono i 66 comuni capoluogo che nel 2008 hanno superato la soglia di 35 giorni di sforamento annui oltre cui sono necessarie misure di contenimento e prevenzione. Nel 2008, osserva l’Istat, rimangono situazioni di criticità: in particolare, a Siracusa (con 321 giorni di superamento), a Massa (212) e a Torino (150). Nei capoluoghi con più di 250 mila abitanti migliora la qualità dell’aria, anche se l’unico a non oltrepassare la soglia dei 35 superamenti annui è Genova. Mentre per molti ci sono significative riduzioni: Verona (meno 41 giorni), Palermo e Torino (meno 40), Venezia (meno 38), Roma (meno 35) e Milano (meno 21). In controtendenza alcune grandi città, come Napoli con più 92 giorni.

FONTE: lastampa.it

sabato 8 agosto 2009

La "salute" dei mari d'Italia. Balneabile il 96% della costa


I dati del monitoraggio da parte del Ministero della Salute


Secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute le coste italiane sarebbero balneabili per il 96%, una cifra che fa pensare che l'acqua dei mari italiani sia pulita. La costa italiana nel totale è lunga 7.375 km. Di questi ne sono stati sottoposti a controllo 5.175 km. Dai dati acquisiti si è stabilito che 4.969 km sono balneabili. Il restante 4% della costa non monitorata appartiene a luoghi non accessibili o perché in prossimità di porti o foci di fiume. I dati raccolti risalgono a prima dell'inizio del periodo vacanziero e quindi non tiene conto della possibile eventualità che alcune zone possano essere inquinate durante il soggiorno dei turisti. Ogni anno vengono analizzate le zone costiere e può anche capitare che quelle che un anno sono state giudicate non balneabili divengano balneabili l'anno successivo grazie magari ad interventi sul territorio o di bonifica. Allo stesso modo, i dati sono continuamente aggiornati in base ad eventuali Ordinanze comunali o a seguito di controlli eseguiti dalle Agenzie Regionali per l'Ambiente. Per essere sempre informati sulla situazione è possibile consultare il sito del Ministero.


FONTE: lastampa.it

venerdì 7 agosto 2009

DALLA RISATA AL BACIO, I 10 MISTERI DELL'UOMO


Se un extraterrestre dovesse sbarcare sul pianeta Terra, avrebbe bisogno di questo decalogo per riconoscere un essere umano. E cosi' sapra' che solo gli esseri umani ridono, si baciano, hanno i peli pubici e si mettono le dita nel naso. Dieci caratteristiche che solo l'essere umano ha, e che la scienza ancora non sa spiegarsi. Il decalogo e' stilato niente meno che dalla rivista scientifica 'New Scientist', che pubblica un lungo articolo sui comportamenti umani, a prima vista frivoli, eccentrici, ma che spesso vanno al cuore di cio' che significa essere un uomo, scrive la rivista. Scopriamo cosi' che Charles Darwin nei suoi studi sull'evoluzione fini' per capire che ad arrossire erano solo gli umani, a differenza di tutti gli altri animali, primati inclusi. Darwin non riusci' pero' a capire perche' arrossire fosse "la piu' particolare e la piu' umana di tutte le espressioni". Gli umani poi ridono in un modo tutto loro. Mentre le scimmie lo fanno in risposta al solletico mentre giocano, l'essere umano ride per migliorare i suoi rapporti sociali, come sottolinea uno studio di Robin Dunbar, dell'universita' di Oxford, grazie all'aumento dei livelli di endorfina, che per il nostro corpo funzionano come degli oppiacei naturali. I peli pubici, poi, sono un'esclusiva degli esseri umani. Robin Weiss, ricercatore dell'universita' di Londra, ha sottolineato come la peluria pubica sia chiaramente diventata piu' spessa rispetto a quella del resto del corpo ad un certo punto della nostra evoluzione. Non e' ben chiaro alla comunita' scientifica come e perche' siano rimasti solo i peli pubici: la tesi piu' accreditata e' quella che li vuole segnali inequivocabili di maturita' sessuale, essendo raccolti nelle regioni dove sono le ghiandole sudoripare. Nessun altra specie ha quel periodo della vita che si chiama adolescenza. Le scimmie antropomorfe, i nostri parenti piu' prossimi, passano molto piu' agevolmente e in breve tempo dalla fase giovanile a quella adulta. David Bainbridge dell'universita' di Cambridge sostiene che l'adolescenza e' la fase piu' importante della vita umana, per motivi sia fisici che psicologici. Analizzando delle immagini del cervello, Bainbridge ha osservato come il cervello si riorganizza durante l'adolescenza. "La dimensione del cervello e' la stessa tra i 12 e i 20 anni, quello che cambia e' che possiamo utilizzarlo molto di piu'". Gli esseri umani poi sognano e sono altruisti, anche se si dibatte in campo scientifico circa il senso evolutivo di questo comportamento. Secondo uno studio di Richard Dawkins, 'The selfish gene', l'essere altruista fa parte della natura umana: quello che non si riesce ancora a capire, e' perche' e come questa caratteristica sia evoluta. L'essere umano ha una voglia particolare di creare opere d'arte, una sorta di "coda di pavone" per Geoffrey Miller dell'universita' del New Mexico, che avrebbe origine dalla selezione sessuale accennata da Darwin nei suoi studi. Nella natura degli esseri umani c'e' spazio anche per la superstizione, strettamente correlata al controllo della propria vita. "Ci sono pochi non superstiziosi su un aereo che cade da 10.000 metri", dice Bruce Hood, ricercatore dell'universita' di Bristol. "Ci sono ottime ragioni per cui si e' evoluta questa nostra caratteristica, e' molto importante per la sopravvivenza la capacita' di individuare e saper rispondere a degli eventi di cui ignoriamo la relazione causa-effetto". Baciare e' un'altra particolarita' degli esseri umani che comunicano tramite il contatto profondo delle labbra. Alcuni scienziati pensano che questo comportamento sia collegato alla prima esperienza di comfort, l'allattamento. A questo si aggiunga che i nostri antenati hanno con ogni probabilita' svezzato i bambini con l'alimentazione bocca a bocca. Meno romantico, ma ugualmente caratterizzante, e' l'ultima delle dieci peculiarita' degli esseri umani: mettersi le dita nel naso. Nel 2001, due ricercatori dell'Istituto Nazionale di Salute.

FONTE: agi.it

giovedì 6 agosto 2009

Yoga e meditazione per ridurre lo stress


Migliorare la qualità del sonno e combattere lo stress

I benefici derivanti dalla pratica di discipline come lo yoga e la meditazione sono ormai stati lungamente accertati. Un nuovo studio suggerisce che se il lavoro, la vita frenetica hanno messo a dura prova il sistema nervoso e hanno ridotto in qualità e numero di ore il sonno, praticare venti minuti di meditazione al giorno e delle sessioni settimanali di yoga possono influire efficacemente, riducendo lo stress di almeno il 10%. Nello studio è stato utilizzato un metodo denominato MBRS (Mindfulness-Based Stress Reduction), basato su un programma istituito nel 1979 per aiutare i pazienti dell'Ospedale del Massachusetts nel processo di guarigione. Detto programma, ora utilizzato in tutto il mondo, è basato su di una tecnica mentale di consapevolezza che, in questo caso, è stata modificata ad hoc per lo studio. I ricercatori della Ohio State University hanno utilizzato questo metodo principalmente per far prendere consapevolezza di come la fonte di stress derivi soprattutto da un fattore esterno come, ad esempio, il lavoro.Questo è il primo passo per poter ridurre gli effetti di questo stress sulla salute psico-fisica. La versione originale del programma MBRS è molto più complessa e prevede maggior tempo da dedicare alle sessioni (cosa che i ricoverati in un ospedale hanno in abbondanza), mentre quella utilizzata dai ricercatori è stata adattata alle condizioni e al tempo disponibile di chi lavora e che in genere ne ha poco a disposizione. Durante il periodo di studio i partecipanti hanno preso parte a un gruppo d'incontri della durata di un'ora alla settimana, durante la pausa pranzo. Poi, hanno praticato giornalmente una sessione di 20 minuti di meditazione e yoga direttamente sul posto di lavoro o alla scrivania. Il training è durato sei settimane, al termine del quale i partecipanti hanno riferito di essere maggiormente consapevoli delle fonti esterne di stress – e quindi di riuscire a riconoscerle e gestirle meglio – e di sentirsi meno in balia degli eventi della vita. Allo stesso modo, hanno recuperato il proprio sonno riuscendo a dormire più facilmente e più a lungo. Al contrario, gli appartenenti al gruppo di controllo che non ha partecipato agli incontri e alle sessioni non ha mostrato alcun miglioramento. La dr.ssa Maryanna Klatt coordinatrice dello studio ha commentato i risultati sottolineando come lo stress cronico sia associato a numerose malattie e come sia importante «la possibilità di ridurre lo stress prima che si sviluppi la malattia». In più, la possibilità di prevenire le malattie riducendo lo stress è un buon modo per ridurre la spesa sanitaria, offrendo al contempo uno strumento di salute dal costo praticamente nullo. Il prossimo passo, dichiarano i ricercatori, sarà quello di sperimentare questo metodo su pazienti operati di cancro, operatori sanitari, educatori e altri lavoratori sottoposti a lavori particolarmente stressanti. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista "Health Education & Behavior".

FONTE: lastampa.it

mercoledì 5 agosto 2009

Da ricercatori italiani uno speciale collirio anti-glaucoma


Scoperta possibile grazie a una molecola studiata dal premio Nobel Rita Levi Montalcini

Non finiscono le ricadute per la salute umana della scoperta che è valsa un premio Nobel alla scienziata italiana Rita Levi Montalcini. Proprio grazie allo studio del fattore di crescita nervoso Ngf, che le valse il prestigioso riconoscimento, un gruppo di scienziati italiani ha messo a punto e sperimentato con successo un collirio neuroprotettivo, che potrebbe curare il glaucoma. Su “Pnas”, infatti, è descritto lo studio realizzato sui ratti e su tre pazienti umani da nove ricercatori del Campus BioMedico dell’Università di Roma (fra cui Stefano Bonini), dell’Istituto di Neurobiologia del Cnr, dell’ateneo romano di Tor Vergata (Alessandro Lambiase) e dalla Fondazioni Ebri, cui si aggiunge la firma della stessa Rita Levi Montalcini. Somministrando l’Ngf sotto forma di gocce oculari medicate, questa sostanza si è rivelata in grado di proteggere le cellule della retina dai danni legati alla pressione intraoculare, che portano al glaucoma. Dopo aver ottenuto risultati positivi sugli animali, i dieci scienziati italiani hanno testato il trattamento in tre pazienti con glaucoma e un progressivo deterioramento visivo. Dopo tre mesi di trattamento, in due pazienti si è registrato un miglioramento della visione, mentre nel terzo la situazione si è stabilizzata. I progressi si sono mantenuti fino a 18 mesi dopo che le gocce erano state applicate. Secondo i ricercatori l’Ngf rappresenta dunque un trattamento potenziale per il glaucoma, fra le principali cause di cecità.

FONTE: lastampa.it

lunedì 3 agosto 2009

Fitwalking, l'arte di camminare

Passeggiare per mantenersi in salute


La nuova arte di camminare si chiama FitWalking, letteralmente "camminare per la forma fisica". Ed è proprio per mantenersi in forma, ritrovare equilibrio e benessere che molti già praticano questa nuova disciplina. Per metterla in pratica non basta una comune passeggiata però: il fitwalking, infatti, insegna a camminare nella maniera giusta per ritrovare la salute. Il fitwalking è, stranamente, made in Italy (anche se ideato seguendo la scia del sistema americano), e il suo ideatore e campione italiano di Atletica, Maurizio Damilano (che, nonostante il nome, non viene da Milano ma da Cuneo) afferma che è adatta a tutti in quanto non richiede particolari attrezzature o conoscenze. È un metodo che vede l’essere umano nel suo insieme percependolo, cioè, da un punto di vista olistico. Insegna quindi a prendere il ritmo giusto, non soltanto nelle camminate ma anche nella vita; così frenetica e poco adatta alla nostra natura. Attraverso il fitwalking si può prendere una pausa da questo frenetismo con la libertà di muoversi alla velocità desiderata, fermandosi una volta tanto anche a guardare davvero le cose intorno a noi evitando di subirle, come al solito, senza nemmeno accorgersene. Sul sito ufficiale si legge che "Fare fitwalking con regolarità è un po’ come tornare indietro nel tempo, quando camminare era l’unica vera forma di locomozione".
Esistono tre tipi di fitwalking: Lifestyle, Performer Style e Sport Style.
Il primo è dedicato a chi desidera fare fitwalking unicamente per svago. A chi ama fare passeggiate e godersi la bellezza della natura.
Il performer Style, invece, è pensato per chi intende la camminata non solo come momento di relax ma anche come benessere e fitness allo scopo di ottenere benefici fisici come maggiore tonicità a muscoli, riduzione della massa grassa ecc.
L’ultimo, lo sport style, è adatto ai veri sportivi. Questo tipo di fitwalking prevede anche allenamenti specifici e gare.
TUTTO IN MOVIMENTO
Il fitwalking è considerato uno sport completo perché coinvolge tutto il corpo:
- Piedi: il suo movimento corretto è di fondamentale importanza in quanto governa tutte le attività delle gambe, del bacino, del tronco, delle braccia e delle spalle.
- Gambe: con queste si esegue un movimento energico per tonificare i muscoli.
- Anche e tronco: è necessario muoversi con assoluta naturalezza a livello del bacino in quanto questo, insieme alle anche, permette di mantenere fluido il movimento e tonificare i muscoli laterali del tronco e del girovita.
- Braccia: anche se non sembra sono necessarie per l’impulso della camminata.
- Spalle: non devono essere piegate troppo in avanti o indietro per mantenere il busto ben eretto.
- Collo e testa: anche questi sono di fondamentale importanza per una corretta postura.

FONTE: lastampa.it

domenica 2 agosto 2009

Cabine telefoniche e cassette della posta addio


Quando cellulari e email uccidono anni di storia


Alzi la mano chi non ha fatto una telefonata almeno una volta da una cabina del telefono. O chi, per spedire una lettera, non ha affrontato pioggia o sole a picco per raggiungere la cassetta più vicina e imbucarla? Due gesti che fanno parte della storia di ognuno di noi e che oramai stanno scomparendo lentamente facendo spazio sempre di più ai telefoni cellulari e alle email. Nel 2008 i telefoni pubblici hanno raccolto una miseria in termini di minuti di telefonate: appena 200 milioni con un crollo rispetto al 2007 del 35%. Per comprendere il dato basta paragonarlo ai minuti impiegati per parlare sui cellulari: 109,8 miliardi all'incirca. La telefonia fissa fa meglio, anche se di poco, toccando quota 112 miliardi di minuti. Fa meglio ma registra un calo rispetto all'anno precedente del 6,2%, tutto in favore della telefonia mobile. Del resto, il 30% delle famiglie italiane non ha un telefono fisso in casa perché, sottolinea l'Adusbef, i costi del canone sono troppo alti. Stessa sorte per le cassette della posta, che oramai cedono troppo il passo alle più semplici e gratuite email. Al momento sono gli Stati Uniti ad aver preso la (dolorosa) decisione di abbandonarle. E' stato così posto un tetto minimo di lettere giornaliere che una cassetta dovrà contenere a fine giornata: quelle con meno di 25 missive saranno rimosse. In vent'anni, negli Usa, ne sono state rimosse via via circa200mila e ne rimangono in piedi di meno, all'incirca 175mila. In nove anni a Washington sono state dimezzate, alcune chiuse nei magazzini altre inviate con la più nobile sorte in qualche centro di riciclo.

FONTE: adnkronos.it