mercoledì 30 settembre 2009

I velocissimi super computer del futuro funzioneranno grazie all'eccitonica


Dimostrato il funzionamento di un circuito basato su queste particelle generate dalla luce

Nei laboratori di fisica applicata la ricerca di nuove soluzioni non si arresta mai, soprattutto quando si parla di fisica applicata all’information technology. Mantenere fede alla legge di Moore, che prevede che ogni diciotto mesi i processori e i transistor dei computer raddoppino la capacità di calcolo, non è un compito così semplice. Se oggi la ricerca commerciale sull’elettronica segue la strada del rimpicciolimento dei circuiti (siamo ormai nell’ordine di grandezza dei nanometri), di processori a più di un nucleo e di nuovi materiali che possano sostituire il silicio (il più promettente da questo punto di vista sembra essere l’afnio), nei laboratori dell’università di San Diego è allo studio quello che si prospetta come un cambiamento epocale anche se non imminente nella storia dei computer. Un nuovo sistema di trasmissione basato anziché sugli elettroni sugli eccitoni.

ECCITONI - Gli eccitoni sono delle quasiparticelle, ovvero l’insieme di una particella (in questo caso elettroni) e della nuvola a essa circostante (in questo caso una cosiddetta «lacuna» con carica positiva). I vantaggi dell’eccitonica sull’elettronica sono la velocità di trasmissione, le dimensioni più ridotte e il fatto che queste quasiparticelle si comportano in modo tale da essere generate dal passaggio di luce e da generare luce quando le due componenti della quasiparticella decadono. Si risparmia così rispetto a un circuito elettronico il passaggio, che occupa spazio nei transistor e tempo nel calcolo, della conversione degli elettroni in luce.

FREDDO - Il problema con gli eccitoni è però la temperatura necessaria al loro funzionamento. Fino a oggi era stato possibile utilizzarli solo a una temperatura infima: 1,5 gradi Kelvin (circa -272C) ottenibile solo in laboratorio e più fredda della temperatura media dello spazio profondo. I ricercatori di San Diego sono riusciti a realizzare circuiti che funzionano a meno 148. Ancora molto freddo in realtà, ma è questa una temperatura ottenibile grazie all’azoto liquido, facilmente reperibile e dai costi accettabili (più o meno come la benzina). L’esperimento è stato pubblicato sull’ultimo numero di Nature Photonics. Un successo quindi anche se come spiega uno dei ricercatori Leonid Butov siamo ancora lontani dalla commercializzazione: «Il nostro obiettivo è quello di creare dispositivi basati sugli eccitoni che possano funzionare a temperatura ambiente in modo da sostituire dispositivi elettronici quando è necessaria una altissima velocità di interconnessione. Siamo ancora ai primi stadi dello sviluppo e la ricerca proseguirà.

FONTE: Gabriele De Palma (corriere.it)

martedì 29 settembre 2009

L'INFELICITA' E' LA MIGLIOR CURA DIMAGRANTE


SECONDO UNO STUDIO GIAPPONESE CHI E' FELICE NON RIESCE A PERDERE PESO

Chi e' ottimista, positivo e, per quanto il termine sia controverso, felice, ha molte meno possibilita' di perdere peso. E' quanto riporta uno studio giapponese pubblicato sulla rivista BioPsychoSocial Medicine. Le persone "grasse e felici", scrivono gli psicologi, rispondono meno alle diete e ai programmi di dimagrimento, mentre "un po' di negativita' potrebbe aiutare a dimagrire in quanto ci si vede inadeguati e ci si preoccupa di piu' della propria salute e del proprio aspetto". I ricercatori hanno elaborato in Giappone i profili psicologici di 101 uomini e donne in sovrappeso sottoposti a un programma di consulenza, nutrizione e terapia fisica. Ai pazienti e' stato chiesto di compilare dei questionari di personalita', prima e dopo il corso di sei mesi. Lo studio ha riscontrato che coloro che, durante la terapia, sono diventati piu' consapevoli di se' e quindi piu' preoccupati per l'eccesso di peso avevano maggiori probabilita' di dimagrire. Mentre gli allegri, gli ottimisti, chi aveva (o giudicava di avere) una vita migliore sono effettivamente dimagriti di meno. Questi pazienti sono stati classificati come "ego del bambino libero", caratterizzato da grinta, positivita' e ottimismo. Mentre chi perdeva peso e' risultato nel profilo "ego adulto o 'A'". "Gli 'ego del bambino libero' - scrivono gli scienziati - hanno la capacita' di guardare al lato positivo delle cose, e ad agire con uno stile proprio, tendendo a sottovalutare gli aspetti negativi della loro patologia e cadendo nella tentazione dell'ottimismo".

FONTE: agi.it

lunedì 28 settembre 2009

Aids, vaccino testato in Thailandia: riduce rischio nel 32% dei casi


Realizzato da thailandesi ed esercito americano, sperimentato su 16mila volontari. Aiuti: bisogna essere cauti

Un vaccino contro l'Aids messo a punto da ricercatori statunitensi e thailandesi sta dando, per la prima volta, risultati significativi durante la sperimentazione, dimostrando efficacia in almeno un terzo dei casi. Lo hanno annunciato i ricercatori presentando i risultati ad una conferenza stampa a Bangkok. Il vaccino, sperimentato dal 2003 su 16.000 volontari in due province thailandesi, è stato spiegato, è ricavato da due vecchi vaccini fra loro diversi ed entrambi rivelatisi inefficaci. La sperimentazione, condotta in collaborazione dal ministero della sanità thailandese e dall'esercito americano, è stata presentata come la più importante mai effettuata nel mondo per un vaccino contro la contaminazione da virus Hiv. «Nel 32,1% dei casi il vaccino riduce il rischio d'infezione», hanno indicato i ricercatori in una nota diffusa nella conferenza stampa di Bangkok. «Questo risultato - vi si legge ancora - rappresenta un balzo in avanti perché è la prima volta che un vaccino contro il virus Hiv dimostra un'efficacia preventiva. Si tratta - aggiunge la nota - di un progresso scientifico molto importante e ci dà la speranza che un vaccino efficace per il mondo intero sia possibile per l'avvenire».
Onu: dati incoraggianti, resta molto lavoro. I risultati della più vasta sperimentazione clinica mai condotta per un vaccino contro l'aids - annunciati oggi in Thailandia - costituiscono «un significativo passo scientifico» che alimenta «nuove speranze», ma molto lavoro resta ancora da fare. È quanto affermano oggi due agenzie delle Nazioni Unite. Il vaccino sperimentato affermano in un comunicato congiunto l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Programma delle Nazione Unite sull'aids (Unaids). Ma si tratta di un «progresso scientifico significativo poichè sono la prima dimostrazione che un vaccino può prevenire l'infezione da HIV», aggiungono. Per Oms e Unaids molto lavoro resta da fare, anche per determinare se le due componenti del vaccino sono amministrabili in altre parti del mondo, in altri contesti e con diversi sotto-tipi dell'Hiv.
Aiuti: bisogna essere cauti. «Sono molto cauto sull' interpretazione di questi dati che in parte conoscevo perché già parzialmente pubblicati a livello scientifico». È questo il commento dell'immunologo Fernando Aiuti. «Innanzitutto si tratta di un protocollo atipico perchè la sperimentazione è stata fatta utilizzando un vaccino, l'Aidsvax americano, che non ha funzionato a cui è stato poi aggiunto un secondo vaccino della Sanofi-Pasteur». Non solo: secondo l'immunologo la percentuale di successo è troppo bassa. Se infatti su 8.200 persone vaccinate se ne sono ammalate 52, le nuove infezioni registrate nel gruppo di controllo sono 74. «Uno scarto troppo basso - afferma - per parlare di successo del vaccino, tanto più che nei pazienti vaccinati che si sono ammalati l'andamento dell'infezione è stato identico a quello degli malati non vaccinati. Dunque il vaccino non ha avuto neanche un effetto protettivo sull'andamento della malattia». Ma le critiche rivolte ai risultati dei questa sperimentazione non finiscono qui. «La vaccinazione - prosegue - è impensabile su vasta scala sia perchè è troppo complessa sia perchè, come afferma l'Oms, un vaccino per essere efficace deve proteggere almeno il 50% della popolazione». Infine Aiuti sottolinea che in Thailandia gira un sottotipo di virus che non si trova negli altri paesi del mondo. «Quindi - conclude - questa sperimentazione non può essere estrapolata per il controllo dell'infezione in altri continenti».

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 27 settembre 2009

Arriva la canadese fotovoltaica: e c'è anche internet wireless


Il meccanismo e’ semplice: il sole che irradia la canadese verra’ accumulato dalla tenda stessa, che lo rilascera’ al campeggiatore sotto forma di energia

Tende ecologiche e tecnologiche, ‘figlie’ della scienza e amiche della natura: saranno loro le vere protagoniste del campeggio del futuro, sempre piu’ all’insegno dell’originalita’ ma, soprattutto, dell’innovazione. Come? ‘Picchettando’ nel terreno, ad esempio, la canadese fotovoltaica. Concepita dalla compagnia telefonica inglese Orange, questa tenda sara’ in grado di alimentare elettricamente il campeggiatore grazie allo speciale tessuto con cui e’ realizzata. Il meccanismo e’ semplice: il sole che irradia la canadese verra’ accumulato dalla tenda stessa, che lo rilascera’ al campeggiatore sotto forma di energia. Di piu’: mettendo un caricabatterie a induzione, si potra’ avere anche il modo di poter ricaricare tutti gli strumenti elettrici utili per il campeggio. E non e’ finita, perche’ queste tende potranno permettere anche la connessione a internet in wireless. E per mangiare? Lo si potra’ fare sedendo sulla SheetSeat, sedia in compensato concepita dal designer Ufuk Keskin: la singolare sedia, pieghevole, una volta ‘ripiegata’ diventa una lastra sottile di due centimetri. Con queste caratteristiche il prodotto si candida a pieno titolo per diventare l’erede della tradizionale ‘seggiolina pieghevole’ da campeggio fino a oggi conosciuta. Il futuro del campeggio, dunque, e’ qui: resta da capire come reagiranno i gestori di camping quando si sentiranno rispondere: ‘No, grazie, niente allaccio per la corrente. Me lo sono portato da casa’.

FONTE: quotidiano.net

sabato 26 settembre 2009

La telecamera che prevede il crimine


UN SISTEMA IN GRADO DI INDIVIDUARE SITUAZIONI SOSPETTE SUGLI AUTOBUS PER INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE

UNA TELECAMERA VEGGENTE IN GRADO DI PREVEDERE UN’AZIONE CRIMINOSA E FERMARLA IN TEMPO. SE NE PARLA DA TEMPO, MA ORA LA SUA REALIZZAZIONE È MOLTO PIÙ VICINA. UN GROSSO PROGETTO DI RICERCA INGLESE, CONDOTTO ALLA QUEENS UNIVERSITY BELFAST, STA DELINEANDO LA FISIONOMIA DI UN FANTASCIENTIFICO SISTEMA DI VIDEOSORVEGLIANZA, IN GRADO DI DIVENTARE OPERATIVO GIÀ TRA QUALCHE ANNO. IL SUO CAMPO DI APPLICAZIONE SARANNO SOPRATTUTTO I TRASPORTI PUBBLICI, E IN PARTICOLAR MODO GLI AUTOBUS. QUESTI OCCHI ELETTRONICI AVRANNO INFATTI LA CAPACITÀ DI INDIVIDUARE COMPORTAMENTI E GESTI SOSPETTI ASSOCIATI A REATI, INVIANDO LE RELATIVE IMMAGINI A UNA SALA OPERATIVA CONTROLLATA DA ESSERI UMANI, CHE POTRANNO VERIFICARE QUANTO STA ACCADENDO ED EVENTUALMENTE INTERVENIRE.

COMPORTAMENTI SOSPETTI - Alla base del sistema c’è un software in grado di profilare i passeggeri di un bus, di individuarne cioè una serie di caratteristiche (sesso, età, corporatura ecc) oltre che di interpretarne i movimenti: informazioni che vengono quindi incrociate con altri dati, come il quartiere in cui si trova il mezzo o le statistiche sui crimini commessi a una data ora e luogo. Alla fine dell’analisi il sistema deciderà se qualcuno sta per fare un aggressione e nel caso invierà il video agli addetti al controllo. Gli indizi principali che allerteranno le videocamere sono individui che cambiano di posto, gruppi di giovani uomini, l’accerchiamento di un passeggero solitario, persone che cadono a terra o che indugiano vicino al guidatore. Situazioni che, come s’intuisce, possono anche essere del tutto innocue, ma che attireranno ciononostante l’attenzione delle camere a circuito chiuso. “Il sistema non potrà dire: «Ecco un’aggressione» – ha spiegato alla BBC Paul Miller, a capo del progetto di ricerca - quanto piuttosto inviare il video in tempo reale in cima alla lista delle priorità, in modo che i controllori possano prendere una decisione».

IL FALLIMENTO DELLA PREVENZIONE - Sebbene la Gran Bretagna sia uno dei Paesi più invasi da telecamere a circuito chiuso, gli effetti di questa videosorveglianza di massa, oltre che profondamente angoscianti per le ricadute sulla privacy, sono stati deludenti sul piano della prevenzione del crimine. «Le aggressioni sui bus – spiega ad esempio Miller – sono un problema diffuso, ma ben poco materiale video viene analizzato in tempo reale», permettendo quindi di agire tempestivamente. Tuttavia è proprio l’efficacia dell’intervento che potrebbe essere il tallone d’Achille di questo nuovo sistema. Nella maggior parte dei casi infatti la sala di controllo dovrebbe comunicare direttamente con gli aggressori, come una specie di Grande Fratello, funzionando da deterrente (in attesa, immaginiamo, dell’arrivo della polizia). Ma, passato lo stupore per la novità, basterà una voce fuori campo a fermarli?

FONTE: Carola Frediani (corriere.it)

domenica 20 settembre 2009

Google lancia un mercato azionario per inserzioni pubblicitarie on-line


Il servizio permetterà la compravendita di spazi di tipo «display ads» su Internet

Il motore di ricerca Google ha annunciato oggi la creazione di un servizio con cui diventerà intermediario per la compravendita di spazi pubblicitari di tipo «display ads» su Internet. La tecnologia, chiamata DoubleCLick Ad Exchange, creerà una sorta di mercato azionario per le inserzioni pubblicitarie con immagini e testo che affiancano i contenuti delle pagine Web. Le società che comprano pubblicità potranno fare offerte per ottenere spazi in differenti siti Internet, dai blog ai grandi siti societari, in tempo reale e in base a quello che intendono vendere in quel momento. Il modo in cui oggi vengono vendute le «display ads, in anticipo e con lunghe negoziazioni con siti web individuali o network, lascia spesso molti spazi invenduti. Google ritiene che, aumentando la competizione, la nuova tecnologia aiuterà gli inserzionisti ad aumentare i ricavi dalle inserzioni. «Con una moltitudine di formati e migliaia di siti Web, spesso gli inserzionisti impiegano migliaia di ore per pianificare e gestire le loro campagne di "display ad". Con questo grado di complessità, molti inserzionisti oggi abbandonano e non investono quanto vorrebbero», ha scritto sul suo blog Neal Mohan, un vice direttore generale di Google. Google dovrebbe ottenere una parte dei ricavi generati da quel mercato, anche se non è chiara la percentuale. Il colosso di Mountainview ha discusso di questo progetto per mesi con gli investitori e si tratta quindi di uno sviluppo chiave per la società. La tecnologia è stata ereditata dall’acquisizione di DoubleClick per 3,1 miliardi di dollari nel 2007. Se Google è dominante nella ricerca, con il 70% del mercato negli Stati Uniti, nel »display ad« è invece relativamente piccola. Al marzo di quest’anno rappresentava l’1,3% di quel mercato, dietro a Yahoo e ad una serie di altre società Internet, secondo ComScore.

FONTE: lastampa.it

sabato 19 settembre 2009

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra


SI TROVA A 500 ANNI LUCE DA NOI NELLA COSTELLAZIONE DELL'UNICORNO

Il più piccolo pianeta extrasolare e il più vicino alle sembianze della Terra ruota attorno ad una stella distante 500 anni luce dalla Terra nella costellazione Monoceros, L’Unicorno. Ora gli astronomi che lavorano con il satellite Corot hanno costruito un preciso identikit fornendo la prima solida prova di un pianeta roccioso nella nostra galassia.

IL SATELLITE - Corot è un satellite nato per compiere questo lavoro. Lanciato dal Cnes, l’agenzia spaziale francese, permette di indagare la presenza di nuovi pianeti quando questi transitano davanti all’astro madre, un metodo prezioso per capire le loro caratteristiche fisiche. Combinando queste misure con quelle della velocità radiale si arriva ad un’accurata stima della massa, del raggio e della densità media. Così si è visto che Corot-7b, come è stato battezzato il pianeta la cui presenza era stata inizialmente individuata all’inizio dell’anno, ha una densità media 5,5 grammi per centimetro cubo. Ciò lo rende il più simile, tra tutti i pianeti di questo tipo rilevati, a Mercurio, Venere, Terra e Marte. Un bel risultato nella ricerca del gemello della Terra per il satellite Corot al cui programma ha collaborato anche l’ESA europea fornendo alcune parti tra cui delle ottiche del telescopio. Per questo, in cambio, vari astronomi europei lo utilizzano nelle loro osservazioni. Per quanto riguarda il diametro esso è meno del doppio della nostra Terra mentre la sua distanza dalla stella è di 2,5 milioni di chilometri. Intorno ad essa compie un giro in 20,4 ore. L’ambiente non sembra però essere dei migliori essendo un po’ infernale e quindi senza vita. Intanto Corot continua a indagare e presto avremo altre preziose informazioni sul lontano corpo celeste.

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

domenica 13 settembre 2009

La penna-fonino che scrive nell’aria


UN CELLULARE DA USARE COME UNA PENNA DAVANTI A UNA LAVAGNA IMMAGINARIA

VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT, DICEVANO I LATINI. MA PRESTO ANCHE LA SCRITTURA POTREBBE PRENDERE IL VOLO. E QUANDO VEDRETE QUALCUNO PER STRADA BRANDIRE IL TELEFONINO COME UN DIRETTORE D’ORCHESTRA LA BACCHETTA, NON STUPITEVI: PROBABILMENTE STA SOLO MANDANDO UN SMS. INFATTI, SCRIVERE PER ARIA COL TELEFONINO COME SE SI STESSE DAVANTI A UNA LAVAGNA IMMAGINARIA NON È PIÙ COSÌ FANTASCIENTIFICO. ALCUNI RICERCATORI DELLA DUKE UNIVERSITY NELLA CAROLINA DEL NORD HANNO REALIZZATO UN CELLULARE-PENNA, IN GRADO DI DECIFRARE I MOVIMENTI DELLA MANO INTENTA A DISEGNARE NUMERI E LETTERE PER ARIA.

ANCORA UN PROTOTIPO - La progettazione di un simile apparecchio – ribattezzatoPhonePoint Pen e attualmente ancora allo stadio di prototipo – è stata resa possibile dagli accelerometri introdotti nei telefonini di ultima generazione. L’uso di questi strumenti – in grado di rilevare l’accelerazione di un oggetto – si estende infatti dai portatili che ruotando modificano automaticamente l’orientamento della visualizzazione sul display ai telecomandi di giochi come la Wii. Ma registrare l’inclinazione di un telefonino o i movimenti compiuti da un giocatore sono operazioni molto più banali rispetto al riconoscimento della scrittura «aerea».

LE APPLICAZIONI - Così, il gruppo di ricercatori guidati da Romit Roy Choudhury ha iniziato a lavorare su gesti elementari, come disegnare un quadrato, mettendo a punto l’algoritmo. Il passaggio all’alfabeto e ai numeri è stato più arduo, e attualmente il sistema riconosce lettere ben disegnate e in stampatello. Inizialmente la penna-telefonino potrebbe essere indicata soprattutto per chi ha problemi a digitare sui tasti o per annotazioni brevi e fatte di corsa. Per trasformarla in uno strumento di scrittura abituale ci vorranno probabilmente molti altri miglioramenti. Specie se non si vuol rischiare il gomito del tennista.

FONTE: Carola Frediani (corriere.it)

sabato 12 settembre 2009

Hi-tech e stanze del sonno per la guerra al jet lag


Stop a stanchezza e nervosismo. Il "mal di fuso" colpisce tre viaggiatori su quattro. Aeroporti e spa fiutano il business. In futuro ci saranno pillole miracolose e camere d'albergo ad hoc per chi fa voli molto lunghi


Tra i viaggiatori è una delle poche cose democratiche. Colpisce indipendentemente dal costo del biglietto. In classe economica, in business e persino nella costosissima first. E' il "maledetto" jet lag. Tradotto in fastidiosi sintomi: stanchezza, nausea, nervosismo e anche un po' di tachicardia. Insomma, un disastro. Da far pensare che, in fondo, il prossimo anno sarebbe meglio rimanere a casa. Il jet lag, o sindrome da fuso orario, è provocato dall'alterazione dei cicli biologici. Colpisce tre viaggiatori su quattro. Decisamente peggio dell'influenza A. E' più insidioso nel caso di voli trasversali. Cioè quelli che si spostano da ovest verso est e viceversa. Per eliminarlo radicalmente, concordano i globetrotter, per ora c'è poco da fare. In futuro, invece, arriveranno software, pillole miracolose e camere d'albergo ad hoc. Per chi affronta lunghi stop over a Dubai, Bangkok o Parigi sono a disposizione Jet lag theraphy per ritrovare le energie perdute in cielo. La British Airways, in collaborazione con lo Sleep assessment and advisory service, ha sviluppato un Jet lag advisor. In pratica rispondendo ad alcune domande, nel sito della compagnia inglese, si ottengono consigli personalizzati. All'arrivo in città, poi, nei centri benessere ci sono pacchetti ad hoc. Fondamentale è curare l'alimentazione. "Naturalmente dipende dal tipo di necessità di ogni viaggiatore", spiega Luca Piretta, dottore in Scienza dell'alimentazione umana all'università La Sapienza di Roma, "chi vuole anticipare il riposo dovrà, prima di andare a letto, ricorrere a cibi che contengono casiomorfina e che inducono il sonno come latte, formaggi e miele. Chi, al contrario, vuole restare sveglio dovrà assumere sostanze nervine come caffè, cioccolato e coca cola". Un valido aiuto è la melatonina. "E' una sostanza naturale che agisce sulla regolamentazione del ritmo sonno veglia", precisa Piretta, "ideale per chi ha problemi". Ma c'è chi non si accontenta. E guarda al futuro. Contro il "mal di fuso" l'università del Michigan ha messo recentemente a punto un software in grado di ridurre gli effetti del jet lag. Basato su un modello matematico, usa i dati provenienti dal livello di luce dell'ambiente e dai fusi orari attraversati. Lo scopo è "sincronizzare" l'orologio biologico con la nuova meta. In fase di sperimentazione, presso il Brigham and Women's Hospital di Boston, c'è il Tasimelteon: un prodotto chimico che regola il ritmo biologico. Fa dormire quando si vuole, più in fretta e più a lungo. Ma, per ora, il consiglio è avere pazienza. "Non bisogna agitarsi perché, come accade quando c'è il cambio di ora legale, il nostro corpo ha bisogno di qualche giorno per abituarsi", spiega il professor Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro del sonno del San Raffaele di Milano, "bisogna usare degli accorgimenti per ritrovare la sincronia. Aprire le finestre al mattino presto, anche se il sonno spinge a poltrire, e la sera non avvicinarsi a fonti di luce come computer e televisione". E i farmaci? "Sconsiglio di seguire la tendenza più diffusa", conclude Ferini Strambi, "che è quella di ricorrere agli ipnotici la sera e gli stimolanti al mattino". Per chi non ha fretta in futuro sarà a disposizione una camera d'albergo dove, architettura, tecnologia e corpo umano si fondono. Disegnata dal Laboratorio Australiano di architettura Lava si presenta con luce anti jet lag e grandi finestre multimediali. Ed è stata progettata proprio per i viaggiatori professionisti.

FONTE: Irene Maria Scalise (repubblica.it)

venerdì 11 settembre 2009

Arriva "Klaira", la prima bio-pillola anticoncezionale


Rilascia una sostanza identica a quella liberata normalmente dall'organismo: alta tollerabilità e sicurezza

Sbarca in Italia una nuova pillola contraccettiva naturale, in quanto rilascia estradiolo, lo stesso ormone prodotto dal corpo femminile. «Bio» perchè, dopo mezzo secolo di ricerche, si è sostituito il derivato sintetico - l’unico utilizzato finora - con una sostanza esattamente identica a quella liberata normalmente dall’organismo. Il prodotto, che si chiama Klaira, è stato presentato in occasione del congresso della Società europea di ginecologia che si apre oggi a Roma. «È una pillola che apre nuovi orizzonti per le donne in età fertile - ha sottolineato Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano - infatti il buon controllo del ciclo mestruale, abbinato a un’elevata sicurezza contraccettiva, a un’alta tollerabilità e a un ridottissimo impatto metabolico, rendono Klaira una valida scelta a tutte le età». Ma come agisce l’innovativo prodotto? «Con un mix a dosaggio flessibile di estradiolo valerato - ha spiegato Franca Fruzzetti, ginecologa dell’ospedale Santa Chiara di Pisa - e dienogest, un progestinico già ampiamente impiegato con successo per il suo potente effetto sull’endometrio. Ogni confezione è composta da 28 compresse: 26 a base dei due ormoni, variamente combinati, più due placebo, così da assicurare un’assunzione continuativa e ridurre le dimenticanze». La pillola «bio» è capostipite di una nuova classe di estroprogestinici per via orale, con potenzialità del tutto peculiari. «Per la prima volta, inoltre - ha evidenziato Vincendo De Leo, ginecologo dell’università di Siena - sono disponibili dati clinici di sicurezza contraccettiva e tollerabilità in tutte le fasce d’età fertile, dai 18 ai 50 anni», mentre gli studi sui prodotti attualmente disponibili si limitano a studiare le donne al massimo fino ai 40 anni. «Il 79% delle pazienti arruolate in uno studio di confronto - ha aggiunto l’esperto - si dichiara soddisfatto di questo nuovo contraccettivo e l’aderenza al trattamento è risultata del 97%». E se le italiane, da sempre scettiche nei confronti della contraccezione ormonale, «chiedono spessissimo al proprio ginecologo "qualcosa di più naturale", di più familiare, che rispetti i bioritmi e che il loro corpo riconosca, oggi hanno una nuova alleata». Klaira è disponibile da settembre in 20 Paesi europei. Si trova da oggi nelle farmacie italiane dopo il lancio, nelle settimane scorse, in Germania, Inghilterra e altri Stati.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 2 settembre 2009

Atlantide fu distrutta da uno tsunami


Per la prima volta accordo tra gli studiosi

Un mito che potrebbe essere realtà. La grande civiltà tramandata dagli Egizi e raccontata da Platone fu travolta da un enorme tsunami, per la prima volta nella storia delle ricerche su Atlantide i maggiori esperti sembrano finalmente d'accordo su questo punto centrale. «Le due tesi principali oggi in concorrenza su quale fosse l'Atlantide di Platone sono Santorini, nell'Egeo, e Donana, sulla costa atlantica spagnola, e in entrambi i casi gli esperti sono ormai orientati a credere che venne distrutta da un grande tsunami», dice Rainer Kuehne. Lo studioso tedesco è con le sue ricerche l'ispiratore, insieme a Werner Wickboldt, degli scavi che iniziano sulla costa dell'Andalusia alla ricerca della misteriosa città di Tartessos, forse all'origine del mito di Atlantide.
«Io sono convinto dell'ipotesi Tartessos - dice Kuehne - anche se alcuni argomenti giustificano la tesi, proposta nel 1950 dal prof. Spyridon Marinatos, secondo cui la grande eruzione vulcanica che distrusse Santorini sarebbe stata all'origine sia del collasso della civiltà minoica che della leggenda di Atlantide». Studi e rilevazioni hanno convinto da tempo archeologi e geologi che l'isola di Thera, i cui resti sono oggi Santorini, fu distrutta a metà del secondo millennio a.C. da una grande eruzione, molte volte più violenta di quella del Krakatoa che nel 1883 provocò uno tsunami di 40 metri e uccise 36.000 persone. E nel 2007 un gruppo di ricercatori trovò prove di uno tsunami tra 60 e 150 metri di altezza abbattutasi sulla Creta del Labirinto e del Minotauro nello stesso periodo dell'eruzione di Thera e confermando cosi lo spaventoso impatto sulla costa dove vivevano i minoici, commercianti e marinai. Secondo Kuehne, sebbene la catastrofe di Thera non distrusse le principali città minoiche, «è verosimile che abbia indebolito la loro civiltà facilitando il fiorire di quella micenea». Uno tsunami come causa della fine di Atlantide è oggi d'altra parte al centro anche della tesi secondo cui Platone si sarebbe ispirato all'antica città di Tartessos, in Andalusia, davanti alle Colonne d'Ercole, l'attuale Stretto di Gibilterra, dove proprio in questi giorni stanno partendo gli scavi nelle paludi di Donana. Il geologo del gruppo di esploratori spagnoli, Antonio Rodriguez ha suggerito, sulla base di prospezioni, un'enorme onda anomala, tra il 1500 a.C e il secondo secolo d.C, come causa dell'allagamento di Donana e della scomparsa di Tartessos, sin qui spiegata con la distruzione da parte dei Cartaginesi.
Di Tartessos non esiste sinora neppure la certezza della esistenza non essendo mai stata oggetto di un grande scavo. Forse fondata intorno al 1200 a.C. dai Tirseni, originari della Lidia e antenati degli Etruschi, citata da Erodoto e Strabone, quando i Romani occuparono la Spagna nel III secolo a.C, la città era già svanita nella leggenda. Gli archeologi spagnoli, guidati da Sebastian Celestino e Juan Josè Villarias Robles, partendo dalle tesi del tedesco Adolf Schulten all'inizio del Novecento, hanno compiuto rilevamenti aerei e sondaggi geologici che hanno confermato l'esistenza di strutture geometriche che, secondo le ricerche di Wickboldt e Kuehne a partire da foto satellitari, potrebbero essere i templi e i canali di Atlantide descritti da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia. Ed ora gli archeologi hanno infine ottenuto i permessi per scavi nel parco nazionale di Donana che potrebbero trasformare il mito della grande civiltà scomparsa in una straordinaria realtà storica.

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 1 settembre 2009

Scoperto un nuovo pianeta extrasolare


SI CHIAMA WASP-18 B, HA UN'ORBITA DI 24 ORE ED È CIRCA DIECI VOLTE PIÙ GRANDE DI GIOVE

E' già stato ribattezzato il pianeta che non c'è, nel senso che stando alle leggi di Newton è quasi impensabile che possa esistere un corpo celeste con siffatte caratteristiche. Wasp-18b, scoperto da un’équipe di astrofisici inglesi, svizzeri e belgi che ne ha confermato la natura planetaria, è grande circa dieci volte Giove e percorre l'orbita intorno alla sua stella, che ha circa un miliardo di anni, in meno di ventiquattro ore. Proprio il suo periodo di rivoluzione sarebbe l'inizio della sua fine. Secondo gli esperti infatti sta morendo, ingoiato dalla sua stella.

IL TANGO DELLA MORTE - «Sta ballando un tango della morte con la sua matrigna»: così parla di Wasp-18b uno dei suoi scopritori, Coel Hellier, il quale spiega che è proprio l'estrema vicinanza al suo sole la causa della lenta e inesorabile evaporazione per il nuovo pianeta extra-solare.

LE DISTANZE - Rispetto alla Terra, Wasp-18b dista circa 325 anni luce, ma la distanza più inquietante e innaturale riguarda appunto la sua stella, da cui lo separano appena 3 milioni di chilometri (tanto per dare qualche termine di paragone la distanza tra la Terra e la Luna è di circa 384 mila chilometri e quella tra la Terra e il Sole è approssimativamente di 149 milioni di chilometri ). Secondo Michaël Gillon, ricercatore in astrofisica all’Université de Liège che ha collaborato alla ricerca condotta anche dall’Osservatorio di Ginevra, la distanza è inferiore a due volte il diametro della stella stessa. Le previsioni degli esperti sono pessimiste: in «appena» un milione di anni di Wasp-18b non rimarrà nulla.

FONTE: Emanuela Di Pasqua (corriere.it)