sabato 31 ottobre 2009

Rivoluzione dell'alfabeto sul web: al via i domini con caratteri non latini


Dal 16 novembre potrà essere usata anche la lingua cinese, indiana, araba, giapponese, coreana e russa

L'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'organismo che assegna e gestisce gli indirizzi su Internet, ha approvato oggi a Seul nel corso del summit annuale il piano Fast track che prevede di utilizzare sul web non più solo caratteri latini, ma anche quelli cinese, indiano, arabo, giapponese, coreano e russo. Rod Beckstrom, nuovo amministratore delegato e direttore generale dell'Icann, ha parlato di «un passo storico che porta dritto all'internazionalizzazione di Internet». Il presidente dell'organismo, Peter Dengate Thrush, ha definito il piano «il più grande cambiamento tecnico di Internet, da quando è stato inventato 40 anni fa». L'Icann stima che circa la metà degli 1,6 miliardi di utenti del web nel mondo utilizzi una lingua scritta in un alfabeto diverso da quello latino. Il progetto verrà lanciato il 16 novembre prossimo, l'Icann conta di assegnare i primi domini non latini già per la metà del 2010 visto che i test di sperimentazione sono iniziati due anni fa. Gli utenti però non dovrebbero accorgersi del cambiamento grazie ad un sistema di traduzione che consentirà ai diversi alfabeti di essere convertiti nell'indirizzo giusto.
L'internazionalizzazione dei domini arriva a pochi giorni di distanza dall'internazionalizzazione della stessa Icann, organismo creato nel 1998 e controllato dal Dipartimento del Commercio Usa: dallo scorso 1 ottobre, infatti, l'amministrazione Obama ha liberato della tutela americana l'organismo che governa la Rete mondiale. L'Icann ora dovrà tener conto anche dei suggerimenti forniti da supervisori internazionali. Probabilmente il governo statunitense temeva che prima o poi Cina, Russia e India creassero infrastrutture di Rete indipendenti e forse non è un caso che il primo atto del rinnovato Icann sia proprio il via libera alla babele di lingue e alfabeti.


FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 29 ottobre 2009

Staminali, cellule embrionali trasformate in precursori di ovociti o spermatozoi


Studio Usa pubblicato su Nature si lavora su embrioni sovrannumero ottenuti dalla fecondazione assistita

Staminali umane, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con la fecondazione assistita, promettono di aiutare gli scienziati a svelare i misteri dell'infertilità. I ricercatori della Stanford University School of Medicine (Usa), infatti, hanno scoperto grazie a uno studio che farà discutere come creare una scorta di cellule germinali umane, cioè i precursori di ovociti e spermatozoi, a partire proprio dalle staminali embrionali.
In laboratorio cellule germinali umane funzionanti. Lo studio descritto su Nature, spiega che le cellule ottenute dai ricercatori funzionano abbastanza bene per generare cellule spermatiche. «Dal 10 al 15% delle coppie è infertile - spiega Renee Reijo Pera, che ha condotto la ricerca - E circa la metà di questi casi è dovuta a un'incapacità di produrre ovociti o sperma». Riuscire a ricostruire le tappe della formazione delle cellule germinali, e individuare i geni coinvolti in questo meccanismo, potrebbe aprire la strada alla comprensione di molti casi di sterilità «e aiutarci a capire cosa va storto in queste persone», prosegue Reijo Pera. «Finora avevamo studiato solo i topi per comprendere i passaggi necessari alla differenziazione delle cellule germinali umane. Ma non è lo stesso. Questa è la prima prova che si possono creare in laboratorio cellule germinali umane funzionanti».
Svelare i misteri dell'infertilità. Nello studio i ricercatori hanno trattato le staminali embrionali umane con proteine note per stimolare la formazione germinale e hanno poi isolato quelle che iniziavano a esprimere i geni specifici germinali, pari al 5% del totale, identificandole perchè producevano anche una proteina di segnalazione verde fluorescente. Poi gli esperti hanno iniziato ad “accendere” e “spegnere” vari geni nel mirino, per capire che ruolo avessero nella formazione delle cellule riproduttive. Scoprendo una famiglia di tre membri con un ruolo chiave: DAZL, che agisce precocemente, DAZ1 e BOULE, che regolano le fasi più avanzate dello sviluppo. Grazie a questa scoperta i ricercatori puntano ora a svelare i misteri dell'infertilità. A partire dall'effetto delle tossine ambientali sulla differenziazione delle cellule germinali e lo sviluppo dei gameti.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 28 ottobre 2009

Aquiloni a turbina sotto i mari per produrre energia con le correnti


Interessato il ministero dell'Energia britannico: un kW costerebbe tra 0,06 e 0,14 euro

In inglese si chiama serendipity, in italiano coincidenza. Cioè si sta cercando qualcosa in un certo campo, quando si scopre che invece funziona in tutt'altra direzione. È quanto avvenuto alla Minesto, compagnia del gruppo svedese Saab. Gli ingegneri stavano studiando un aquilone a turbina per produrre energia con il vento, quando si sono accorti che l'apparecchio sarebbe stato molto più efficiente immerso nel mare, dove l'acqua è 832 volte più densa dell'aria.

IN ACQUA - Detto e fatto: Green Deep è stato convertito dall'aria all'acqua. Si tratta di una turbina sorretta da un'ala dal peso totale di 7 tonnellate che, ancorata con un cavo al fondale marino a 60-150 metri di profondità, fluttua descrivendo una traiettoria a forma di 8 orizzontale, come il simbolo dell'infinito. Il processo avviene in due fasi. Nella prima si aumenta la velocità del flusso che entra nella turbina. Quando la marea colpisce l'ala, questa di abbassa creando una forza ascendente e con la traiettoria a 8 rovesciato la velocità del flusso è aumentata di dieci volte. Nella seconda fase si utilizza un generatore per convertire l'energia cinetica in elettricità. Secondo la Minesto dopo sole tre settimane l'aquilone sottomarino ha già recuperato l'energia spesa per realizzarlo, contro gli 8 mesi che servirebbero se fosse utilizzato in aria. Ogni aquilone ha una potenzialità di 500 kW. Ogni kilowattora viene prodotto a un costo di 0,09-0,20 dollari (0,06-0,14 euro).

POTENZIALITÀ - In Europa, però, la potenzialità di un sistema simile potrebbe essere espressa quasi solo in acque britanniche, dove le correnti sono pari a 1-2 metri al secondo a una profondità di 6-120 metri. Il ministero dell'Energia britannico si è già interessato al progetto. Deep Green è ora finanziato dai governi svedesi e britannico e ha ricevuto quasi 3 milioni di dollari da altre compagnie. Si stima che un sistema completo di aquiloni sottomarini possa produrre 18 terawattora annui, sufficienti per assicurare energia a quasi 4 milioni di abitazioni in Gran Bretagna.

FONTE: Paolo Virtuani (corriere.it)

martedì 27 ottobre 2009

Riposati senza bisogno di dormire con la "pillola del riposo"


Un gruppo di hanno scoperto come eliminare gli effetti della carenza di sonno sulle performance mentali trovando una possibile soluzione al sonno perso a causa dei ritmi frenetici della vita moderna. Resa nota sulla rivista Nature, la scoperta lascia presagire la possibilità futura di una “pillola del riposo” che ci fa sentire riposati anche quando non c’è tempo per dormire. Condotto su topolini, lo studio è stato diretto da Ted Abel dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia. Gli esperti si sono accorti che, quando i topolini dormono meno, nel loro ippocampo, circuito cruciale per apprendimento e memoria, aumentano i livelli dell’enzima PDE4 e diminuiscono quelli di una molecola importantissima per memorizzare nuove informazioni, cAMP. Riducendo PDE4 sperimentalmente, cAMP aumenta e i topi non risentono del sonno perso, conservando normali performance mnemoniche e di apprendimento. Il sonno è un momento irrinunciabile per il nostro cervello; sono infatti numerosissimi gli studi che hanno dimostrato che perdendo ore di sonno le nostre capacità cognitive, di memoria e concentrazione scemano. Addirittura, uno studio di Elizabeth Gould della Princeton University pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze PNAS ha dimostrato che dormire poco “restringe” il cervello, riducendo il numero di neuroni dell’ippocampo. Gli italiani Chiara Cirelli e Giulio Tononi, esperti in scienza del sonno presso la University of Wisconsin School of Medicine, hanno dimostrato invece che il sonno è il momento per riordinare ricordi e conoscenze formate durante il giorno.
Nella società moderna, quindi, in cui dormire spesso diventa un “optional” e la vita frenetica impone una costante carenza di sonno, sottoponiamo continuamente il nostro cervello a perdita di funzionalità. Ecco quindi che trovare un modo per dormire poco senza risentirne potrebbe essere una soluzione almeno per superare momenti particolarmente stressanti e impegnativi della vita, oppure per le persone che soffrono di insonnia. Gli esperti hanno cercato questa possibilità nel cervello di topolini e hanno visto che quando si toglie loro il sonno, nell’ippocampo un circuito molecolare va in tilt: l’enzima PDE4 aumenta in modo eccessivo, provocando la riduzione della molecola cAMP indispensabile alla formazione di nuove sinapsi, cioè le giunzioni di comunicazione tra neuroni. La formazione di sinapsi è il meccanismo per formare e saldare i ricordi; se le sinapsi non si formano i ricordi non si consolidano e vengono persi. Infatti quando i neuroscienziati hanno ripristinato le condizioni molecolari normali dell’ippocampo riducendo i livelli di PDE4, cAMP è nuovamente aumentato e alcuni degli effetti cognitivi e di memoria tipici della deprivazione di sonno sono scomparsi nei topolini. Imparando a modulare la concentrazione di PDE4, quindi, si potrebbe forse creare una “pillola anti-sonno” e aiutare tutte quelle persone che, sofferenti di insonnia, vivono un perenne deficit mnemonico e cognitivo.

FONTE: lastampa.it

domenica 25 ottobre 2009

Costruito in Italia il primo motore a batteri. Produrrà energia a basso costo


E' stato ipotizzato nel 2006 da ricercatori giapponesi

E' stato costruito nel dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza il primo motore a batteri. In un video una minuscola ruota dentata di plastica immersa in un bagno di microrganismi che, pur agitandosi caoticamente, la fanno ruotare in modo regolare. A breve potrà essere utilizzato nei chip-laboratorio, che permettono di analizzare in tempi rapidissimi sangue e altre sostanze. Più in là, tra qualche decina di anni, potrà essere una nuova fonte di energia.
«I tempi per le applicazioni sono lunghi, ma la strada è aperta», ha detto il direttore del dipartimento Giancarlo Ruocco. Del gruppo di lavoro fanno parte Luca Angelani, del centro di ricerca di Meccanica statistica e complessità dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Infm-Cnr), e Roberto Di Leonardo, del laboratorio Soft dell'Infm-Cnr.
Ipotizzato nel 2006 da ricercatori giapponesi, il motore a batteri non è più una curiosità scientifica, ma una realtà che apre la via alla meccanica miniaturizzata.
Il motore. Ciascuna delle rotelle dentate che compongono il motore è in plastica, ha un diametro di 40-50 millesimi di millimetro (micron) ed è assolutamente asimmetrica, con denti di lunghezze diverse ma orientati nella stessa direzione. Le rotelle sono immerse in una soluzione di batteri che riesce ad azionarle.
«Quella che abbiamo ottenuto è una prova di concetto, con la quale dimostriamo che il sistema previsto in teoria funziona realmente. Adesso - spiega Ruocco - per passare alla reale produzione di energia con questo motore è necessario un passaggio tecnologico». Il primo passo sarà utilizzare motori di questo tipo sui cosiddetti lab-on-chip, i minilaboratori che permettono di analizzare sangue o reazioni chimiche. «In tutti questi casi - aggiunge - sono necessari meccanismi capaci di spostare fluidi, che nessuna tecnologia attuale è in grado di fornire». Potrebbe farlo il motore a batteri. La produzione di energia con il motore a batteri è invece «ancora molto lontana», almeno qualche decina di anni.
Tuttavia, prosegue Ruocco, «sognando e guardando al futuro è possibile convertire energia chimica in colonie di batteri e trasformarla in un moto organizzato, al limite utilizzabile per produrre corrente elettrica». Al punto in cui siamo, comunque, «il lavoro dei fisici è più o meno finito. Adesso bisogna mettersi al lavoro per il trasferimento tecnologico». Indubbiamente, rileva il fisico, il primo motore a batteri mai prodotto è il risultato della ricerca di base condotta in questi anni sui processi relativi alla rottura della simmetria. «Purtroppo - osserva - questa cultura manca in Italia. Qui la ricerca di base non si fa perchè non è un'attività che porta a ricadute in tempi rapidi. Però bisogna aver presente che, anche se a lungo termine, le ricadute ci sono sempre e sono sempre molto interessanti».

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 22 ottobre 2009

Windows 7 già "uscito" in Cina. A 3 dollari in versione pirata


CRESCE L’ATTESA PER IL NUOVO SISTEMA OPERATIVO MICROSOFT, MA LE BANCARELLE CINESI GIÀ PIENE DI COPIE "TAROCCHE"

Mentre si avvicina la data fatidica del lancio mondiale di Windows 7, – giovedì 22 ottobre, con la conferenza di presentazione il giorno prima a Smau – cresce la curiosità tra gli utenti in attesa. Sono in molti, infatti, a volersi sbarazzare di Vista – il precedente software di sistema di casa Redmond non era stato esattamente un successo –, o a voler rimpiazzare finalmente il vecchio Xp.

GIA I BOOTLEGS – A quanto pare però i cinesi non ce l’hanno fatta ad aspettare. Come segnalato da News.com.au, sulle bancarelle di Shanghai già spiccano in bella vista le copie piratate di Windows 7. A una settimana dal lancio ufficiale i cinesi possono già comprarne un Cd (non autorizzato, un bootleg) per la modica cifra di 3,14 dollari. Uno “sconto” notevole se si calcola che in Europa Seven sarà venduto a 120 euro nella sua versione per il grande pubblico. Anche per la Repubblica popolare – dove pure, si sa, la violazione del copyright imperversa – si tratta insomma di un bel record. Secondo la società di ricerche Idc, era piratato l’80 per cento del software venduto in Cina l’anno scorso. Microsoft ne è consapevole, e per ovviare al problema ha spesso tagliato i prezzi dei suoi prodotti su quel mercato; dello stesso Windows 7 esiste una versione ridotta, low-cost intorno ai 64 dollari. Ma certo contro 3 dollari non c’è competizione.

PIRATERIA IN DIMINUZIONE – Tuttavia gli esperti sono ottimisti: in Cina la pirateria diminuisce anno dopo anno, grazie soprattutto alla riduzione dei prezzi da parte dei produttori, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e alle campagne educative. Gli analisti di Gartner stimano che nel Paese i tassi di pirateria scenderanno al 50 per cento entro il 2012. Intanto i cinesi possono godersi quanto meno un’anteprima di Windows 7 con una visita al mercatino sotto casa. Per tutti gli altri ci vuole ancora qualche giorno.

FONTE: Carola Frediani (corriere.it)

martedì 20 ottobre 2009

Test veloce per i liquidi in aeroporto


UNA NUOVA TECNICA È IN GRADO DI INDIVIDUARE IN POCHISSIMI SECONDI LA COMPOSIZIONE DI UN LIQUIDO

Mentre la Commissione europea decide diprorogare al 2012 la norma anti terrorismo che regola e limita il trasporto di liquidi a bordo degli aerei, in Germania viene messo a punto un metodo per l’identificazione rapida della composizione dei liquidi che potrebbe mettere fine alle restrizioni imposte in tal senso ai passeggeri delle tratte commerciali.

LA NOVITÀ – Il divieto attuale riguarda indistintamente qualsiasi tipo di liquido, dal momento che fino a ieri le autorità non avevano a disposizione tecniche di controllo che permettessero di distinguere velocemente (ed economicamente) il contenuto di bottiglie, dispenser e contenitori vari in possesso dei passeggeri. Ma ora che gli scienziati tedeschi del Research Centre Juelich sono riusciti a identificare un metodo rapido e per nulla costoso, le cose potrebbero finalmente cambiare. La tecnica messa a punto è stata battezzata «spettroscopia Hilbert» e si serve di un dispositivo nano-elettronico basato sul cosiddetto «effetto Josephson», in grado di produrre una gamma di radiofrequenze che si estende da pochi GigaHertz a qualche TeraHertz e grazie al quale è possibile creare in pochissimi secondi una sorta di impronta chimica dell’oggetto che viene scansionato. Il metodo funziona, sostengono gli scienziati, e appena la tecnologia sarà perfezionata e integrata in appositi scanner potrà essere commercializzata e messa al servizio della sicurezza nazionale.

LA NORMA - Il regolamento comunitario vigente, adottato nel 2006, stabilisce la quantità di liquidi che possono essere trasportati a bordo dei voli in partenza dagli aeroporti dell’Unione europea. La norma si era resa necessaria in seguito alla scoperta di un potenziale piano criminale che prevedeva un attentato da realizzare tramite liquidi esplosivi a bordo di un aereo in partenza da Heathrow e diretto negli Stati Uniti.

FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)

lunedì 19 ottobre 2009

La mano bionica che «sente» la presa


UN GIOVANE SVEDESE È STATO IL PRIMO A SPERIMENTARE L'ARTO ARTIFICIALE DOTATO DI TATTO

Amputato alla mano, a causa di un grave tumore al polso, Robin af Ekenstam, un giovane svedese, ha esultato quando la sua mano artificiale ha avvertito di nuovo le sensazioni di presa, spinta e tatto. Per la prima volta, un team europeo di svedesi dell’università di Lund e italiani della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (oltre che irlandesi, danesi e israeliani) ha messo a punto una mano artificiale completa di tatto: la SmartHand. Finora, la robotica aveva inventato arti elettronici che, per quanto precisi, erano poco più che pinze mosse dalla contrazione dei muscoli del braccio. Oggi, invece, grazie ad alcuni sensori (40 per la precisione) e a quattro piccoli motori elettrici, le dita artificiali restituiscono al cervello la sensazione di spinta e la consistenza di un oggetto.

MOVIMENTO PIÙ CONTROLLATO - «È incredibile, quando afferro un oggetto duro riesco a sentirlo sulla punta delle dita, ed è strano visto che le dita non le ho più – ha commentato entusiasta Robin quando ha indossato la nuova mano -. Riesco anche a controllare molto meglio il mio movimento, visto che percepisco meglio quello che sto facendo». Spiega il meccanismo Christian Cipriani, ingegnere dell’Arts Lab di Pisa, guidato dalla professoressa Maria Chiara Carrozza: «Noi del Sant’Anna abbiamo sviluppato la mano robotica, un sistema in grado di afferrare gli oggetti e allo stesso tempo con un elevato numero di sensori, che rilevano la posizione delle dita (detta propriocezione) e misurano le interazioni con il mondo esterno. Quello che è cambiato rispetto alle mani robotiche inventate finora, è l’interfaccia sensoriale. Abbiamo, cioè applicato al moncone dei micromotori primordiali che, ad esempio, appena la mano artificiale tocca una bottiglia, spingono a livello superficiale su alcuni punti dell’arto cosiddetto “fantasma” e inviano così al cervello la sensazione del tatto».

LA MANO FANTASMA - Dopo un’amputazione, infatti avviene un rimappamento cerebrale, per cui alcuni punti dell’arto rimasto corrispondono al mignolo, altri all’anulare etc… In pratica, all’amputato rimane la sensazione della mano, anche se la mano non c’è più, perché è ancora presente nel nostro cervello. «Restituire la sensazione del tatto a una mano artificiale è importante, perché per quanto sofisticati siano gli arti artificiali non è facile muoverli in maniera controllata, se non si ha la percezione di quello che si fa», aggiunge Cipriani.

IL FUTURO DELLA SMARTHAND - Gli esperimenti condotti finora non sono stati invasivi, non hanno cioè previsto un intervento chirurgico, ma in futuro si spera che l’applicazione della SmartHand sia fatta a livello neurale, impiantando degli elettrodi nel sistema nervoso periferico dell’arto residuo. In questo modo si potrebbe creare una comunicazione diretta fra cervello e mano (artificiale), che non esiste più. «Intanto a novembre tornerò in Svezia per sperimentare la SmartHand su un numero più ampio di persone». Fredrik Sebelius, coordinatore di SmartHand spera che «l'interfaccia neurale del futuro sia impiantata nel braccio, che a sua volta potrebbe essere collegato all'interfaccia della mano artificiale. In questo modo i segnali provenienti direttamente dal cervello sarebbero inviati all’arto e viceversa, via onde radio». Il progetto SmartHand è costato 1,8 milioni di euro.

FONTE: Ketty Areddia (corriere.it)

domenica 18 ottobre 2009

Diamante, la centrale a impatto zero


PROGETTATA CON TECNOLOGIE SOLARI E ALL'IDROGENO DA SABATO ILLUMINERÀ IL PARCO NATURALE DI PRATOLINO (FIRENZE)

Il fascino leonardesco dell’uomo vitruviano ti avvolge appena ti avvicini alla centrale. Tanto bella quanto atipica perché mix tra opera d’arte e sistema energetico, che da sabato “illuminerà” i viali del parco naturale di Pratolino, nel comune di Vaglia, non lontano da Firenze e la statua del Gigante dell’Appennino, capolavoro del Giambologna, che in questi luoghi troneggia.

A COSA SERVE - La centrale-scultura si chiama Diamante ed è un impianto, unico al mondo nel suo genere, progettato con tecnologie solari e a idrogeno all’avanguardia, per essere inserito all’interno di parchi naturali con impatto zero, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti, sia da un punto di vista estetico. Diamante è nato da un progetto congiunto tra Università di Pisa ed Enel pensato con l’obiettivo di fornire energia elettrica a centri di particolare valore ambientale o artistico. In un primo momento sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore tra Pisa e Viareggio, poi, grazie anche all’impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi (allora presidente della provincia) è stato deciso di installarlo a Pratolino. «La centrale funziona anche in mancanza di sole – spiega Luigi Maffei, ordinario di Architettura tecnica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa - grazie alla produzione e accumulo di idrogeno ed ha una struttura versatile sulla quale sarà possibile sperimentare nel tempo i più evoluti sistemi fotovoltaici. ll modello estetico segue invece antichi modelli, sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas. La forma classica nasce da considerazioni matematiche e geometriche con il ricorso alle dimensioni auree per consentire di essere in armonia con la natura e con l’ambiente».

L'IMPIANTO - Visto da vicino Diamante è un impianto in vetro e acciaio alto 12 metri con un diametro di 8 formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato. Ma il segreto più affascinante si nasconde all’interno del dodecaedro hi-tech dove si trovano tre sfere di vetroresina. «Queste sfere – continua Maffei - contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio». Nella parte inferiore della struttura si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e spazi per apprendere il funzionamento (education) da parte di scolaresche e da tutti quelli che vorranno avvicinarsi a capire il funzionamento. E anche desiderosi di non perdere l’emozione di qualcosa di unico, un po’ tecnologia e un po’ arte, nella terre del grande Leonardo.

FONTE: Marco Gasperetti (corriere.it)

sabato 17 ottobre 2009

La sicurezza sta in una moneta


Un piccolo dispositivo da fissare agli indumenti rileva la posizione di chi lo indossa e chiama aiuto. Può anche registrare la voce di eventuali aggressori

Si chiama PeTra (Personal Tracker) ed è una nuova soluzione per la sicurezza personale in arrivo sul mercato per fine ottobre. Il servizio è stato sviluppato da Synaps Technology e si basa sulle tecnologie di rilevamento della posizione, di comunicazione e di monitoraggio ambientale acustico e cinetico. Si compone di un dispositivo chiamato KeyFob, dalle dimensioni di una moneta da due euro, che può essere portato con sè, fissandolo a qualunque indumento attraverso un’apposita clip. Il KeyFob comunica con un centro di assistenza (da dove il personale contatta all’occorrenza le forze dell’ordine o un supporto sanitario di urgenza in funzione della natura della segnalazione ricevuta) attraverso uno specifico apparato di sicurezza che offre anche la funzionalità di un telefono cellulare all’interno del quale è collocato il geolocalizzatore ad elevata sensibilità. A permettere di dare l’allarme al centro di assistenza è un tasto presente al centro del KeyFob che contiene due specifici sensori. Il primo di questi, ha spiegato Massimo Defendi, managing director della Synaps, è un microfono in grado di trasferire al centro di assistenza i suoni e le voci presenti nel luogo in cui si trova chi ha fatto la richiesta di aiuto. Attraverso tale sensore può ad esempio essere registrata la voce dell’aggressore. Il secondo sensore presente nel KeyFob è invece un accelerometro triassiale di precisione, in grado di rilevare i movimenti della persona che lo indossa, registrando possibili percosse o cadute al suolo, nonchè l’eventualità che la persona stia correndo per sfuggire a una minaccia.

FONTE: lastampa.it

venerdì 16 ottobre 2009

Tè verde versus cancro: ancora una conferma


Il tè verde contro cancro, colesterolo e malattie cardiache


Ci sono alimenti e sostanze che pare attirino più degli altri le attenzioni dei ricercatori, i quali ci sommergono di studi a raffica, uno dietro l'altro. Oggi, è nuovamente l'ora del tè verde. Già oggetto di numerose ricerche che ne attestano le proprietà benefiche a favore del cuore, del cervello, contro il colesterolo "cattivo" ecc. ecc. La nuova conferma, riguarda invece la possibilità di combattere lo sviluppo di certe forme di tumore del sangue. Questo è quanto sostengono i ricercatori giapponesi della Tohoku University School of Medicine di Sendai che hanno condotto uno studio analizzando le abitudini alimentari e l'assunzione di tè verde di ben 41.761 giapponesi di età compresa tra i 40 e i 79 anni. Tutti i partecipanti erano adulti sani senza storia di cancro o tumori. Dal momento dell'inizio della ricerca sono stati seguiti analizzando periodicamente lo stato di salute con analisi per controllare la presenza di un eventuale sviluppo di tumori del sangue o del sistema linfatico. Dai dati raccolti è emerso che chi beveva regolarmente almeno due tazze al giorno di tè verde aveva il 42% di probabilità in meno di sviluppare il cancro, rispetto a coloro che non bevevano tè o che ne assumevano una sola tazza. Ulteriori analisi hanno anche messo in evidenza come il tè verde protegga dal rischio di sviluppare questo tipo di tumori anche da parte delle persone obese che, in tale condizione, in genere sono considerate maggiormente a rischio.

FONTE: lastampa.it

giovedì 15 ottobre 2009

Ecco il ventilatore senza pale


È UN GROSSO ANELLO DI PLASTICA SU UN PIEDISTALLO CHE PRODUCE UNA CORRENTE D'ARIA FRESCA NELL'AMBIENTE

Il ventilatore del futuro sarà senza pale. Quello che sembra un paradosso è invece l'ultimo prodotto sviluppato dal noto inventore sir James Dyson. Dopo aver progettato e commercializzato con un discreto successo la «scopa elettrica - senza sacchetto», il 62enne britannico ha presentato ora il«Dyson Air Multiplier»: un ventitalore senza ventole, 15 volte più efficiente di quelli tradizionali, sicuro e «semplicissimo da pulire». Gli ingegneri di Dyson hanno impiegato quattro anni di studi per sviluppare e applicare una tecnologia completamente nuova.
QUANTO COSTA - Il gadget - un grosso anello di plastica su un piedistallo - produce una corrente d'aria continua e garantisce così una piacevole e costante frescura nell'ambiente in cui viene posto, dice sir James Dyson. Il ventilatore è stato modificato radicalmente nel suo design originale, design che risale al 1886 da un'idea dell'ingegnere americano Schuyler Wheeler. Il prodotto costa l'equivalente di 212 euro, quasi dieci volte più di un comune ventilatore. Ciononostante, «grazie a queste particolari caratteristiche» sir Dyson è sicuro di «poter convincere la gente a spendere un extra in più per l'apparecchio».
COME FUNZIONA - L' «Air Multiplier», in sostanza, aspira aria grazie ad un motorino posto alla base del dispositivo e la spinge fuori quindici volte più velocemente dei ventilatori tradizionali. Nel cerchio vuoto si forma una sorta di mini tornado, spiega l'inventore. Ogni secondo vengono espulsi 405 litri d'aria fredda. Inoltre, non traballa. Sir James, fondatore e presidente della omonima società - nel frattempo diventato milionario - ha realizzato in passato il primoaspirapolvere che non perde aspirazione. Oggi, gli aspirapolvere Dyson sono venduti in 50 paesi, compresi Regno Unito, Stati Uniti e Canada dove sono leader di mercato. Presso il centro di ricerca, progettazione e sviluppo Dyson, nel Regno Unito, James Dyson collabora con 550 ingegneri e scienziati. Il suo «Dyson Air Multiplier» si rifà in parte ad un altro suo prodotto di successo: l'asciugamani ad aria Dyson, progettato tre anni fa, che ha la caratteristica di asciugare le mani in soli 10 secondi, rimuovendo l’acqua dalle mani come un tergicristallo: purifica l’aria prima di soffiarla sulle mani e utilizza fino all’80% in meno di energia rispetto agli asciugamani ad aria calda. Il prodotto è presente oggi nei bagni pubblici, nelle scuole e i molti uffici della Gran Bretagna.

FONTE: Elmar Burchia (corriere.it)

sabato 10 ottobre 2009

Spazio, scoperto il più grande anello di Saturno


Grazie al telescopio della Nasa Spitzer, e ai raggi infrarossi, è stato individuato alla periferia del sistema di Saturno, in un’orbita inclinata di 27 gradi rispetto al principale anello conosciuto. E' composto di ghiaccio e di polvere allo stato di particelle

E' stato lo Spitzer, il telescopio spaziale della Nasa, a scoprire il più grande anello di Saturno mai osservato prima di oggi. Il laboratorio californiano ha annunciato che l’anello si situa alla periferia del sistema di Saturno, in un’orbita inclinata di 27 gradi rispetto al principale anello conosciuto. Saturno ne conta sette principali.

Il nuovo anello è composto di ghiaccio e di polvere allo stato di particelle, in una atmosfera di -157 gradi Celsius. L’anello è molto esteso e non è facile vederlo, perché non riflette la luce visibile. Il telescopio Spitzer ha potuto localizzarlo grazie ai raggi infrarossi.

In effetti, malgrado il suo intenso freddo, l’anello brilla sotto l’effetto di radiazioni termiche. La massa dell’anello comincia a circa sei milioni di chilometri dal pianeta e si estende su 11,9 milioni di chilometri.

FONTE: quotidiano.net

venerdì 9 ottobre 2009

Plastica biologica , il sacchetto si scioglie al sole


La "plastica" di origine biologica può essere una risposta al problema dei sacchetti della spesa che una volta usati, rimangono per anni nell’ambiente. Il BioTecnoMais è un nuovo materiale, 100% biologico, biodegradabile, idrosolubile e assolutamente atossico, in quanto totalmente privo di derivati plastici o colle, che può essere coniugato nelle più disparate forme e versato ad usi infiniti e che, distruggendosi velocemente in acqua, risolve il problema dei rifiuti e non solo, in quanto l’acqua di risulta sarà arricchita di amido vegetale, quindi anch’essa utile a più scopi, dalla concimazione di piante al nutrimento della pelle. Sono attualmente in via di presentazione i primi oggetti d’uso già in produzione (ma non ancora in commercio) per un futuro ecosostenibile: giochi per bambini, stoviglie idrosolubili, materiali per imballaggio, ma le possibilità di declinazione del nuovo materiale sono davvero infinite, dal design per la casa al giardinaggio, al benessere e alla cosmesi. Un metro cubo di B.T.M. deriva da un’uguale quantità (10 kg) di Amido di Cereali, Farina di Grano e Oli Vegetali miscelati secondo il brevetto elaborato dall’Università di Milano (Dipartimento Distam e Dipartimento di Chimica) su commissione di Aldo Torrini, 80 anni, padre fondatore della Euroecological Italia di Chiusi, nel cui stabilimento avviene tutta la lavorazione, usando macchine originariamente destinate alla produzione di pasta e alimenti, opportunamente modificate. In una sola ora di lavoro - sottolinea Torrini - si producono 20 metri cubi di B.T.M. sia allo stato di granulo sia modellato nei diversi prodotti già disponibili; abbinando il basso costo della materia prima al basso costo produttivo, si ottiene un risultato non solo totalmente biodegradabile ma anche economico e quindi accessibile a grandi masse di potenziali clienti, perché l’ecologia non rimanga appannaggio di pochi privilegiati, ma sia alla portata di tutti.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 7 ottobre 2009

Reggiseni antigas e diamanti di tequila: ecco i pazzi premi degli IgNobel


RICONOSCIMENTI ANCHE AGLI STUDIOSI USA CHE HANNO SPIEGATO PERCHÉ LE DONNE INCINTE NON CADONO IN AVANTI

MILANO – Anche quest’anno sono stati nominati, puntualmente, i vincitori degli ormai noti premi IgNobel, dedicati agli autori di ricerche scientifiche per così dire improbabili, che di primo acchito fanno ridere, ma che a ben guardare hanno un loro perché.
I PREMI – I riconoscimenti alle idee e ai progetti più bizzarri realizzati nel corso dell’ultimo anno sono stati assegnati presso l’Università di Harvard, durante una cerimonia organizzata dal magazine Annals of Improbable Research. Come avviene ogni anno dal 1991, il comitato di giudici dell’edizione 2009 ha nominato un vincitore per ciascuna delle 10 categorie in concorso. B
ANCHE E MONETE - E così l’IgNobel per l’economia è andato ai direttori di tre istituti di credito islandesi, che con il crac hanno dimostrato come le fluttuazioni dei mercati finanziari possono trasformare le piccole banche in grandi banche e viceversa, arrivando perfino a demolire l'economia di una nazione. Imperdibile in tempo di recessione. Il premio per la migliore idea astrusa in campo matematico è andato al governatore della Reserve Bank dello Zimbabwe, Gideon Gono, che per consentire alla popolazione locale di prendere confidenza con i grandi numeri ha fatto stampare banconote in tagli che vanno da 1 centesimo fino a 100 trilioni di dollari del Paese.
EQUILIBRIO E TEQUILA – Un gruppo di antropologi americani si è aggiudicato l'IgNobel per la fisica fornendo la spiegazione del «perché le donne incinte non cadono in avanti», mentre nel campo della chimica è stato premiato un team di scienziati messicani che con la tequila hanno creato pellicole di diamante.
DAI PANDA ALLE MUCCHE - Il Giappone si è invece guadagnato il premio per la biologia grazie a uno studio su come ridurre del 90 per cento i rifiuti domestici attraverso i batteri contenuti nelle feci del panda gigante. Passando poi alla medicina, il californiano Donald Unger è stato premiato per aver dimostrato che – al contrario di quanto gli diceva la mamma quando era piccolo – far scrocchiare le dita delle mani non provoca l’artrite. A tal fine Unger ha fatto scrocchiare le dita della mano sinistra ogni giorno, per 60 anni. Nel settore salute pubblica è stato premiato il reggiseno che in caso di necessità si trasforma in maschera anti-gas per due persone, mentre in campo veterinario ha vinto la dimostrazione che le mucche cui è stato dato un nome producono più latte di quelle anonime.
PRAWO JAZDY E LA BIRRA - L'IgNobel per la letteratura è andato alla polizia irlandese, che per più di 50 volte ha multato l’automobilista più indisciplinato del Paese, tale Prawo Jazdy: peccato che anziché essere un nome e cognome Prawo Jazdy sia semplicemente il polacco per «patente di guida». Infine, il prestigioso IgNobel per la pace è stato vinto da un team svizzero che ha condotto uno studio per comprendere se sia più pericoloso essere colpiti in testa da una bottiglia di birra piena o da una vuota. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, vuota fa più male. Parola di IgNobel.

FONTE: Alessandra Carboni (corriere.it)