giovedì 31 dicembre 2009

Cina, inaugurata la linea ferroviaria più rapida al mondo


La tratta tra Wuhan, nel centro del Paese, e Canton, nel sud, sarà percorsa con i nuovi treni alla velocità media di 350 km orari. Un tragitto di 1.069 km potrà essere coperto in tre ore

Con una velocità media di 350 km/h la nuova nuova linea ferroviaria di alta velocita’ inaugurata oggi in Cina, tra Wuhan, nel centro del Paese, e Canton, nel sud, si attesta come la più rapida al mondo. Lo hanno riferito i media ufficiali.

La linea, lunga 1.069 km e i cui lavori erano cominciati nel giugno 2005, costituisce - ha precisato l’agenzia Nuova Cina - uno dei tronconi di quella che colleghera’ Pechino a Canton, capoluogo della provincia del Guandong, una delle principali zone industriali della Cina.


Mostrando le immagini dei nuovi convogli in partenza dalla stazione di Wuhan, fabbricati grazie a trasferimenti di tecnologia straniera, la televisione ufficiale CCTV ha sottolineato che il tragitto fra le due metropoli sara’ percorso in tre ore, contro le dieci necessarie prima dell’entrata in funzione della nuova linea.

‘’Il treno puo’ raggiungere i 394,2 km orari, e’ il piu’ veloce al mondo’’ ha dichiarato Zhang Shuguang, direttore dell’Ufficio trasporti al ministero cinese delle Ferrovie. Pechino sta realizzando un ambizioso programma di sviluppo ferroviario che mira a dotare il Paese di 120 mila km di linee, contro gli attuali 86 mila, di cui 12.000 ad alta velocita’.

FONTE: quotidiano.net

mercoledì 30 dicembre 2009

Astronomia: la notte di Capodanno ci sara' la 'Luna blu'


Nella notte di Capodanno sara' visibile il famoso fenomeno della 'Luna blu'. Non accade, quindi, solo nelle canzoni, ma si tratta di una vera e propria manifestazione astronomica che non si verificava da vent'anni, secondo gli astronomi dell'Universita' olandese di Groningen. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno che abbia a che fare con il colore del nostro satellite: per 'Luna blu' si intende, infatti, l'avere due lune piene nello stesso mese, evento in effetti raro. L'ultima luna piena risale allo scorso 2 dicembre e lo sara' di nuovo la notte di San Silvestro, almeno per chi osserva il cielo da Europa, Africa e America. (RCD)

FONTE: corriere.it

martedì 29 dicembre 2009

NEUROSCENZE: FERMATA LA MEMORIA IN PROVETTA


Scienziati statunitensi della Case Western Reserve University School of Medicine sono riusciti, per la prima volta, a immagazzinare informazioni all'interno di cellule cerebrali mantenute in vitro. Gli scienziati, che hanno ottenuto un pattern di attivita' specifiche all'interno di cellule particolari del cervello (le mossy cells), hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Nature Neuroscience. Si tratta del primo caso di informazioni "memorizzate" all'interno di tessuto cerebrale in vitro. "I neuroscienziati di solito dividono la memoria in tre tipi: dichiarativa (utilizzata per ricordare fatti o eventi specifici) procedurale (che ricorda attivita' come andare in bicicletta) e di lavoro (che immagazzina informazioni a breve termine)", ha spiegato Ben Strowbridge, ricercatore a capo dello studio. "In questa particolare ricerca, volevamo scoprire quali fossero i circuiti cerebrali specifici responsabili della memoria di lavoro". Utilizzando del tessuto cerebrale di roditori, Strowbridge e colleghi hanno scoperto di essere in grado di riprodurre questa memoria grazie a della stimolazione tramite elettrodi. "Il tessuto cerebrale, isolato dal resto del corpo, era in grado di ricordare da quale dei due elettrodi usati proveniva la stimolazione" ha detto Strowbridge. "Questo tipo di informazione e' rimasta immagazzinata nel tessuto per 10 secondi, lo stesso tempo che si ritrova spontaneamente nei mammiferi, uomo compreso". La memoria, spiega Strowbridge, non e' posizionata in una sola cellula, ma in una popolazione di cellule, e una parte di tessuto puo' effettivamente stoccare le informazioni. "Ci abbiamo messo due anni per ottenere questo risultato: ora i prossimi studi procederanno piu' velocemente poiche' sappiamo quale parte del circuito cerebrale mantiene effettivamente la memoria", ha concluso.

FONTE: agi.it

lunedì 28 dicembre 2009

Prove di teletrasporto alla Star Trek

Al Politecnico della California si tenterà di «spostare» sferette di silicio

Nei fantascientifici esperimenti di teletrasporto che Star Trek ci ha già fatto conoscere nella dimensione fantastica ora gli scienziati tentano il colpo grosso. Finora avevano compiuto la prodezza di teletrasportare le caratteristiche di un atomo da un luogo all’altro. Adesso cercheranno di fare altrettanto con qualcosa di più consistente: delle sferette di silicio. L’impresa è ardua ma già è sulla carta preparata dai ricercatori del Caltech americano, il politecnico della California. Il tutto è stato ufficializzato sui Proceedings of the National Academy of Sciences statunitense.

LASER- Il temerario della meccanica quantistica su cui si basa l’esperimento è Darrik Chang il quale propone di utilizzare fasci di luce laser già predisposti nella loro caratteristiche per essere teletrasportati, proiettandoli su sferette di silicio del diametro di cento nanometri (milionesimi di millimetro) equivalenti a un centesimo del capello umano. In questo modo il fascio di luce compie due operazioni: isola le sferette facendole levitare, eliminando tutti i disturbi ambientali circostanti che potrebbero «impedire» il viaggio, in secondo luogo trasmette le sue proprietà di teletrasporto alle sferette stesse realizzando l’operazione. Se riesce siamo passati dal teletrasporto di singoli atomi al teletrasporto di sferette con 10 milioni di atomi, quindi un oggetto che si avvicina al mondo reale. In altre parole, l’esperimento mira a rendere evidenti a livello di un sistema meccanico di dimensioni vicine a quelle normali i comportamenti strani previsti dalla meccanica quantistica che Einstein bollava come spettrali azioni a distanza. Aspettiamo e vediamo se l’artificio funziona.

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

sabato 26 dicembre 2009

"Top ten" della scienza 2009 e i goal dell'astronomia


Scorrono gli ultimi giorni dell’Anno internazionale dell’Astronomia, che, inaugurato a Parigi a gennaio, si concluderà ufficialmente, e solennemente, a Padova il 9-10 gennaio 2010 nell’aula magna di Palazzo del Bo. Scelta quanto mai simbolica, perché lì Galileo Galilei tenne i suoi insegnamenti di astronomia e fisica sperimentale e proprio in quei giorni di quattrocento anni fa a Padova scopriva i satelliti di Giove. Onore all’INAF, Istituto nazionale di astrofisica, per come ha saputo condurre le iniziative celebrative fino a questo approdo così significativo. Per l’astronomia dal punto di vista comunicativo questo è stato un anno di grande popolarità, una straordinaria opportunità di diffusione. Ma per i suoi progressi nella conoscenza dell’universo e per la scienza in generale, com’è stato il 2009? La rivista americana “Science” ha stilato la sua solita classifica di fine anno con le “top ten”, le dieci scoperte giudicate più importanti. Al primo posto troviamo il ritrovamento di Ardi, l’ominide più antico oggi noto (fino alla prossima scoperta?). L’Ardipithecus ramidus visse 4,4 milioni di anni fa in Etiopia, ben prima di Lucy, che risale a 3,5 milioni di anni fa. L’esemplare di cui si è ritrovato qualche resto era di genere femminile, pesava 50 chilogrammi ed era alto un metro e 20. Diciamo che non si tratta va di una ragazza snella. L’astronomia compare con due scoperte: l’acqua sulla Luna, individuata forse in modo definitivo, dopo varie incertezze, grazie all’impatto della sonda Lcross (disegno) in un cratere vicino al polo sud lunare, e una stella di neutroni dalle caratteristiche particolarmente interessanti, rivelata dal satellite “Fermi”, sensibile alla radiazione a più alta energia. C’è poi un po’ di tecnologia (il laser Slac), fisica un po’ improbabile (ricerche sui fantomatici monopoli magnetici) e, più concreti, alcuni avanzamenti nelle scienze biologiche: la scoperta del Rapamicin, che ha dimostrato di poter prolungare la vita ai topi, dei recettori Aba, che aiutano le piante a resistere alla siccità, la Comeback Therapy, una cura genetica per contrastare i disturbi dello sviluppo. In complesso possiamo dire che non è stato un anno entusiasmante. Ma per ciò che riguarda l’astronomia si chiude con due goal segnati dopo che “Science” aveva scelto le sue scoperte “top ten”. Il primo risultato riguarda il pianeta Mercurio. Sean Solomon, “principal investigator” della missione della Nasa “Messenger”, ha annunciato il completamento della prima mappa che rappresenti il 100 per 100 della superficie del pianeta, risultato di tre flyby di “Messenger” integrati con le riprese compiute negli Anni 70 del secolo scorso dalla navicella “Mariner 10”. La risoluzione ottenuta va da 100 a 900 metri per pixel a seconda delle condizioni di illuminazione e dell’angolo prospettico. Le regioni meno ben conosciute sono quelle polari. La mappa della superficie di Mercurio (pari a 74 milioni 822.794,5 chilometri quadrati) è un mosaico di 917 immagini. Per il loro montaggio una accanto all’altra si è fatto ricorso 5301 punti di riferimento e sono state necessarie 18.834 misure di posizione. Si stima che l’imprecisione residua nell’accostamento delle tessere del mosaico fotografico sia di appena due decimi di pixel. La mappa servirà a organizzare le osservazioni della navicella “Messenger” quando entrerà in orbita intorno a Mercurio nella fase conclusiva della missione. Il secondo è un freschissimo risultato che dovrebbe farci piacere, una specie di regalo di Natale. Non è una nascita ma una specie di ringiovanimento delle stelle fino all’età della culla quella che annuncia la rivista “Nature” nel suo numero in edicola alla vigila di Natale, e a firmare l’articolo è un gruppo di 10 ricercatori con una buona rappresentanza italiana, diretto da Francesco Ferraro dell’Università di Bologna. Il problema è semplice: gli astronomi talvolta si imbattono in stelle giovanissime, cioè in giganti blu, là dove non dovrebbero essercene, cioè fuori da regioni dove esistono condizioni perché possano formarsi nuove stelle. E’ il caso, per esempio, dell’ammasso globulare M 30 (gli ammassi globulari sono di regola formati da stelle vecchissime) che orbita intorno al centro della Via Lattea a una distanza di 28 mila anni luce da noi. Si parla, per queste stelle anomale, di “vagabonde blu”. Ora con il telescopio spaziale “Hubble” sono state studiate 24 stelle blu e un gruppo di altre 21 stelle più fredde e brillanti immerse tra le 600 mila stelle di M 30, vecchie di 13 miliardi anni. Si è così chiarito che queste “vagabonde blu” si sono formate grazie a collisioni tra due stelle vecchie o al “cannibalismo” di una stella più massiccia che come un vampiro (disegno) ha risucchiato materia da un astro di massa minore. In entrambi i casi l’aumento di massa con l’acquisizione di altro idrogeno da usare come combustibile nucleare ringiovanisce le stelle, riportandole alla fase di gigante azzurra. Ciò è avvenuto perché M 30 circa un miliardo di anni ha subito un collasso del nucleo in quanto in esso la densità stellare era diventata troppo elevata.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 23 dicembre 2009

Malaria: scienziata italiana trova modo per distruggere anofele


Un modo per distruggere la zanzara anofele, portatrice della malaria che miete molte vittime soprattutto nei paesi poveri, e' stato scoperto da una scienziata italiana che lavora all'Imperial College di Londra. Flaminia Catteruccia ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista "Plos Biology". basterebbe 'interferire' con la vita sessuale dell'anofele per minarne la sopravvivenza. L'anofele si accoppia una sola volta nella sua vita e quando lo fa deposita nella femmina sperma seguito da un coagulo di proteine e fluido seminale. E' l'unica zanzara a farlo e non e' stato ancora chiarito a cosa serva questo coagulo, ma e' essenziale per mantenere lo sperma nella femmina il tempo necessario per fecondare le uova. In laboratorio i ricercatori del team della Catteruccia sono riusciti a impedire la formazione del coagulo. Questo fa si' che la fecondazione non avvenga. (RCD)

FONTE: corriere.it

lunedì 21 dicembre 2009

Svolta verde del Vaticano: costruirà la più grande centrale solare d'Europa


«Missione impatto zero»: pannelli su 300 ettari dove ora ci sono le antenne della Radio vaticana

Missione: «impatto zero». Il Vaticano intende creare a Santa Maria Galeria, alle porte di Roma, la più grande centrale solare d’Europa. Attraverso l'energia prodotta dai pannelli che saranno stesi su buona parte dei 300 ettari «extraterritoriali» che appartengono allo Stato della Chiesa in quella località, finora nota solo per le antenne della Radio vaticana e per una brutta storia di inquinamento elettromagnetico, con denunce e anche un tormentato processo penale. Ebbene, Santa Maria di Galeria potrebbe diventare il segno più evidente della «opzione verde» del Vaticano. Perchè si compenserebbero a regime (tre o al massimo cinque anni) le oltre 91 mila tonnellate di anitride carbonica (Co2) che lo Stato più piccolo al mondo rilascia annualmente.

KYOTO - Il Vaticano diventerebbe così il primo Stato a ottemperare completamente al protocollo di Kyoto, azzerando le sue emissioni di gas serra. E ottenendo un notevole risparmio per l’acquisto di energia elettrica, di carburante o per «pagare» le multe previste da Kyoto se si sforano i tetti assegnati. Per il momento è ancora un’idea, non sono stati sviluppati dei piani operativi, cioè non c’è ancora un progetto esecutivo, ma vista l’ottima esperienza che la Santa Sede ha fatto con la copertura a pannelli solari della Sala Nervi, quella delle udienze papali del mercoledì, che da oltre un anno fornisce una quota importante del fabbisogno della Sala e dei palazzi limitrofi, al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano hanno pensato di estendere l’esperimento.

I pannelli fotovoltaici che ricoprono l’Aula intitolata a Paolo VI assicurano già una produzione annua di 300 megawattora pari a 25mila tonnellate di anidrite carbonica non emessa da consumi termici ed elettrici, consumi più o meno fissi, esclusi quindi dal calcolo quelli da mobilità. Energia pulita prodotta dal generatore solare e immessa nella rete elettrica vaticana. Il che equivale ogni anno a 80 tonnellate di petrolio non consumato grazie alla «conversione» (in Vaticano usano proprio questo nome) dei malandati pannelli di calcestruzzo e le migliaia di tegolini originali dell'Aula progettata da Pier Luigi Nervi, usurati dal tempo e anche tecnologicamente obsoleti, con 2400 moduli fotovoltaici donati al Vaticano e al Papa tedesco, dalla tedesca SolarWorld Ag e dal suo presidente Franz Asbeck. Era il 2006.

Nel frattempo si è pensato anche ad utilizzare il «solar cooling» per climatizzare una mensa che fornisce pasti a tre, quattrocento persone al giorno. L'impianto è in cantiere e alla fine sarà fatto di 300 metri quadrati di collettori solari a tubi sottovuoto. E saranno altre 30 le tonnellate di petrolio annue non consumate. Mentre i consumi energetici della villa papale di Castelgandolfo ai Castelli romani potrebbero essere sostenuti utilizzando le biomasse, cioè le linee cellulosiche e le deiezioni animali. C’è infine il progetto di ammettere nella città pontificia solo auto elettriche. E l’idea alimentare le strutture di San Giovanni Rotondo, centro della devozione a San Pio da Pietralcina, (la Basilica appartiene alla Santa Sede) con tecnologie fotovoltaiche. Ma, naturalmente è il progetto di Santa Maria di Galeria, quello più importante e decisivo. Nella «missione impatto zero». C’è naturalmente un profilo tecnico ed economico che spinge in questo senso, per far quadrare i bilanci el piccolo Stato, ma c’è ne è un altro simbolico e spirituale: il rispetto del Creato cui tanto spesso ci hanno richiamato gli ultimi due Papi e Benedetto XVI in particolare, anche oggi.

FONTE: M. Antonietta Calabrò (corriere.it)

domenica 20 dicembre 2009

Scoperta un'altra Terra: ma viverci è impossibile


Gli astrofisici: «Tra pochi anni, altre grandi sorprese»

È una “Super-Terra”, distante 42 anni luce da casa nostra. In termini astronomici il nuovo pianeta scoperto dal Centro di Astrofisica dell’Università di Harvard sarebbe dietro l’angolo, incuneato nella costellazione di Ofiuco. Ma in realtà dista quasi 400 milioni di miliardi di chilometri. L’astro, battezzato GJ-1214b, è uno dei rari casi di pianeta “simile” al nostro. Ma la parola “simile” non deve illuderci. Non dobbiamo immaginare un’altra bella Terra, blu, verde e bianca, che galleggia elegante nello spazio: GJ è piuttosto una specie di sauna buia e calda, avvolta in un’atmosfera spessa oltre duecento chilometri composta di elio e idrogeno. Se anche un’astronave potesse mai arrivarci, una volta attraversata la coltre atmosferica, si troverebbe avvolta nel buio, e finirebbe a mollo nell’acqua calda. La temperatura sulla superficie di GJ si aggira infatti fra i 130 e i 200 gradi centigradi. Aver trovato un pianeta con acqua sulla superficie e un cuore composto probabilmente di ferro e nichel è comunque un immenso passo avanti rispetto ai circa 400 pianeti extrasolari che gli astronomi sono riusciti a identificare negli ultimi 15 anni. La stragrande maggioranza di questi altri astri sono gigantesche palle di gas, tipo il pianeta Giove del nostro sistema solare. GJ è invece una super-terra in quanto è più grande del nostro pianeta - la sua massa è circa sei volte quella della Terra - ma non è una palla gassosa, e non è nè eccessivamente freddo nè eccessivamente caldo: «Solo per un soffio non è un pianeta che possa ospitare la vita» ha constatato il professor David Charbonneau, che ha guidato la squadra che ha identificato GJ. La scoperta è stata compiuta con apparecchiature non eccessivamente sofisticate, e Charbonneau spera ora che con uno studio più approfondito con il telescopio Hubble sarà possibile trovare risposte a tutti i quesiti che il nuovo pianeta ha portato a galla. I colleghi delle altre università hanno definito la scoperta «straordinaria»: «In genere - ha spiegato il professor Geoffrey Marcy, dell’Università di Berkeley - quando si cercano pianeti che possano sostenere la vita, li vai a cercare lontano, intorno a stelle calde e grandi come il nostro sole. Invece Charbonneau e i suoi si sono concentrati su circa 2 mila piccole stelle più vicine alla Terra». Molte altre squadre lavorano alla ricerca di pianeti di questo stesso genere, astri abbastanza simili alla Terra da permettere l’esistenza di qualche forma di vita. Nuove scoperte sono attese tra breve, grazie anche al nuovo telescopio Keplero, messo in orbita dalla Nasa lo scorso aprile: «Aspettate un paio d’anni, e vi lasceremo a bocca aperta» promette un altro astrofisico, il professor Alan Boss della Carnegie Institution.

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 19 dicembre 2009

Un chewing gum anti-malaria La diagnosi in pochi minuti


La rivoluzionaria gomma da masticare è stata messa a punto all’università della California. In questo modo non sarà necessario fare l'analisi del sangue, cosa non semplice in Africa o in Asia

Potrebbe essere una svolta per sradicare la malaria, una piaga che ogni anno continua a uccidere oltre un milione di persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Un rivoluzionario chewing gum, messo a punto all’università della California grazie a una borsa di studio fornita da Bill e Melinda Gates, consentirà infatti una diagnosi in pochi minuti, facile proprio come masticare una gomma.

'Maliva', questo il nome del prodotto, è una gomma a cui si attacca la saliva, con nanoparticelle magnetiche ricoperte di anticorpi che riescono ad attrarre le molecole della malaria. Basta appoggiare la gomma in una striscia di carta speciale per capire se chi l’ha masticata ha la malaria o no: le nanoparticelle infatti, legate alle proteine della malaria, dovrebbero lasciare una linea sottile sulla carta, segnale certo del contagio.

Un passo avanti enorme, una volta che il chewing gum sarà distribuito, rispetto all’attuale sistema diagnostico della malaria, cioè la classica analisi del sangue che richiede un prelievo, un medico, un esame al microscopio, oppure un test degli antigeni. Tutte cose non sempre facilmente reperibili in Africa o in Asia.

Secondo i ricercatori, guidati dal prof. Andrew Fung, un prototipo della gomma potrebbe essere pronta entro il 2010. E il metodo 'da masticare' potrebbe diffondersi anche alla diagnosi di altre malattie: "Questa è solo la punta dell’iceberg - spiega Fung - e non c’è ragione perchè questo metodo non possa essere utilizzato anche per diagnosticare altre patologie".

Fonte: AGI

giovedì 17 dicembre 2009

TUMORI: SPRAY ALLA CANNABIS RIDUCE IL DOLORE


TUMORI: SPRAY ALLA CANNABIS RIDUCE IL DOLORE


Spray alla cannabis riduce di un terzo i livelli di dolore nei pazienti malati di cancro. E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Edimburgo e pubblicato sulla rivista Journal of Pain and Symptom Management. I ricercatori hanno testato lo spray su 177 pazienti. Hanno cosi' scoperto che i livelli di dolore sono scesi del 30 per cento rispetto ai malati di cancro che non hanno usato lo spray, nonostante non avessero assunto altri farmaci come la morfina. Lo spray e' stato sviluppato in modo da non influenzare lo stato mentale dei pazienti. Inoltre, i ricercatori hanno pero' detto di non giustificare chi fuma la cannabis in quanto essa puo' aumentare il rischio di cancro. Lo spray agisce attivando le molecole nel corpo, chiamate recettori dei cannabinoidi, che possono fermare i segnali nervosi inviati al cervello dal sito del dolore. Lo spray alla cannabis chiamato 'Savitex' e' gia' stato prescritto per dare sollievo ai pazienti con sclerosi multipla. "Questi primi risultati sono molto promettenti e dimostrano che i farmaci a base di cannabis possono fornire un trattamento efficace per le persone con forti dolori", ha detto Marie Fallon dell'Universita' di Edimburgo. "La prescrizione di questi farmaci - ha concluso - puo' essere molto utile nella lotta contro il dolore debilitante, ma e' importante capire la differenza tra l'uso medico e quello ricreativo".

FONTE: agi.it

Istituto Regina Elena e Municipio Roma XII informano su stili di vita corretti


“Scuola di medicina”: i risultati della ricerca trasferiti ai cittadini al fine di prevenire patologie tumorali

Ogni anno in Italia si registrano 250.000 nuovi casi di tumore, patologia che rappresenta, ad oggi, la seconda causa di morte. Tale dato potrebbe diminuire del 40% se la popolazione mettesse in atto stili di vita corretti: smettere di fumare, sana alimentazione, regolarità per visite ed esami preventivi.

Il Municipio Roma XII EUR in collaborazione con la Direzione Scientifica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena inaugura oggi l’iniziativa ”Vivere Meglio per sensibilizzare i cittadini su “percorsi” di prevenzione oncologica.

La struttura di eccellenza nella ricerca e nella cura dei tumori diffonde le proprie competenze e le pone al servizio della comunità limitrofa al proprio Istituto.

“Vivere Meglio” introduce nel territorio un’esperienza collaudata negli Stati Uniti, i ”Mini Medical School” che hanno l’obiettivo di educare ed informare i cittadini.

Con l’indispensabile supporto dei medici di famiglia del Municipio XII, si avvia così un percorso per una maggiore consapevolezza nella cura della propria salute.

“Questa iniziativa – ha detto Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Istituto Regina Elena e dell’Istituto San Gallicano - costituisce un ulteriore contributo che gli Istituti Regina Elena e San Gallicano intendono offrire nei confronti del territorio. Il ciclo di incontri con i cittadini del XII Municipio deve essere interpretato come uno stimolo per le istituzioni locali e regionali, affinché ognuno degli attori che agiscono sul territorio svolga il proprio ruolo. L’informazione sulla prevenzione oncologica deve essere garantita da una combinazione di interventi cui il nostro Ente non intende sottrarsi.

Metteremo a disposizione le risorse degli Istituti Regina Elena e San Gallicano - Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico - per avviare e coordinare un percorso che interessa l’area territoriale di ogni Azienda Unità Sanitaria Locale di riferimento. Ricordiamo che l’Istituto Regina Elena è stato individuato quale hub oncologico regionale e che l’Istituto San Gallicano è stato riconosciuto quale hub regionale nel campo della dermatologia oncologica.

“Lavoriamo essenzialmente con la ricerca applicata, - ha sottolineato Paola Muti, Direttore Scientifico Dell’Istituto Regina Elena - pertanto desideriamo che le persone siano informate su quello che facciamo e sui nostri progressi, perché la ricerca è da una parte speranza e dall’altra etica. Abbiamo la fortuna che presso il nostro municipio questo messaggio è stato fortemente recepito. Già dallo scorso anno siamo andati ad incontrare i ragazzi dei licei del Municipio e abbiamo assegnato dei premi a coloro che si sono mostrati particolarmente interessati e sono poi venuti a frequentare i nostri laboratori per una settimana. L’iniziativa ha avuto molto successo e su questa scia abbiamo proposto al municipio una sorta di “piccola scuola di medicina” per informare su come si fa prevenzione. Tratteremo di prevenzione generale, delle cause virali dei tumori come nel caso dell’HPV, che vede il nostro Istituto impegnato nella vaccinazione come prevenzione dei carcinomi della cervice uterina, della prevenzione applicata attraverso la dieta o attraverso sostanze che sembrano avere attività anticancerogene. Parleremo dei tumori più frequenti tra la popolazione, e poi concluderemo con una sezione molto interattiva organizzata per la prevenzione dei tumori femminili. Siamo una istituzione aperta dove si affrontano i temi dei tumori in maniera diretta con grande speranza e assoluto impegno per un futuro che di certo sarà ricco di novità nel campo della prevenzione, della diagnosi e della terapia. La lotta contro questa malattia deve essere forte del contributo dei ricercatori dei clinici e dei cittadini tutti.”

“Oggi diamo un esempio di quel programma di integrazione sociosanitaria che una istituzione illuminata dovrebbe compiere – ha concluso Gemma Gesualdi, Assessore alle politiche sociali - Nel programma dei servizi sociali abbiamo sempre lavorato perché tutto questo potesse accadere. Partiamo dal nostro municipio per un primo passo teso a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini, con l’obiettivo di realizzare un progetto pilota da estendere a tutti i Municipi di Roma. Solo attraverso l’informazione potremo migliorare la nostra vita e compiere una reale prevenzione.”

Il progetto “Vivere meglio” prevede a partire da oggi i seguenti appuntamenti:

16 dicembre 2009 – ore 17.00
“La prevenzione delle malattie e’ vivere meglio”
Prof.ssa Paola Muti – Direttore Scientifico IRE

15 gennaio 2010 – ore 17.00

“Conoscere i tumori per evitarli: i tumori sono malattie diverse tra loro anche quando sembrano uguali.” Dr. Giovanni Blandino & Dr. Sergio Galanti

12 febbraio 2010 – ore 17.00

“La vaccinazione contro i virus che possono causare tumore: una nuova prevenzione di lungo periodo.” Dr.ssa Amina Vocaturo

12 marzo 2010 – ore 17 Teatro Tenda – Piazza Cina

“Ci sono sostanze che aiutano ad evitare i tumori? Bastano la frutta e la verdura? L’alcool fa male?” Prof.ssa Paola Muti & Dr.ssa Maddalena Barba

16 aprile 2010 – ore 17.00

“I tumori più diffusi: colon, prostata, seno e polmone; l’importanza di conoscerli meglio.” Dr.ssa Marcella Mottolese e Dr.ssa Patrizia Vici

14 maggio 2010 – ore 17.00

“La salute della donna.”Incontro interattivo con le donne del Municipo XII su menopausa, terapia sostitutiva, screening alla mammella, pap-test.

Prof.ssa Paola Muti

Lorella Salce Simona Barbato

Capo Ufficio Stampa IFO Ufficio Stampa IFO

06 52662753 348 5294272 06-52662860 349 6480629

mercoledì 16 dicembre 2009

Nel 2012 arriva il vaccino per dire addio alle sigarette


Liberarsi del vizio del fumo con una puntura. Sarà possibile dal 2012, quando verosimilmente sarà in commercio il primo vaccino al mondo per la disassuefazione del fumo da sigaretta. Il farmaco, NicVAX, è prodotto da GlaxoSmithKline ed è in avanzata fase di sperimentazione: a ottobre 2009 sono stati avviati due studi di fase III, che saranno completati entro il 2011, e secondo Giuseppe Recchia, vicepresidente direzione medica e scientifica GSK, «il vaccino sarà in commercio dal 2012».

Il farmaco si basa su un sistema semplice ma rivoluzionario: non potendo attaccare direttamente la dipendenza da fumo (che, ovviamente, non è un virus), il vaccino stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi in grado di legarsi alle proteine della nicotina, di fatto rendendole più “grandi” e pesanti e impedendo loro il passaggio nella stretta barriera emato-encefalica e l’ingresso nel cervello.

Assumendo il farmaco, in sostanza, la nicotina fumata entra in circolo nel corpo ma non riesce a raggiungere il cervello e a stimolare i neuroni a produrre dopamina e quindi sensazione di piacere, il meccanismo che normalmente crea dipendenza. Il vaccino potrà essere assunto sia in via preventiva che terapeutica.

«Puntiamo molto su questo vaccino - spiega Recchia - tanto che ne abbiamo acquistato i diritti tre settimane fa da un’azienda Usa. La nuova frontiera è nei vaccini terapeutici: ne abbiamo in fase di sviluppo avanzato diversi, da quello contro la malattia a quello contro la dipendenza da cocaina, e anche alcuni contro diversi tipi di tumore e diabete. Tutti con l’adiuvante».

Il più avanti nello sviluppo è proprio il NicVaX, studiato finora in 480 soggetti negli studi di fase I e II. In particolare nello studio di fase II, condotto in fumatori di oltre 24 sigarette al giorno, il vaccino ha dimostrato di agire sulla dipendenza nel doppio dei soggetti rispetto al placebo, con l’astinenza completa dalle sigarette nelle settimane tra la 19ma e la 26ma dall’inizio del trattamento. E anche il numero dei pazienti “in astinenza” a 12 mesi dall’inizio è risultata molto superiore ai pazienti trattati con placebo.

Lo studio, dicono gli esperti, ha insomma confermato che il concetto alla base dello sviluppo del vaccino, ovvero che il legame della nicotina con un anticorpo indotto dal vaccino aiuta a disassuefare il fumatore dal fumo di sigaretta, funziona pienamente anche nell’uomo.

FONTE: lastampa.it

martedì 15 dicembre 2009

Cardo mariano, un toccasana per il fegato. Anche contro i danni da chemio


La pianta riduce l'infiammazione del fegato a seguito di trattamenti chemioterapici

I farmaci chemioterapici utilizzati nella lotta contro il cancro possono tuttavia sortire effetti indesiderati come, per esempio, danneggiare il fegato. Il cardo mariano invece contiene una sostanza antiossidante attiva chiamata Silibina che, tra gli altri, stimola l'attività dell'enzima Superossido Dismutasi (SOD) che è un vero e proprio spazzino dei radicali liberi. E, a supporto della tesi secondo cui il latte della pianta riduce l'infiammazione epatica, ci sono numerosi studi scientifici che ne attestano le proprietà nel prevenire e curare i danni al fegato causati, per esempio, dall'alcol e da malattie come l'epatite, la cirrosi o altri tipi d'infiammazione o infezione. Per confermare quanto suggerito dalle precedenti ricerche gli scienziati del Columbia University Medical Center di New York hanno condotto uno studio su 50 bambini sottoposti a trattamento di chemioterapia contro la leucemia linfoblastica acuta (LLA). Come sempre avviene in questi casi, i ricercatori premettono che ulteriori ricerche saranno necessarie, «tuttavia i risultati sono promettenti» ha dichiarato la dr.ssa Kara M. Kelly, oncologo pediatra presso il CUMC. Valutando i risultati bisogna anche tener conto che al momento non esistono altri metodi per proteggere il fegato dagli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, fanno notare i ricercatori e due terzi dei bambini sottoposti a chemio sviluppano tossicità epatica. L'infiammazione poi è un fatto comune di tutti i trattamenti, e l'atteggiamento attuale dei medici nei suoi confronti è quello di ridurre le dosi cosicché questa si possa in qualche modo attenuare. Ecco perché si è cercata un'alternativa. All'inizio dello studio, i 50 bambini presentavano tutti un'infiammazione al fegato ed erano sotto trattamento chemioterapico. Questi sono stati suddivisi in modo casuale in due gruppi. Agli appartenenti al primo gruppo è stata somministrata ogni giorno una capsula contenente del latte di cardo mariano, mentre a quelli del secondo gruppo una capsula placebo (inattiva). Dopo circa un mese quelli che avevano assunto la capsula con il latte di cardo mariano presentavano più bassi livelli di due enzimi epatici – segno di minore infiammazione del fegato - rispetto a quelli del gruppo di controllo che aveva assunto il placebo. I bambini del primo gruppo hanno anche mostrato una minore percentuale di necessità di ridurre la dose dei farmaci (61% contro il 72%) rispetto ai bambini del gruppo di controllo. A conclusione dello studio, la dr.ssa Kelly e colleghi ricordano che prima di intraprendere qualsiasi altra cura in integrazione a quella attuale è necessario rivolgersi al proprio medico e che sono necessari ulteriori studi per verificare gli effetti a lungo termine del latte di cardo mariano sul fegato.
(lm&sdp)

Source: lo studio è stato pubblicato sulla versione online della rivista "Cancer".

venerdì 11 dicembre 2009

ITALIANI PIU' VECCHI E PIU' LONGEVI, 61% STA BENE


Gli italiani invecchiano, vivono piu' a lungo e si sentono bene. Lo dimostrano i dati contenuti nella Relazione sullo Stato sanitario del Paese 2007/2008 presentato dal ministro Maurizio Sacconi e dal viceministro della Salute Ferruccio Fazio. Nel 2009 l'indice di vecchiaia (rapporto tra popolazione ultrasessantaquattrenni e quella con meno di 15 anni) e' pari al 143%. Il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d'Italia, particolarmente quelle settentrionali e centrali. Gli individui con piu' di 64 anni hanno raggiunto il 20,1% della popolazione mentre i minorenni sono solo il 17%. Il 61% della popolazione italiana si considera in buona salute mentre il 6,7% da' una valutazione negativa delle proprie condizioni di salute. In generale, la proporzione di quanti dichiarano di sentirsi male o molto male e' piu' alta tra le donne e il divario aumenta al crescere dell'eta'. In base ai dati del 2005 si evidenzia che degli 83,7 anni mediamente vissuti da una donna, solo 51,6 sono vissuti in buona salute mentre per un uomo dei 78,1 anni vissuti in media 54,5 sono vissuti in buona salute. La caratteristica dello svantaggio femminile in termini qualitativi e' comune a tutte le regioni. Lo scenario che si configura invece in termini di aspettativa di vita libera da disabilita' e' sicuramente migliore di quello delineato dall'indicatore della speranza di vita in buona salute ed in questo caso emerge un vantaggio femminile. Nel 2005 un uomo di 65 anni si aspetta di vivere ancora 17,5 anni di cui 14,9 anni in piena autonomia; mentre le donne sessantacinquenni hanno una speranza di vita pari a 21,3 anni dei quali 16,2 liberi da disabilita'. Si osserva inoltre un'evoluzione positiva tra il 2000 e il 2005: all'aumento della speranza di vita totale corrisponde un incremento maggiore di quella libera da disabilita'.

FONTE: agi.it

mercoledì 9 dicembre 2009

La strada più sicura per casa? Adesso te la indica il cellulare


Il programma Stumble Safely mette insieme le informazioni raccolte dalla polizia nei vari quartieri. Si sperimenta a Washington e San Francisco


Leggersi tutta la documentazione sullo stato di sicurezza della propria città non è il massimo del divertimento, ma se queste informazioni vengono catalogate e assemblate nel modo giusto possono rivelarsi molto utili. Specie se bisogna tornare a casa la sera in una grande città e a maggior ragione se questa città è Washington o San Francisco, dove solo nell'isolato di Tenderloin si registrano più reati quotidiani che in una qualunque città italiana di medie dimensioni. Ma Frisco è anche la capitale mondiale delle nuove tecnologie, e dunque il sistema più innovativo per garantire il rientro a casa in perfetta incolumità non poteva che essere sperimentato qui. Sviluppata da un'azienda di Washington, l'applicazioneStumble Safelyconsente di scandagliare e mettere insieme, via web e tramite cellulare, le informazioni raccolte dalla polizia nei vari quartieri, comunicando in tempo reale all'utente quali sono le strade da evitare e qual è il percorso più sicuro per tornare a casa, a piedi, in macchina o con i mezzi. Una delle primissime città ad essere oggetto di sperimentazione, insieme a Washington, è San Francisco e la scoperta segna un passo importante per la società americana: da tempo infatti i governi locali lottano, spiega il New York Times, per usare la rete in modo intelligente, mettendo i dati della polizia a disposizione del cittadino per aumentare la sicurezza e ridurre il livello di criminalità. Secondo il sindaco di San Francisco Gavin Newsom, "si tratta di una svolta vera e propria: questo programma cambierà per sempre il modo di interagire tra cittadini e amministrazione". Il dipartimento di polizia della quarta città della California è stato molto coraggioso, dichiarandosi aperto all'opportunità di mettere i dati a disposizione della società e abbattendo il muro di segretezza che sempre circonda gli archivi degli addetti all'ordine pubblico. E' troppo presto, conclude il New York Times, per capire se il programma funzionerà o meno, ma si tratta di un traguardo importante. Un qualcosa di simile è già stato realizzato con il sito CleanScores, che fornisce informazioni sui luoghi più igienicamente sicuri dove andare a mangiare, sempre utilizzando i dati raccolti dalle ispezioni di controllo degli addetti ai lavori. Anche After School Special, pensato per informare i genitori sulle migliori attività post-scolastiche offerte dalla città di San Francisco e sulla qualità delle mense, si è rivelato utile ed è stato realizzabile grazie alla collaborazione fra scuole, librerie e ristoranti della città. L'ultimo esempio virtuoso riguarda la Grande Mela: il programma Trees Near You, tuttora operativo sul cellulare di moltissimi newyorkesi, permette di identificare gli alberi sparsi per la città: una chicca per appassionati di pollice verde, ma anche una scusa per recuperare il rapporto con l'anima "green" di New York. Il matrimonio fra tecnologia e pubblica sicurezza procede insomma a gonfie vele, per lo meno stando ai successi riscontrati finora. "E' dagli anni '60 che gli studiosi cercano di mettere i dati raccolti dalle amministrazioni americane a disposizione di tutti - spiega Eric Gundersen, presidente della Development Seed, la compagnia di Washington che ha creato il programma Stumble Safely - ma ciò è stato concretamente possibile solo un anno fa. Il problema ora è evitare che l'utilizzo di questi dati si trasformi in abuso e che queste applicazioni si moltiplichino in modo disordinato e illegale". Un'altra paura è quella che la stessa idea venga sviluppata per creare programmi che permettano ai governi locali di scoprire, ad esempio, chi fa il proprio lavoro e chi no, o viceversa ai cittadini di coalizzarsi contro le istituzioni. Insomma, che si venga a creare una situazione di totale mancanza di privacy, in cui tutti possono venire a conoscenza di tutto, con un semplice click sul cellulare. Ma forse è meglio considerare un problema alla volta: per il momento l'applicazione è in fase di sperimentazione e il suo unico scopo è quello di far tornare a casa sani e salvi i cittadini americani.

FONTE: Sara Ficocelli (repubblica.it)

martedì 8 dicembre 2009

Stress, dal sonno gli indicatori del malessere


Misurare oggettivamente la vulnerabilità individuale allo stress: è uno dei primi risultati degli esperimenti condotti dal Centro Extreme - team composto ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr), della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa - sui sei astronauti impegnati nella simulazione del viaggio spaziale verso Marte. «Abbiamo svelato correlazioni inedite e assolutamente inaspettate fra qualità del sonno e livello di stress», osservano Remo Bedini (Ifc-Cnr) e Angelo Gemignani (Università di Pisa), co-fondatori del centro multidisciplinare. «La misurazione del sonno, basata su rilevazioni elettroencefalografiche non invasive e originali, sia per la registrazione sia per l’elaborazione dei segnali, getta le basi per poter misurare oggettivamente i livelli di stress del singolo individuo». Che lo stress alteri la qualità e la quantità del sonno è un dato noto da tempo, «ma che la Sleep Slow Oscillation (SSO), l’onda madre del sonno ad onde lente (il sonno ristoratore), rappresenti un target specifico dell’ormone dello stress (cortisolo) è un dato del tutto innovativo», proseguono i ricercatori di Extreme. «In altre parole i risultati preliminari del Centro, realizzati grazie all’analisi della SSO con un nostro algoritmo originale, indicano che elevati livelli di cortisolo sono in grado di alterare significativamente le proprietà della SSO e quindi la sua funzione omeostatica». La ricerca, concludono Bedini e Gemignani, «apre uno scenario sulla potenziale misura ’attitudinalè della persona allo stress, legata a un preciso periodo temporale e alle particolari condizioni operative in cui essa agisce, e potrà contribuire alla determinazione dei profilo di rischio dei singolo individui e dunque fornire un contributo essenziale alla moderna medicina predittiva».

FONTE: lastampa.it

lunedì 7 dicembre 2009

CLIMA: 12 GIORNI PER SALVARE IL PIANETA


Dopo oltre due secoli, a Copenaghen il mondo cerca una nuova rivoluzione industriale. Per dodici giorni, 192 Paesi e piu' di cento capi di Stato e di governo - tra cui quello statunitense, Barack Obama e il premier cinese, Wen Jabao - si danno l'appuntamento per siglare un patto per stabilizzare il clima del pianeta. L'obiettivo del summit, che si concludera' il 18 dicembre, e' arrivare a un accordo che permetta di sostituire il protocollo di Kyoto, che scade nel 2012. L'annuncio che Obama sara' presente alla fase finale del negoziato ha ravvivato l'ottimismo e l'attesa sui risultati e' cosi' palpabile che l'Onu, raggiunta quota 5.000, ha sospeso gli accrediti dei giornalisti. L'obiettivo largamente condiviso del summit e' di limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi. Gli esperti stimano che per riuscirci occorre dimezzare le emissioni entro il 2050 rispetto al 1990. Finora, pero', gli impegni annunciati dai Paesi industrializzati per il 2020 implicano un calo tra il 12 e il 16% delle loro emissioni, contro il 25-40% auspicato. Gli Usa, che con Barack Obama (atteso a Copenaghen il 18) hanno riportato il clima tra le loro priorita' politiche, si sono impegnati a ridurre del 17% le loro emissioni entro il 2020. Ma la Cina e l'India, pur professando la loro buona volonta', sono pronte a ribadire le "responsabilita' storiche" dei Paesi industrializzati nel riscaldamento globale e a farle pesare sul tavolo del negoziato. L'Ue che si era gia' impegnata a ridurre le sue emissioni del 20 per cento rispetto al 1990, sta valutando se puo' arrivare al 30 per cento. La bozza danese prevede un taglio delle emissioni del 30 per cento entro il 2020, del 50 per cento entro il 2050. Le posizioni rimangono distanti, ma la presenza dei capi di Stato (non era mai piu' accaduto, dopo il vertice di Rio) fa sperare che si arrivi a un accordo politico sostanzioso. Uno dei temi piu' spinosi rimane quello del finanzimento dei costi che i Paesi poveri dovranno sostenere per poter adottare tecnologie pulite e cosi' ridurre le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra. Un'ipotesi di accordo e' che i Paesi ricchi finanzieranno 10 miliardi di dollari all'anno, a partire dal 2012. Il segretario generale della Conferenza, Yvo de Boer, ha chiesto una corsia preferenziale per lo stanziamento di 30 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, una proposta sostenuta dall'Ue ma che incontra forti resistenze.

FONTE: AGI.it

domenica 6 dicembre 2009

Epatite C, una molecola sembra fermare il virus


Blocca sostanza indispensabile per il replicarsi del virus, testato positivamente sugli scimpanzé

Nuove speranze per chi fa i conti con l’epatite C, stando alle stime circa 170 mln di persone nel mondo. Una nuova molecola messa a punto da un’azienda danese, la Santaris Pharma A/S, sembra in grado di mettere al tappeto il virus sconfiggendo la malattia. Il ritrovato, che ha guadagnato le pagine della rivista Science destando subito la curiosità degli addetti ai lavori, sugli scimpanzé funziona: testato su quattro animali con infezione cronica da epatite C per 12 settimane, nei due scimpanzé a cui era stata somministrata la dose maggiore (5 milligrammi) il farmaco ha ridotto di 350 volte la concentrazione virale nel fegato e nel sangue, inibendone dunque la riproduzione. Come? Agendo in maniera del tutto diversa rispetto ai medicinali anti-epatite attualmente sul mercato. L’innovativa molecola, infatti, blocca un piccolo Rna (catena polinucleotidica) prodotto dal fegato e indispensabile affinché il virus possa replicarsi colonizzando l’organismo. Da qui, la capacità del farmaco di ridurre il carico virale. Ora la sperimentazione è già passata agli uomini, partendo dai sani per accertarne la sicurezza. A dare speranza a chi fa i conti con l’epatite C, anche un altro aspetto: SPC3649, questo il nome della molecola, non agendo direttamente sul virus ma prendendo al lazo il “microRna122”, non induce la farmaco-resistenza, molto diffusa tra chi è alle prese con l’epatite C. «La nuova terapia potrebbe sostituire un giorno l’interferone nei futuri mix di farmaci contro l’epatite C - spiega Robert Lanford, studioso della Southwest Foundation for Biomedical Research a San Antonio che ha guidato la sperimentazione - e potrebbe essere usata anche da sola o dopo il trapianto di fegato».

FONTE: lastampa.it