sabato 6 febbraio 2010

Nasce la super pillola che ci farà vivere cent'anni


Si tenta di unire tre geni della "lunga vita": due incrementano la produzione di colesterolo buono, riducendo il rischio di ictus e malattie cardiache. Uno è alla base della prevenzione del diabete


E' LA PILLOLA dei sogni e dei desideri. Quella che ti promette di vivere cent'anni e non sentirli come un peso ma un'opportunità. Che ti offre un'esistenza lunga due vite, per ricominciare a pensare il futuro quando, una volta, era solo tempo di ricordi. Una pasticca e via, per superare il secolo con nonchalance, senza l'assillo del colesterolo, gabbando il diabete, schivando l'Alzheimer e i problemi di cuore. Il tutto in allegria, senza imporsi uno stile di vita monacale, dimenticando restrizioni ascetiche, mortificazioni della carne e del gusto e obblighi sportivi. Viene da lontano la speranza di un futuro a tre cifre come realtà comune e senza acciacchi. Il segreto è nascosto nel corredo genetico degli ebrei Ashkenaziti, famosi per vivere abitualmente sino a 100 anni, visto che dal loro sangue gli studiosi americani avrebbero tratto la risposta, la possibilità di una quarta età serena e vitale. Per tutti. Potrebbe infatti essere pronta tra tre anni la "pillola dell'eterna giovinezza", come la chiama chi conosce il desiderio di combattere il tempo. Se ne occupano già diversi laboratori negli States, dicono i ricercatori dell'Institute for Aging Research all'Einstein college of New York che, guidati dal genetista Nir Barzilai, hanno portato avanti lo studio partendo da un'analisi approfondita e genetica di centinaia di ebrei arrivati dall'Europa dell'Est. "Le possibilità di vivere fino a cent'anni sono mediamente una su diecimila - spiega Barzilai - ma nel gruppo dei 500 ebrei Ashkenaziti esaminati le possibilità salivano a 20 volte di più nonostante il 30% di loro fosse obeso o in sovrappeso e un altro 30% avesse fumato due pacchetti di sigarette al giorno per più di 40 anni". Della serie: ci sono geni che salvano nonostante comportamenti lontani da ogni buona regola alimentare e di salute.
L'équipe di Barzilai ha allora iniziato ad analizzare campioni di sangue prelevati dagli Ashkenaziti. "Tra due milioni di marcatori genetici esaminati - osserva - ne abbiamo trovati tre che sembravano essere più presenti nei nostri centenari: due legati all'aumento del colesterolo buono e uno collegato alla prevenzione del diabete". Da qui l'idea della composizione, il tentativo degli studiosi di creare una mistura che mimi gli effetti protettivi di questi geni. La pasticca dovrebbe quindi contenere quelli che gli americani chiamano i tre geni della longevità: due che incrementano la produzione del cosiddetto colesterolo buono, riducendo il rischio di malattie cardiache e ictus, e uno che previene il diabete. La compressa miracolosa prometterebbe secondo gli studiosi di eliminare patologie come il diabete, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache, concedendo una vita centenaria e in salute. Gli scienziati italiani sono scettici sulla scoperta americana, o meglio, sulla trasformazione delle intuizioni scientifiche sui geni protettori in pastiglie di uso comune. Così per chi non è nato con parenti centenari che garantiscano buone prospettive, oltre a un'alimentazione parca e salutista, buoni rapporti sociali e familiari dovrà in buona pace aspettare i progressi dell'ingegneria genetica che permetterà di inserire i geni della longevità nel Dna di ogni bambino. Consolandosi nel frattempo con le statistiche che azzerano, superano, stracciano le più rosee previsioni. Nel 1924 si stabilì che, al massimo, gli uomini e le donne avrebbero vissuto sino a 64 anni. Nel 2000 si sono dovuti arrendere all'evidenza e alzare l'asticella a ottanta. Prontamente superati dalla realtà che racconta di un mondo popolato da schiere di ultranovantenni. In Italia sono ormai un piccolo esercito: erano poco più di tremila nel '90, gli ultimi dati raccontano di quasi 12mila centenari decisi a resistere. Con grinta.

FONTE: CATERINA PASOLINI (repubblica.it)

Nessun commento: