lunedì 3 maggio 2010

Dall'apnea, all'alta quota, ai pesi: le risposte ai limiti dell'uomo


Dall'apnea al sollevamento pesi a quanto si resiste senza ossigeno in alta quota: i limiti che l'uomo può raggiungere sono passati in rassegna dal settimanale britannico New Scientist. Apnea: molte persone hanno difficoltà a trattenere il respiro per più di un minuto. C'è chi invece, come Stephane Misfud, è riuscito a farlo per 11 minuti e 35 secondi, stabilendo il nuovo record di apnea statica. Quando si è immersi in acqua fredda, i vasi sanguigni più esterni si restringono, inviando il sangue dalle estremità al cuore e al cervello. Il ritmo cardiaco rallenta, e con l'allenamento si può diminuire di due volte il battito del cuore. Per i ricercatori non è stato ancora raggiunto il limite, che dovrebbe essere di 15 minuti.

Radiazioni: La dose di radiazioni assorbite, misurate in sievert, è calcolata considerando il tipo di radiazione e l'area del corpo da irradiare. Tutte le morti accidentali si sono verificate con 4,5-6 sievert ricevuti in pochi giorni. Una dose enorme, se si considera che ogni anno riceviamo una media di 2,4 millisievert da fonti naturali, come il radon. La soglia per una morte prematura si attesta sui 2 sievert, ed è molto probabile a 6 sievert, anche se un uomo, David Ferreira, nel 1987 ne ricevette 7, ed è sopravvissuto, morendo nel 1994 di cirrosi epatica da alcol.

Peso: il sollevatore di pesi inglese, Andy Bolton, ha stabilito il record di 457,5 kg sollevati da terra alla sua coscia. Uomini come lui sono 5-6 volte più forti rispetto agli altri, che lottano per sollevare 45 chilogrammi. Il record per il sollevamento in alto, sopra la testa, è di 263,5 chili. Secondo Todd Schroeder dell'università della California del Sud, «i sollevatori, anche quelli che usano steroidi, sono ormai vicini al limite del potenziale umano. Sono i muscoli infatti a decidere i limiti».

Altidudine: l'altitudine produce strani effetti sul corpo, in gran parte per la ridotta pressione dell'ossigeno nell'aria. Stando per un periodo prolungato a 5.000 metri, la massa muscolare si deteriora e il rischio di un'accumulazione fatale di fluidi nei polmoni e nel cervello aumenta. A 7.500 metri, la carenza di ossigeno può portare all'incoscienza e alla morte. Molti possono adattarsi all'altitudine se hanno il tempo di acclimatarsi. Se si arrivasse infatti sull'Everest a 8.848 metri senza acclimatamento prima, probabilmente si morirebbe nel giro di 2 minuti. Solo Babu Chiri Sherpa è riuscito a salire in cima senza ossigeno supplementare, per 21 ore nel 1999.

FONTE: ilmessaggero.it

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