mercoledì 12 maggio 2010

La faccia selvaggia delle lune


Oceani sotto i ghiacci, eruzioni titaniche, fiumi di metano e geyser acidi. I satelliti scoperti da Galileo 400 anni fa sono mondi per esseri "estremi"

Quattrocento anni fa Galileo scopriva con il suo cannocchiale le prime 4 lune attorno a Giove. Era uno sfregio certificato empiricamente alla perfezione tolemaica del cielo. Il secondo, in realtà, dopo la faccia butterata della Luna con la elle maiuscola, la nostra, svelata sempre dall’occhio meccanico costruito dal grande di Pisa. Galileo dimostrava, nel 1610, che c’erano altri corpi ruotanti attorno ai principali pianeti e che il nostro satellite non era l’immagine immacolata dell’eterna imperturbabilità del cielo, ma il volto vissuto di un astro antico e invecchiato. Oggi il catalogo delle lune nel Sistema solare ha raggiunto quota 170. Più si affievolisce la speranza di trovare una qualche forma di vita su Marte, l’unica altro pianeta candidato ad ospitarla oltre al nostro, più su di esse si concentrano gli sforzi di esplorazione. Le lune giganti di Giove e Saturno sono quanto di più simile alla Terra c’è nell’arco di qualche miliardo di km, la massima distanza che possiamo immaginare di raggiungere, a meno che qualche frattura nello spazio-tempo non ci consenta di balzare su altre galassie. Sono sorelle un po’ più piccole, e molto più fredde, della Terra. Sono coperte da oceani di ghiaccio, solcati da fiumi di metano, scosse da eruzioni vulcaniche migliaia di volte più potenti di quella dell’islandese Eyjafjallajokull. Quando la sonda Huygens, nel 2005, ha mandato le prime immagini ravvicinate di Titano, il maggiore satellite di Saturno, uno dei ricercatori che le analizzavano, alla vista di laghi, colline, piane paludose e dune, ha esclamato: «Sembra l’Inghilterra». Solo che i laghi e le montagne erano rispettivamente di gas propano liquido e ghiaccio. «Inferni di ghiaccio». Così sono state soprannominate le lune dei pianeti giganti gassosi del Sistema solare, dove le temperature oscillano tra i 100 e i 200 sotto zero. Io ed Europa sono immense palle di acqua ghiacciata. Sotto la crosta però ribolle un mondo promettente di vita. Su Europa l’attrazione gravitazionale di Giove crea maree interne che generano energia, scaldano e mantengono l’acqua allo stato liquido. Venti idrotermali battono il fondo del mare, ricco di molecole base degli idrocarburi, i mattoni degli organismi. La superficie di Io è invece sventrata da eruzioni che creano fiumi di lava lunghi fino a 50 km: il magma che sputano le fontane di Io è 100 volte quello contenuto da tutti i vulcani terrestri, su una superficie che è solo un dodicesimo.

Ancora più violento è l’habitat di Encelado. Sesto satellite di Saturno in ordine di grandezza, con un diametro di 500 km, ha la caratteristica di riflettere, con la sua superficie abbacinante, il 99% della luce solare. E’ stato osservato per la prima volta dalla sonda Voyager negli Anni 80 e da allora è una delle «star»: una batteria di geyser titanici vicino al Polo Sud sparano in orbita getti di vapore e pezzi di ghiaccio che ricadono sotto forma di neve e levigano la superficie della luna come un campo da hockey. Una parte però sfugge alla gravità e finisce a formare un anello nebbioso attorno a Saturno. Tra le lune osservate da Galileo la più massiccia è Ganimede, 5270 km di diametro, più del pianeta Mercurio e una volta e mezza la Luna. E’ l’unica luna ad avere un campo magnetico proprio, segno di un nucleo metallico liquido. Ha anche un tenue atmosfera di ossigeno e forse un grande lago salato a 200 km di profondità, tra due strati di ghiaccio sotterraneo (scoperto dalla sonda Galileo nel 1995). Ma il «coppiere» di Giove non dà segni di vita, almeno in superficie. E il nostro satellite? Le ultime ipotesi dicono che l’esserci accoppiati, circa 4 miliardi e mezzo di anni fa, è stata decisivo per lo sviluppo della vita. Un corpo massiccio come quello della Luna ha regolarizzato l’oscillazione dell’asse di rotazione terrestre, quell’inclinazione che cresce e decresce in un ciclo di 26 mila anni, decisiva per l’alternarsi delle stagioni. Con un’oscillazione maggiore, quale sarebbe stata senza il contrappeso della Luna, i cambiamenti climatici sarebbero stati fortissimi, e lo sviluppo di civiltà intelligenti quasi impossibili. E’ il caso di dire, salvati dalla Luna.

FONTE: Giordano Stabile (lastampa.it)

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