martedì 18 maggio 2010

Mal di schiena, al via la caccia ai geni responsabili


Per identificare le cause ereditarie della patolgia, che affligge 15 milioni di italiani, la Commissione europea ha finanziato il progetto 'Genodis', un maxi-studio a cui parteciperà l’Irccs ortopedico Galeazzi di Milano

Caccia ai geni del mal di schiena, 'tallone d’Achille' per 15 milioni di italiani e prima causa di assenteismo dal lavoro. Un problema che può essere ereditario.

Per identificare i 'mattoni' di Dna legati alla degenerazione del disco, considerata la principale responsabile della lombalgia cronica, la Commissione europea promuove e finanzia il progetto ‘Genodisc’.

Un maxi-studio al quale partecipa anche l’Italia con l’Irccs ortopedico Galeazzi di Milano, insieme ad altri 9 centri di ricerca europei, coordinati dall’università di Oxford nel Regno Unito.

L’obiettivo di Genodisc è far luce su tutte le possibili cause genetiche, ambientali, fisiche e meccaniche- che possono produrre la degenerazione del disco intervertebrale, provocando mal di schiena o altre malattie. Problemi ben noti all’Istituto Galeazzi che ogni anno, ricorda una nota, assiste circa 10 mila pazienti con problemi alla schiena.

Per circa 1.500 è necessario l’intervento chirurgico, mentre nella maggior parte dei casi si può optare per la riabilitazione. Con il più alto numero di interventi alla colonna vertebrale, come centro di riferimento nazionale per questi disturbi l’Irccs milanese è entrato nella rosa degli istituti coinvolti in Genodisc. Lo studio prevede il reclutamento di pazienti con problemi alla schiena e la raccolta del loro Dna, attraverso un prelievo di sangue. Tra le cause della degenerazione discale, infatti, gli esperti ritengono ormai certa una componente genetica.

Ma al momento non è stata ancora definita di preciso. “Il progetto, partito due anni fa, ha già portato al reclutamento di 150 pazienti volontari affetti da degenerazione discale di varia eziologia”, spiega Marco Brayda-Bruno, responsabile dell’Unità operativa di chirurgia vertebrale III del Galeazzi.

“Di questi pazienti - continua Brayda-Bruno - circa un terzo sono stati sottoposti a intervento chirurgico nella nostra Unità operativa e in quella dei colleghi neurochirurghi, diretta da Maurizio Fornari. Durante l’intervento sono stati effettuati prelievi di materiale discale, poi utilizzati per studi strutturali, istochimici e di coltura cellulare per verificare la risposta delle cellule del disco agli stress da carico e all’invecchiamento”.

Oltre che all’Irccs Galeazzi di Milano, i campioni di materiale discale sono raccolti in altri tre centri clinici europei che si trovano a Budapest (Ungheria), a Oxford (Gb) e a Lubiana (Slovenia).

Un altro aspetto del progetto Genodisc riguarda poi le nuove tecniche di imaging. Per esempio la speciale Risonanza magnetica detta 'di perfusione', che permette di studiare le modalità e i tempi di penetrazione delle sostanze nutritive nel disco, struttura senza vasi sanguigni che riceve il proprio nutrimento solo dall’osso delle vertebre.

Il Dna raccolto verrà analizzato nei prossimi due anni al Genoma Center di Helsinky (Finlandia). La speranza è di arrivare in qualche anno all’identificazione di specifici siti genici correlati alla degenerazione del disco, per contribuire a migliorare la prevenzione e il trattamento precoce della degenerazione discale.

FONTE: quotidiano.net

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