venerdì 28 maggio 2010

Radiotelescopio più grande d'Europa, missione compiuta: installata la parabola


Missione compiuta e anche se non è partito lo Shuttle, l'emozione è stata pressoché la stessa. Alle 10.45 la grande gru dal braccio di 100 metri, ha installato con successo (a ben 35 metri di altezza), la parabola dal diametro di 64 metri e 500 tonnellate di peso, del Sardinia Radio Telescope in località Pranu Sanguni nel comune di San Basilio, un paesino in provincia di Cagliari. Un piccolo e ulteriore passo alla realizzazione del più progredito radiotelescopio d'Europa e il secondo al mondo che dovrebbe entrare in funzione nella primavera del 2011.

«E' stato davvero un momento emozionante - ha dichiarato Nichi D'Amico - direttore del Progetto Srt e dell'Osservatorio di Cagliari dell'Istituto nazionale di Astrofisica -, un'occasione che scandisce positivamente il ruolino di marcia del più importante strumento della radioastronomia del nostro Paese e dell'intera Europa. Ora per il completamento e il calibramento ci vorranno altri sei mesi, mentre per l'operatività dobbiamo aspettare almeno fino a gennaio 2011. Ad ogni modo -continua D'Amico -, le prime osservazioni scientifiche inizieranno nella primavera del prossimo anno».

L'operazione di "tiraggio", così come la definiscono gli esperti, è iniziata all'alba, intorno alle 6, e si è conclusa alle 10.45. «Mi ha colpito la professionalità e la rapidità - ha detto ancora D'Amico- e, quindi, non posso che mettere in luce il significativo contributo di aziende italiane come la MT-Mechatronics, la Mammoet Italiana proprietaria della gru e la ditta locale Icom che ha in carico proprio le fasi di montaggio».

Protagonisti della mattinata sarda proprio la gru e i suoi operatori. L'enorme "macchina" è arrivata smontata, in gran parte dall'Olanda, a bordo di 48 trasporti eccezionali, 50 tir pesanti, con la scorta di centinaia di pattuglie ed elicotteri della polizia stradale che hanno coordinato la logistica internazionale via terra e via mare.

La prima "finestra" utile all'operazione, come per i lanci delle navette spaziali, è stata quella decisiva. Il timore degli esperti era rappresentato dal vento che da quelle parti davvero non scherza.

Chi fosse interessato all'evento potrà rivederlo sul sito www.media.inaf.it dove due webcam aggiornate ogni dieci minuti permetteranno di osservare tutte le fasi. Per chi invece volesse vedere l'animazione dell'avvenimento potrà collegarsi al sito Astrochannel dell'Inaf http://www.media.inaf.it/inaftv/?id=190.

Lo scorso gennaio lo strumento radioastronomico aveva rischiato grosso in quanto, a causa del taglio dei fondi, non avrebbe potuto pagare i costi di gestione, stimati in 3/4milioni di euro l'anno. Fortunanatamente l'opera di salvataggio del più grande strumento per la radiastronomia europeo ha avuto successo e i timori sembrano essere svaniti.

«Il Sardinia Radio Telescope - è il commento dei responsabili di Asi e Inaf -, frutto di una collaborazione tra Istituto nazionale di astrofisica e Agenzia spaziale italiana, con il significativo supporto del ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e della Regione Sardegna, con i suoi 64 metri di diametro e la particolare capacità di osservazioni in molteplici bande di frequenza, rappresenta un gioiello scientifico e tecnologico unico in Europa e secondo al mondo, frutto dell'eccellenza italiana».

«E' un gran giorno - ha ribadito Tommaso Maccacaro, presidente dell'Inaf - che va dedicato a quanti hanno dato il via a questo importantissimo progetto, credendoci e rendendolo possibile. Penso in particolare a Lucia Padrielli, artefice con Giancarlo Setti, del Sardinia Radio Telescope. Quando sarà operativo ridarà alla radioastronomia italiana, figlia di una tradizione di eccellenza che trova le sue radici nella Croce del Nord, un ruolo di prominenza internazionale. Il Sardinia Radio Telescope - ha concluso- sarà presto operativo e produrrà quei risultati scientifici di frontiera che tutti attendiamo con impazienza e che ci permetteranno di fare un altro importante passo avanti nella comprensione dell'Universo».

Sulla stessa lunghezza d'onda Piero Benvenuti, membro del Cda dell'Agenzia spaziale italiana:«Il progetto SRT riveste un ruolo particolare, che potremmo definire "duale": infatti se per l'80% del tempo sarà utilizzato dagli astronomi per osservare oggetti celesti, per l'altro 20% verrà impiegato dall'Agenzia Spaziale Italiana per controllare satelliti e navicelle spaziali: il suo grande diametro e la sua efficienza lo rendono lo strumento ideale per essere inserito nelle Deep Space Network, la rete di grandi antenne necessaria a mantenere il contatto con gli esperimenti di esplorazione robotica del sistema solare, di Marte, Giove Saturno e i loro satelliti». Insomma un altro importante passo per l'astronomia italiana che affonda le sue radici al 1600 grazie alle ricerche di Galileo Galilei.

FONTE: ilmessaggero.it

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