lunedì 13 settembre 2010

Scompenso cardiaco. La molecola salva-vita si chiama ivabradina


Porta firma italiana lo studio Shift, presentato al Congresso Europeo di Cardiologia, che con la scoperta della molecola prevede un qaurto di morti in meno ogni anno fra gli oltre un milione e 200mila pazienti del nostro Paese

L'Italia sul podio al Congresso europeo di Cardiologia (Esc) di Stoccolma che si è chiuso il primo 1 settembre. Porta firma italiana, infatti, lo studio Shift - presentato al Convegno e contemporaneamente pubblicato sul 'Lancet' - che rivoluziona la cura dello scompenso cardiaco, una malattia invalidante che colpisce il 2-3% della popolazione mondiale.

La molecola 'miracolosa' si chiama ivabradina, una potente arma salva-vita che agisce in maniera specifica per ridurre i battiti del cuore. "Questo farmaco modificherà le linee guida della cura dello scompenso - afferma Roberto Ferrari, presidente uscente dell'Esc, la Società europea di Cardiologia -. I risultati dello studio sono entusiasmanti. Ci permettono di prevedere che potremo avere un quarto di morti in meno ogni anno fra gli oltre un milione e 200mila pazienti del nostro Paese e una riduzione del 26% dei ricoveri ospedalieri".

Professor Ferrari, ci parli innanzitutto di questa molecola.

"Facendo diminuire l'ingresso di sodio e potassio nei canali ionici (proteine che si trovano nel cuore), l'ivabradina riesce a ridurre la frequenza cardiaca. In questo modo si vince lo scompenso, un fattore di rischio poco conosciuto ma insidioso al pari dell'ipertensione, del colesterolo alto, del sovrappeso e del fumo. Ma non solo. Il farmaco permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto a uno sforzo. Il tutto ha un grande vantaggio: questa molecola è già disponibile anche in Italia poiché viene utilizzata come farmaco antischemico nella prevenzione dell'infarto dei pazienti con angina. E all'origine di tutto ciò, il merito della scoperta del rallentamento dei battiti cardiaci va a un elettrofisiologo milanese: Dario Di Francesco".

Come è stato condotto lo studio Shift (Systolic Heart Failure Treatment with the Inhibitor Ivabradine Trial)?

"Iniziato a ottobre del 2006, si è concluso a maggio di quest'anno coinvolgendo 6.500 pazienti in 700 centri di 37 Paesi del mondo, Italia compresa. I malati soffrivano di scompenso cardiaco cronico da moderato a grave e presentavano una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto, considerata valore di soglia. Per lo studio i pazienti sono stati divisi in due gruppi, randomizzati in doppio cieco. Tutti ricevevano le terapie adeguate per curare lo scompenso, in più, a un gruppo veniva somministrata anche ivabradina".

E il risultato?

"Ottimo. Il farmaco testato, risultato sicuro e ben tollerato, ha ridotto del 18% la mortalità e del 26% il rischio di morte e di ospedalizzazione".

Ma parliamo di scompenso, cosa significa?

"C'è scompenso quando il cuore perde la sua normale capacità di pompare sangue e lavora quindi con minore efficienza. Questo porta ad alterazioni nella circolazione arteriosa e venosa che aggravano ulteriormente lo stato dell'organo e lo danneggiano in modo irreversibile. Può comparire a qualunque età, ma il 30% dei casi riguarda gli over 65".

Le cause?

"Le più comuni sono di origine ischemica: derivano dal restringimento delle arterie che alimentano il muscolo cardiaco. Ma possono influire anche un'ipertensione non curata, i danni alle valvole cardiache, le cardiopatie idiopatiche dilatative di probabile origine infettiva (virus), il diabete, l'abuso di alcol o droghe".

Al congresso è stato presentato anche uno studio tedesco, coordinato da Bodo-Eckehard Strauer dell'università di Duesseldorf, sull'impiego delle cellule staminali per guarire pazienti colpiti da ischemia, cosa ne pensa?

"E' un argomento delicato. Il successo delle cellule staminali in cardiologia potrebbe essere molto utile, ma per il momento penso che sia meglio non alimentare false speranze. Noi a Ferrara e nei centri di ricerca del nostro Paese non siamo mai riusciti a trarre reali vantaggi clinici negli studi di queste applicazioni. I dati tedeschi mi paiono eccessivamente trionfalistici, inoltre, dobbiamo considerare che la valutazione si basa su solo 191 pazienti".

FONTE: Maurizio Maria Fossati (quotidiano.net)

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