giovedì 14 ottobre 2010

Eccezionale intervento a Monza. Doppio trapianto di mani


Intervento di 6 ore su una donna di 52 anni: le erano stati amputati mani e piedi per una grave forma di sepsi

Eccezionale intervento chirurgico all'ospedale San Gerardo di Monza: a una donna di 52 anni sono state trapiantate entrambe la mani. L'operazione, durata sei ore, è stata effettuata nella notte tra lunedì e martedì dall'equipe di Massimo Del Bene, primario di chirurgia plastica e della mano: è uan delle prime di questo genere nel mondo. Carla Mari, casalinga di Busto Arsizio, è ricoverata in rianimazione, ma è cosciente e in buone condizioni. Ci vorranno però sette giorni per sciogliere la prognosi sulla completa riuscita dell'intervento.

CELLULE STAMINALI - A causa di una gravissima forma di sepsi (infezione generalizzata dell'organismo), originata da una semplice cistite, tre anni fa alla 52enne erano stati amputati, oltre alle mani, anche i piedi. La donatrice è una donna di 58 anni e l’espianto è stato eseguito presso l’ospedale di Cremona. Al San Gerardo è stata usata una tecnica anti-rigetto basata sulle cellule staminali, un principio già noto in teoria ma mai applicato prima. Vengono prelevate le staminali dal midollo della stessa paziente, poi re-iniettate nelle prime 24 ore successive al trapianto. «Si tratta di cellule che, per motivi che ancora non sappiamo, hanno una potente azione immunosoppressiva» spiega Andrea Biondi, direttore della Cell Factory del San Gerardo, una delle tre "officine cellulari" attive in Italia. Oltre all'uso di queste staminali mesenchimali alla paziente verrà praticato in seguito un trapianto di tessuti adiposi, anche questi nella mano e prelevati dalla donna stessa, e successivamente un trapianto di epidermide sul dorso. «Questo inserimento di elementi cellulari propri negli arti estranei ha la funzione di "depistare" gli anticorpi che tendono ad aggredirli - spiega Biondi -. In questo modo viene depotenziata l'azione di rigetto dell'organismo». Questa tecnica consente di ridurre la quantità di farmaci antirigetto da somministrare alla paziente. Le staminali mesenchimali sono già usate in funzione antirigetto nel trapianto di midollo, ma è la prima volta che vengono utilizzate per il trapianto di un organo.

LA PROTAGONISTA - Carla Mari potrà dunque tornare ad abbracciare i suoi due figli e il marito. Le protesi proprio non le sopportava: già dal 2008 aveva chiesto di essere messa in lista per un trapianto e ora ha visto realizzarsi il suo desiderio. «Una decisione, quella del doppio trapianto, che abbiamo preso senza esitazione - spiega Del Bene -. Una persona senza mani né piedi non può alzarsi dal letto se non arriva qualcuno ad applicarle le protesi; ora Carla potrà provvedere da sola, con un miglioramento incredibile della qualità della propria vita». È stata seguita dall'equipe di psicologia clinica e ad aprile tutto era pronto; mancavano solo le mani e l'11 ottobre è arrivata la notizia che all'ospedale di Cremona erano disponibili gli arti di una donna di 58 anni appena deceduta. Meno di due ore dopo è cominciato il trapianto e il giorno dopo la donna ha mostrato i primi segni di mobilità alle dita. Ora verrà trasferita nelle camere sterili del reparto di ematologia e trapianto di midollo osseo, dove dovrà restare per altri 30-40 giorni prima di essere dimessa.

I PRECEDENTI - «Si tratta di un nuovo, grande successo per la sanità lombarda - ha commentato il governatore lombardo Roberto Formigoni -. La forza del nostro sistema è la rete degli ospedali e delle strutture, alla quale concorrono i singoli nodi di eccellenza con le proprie caratteristiche». «In Italia è la prima operazione del genere, nel mondo sono già stati fatti 22 trapianti bilaterali - dice Del Bene -. La paziente sta bene, la profusione delle mani è ottimale e non ci sono problemi di natura vascolare che sono sempre la nostra paura nel primo periodo. Poi ci sarà il problema funzionale e del recupero psicologico. È una donna fortissima che ha espresso da subito la volontà del trapianto». Una donna che quando ha visto le sue nuove mani «si è commossa, anche se è una persona di poche parole». Tra l'altro è lei stessa una donatrice, essendo iscritta da 20 anni all'Aido (Associazione italiana donatori organi). «Sono venuta qui per ricevere, ma anche per dare» ha detto Carla prima di entrare in sala operatoria. «Con quelle parole voleva significare che, se qualcosa non fosse andato per il verso giusto, metteva a disposizione i suoi organi da donare a chi ne avesse bisogno» spiega Del Bene.

«INTERVENTO STRAORDINARIO» - Per Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), si tratta di un «intervento straordinario per la sua complessità e di un grande risultato della rete delle donazioni in Italia». Da un punto di vista tecnico, ha rilevato Costa, «le potenzialità perché l'intervento riesca e porti a buon esito ci sono. Dietro c'è il grande sforzo della rete dei trapianti nel nostro Paese: un'operazione del genere presuppone infatti una complessa organizzazione ed era da tempo che si cercava un donatore adatto per questo caso». È critico invece il direttore dell'Istituto italiano di chirurgia della mano Marco Lanzetta, secondo cui l'età della paziente «è troppo avanzata sulla base dei criteri internazionali stabiliti per questo tipo di intervento. A cinquant'anni le possibilità di recupero a livello di rigenerazione nervosa sono inferiori». Costa ritiene invece che «le valutazioni toccano al chirurgo che ha fatto il trapianto». Per Cinzia Caporale, membro del Comitato nazionale di bioetica, «la sperimentalità insita in questo tipo di interventi impone una grande cautela, sia da parte dei medici sia da parte dei potenziali pazienti». Il primo trapianto (singolo) di mano risale al 1998: a Lione, in Francia, è stato effettuato l'intervento su un neozelandese di 47 anni. Nell'equipe francese c'era anche Lanzetta. Nel 2001, a Londra, la stessa mano è stata però amputata su richiesta del paziente che rifiutava di assumere i farmaci antirigetto. Il primo doppio trapianto è del 2000: sempre a Lione, su un uomo di 34 anni. Sempre nel 2000 il primo intervento in Italia, effettuato da Lanzetta: a Monza, su un uomo di 43 anni.

FONTE: corriere.it

Nessun commento: