venerdì 10 dicembre 2010

Tumori, un'aspirina al giorno riduce le morti del 20%. Ma effetto dopo anni

La ricerca pubblicata on line su The Lancet. Garattini: «Ottimo risultato, ma no alla corsa all'acquisto»


Basse dosi di aspirina possono diventare uno scudo capace di ridurre del 20% le morti per molte forme comuni di tumore, ma gli esperti accolgono la notizia con prudenza. I nuovi dati, pubblicati online su The Lancet, sono importanti, ma non spiegano perché l'aspirina sia uno scudo anticancro. Inoltre perché sia efficace il farmaco va preso quotidianamente per anni (5,10 perfino 15), con costi in termini di controindicazioni che non possono essere ignorati.

Il risultato era nell'aria da tempo, considerando che già nell'ottobre scorso uno studio aveva dimostrato che basse dosi di aspirina (75 milligrammi al giorno) riducono di oltre un terzo le morti per tumore del colon retto. Ora il gruppo di Peter Rothwell, dell'università britannica di Oxford, ha preso in considerazione otto studi, per un totale si 25.570 pazienti che prendevano quotidianamente basse dosi di aspirina come prevenzione cardiovascolare. È emerso che l'aspirina riduce le morti per tumore in generale del 21% (del 35% quelle per i tumori gastrointestinali) con benefici apparenti per 5 anni, dopo i quali le morti per tutte le forme di tumore salgono al 34% e quelle per i tumori gastrointestinali al 54%. Gli effetti sono inoltre più evidenti nelle persone di oltre 65 anni.

L'effetto protettivo dell'aspirina è di 5 anni per i tumori di esofago, pancreas, cervello e polmoni; di 10 anni per stomaco e colon retto; di 15 per il tumore della prostata. Di conseguenza l'aspirina sembrerebbe essere un candidato alla chemioprofilassi, come il tamoxifene per tumore del seno e le vitamine A ed E per il tumore del polmone. «Il ruolo protettivo dell'aspirina contro i tumori è un tema ancora dibattuto», osserva l'oncologo Marco Venturini, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). «L'unica ipotesi è che possa accadere per l'azione che il farmaco esercita sui meccanismi infiammatori legati ai tumori». Quello che è certo, aggiunge, «è che non ci sono ancora elementi sufficienti per raccomandare l'aspirina a tutti».

Lo studio pubblicato su The Lancet è comunque un punto di partenza importante per orientare nuove ricerche: «per esempio, si potrebbero individuare i pazienti che possono avere un beneficio effettivo dall'uso di piccole dosi di aspirina». È sulla stessa linea il cardiologo Aldo Maggioni, direttore del Centro studi dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi ospedalieri (Anmco), ma - afferma «la ricerca non spiega il meccanismo per cui questo accade» e «quando si considerano le cause si entra nel mondo delle ipotesi».

Aspirina scudo contro i tumori? «Un dato che non sorprende: anche una ricerca del 2006 dell'Istituto Mario Negri l'aveva constatato». Ma la ricerca dell'università di Oxford «ci affida un risultato importante: ci indica che coloro che assumono questo farmaco per prevenire le malattie cardiovascolari, usufruiscono anche di un altro vantaggio, ovvero prevenire il cancro». A plaudere ai risultati della ricerca è Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. A fare del farmaco più noto al mondo uno scudo contro le neoplasie «l'azione su un enzima, noto come ciclossigenasi - precisa il farmacologo - che accende le infiammazioni, aprendo dunque la porta anche allo sviluppo di tumori. L'aspirina ne inibisce l'attività, proteggendo in questo modo dal rischio di ammalarsi». Aspirina promossa, dunque, ma attenzione: Garattini mette in guardia dalla corsa all'acquisto. «Bisogna ricordare - raccomanda - che questo farmaco ha anche effetti collaterali, tra cui sanguinamenti e forme emorragiche. Deve continuare ad essere assunta quotidianamente - sottolinea dunque - solo da coloro che la prendono già per prevenire problemi cardiovascolari, soprattutto quando si è più avanti con gli anni».


«Lo studio inglese dimostra il principio che il cancro si può prevenire con molecole semplici, come l'aspirina. È la conferma di una mia intuizione di 35 anni fa»: le possibili virtù della farmacoprevenzione. E' il commento dell'oncologo Umberto Veronesi. Da quella prima intuizione sulle potenzialità della farmacoprevenzione, ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, «sono nate ricerche pionieristiche come quelle sul tamoxifen, che come abbiamo dimostrato anche con un studio italiano è in grado di prevenire l'insorgenza del cancro del seno fino al 30% dei casi».

FONTE: ilmessaggero.it

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