domenica 31 gennaio 2010

Caffè macchiato, "buono" anche per gli antiossidanti


Il latte non incide sull'assorbimento degli antiossidanti del caffè. Lo studio

Si è discusso più volte se aggiungere latte al caffè potesse modificarne la biodisponibilità e influire sull'assorbimento degli antiossidanti. Un nuovo studio, commissionato dalla Nestlé, mette luce sull'argomento.

Secondo quanto riportato dalla rivista "Journal of Nutrition", su cui è stato pubblicato lo studio,aggiungere latte al caffè non riduce la biodisponibilità degli antiossidanti, semmai è l'aggiunta di zucchero a creare un po' di problemi.
La ricerca è stata condotta su nove soggetti che hanno bevuto diverse formulazioni di caffè istantaneo: senza latte, con latte, con latte e zucchero.
Bere caffè con o senza latte ha prodotto gli stessi livelli di assorbimento di acido caffeico, acido ferulico e acido isoferulico (gli antiossidanti). Mentre l'aggiunta di zucchero avrebbe rallentato il tempo di assorbimento.
Lo studio fa seguito ad altri che affermavano come il latte potesse modificare l'assorbimento dei polifenoli, in particolare quelli contenuti nel tè verde. Ma in questo campo, al momento, i dati sono molto contrastanti, fanno notare i ricercatori del Nestlé Research Center di Losanna.
«Fino ad ora c'è molta poco conoscenza di come le proteine, soprattutto del latte, influenzano la biodisponibilità e l'efficacia degli antiossidanti del caffè. Il nostro studio è il primo a dimostrare che gli antiossidanti del caffè sono altrettanto biodisponibili nel caffè con latte, siccome sono nel caffè nero», ha dichiarato Mathieu Renouf, coordinatore dello studio.

FONTE: lastampa.it

venerdì 29 gennaio 2010

Aids: scoperta molecola che blocca trasmissione virus nell'uomo


Nuovo passo in avanti sulla lotta all'aids. I ricercatori dell'Universita' degli studi di Milano hanno sintetizzato una nuova molecola capace di bloccare la trasmissione del virus Hiv nell'uomo, e che potrebbe quindi evitare che l'infezione dell'Aids si propaghi. La molecola e' simile agli zuccheri presenti sulla superficie del virus Hiv, e per questo motivo viene riconosciuta da una 'proteina-recettore' presente nelle cellule del nostro sistema immunitario: in questo modo, le 'sentinelle' immunita' si legano ad essa e bloccano l'ingresso del virus attraverso le mucose del corpo. La scoperta, che e' utile per mettere a punto nuovi farmaci antivirali, e' stata pubblicata sulla rivista "Acts Chemical Biology".










FONTE: corriere.it

giovedì 28 gennaio 2010

Tumore al pancreas: un fast-test delle urine per diagnosi in due ore


Nuovo fast-test in grado di rilevare in due ore l`insorgenza di cancro al pancreas - una delle neoplasie con più alto tasso di morte perché difficile da individuare -: è quanto emerge da una ricerca effettuata dagli studiosi inglesi del Barts and The London NHS Trust e dell`Istituto Queen Mary University che hanno sviluppato il primo test delle urine affidabile per rilevare la neoplasia. Il test funziona individuando i livelli elevati di una proteina specifica - un marcatore tumorale - nelle urine dei pazienti. Grazie al test i pazienti potranno in futuro avere diagnosi anticipate e sottoporsi quindi a interventi chirurgici quando il cancro è ancora in fase iniziale, aumentando così le possibilità di sopravvivenza dopo cinque anni al 30%.








FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com

martedì 26 gennaio 2010

ESPRIMERE LE PROPRIE EMOZIONI ATTRAVERSO PENNELLI E COLORI


LABORATORIO DI PITTURA AL REGINA ELENA E SAN GALLICANO

Dal 27 Gennaio in collaborazione con la Libera Accademia di Belle Arti di Roma

“Un colore al giorno” è il Laboratorio di pittura dedicato agli ospiti degli Istituti Regina Elena (IRE) e San Gallicano (ISG), nato dall’accordo tra Fabio Mongelli, Direttore della Libera Accademia di Belle Arti di Roma (Rome University of Fine Arts - R.U.F.A.) e Francesco Bevere, Direttore Generale IRE ed ISG. A partire dal 27 Gennaio i pazienti degli Istituti, piuttosto che rimanere nei reparti di degenza, potranno esplorare il mondo dell'arte, delle sue tecniche e dei suoi simboli ed esprimersi attraverso un linguaggio non verbale, fatto di colori ed espressione creativa. “Un colore al giorno” vuole essere un Laboratorio speciale, un momento di evasione e di contatto umano tra le persone che condividono gli stessi problemi, un’occasione per canalizzare la loro carica emotiva, spesso segnata dall’ansia e dal disagio, nell’attività creativa. Il “corso di pittura”, della durata di un’ora e trenta, si svolgerà due volte a settimana fino al mese di maggio e sarà tenuto dai docenti del Dipartimento di Arti Visive della Scuola di Pittura della Libera Accademia di Belle Arti di Roma. “Le persone colpite da una malattia così importante – sottolinea Francesco Bevere, Direttore Generale degli Istituti Regina Elena e San Gallicano - spesso presentano un forte disagio emotivo ed affrontano con difficoltà il rapporto con il proprio corpo, con la sofferenza, le relazioni familiari, sociali e professionali, che in alcuni casi risultano compromesse. In tal senso gli Istituti Regina Elena e San Gallicano stanno da tempo promuovendo iniziative per i loro assistiti, soprattutto ricoverati, volte anche a sostenere e salvaguardare la dignità e l’integrità della Persona. Il laboratorio di pittura, nato dalla collaborazione con la Libera Università R.U.F.A., intende essere di supporto ed avvicinamento alla “normale quotidianità”, ed ha la funzione di stimolare la socializzazione e il confronto, creando nuove possibilità di contatto, di scambio umano e di svago. Naturalmente questo percorso è supportato e monitorato da personale specializzato dei nostri Istituti.” Con il laboratorio di pittura “Un colore al giorno”, si aggiunge un ulteriore tassello al percorso di “umanizzazione” avviato presso gli Istituti IRE ed ISG a Marzo scorso. Sono state promosse fino ad oggi molteplici iniziative orientate in tal senso: dall’adeguare l’orario dei pasti a tempi più simili a quelli che scandiscono le giornate fuori dall’ospedale; alla rassegna “Pensieri in musica”, progetto nato quasi un anno fa; all’angolo delle curiosità letterarie; al cinema, presso una sala dedicata, con cadenza bisettimanale. Molte altre iniziative sono già in corso d’opera ed altre in cantiere, perché per umanizzazione non si può intendere un intervento isolato, bensì un percorso in continua evoluzione, volto a sostenere e salvaguardare la Persona nella sua integrità e nel pieno rispetto della sua dignità. Le lezioni del Laboratorio “un colore al giorno” – spiega il Prof. Fabrizio Dell’Arno, Coordinatore del Corso - saranno scandite da tre momenti principali: inizialmente un docente proporrà a tutti i partecipanti un tema su cui lavorare, seguirà quindi la produzione artistica vera e propria, individuale o di gruppo, favorita da suggerimenti tecnici relativi alla pittura ed alla teoria di base del colore. Un momento di scambio e di condivisione dell’esperienza creativa vissuta concluderà le lezioni. ” Il materiale didattico sarà oggetto di una pubblicazione e di una mostra dedicata. L’eventuale ricavato dell’iniziativa sarà utilizzato per sostenere altre attività di umanizzazione.

FONTE: Ufficio Stampa IFO (Lorella Salce e Simona Barbato)

sabato 23 gennaio 2010

Trapano addio, presto dal dentista la carie si curerà con un gas indolore


Nell'arco di 3-5 anni le carie si potranno curare con lampi di gas plasma freddo, che senza danneggiare il dente e spruzzato nella carie, ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto

Rivoluzione in arrivo sulla poltrona del dentista: dopo una lunga e onorata carriera, il tanto temuto trapano sta per andare in pensione. Nell'arco di 3-5 anni infatti le carie si potranno curare con lampi di gas plasma freddo, che senza danneggiare il dente e spruzzato nella carie, ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto.

La “paternità” dell'innovazione è dell’equipe di Stefan Rupf dell’università Saarland ad Amburgo. Il “ Journal of Medical Microbiology” ha riferito che i lampi di plasma nell'arco di alcuni secondi sono in grado di ridurre di dieci mila volte la concentrazione di batteri dentali. Attualmente per eliminare una carie, ossia la corrosione di smalto e dentina causata da un'infezione batterica, si utilizza lo strumento del trapano, che agisce rimuovendo il tessuto infetto intaccando però l'integrità del dente.

Il gas plasma è una nube reattiva di particelle cariche elettricamente, ossia radicali liberi, prodotta dall’azione di un forte campo elettromagnetico su acqua ossigenata vaporizzata. Questo gas oggi si utilizza per sterilizzare strumenti chirurgici sensibili al calore, poiché la temperatura di questo processo con il plasma non supera i 50 gradi. Quello utilizzato dai ricercatori tedeschi è un plasma freddo e indolore, e lo hanno sperimentato su dentina estratta da denti umani infetta dai due principali batteri responsabili della carie, Streptococcus mutans e Lactobacillus casei. L'equipe ha esposto i denti per 6, 12, 18 secondi notando che bastavano a eliminare il tessuto infetto. Maggiore è l'esposizione al gas, maggiore è la densità di batteri eliminata.

“Grazie alla bassa temperatura si possono uccidere i microbi preservando i denti’’, spiega Rupf. Con questa meccanismo, che non prevede un contatto fisico col dente stesso, la qualità del sorriso è assicurata, con la poltrona del destina che termina di essere un incubo.“La ricerca in questo campo ha fatto già enormi progressi - conclude Rupf - e da qui a 3-5 anni il trattamento clinico delle carie col plasma sarà realtà’’.

Sempre nel campo della cura dei denti è in arrivo un'altra innovazione, la cui scoperta risale a un anno fa. Un gruppo di scienziati del Leeds Dental Institute hanno trovato una proteina che è in grado in maniera del tutto naturale di riparare i buchi sulla superficie smaltata. Questa nuova proteina agisce sul dente attirando i minerali che formano lo smalto nello stesso modo in cui il corpo crea i nuovi denti, e potrebbe essere utilizzata anche per curare la sensibilità al caldo e al freddo causata dai piccoli buchi. Questa innovazione sarà disponibile però tra circa 4 anni, come hanno dichiarato gli stessi esperti dell'equipe inglese.

In Italia solo uno su dieci può vantarsi di avere una bocca sana, senza un'infiammazione o una carie. Infatti il 60% tra i 13 e i 18 anni ha avuto almeno una lesione da carie, mentre tra i 19 e i 25 anni la patologia prevale all'80%. Il Nord è più sano, seguito dal Centro e dal Sud.

FONTE: quotidiano.net

venerdì 22 gennaio 2010

Nasce l'aereo che si può indossare


Presentato dalla Nasa: si chiama Puffin e può viaggiare a 480 km/h

Il sogno di Icaro di poter volare è comune a molti, e un progetto della Nasa potrebbe farlo diventare realtà: al meeting dell’American Helicopter Society, l’agenzia spaziale americana ha svelato i progetti di "Puffin", un veicolo elettrico in grado di trasportare un uomo per 250 chilometri a 480 Km/h che si potrà "indossare". Il velivolo, che prende il nome dalla Pulcinella di mare, un uccellino comune negli Usa, dovrebbe essere alto 3,7 metri, avere due rotori e pesare 135 chilogrammi. L’alimentazione dovrebbe avvenire con batterie ricaricabili al litio, e il motore elettrico dovrebbe garantire l’assenza di emissioni nocive e anche la silenziosità del volo. Il progetto, che ricorda vagamente gli "zaini jet" che negli anni ’80 facevano capolino alle manifestazioni ma che non hanno mai avuto sviluppi pratici, potrà avere applicazioni sia militari che civili. Il primo prototipo in grado di volare, grande un terzo di quello definitivo, dovrebbe essere pronto entro marzo, mentre per il "fratello maggiore" si dovrà aspettare ancora almeno 5 anni, visto che gli ingegneri sono alle prese con problemi tecnici come la durata delle batterie, che al momento garantiscono solo 80 chilometri di autonomia.

FONTE: lastampa.it

giovedì 21 gennaio 2010

Molecole biotech riparano le arterie


Aderiscono alla membrana interna e rilasciano un farmaco che bersaglia le cellule danneggiate, innescando una nuova rapida crescita di tessuto

Minuscole molecole biotech capaci, una volta iniettate nelle arterie, di trovare le aree irrigidite e ripararle evitando così possibili ostruzioni e il conseguente attacco cardiaco. Sembra fantascienza ma non lo è: il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit) ha messo a punto delle nanomolecole capaci di aderire alle pareti dei vasi sanguigni più a rischio e di rilasciare, esclusivamente in loco, i farmaci giusti. Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, potrebbe in un prossimo futuro rivoluzionarie il trattamento delle patologie cardiache: oggi per contrastare l’irrigidimento delle arterie si usano minuscoli palloncini per dilatare forzatamente i vasi arteriosi, per poi infilarvi un tubicino chiamato stent per tenerli aperti. Ma spesso il processo innesca una nuova rapida crescita di tessuto attorno allo stent che può portare nuovamente al blocco delle arterie. Mentre la novità del Mit consiste nella sicurezza della terapia e nella assenza di possibili rischi. Le nanomolecole messe a punto dagli scienziati Usa sono rivestite di proteine che possono aderire esclusivamente a una parte della parete interna delle arterie, la membrana basale, quella che si danneggia. Una volta aderito, avviene una reazione per cui le nanomolecole rilasciano un farmaco per un lungo periodo, fino a 12 giorni. «È un esempio molto eccitante - spiega il professor Robert Langer, uno degli autori della ricerca - nel campo delle nanotecnologie e del "targeting" delle cellule in azione». Una tecnologia, aggiunge l’esperto, che potrebbe funzionare in qualsiasi patologia dove la parete cellulare risulta compromessa, inclusi certi tipi di tumori e altre malattie infiammatorie. Tuttavia, avvertono gli esperti, la strada è ancora lunga prima di un effettivo utilizzo sull’uomo: le nanomolecole «ripara-arterie» non saranno disponibili prima di diversi anni.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 20 gennaio 2010

Addio titanio, ossa nuove dal legno


Test per una nuova tecnica "made in Italy" E' entrata nella lista delle migliori invenzioni di "Time"

C’è un significato quasi filosofico, che rimanda a un legame tra tutto ciò che è vivente, dietro al progetto di ricerca dell’Istec-Cnr di Faenza, inserito dal settimanale «Time» tra le scoperte più importanti del 2009: all’Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici faentino si sperimentano sulle pecore le ossa ricavate dal legno delle piante, ossa lignee che, in prospettiva, potrebbero rimpiazzare le protesi metalliche impiantate sull’uomo. «Siamo partiti dall’esigenza di trovare materiali per la sostituzione e la rigenerazione ossea in seguito a eventi traumatici o a malattie degenerative come i tumori - spiega racconta Anna Tampieri, “material scientist” di formazione chimico-farmaceutica e responsabile del progetto “Tem-Plant” –. Si deve anche tenere presente che con l’allungamento della vita c’è una domanda sempre più forte di questi interventi». Finora, quando si è trattato di rimettere in sesto ossa gravemente lesionate, si è fatto ricorso a protesi in titanio o a leghe di cromo e cobalto, rimedi che presentano però un serio inconveniente: la durata non supera i 10 anni, poi la protesi va espiantata e rimpiazzata con una nuova. Una pratica invasiva che la medicina rigenerativa vuole evitare con le nanotecnologie e i materiali biocompatibili, biodegradabili e soprattutto riconoscibili dalle cellule dell’individuo come «amiche». Ossa nuove, rimodellate dalla struttura lignea, che in quanto tali, una volta impiantate, non devono più essere sostituite. E’ questa l’intuizione degli esperti dell’Istec: «L’osso umano ha una struttura molto complessa, con sei livelli gerarchici di struttura, e tutto questo è molto difficile da riprodurre – spiega Tampieri –. E allora perché non ricorrere alla natura, la più esperta in questo genere di cose? Abbiamo quindi pensato al legno, che al microscopio assomiglia in modo impressionante alle nostre ossa». Nel 2006 l’idea ha superato il vaglio dell’Ue ed è stata finanziata. Oggi il progetto - che coinvolge anche l’Università di Bologna, l’Istituto Ortopedico Rizzoli, la Finceramica e alcune università europee - è diventato realtà e le prime protesi sono in via di sperimentazione sugli animali. Ovviamente non tutte le piante sono adeguate a un utilizzo così speciale: l’Università di Vienna Boku ha compiuto studi approfonditi prima di selezionare il rattan - una palma diffusa in Estremo Oriente e le cui canne vengono impiegate per realizzare sedie da giardino, oltre che le armi d’allenamento di alcune arti marziali - insieme con la quercia rossa canadese e un tipo di balsa tropicale. La mutazione del legno in protesi ossea è un procedimento complesso e articolato in più fasi. «Non ne modifichiamo la struttura, ma lo trasformiamo prima in carbonio e, quindi, in autoclave, il carbonio viene trasformato in carburo di calcio, poi in ossido di calcio carbonato e, infine, in fosfato complesso di calcio, l’osso, appunto», riassume la scienziata. I primi prototipi di cui ha parlato «Time» – che ha piazzato la ricerca alla 30ª posizione tra le 50 principali scoperte del 2009 – sono stati impiantati su otto pecore, animali scelti perché hanno ossa lunghe che portano un peso ragguardevole. Ora le loro condizioni di salute sono buone e presto saranno «sacrificate», come recita il gergo scientifico, in modo che le ossa siano sottoposte a esame istologico. «Verificheremo come l’osso della pecora ha integrato e rimodellato il legno, cioè come l’ha trasformato in osso. Gli esami richiederanno un paio di settimane, poi si procederà con l’ottimizzazione del materiale». Si useranno ancora gruppi di pecore, a distanza di quattro mesi gli uni dagli altri, e il passo successivo potrebbe prevedere impianti su altre specie, come il cavallo. Se tutto andrà come gli esperti si augurano, si arriverà alla prima sperimentazione sull’uomo entro qualche anno. L’obiettivo finale - la commercializzazione delle protesi - è fissato per il 2016. E’ già successo con un materiale speciale concepito nel 2001 per generare cartilagini dal collagene: non invasivo, autorigenerativo e, anche in quel caso, «biologically inspired».

FONTE: Franco Giubilei (lastampa.it)

sabato 16 gennaio 2010

Mondiali di sms, vittoria sudcoreana 120 parole in due minuti e 26 secondi


La sfida si è svolta a New York ed ha visto la partecipazione di 13 squadre nazionali. Un portoghese entra nel Guinness dei primati per il messaggio più veloce (264 caratteri)


Sono due sud-coreani di 17 e 18 anni i nuovi campioni del mondo di scrittura di sms. Bae Yeong Ho e Ha Mok Min hanno stracciato la concorrenza, digitando 120 parole in due minuti e 26 secondi. La formazione sudcoreana ha battuto altre 12 squadre, provenienti da 13 Paesi, nell'ambito della speciale coppa del mondo sponsorizzata da una marca di telefoni cellulari. Nessun italiano ha partecipato alla competizione, che si è tenuta a New York. La terza edizione della LG Mobile World Cup è partita lo scorso mese di maggio con le qualificazioni che, mese dopo mese, hanno individuato i vari campioni nazionali della specialità. In tutto, duecentomila partecipanti: alla fine sono rimasti 26 "pollici sprint", suddivisi in 13 squadre. Dall'America alla Corea, passando per Canada, Indonesia, Portogallo, Brasile, Russia, Sud Africa, Messico, Argentina, Spagna, Australia e Nuova Zelanda. L'ultimo appuntamento per gli "smessaggiatori" è stato giovedì, nella Gotham Hall. Cinque i round nei quali si è articolata la competizione, nel corso del quale sono stati testati la velocità, ma anche l'accuratezza dei messaggi scritti. Le migliori sei squadre sono quindi arrivate in finale, nel corso della quale l'obiettivo era quello di digitare il più velocemente possibile un testo di 120 parole, ciascuno nella propria lingua madre, e facendo attenzione a rispettare le punteggiature, oltre alle lettere maiuscole e minuscole. Tassativamente vietate le abbreviazioni, che sembrano andare tanto di moda quando si inviano sms. I cellulari utilizzati, ovviamente della marca che sponsorizzava l'evento, erano due: uno con una tastiera numerica, l'altro con una Qwerty. In tutto, un'ora di gara, con qualche sporadica pausa concessa ai pollici dei concorrenti, di età compresa tra i 14 e i 28 anni. A complicare il tutto, alcuni errori voluti nel testo da copiare: ai concorrenti il compito di correggerli man mano che lo riportavano sui loro cellulari. Alla fine, l'hanno spuntata i sud-coreani, che si sono portati a casa il premio da 100mila dollari. Al secondo posto, distanziati di 22 secondi, gli americani, cui sono andati 20mila dollari: la 16enne Kate Moore - che si vanta di spedire 12mila sms al mese, alla velocità di 3,5 caratteri al secondo - e Morgan Dynda, 14enne della Georgia. Terzi classificati gli argentini (premiati con 10mila dollari), seguiti dai brasiliani. Bae Yeong Ho, che è già stato incoronato campione nazionale per gli anni 2008 e 2009, ha intenzione di usare i soldi per studiare musica lirica e diventare un cantante d'opera. La sua compagna di squadra Ha, invece, vuole diventare ingegnere e userà la sua parte di premio per finanziarsi gli studi universitari. "Ogni singolo momento dei diversi round è stato molto intenso", ha commentato il vincitore. Nel corso del campionato del mondo, si è anche tenuta una gara per battere il record del mondo per l'invio più rapido di un singolo sms. L'impresa è riuscita, e Pedro Matias, 27enne del Portogallo, è entrato ufficialmente nel Guinness dei Primati per aver scritto un sms da 264 caratteri in un minuto e 59 secondi. Il precedente record del mondo era stato fissato nel 2005 da un finlandese che aveva impiegato 23 secondi in più. Secondo i dati resi noti dalla stessa LG, nel corso del 2009 sono stati inviati 2,5 trilioni di messaggi di testo (6,8 miliardi al giorno).


FONTE: repubblica.it

giovedì 14 gennaio 2010

Tv sempre più hi-tech ora c'è il "full active led"


Un po' funerea come pagina, con tutti questi apparecchi neri. Eppure è di luce e di colori che dobbiamo parlare, quelli dei nuovi schemi led. Ultimo grido nel campo dei televisori piatti, li provammo a suo tempo quando la Samsung per prima li lanciò sul mercato, si stanno già evolvendo. I modelli, come la serie Sv685 della Toshiba, utilizzano infatti un sistema chiamato "local dimming" ben più raffinato rispetto a quello iniziale. I led (light emitting diode) sono infatti dei diodi, delle piccole lampadine, che illuminano il pannello lcd e che vengono adoperati in tre maniere diverse. Sui Samsung ad esempio sono posti di lato lo schermo e lo illuminano attraverso una serie di prismi. Per questo i loro tv sono così sottili, meno di tre centimetri, anche se la luce non sempre viene distribuita uniformemente. I full led invece, sistema usato fra gli altri dalla Sharp, hanno i diodi inseriti dietro lo schermo e garantiscono una luminosità e colori più omogenei. Ma certo, il televisore poi non è altrettanto sottile. Infine il full active led, detto anche local dimming, vero passo avanti. Qui i led, montati sempre sul retro, non si accendono o spengono tutti assieme, ma solo localmente nelle aree dove è necessario. E provando il modello da 46 pollici della Toshiba, un bestione pesantissimo, si capisce subito che la gestione delle immagini è di gran lunga migliore. Con colori e luminosità meno estremi e abbaglianti, ma più fedeli e puntuali. Merito anche dell'elettronica, da questo punto di vista la casa giapponese è fra le più abili. Difetti? Peso e dimensioni come dicevamo. Ma se è alla qualità e non al design che guardate, oggi come oggi nel capo degli lcd c'è poco di meglio. In più hanno anche un prezzo relativamente basso, considerando che un 46 pollici costa quanto un 40 pollici della serie di punta della Samsung.

FONTE: Jaime D'Alessandro (repubblica.it)

mercoledì 13 gennaio 2010

Airnergy, ricarica senza fili per i cellulari


Un nuovo sistema cattura i segnali wi-fi dispersi nell'aria e li trasforma in energia utile per i dispositivi elettronici

MILANO - Nell'attesa che arrivi il caricatore universale per i cellulari, prende sempre più piede l'elettricità senza fili come alternativa più comoda per alimentare i nostri gadget elettronici. All'ultimo Consumers Electronic Show (CES) di Las Vegas è stato presentato un nuovo dispositivo che consente di ricaricare cellulari e lettori mp3 in modalità wireless, senza muovere un dito.
ENERGIA DALL'ARIA - Si chiama Airnergy ed è un sistema messo a punto dalla compagnia statunitense RCA (la stessa che 61 anni fa ha ideato il 33 giri). Si presenta come un piccolo dispositivo in grado di catturare i segnali wi-fi trasmessi dai vari access point presenti in casa o in ufficio. I segnali vengono convertiti in energia utile per ricaricare (sempre in modalità senza fili) cellulari e lettori mp3 dotati di una speciale batteria. Una sorta di riciclo di energia, quindi, che potrebbe essere esteso anche alle altre fonti elettromagnetiche presenti tra le mura domestiche. Per ora, la capacità di Airnergy dipende dalla potenza del segnale wi-fi nelle vicinanze. Durante la dimostrazione al CES, è riuscito a ricaricare un Blackberry in circa 90 minuti.
WI-TRICITY - Airnergy sarà messo in commercio dal prossimo autunno negli Stati Uniti, al costo di 40 dollari. Ma non si tratta dell'unico dispositivo a fare da apripista per la nuova frontiera dell'elettricità senza fili. Lo scorso anno, sempre al CES di Las Vegas, la startup PowerBeam ha presentato il sistema WiTricity che permette di alimentare piccoli gadget elettronici in modalità wireless. La compagnia Case-Mate ha di recente presentato The Hug: basta poggiarci il cellulare sopra per ricaricare la batteria. The Hug costa 90 dollari ed è già disponibile per iPhone.






FONTE: Nicola Bruno (corriere.it)


lunedì 11 gennaio 2010

Arriva l'edificio bioclimatico a forma di uovo


La forma ellittica sfrutta le risorse ambientali attraverso l'orientamento

Vivere all’interno di un uovo. Un nuovo “edificio bioclimatico”, biocompatibile a basso consumo energetico che sfrutta le risorse ambientali attraverso l’orientamento e la forma della struttura. “L’uovo di struzzo con gli occhi di mosca”. È questo il nome dell’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Magistretti dello studio di progettazione “Archingegno” di Milano che opera nel settore delle energie rinnovabili occupandosi in modo particolare della ricerca tipologica di manufatti edilizi ecologicamente compatibili ed energeticamente autosufficienti. Un progetto che osserva i fenomeni naturali e i criteri seguiti dalla natura (nella sua complessità del mondo vegetale ed animale), traendo da questi gli insegnamenti per un equilibrio simbiotico tra uomo e ambiente costruito. Ma come nasce l’idea di costruire un edificio a forma di uovo di struzzo? «Non si tratta di eclettismo. L’uovo è una forma quasi perfetta perché genera la vita ed è, quindi, l’elemento placebo che può garantire certi standard qualitativi» spiega Magistretti. Ma non solo. Questa forma «è la più contenitiva per la dispersione termica». Un edificio a sezione ellittica, infatti, presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate. Questa convinzione si basa sul fatto che un edificio di questo tipo combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti. Inoltre, essendo l’involucro esterno strutturato con una maglia esagonale contenente un’ampia superficie vetrata, si è pensato di risolvere il problema della filtrazione dei raggi solari e della regolazione dell’intensità luminosa, con un altrettanto singolare sistema di difesa congegnato a somiglianza dell’occhio di mosca. Le caratteristiche di questo organo prevedono un doppio sistema di filtrazione e regolazione della luce, compatibile con una maglia strutturale. Assimilato alle superfici vetrate, si prevedono due esagoni concentrici funzionanti a doppio schermo, che permettono di selezionare, nelle stagioni e nelle diverse ore del giorno, i raggi di incidenza dell’energia solare. Questo sistema, come spiega l’ideatore del progetto, permette di mantenere il calore nelle ore notturne «con uno sfasamento di 6-8 ore». A complemento dei sistemi passivi (relativi alla captazione e alla schermatura dell’energia solare) e del fotovoltaico, in sommità dell’edificio, è stata inserita una pala eolica ad asse verticale installata alla sommità del condotto di ventilazione naturale. Nel considerare l’efficienza edificio-impianto, inoltre, si è pensato di installare un impianto che utilizzi l’energia geotermica del terreno circostante l’edificio, per rispondere integralmente alla necessità di energia termica e ottenere il comfort ideale in tutto l’edificio. La funzione fondamentale dell’involucro, dunque, è quella di mediare le condizioni climatiche esterne, mentre gli impianti di riscaldamento e condizionamento (realizzati senza utilizzo di fonti energetiche di origine fossile), non vengono più considerati indispensabili per mantenere le condizioni di confort interne, ma come “ausiliari”, cioè necessari solo quando l’edificio in sé non è più in grado di garantire il benessere interno.

FONTE: lastampa.it

giovedì 7 gennaio 2010

Maroni annuncia i body scanner: "In funzione già fra due-tre mesi"

Il ministro incontra Matteoli e Riggio: primi controlli a Fiumicino, Malpensa e Venezia. Frattini: «L'allarme è alto» Pacco sospetto, paura a Ciampino

Arrivano anche in Italia i primi body scanner per i controlli di sicurezza negli aeroporti. I primi saranno operativi tra due-tre mesi, negli aeroporti di Fiumicino, Malpensa e Venezia. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni Roberto Maroni al termine dell’incontro all’Enac, con il ministro dei Trasporti Altero Matteoli e il presidente dell’Enac, Vito Riggio. Maroni ha inoltre spiegato che la decisione di adottare i body scanner è una decisione «condivisibile e condivisa perché prima deve venire la sicurezza per chi vola. Il diritto alla vita è prioritario su qualunque altra questione». «L’allarme terrorismo non può ridursi perché, al di là dell’effetto simbolico delle feste natalizie, i terroristi hanno dichiarato guerra al mondo democratico e quindi, evidentemente, si tratta di una guerra asimmetrica che è stata lanciata da avversari sconosciuti che usano mezzi sempre più sofisticati». È quanto afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini al quotidiano online Affaritaliani.it. Secondo il ministro, «occorre continuare, questa volta in modo molto più strategico, con una politica di cooperazione internazionale». «Quello che facemmo nel 2004 e nel 2005, o nel 2001, è qualcosa che oggi deve assolutamente ripartire», spiega il responsabile della Farnesina. «È giusto che l’Europa si riunisca, ad esempio, per valutare una linea possibile sui cosiddetti body scanner e che vi sia una riunione sempre dell’Europa e sempre del Comitato di Sicurezza a Bruxelles sull’atteggiamento da tenere per quanto riguarda lo Yemen e l’eventuale rafforzamento di misure sulle ambasciate». Per Frattini, questa «è una materia su cui l’Europa, anzitutto al suo interno e poi collaborando con gli Stati Uniti, deve affrontare assolutamente». Minuti di tensione, questa mattina, all’aeroporto di Ciampino, dove il ritrovamento di un bagaglio incustodito ha fatto temere un possibile attentato. L’allarme è cessato dopo l’intervento degli artificieri, che hanno fatto brillare il bagaglio che non conteneva alcuna sostanza pericolosa. L’allerta è scattata stamane al terminal partenze dello scalo romano, dove i controlli di sicurezza sono cresciuti negli ultimi giorni dopo il fallito attentato sul volo Delta in servizio da Amsterdam a Detroit il giorno di Natale. Il ritrovamento di un bagaglio incustodito ha costretto le autorità locali a fermare le operazioni di check-in, mentre il terminal arrivi è rimasto operativo. I passeggeri e i loro accompagnatori sono stati fatti uscire dalla struttura aeroportuale, mentre sul posto sono giunti i vigili del fuoco e alcune ambulanze. Gli artificieri hanno fatto brillare in sicurezza il bagaglio ed hanno proceduto alla bonifica dell’area, necessaria prima della riapertura del terminal.

FONTE: lastampa.it

martedì 5 gennaio 2010

Arriva la pillola contro il mal d'amore


E' ricavata dagli estratti dei frutti esotici di un albero che cresce nella Costa d'Avorio

Buone notizie per tutti i malati d’amore: un pillola, ricavata da una pianta africana, commercializzata ora come un rimedio miracoloso contro tutte le pene d’amore per innamorati abbandonati, traditi o trascurati. Si tratta, come riferisce in prima oggi il tabloid austriaco Kronen Zeitung, di una pillola ricavata dagli estratti dei frutti esotici di un albero che cresce nella Costa d’Avorio, il Griffionia simplicifolia, che la società farmaceutica di Villach (Carinzia), Coropharm, sta per immettere sul mercato sotto forma di pillole. In Africa i frutti di questa pianta sono noti, e consumati, da secoli. Adesso i suoi benefici sbarcano sul vecchio continente. Per cuori infranti, la pillola «Amorex» promette miracoli: il suo contenuto agisce sui messaggeri chimici del cervello (come gli ormoni), alterati a causa della pena, arrecando sollievo al malato d’amore.

FONTE: lastampa.it

domenica 3 gennaio 2010

Luna, scoperto il "sito ideale" per un insediamento umano


Lo riferisce L’American Geopsysical Union. Si tratta di una caverna di lava a forma di tubo profonda 80 metri, giudicata idonea a ospitare i primi coloni. Lo studio condotto da astronomi giapponesi

Un gruppi di astronomi giapponesi ha scopero sulla Luna una caverna di lava a forma di tubo profonda 80 metri che potrebbe essere il miglior sito per i primi coloni umani. Lo riferisce L’American Geopsysical Union che ha pubblicato lo studio di Junichi Haruyama, dell’agenzia spaziale nipponica (Jaxa), e le foto del sito scattate dalla sonda Selene.

Il 'tubo di lava' rappresenta la protezione ideale per i primi coloni dalle radiazioni e le meteoriti che continuamente investono la superficie lunare.

Fonte Agi

sabato 2 gennaio 2010

L'ILLUMINAZIONE INFLUENZA IL SAPORE DEL VINO, STUDIO


Il sapore del vino potrebbe essere influenzato dal tipo d'illuminazione dell'ambiente in cui lo si beve. Almeno questo e' quanto emerso da una ricerca condotta dai ricercatori dell'Institute of Psychology alla Johannes Gutenberg University di Mainz,in Germania, e pubblicata sulla rivista Journal of Sensory Studies. I risultati hanno dimostrato che lo stesso vino ci sembra migliore se lo beviamo in un ambiente illuminato di rosso o di blu o peggiore se viene degustato in un ambiente illuminato di verde o bianco. La ricerca ha coinvolto 500 volontari. "E' gia' noto che il colore di una bevanda puo' influenzare il gusto che sentiamo di essa", ha detto Daniel Oberfeld-Twistel della General Experimental Psychology division, primo autore dello studio. "Lo scopo della nostra ricerca - ha aggiunto - era verificare l'influenza dell'illuminazione del luogo, ad esempio un bar o un ristorante, sul sapore del vino". Dai risultati e' emerso che in una luce rossa il vino e' percepito piu' dolce e dal sapore fruttato. Inoltre, i partecipanti, a cui era stato chiesto di attribuire un valore monetario al vino che bevevano, valutavano la stessa bottiglia qualche euro in piu' se essa era servita in un ambiente illuminato di rosso. "Cio' e' probabilmente dovuto al fatto che, se percepiamo le luci come piacevoli, anche il sapore degli alimenti migliora", ha spiegato Oberfeld-Twistel. "Ulteriori ricerche provvederanno a fare luce su questo fenomeno. Nel frattempo, i sommelier dovrebbero assaggiare i vini in una luce neutrale per assicurarsi un risultato non influenzato da fattori esterni", ha concluso.

FONTE: agi.it