domenica 28 febbraio 2010

Lo sport fa bene agli studenti: lo rivela un recente studio


I Giovani che fANNO SPORT MI-

GLIORANO IL LORO RENDIMENTO.

Un maggiore impegno nelle attivita' sportive potrebbe essere non solo una misura efficace contro l'obesita', ma anche la chiave per un miglior rendimento scolastico, secondo quanto affermano gli autori di uno studio americano. Il Dr. William J. McCarthy Coll, dell'Universita' della California di Los Angeles hanno riscontrato che gli studenti con una buona forma fisica ottengono voti superiori ai loro pari meno sportivi. Dopo avere sottoposto un gruppo di studenti delle medie e delle superiori ad una prova consistente in una corsa/camminata di un miglio, i ricercatori hanno potuto dimostrare che i voti del test diminuivano per ogni minuto in piu' di ritardo nel completamento del percorso. -

FONTE: agi.it

sabato 27 febbraio 2010

Premio AISF/FIRE per Meriti Scientifici di eccellenza in Epatologia Al prof. Mario Rizzetto, gastroenterologo dell’Università di Torino.


Roma, 26 febbraio 2010 - Durante la serata Liver&Friends all’Auditourium della Conciliazione di Roma, è stato assegnato un premio speciale AISF/FIRE (Segretario AISF: Daniele Prati, e Presidente della FIRE: prof Antonio Gasbarrini) per Meriti Scientifici di eccellenza in Epatologia al prof. Mario Rizzetto, gastroenterologo dell’Università di Torino, che dichiara:

“Il virus dell’epatite delta o epatite D (HDV), scoperto alla fine degli anni Settanta, rappresenta un insolito paradigma di infezione del fegato. Si tratta di un virus difettivo, incapace di sussistere in proprio ma capace di attivarsi e divenire patogeno solo in presenza del virus dell’epatite B (HBV); l’HDV è dunque un parassita dell’HBV; l’impatto medico è importante in quanto sovra-infettando i portatori dell’HBV ne aggrava una persistente epatite B o crea nuova ed importante malattia nei portatori sani dell’HBV.

La ricerca virologica degli ultimi trent’anni ha rivelato che l’HDV possiede caratteristiche molecolari uniche, che gli consentono di replicare attraverso meccanismi semplici e diversi da quelli degli altri virus animali noti.

L’elemento più caratterizzante è un “ribozima”, cioè un segmento di RNA genomico che contiene nel contempo l’informazione genetica ma è anche capace di precise attività enzimatiche quali scindere e rilegare l’RNA. Il ribozima dell’HDV è ora oggetto di studio come po
ssibile strumento terapeutico per l’inattivazione di RNA patogeni in campo virale, oncologico e nelle malattie genetiche”.

FONTE: Bianca Pinelli

venerdì 26 febbraio 2010

Una mini-centrale in cantina Il futuro dell'energia sostenibile


Si chiamano "Bloom Box": generatori fuel cell che alimentano un palazzo a emissioni zero. Le esperienze passate con le celle a combustibile inducono alla prudenza, ma gli investitori ci credono


UNA MINI CENTRALE elettrica, a zero emissioni e zero impatto ambientale, da installare in ogni cantina giardino entro dieci anni. E' il progetto di una piccola società californiana che sta attirando l'attenzione di media, industria e grandi investitori. Una scommessa che, se non finirà nell'ennesima bolla, potrebbe cambiare per sempre il modo in cui consumiamo l'energia.
Si chiama "Bloom Box", ed è l'idea dell'ingegnere di origine indiana K.R. Sridhar. Il principio è molto semplice: in un'unità delle dimensioni di un frigorifero sono impilate una grande quantità di celle a combustibile. Da un lato delle celle entra ossigeno, dall'altro il combustibile. Una reazione chimica produce l'elettricità senza emissioni nocive. Niente di nuovo, in teoria. In pratica, l'idea di produrre energia attraverso le celle a combustibile non si è mai tradotta in realtà su grande scala, principalmente a causa degli elevati costi di gestione e della difficoltà di reperire il combustibile adatto. L'ingegner Sridhar, un passato alla Nasa prima di fondare la Bloom Energy, sostiene di aver risolto questi problemi: le Bloom Box possono essere alimentate con gas naturale, biomasse o solare e il loro ideatore sostiene che, entro dieci anni, chiunque potrà acquistarne una spendendo al massimo 3 mila dollari. Il problema è che finora nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia, ha mai visto una Bloom Box all'opera. Ma un servizio della prestigiosa trasmissione Cbs "60 Minutes" ha acceso i riflettori su Sridhar e la sua creatura. E molti ora si chiedono se la centrale elettrica da cantina non possa essere la "next big thing", la grande svolta nel settore dell'energia.
Un nutrito gruppo di venture capitalist ha investito fino a oggi 400 milioni di dollari sulla Bloom Energy. Tra di loro c'è John Doerr, della Kleiner Perkins Caufield & Byers, noto in tutta la Silicon Valley per aver sostenuto la nascita di colossi come Google e Amazon, ma anche per clamorose sviste come quella del monopattino hi-tech Segway. Doerr ha già speso circa 100 milioni di dollari nella Bloom Energy, ed è convinto di averci visto lungo: "L'energia pulita può essere la più grande opportunità del ventunesimo secolo", ha detto davanti alle telecamere di 60 Minutes.
Le Bloom Box non sono ancora presenti in nessuna cantina domestica, ma alcune grandi aziende californiane, tra cui Google ed eBay, le stanno già sperimentando. Secondo l'amministratore delegato di eBay, John Donahoe, le cinque unità installate nove mesi fa nel campus della società a San Josè gli hanno già fatto risparmiare 100 mila dollari in bolletta. Un mucchio di soldi, ma non così tanti considerando che attualmente una sola Bloom Box costa più di 700 mila dollari. In California, tra incentivi e detrazioni, lo stato si fa carico di metà dei costi. Ma Sridhar sostiene che, in un arco di tempo variabile tra 5 e 10 anni, un'unità costerà meno di 3 mila dollari e potrà essere presente in ogni casa, rimpiazzando la rete elettrica in città, nei distretti industriali o nei più remoti villaggi rurali.
La presentazione ufficiale della Bloom Energy è prevista per domani. Il progetto ha guadagnato sponsor prestigiosi, come l'ex segretario di stato Colin Powell. Ma Sridhar sogna di arrivare ancora più in alto: "Mi piacerebbe vedere una Bloom Box alla Casa Bianca, magari accanto all'orto biologico di Michelle Obama", ha detto alla Cbs. "Ne sarei davvero felice".

FONTE: Alessio Balbi (repubblica.it)

mercoledì 24 febbraio 2010

CREATA MICRO-MOLECOLA RNA CHE GENERA PROTEINE


Creata in laboratorio una molecola di Rna sintetica in grado di catalizzare gli elementi alla base di molecole piu' complesse, come per esempio le proteine. Per i ricercatori si tratta di un passo in avanti fondamentale per capire quali siano state le origini della vita sul nostro pianeta. L'Rna e' infatti un acido nucleico che viene utilizzato dal Dna per trasmettere le informazioni necessarie alla sintesi delle proteine. A riuscire nell'esperimento un gruppo di biologi molecolari dell'Universita' del Colorado di Boulder. La notizia e' stata pubblicata sulla rivista 'Proceedings of the National Academy of Sciences'. I ricercatori guidati da Michael Yarus hanno concentrato la loro attenzione su una particolare molecola di Rna, che pur essendo in grado di produrre alcune proteine e' costuita da solo cinque nucleotidi e agisce come se fosse un vero e proprio enzima. Proprio la semplicita' della molecola di Rna ricostruita nel laboratorio statunitense e' la chiave di interpretazione della teoria che vuole che la vita abbia avuto origine sulla Terra proprio a partire da micro-molecole di Rna. Fino a oggi pero' questa teoria era contrastata dal fatto che si riteneva che solo alcune molecole di Rna, quelle piu' complesse, fossero in grado di svolgere la reazione chimica necessaria all'assemblamento delle proteine. Ora il lavoro del team di Boulder ha dimostrato che anche piccolissimi frammenti di Rna sono in grado di sintetizzare queste molecole cosi' complesse che, in definitiva, costituiscono i 'mattoncini' che formano gli esseri viventi. -

FONTE: agi.it

martedì 23 febbraio 2010

ARRIVA IL “NAVIGATORE” DEI PRODOTTI TIPICI DELLA MONTAGNA


Con l’Applicazione WebGIS è possibile muoversi in un database di oltre 4400 prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni italiane. Il servizio è uno dei punti qualificanti del progetto FIMONT, che mira a recuperare e valorizzare le produzioni tipiche della nostra penisola. Un aiuto concreto per i produttori e per i turisti. La presentazione il 24 febbraio a Roma - Sala delle Conferenze a Palazzo Marini.

Un navigatore satellitare dei prodotti tipici italiani, per orientarsi tra le migliaia di offerte che le regioni presentano ai turisti e agli addetti ai lavori. E’ l’ambizioso progetto ‘WebGIS’, che permette la consultazione geografica di quasi 4500 prodotti tradizionali della montagna e non, censiti nell’ambito del progetto FIMONT - Metodi e sistemi per aumentare il valore aggiunto degli alimenti tradizionali ed a vocazione territoriale delle zone montane. Si tratta di una ricerca che mira alla messa a punto di metodi, strumenti e tecnologie per il recupero e la valorizzazione di produzioni tradizionali e tipiche per promuoverne lo sviluppo. I risultati di tre anni di lavoro saranno presentati mercoledì 24 febbraio dalle 9.30 alle 13.30 presso la Sala delle Conferenze - Palazzo Marini a Roma, in occasione del convegno FIMONT “Salviamo una montagna di sapori”, organizzato dall’Ente Italiano della Montagna (EIM). Il database dei circa 4500 prodotti tradizionali si accompagna all’applicazione WebGIS, che permette la consultazione geografica dei prodotti censiti attraverso il computer. Accanto alla ricerca di un monumento o di un ristorante si può così consultare la rete per conoscere, acquistare ed apprezzare le peculiarità del territorio, soprattutto di tipo gastronomico. L’idea infatti è di caratterizzare geograficamente, attraverso la creazione di mappe dinamiche, ogni singolo prodotto del territorio interessato. Sono stati poi individuati cinque casi studio (oggetto del convegno), rappresentativi di cinque filiere alimentari, diversi per collocazione geografica e contesto socio-produttivo: Piante officinali della Valle Camonica, Toma della Valsesia, Pecora Sopravissana, Pane con le patate della Garfagnana, Noce di Montagna. ‹‹Siamo solo all’inizio di un lungo percorso, che punta alla valorizzazione delle attività tradizionali agricole di montagna e delle imprese agroalimentari. Come Ente desideriamo che la valorizzazione di un prodotto tradizionale possa ‘catalizzare’ processi di sviluppo di ampio respiro›› commenta Massimo Romagnoli, Presidente EIM. Relatori del Convegno: Massimo Romagnoli e Anna Giorgi, rispettivamente Presidente e Direttore Generale EIM, i Ministri Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni) e Mariastella Gelmini (Istruzione, Università e Ricerca), Giacomo Elias (coordinatore scientifico progetto), Rosanna Farina (responsabile EIM del progetto e coordinatrice delle Unità Operative) e i referenti delle ricerche condotte all’interno dei cinque casi studio. La ricerca ha fatto ricorso a competenze fortemente interdisciplinari; i partner coinvolti sono: l’Ente Italiano della Montagna, capofila, l’Istituto di Biologia Agro-ambientale e Forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Dipartimento di Ingegneria Agraria dell’Università degli Studi di Milano, il Polo per la Qualificazione del Sistema Agroindustriale e la Fondazione IARD.

Ufficio Stampa Globalnewsmedia

lunedì 22 febbraio 2010

Le più belle "opere d'arte" della scienza


Nella selezione coloratissimi microfiori e i pannelli solari dei ricercatori della Seconda Università di Napoli

La scienza fa spettacolo e diventa comprensibile anche al profano: dal 2002 la rivista americana Science premia l'abilità di ricercatori e divulgatori nell'utilizzare in maniera innovativa mezzi visivi, foto e filmati per promuovere la comprensione dei risultati della ricerca. Tra le spettacolari immagini premiate al «Science and Engineering Visualization Challenge 2009» anche un «panino alle meduse»; dei coloratissimi «microfiori» e i «pannelli solari» dei ricercatori della Seconda Università di Napoli.

L'ALTRA FACCIA DELLA SCIENZA - Sono delle vere e proprie «opere d'arte» quelle immaginate da scienziati, ingegneri, specialisti nella comunicazione visiva ed artisti. Un affascinante trait d'union tra la letteratura scientifica e i comuni cittadini. Insomma, l'altra faccia della scienza rappresentata in maniera semplice, intuitiva e vivida. La foto vincitrice nella categoria «illustrazioni», che oltretutto si è guadagnata la copertina dell'ultimo numero di Science, è una scultura di 3,5 metri composta e realizzata con 75 mila fascette ferma fili legate tra di loro: esprime la forza esercitata dalle cellule dell’endotelio nel loro micro ambiente quando si trasformano in capillari. Per realizzare «Branching Morphogenesis» il biologo Peter Lloyd Jones e l'architetto Jenny Sabin sono partiti da cinque simulazioni al computer di una cellula endoteliale del polmone mentre spinge e si infila nella matrice proteica che la circonda. «La scultura non solo mostra la bellezza interiore e la complessità dell'interazione tra cellule e il loro ambiente circostante, ma cerca di rappresentare anche le forze che vengono esercitate», ha spiegato Peter Lloyd Jones.

MEDUSA BURGER - «Se non affrontiamo il riscaldamento globale, continuiamo imperterriti con la pesca indiscriminata e impoveriamo di conseguenza la biodiversità marina, al posto degli hamburger ben presto mangeremo "panini alle meduse"». E' la provocazione dell'artista digitale Dave Beck con la sua foto «Jellyfish Burger», un panino che, oltre alle fette di pomodoro, cipolla e insalata, è farcito con una poco appetitosa medusa. «La scomparsa dei grandi pesci e l'innalzamento degli oceani renderanno il mare sempre più adatto a organismi fluttuanti, come le diatomee e le meduse. Infatti, le meduse - in assenza di grosse prede e nei mari vuoti e sempre più caldi -, prosperano magnificatamente, spiega la biologa marina Jennifer Jacquet della università British Columbia, in Canada. «Volevo che la mia foto fosse entrambe le cose» - dice l'illustratore - «spiritosa, ma anche inquietante».

DA NAPOLI I MICRO PANNELLI SOLARI - Già milioni di anni fa la natura costruiva pannelli solari. «Proseguiamo per questa direzione», spiega il biologo marino Mario De Stefano, che ha vinto nella categoria «Scientific illustration». Il lavoro è opera di un team di ricercatori della Seconda Università di Napoli composto oltre che dal professor Mario De Stefano del Dipartimento di Scienze Ambientali, Facoltà Scienze del Farmaco per Ambiente e Salute, anche dalla professoressa Carla Langella del Dipartimento di Industrial Design Ambiente e Storia, Facoltà di Architettura «Luigi Vanvitelli», e da Antonia Auletta. La rappresentazione grafica, intitolata «Back to the future», è composta, in primo piano, da una fotografia al microscopio elettronico a scansione delle colonie a ventaglio della diatomea Licmophora flabellata (un organismo marino monocellulare) a cui si contrappone sullo sfondo il disegno digitale di una pensilina solare innovativa ispirata a questi organismi. La composizione illustra l'approccio scientifico della Biomimetica, una nuova branca delle biotecnologie mirata alla realizzazione di prodotti, materiali e dispositivi evoluti a partire da principi, logiche, morfologie e strutture presenti in sistemi biologici. Per il gruppo di lavoro partenopeo si tratta soprattutto di un'affermazione: già lo scorso anno la National Science Foundation premiò uno scatto realizzato da De Stefano al microscopio elettronico.

MATEMATICA E PLASTICA - Tra i vincitori anche l'illustrazione «Kuen's Surface: A Meditation on Euclid, Lobachevsky, and Quantum Fields», di Richard Palais e Luc Benard dell'Università della California, nella quale si cerca di rappresentare simbolicamente la storia centenaria per dedurre il quinto postulato di Euclide dagli altri quattro. Nella categoria «fotografia» il primo posto è andato ad uno scatto realizzato con un microscopio elettronico a scansione che evidenzia - con colori falsati digitalmente - delle minuscole fibre plastiche dal diametro di appena 250 nanometri. La scoperta dei polimeri che si avviluppano attorno ad una pallina di plastica e che sono energicamente efficienti, è opera di Sung Hoon Kang, Boaz Pokroy e Joanna Aizenberg dell'università di Harvard University. La foto è intitolata «Salvate la nostra Terra» e per i ricercatori questa scoperta potrà essere utilizzata per creare materiali plastici a minore impatto ambientale.

FLOWER POWER - Formazioni simili a fiori, grandi soltanto pochi micrometri, che però ricordano le tanto popolari decorazioni degli anni sessanta. Si chiama «Flower Power» il lavoro di Briana Whitaker, Russell Taylor e Briana Carstens dell'università della Carolina del nord, premiato nella categoria fotografia. Mostra micro strutture di polimeri collassate grandi appena dieci micrometri e catturate da un microscopio elettronico.

FONTE: Elmar Burchia (corriere.it)

sabato 20 febbraio 2010

Inquinamento: i 15 luoghi piu' invivibili della Terra


La lista dei luoghi piu' invivibili al mondo, a causa dell'inquinamento e della tossicita' di aria, acqua e suolo. Sono 15 le localita' prese in esame dal sito internet 'Mother nature network', dove e' altamente sconsigliato trasferirsi. Si va da Chernobyl, tristemente nota per l'incidente nucleare del 1986, alla citta' cinese di Linfen. La classifica e' stata stilata con diversi criteri: l'inquinamento dell'aria, la presenza di scorie radioattive, l'accumulo di rifiuti, o la sconsiderata deforestazione. Non e' una vera e propria classifica, ma un elenco di emergenze planetarie attorno alle quali vivono in condizioni di sicurezza precarie decine di migliaia di persone. Proprio come a Chernobyl, abitata ancora da 14mila persone. La citta' di Linfen si trova nella regione dello Shanxi meridionale, nella cosiddetta cintura carbonifera della Cina: la sua aria e' considerata addirittura la piu' inquinata del mondo. Ci sono anche l'isola di spazzatura galleggiante, creata della corrente 'Vortice del Nord Pacifico', grande cinque volte quella dell'Italia, e le colline di Kabwe, in Zambia, formate dalle scorie prodotte dalle miniere di piombo e cadmio della zona, dove l'aria e' 10 volte piu' contaminata del massimo consentito dal limite di sopravvivenza. Altre localita' indesiderabili sono segnalate in Brasile, Peru', Haiti. E' citato anche lo spazio attorno alla Terra, inquinato dai rottami di numerosi satelliti.

FONTE: corriere.it

venerdì 19 febbraio 2010

Nuovi effetti terapeutici per la marijuana


La droga efficace contro diversi tipi di dolore

Trattandosi di una pianta considerata una droga non ha avuto vita facile in medicina, anche se altre sostanze stupefacenti, più pericolose, sono invece tuttora utilizzate nel controllo del dolore. Sono invece del parere che la cannabis, o marijuana, possa essere impiegata nel trattamento del dolore correlato a specifiche malattie, i ricercatori dell’Università della California - Center for Medicinal Cannabis Research (CMCR). Secondo questo nuovo studio, ci sono prove sufficienti per considerare la cannabis un rimedio efficace. «Ci siamo concentrati sulle malattie, dove le attuali cure mediche non forniscono un adeguato sollievo o la copertura dei sintomi». Ha dichiarato il dr. Igor Grant, Direttore del CMCR. I risultati, sottolineano i ricercatori, forniscono finalmente un forte contesto per far sì che si possa cominciare a discutere in politica e con i cittadini del ruolo della cannabis in medicina. Per arrivare alle loro conclusioni, gli scienziati hanno condotto e concluso 5 studi clinici, più altri che sono ancora in svolgimento. Tutti gli studi completati hanno dimostrato che la cannabis può essere utile per alleviare efficacemente i dolori provocati da selezionate sindromi, lesioni, malattie del sistema nervoso e spasmi causati da patologie come la sclerosi multipla. I risultati dello studio sono stati presentati al Senato del California legislature, e si propongono come una risposta scientifica, anziché solo politica, alla questione droghe in medicina, fa notare il Senatore John Vasconcellos.

FONTE: lastampa.it

giovedì 18 febbraio 2010

Tutankamon morì di malaria mistero scoperto con test del Dna


Tutankamon aveva un piede deforme, camminava con un bastone e aveva fattezze decisamente femminili. A consegnare alla storia il nuovo identikit del celebre faraone egiziano è stato l’atteso test del Dna condotto da ricercatori italiani, tedeschi ed egiziani, su 11 mummie, inclusa quella del sovrano bambino che morì a 19 anni per una frattura ossea che indebolì il suo sistema immunitario facendogli contrarre la malaria. L’esame del genome di Tutankamon, che ha regnato dal 1341 al 1323 avanti Cristo, ha anche finalmente definito la sua linea ereditaria: Akhenaton, il faraone che trasformò radicalmente la religione dell’antico Egitto e che governò dal 1351 al 1334 avanti Cristo, era suo padre e sua sorella era la madre. Inoltre i due feti ritrovati nella tomba del faraone sarebbero veramente suoi figli: due bimbe morte subito dopo la nascita. La tomba di Tutankamon fu riaperta nel 1992 e vennero ritrovate le mummie dei due feti la cui identità era rimasta fino a ora un mistero. Le autorità egiziane hanno successivamente autorizzato Zahi Hawass, direttore del Consiglio supremo delle Antichità del Cairo a portare avanti le sue ricerche e a scannerizzare e sottoporre all’esame del Dna la mummia del faraone trasferita appositamente al Museo del Cairo per le analisi. Gli esami, il cui risultato è stato pubblicato sul Journal dell’American Medical Association, svelano anche il vero mistero della morte di Tutankamon riferita da sempre o a una caduta dal carro o dal cavallo, a un omicidio oppure a una setticemia. Il test evidenzia che invece la morte è stata provocata da un’infezione da “plasmodium falciparum”, il parassita che causa la malaria. Altro “’giallo” svelato quello della madre che si credeva essere fino a ora Nefertiti. Quest’ultima, la cui mummia non è mai stata identificata, regnò a fianco di Akhenaton ed ebbe sei figlie.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 17 febbraio 2010

Sonno rumoroso: più vicina la pillola per smettere di russare


Successo nei test per un'azienda californiana, che vuole commercializzare il prodotto contro le apneee notturne. Fra gli "effetti collaterali positivi", farebbe calare la pressione e aiuterebbe a perdere peso

Una pillola per smettere di russare: un sogno per chi è alle prese col problema ma soprattutto per chi lo subisce. A metterla a punto un’azienda californiana che l’ha testata su 45 pazienti. E il farmaco sembra funzionare: ha ridotto il disturbo del 70%, promettendo risultati anche sul fronte dell’apnea notturna, una patologia legata a doppio filo con il sonno ‘rumoroso'. Qnexa, questo il nome del prodotto, sarà ora testata su un campione più ampio e nasce originariamente come farmaco dimagrante. È, in estrema sintesi, il risultato di un mix di principi attivi: lo stimolante fentermina in aggiunta all’antiepilettico topiramato.

Soprattutto su uomini e donne tra i 30 e i 65 anni d’età, la pillola ha ridotto drasticamente le interruzioni del sonno dovute al russare, facendole passare da una media di 46 a 14 volte all’ora. Non solo.

Altra buona notizia è che il campione ha registrato una perdita media di peso del 10% e un significatovo calo della pressione arteriosa.

Vivus Inc., l’azienda che ha sviluppato la molecola, spera di poterla commercializzare come farmaco contro l’apnea notturna. Jim Horne, uno specialista in medicina del sonno dell’università di Loughborough, sulle pagine del britannico ‘Daily Mail’ precisa che «circa il 50% delle persone obese soffre di apnea notturna in una qualche misura. Quando si stendono - spiega l’esperto - i loro muscoli si rilassano e il grasso attorno al loro collo comprime le vie aeree ancora di più. È possibile che questo farmaco li aiuti innescando la perdita di peso - ipotizza - oppure rendendo in qualche modo i muscoli della gola un pò più tesi». Distendendo, al contrario, i nervi di chi divide il letto con chiassosi russatori.

FONTE: quotidiano.net

martedì 16 febbraio 2010

Tumori, super-raggio di carbonio per bruciarli: a Pavia il primo centro


Un super-raggio di carbonio e protoni per bombardare il cancro risparmiando i tessuti sani. La nuova guerra al cancro inizia in Italia a Pavia, (il primo centro sul territorio nazionale e quarto al mondo) con armi di ultima generazione progettate e costruite interamente in Italia. A Pavia apre i battenti il primo Centro Nazionale di Adroterapia oncologica (Cnao). Il cuore del Centro è il sincrotrone, la macchina cioè che produce i protoni e gli ioni carbonio con i quali verranno bombardati i tumori, e che è stata realizzata dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). La particolarità di queste particelle è che sono in grado di penetrare in profondità nel corpo umano, arrivando a colpire anche gli organi più difficili da raggiungere con la chirurgia, «senza danneggiare - dicono gli esperti - se non in minima parte i tessuti sani circostanti».
Secondo il Cnao, «bastano due o tre minuti per irradiamento e in media una decina di sedute della durata di 25 minuti per curare una varietà sempre più importante di patologie». Tuttavia, aggiunge Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao, «questa terapia non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un'arma in più a disposizione di medici e pazienti che può essere utilizzata in aggiunta o in sostituzione dei trattamenti tradizionali. Degli oltre 120 mila pazienti che ogni anno vengono sottoposti a radioterapia, si stima che circa il 5% dei casi possa essere curato con i fasci di adroni».
Inaugurata dai ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, insieme al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, la struttura è stata realizzata in 4 anni dalla Fondazione Cnao. È il quarto centro al mondo di questo tipo, dopo quelli di Chiba e Hyogo in Giappone e di Heidelberg in Germania, e si concentrerà in particolare nella cura dei tumori solidi resistenti alla radioterapia o difficilmente operabili, grazie a una radioterapia mirata che utilizza al posto dei normali raggi X particelle subatomiche chiamate adroni.
La struttura, costata 125 milioni di euro, avvia oggi la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell'ottobre 2011. Entro la fine di quest'anno, invece, partiranno i primi test sull'uomo che coinvolgeranno 230 pazienti. I primi trattamenti di cura saranno invece effettuati verso la fine del 2011, e il Centro si prevede lavorerà a pieno regime entro il 2013, quando sarà in grado di curare circa 3 mila pazienti ogni anno in circa 20 mila sedute.
La realizzazione del Centro, concludono i suoi responsabili, «consentirà ai pazienti italiani che potrebbero trarre vantaggi dall'adroterapia di non doversi più recare all'estero per la necessaria cura, spesso con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. La valutazione dell'efficacia e dei costi della terapia sarà fra gli obiettivi della sperimentazione clinica: si tratta comunque di costi sostenibili all'interno dell'Ssn» .

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 13 febbraio 2010

Tracce di materia oscura sulla Terra


RICERCATORI IN MINNESOTA HANNO INTERCETTATO DUE SEGNALI CHE POTREBBERO INDICARNE LA PRESENZA

In una vecchia miniera abbandonata nel nord del Minnesota alcuni scienziati hanno dichiarato di aver rilevato, per la prima volta in maniera diretta,particelle di materia oscura. In particolare hanno visto due eventi in un anno. Il ché è tantissimo, anche se non è abbastanza nel linguaggio della scienza. Il Professor Joodi Cooley, della Southern Methodist University di Dallas, ha finalmente illustrato gli ambiziosi risultati della CDMS (Cryogenic Dark Matter Search), sostenendo: «E’ stato un momento molto difficile, ma anche emozionante».

QUELLA OSCURA MATERIA OSCURA – Come suggerisce il nome stesso, questo gruppo di ricerca si occupa di materia oscura, invisibile, ovvero di quella quota dell’Universo che non viene vista e di cui si sa poco o nulla. In particolare solo il 5 per cento dell’Universo è composto da materia (particelle massive), come gas, stelle, galassie e pianeti, ed è percepibile con i nostri occhi e con i nostri strumenti. Poi c’è un 70 per cento invisibile, chiamato energia oscura. La materia oscura rappresenta un altro 25 per cento della composizione dell'universo. Cosa sia esattamente questa fetta di Universo non è dato saperlo, e non a caso viene definita oscura. I fisici sanno solo che è non barionica e non ha interazione elettromagnetica con la materia ordinaria, il resto della gente (i non fisici si intende) probabilmente non ha neppure gli strumenti conoscitivi per concepirne il significato. Quello che si può dire è che si tratta di un concetto molto ostico, ma essenziale a spiegare la composizione dell’Universo e alcuni fenomeni. Per esempio l’osservazione delle galassie a spirale ha fatto notare agli astrofisici che la loro velocità di rotazione è molto maggiore di quella suggerita dalle leggi Newtoniane dei corpi celesti e questo fa ipotizzare che esista molta più materia di quella percepibile. L’ESPERIMENTO – L’esperimento CDMS ha utilizzato, al posto dei gas nobili, un rivelatore fatto di cristalli di germanio e silicio criogenizzati, messo al riparo da sorgenti di rumore, essendo sotto un profondo strato di roccia, per impedire ai i raggi cosmici (ovvero le particelle cariche provenienti dallo spazio sulla Terra) di raggiungerlo.

FONTE: Emanuela Di Pasqua (corriere.it)

lunedì 8 febbraio 2010

IN ARRIVO TEST PER PREVEDERE MALATTIE GENETICHE


Presto le coppie potranno usufruire di un test genetico in grado di predire se i propri figli possono sviluppare malattie genetiche come la fibrosi cistica, l'atrofia muscolare spinale o l'anemia falciforme. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Times, nel Regno Unito il nuovo test potra' essere acquistato alla Bridge Fertility Clinic di Londra a 700 sterline, mentre la company statunitense che lo ha prodotto - la Consyl - ha annunciato di volerlo vendere online. L'annuncio ha sollevato un polverone di polemiche, soprattutto fra i medici convinti che il nuovo test possa 'giocare' sulle paure dei futuri genitori e che il rischio rasentera' l'eugenetica. Se i risultati del test svelano che la coppia e' portatrice di geni associati a malattie genetiche, i futuri genitori potrebbero scegliere di non avere figli o di utilizzare la fecondazione in vitro per avere la garanzia di un figlio sano. "(Il test) è ±ualcosa che tutti gli adulti dovrebbero avere prima di fare un bambino", ha detto Balaji Srinivasan della Consyl. "Le coppie - ha aggiunto - hanno il diritto fondamentale di conoscere il loro stato di portatore e di prendere decisioni riproduttive, sulla base di tale status, senza interferenze esterne". "Questo e' qualcosa che la coppia puo' fare - ha detto Alan Thornhill della clinica Bridge - per ridurre il rischio a un costo ragionevole. Queste malattie sono molto rare, ma anche abbastanza orribili". -

FONTE: agi.it

domenica 7 febbraio 2010

L'appartamento-termos I gradi si regolano sottoterra


IN TOSCANA I PRIMI EDIFICI DI EDILIZIA ECONOMICA CHE SFRUTTA LA GEOTERMIA A BASSA ENTALPIA

ENERGIA CATTURATA DALLE VISCERE DELLA TERRA PER RISCALDARE D'INVERNO E RAFFREDDARE D'ESTATE, MURA REALIZZATE CON LA PAGLIA, VETRI ENERGETICI, IMPIANTI FOTOVOLTAICI, PANNELLI SOLARI, MINI IMPIANTI EOLICI. ECCOLE LE CASE DEL FUTURO, BIOENERGETICHE ED ECOCOMPATIBILI. IN TOSCANA NE STANNO NASCENDO A DECINE, UNICHE NEL SUO GENERE. COME IL RESIDENCE «IL GIARDINO DEI PICCOLI» CHE SI STA COSTRUENDO A FIGLINECI VALDARNO (FIRENZE), OPPURE I VENTI APPARTAMENTI DI EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE CHE SARANNO INAUGURATI A GIORNI A FOLLONICA (GROSSETO) E NON FARANNO SPENDERE AI PROPRIETARI UNA LIRA DI BOLLETTA. E ANCORA LA BIBLIOTECA DI ROSIGNANO (LIVORNO), L'UNICA STRUTTURA PUBBLICA CHE SARÀ REALIZZATA UTILIZZANDO 85 MILA BALLE DI PAGLIA PER UN ISOLAMENTO ENERGETICO E ACUSTICO STRAORDINARI. PROGETTI, DIFFERENTI, UNITI DA STESSI OBIETTIVI: NON INQUINARE, LIMITARE AL MASSIMO IL CONSUMO ENERGETICO E RILANCIARE IL MERCATO EDILIZIO.

RISCALDAMENTO DISCRETO: GUARDA COME FUNZIONA

UNA DELLE TECNOLOGIE PIÙ RIVOLUZIONARIE UTILIZZATE A FIGLINE E A FOLLONICA È LA «GEOTERMIA A BASSA ENTALPIA». «SI TRIVELLA IL TERRENO PER UN CENTINAIO DI METRI—SPIEGA GIACOMO BISERNI, GEOLOGO DELLO STUDIO ECOGEO TRA I PROGETTISTI DEGLI EDIFICI ECOLOGICI — E POI SI UTILIZZANO SONDE DAL DIAMETRO MASSIMO DI 15 CENTIMETRI COLLEGATE ALLA CENTRALE TERMICA. INFINE IL CALORE VIENE SPINTO NELLE SERPENTINE COLLOCATE SOTTO IL PAVIMENTO».

LA COSA PIÙ INTERESSANTE DELL' IMPIANTO È LA DOPPIA FUNZIONE. DOPO UN ONESTO LAVORO DA «RISCALDATORE » D'INVERNO, IN ESTATE IL SISTEMA RAFFREDDA LA TEMPERATURA DI OGNI STANZA. «QUESTO PERCHÉ NELLA ZONA DOVE COSTRUIAMO IL SOTTOSUOLO HA UNA TEMPERATURA INTORNO AI 18-20 GRADI E PUÒ ARRIVARE SINO AI 25, OTTIMA PER TUTTE LE STAGIONI». LA GEOTERMIA A BASSA ENTALPIA GARANTISCE I TRE QUINTI DEL FABBISOGNO ENERGETICO DELLA CASA, UN QUINTO ARRIVA DAL FOTOVOLTAICO E IL RESTO DAI BIOMATERIALI AD ALTA EFFICIENZA ENERGETICA.

I costi di costruzione? Leggermente superiori a quelli di un edificio tradizionale (circa il 15%), ma i soldi spesi anticipatamente sono un investimento per il futuro. Non solo perché le norme in materia di bioedilizia garantiscono contributi governativi ma perché la bolletta è vicina allo zero. A Follonica sono stati costruiti venti appartamenti di edilizia economica e popolari a prezzi convenzionati. Gli appartamenti di 75 e 80 metri quadrati quasi ultimati dalla Cooperativa edile l'Avvenire sono stati venduti a 255 mila euro l'uno con garage e giardino. Anche in questo caso insieme all'uso della geotermia a bassa entalpia, i tecnici hanno utilizzato impianti fotovoltaici. E per far diventare realtà una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. «Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti — spiega Giorgio Romagnoli, geometra e presidente della cooperativa —. Con queste tecniche le case sono diventate simili a termos e dunque basta poca energia per riscaldarli e raffreddarli. Negli appartamenti non c'è gas e dunque non si paga la bolletta e il fotovoltaico produce più dell'energia elettrica. In più l'energia eccedente sarà venduta all'Enel e dunque i proprietari non dovrebbero pagare neppure la bolletta per il consumo degli elettrodomestici ».

A Rosignano Solvay, a sud di Livorno e a due passi dalla Castiglioncello resa celebre dal Sorpasso di Dino Risi, sono appena iniziati i lavori di una supebiblioteca da 6,2 milioni di euro costruita interamente con la paglia. Voluto da Comune e Regione, il progetto ricorda a canone inverso la novella dei Tre Porcellini. Il bello è che stavolta è la casa di paglia ad essere più resistente, calda e accogliente. Le 8500 balle di paglia serviranno secondo i tecnici a progettare architetture capaci di conservare il caldo di inverno e il fresco in estate.

«Il progetto prevede l'utilizzo di tecniche innovative di ventilazione naturale — spiega Andrea Immorali, ingegnere, dirigente dei Lavori pubblici del Comune -, un sistema geotermico di preriscaldamento degli interni, impianti solari termici per la produzione di acqua calda e un impianto fotovoltaico ». Non solo. La superbiblioteca avrà un tetto verde, cioè ricoperto da terra e piante e naturalmente ancora paglia, un po' come i tetti-giardino del Nord Europa ottimi per isolare il calore. C'è poi chi in Toscana la casa ecologica se l'è costruita da sé. Come ad Arezzo il presidente della Commissione Sanità della Regione, Fabio Roggiolani: «Ho utilizzato legno, calore dalla terra, impianti fotovoltaici, materiali bioenergetici. Non inquino, risparmio emi sento in pace con il cielo e con la terra».

FONTE: Marco Gasperetti (corriere.it)

sabato 6 febbraio 2010

Nasce la super pillola che ci farà vivere cent'anni


Si tenta di unire tre geni della "lunga vita": due incrementano la produzione di colesterolo buono, riducendo il rischio di ictus e malattie cardiache. Uno è alla base della prevenzione del diabete


E' LA PILLOLA dei sogni e dei desideri. Quella che ti promette di vivere cent'anni e non sentirli come un peso ma un'opportunità. Che ti offre un'esistenza lunga due vite, per ricominciare a pensare il futuro quando, una volta, era solo tempo di ricordi. Una pasticca e via, per superare il secolo con nonchalance, senza l'assillo del colesterolo, gabbando il diabete, schivando l'Alzheimer e i problemi di cuore. Il tutto in allegria, senza imporsi uno stile di vita monacale, dimenticando restrizioni ascetiche, mortificazioni della carne e del gusto e obblighi sportivi. Viene da lontano la speranza di un futuro a tre cifre come realtà comune e senza acciacchi. Il segreto è nascosto nel corredo genetico degli ebrei Ashkenaziti, famosi per vivere abitualmente sino a 100 anni, visto che dal loro sangue gli studiosi americani avrebbero tratto la risposta, la possibilità di una quarta età serena e vitale. Per tutti. Potrebbe infatti essere pronta tra tre anni la "pillola dell'eterna giovinezza", come la chiama chi conosce il desiderio di combattere il tempo. Se ne occupano già diversi laboratori negli States, dicono i ricercatori dell'Institute for Aging Research all'Einstein college of New York che, guidati dal genetista Nir Barzilai, hanno portato avanti lo studio partendo da un'analisi approfondita e genetica di centinaia di ebrei arrivati dall'Europa dell'Est. "Le possibilità di vivere fino a cent'anni sono mediamente una su diecimila - spiega Barzilai - ma nel gruppo dei 500 ebrei Ashkenaziti esaminati le possibilità salivano a 20 volte di più nonostante il 30% di loro fosse obeso o in sovrappeso e un altro 30% avesse fumato due pacchetti di sigarette al giorno per più di 40 anni". Della serie: ci sono geni che salvano nonostante comportamenti lontani da ogni buona regola alimentare e di salute.
L'équipe di Barzilai ha allora iniziato ad analizzare campioni di sangue prelevati dagli Ashkenaziti. "Tra due milioni di marcatori genetici esaminati - osserva - ne abbiamo trovati tre che sembravano essere più presenti nei nostri centenari: due legati all'aumento del colesterolo buono e uno collegato alla prevenzione del diabete". Da qui l'idea della composizione, il tentativo degli studiosi di creare una mistura che mimi gli effetti protettivi di questi geni. La pasticca dovrebbe quindi contenere quelli che gli americani chiamano i tre geni della longevità: due che incrementano la produzione del cosiddetto colesterolo buono, riducendo il rischio di malattie cardiache e ictus, e uno che previene il diabete. La compressa miracolosa prometterebbe secondo gli studiosi di eliminare patologie come il diabete, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache, concedendo una vita centenaria e in salute. Gli scienziati italiani sono scettici sulla scoperta americana, o meglio, sulla trasformazione delle intuizioni scientifiche sui geni protettori in pastiglie di uso comune. Così per chi non è nato con parenti centenari che garantiscano buone prospettive, oltre a un'alimentazione parca e salutista, buoni rapporti sociali e familiari dovrà in buona pace aspettare i progressi dell'ingegneria genetica che permetterà di inserire i geni della longevità nel Dna di ogni bambino. Consolandosi nel frattempo con le statistiche che azzerano, superano, stracciano le più rosee previsioni. Nel 1924 si stabilì che, al massimo, gli uomini e le donne avrebbero vissuto sino a 64 anni. Nel 2000 si sono dovuti arrendere all'evidenza e alzare l'asticella a ottanta. Prontamente superati dalla realtà che racconta di un mondo popolato da schiere di ultranovantenni. In Italia sono ormai un piccolo esercito: erano poco più di tremila nel '90, gli ultimi dati raccontano di quasi 12mila centenari decisi a resistere. Con grinta.

FONTE: CATERINA PASOLINI (repubblica.it)