giovedì 29 aprile 2010

La missione segreta (senza astronauti) del nuovo mini-shuttle


Obiettivi: la difesa spaziale e terrestre

Come si addice ad un progetto segreto ha per nome una sigla, X-37B e poco aggiunge la descrizione generica di Orbital Test Vehicle, veicolo di prova orbitale. L’X, comunque, sta per «sperimentale». Così, avvolto dal mistero, è partito giovedì notte dall’area militare di Cape Canaveral un nuovo mini-shuttle americano, completamente automatico, senza astronauti a bordo. Dunque mentre lo shuttle civile della Nasa si avvia al museo una volta completate, entro l’anno, le tre missioni rimaste che chiudono 19 anni di attività, l’Usaf, l’aviazione militare americana, raccoglie il testimone e rilancia con un successore ancora più ambizioso, un avveniristico concentrato di nuovissime supertecnologie aerospaziali.

Facile immaginare le capacità che dimostrerà questo robot alato volando intorno alla Terra soddisfacendo innanzitutto le necessità della Difesa spaziale ma anche terrestre. E la spedizione, iniziata salendo in orbita chiuso nell’ogiva di un razzo Atlas V, ha questo obiettivo: per nove mesi collauderà sia le nuove tecnologie utilizzate sia gli impieghi possibili. Lunga dieci metri, la struttura è completamente diversa dal vecchio shuttle e per proteggersi non ha più le tradizionali e delicatissime piastrelle di carbonio che furono anche la causa del secondo disastro nel 2003 ma materiali compositi di nuova natura. Giunto in orbita, il mini- shuttle ha aperto i portelloni ed esposto un pannello fotovoltaico con celle all’arseniuro di gallio dal quale ricavare energia. Le celle a combustibile del suo predecessore non sono utilizzabili per un periodo tanto lungo perché richiederebbero serbatoi di idrogeno e ossigeno di dimensioni esagerate. A quel punto, ha liberato un satellite portato nella stiva la cui natura è ufficialmente segreta ma del quale sono trapelate le funzioni. I due veicoli hanno infatti cominciato un balletto cosmico cercandosi e inseguendosi a vicenda, collaudando sensori e sistemi di guida e comando che per l’attuale shuttle erano un sogno.

A che cosa servirà? Ad attaccare o difendere un veicolo in orbita. Il tema della protezione dei satelliti sia civili che militari è sempre più presente alle autorità americane perché alle «infrastrutture spaziali» è ormai legata buona parte dell’economia e della vita nazionale coinvolgendo dai satelliti per le telecomunicazioni, alla meteorologia, alla navigazione col Gps. La necessità della difesa, poi, è diventata ancora più pressante dopo la dimostrazione data dai cinesi nel gennaio 2007 di saper distruggere un satellite: nel caso specifico era il loro vecchio e ormai fuori uso satellite Fengyun-1. «Fondamentalmente — dice Gary Payton dell’Usaf e leader dei programmi spaziali militari — il nostro veicolo è una versione aggiornata dello shuttle. L’aviazione ha una serie di missioni militari nello spazio e l’X-35B ci aiuterà ad assolverle al meglio». Il progetto era nato nel 1999 per iniziativa della Nasa e dell’Usaf quando l’ente spaziale cercava di costruire un successore al vecchio shuttle. Se ne occupavano soprattutto i «Phantom Works» della Boeing, i laboratori dove erano nati gli aerei spia più celebri del dopoguerra. Ma nel 2004 la Nasa si ritirava lasciando l’impresa alla Darpa, l’agenzia di ricerca del Pentagono e all’aviazione che effettuarono anche alcuni test nell’atmosfera con un modello analogo, più piccolo (X-40A).

Il progetto, avvolto subito dal segreto, riprendeva un vecchio sogno dell’Usaf e apre la strada verso un obiettivo già da qualche anno indicato dal Pentagono: disporre di un mezzo che in meno di due ore possa raggiungere qualsiasi punto del pianeta. Il sogno, invece, risale ancora agli anni Sessanta quando l’Usaf stava già costruendo un suo mini-shuttle alato (Progetto Dyna Soar) con due piloti. Doveva essere lanciato con un razzo Titan (come adesso si impiega il razzo Atlas V) che fece un volo di prova, e già era stato selezionato il primo gruppo di astronauti militari che dovevano salire a bordo. Tra questi c’era il giovane Neil Armstrong che poi passerà alla Nasa e diventerà il primo uomo a sbarcare sulla Luna. Ma quando la Casa Bianca si orientò verso la costruzione dello shuttle della Nasa abbandonò il piano del concorrente grigioverde. Che ora rinasce in una versione molto più sofisticata perché non ha nemmeno più bisogno dei piloti. E quando avrà concluso il suo primo debutto spaziale l’X-35B, il cui costo ovviamente è segreto, il suo cervello- computer lo farà atterrerà, sulle sue ruote, sulla pista della base spaziale militare di Vandenberg, in California. Inizierà così una nuova era. E per cercare di carpire qualche segreto gli amatori che inseguono i satelliti dai continenti punteranno antenne e telescopi scambiandosi informazioni sul sitohttp://satobs.org.

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

mercoledì 28 aprile 2010

Foreste: in 5 anni scomparso più di 1 milione di chilometri quadrati


Una superficie estesa più di tre volte l'Italia. La maggiore perdita nelle foreste boreali del Nord America

Tra il 2000 e il 2005 sono spariti 1.011.000 chilometri quadrati di foreste, pari al 3,1% del patrimonio forestale mondiale. Una superficie di oltre tre volte più grande dell'Italia. Lo afferma uno studio basato sulle immagini satellitari e pubblicato dalla rivista Pnas (Proceedings of the National Accademy of Sciences of the United States). I ricercatori delle università del Sud Dakota e di Syracuse (New York) hanno esaminato le immagini di diversi satelliti nel periodo considerato, elaborando un sistema matematico per stimare la variazione della superficie delle foreste.

PERDITE - La perdita maggiore si è riscontrata nelle foreste boreali, nel nord del pianeta, che secondo lo studio hanno perso il 4% della loro superficie: per i due terzi a causa di incendi naturali. È scomparso il 3,5% delle foreste delle zone temperate, le foreste tropicali in zone aridesono diminuite del 2,9%, mentre le foreste tropicali umide, che rappresentano la più grande superficie boschiva del pianeta, hanno perso il 2,4% della loro estensione.

CONTINENTI - Il Nord America è il continente che ha subito le maggiori perdite - il 5,1% del proprio patrimonio boschivo, corrispondente al 29,2% delle perdite forestali su scala mondiale - seguito da Asia e Sud America. In Europa è scomparso il 2,8% del patrimonio di alberi, corrispondente a 86 mila chilometri quadrati.

NAZIONI - A livello di singole nazioni, il Brasile ha perso 165 mila chilometri quadrati, seguito dal Canada con 160 mila. Gli Usa sono quarti nella classifica delle superfici, ma sono lo Stato che ha perso in percentuale più foreste rispetto alla propria superficie boschiva: il 6%. «I nostri risultati confermano che in tutto il pianeta si stanno perdendo grandi quantità di foreste», scrivono gli autori dello studio. «Bisogna dire però che questo metodo non distingue fra le perdite naturali e quelle dovute all'uomo».

FONTE: corriere.it

martedì 27 aprile 2010

Energia. Usa, scienziati creano pile potenzialmente inesauribili


Messo a punto nuovo tipo di ultracapacitore

Messo a punto un micro-ultracapacitore costituito da un sottile film di carbonio in grado di immagazzinare molta più energia rispetto ai materiali oggi disponibili. In pratica, si tratta di batterie potenzialmente inesauribili che potrebbero in futuro sostituire le pile tradizionali. Almeno questo è quanto emerso da uno studio della Drexel University (Usa) pubblicato sulla rivista Science. Gli ultracapacitori sono batterie che possono essere ricaricate centinaia di migliaia di volte e in breve tempo. Questo è possibile perché, per generare energia, non sfruttano reazioni chimiche destinate a esaurirsi. Tuttavia, al momento questo tipo di dispositivi riescono a immagazzinare quantità di energia molto limitate che non sarebbero in grado di alimentare neanche un computer portatile. Ma ora gli scienziati americani hanno trovato il modo di triplicarne l'efficienza grazie a un sistema simile a quello utlizzato per la realizzazione dei chip, brevettato dalla startup Y-Carbon. Questo sistema sfrutta la deposizione chimica da vapore. In pratica, i ricercatori hanno depositato un sottile film di carburo di titanio, cioè un composto di carbonio e metallo, su una superficie di silicio. In seguito hanno rimosso il titanio ottenendo uno strato poroso di carbonio. In pratica, gli scienziati hanno ottenuto una sorta di spugna molecolare dove ogni atomo di metallo ha lasciato un buco. In questo modo i ricercatori, coordinati da Yuri Gogotsi, sono riusciti ad aumentare la superficie in cui la carica può essere accumulata. Alla fine sono stati posti due elettrodi metallici sulle superfici della lamina di silicio e aggiungendo un liquido elettrolita per trasportare le cariche fuori e dentro il dispositivo. Il miglior risultato sembra raggiunto quando il film è sottile 50 micrometri, quasi come un capello umano. Secondo Gogotsi, teoricamente non c'è alcun limite alla dimensione di questo tipo di ultracapacitori. Una considerazione importante se si pensa al loro potenziale impiego nel settore delle energie rinnovabili, dove il problema maggiore è avere dispositivi che permettano di immagazzinare energia in modo veloce, efficiente e a lungo termine. I nuovi ultracapacitori possono infatti essere costruiti direttamente sulle celle fotovoltaiche, per conservare l'energia in eccesso accumulata durante il giorno. Copyright APCOM (c) 2008

FONTE: lastampa.it

sabato 24 aprile 2010

I tanti misteri irrisolti del Sole


MAI PRIMA D’ORA DALLO SPAZIO CI ERANO ARRIVATE IMMAGINI COSÌ STRAORDINARIE DELLA NOSTRA STELLA

Sono trent’anni che la Nasa spedisce in orbita satelliti per studiare il Sole, ma mai prima d’ora dallo spazio ci erano arrivate immagini così straordinarie della nostra stella dalla quale dipende l’esistenza sulla Terra. Ci si era preoccupati negli ultimi mesi dell’eccessiva quiete dell’astro, ma ora i telescopi di Solar Dynamics Observatory (Sdo) ci tranquillizzano: tutto funziona bene nell’inferno solare che ha ancora presumibilmente circa 7 miliardi di anni di vita.

STUDIO - Ma perché gli scienziati continuano a studiare il Sole? Perché nonostante le decine di satelliti inviati, i suoi misteri restano. Intanto i suoi cicli undecennali, con un momento di massima e uno di minima attività, non sono così chiari. Il grande enigma resta comunque la causa che genera le altissime temperature di vari milioni di gradi presenti nella corona solare, quando nella cromosfera sottostante il termometro si ferma a «soli» 6 mila gradi. Che cosa provoca l’improvviso innalzamento a una quota di duemila chilometri dalla fotosfera visibile? Cioè quali sono i meccanismi che trasmettono tanta energia poi dissipata in calore nella corona esterna? E come e in che modo il plasma caldissimo sfugge dall’astro generando il vento solare che investe anche la Terra?

DOMANDE - Le domande sono tante ma per trovare risposta bisogna perfezionare gli strumenti e il nuovo satellite Sdo rappresenta un balzo significativo come le immagini dimostrano. Ma se ne stanno preparando altri ancora più importanti. L’Esa europea ha in cantiere la sonda Solar Orbiter che lancerà nel 2015 e che rimarrà in orbita a una distanza di 30 milioni di chilometri dall’astro, cioè all’interno dell’orbita di Mercurio. La Nasa farà ancora di più, riprendendo il progetto di Giuseppe Colombo che negli anni Settanta, quando era al Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, proponeva un sonda kamikaze che precipitasse sull’astro per indagarlo fino all’ultimo momento e da vicinanze eccezionali. Ora la nuova Solar Probe non realizza precisamente questo sogno, ma almeno si avvicina a 9,5 raggi solari e sarà l’incontro più ravvicinato mai realizzato. E lo scopo di entrambi i robot cosmici è di trovare qualche indizio di risposta alle molte domande aperte che riguardano direttamente perché ciò che succede sul Sole finisce per coinvolgere anche la Terra e quindi noi stessi.

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

venerdì 23 aprile 2010

NUOVA TERAPIA ITALIANA PER CRONICIZZARE MELANOMA


Trattare il melanoma con una terapia di combinazione, come e' stato fatto con l'HIV, per rendere questo tumore della pelle una malattia cronica, con cui il paziente puo' convivere per tutta la vita. Una sfida difficile, soprattutto per una patologia che, nella fase metastatica, fa registrare alti tassi di mortalita' (la sopravvivenza media infatti e' di soli 6,2 mesi) e che negli ultimi 30 anni non ha beneficiato di alcun progresso terapeutico, a fronte di un costante aumento di casi. Ma una sfida possibile utilizzando nuovi trattamenti personalizzati e combinandoli insieme, come spiega l'editoriale pubblicato ieri sulla prestigiosa rivista scientifica "Journal of Translational Medicine". L'articolo porta la firma di un ricercatore italiano, Paolo Ascierto, Direttore dell'Unita' di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell'Istituto Tumori Pascale di Napoli, di Howard Z. Streicher del National Cancer Institute di Bethesda (USA) e di Mario Sznol della Yale University School of Medicine (USA). "Si stanno aprendo scenari nuovi - spiega il prof. Ascierto -. Le terapie personalizzate, che agiscono su bersagli specifici, possono rivoluzionare l'approccio al melanoma. Ad esempio, quella basata sull'immunoterapia stimola il sistema immunitario per combattere la malattia. Nel nostro editoriale ci appelliamo a tutti gli attori coinvolti, ricercatori e aziende farmaceutiche, perche' comprendano l'importanza di lavorare insieme per rendere possibile questo passaggio. Le cosiddette target therapy, agendo su determinati interruttori, bloccano la crescita neoplastica. Ma spesso devono essere utilizzate con altri farmaci. Da qui la necessita' che le diverse case farmaceutiche che sviluppano le molecole collaborino negli studi clinici per un obiettivo comune: rendere il melanoma una malattia cronica. Anche noi ricercatori dobbiamo cambiare mentalita': non limitarci alla valutazione della semplice risposta al trattamento, ma comprendere il meccanismo di azione delle diverse possibilita' terapeutiche per superare la resistenza che spesso si determina". Il melanoma e' un tumore particolarmente aggressivo e in costante crescita, ogni anno in Italia si registrano 7000 nuovi casi e 1500 decessi. La sua incidenza e' cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di cancro, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne, con un aumento di 10 volte negli ultimi cinquant'anni, e un incremento annuo del 6% dagli anni Settanta. "E' particolarmente difficile da curare quando si e' diffuso oltre la lesione primaria - conclude il prof Ascierto -e per le persone che presentano metastasi a distanza la prognosi e' infausta: solo meno del 10% dei pazienti con melanoma maligno sopravvive 5 anni".

FONTE: agi.it

giovedì 22 aprile 2010

Australia: in arrivo il cerotto vaccino


Niente piu' siringhe e aghi per le vaccinazioni. Dall'Australia e' in arrivo, infatti, un cerotto dotato di nanoparticelle che esegue le vaccinazioni in maniera piu' efficiente. Lo hanno messo a punto un team di scienziati australiani guidato da Mark Kendle dell'Istituto di bioingegneria e nanotecnologia dell'Universita' del Queensland. "Con un centesimo della dose di vaccino di un'iniezione, abbiamo ottenuto una resa equivalente i migliore" ha dichiarato Kendle, secondo ilquale i benefici saranno sia fisici sia mentali. (RCD)





FONTE: corriere.it

martedì 20 aprile 2010

Premio Pulitzer, per la prima volta vince un sito internet

Ad aggiudicarselo, per il giornalismo investigativo, è la testata online no-profit 'Propublica', che ha pubblicato un'inchiesta sul lavoro dei medici di New Orleans dopo l'uragano Katrina

Uno dei più prestigiosi tra i premi per la carta stampata, quello per il giornalismo investigativo, è stato assegnato per la prima volta a una testata online e non profit, Propublica, in collaborazione con il magazine del New York Times. Il tema dell’inchiesta il lavoro dei medici di un ospedale di New Orleans, isolato dall’alluvione provocata dall’uragano Katrina. Missione dei segugi di Propublica, guidati dall’ex direttore del Wall Street Journal, Paul Steiger, e finanziati dai milioni dei filantropi californiani Herbert e Marion Sandler, e’ di mettere i loro scoop gratis al servizio dei giornali - nel caso specifico il servizio su Katrina fu pubblicato dal Magazine del New York Times in grado di dar loro la massima cassa di risonanza. Niente da fare per il National Enquirer, il tabloid `spazzatura’ che ha pizzicato l’ex candidato alla presidenza John Edwards a tradire la moglie ammalata di cancro. Il bottino dei premi Pulitzer, assegnati oggi a New York, è andato ai soliti noti: quattro premi al Washington Post e tre al New York Times. Il Pulitzer nel settore dell’impegno civico è andato invece a un minuscolo quotidiano della Virginia, il Bristol Herald Courier, con una tiratura di 29 mila copie. Premiata, in questo caso, la copertura dei mancati pagamenti di numerose industrie del settore energetico per l’esplorazione di terreni di proprietà di privati. I quattro premi per Washington Post? Kathleen Parker, un’editorialista conservatrice, è stata premiata per i suoi fondi su temi di cronaca politica; Sarah Kaufman nel settore della critica, per i suoi articoli sulla danza; Antony Shadid per la copertura delle conseguenze della guerra in Iraq, nel settore degli esteri; Gene Weingarten ha vinto per una cover story sui genitori che ucciso i figli dimenticandoli in macchina sotto il sole.

FONTE: quotidiano.net

lunedì 19 aprile 2010

Sesso, una molecola scatena l'eccitazione nelle donne


Scoperti il segreto dell’eccitazione sessuale delle donne e la molecola capace di provocarla, che potrebbe suggerire la via giusta verso il cosiddetto 'viagra rosa'

Secondo quanto reso noto sul British Journal of Pharmacology, la multinazionale farmaceutica Pfizer sarebbe sulla strada per scoprire il 'viagra rosa'. Il segreto e’ una molecola che, attivata dalla stimolazione del nervo pelvico, aumenta l’afflusso di sangue ai genitali femminili e quindi determina il ‘risveglio’ di lei. Scoperto quindi qual è il mistero dell'eccitazione femminile: tutto passa dalla stimolazione del nervo pevico.

La molecola sarà contenuta nel farmaco sperimentale ‘UK-414,495’. Lo studio e’ stato condotto da Chris Wayman presso i laboratori della Pfizer a Sandwich nel Kent. Il disturbo dell’eccitazione sessuale, che riguarda fino al 40% delle donne indipendentemente dall’eta’, e’ l’incapacita’ o la difficolta’ nel raggiungere o mantenere un’eccitazione sessuale normale in risposta ai ‘giusti stimoli’.

I ricercatori spiegano che tutto parte dal nervo pelvico (che innerva il colon e la vescica) che, stimolato, attiva la molecola vasodilatatrice VIP che dilata i vasi dei genitali femminili e da’ avvio all’eccitazione. I ricercatori hanno assicurato che il nuovo farmaco è solo un prototipo. Ma, inutile dirlo, questi potrebbero essere gli albori del 'viagra rosa'.

FONTE: quotidiano.net

domenica 18 aprile 2010

Scoperto un gene responsabile della calvizie giovanile


Ricercatori Usa della Columbia University, della Rockefeller University e dell’ateneo di Stanford, guidati dall’italo-americana Angela Christiano, hanno identificato un gene difettoso nel Dna legato a una forma di calvizie giovanile.

Il gene, localizzato nel cromosoma 18 e chiamato APCDD1, causa un tipo progressivo di perdita chiamato miniaturizzazione del follicolo, che colpisce soprattutto pakistani ed italiani. La malattia porta i capelli a restringersi e si rimpiccioliscono, finendo per essere sostituiti da una sorta di peluria sottile e fragile.

FONTE: AGI

sabato 17 aprile 2010

Exposanità


Mostra Internazionale al servizio della sanità e dell’assistenza che avrà luogo dal 26 al 29 maggio 2010 presso il quartiere fieristico di Bologna.

Del vasto programma di iniziative che affiancano la componente commerciale di Exposanità fanno parte numerose attività a carattere formativo.

Affidabile Formazione Continua proporrà in occasione della XVII edizione di Exposanità, Mostra internazionale al servizio della sanità e dell'assistenza (Bologna Fiere, 26 - 29 maggio 2010), il progetto educativo FormAzione, articolato in cinque corsi e due workshop:

Laboratorio di posturologia: le basi teorico-pratiche per l’approccio alle metodiche di analisi posturale

Ausili per la rieducazione della postura eretta e del cammino (soggetti adulti-anziani)

Ausili per il passaggio seduto-eretto e per mantenere la stazione eretta

Problematiche miofasciali trattate con la metodica posturale Mignani ed il lettino posturale Mi.To.

Tecar Cellular Regenerator: diatermia e veicolazione transdermica integrate

L’autotrazione: indicazioni pratiche

Utilizzo di sistemi a feedback per il controllo cinematico nella rieducazione del cammino e di altri sistemi funzionali

Le iniziative seguono metodologie didattiche teorico-pratiche e interdisciplinari finalizzate all'acquisizione di specifiche competenze e destinate, di volta in volta, a medici, fisioterapisti, tecnici ortopedici, terapisti occupazionali, massofisioterapisti, osteopati e posturologi.

Laboratorio di posturologia: le basi teorico pratiche per l’approccio alle metodiche di analisi posturale

Le moderne tecnologie, sempre più presenti negli studi professionali sanitari, indicano nuovi percorsi diagnostici basati sulla valutazione dei cambiamenti della postura: pedane stabilometriche, analisi fotografiche antropometriche, analisi podologiche computerizzate forniscono risultati oggettivabili e consentono di qualificare il trattamento riabilitativo che non può prescindere dal considerare il soggetto nella sua globalità, risultante di complessi meccanismi neurofisiologici e biomeccanici ed espressione del modo di vivere le emozioni e i rapporti interpersonali.

Ausili per la rieducazione della postura eretta e del cammino (soggetti adulti-anziani)

Il corso si propone di valutare le indicazioni e di illustrare le opportunità di utilizzo offerte da alcuni ausili durante il programma riabilitativo di patologie croniche nell’adulto e nell’anziano, senza trascurare limiti e controindicazioni.

Verranno presentati gli ausili per il trasferimento della persona dalla posizione distesa o seduta a quella eretta e gli ausili per la postura eretta e la deambulazione assistita o autonoma.

L’utilizzo degli ausili nelle patologie croniche dell’anziano permette un impegno neuromuscolare tale da consentire non solo il mantenimento trofico, ma anche il recupero e la salvaguardia dell’autonomia nelle attività quotidiane.

Ausili per il passaggio seduto-eretto e per mantenere la stazione eretta

Il passaggio alla stazione eretta e il mantenimento della postura, sia a scopo terapeutico, sia funzionale sono tappe significative del percorso riabilitativo: la conoscenza delle basi biomeccaniche del passaggio seduto-eretto (cinematica e cinetica, equilibrio, vincoli) e le diverse soluzioni offerte dai più recenti strumenti tecnologici costituisce una componente importante nella formazione di chi (medici, fisioterapisti, tecnici ortopedici) è alla ricerca di soluzioni riabilitative.

Per limitare i rischi di insuccesso e accrescerne l'efficacia, gli ausili che consentono il recupero della stazione eretta devono essere impiegati in base alla capacità di individuare la soluzione ragionevolmente proponibile per ciascun caso in rapporto con le prospettive evolutive, il programma di riabilitazione, le necessità assistenziali e le capacità del paziente, ma anche in base alle possibilità di adattamento dell’ausilio al soggetto, all'ambiente (struttura assistenziale, riabilitativa o domicilio) e alle caratteristiche somatiche individuali.

Utilizzo di sistemi a feedback per il controllo cinematico, nella rieducazione del cammino e di altri sistemi funzionali

La rieducazione del cammino è una parte consistente del trattamento riabilitativo nelle lesioni del sistema nervoso centrale e la maggioranza di pazienti nei campi neurologico e ortopedico dedica fino all’80% delle sedute terapeutiche al tentativo di migliorare questa funzione.

L’attenzione allo schema del movimento è essenziale nella rieducazione del cammino, come in altri contesti funzionali in quanto porta il paziente a modificare il comportamento motorio patologico.

La necessità di monitorare e amplificare i movimenti di distretti solitamente non controllabili: capo, tronco, bacino, ginocchio, ha portato alla creazione di strumenti in grado di valutare velocemente le asimmetrie, i compensi e le variazioni delle performance del paziente e di programmare esercizi mirati. Quindi, l'utilizzo di sussidi a feedback posizionale risulta particolarmente utile sia come strumento valutativo, sia riabilitativo, in quanto incentra l’attenzione e l'attività del paziente sul distretto compromesso.

FONTE: comunicato stampa di Silvia Tedeschi (Senaf Srl - Via di Corticella 181/3 - 40128 Bologna | Tel. +39 051325511)

giovedì 15 aprile 2010

Col piombo dell'antica nave caccia ai neutrini nel Gran Sasso


Centoventi lingotti di purissimo metallo rimasti per duemila anni sui fondali della Sardegna saranno utilizzati per "schermare" i delicati strumenti dei fisici che lavorano al progetto "Cuore". La loro caratteristica: a differenza di quelli di oggi non sono radioattivi


Mai gli antichi romani avrebbero immaginato di essere arruolati nella caccia ai neutrini. Per queste particelle sfuggenti che i fisici si sforzano di afferrare da decenni, non basta la tecnologia. Serve anche la storia. Ecco perché 120 lingotti di piombo purissimo recuperati da una nave romana affondata in Sardegna duemila anni fa sono appena stati scaricati nel ventre del Gran Sasso. Qui, nel Laboratorio dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), 1.400 metri al di sotto della cima, daranno il loro contributo alla caccia dei neutrini schermando i sensori dalle contaminazioni esterne. "Il piombo moderno ha il problema di essere radioattivo" spiega Ettore Fiorini, responsabile dell'esperimento "Cuore" per la ricerca dei neutrini al Gran Sasso, fisico dell'Infn e appassionato cacciatore di antichi galeoni affondati. "I lingotti antichi hanno invece perso quasi tutta la loro quantità di piombo 210, che è la componente radioattiva e che si dimezza in un periodo di 22 anni. Il fatto che fossero conservati sotto al mare li ha ulteriormente protetti, schermandoli anche dai raggi cosmici". Immersi nella montagna e avvolti da una copertura di piombo antico, i delicatissimi sensori del Laboratorio del Gran Sasso potranno così concentrarsi nella cattura degli elusivi neutrini, senza essere disturbati da radiazioni estranee provenienti dall'ambiente o dal piombo. "Anche dopo i bombardamenti della guerra - spiega ancora Fiorini - alcune cattedrali tedesche furono ricostruite usando piombo moderno. Quello originale fu chiesto dai ricercatori proprio per ottenere materiale poco radioattivo". Quel che i fisici considerano un tesoro, per gli archeologi aveva un valore relativo. Il recupero dei quasi 2mila lingotti affondati con la "navis oneraria magna" tra l'80 e il '50 avanti Cristo a un miglio dall'isola di Mal di Ventre è avvenuto solo grazie alle richieste e al finanziamento dell'Infn. "Con le nostre analisi - prosegue Fiorini - siamo stati anche in grado di capire l'origine storica di quel piombo. Non la Sardegna, come si pensava all'inizio, ma le miniere della Spagna". Il metallo, fuso e modellato, veniva usato dagli antichi romani in edilizia o per gli ornamenti. La nave fu avvistata vent'anni fa da un sommozzatore dilettante a una trentina di metri di profondità. Poco dopo, i primi 170 lingotti delle dimensioni di 46 centimetri per 9 e del peso di 33 chili (il massimo trasportabile per legge da uno schiavo) sono stati scaricati al Gran Sasso. Ieri mattina il secondo carico di altri 120 lingotti è arrivato nei Laboratori dell'Infn per proteggere gli strumenti di Cuore. Rimosse le iscrizioni che potranno essere utili agli archeologi, ora i pani di piombo saranno fusi e usati dai fisici. "La collaborazione con gli archeologi e con l'università di Cagliari è stata splendida" sottolinea Fiorni. L'esperimento "Cuore" punta a scoprire un processo fisico molto raro, chiamato "doppio decadimento beta senza neutrini", utile a capire la natura della materia a livello dell'infinitamente piccolo ma anche alcuni aspetti dell'evoluzione dell'universo. "Quel piombo - dice Lucia Votano direttrice del Laboratorio del Gran Sasso - sarà essenziale per proteggere l'esperimento dalla radioattività naturale che potrebbe oscurare il raro processo del doppio decadimento beta senza neutrini". "Certo il comandante di quella nave non avrebbe mai immaginato che il suo piombo sarebbe stato utilizzato duemila anni dopo per qualcosa che ha che fare con l'universo e le stelle" ha aggiunto il presidente dell'Infn Roberto Petronzio.

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)

mercoledì 14 aprile 2010

Giornalismo e tecnologie, alla Columbia University si formano i nuovi reporter


All'ateneo prenderà il via dal 2011 un corso di studi che insegnerà ai futuri giornalisti l'utilizzo di internet, le ricerche sul web e lo sviluppo di architetture tecnologiche per trasferire le notizie verso i dispositivi mobili

Tecnologie e giornalismo, un binomio che dal 2011 sarà sicuramente più solido. Dal prossimo anno la Columbia University di New York darà il via ad un corso di studi per formare una generazione di professionisti che saranno capaci di muoversi tra le nuove tecnologie, internet egiornalismo. I corsi dureranno cinque semestri, due alla Scuola di giornalismo della Columbia e gli altri tre alla scuola di Ingegneria e Scienze applicate. Tra le lezioni, spiccano quelle dedicate all'analisi dei database. Un modo, questo, per essere in grado di trovare notizie e informazioni soprattutto nei social network. Su tutti Twitter che, nei suoi 'tweet' stringatissimi, spesso contiene notizie importanti. Inoltre, durante i corsi tecnici si darà vita allo sviluppo di tecnologie in grado di cercare informazioni rilevanti sul web che spesso, per motivi politici o di ordine pubblico, vengono diffuse con un profilo basso. Non mancherà attenzione anche alle tecnologie mobili, con lezioni dedicate alle architetture che permettono il trasferimento dei dati verso i cellulari, i dispositivi che in futuro saranno sempre più utilizzati per ricevere, commentare e diffondere notizie giornalistiche.

FONTE: adnkronos.it

lunedì 12 aprile 2010

MELANOMA: BUONI RISULTATI VACCINO SPERIMENTALE


Un vaccino in via di sperimentazione in Gran Bretagna sta mostrando ottimi risultati nel guarire il melanoma, anche in stadio avanzato. Lo afferma uno dei ricercatori coinvolti nello studio al quotidiano 'Daily Telegraph'. Il farmaco sviluppato attacca le cellule tumorali lasciando intatte quelle sane, e stimola la risposta immunitaria al tumore. "Lo studio mostra che potremmo avere una cura per alcuni pazienti con melanoma in fase avanzata -ha affermato al quotidiano 'Howard Kaufman' del Chicago's Rush University Medical Centre che partecipa alla sperimentazione- potrebbe salvare migliaia di persone all'anno". Nello studio a 50 pazienti con un melanoma in fase avanzata e' stato dato il vaccino, che ha eliminato il tumore nel 16 per cento dei casi per almeno 4 anni. In un altro 28 per cento dei pazienti invece le dimensioni del melanoma si sono dimezzate. Secondo i ricercatori, il farmaco potrebbe arrivare sul mercato in 5 anni.

FONTE: agi.it

sabato 10 aprile 2010

Nucleare/ Torna in Italia, grande intesa Berlusconi-Sarkozy


Entra Ansaldo nel progetto. Opposizione: dicano dove le centrali

Nucleare in primo piano con gli accordi industriali ma anche cooperazione universitaria e scientifica e tanta, tanta intesa fra Italia e Francia. Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy a Parigi hanno ribadito l'amicizia reciproca - nonchè quella fra le due capitali - siglando i previsti accordi che varano la nuova stagione del nucleare in Italia con la collaborazione della Francia, la nazione che più ha puntato sull'atomico civile. Si mira a quattro nuove centrali con tecnologia francese Epr-Areva, e fra gli accordi spicca il ruolo della Ansaldo energia che lavorerà con Enel ed Edf, già soci in una joint venture paritetica, per partecipare alla realizzazione degli impianti. Un ritorno, quello al nucleare, che il premier Silvio Berlusconi ha definito "doveroso" per far pagare meno la bolletta agli italiani e ridare competitività al sistema, e apprezzato dal presidente Nicolas Sarkozy che lo ha chiamato "storico". Critica invece l'opposizione. "Adesso Berlusconi dica agli italiani dove farà le centrali nucleari italiane. Per costruirle userà l'esercito? Visto che tutti i presidenti delle regioni, compresi quelli di centro destra si sono detti indisponibili per il nucleare del governo" dice il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quale "il governo continua ad imbrogliare i cittadini". Incalza Davide Zoggia, della segreteria del Partito Democratico: "Berlusconi dovrebbe preoccuparsi di far cambiare idea ai neoeletti presidenti delle Regioni Formigoni, Zaia, Polverini, Scopelliti, che durante la campagna elettorale hanno esplicitamente detto no all`atomo in quei territori se fossero stati eletti".

FONTE: ilriformista.it

venerdì 9 aprile 2010

Brasile, allarme per i braccialetti del sesso


SAN PAOLO - È allarme in Brasile per i «braccialetti del sesso». L'accessorio, gioco erotico dei teen-ager, è stato proibito nelle scuole di Manaus e in tre centri minori del Paese, dopo che due ragazzine sono state uccise e una terza stuprata. Il braccialetto del sesso sembra sia stato inventato in Inghilterra, ma è in Brasile che si sta diffondendo maggiormente: chi, tra i maschi, riesce a rompere il braccialetto indossato dalle ragazzine avrà diritto a un «compenso» a seconda del colore dello stesso: se il braccialetto è viola un bacio sulla bocca, se è nero il ragazzo potrà addirittura fare sesso.

ABUSI - Le due minorenni che sono state violentate e uccise a Manaus pare che portassero ai polsi il braccialetto erotico. Accanto ai cadaveri sarebbero state trovati dei braccialetti rotti. Una ragazzina di 13 anni è poi stata stuprata a Londrina, nello stato del Paranà: anche in questo caso - secondo quanto riportaEl Mundo - per le conseguenze del gioco del bracciale. A tutti gli studenti con età inferiore ai 18 anni è stato comunque proibito di portare il braccialetto in classe, anche a Londrina, Maringà e Navegantes. Ma è allo studio una proibizione ben più ampia visto che la «pulseira do sexo», come è chiamato il braccialetto in Brasile, si sta trasformando in mania nazionale. A Navegantes, nello stato di Santa Catarina, sono stati registrati nell'ultima ventina di giorni 14 casi di aggressione e di tentativo di violenza sessuale contro ragazzine che sfoggiavano il «provocante» braccialetto. La notizia è stata rilanciata in Europa da il quotidiano spagnolo El Mundo con un lungo articolo sul suo sito web. La storia è stata raccontata anche da O Globo, uno dei principali quotidiani brasiliani e su altri giornali sudamericani. Secondo alcune ricerche su Internet, la storia dei braccialetti -in questo caso però si parla di gel bracelet- potrebbe anche essere una leggenda urbana che da anni circola in vari paesi. Resta il dato che, oltre ai ritrovamenti dei braccialetti accanto alle vittime, nelle scuole di Manaus e di altre zone del Brasile questi accessori sono stati vietati ai ragazzi.

FONTE: corriere.it