domenica 30 maggio 2010

Quei segnali del corpo che possono salvare la vita


In gran parte dei casi sfuggono i campanelli d'allarme. Tre studi ora rilanciano l’importanza della tempestività dell’intervento

Se chiedi a qualcuno di sorridere e all’improvviso non riesce a farlo, chiama subito il 118. Potresti salvargli la vita e il futuro, perché permetteresti ai medici di somministrargli in tempo utile, cioè entro tre ore, la cura che può cambiare il suo destino, sciogliendo il trombo che impedisce al sangue di irrorare una parte del cervello, prima che il danno sia irreversibile. Pochi purtroppo riconoscono i campanelli d'allarme dell’ictus quando non si manifesta in maniera eclatante e meno ancora sono quelli che in questi casi sanno esattamente che cosa fare: chiamare l'ambulanza. Lo hanno verificato due studi delle Università di Oxford e del Michigan appena pubblicati su Stroke. Un terzo studio, concluso nelle province di Lecco, Como, Sondrio e Varese, prova che un intervento mirato può migliorare in breve le cose. «È facile sottovalutare i sintomi di quelli che vengono chiamati mini ictus o TIA, attacchi ischemici transitori» spiega Peter Rothwell, dell'Università di Oxford. «Su mille pazienti registrati nell'Oxford Vascular Study per questi disturbi — aggiunge —, sette su dieci non si erano resi conto di quel che stava capitando loro; meno della metà ha cercato aiuto entro le prime tre ore dall'insorgenza dei sintomi e il 30% ha addirittura aspettato più di 24 ore. La maggior parte dei pazienti, poi, si è rivolta in prima battuta al proprio medico di famiglia, invece di chiamare un’ambulanza». Più spesso è chi sta vicino al malato a prendere sotto gamba l'episodio, o a fare la scelta sbagliata.

L'ERRORE PIÙ COMUNE - «La più comune è quella di caricare in macchina la persona e portarla in pronto soccorso, — dice Elio Agostoni, responsabile della Stroke unit all'Ospedale di Lecco — invece di chiamare il 118. Ma l'ambulanza impiega meno tempo per arrivare in ospedale, sa qual è il centro più vicino e attrezzato e può metterlo in allerta». Eppure la gente non lo sa. Un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha chiesto in un’intervista telefonica come si sarebbero comportati gli interlocutori davanti ad alcuni ipotetici scenari: un amico o un familiare che improvvisamente fa fatica a parlare o ha la vista annebbiata, perde la sensibilità o sente intorpidita una parte del corpo, ha la febbre alta o si fa male a una gamba. Degli oltre 4.800 cittadini che hanno risposto, poco più di uno su quattro (il 27,6%) ha riconosciuto tutti e tre i casi riconducibili a un possibile ictus (disturbi della parola, difficoltà motorie e visive) e solo il 17,6% di chi ha riconosciuto i sintomi avrebbe reagito nella maniera giusta, cioè chiamando subito l'ambulanza. «Un gravissimo errore non farlo, comune anche in Italia — commenta Agostoni —. Nelle province settentrionali della Lombardia, con oltre 2 milioni di abitanti e 22 strutture di pronto soccorso, un anno fa solo il 43% delle persone colpite da ictus arrivava con le ambulanze del 118». Grazie a un’intensa campagna di informazione e a una nuova organizzazione del servizio, con un percorso più rapido di assistenza, definito da uno specifico «codice ictus», la situazione è stata invertita. «Nei 1.500 casi successivi — prosegue il neurologo —, il 67% dei ricoveri è avvenuto tramite il 118». Ciò ha permesso a un maggior numero di persone di essere trattate con la cura adatta, la trombolisi. «L'obiettivo europeo è che la riceva almeno il 5% dei pazienti —, conclude Agostoni —. In Italia la media è di 1,2, ma col nostro intervento siamo arrivati a 5,6%».

FONTE: Roberta Villa (corriere.it)

sabato 29 maggio 2010

STAMINALI: RETINA ARTIFICIALE CREATA DA EMBRIONALI


E' LA PRIMA VOLTA PER UN TESSUTO TRIDIMENSIONALE


Per la prima volta un tessuto tridimensionale, nella fattispecie una retina, e' stato creato da cellule staminali embrionali umane. La ricerca, dell'universita' della California a Irvine, e' riportata dal Journal of Neuroscience Methods. La retina riprodotta dai ricercatori e' formata da otto strati, ed e' ancora nei primi stadi della crescita. Il metodo per ricrearla deriva da quello utilizzato nella stessa universita' per trovare una terapia per le lesioni del midollo spinale, in questo momento in sperimentazione sugli uomini. Nelle staminali viene indotta la differenziazione nelle varie componenti della retina: in questo caso per imitare quello che avviene in natura i ricercatori hanno dovuto preparare un sistema microscopico con diversi gradienti, cioe' con zone in cui varia la concentrazione del fluido dove veniva effettuata la coltura. Erano proprio questi gradienti a far iniziare la differenziazione nelle cellule. "Questo e' un grosso passo avanti nel trattamento delle malattie della retina - spiega Hans Keirstead, che ha coordinato lo studio - ora stiamo testando le retine cosi' ottenute sugli animali, e se avranno successo passeremo a pazienti umani".

FONTE: agi.it

venerdì 28 maggio 2010

Radiotelescopio più grande d'Europa, missione compiuta: installata la parabola


Missione compiuta e anche se non è partito lo Shuttle, l'emozione è stata pressoché la stessa. Alle 10.45 la grande gru dal braccio di 100 metri, ha installato con successo (a ben 35 metri di altezza), la parabola dal diametro di 64 metri e 500 tonnellate di peso, del Sardinia Radio Telescope in località Pranu Sanguni nel comune di San Basilio, un paesino in provincia di Cagliari. Un piccolo e ulteriore passo alla realizzazione del più progredito radiotelescopio d'Europa e il secondo al mondo che dovrebbe entrare in funzione nella primavera del 2011.

«E' stato davvero un momento emozionante - ha dichiarato Nichi D'Amico - direttore del Progetto Srt e dell'Osservatorio di Cagliari dell'Istituto nazionale di Astrofisica -, un'occasione che scandisce positivamente il ruolino di marcia del più importante strumento della radioastronomia del nostro Paese e dell'intera Europa. Ora per il completamento e il calibramento ci vorranno altri sei mesi, mentre per l'operatività dobbiamo aspettare almeno fino a gennaio 2011. Ad ogni modo -continua D'Amico -, le prime osservazioni scientifiche inizieranno nella primavera del prossimo anno».

L'operazione di "tiraggio", così come la definiscono gli esperti, è iniziata all'alba, intorno alle 6, e si è conclusa alle 10.45. «Mi ha colpito la professionalità e la rapidità - ha detto ancora D'Amico- e, quindi, non posso che mettere in luce il significativo contributo di aziende italiane come la MT-Mechatronics, la Mammoet Italiana proprietaria della gru e la ditta locale Icom che ha in carico proprio le fasi di montaggio».

Protagonisti della mattinata sarda proprio la gru e i suoi operatori. L'enorme "macchina" è arrivata smontata, in gran parte dall'Olanda, a bordo di 48 trasporti eccezionali, 50 tir pesanti, con la scorta di centinaia di pattuglie ed elicotteri della polizia stradale che hanno coordinato la logistica internazionale via terra e via mare.

La prima "finestra" utile all'operazione, come per i lanci delle navette spaziali, è stata quella decisiva. Il timore degli esperti era rappresentato dal vento che da quelle parti davvero non scherza.

Chi fosse interessato all'evento potrà rivederlo sul sito www.media.inaf.it dove due webcam aggiornate ogni dieci minuti permetteranno di osservare tutte le fasi. Per chi invece volesse vedere l'animazione dell'avvenimento potrà collegarsi al sito Astrochannel dell'Inaf http://www.media.inaf.it/inaftv/?id=190.

Lo scorso gennaio lo strumento radioastronomico aveva rischiato grosso in quanto, a causa del taglio dei fondi, non avrebbe potuto pagare i costi di gestione, stimati in 3/4milioni di euro l'anno. Fortunanatamente l'opera di salvataggio del più grande strumento per la radiastronomia europeo ha avuto successo e i timori sembrano essere svaniti.

«Il Sardinia Radio Telescope - è il commento dei responsabili di Asi e Inaf -, frutto di una collaborazione tra Istituto nazionale di astrofisica e Agenzia spaziale italiana, con il significativo supporto del ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e della Regione Sardegna, con i suoi 64 metri di diametro e la particolare capacità di osservazioni in molteplici bande di frequenza, rappresenta un gioiello scientifico e tecnologico unico in Europa e secondo al mondo, frutto dell'eccellenza italiana».

«E' un gran giorno - ha ribadito Tommaso Maccacaro, presidente dell'Inaf - che va dedicato a quanti hanno dato il via a questo importantissimo progetto, credendoci e rendendolo possibile. Penso in particolare a Lucia Padrielli, artefice con Giancarlo Setti, del Sardinia Radio Telescope. Quando sarà operativo ridarà alla radioastronomia italiana, figlia di una tradizione di eccellenza che trova le sue radici nella Croce del Nord, un ruolo di prominenza internazionale. Il Sardinia Radio Telescope - ha concluso- sarà presto operativo e produrrà quei risultati scientifici di frontiera che tutti attendiamo con impazienza e che ci permetteranno di fare un altro importante passo avanti nella comprensione dell'Universo».

Sulla stessa lunghezza d'onda Piero Benvenuti, membro del Cda dell'Agenzia spaziale italiana:«Il progetto SRT riveste un ruolo particolare, che potremmo definire "duale": infatti se per l'80% del tempo sarà utilizzato dagli astronomi per osservare oggetti celesti, per l'altro 20% verrà impiegato dall'Agenzia Spaziale Italiana per controllare satelliti e navicelle spaziali: il suo grande diametro e la sua efficienza lo rendono lo strumento ideale per essere inserito nelle Deep Space Network, la rete di grandi antenne necessaria a mantenere il contatto con gli esperimenti di esplorazione robotica del sistema solare, di Marte, Giove Saturno e i loro satelliti». Insomma un altro importante passo per l'astronomia italiana che affonda le sue radici al 1600 grazie alle ricerche di Galileo Galilei.

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 27 maggio 2010

Usa pronti a vere guerre spaziali: in volo l'X-37B drone per truppe cibernetiche


Un mini shuttle-satellite ruota intorno alla Terra ogni 90 minuti passando sopra Iraq, Iran, Aghhanistan e Pakistan


La fantasia supera spesso la realtà ma questa volta è la realtà che si affianca alla fantasia. Soldati-cloni, guerre spaziali e truppe cibernetiche non sono più solo quelli di Lucas e anche se il Pentagono nega, per molti osservatori è il segno che "Guerre Stellari" non è più fantascienza, ma realtà: l'America è pronta a entrare fisicamente nell'era degli armamenti spaziali.

È in orbita da oltre un mese, e transita regolarmente ogni 90 minuti sopra Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan, un minishuttle americano senza piloti che il Pentagono ha tenuto rigorosamente segreto. Si chiama X-37B, è guidato da un centro dell'Air Force in Colorado ed è dotato di sensori molto più potenti e sensibili di un satellite normale. A scoprirne l'esistenza sono stati gruppi di osservatori spaziali che hanno cominciato a monitorare quella specie di stella luminosa capace di ruotare intorno alla Terra ogni 90 minuti percorrendo l'orbita che passa, appunto, alta sopra Iraq, Iran, Aghhanistan e Pakistan. Interpellato dal New York Times, il Pentagono si è limitato a confermare l'esistenza di X-37B ma ha uffialmente escluso che il mini-shuttle possa essere considerato in alcun modo una sorta di nuovo armamento spaziale.

La sua funzione è analoga a quella di un qualsiasi satellite, solo molto più potente e dunque in grado di fornire informazioni utili a chi è impegnato in conflitti sul terreno. Delle dimensioni di circa un quarto rispetto alla navetta spaziale della Nasa, il "satellite" è lungo meno di 9 metri, ha un'apertura alare di circa 4 metri e ha in realtà tutte le caratteristiche di uno shuttle. Due le differenze fondamentali: non ha uomini a bordo e può restare in orbito fino a nove mesi prima di fare rientro sulla Terra, perchè è dotato di batterie a pannelli solari che gli consentono di funzionare molto più a lungo.

Il drone spaziale X-37B è stato lanciato il 22 aprile scorso dalla Florida e farà ritorno in una base California, ma il Pentagono non ha precisato altro sull'esperimento. Il settosegretario del'Air Force per i programmi spaziali, Gary E. Payton, rispondendo al New York Times si è limitato a sottolineare che il velivolo «non è dotato di capacità offensiva». «Questo programma sperimentale è volto a cercare tecnologia a sostegno della riduzione del rischio» ha detto, senza precisare altro. Secondo il New York Times, il programma X-37 B è cominciato otto anni fa, sviluppato dalla Nasa, quindi nel 2006 è subentrata l'Air Force.

Il mini-shuttle rientra in un programma che il Pentagono definisce «sviluppo di sistemi di armamento e selezionati supporti da combattimento per il Dipartimento della Difesa». Il Pentagono si prepara al futuro. E intanto ha formalmente nominato il suo primo cyber-generale: Keith Alexander, generale a quattro stelle, è stato nominato responsabile del Cyber Command, il comando della "divisione cibernetica", per la quale operano novantamila uomini.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 26 maggio 2010

Scoperto un nuovo sistema per rigenerare i neuroni


Un nuovo sistema per rigenerare i neuroni, potenziale speranza contro Alzheimer o ictus. Ricercatori in parte finanziati dall’UE hanno convertito le cellule gliali del cervello in due diverse classi funzionali di neuroni. I loro risultati, pubblicati sulla rivista Public Library of Science (PLoS) Biology, potrebbero portare a importanti progressi nel trattamento delle malattie neurodegenerative. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto EUTRACC («European transcriptome, regulome and cellular commitment consortium»), che è sostenuto con 12 milioni di euro nell’ambito dell’area tematica «Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute» del Sesto programma quadro. Le cellule gliali (o cellule della glia), comunemente conosciute come il collante del sistema nervoso, circondano i neuroni responsabili della trasmissione delle informazioni. Le cellule gliali forniscono sostanze nutritive e ossigeno ai neuroni, e li isolano gli uni dagli altri. Inoltre li proteggono dagli agenti patogeni e rimuovono i neuroni morti. Questo nuovo studio si è focalizzato sulle astroglia (cellule gliali a forma di stella), uno dei più comuni tipi di cellule gliali. Le astroglia hanno diverse proiezioni che fanno da impalcatura di sostegno per i neuroni. Sono inoltre strettamente legate alle cellule gliali radiali. Durante lo sviluppo embrionale del cervello, queste cellule gliali radiali o si trasformano in neuroni o fungono da impalcatura su cui eseguire la migrazione dei neuroni neonati. Mentre le astroglia normalmente non hanno il potenziale di generare neuroni, il gruppo di ricerca della professoressa Magdalena Gotz e del dottor Benedikt Berninger, del Centro Helmholtz di Monaco di Baviera, in Germania, è riuscito a provocare la loro conversione in due principali classi di neuroni corticali. Più precisamente, le astroglia sono state convertite in neuroni eccitatori e inibitori che eccitano o inibiscono l’azione nella cellula bersaglio. Questi risultati sono stati raggiunti grazie all’espressione selettiva di specifici fattori di trascrizione, ovvero di proteine che si legano a sequenze specifiche del DNA e quindi controllano il trasferimento delle informazioni genetiche. «In questo studio siamo riusciti a riprogrammare i neuroni appena creati, rendendoli capaci di sviluppare delle sinapsi funzionanti. Queste rilasciano - a seconda del fattore di trascrizione utilizzato - sostanze neurotrasmettitrici eccitatorie o inibitorie», dice l’autore principale dello studio, il dottor Christophe Heinrichs della Ludwig Maximilians Universitat (LMU) di Monaco di Baviera (Germania). «I nostri risultati lasciano sperare che la barriera che separa le cellule neuronali e le astroglia - strettamente connesse tra loro - non sia insormontabile», aggiunge il dottor Berninger.

FONTE: lastampa.it

martedì 25 maggio 2010

Nuove specie dal mondo la top ten delle meraviglie


Una commissione di biologi ha stilato la lista degli esseri viventi più interessanti scoperti nel 2009. Tra i finalisti il verme bombardiere e il pesciolino d'acqua dolce con le zanne. Ognuno di loro ha qualcosa di unico che deve essere tutelato


BIOLOGI e naturalisti le hanno scoperte da un capo all'altro del mondo, dall'Africa alle Filippine, dagli Stati Uniti all'Uruguay. Della squadra fanno parte esemplari sorprendenti, dotati dei più ingegnosi stratagemmi per aggirare le prede, darla in barba ai predatori o fondersi con l'ambiente. Sono le dieci specie "top" del 2010 secondo l'International Institute for Species Exploration 1della Arizona State University 2, istituzione impegnata nella classificazione di nuove specie e nella tutela della biodiversità.

La competizione di quest'anno si è svolta tra le migliaia di nuove specie descritte nel 2009. A decretare i "vincitori" è stata una commissione internazionale di biologi che ha deciso in base all'originalità e all'imprevedibilità delle caratteristiche delle new entry. Oltre che alla recente celebrazione del Giorno della biodiversità, la classifica è dedicata all'anniversario della nascita di Carl Nilsson Linnaeus, il biologo svedese che nel Settecento inventò il moderno sistema di classificazione di piante e animali.

Tra le specie in cima alla classifica c'è la Danionella Dracula, pesciolino d'acqua dolce con le zanne, trovato in un ruscello nel Myanmar, nello stato di Kachin. I maschi sono dotati di denti appuntiti per competere con i rivali, soprattutto in amore. E' la prima volta in cui un esemplare di Cipridine - la famiglia più numerosa di pesci d'acqua dolce - viene scoperto in possesso di strutture orali simili a denti. Un altro animale acquatico che ha conquistato la giuria è l'Histiophryne Psychedelica, pesce rana - caso pressoché unico tra i suoi simili - dalla faccia piatta. E' stato avvistato nelle acque dell'isola di Ambon, in Indonesia.

Restando nel regno dei pesci, si incontra il Gymnotus Omarorum, pesce coltello a bande, nome di battaglia Omar. Si tratta di un pesce elettrico dell'Uruguay a lungo scambiato per un suo simile e utilizzato dagli scienziati locali per indagare la fisiologia degli organi elettrici e l'elettro-comunicazione. Il nome lo deve a Omar Macadar e Omar Trujillo, pionieri negli studi anatomici e di elettrogenesi nei ginmoti.

Per la categoria "spugne killer", il comitato ha accordato la vittoria alla Chondrocladia (Meliiderma) Turbiformis, spugna della famiglia Cladorhizidae che si trova nelle profondità di Chatham Rise, in Nuova Zelanda. Il suo merito è quello di contraddistinguersi per la forma affusolata e un insolito tipo di spicola - una struttura microscopica presente nell'endoscheletro delle spugne. Sempre dagli abissi, ma questa volta californiani, viene un altro finalista: il "verme bombardiere", più scientificamente noto come Swima Bombiviridis. Se si sente in pericolo, è in grado di rilasciare delle "bombe" luminose che rimangono accese per diversi secondi grazie a una sostanza bioluminescente di colore verde. Dalla Thailandia viene invece l'Aiteng Ater, il lumacone di mare che si nutre di insetti. La cosa è abbastanza insolita, visto che la maggior parte dei sacoglossi - un sottordine di molluschi - mangia alghe o, in alcuni casi, uova di gasteropodi.

Abbandonando il mare, nella top ten compare innanzitutto un ragno: il Nephila Komaci, detto anche "ragno dall'occhio dorato", presente in Madagascar. Appartiene alla famiglia delle Nephilidae e si tratta del primo esemplare descritto dal 1897. I ragni di questa famiglia sono famosi per tessere le reti più grandi mai osservate in natura (oltre un metro di diametro). Secondo i ricercatori, il nuovo classificato potrebbe battere il record.

E' poi la volta del Phallus Drewesii, fungo della famiglia delle Phallaceae trovato nel Parco Nazionale di Obo, nel piccolo stato africano di São Tomé. La particolarità di questo fungo, lungo circa 6 centimetri, è di avere un odore particolarmente intenso e fetido così da attirare meglio gli insetti. A completare la classifica sono due piante: la Nepenthes Attenboroughii e la Dioscorea Orangeana. La prima è una pianta carnivora che produce un cattura-insetti grande quanto una palla da rugby (30 centimetri per 16 circa). E' una specie endemica dell'isola di Palawan, nelle Filippine: poiché i biologi l'hanno trovata in una sola località, con tutta probabilità verrà inserita nella lista rossa delle specie in pericolo d'estinzione. L'altra è una nuova pianta tuberosa osservata in quella straordinaria zattera biologica che è il Madagascar. Considerata pressoché unica per la forma monolitica del suo tubero, anche questa specie rischia l'estinzione a causa dei raccolti troppo frequenti e della coltivazione in zone non protette.

"In uno scenario in cui la biodiversità è sempre più compromessa, è importante far capire anche ai non addetti al settore quanta ricchezza rischiamo di perdere", ha detto Quentin Wheeler, direttore dell'International Institute for Species Exploration. "Per l'uomo, passare in rassegna le nuove specie presenti in natura e le loro caratteristiche spesso uniche è un modo per capire sempre più a fondo la storia della vita". Basti pensare che solo nel 2008 - l'anno più recente per il quale si possiedono dati completi - sono state descritte a livello globale ben 18.225 nuove specie viventi e 2.140 specie fossili. Da quando Linnaeus iniziò la sua opera di catalogazione, le voci sono diventate più di un milione 800 mila. La comunità scientifica continua a interrogarsi su quante specie popolino la Terra: decine di milioni, secondo alcuni anche centinaia.

FONTE: Giulia Belardelli (repubblica.it)

La pillola si rifa il look, in arrivo foglietti profumati e il dispenser controlla-ciclo


Contraccezione: novità nelle formulazioni dei preparati e nei principi attivi


Del pillolo nemmeno a parlarne, ma per lei le novità in tema di pillola sono tante. E così nei prossimi anni arriverà una pillola capace di spostare le mestruazioni nel periodo più desiderato, ma anche un cerotto al posto della pastichetta e addirittura un foglietto con diversi gusti che si scioglie in bocca. Questa e altre innovazioni sono state presentate dalla Bayer durante il congresso europeo sulla Contraccezione in corso all'Aia.

Novità dal 2012. «Ormai le donne danno per scontato che la pillola eviti le gravidanze indesiderate - ha spiegato Anne Szarewski, del Wolfson Institute of Preventive Medicine - ora fra le principali esigenze c'è il non avere le mestruazioni, o sapere esattamente quando averle». La nuova versione potrebbe arrivare già nel 2012, e permetterà di decidere l'arrivo del ciclo in un range di 24-120 giorni. Verrà somministrata con un dispenser computerizzato che avvertirà l'utilizzatrice di quando prenderla.

Fra le novità dei prossimi 10 anni ci saranno preparati con nuove formulazioni e principi attivi “aggiuntivi”, come l'acido folico. Per le donne che non amano prendere farmaci in pillole arriverà anche un cerotto con una quantità di ormoni molto inferiore a quelli attuali e “invisibili” e, dal 2015, un “foglietto” con diversi gusti che si scioglie in bocca rilasciando gli ormoni.

Non ci saranno invece novità sul “pillolo”: «Abbiamo provato per decenni a produrre una pillola per l'uomo, ma abbiamo concluso che è tecnicamente impossibile - ha spiegato Philip Smits, vicepresidente della compagnia - perché bisogna “combattere” con milioni di spermatozoi, e non con un singolo ovulo».

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 23 maggio 2010

Golosi ma a dieta? Arriva lo spray al cioccolato senza calorie


Ogni inalatore permette dalle 8 alle 10 spruzzate 'dietetiche'. I detrattori sostengono che l'aroma non farà che aumentare le voglie, mentre l'inventore è al lavoro su sprai alle spezie, al formaggio, al liquore

Golosi (di dolci) di tutto il mondo, aguzzate le papille gustative: d'ora in poi la smodata passione per il cioccolato potrà andare d'accordo con la necessità di tagliare le calorie in vista della temutissima 'prova-bikini': è in arrivo dalla Gran Bretagna arriva ‘Le Whif’, un dolcissimo spray a forma di rossetto che spruzza in bocca particelle di cioccolato fondente. E il bello è che il piacere per le papille e l'umore è a calorie 0.

David Edwards, professore di Harvard ‘padre' dell’inedito spray, è convinto che per chi ama il cioccolato ne basta solo un poco per soddisfare il palato. "Quando si respira il cioccolato - ha spiegato l’esperto - si scioglie subito in bocca e si dissolve sulla lingua e nelle papille gustative. Con Le Whif possiamo inalarlo e gustarlo senza masticare per ottenere un’esperienza di gusto senza assumere una sola caloria".

Edwards ha spiegato che le particelle inalate sono sufficientemente piccole per restare in sospensione nell’aria e troppo grandi per entrare nei polmoni e fare danni. Al momento Le Whif è disponibile in tre gusti di cioccolato: naturale, lampone e menta. Ogni spray permette dalle otto alle dieci spruzzate. I più scettici però credono che Le Whif non possa sostituire il piacere di mordere una tavoletta di cioccolato. Inoltre, sostengono che l’odore di cibo, quello che spruzza l’inalatore, aumenti l’appetito anzichè sopprimerlo. Al momento gli scienziati che hanno lavorato per Le Whif stanno collaborando con gli chef per sviluppare nuovi inalatori da gusti diversi, tra cui quello alle spezie, al formaggio e al liquore.

FONTE: quotidiano.net

sabato 22 maggio 2010

LA PILLOLA MIGLIORA IL SESSO PER 8 ITALIANE SU 10


SONDAGGIO DEI GINECOLOGI 'SIGO'


La pillola anticoncezionale migliora la vita sessuale. Ne e' convinto l'80% delle italiane. Ed e' d'accordo anche la larga maggioranza di chi non l'ha mai utilizzata nel passato per paura degli ormoni (31%), perche' il partner era contrario (27%) o per motivi religiosi (19%). Oggi una su due e' pentita di questa scelta e l'81% e' convinta che le nuove formulazioni siano sicure, da consigliare alle figlie. E' quanto emerge da un sondaggio condotto nel maggio scorso dal progetto "Scegli tu" della Societa' italiana di ginecologia e Ostetricia (Sigo) presentato oggi al Congresso Europeo della Contraccezione dell'Aja, nel 50esimo anniversario della nascita della pillola. Dai dati risulta inoltre che sempre piu' donne scelgono questo anticoncezionale anche per risolvere fastidiosi problemi femminili. Fra le giovanissime si registra in Italia, come gia' negli Usa, un boom di Yaz, efficace nel contrastare acne e cellulite e nel curare la sindrome premestruale. Molto amata pure la bio-pillola Klaira, usata a tutte le eta' e addirittura per un 2% dalle donne dopo i 50. La pillola e' dunque considerato un prezioso alleato della salute fisica e sessuale, rispettivamente dal 78% e dal 57% di utilizzatrici e non. Le oltre 600 italiane intervistate, tutte dai 40 anni in su, esprimono un giudizio positivo. "Si e' parzialmente modificato l'atteggiamento della societa' ma soprattutto sono cambiate le pillole - afferma la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano - Chi le ha usate 30 o piu' anni fa, infatti, per una maggior tranquillita' (91%) e frequenza (71%) di rapporti sessuali, ha pero' sopportato in molti casi effetti indesiderati come ritenzione idrica (83%) o aumento di peso (51%), oggi superati grazie a dosaggi ridotti e nuove formulazioni". "Oggi siamo riusciti a ottenere vantaggi sia fisici che psicologici, ad esempio contro gli sbalzi d'umore - aggiunge la professoressa Anna Maria Paoletti, ginecologa dell'Universita' di Cagliari - massimizzati nella nuova pillola al drospirenone con 24 confetti invece dei 'classici' 21. Ma si e' anche ridotto al minimo l'impatto sul corpo. L'estrogeno naturale, e' particolarmente apprezzato proprio perche' le donne non avvertono questa pillola come estranea". Se la pillola anticonzionale si "evolve" riducendo gli effetti collaterali, il percentuale di utilizzo in Italia e' ancora molto basso, "pari al 16,3%", continua la Graziottin che sottolinea una "buona notizia" nella crescita dell'uso della pillola nelle adolescenti: "Nel 2009 vi e' stata una riduzione del 4,7% della contraccezione d'emergenza, per la prima volta dopo anni di crescita ininterrotta di utilizzo". Un dato di efficacia che premia anche l'impegno di Sigo sul fronte dell'educazione sessuale, sentimentale e contraccettiva delle italiane piu' giovani.

FONTE: agi.it

venerdì 21 maggio 2010

ARRIVA LA 'POLIPILLOLA' CONTRO ICTUS E INFARTO

RECLUTATI VOLONTARI IN IRLANDA, PAESI BASSI E REGNO UNITO


In Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito sono stati reclutati volontari per participare a un esperimento biennale su una 'polipillola' progettata per prevenire l'infarto e l'ictus. Gli esperimenti sono in parte finanziati dal progetto Umpire (Use of a multidrug pill in reducing cardiovascular events), che ha ricevuto 3 milioni di euro nell'ambito del tema 'Salute' del Settimo programma quadro, secondo quanto riportato dal notiziario 'Cordis'. Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo. I partner del progetto Umpire si stanno concentrando sulle persone a rischio di malattie cardiovascolari o che hanno gia' avuto un infarto o un ictus, sperando di stabilire se questi pazienti preferiscono prendere un'unica pillola per prevenire i problemi cardiovascolari o mantenere le loro abitudini di prenderne diverse. La nuova 'polipillola' a basso costo (conosciuta anche come la 'pillola rossa per il cuore'), da prendere una volta al giorno, e' stata sviluppata originariamente in India e contiene una dose minima di aspirina, una statina (un farmaco usato per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue) e due farmaci che abbassano la pressione arteriosa. Questi farmaci vengono attualmente prescritti separatamente, anche se presi insieme possono dimezzare il rischio di subire un infarto o un ictus. Questi benefici pero' non si possono raggiungere se i pazienti prendono la medicina per un breve periodo di tempo. Al momento, molte persone non riescono a continuare l'assunzione delle pillole a lungo termine. "L'idea della polipillola e' molto semplice: rende piu' facile l'assunzione delle medicine perche' tutto il necessario e' contenuto in una sola polipillola da predere tutti i giorni invece di tante diverse pillole che magari devono essere prese in orari diversi", ha spiegato Simon Thom dell'Istituto nazionale per il cuore e i polmoni dell'Imperial College di Londra nel Regno Unito. I ricercatori dell'Umpire cercheranno inoltre di scoprire se la strategia della pillola singola riduce realmente la pressione arteriosa e abbassa il colesterolo e se diminuisce le probabilita' che i pazienti abbiano altri attacchi cardiovascolari. I risultati degli esperimenti europei saranno messi insieme a esperimenti paralleli condotti in Australia e Nuova Zelanda e a altri esperimenti in attesa di approvazione in Brasile, Canada, Cina, India e Sudafrica. I dati finali rappresenteranno 7000 pazienti in 10 Paesi. "E' probabile che associare i farmaci in una polipillola possa permettere alle persone nei Paesi a basso reddito di avere facilmente accesso a questa economica medicina preventiva", ha spiegato Thom. Il bassissimo costo della pillola rossa per il cuore la rende un candidato ideale per pazienti a rischio che vivono in Stati dove le persone hanno accesso limitato alle cure mediche o che non hanno i mezzi per pagarle. Se gli esperimenti riescono, i partner del progetto hanno in programma di trovare modi per mettere la polipillola a disposizione delle persone a basso reddito nei paesi in via di sviluppo. I ricercatori credono che la polipillola potrebbe rappresentare un approccio efficace in termini di costi per migliorare la qualita' della vita di milioni di persone in tutto il mondo. "Le polipillole sono usate con successo per trattare altre malattie come la tubercolosi e l'Hiv, ma non sappiamo ancora se possano essere efficaci per i problemi cardiovascolari", ha spiegato l'esperto, "gli esperimenti Umpire mirano a testare se la polipillola aiuta le persone che prendono farmaci cardiovascolari a lungo termine e se ci sono problemi con questo approccio". Si stanno reclutando circa 2000 volontari attraverso cliniche dell'Imperial College Healthcare NHS (National Health Service) Trust; il Royal College of Surgeons in Irlanda; Unversity Medical Centre di Utrecht, Paesi Bassi; il George Institute, India; il Centre for Chronic Disease Control a Nuova Deli, la Public Health Foundation of India; il George Institute for International Health, Sydney, Australia; e i Dr Reddy's Laboratories, India. -

FONTE: agi.it

giovedì 20 maggio 2010

Ecco l'inizio della «vita artificiale». Costruita la prima cellula


Svolta epocale nella ricerca. È controllata da un Dna sintetico ed è in grado di dividersi e moltiplicarsi

È stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. Il risultato, pubblicato su Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti, nell'istituto di Craig Venter. Si tratta di una svolta epocale nella ricerca. È stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. Il risultato, pubblicato su Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti, nell'istituto di Craig Venter. Si tratta di una svolta epocale nella ricerca. «COMINCIA L'ERA POST-GENOMICA» - «Si tratta di un traguardo fondamentale dell'ingegneria genetica, non solo per possibili risvolti applicativi, ma anche perché segna la tappa iniziale dell'era post-genomica» commenta il genetista Giuseppe Novelli, preside della facoltà di Medicina dell'Università di Tor Vergata di Roma. «Di fatto Venter ha creato qualcosa che prima non c'era, un batterio prima inesistente, perché il genoma artificiale che ha costruito con una macchina in laboratorio contiene dei pezzetti di Dna che non esistono nel genoma del batterio presente in natura». Venter ha fatto tutto con una macchina, spiega ancora Novelli. «Prima ha letto la sequenza genomica del batterio in un database genetico, poi con un macchinario ha ricostruito chimicamente il genoma, aggiungendovi però nuove sequenze. Ha fatto pezzetti, ciascuno di 10 mila lettere di codice, poi li ha assemblati insieme fino a creare un genoma di oltre un milione di paia di basi. Poi ha inserito il genoma artificiale in un batterio svuotato del suo Dna e ha costruito una nuova forma di vita che funziona e si riproduce. La cellula così creata, infatti, prima non esisteva, e il suo genoma porta i segni distintivi della sua differenza dal batterio esistente in natura». «In futuro - conclude Novelli - si potranno creare nuove forme di vita capaci di produrre farmaci o di aiutarci contro l'inquinamento, per esempio batteri mangia-petrolio». (Fonte: agenzia Ansa)

martedì 18 maggio 2010

Mal di schiena, al via la caccia ai geni responsabili


Per identificare le cause ereditarie della patolgia, che affligge 15 milioni di italiani, la Commissione europea ha finanziato il progetto 'Genodis', un maxi-studio a cui parteciperà l’Irccs ortopedico Galeazzi di Milano

Caccia ai geni del mal di schiena, 'tallone d’Achille' per 15 milioni di italiani e prima causa di assenteismo dal lavoro. Un problema che può essere ereditario.

Per identificare i 'mattoni' di Dna legati alla degenerazione del disco, considerata la principale responsabile della lombalgia cronica, la Commissione europea promuove e finanzia il progetto ‘Genodisc’.

Un maxi-studio al quale partecipa anche l’Italia con l’Irccs ortopedico Galeazzi di Milano, insieme ad altri 9 centri di ricerca europei, coordinati dall’università di Oxford nel Regno Unito.

L’obiettivo di Genodisc è far luce su tutte le possibili cause genetiche, ambientali, fisiche e meccaniche- che possono produrre la degenerazione del disco intervertebrale, provocando mal di schiena o altre malattie. Problemi ben noti all’Istituto Galeazzi che ogni anno, ricorda una nota, assiste circa 10 mila pazienti con problemi alla schiena.

Per circa 1.500 è necessario l’intervento chirurgico, mentre nella maggior parte dei casi si può optare per la riabilitazione. Con il più alto numero di interventi alla colonna vertebrale, come centro di riferimento nazionale per questi disturbi l’Irccs milanese è entrato nella rosa degli istituti coinvolti in Genodisc. Lo studio prevede il reclutamento di pazienti con problemi alla schiena e la raccolta del loro Dna, attraverso un prelievo di sangue. Tra le cause della degenerazione discale, infatti, gli esperti ritengono ormai certa una componente genetica.

Ma al momento non è stata ancora definita di preciso. “Il progetto, partito due anni fa, ha già portato al reclutamento di 150 pazienti volontari affetti da degenerazione discale di varia eziologia”, spiega Marco Brayda-Bruno, responsabile dell’Unità operativa di chirurgia vertebrale III del Galeazzi.

“Di questi pazienti - continua Brayda-Bruno - circa un terzo sono stati sottoposti a intervento chirurgico nella nostra Unità operativa e in quella dei colleghi neurochirurghi, diretta da Maurizio Fornari. Durante l’intervento sono stati effettuati prelievi di materiale discale, poi utilizzati per studi strutturali, istochimici e di coltura cellulare per verificare la risposta delle cellule del disco agli stress da carico e all’invecchiamento”.

Oltre che all’Irccs Galeazzi di Milano, i campioni di materiale discale sono raccolti in altri tre centri clinici europei che si trovano a Budapest (Ungheria), a Oxford (Gb) e a Lubiana (Slovenia).

Un altro aspetto del progetto Genodisc riguarda poi le nuove tecniche di imaging. Per esempio la speciale Risonanza magnetica detta 'di perfusione', che permette di studiare le modalità e i tempi di penetrazione delle sostanze nutritive nel disco, struttura senza vasi sanguigni che riceve il proprio nutrimento solo dall’osso delle vertebre.

Il Dna raccolto verrà analizzato nei prossimi due anni al Genoma Center di Helsinky (Finlandia). La speranza è di arrivare in qualche anno all’identificazione di specifici siti genici correlati alla degenerazione del disco, per contribuire a migliorare la prevenzione e il trattamento precoce della degenerazione discale.

FONTE: quotidiano.net

lunedì 17 maggio 2010

TUMORI, ATTENTI A USO PROLUNGATO DEL TELEFONINO


L'OMS CAUTA, LEGAME NON E' SCIENTIFICAMENTE PROVATO MA QUALCHE RISCHIO C'E'


Uno studio durato 10 anni sui rischi per la salute legati all'uso del telefonino non e' riuscito ad arrivare a una conclusione definitiva, anche se i dati mostrano un aumento dei tumori al cervello che potrebbe essere legato all'uso prolungato. Lo hanno ammesso gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms), che ha finanziato la ricerca, durante una conferenza stampa a Londra. I ricercatori hanno studiato 13mila utilizzatori del cellulare sperando di stabilire se il dispositivo aumenta il rischio di tumori al cervello: "I risultati non ci permettono di concludere che c'e' qualche rischio", ha affermato Christopher Wild, coordinatore dello studio, all'agenzia Reuters, "ma e' anche prematuro affermare che la probabilita' sia zero". Lo studio, condotto da 21 scienziati in tutto il mondo, ha suggerito un incremento del rischio di glioma legato agli utilizzatori piu' frequenti, ma i dati sono stati giudicati 'non conclusivi'. Il problema potrebbe essere in quello che si chiama 'recall bias', un fenomeno per cui chi ha un tumore 'decide' retrospettivamente che ci deve essere una causa, e questa viene indicata nel cellulare. Un altro problema, hanno spiegato gli autori, che hanno pubblicato i risultati sul Journal of Epidemiology, potrebbe essere il fatto che nel periodo studiato l'uso del cellulare e' aumentato molto: in media i partecipanti lo utilizzavano per 2,5 ore al mese, e anche i piu' accaniti fan di telefonate e messaggini del campione avevano un utilizzo medio di mezz'ora al giorno. "Oggi il telefonino si usa molto di piu' - scrivono gli autori - nei giovani la media si potrebbe aggirare sull'ora al giorno, anche se i dispositivi di adesso emettono molte meno radiazioni". Maggiori informazioni potrebbero venire da un altro studio, lanciato il mese scorso, che prevede il monitoraggio di 250mila persone in 5 Paesi europei per 30 anni.

FONTE: agi.it

domenica 16 maggio 2010

Farmaco anti-età? Entro il 2012 "Longevità questione di geni"


Presentato in occasione del meeting annuale della Royal Society un progetto che mira a ottenere la longevità agendo sui geni. "Chi vive fino a 100 anni - ha spiegato l'esperto - generalmente muore sano. La durata della nostra vita è scritta nel dna"


È IL SACRO Graal di medici, case farmaceutiche e cosmetiche, una miniera d'oro alimentata da un miraggio di vita eterna, o meglio di eterna giovinezza. Eppure il traguardo di un farmaco anti-età potrebbe non essere così lontano e, sottolinea il quotidiano ingleseIndependent, se fosse raggiunto toglierebbe di mezzo dal mercato in un colpo solo creme, tonici e pozioni "ringiovanenti". In occasione della conferenza annuale organizzata dalla Royal Society, intitolata appunto Turning Back the Clock("mettendo indietro l'orologio") gli scienziati si sono addirittura sbottonati stabilendo una data precisa: 2012. Appena due anni, e poi le donne (e gli uomini, visto che a quanto pare sono vanitosi quanto il gentil sesso) di tutto il mondo potranno combattere i sengi del tempo in modo efficace limitandosi a ingurgitare una pillola al giorno. Gli studiosi hanno spiegato infatti che per restare giovani non serve smettere di fumare, stare attenti all'alimentazione, andare in palestra e riempirsi di farmaci e creme anti-radicali liberi. Perché tutto dipende dai geni. E partendo da questa constatazione, frutto naturalmente di anni di ricerche incrociate e confermate, hanno fatto il punto della situazione affermando che ormai il mosaico è completo e che i laboratori hanno tutti i dati scientifici necessari per contrastare l'invecchiamento alla radice. Intervenendo appunto sui geni. Le ultime ricerche, ha spiegato Nir Barzilai dell'Albert Einstein College di New York, potrebbero portare a medicinali che verranno testati appunto tra un paio d'anni. Sono già state identificate almeno una decina di mutazioni in grado di aumentare del 50% la durata della vita nei topi e alcune delle varianti umane di tali geni mostrano un collegamento con la longevità. E' stato in particolare preso in considerazione il ruolo di una famiglia di proteine, le "sirtuine", e il loro legame con malattie spesso legate all'invecchiamento, come tumori e diabete di tipo due. Altre varianti genetiche riguardano l'ormone della crescita e quello per la produzione dell'insulina: entrambi tendono ad aumentare il livello del metabolismo, e un metabolismo più alto equivale normalmente ad un ciclo vitale più breve. Un metodo possibile e attualmente oggetto di studio da parte della Proteostatis, in Massachusetts, potrebbe quindi essere quello di bloccare i recettori dei due ormoni, rallentando il metabolismo. Un altro enzima in grado di influenzare la longevità è il Cetp, legato ai livelli di colesterolo "buono", che protegge il cuore, ed è proprio in questo campo che i due giganti della farmaceutica Merck e Roche stanno orientando le loro ricerche. Infine, gli scienziati hanno parlato dei telomeri, strutture presenti in tutte le cellule la cui lunghezza di fatto determina il numero di replicazioni massimo di quel particolare dna. Accorciandosi ad ogni meiosi, quando si esauriscono la cellula cessa di riprodursi e muore. L'inibizione dell'enzima responsabile (detto telomerasi) aumenta il ciclo vitale della cellula e potrebbe essere quindi in grado, in teoria, di estendere la durata della vita dell'organismo nel suo insieme. Già in passato una ricerca con i topi avrebbe confermato la teoria secondo cui l'invecchiamento è il risultato dell'accumulo di errori nel genoma mitocondriale. Poiché nei mammiferi questo tipo di difetti è molto comune, i risultati dello studio hanno avuto grande importanza per lo studio di queste dinamiche sugli esseri umani. "Le persone che muoiono tra i 70 e gli 80 anni - ha spiegato Barzilai - passano gli ultimi anni della propria vita malati. Chi invece arriva ai 100 spesso resta sano fino alla fine: questo perché tutto dipende dai geni. Non da noi".

FONTE: Sara Ficocelli (repubblica.it)