martedì 27 luglio 2010

"Semaforina", la proteina che può fermare le metastasi


L’hanno battezzata «semaforina», perché - come un piccolo semaforo nell’organismo - dà a una cellula malata il via libera per produrre metastasi. E’ una proteina isolata all’Istituto anti-tumori di Candiolo, grazie alla quale si apre una nuova fase nella ricerca oncologica: se si troveranno farmaci in grado di azionare il disco rosso del «semaforo» cellulare anziché quello verde, si avrà un alleato in più contro il cancro.
Lo studio ha esaminato diversi tipi di semaforine presenti nelle cellule, ma ha scoperto, in particolare, che la E3 regola la crescita delle metastasi su cellule di melanoma e su quelle del tumore del colon retto: «Ciò che abbiamo trovato - spiega Luca Tamagnone, supervisore dello studio - è che più alti sono i livelli di semaforina E3, più sono invasivi, maggiore è la formazione di metastasi».

L’auspicio è che il lavoro condotto su queste due forme di cancro possa dimostrare che lo stesso meccanismo vale anche per altre neoplasie. In questo senso, sottolineano all’Ircc di Candiolo, la scoperta ha una doppia valenza: da una parte si potrebbero realizzare test diagnostici che permettano di capire se un tumore è particolarmente cattivo sulla base del livello di semaforina, dall’altra i risultati preliminari del gruppo piemontese hanno dimostrato che è possibile agire sulla semaforina per bloccarne l’azione. «Abbiamo già trovato una sostanza che blocca selettivamente questa proteina - spiega il dottor Tamagnone - ma non può essere trasformata in farmaco, quindi ne stiamo cercando altre che possano essere invece usate per le terapie».

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Investigation. Nello stesso numero della rivista compare un’altra ricerca dell’istituto di Candiolo, finanziato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e dall’università di Torino: i ricercatori guidati da Alberto Bardelli hanno scoperto che l’Everolimus, un farmaco finora utilizzato solo nel carcinoma del rene, è efficace anche in quelli del colon retto che presentano una particolare variante genetica.

FONTE: lastampa.it

lunedì 26 luglio 2010

Un enzima può riparare i danni al Dna causati dal sole


Uno studio apre la strada ai rimedi per prevenire il tumore pelle


Per la prima volta un team di ricercatori ha visto come funziona un enzima “chiave”, capace di riparare i danni al Dna causati dal sole. La scoperta, pubblicata online su Nature, apre la strada a futuri rimedi contro le scottature, ma anche a nuove terapie per la prevenzione del cancro della pelle.

Il team della Ohio State University (Usa) diretto da Dongping Zhong, descrive come è riuscito a osservare il “comportamento” dell’enzima, chiamato fotoliasi, “dal vivo”. Il tutto iniettando un singolo elettrone e un protone in un filamento di Dna danneggiato. Le due particelle subatomiche hanno guarito il danno in pochi miliardesimi di secondo.

«Può sembrare semplice, ma queste due particelle atomiche effettivamente hanno avviato una serie molto complessa di reazioni chimiche », spiega Zhong, docente di fisica, chimica e biochimica all’Ohio State University. «Tutto è successo molto velocemente», aggiunge. Il modo esatto in cui l’enzima ripara i danni da sole al Dna era rimasto un mistero fino ad ora, nonostante anni di ricerche. Gli studiosi «hanno lavorato su questo per anni. Ma ora che abbiamo visto» cosa succede davvero, «non credo che qualcuno avrebbe potuto indovinare esattamente cosa accadeva», aggiunge Zhong.

Il team ha sintetizzato del Dna in laboratorio, esponendolo poi alla luce ultravioletta e producendo così danni simili a quelli dovuti alle scottature, ben noti ai maniaci della tintarella. Poi i ricercatori hanno aggiunto l’enzima e, utilizzando impulsi di luce ultraveloci, hanno scattato una serie di “istantanee” capaci di rivelare come l’enzima ripara il Dna a livello atomico.

Questo prezioso enzima è posseduto da tutte le piante e da molti animali, proprio per riparare i gravi danni legati al sole. Solo i mammiferi ne sono privi. Gli esseri umani possiedono alcuni enzimi che possono contrastare i danni da raggi Un, ma si tratta di particelle meno efficienti. Gli scienziati hanno collegato proprio a un danno cronico da sole alcune mutazioni del Dna che portano a malattie come il cancro della pelle. Ora che si è capito come funziona la fotoliasi, si potrebbero utilizzare queste informazioni per progettare farmaci o lozioni in grado di curare i danni da eccesso di sole, spiega Zhong.

Se le normali creme solari “schermano” contro i raggi o li riflettono lontano dalla nostra pelle, la protezione del futuro potrebbe potenzialmente curare alcuni dei danni causati da raggi solari.

FONTE: lastampa.it

domenica 25 luglio 2010

Scoperte tre sostanze "colpevoli" della celiachia


Scoperte tre molecole tossiche responsabili della celiachia: i frammenti (peptidi) del glutine che scatenano la reazione immunitaria nei pazienti potrebbero accelerare la corsa verso un vaccino per l’intolleranza alla proteina dei cereali (glutine) che può causare seri problemi di assimilazione e deperimento.

Annunciata sulla rivista Science Translational Medicine, la scoperta ha già portato all’avvio di una prima sperimentazione su pazienti di una cura messa a punto sulla base dei tre peptidi colpevoli, che consiste nella desensibilizzazione dei pazienti al glutine, in pratica un vaccino che può bloccare la malattia prima che faccia danni gravi all’intestino.

La sperimentazione in corso è condotta dalla compagnia biotech di Melbourne Nexpep Pty Ltd. La scoperta è merito dell’equipe di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research a Parkville, Australia.

«È un risultato importante che ci attendavamo dal gruppo di Anderson che da anni studia la celiachia ed è a caccia di questi peptidi, ed è un risultato arrivato anche prima del previsto; ciò permette grosso modo di dimezzare i tempi previsti per la messa a punto e la commercializzazione di un vaccino, 5-10 anni contro i 15-20 ritenuti necessari finora», ha commentato la notizia Italo De Vitis, dirigente dell’unità di medicina interna e gastroenterologia dell’Università Cattolica di Roma presso il centro integrato Columbus che è un presidio accreditato per sorveglianza, prevenzione e diagnosi della celiachia.

La malattia è un’intolleranza che causa seri problemi all’intestino, rovinandone le pareti. Come conseguenza di ciò il paziente non riesce più ad assimilare vitamine, minerali ed altri nutrienti assunti con la dieta e quindi anche gli altri organi ne risentono come se il corpo fosse malnutrito. In Italia si stima vi siano 600 mila celiaci ma solo 100 mila di questi sono venuti allo scoperto e quindi hanno una diagnosi e tengono a bada la malattia, sostanzialmente non mangiando cereali e tutto ciò che contiene glutine. Per gli altri il rischio è di gravi carenze nutrizionali e quindi, a lungo termine, di danni all’organismo o problemi di sviluppo nei bambini.

Il gruppo di Anderson, ha spiegato De Vitis, finora aveva scovato la sequenza di amminoacidi del glutine responsabile della reazione immunologica nel celiaco quando questo viene a contatto con la proteina, ma restavano imprecisati i peptidi contenuti in questa sequenza maggiormente responsabili della reazione immunitaria del malato. Gli esperti australiani hanno arruolato un gran numero di pazienti, 200, ed hanno fatto mangiare loro dei cereali. Dopo sei giorni con un prelievo di sangue hanno isolato le cellule immunitarie artefici della reazione al glutine ingerito giorni prima. Poi i ricercatori hanno fatto “incontrare” queste cellule (linfociti T) con 2700 peptidi sospetti ed hanno trovato i tre che si accoppiano più saldamente alle cellule. Tali tre composti sono quindi i peptidi che più di tutti scatenano la reazione immunitaria e adesso sono oggetto di sperimentazione in un test per vedere se, somministrando in piccolissime quantità i tre peptidi ai pazienti, questi pian piano si desensibilizzano nei confronti del glutine.

«La scoperta è importante - ha concluso De Vitis - perché potrebbe fornire una cura per il 90-95% dei celiaci e quindi assicurare il controllo precoce di questa malattia prima ancora che arrechi danni all’organismo e senza dover rinunciare ai cereali nella dieta».

FONTE: lastampa.it

martedì 13 luglio 2010

Basta traffico e code in auto. E' in arrivo l'auto volante

La “Transition”, costruito dalla statunitense Terrafugia più che una macchina volante è un aeroplano in grado di correre su strada. Sarà consegnata dal 2011

Come nei migliori film di fantascienza le vetture potranno librarsi nel cielo evitando le code del traffico e questo sarà possibile a partire dal prossimo anno se la “Transition” manterrà le promesse.

Il veicolo costruito dalla statunitense Terrafugia dovrebbe infatti essere consegnato ai primi clienti nel 2011, dopo il via libera dell’ente federale per la sicurezza aerea (Faa): il prezzo di listino dovrebbe essere di 194mila dollari.

Più che una macchina volante, la “Transition” è un aeroplano in grado di correre su strada: le ali si dispiegano in un minuto ma per il decollo e l’atterraggio è comunque necessaria una pista; oltre alla patente auto, è necessaria anche quella per gli ultraleggeri.

lunedì 12 luglio 2010

Dal centro della Terra all'Everest ecco gli esperimenti off limits

NON è più tempo di pendoli e palline che rotolano lungo piani inclinati. Oltre al genio, la scienza oggi richiede spirito di avventura. E per raggiungere i loro risultati, i ricercatori scalano montagne, toccano il fondo del mare, si calano in miniere abbandonate o si adattano a temperature antartiche. Gli esperimenti sono sempre più estremi: grandi, complessi, lunghi, costosi e situati in luoghi impervi. Per le loro dimensioni hanno bisogno di centinaia o migliaia di persone. Ne parlano un libro appena uscito negli Usa ("The edge of physics" di Anil Ananthaswamy) e un documentario della Bbc ("World's most extreme science labs"). Sul K2 per esempio, a quota 5.050 metri, 200 scienziati e altrettanti sherpa si alternano nel laboratorio più alto del mondo. Si chiama Piramide e il suo principale organizzatore è il Cnr italiano. Misura inquinamento atmosferico e salute dei ghiacciai. Non disdegna di ripulire il tetto del mondo dai rifiuti degli scalatori.

Dal freddo al caldo estremo: vicino a San Francisco, al Lawrence Livermore National Laboratory, tutto è pronto per l'esperimento che ambisce a traghettarci verso l'energia pulita. Una pallina di deuterio e trizio di un paio di millimetri verrà presto bombardata da 192 laser potentissimi. Dovrebbe raggiungere i 100 milioni di gradi, facendo innescare una reazione di fusione nucleare simile a quella del Sole.

Si fregano invece le mani per il freddo i responsabili di IceCube, uno dei tanti esperimenti che per cacciare gli ineffabili neutrini va a scegliere i luoghi più scomodi del mondo. Lo scopo è trovare riparo da radiazioni dell'ambiente e raggi cosmici provenienti dallo spazio. Per questo IceCube sta piazzando i suoi sensori a 2mila metri di profondità sotto al ghiaccio antartico, mentre l'osservatorio Nemo, gestito dall'Istituto nazionale di fisica nucleare, ha scelto di andare 3mila metri sotto al mare al largo di Capo Passero, in Sicilia.

Secondo lo stesso principio, in Italia funziona da 30 anni il laboratorio del Gran Sasso, coperto da 1.400 metri di montagna e sul fondo del lago Baikal, a 1.100 metri di profondità, è stato installato un altro telescopio cerca-neutrini. In Ontario, Canada, una miniera esaurita è stata trasformata in centro di ricerche: si chiama Snolab e ha ricavato 2mila metri quadri di laboratorio penetrando due chilometri verso il centro della terra.

Dei raggi cosmici va invece alla ricerca Auger, l'esperimento più vasto del mondo. In 3mila chilometri quadri nella pampa argentina, ai piedi delle Ande, i ricercatori hanno piazzato 1.600 rivelatori che si "accendono" ogni volta che vengono attraversati dalle particelle ad alta energia. Osservando la mappa completa dei rivelatori "illuminati", i fisici possono ricostruire l'andamento della pioggia di raggi cosmici dall'atmosfera fino alla terra.

Scienza estrema e avventura vanno spesso a braccetto. Ma non mancano le eccezioni. Anche se non si è mai spostato dal foyer del dipartimento di fisica dell'università di Brisbane, l'esperimento per misurare la viscosità della pece contando le gocce che cadono da un imbuto ha battuto un suo record. È iniziato nel 1927 e finora le varie generazioni di professori hanno registrato sui loro taccuini 8 gocce. L'ultima è caduta nel 2000 e la trepidazione è alta: da un momento all'altro si attende la prossima.

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)

giovedì 8 luglio 2010

Daxas® (roflumilast), il nuovo farmaco antinfiammatorio di Nycomed, ha ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio nei Paesi dell’Unione Eur


§ Antinfiammatorio specifico per pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di grado severo associata a bronchite cronica

§ Primo di una nuova classe di farmaci ad essere stato appositamente sviluppato per la BPCO negli ultimi dieci anni

§ Migliora la funzionalità polmonare e riduce le riacutizzazioni della malattia in associazione ai broncodilatatori

Nycomed è lieta di annunciare che la Commissione Europea ha autorizzato l’immissione in commercio di Daxas® (roflumilast) nei Paesi dell’Unione Europea. Daxas® è un inibitore selettivo dell’enzima fosfodiesterasi 4 (PDE4) sviluppato da Nycomed per il trattamento della BPCO, una patologia polmonare ingravescente e potenzialmente fatale.

Daxas® è indicato per la terapia di mantenimento della BPCO di grado severo (FEV1 inferiore al 50% dopo broncodilatazione) associata a bronchite cronica nei pazienti adulti con storia di frequenti riacutizzazioni, in aggiunta al trattamento con broncodilatatori. Daxas, in compresse da assumere in mono-somministrazione giornaliera, è il primo di una nuova classe di farmaci e sarà presto disponibile nei Paesi europei a cominciare da Germania e Gran Bretagna.

Commentando l’annuncio, Guido Oelkers, vice-presidente esecutivo del settore commerciale di Nycomed, ha dichiarato: “Nycomed è molto soddisfatta per l’autorizzazione all’immissione in commercio di Daxas nell’Unione Europea. Si tratta di un importante traguardo per l’azienda e di un’ottima notizia per tutti i pazienti affetti da questa invalidante malattia. L’approvazione di Daxas offre finalmente ai medici e ai pazienti una nuova opzione terapeutica in aggiunta ai trattamenti inalatori attualmente disponibili”.

“C’è davvero bisogno di nuove terapie per la BPCO”, ha aggiunto il professor Klaus F. Rabe del Policlinico Universitario di Leiden (Olanda), sottolineando che “Daxas è un nuovo farmaco in grado di migliorare la funzionalità polmonare e, cosa più importante, di ridurre gli episodi di riacutizzazione”. “Siamo di fronte ad un farmaco con un meccanismo d’azione unico, che agisce sui processi infiammatori alla base della BPCO e rappresenta un’ulteriore opzione terapeutica rispetto a quelle attualmente a disposizione di medici e pazienti”.

Neil Barnes, professore di patologie dell’apparato respiratorio al Barts & London Hospital di Londra (UK), ha dichiarato: “Sono davvero numerosissimi i pazienti che continuano ad essere sintomatici e presentano frequenti riacutizzazioni della malattia nonostante seguano una terapia con i farmaci finora disponibili: è proprio per questi pazienti più gravi che sono necessarie nuove opzioni terapeutiche. Il principale beneficio aggiuntivo del Daxas rispetto ai risultati ottenibili con l’utilizzo dei broncodilatatori è la possibilità di ridurre la frequenza delle riacutizzazioni della malattia, che rappresentano un evento realmente sgradevole per i pazienti che ne soffrono. Nei pazienti affetti da BPCO associata a bronchite cronica e storia di frequenti riacutizzazioni, la somministrazione di Daxas può essere considerata un contributo davvero importante a vantaggio della salute”.

La domanda di registrazione sottoposta all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) è basata sui risultati incoraggianti di quattro studi di fase III sulla somministrazione di roflumilast nel trattamento sintomatico della BPCO. In due studi pilota placebo-controllati della durata di 12 mesi, condotti su oltre 3.000 pazienti affetti da BPCO, l’impiego di roflumilast ha dimostrato miglioramenti statisticamente significativi su entrambi gli obiettivi primari degli studi: le riacutizzazioni di grado moderato o severo e il FEV1[1] pre-broncodilatazione. L’effetto di Daxas è risultato indipendente dalla contemporanea assunzione di farmaci B2-agonisti a lunga durata d’azione (LABA)1. Inoltre, la somministrazione di roflumilast in aggiunta al salmeterolo2 o al tiotropio ha dimostrato - in due studi di supporto della durata di sei mesi - un miglioramento statisticamente significativo della funzionalità polmonare rispetto al placebo.

I dati completi di tutti i quattro studi sono stati pubblicati su The Lancet nel mese di agosto 20091,2 e sono stati presentati al Congresso annuale della European Respiratory Society (ERS) che si è tenuto a Vienna (Austria) nel settembre 2009.

Il 26 aprile 2010 Nycomed e Merck & Co. Inc. (con sede a Whitehouse Station in New Jersey, denominata MSD fuori dagli USA e dal Canada) hanno annunciato la firma di un accordo di co-promotion per il Daxas in Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Canada. Nycomed produrrà e distribuirà il farmaco in tutti i Paesi inclusi nell’accordo di co-promotion. Inoltre, le due aziende hanno siglato un accordo per la distribuzione in esclusiva e la commercializzazione del Daxas in Gran Bretagna. Nycomed fornirà il prodotto riservandosi un’opzione di co-promotion del farmaco.

Negli Stati Uniti Nycomed ha formalizzato la domanda di richiesta d’approvazione per nuovi farmaci (NDA – New Drug Application) presso la FDA (Food & Drug Administration) già nel luglio 2009, siglando un accordo di collaborazione e distribuzione del Daxas negli USA con Forest Laboratories, Inc. (NYSE: FRX) nell’agosto del 2009.

Informazioni su Daxas® (roflumilast)

Daxas® (roflumilast) è un farmaco per somministrazione orale che inibisce selettivamente l’enzima fosfodiesterasi 4 (PDE4), dimostratosi efficace nel ridurre il processo infiammatorio con una nuova modalità di azione3. Daxas®, assunto in compresse una volta al dì, è il primo di una nuova classe di farmaci per il trattamento della BPCO ed anche il primo trattamento antinfiammatorio specifico per la BPCO da assumere per via orale. Le terapie attualmente a disposizione dei pazienti affetti da BPCO sono fondamentalmente i broncodilatatori e i corticosteroidi per via inalatoria.

Informazioni sulla BPCO

La BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) resta un’importante area clinica caratterizzata da esigenze sanitarie ancora non pienamente soddisfatte. Si tratta di una malattia polmonare progressiva e irreversibile che provoca difficoltà respiratorie. La malattia è caratterizzata da gravi episodi di peggioramento del quadro clinico, noti come riesacerbazioni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si stima che 80 milioni di persone in tutto il mondo siano affette da BPCO di grado moderato o severo. Oltre 3 milioni di persone sono morte di BPCO nel 2005: si tratta del 5% di tutti i decessi a livello mondiale. L’OMS prevede che i morti per BPCO potrebbero aumentare di oltre il 30% nei prossimi 10 anni, se non si adotteranno urgenti strategie per ridurre i fattori di rischio alla base della malattia, tra i quali spicca il fumo di sigaretta. (Per ulteriori informazioni si rimanda al sito http://www.who.int/respiratory/copd/burden/en/index.html)

Informazioni su Nycomed

Nycomed è una multinazionale farmaceutica privata con un portafoglio di prodotti diversificato e incentrato su farmaci dell’area della gastroenterologia, malattie dell’apparato respiratorio, infiammazione, terapia del dolore, osteoporosi e patologie dei tessuti. Completa il portafoglio una vasta gamma di prodotti OTC.

La sua attività di R&D (Ricerca e Sviluppo) si basa su accordi di partnership per lo sviluppo di brevetti e rappresenta un punto chiave della strategia di crescita aziendale.

Nycomed ha circa 12.000 dipendenti in tutto il mondo e i suoi prodotti sono commercializzati in più di 100 Paesi. L’azienda è fortemente presente in Europa e in alcuni mercati emergenti come la Russia e l’America Latina, mentre negli Stati Uniti e in Giappone la commercializzazione avviene attraverso partner di primo piano. Nycomed prevede di rafforzare la propria posizione nei mercati strategici dell’Asia. La sede centrale è a Zurigo, in Svizzera.

La società ha registrato nel 2009 vendite complessive per 3,2 miliardi di euro e un EBITDA pari a 1,1 miliardi di euro.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito www.nycomed.com


[1]Calverley PMA, et al. Roflumilast treatment in symptomatic chronic obstructive pulmonary disease. The Lancet 2009: 374, 685–94

2Fabbri LM et al. Roflumilast improves lung function in patients with moderately severe chronic obstructive pulmonary disease treated with long acting bronchodilators. The Lancet 2009: 374, 695–703

3Hatzelmann A, Morcillo EJ, Lungarella G, Adnot S, Sanjar S, Beume R, Schudt C, Tenor H. The preclinical pharmacology of roflumilast – a selective, oral phosphodiesterase 4 inhibitor in development for chronic obstructive pulmonary disease, Pulmonary Pharmacology & Therapeutics (2010), doi: 10.1016/j.pupt.2010.03.011

FONTE: Stella Manduchi (adnkronos comunicazione)

lunedì 5 luglio 2010

L'Interpol "arruola" internet 'Aiutateci ad trovare i ricercati'


L'organizzazione lancia sul web la più grande campagna per localizzare centinaia di ricercati in fuga in tutto il mondo. Un sito e un indirizzo e-mail per inviare segnalazioni. "E' possibile che qualcuno incontri un fuggitivo per strada o su un social network"


L'INTERPOL ha lanciato sul Web la più grande campagna di ricerca per localizzare centinaia di criminali di ogni tipo in fuga per tutte le nazioni del mondo. E ha chiesto l'aiuto degli internauti per collaborare alla loro caccia, nell'ambito dell'operazione iniziata lo scorso 3 maggio e denominata "Infra-Red".
Dalla sede di Lione, l'organizzazione internazionale di polizia criminale ha rivolto un appello ai cybernauti affinché forniscano informazioni su 450 "fuggitivi nascosti in 29 nazioni", accusati di gravissimi reati come omicidio, pedofilia, rapine e traffico di droga. L'indirizzo web a cui inviare queste informazioni è fugitive@interpol.int 1. Fotografie e notizie sui ricercati posso essere prelevate sul sito dell'Interpol 2. E' anche possibile trasmettere informazioni, in modo anonimo, al sito www.csiworld.org 3.

Finora l'Interpol ha catturato già cento ricercati, come un ex modello colombiano, Angie Sanclemente Valencia, ricercato per traffico di stupefacenti, o Mouamba Munanga, della Repubblica democratica del Congo, ricercato da tempo per riciclaggio di denaro sporco.

Ma davanti alla mole impressionante di lavoro per identificare e catturare i fuggiaschi, l'Interpol ha deciso di accelerare le operazioni ricorrendo alle informazioni che potrebbero essere fornite dai cittadini delle 29 nazioni coinvolte.

"Ci sono individui di cui non disponiamo informazioni aggiornate e soprattutto non abbiamo idea di dove si possano essere rifugiati - ha spiegato Martin Cox, coordinatore dell'operazione - Per questo abbiamo domandato al pubblico di darci man forte".

L'organizzazione ha diffuso, nello specifico, le fotografie di 26 ricercati, utilizzando i siti di sicurezza sociale o i forum di discussione su Internet. "E' possibile che qualcuno incontri uno di questi fuggitivi anche su uno dei tanti social network o sui forum di discussione su Internet, così come potrebbe accadere per strada", ha aggiunto Cox, che ha anche chiesto agli internauti di "informare Interpol immediatamente, quali che siano le modalità con cui hanno ottenuto queste informazioni".

L'Interpol ha destinato a questa gigantesca "caccia all'uomo" più di 650 agenti, appartenenti a 82 differenti nazioni e che lavorano 24 ore su 24 sotto il controllo del segretariato generale dell'organizzazione anticrimine. Le informazioni raccolte vengono analizzate dall'ufficio di Lione e poi trasmesse attraverso gli uffici centrali dell'Interpol a ciascuno dei 188 paesi membri del sodalizio che combatte la criminalità internazionale.

FONTE: Claudio Gerino (repubblica.it)