venerdì 27 agosto 2010

I capelli rivelano lo stato biologico dell'organismo


Ritmi frenetici e lavoro stressante? Chi teme che uno stile di vita turbolento finisca per scombussolare l’orologio biologico dell’organismo potrà contare su una soluzione rapida e indolore per fugare ogni dubbio: un semplice test dei capelli, per capire se il ritmo circadiano viaggia al passo giusto.

Bastano infatti 5 capelli o 3 peli della barba, assicurano sulle pagine di Pnas i ricercatori dell’università di Yamaguchi, in Giappone, per mettere insieme un numero sufficiente di cellule che consenta di testare il polso al nostro orologio biologico, la sveglia interna che ci permette di sincronizzare alcune funzioni dell’organismo con l’ambiente che ci circonda.

A far da spia, rivelando lo stato di salute del nostro orologio biologico, i livelli di mRna, le molecole di Rna messaggero che permettono di monitorare i ritmi circadiani. I ricercatori guidati da Makoto Akashi hanno testato la nuova tecnica su un gruppo di lavoratori che alternavano turni di lavoro notturni e diurni ogni 3 settimane, dimostrando come il test fosse in grado di cogliere e rilevare gli spostamenti del loro orologio interno.

FONTE: lastampa.it

venerdì 20 agosto 2010

Suono e insight: i messaggi della musica


Il software AVS 3D VR - elemento chiave del sistema di riproduzione in 3D del suono AVS Audio Virtual Standard® (brevetto internazionale), utilizzato per ascoltare musica ad alta fedeltà e nelle sedute di Psico-Acustica Transizionale (PAT) - è stato presentato recentemente alla mostra “Italia degli Innovatori, Better City - Better Life”, vetrina significativa per illustrare lo stato dell'arte della tecnologia italiana rivolta al miglioramento della qualità della vita, nel corso dell’EXPO universale di Shanghai 2010.

Il sistema AVS Audio Virtual Standard®, realizzato da Gubert Finsterle, ricercatore in psicoacustica, responsabile di “AVS Research” (con sede a Milano), acquisito a scopo di ricerca dal Reparto Segnali ed Immagini dell’Istituto ISTI del CNR di Pisa, si basa sulla microsincronizzazione del “tempo di fusione” del suono in un punto dello spazio, rispetto a quattro fonti sonore poste agli angoli di un quadrato. Ciò trasforma radicalmente l’ascolto di qualsiasi traccia audio, modificando la modalità di elaborazione delle informazioni sonore da parte del cervello.

L’ascoltatore si trova come immerso in un campo sonoro tridimensionale, in preda ad una sorta di “incantamento”. Finsterle, filosofo-psicoanalista, tra i soci fondatori della Società Italiana di Psicologia Positiva, è anche ideatore della teoria e del setting della Psico-Acustica Transizionale (PAT), una disciplina e tecnica nell’ambito della musicoterapia, sviluppata tra il 1996 e il 1998, in seguito alla messa a punto del sistema di riproduzione del suono AVS Audio Virtual Standard®.

La tecnica si fonda sull’ascolto, ad occhi chiusi, di uno specifico suono fisso, costante, privo di ritmo e di forme riconoscibili, a struttura frattalica noto come Pink Noise (rumore rosa), microsincronizzato secondo i parametri propri del sistema audio AVS®. Finsterle ipotizza che l’ascolto del “rumore rosa” stimoli una sincronizzazione tendenziale di tutte le aree corticali, a tutte le frequenze, correlabile ad una maggiore capacità di comunicazione tra le popolazioni neurali corticali e verosimilmente, anche tra le aree corticali e quelle subcorticali.

Oltre ad un miglioramento dell’equilibrio psicofisico generale che generalmente si protrae nelle successive 24-48 ore, e della qualità del sonno, le sedute di PAT, si sono rivelate efficaci nell’incremento delle performance fisiche e creative del soggetto, in particolare in sportivi e anziani, oltre che nel ridurre la tensione nervosa negli stati di ansia o negli attacchi di panico, nell’alleviare il dolore associato a cefalea ed i sintomi del disturbo da stress post traumatico, come pure nel potenziare la memoria e le prestazioni linguistiche dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer.

“La seduta di PAT, completamente definita da un punto di vista fisico e dunque ripetibile identicamente in qualsiasi contesto, per il fatto di utilizzare un suono-stimolo neutro che consente di superare problemi di interazione relativi alla lingua madre del soggetto e della sua cultura sonora per produrre gli effetti descritti, può dunque essere definita come una metodologia di intervento “primaria”, scientifica e di possibile universale applicazione” (Gubert Finsterle, “L’Incanto di Orfeo e i sincronismi neurali corticali. Introduzione alla Psico-Acustica Transizionale”, in “La condivisione del Benessere. Il contributo della Psicologia Positiva”, a cura di Antonella Delle Fave, Edizioni Franco Angeli).

Riguardo alla sfera psichica, con la possibilità di accedere ad un differente stato di coscienza, osservando se stesso ed il proprio teatro interiore - quasi come se stesse assistendo ad un sogno - il soggetto può sperimentare degli “insight” (letteralmente “vedere dentro”) e divenire più consapevole delle proprie modalità di significazione. L’ascolto del “rumore rosa” rappresenta dunque un elemento facilitatore della relazione psicoterapeutica, del tutto indipendente dall’ambito teorico a cui fa riferimento il terapeuta.

Studi ulteriori, volti ad analizzare l’effetto più generale dell’esposizione a questa esperienza - una sorta di “resetting” del sistema - potranno fornire utili indicazioni sul funzionamento mentale in generale.

FONTE: lastampa.it

mercoledì 18 agosto 2010

Usa, cellule staminali adulte se 'istruite' riparano i danni dell'infarto


Lo afferma uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, secondo cui questa tecnica è sicura e può essere testata sull’uomo

Se adeguatamente ‘istruite', le cellule staminali adulte possono riparare i danni provocati al cuore dagli infarti. Lo afferma uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, secondo cui questa tecnica è sicura e può essere testata sull’uomo.

Le staminali adulte isolate dai pazienti normalmente hanno una limitata capacità di riparare il cuore. I ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, hanno sviluppato però un cocktail di fattori di crescita cardiaci che riescono a ‘programmare' le staminali ottenute dal midollo osseo dei pazienti.

Applicate a un modello animale queste cellule hanno mostrato una grande capacità di riparare i tessuti cardiaci senza nessun effetto collaterale. Nello specifico, i ricercatori hanno trovato che il tessuto cardiaco danneggiato guariva più efficacemente, grazie all’apporto delle staminali, e le cicatrici lasciate dall’infarto erano scomparse dopo qualche mese dal trattamento.

FONTE: quotidiano.net

martedì 17 agosto 2010

Creare idrogeno dall'acqua "Il segreto dell'energia pulita"


Un'équipe italiana mette a punto degli elettrodi composti da nanotubi di carbonio in grado di generare un processo di "fotosintesi artificiale". "Chiave di volta per convertire il mondo alle fonti rinnovabili al posto dei combustibili fossili"


Basterebbe fare come le foglie. Per ottenere energia pulita, una strada è cercare di riprodurre quel processo di fotosintesi che fornisce alle piante zucchero e ossigeno partendo da ingredienti abbondanti come acqua e luce. Il fenomeno si svolge sotto ai nostri occhi tutti i giorni dall'alba al tramonto. Eppure è talmente complesso dal punto di vista chimico da non essere mai stato capito fino in fondo, né riprodotto in maniera efficiente dall'uomo.
Un gruppo di ricercatori italiani ha appena mosso un passo avanti verso questa "pietra filosofale" dell'energia pulita. L'équipe delle università di Trieste, Padova e Bologna e del Cnr di Padova ha descritto su Nature Chemistry come realizzare un catalizzatore per facilitare la scissione delle molecole d'acqua in ossigeno e idrogeno: quest'ultimo utilizzabile come fonte di energia per i motori.

La molecola di H2O, spiegano Maurizio Prato e Marcella Bonchio, coordinatori dello studio, "si forma dal punto di vista chimico facendo reagire idrogeno e ossigeno, in un processo che produce grandi quantità di energia ed è alla base delle celle a combustibile. Ma la reazione inversa, ovvero la scissione della molecola di acqua per generare idrogeno, un combustibile pulito, resta oggi uno degli obiettivi più ambiziosi della ricerca".

Gli elettrodi realizzati in Italia, spiega ancora Prato "sono fatti con nanotubi di carbonio e possono generare idrogeno in modo continuo dall'acqua, anche del mare". Perché il processo della "fotosintesi artificiale" sia completo, mancano ancora alcune tappe da mettere a punto. Ma alla fine, continua Prato, "nel nostro sistema si potrebbe usare acqua di mare, liberarla dall'ossigeno e ottenere idrogeno in grado di alimentare un motore". I nanotubi hanno un diametro esterno di 25 nanometri, o milionesimi di millimetro.

In natura, per superare l'alto livello di energia necessario a spezzare le molecole d'acqua, le alghe e le foglie usano un enzima che si chiama PsII (o Photosystem II). La sua architettura è tanto complessa da non essere imitabile per l'uomo. Quello che il nanotubo di carbonio italiano spera di ottenere è proprio superare questo collo di bottiglia e consentire lo splitting (la divisione di una molecola di H2O in idrogeno da un lato e ossigeno dall'altro) senza bisogno di raggiungere quote elevate di energia: dunque a temperature basse e costi ragionevoli.

"La scoperta del catalizzatore giusto è la chiave di volta per convertire il nostro mondo all'energia rinnovabile e pulita al posto dei combustibili fossili" spiega Prato. "Il catalizzatore che abbiamo realizzato ha un "cuore" dove avviene la reazione, grazie alla sinergia di quattro atomi di rutenio. Qui, atomi ed elettroni dell'acqua vengono trasferiti senza troppa fatica e dunque a bassa energia". I quattro atomi di metallo usati come catalizzatore sono ancorati ai nanotubi di carbonio che funzionano un po' come dei fili elettrici: su di essi infatti corrono gli elettroni che vengono liberati dalla reazione chimica.

Anche con il catalizzatore capace di favorire lo splitting, il motore ad acqua non è per il momento dietro l'angolo. Il "principio di tutte le cose" secondo Talete resta infatti una fonte continua di misteri per fisici e chimici, nonostante la sua abbondanza sul pianeta azzurro, la stabilità dei suoi legami fra gli atomi e la sua limpidezza.

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)

venerdì 13 agosto 2010

Gb, superbatterio mette in allarme: resistente a quasi tutti i farmaci


Importato nel Regno Unito da pazienti operati in India e Pakistan. «Serve sorveglianza internazionale»


Un nuovo superbatterio, importato nel Regno Unito da pazienti sottoposti a interventi chirurgici in India e in Pakistan, sta rendendo le cure antibiotiche inefficaci e rischia di diventare una seria minaccia anche per altri Paesi. Il microrganismo è infatti resistente a quasi tutti i farmaci disponibili e non ci sono nuovi medicinali in sviluppo clinico che possano combatterlo.

L'allarme arriva dalla rivista Lancet Infectious Diseases, dove gli esperti della Cardiff University e della Health Protection Agency britannica parlano dei 37 casi rilevati Oltremanica, oltre ai 44 già isolati nella città indiana di Chennai, i 26 nella regione dell'Haryana e gli altri 73 in diverse altre zone del Paese di Gandhi e del Pakistan. La minaccia è rappresentata in particolare da un gene che si chiama New Delhi-Metallo-1 (Ndm-1), rilevato in pazienti che si sono trovavano in Asia e hanno subito interventi di chirurgia estetica, asportazione di tumori o trapianti di organi, ricoverati poi in Gran Bretagna per altre cure sanitarie.

Il team di studiosi ha rilevato casi in alcune donne con infezioni del tratto urinario, in un vittima di incidente stradale in India che ha sviluppato l'infezione nel piede fratturato, e in un altro paziente che è stato colpito dal batterio dopo un'operazione di addominoplastica. Il Ndm-1 non è un batterio in sè, ma un gene che “attacca” altri batteri come l'Escherichia coli e la Klebsiella pneumoniae, anche se pare possa facilmente unirsi anche ad altri microrganismi, rendendoli ancora più pericolosi. Risulta infine resistente anche a una classe di antibiotici conosciuti col nome di carbapenemici, che solitamente si utilizzano solo quando gli altri farmaci hanno fallito. Insomma, scrivono gli esperti, «la possibilità che questo diventi un problema di salute pubblica in tutto il mondo è concreta e serve un sistema coordinato di sorveglianza internazionale».

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 11 agosto 2010

Hawking: la terra non basta


Lo scienziato: colonizzare lo spazio è l'unico modo per sopravvivere


Per evitare l'estinzione, nei prossimi 200 anni la razza umana dovrà colonizzare lo spazio. La terra, infatti, rischia il disastro già nel prossimo secolo e in un futuro più lontano questo rischio aumenterà ulteriormente. Per salvarsi l’uomo dovrà per forza abbandonare il proprio pianeta natale.

Non è la trama di un nuovo film di fantascienza, ma la tesi assai inquietante di Stephen Hawking, l’astrofisico britannico, considerato uno dei massimi esperti al mondo in materia. «La razza umana non deve mettere tutte le sue uova in un solo paniere nè su un solo pianeta», ha ammonito lo scienziato in un’intervista messa in rete da "Big Think", un sito Internet creato «per relazionare uomini e idee».

«Vedo un grande pericolo per l’uomo, nel passato ha già corso rischi molto gravi, come nel caso della crisi dei missili a Cuba nel 1963, ma in futuro ce saranno sempre di più», ha affermato. E se riusciremo a scongiurare catastrofi nel corso dei prossimi 200 anni, dovremo comunque salvare l’umanità lasciando una Terra troppo ormai inospitale a causa dell’aumento della sua popolazione e delle sue insufficienti risorse.

Hawking ritiene che quello di assicurare la propria sopravvivenza sia un preciso dovere dell’umanità, soprattutto «se siamo noi gli unici esseri intelligenti della galassia». A questo riguardo, lo scorso aprile l’astrofisico britannico aveva ammonito che se esistono civiltà extraterrestri l’uomo deve evitare qualsiasi contatto in quanto le conseguenze potrebbero essere devastanti.

Lo scienziato, 68 anni, docente all’università inglese di Cambridge, è noto per le sue ricerche sulla gravità e sui buchi neri. È affetto da una malattia degenerativa del sistema nervoso che lo obbliga a muoversi su una sedia a rotelle e che gli permette di comunicare solo attraverso un sintetizzatore vocale.

FONTE: lastampa.it

martedì 10 agosto 2010

La notte delle stelle


Cene e passeggiate fra scienza e desideri


Scienza e credenze popolari si incontrano in una notte. Quella di San Lorenzo. O meglio, in una serie di notti. Perché lo sciame meteorico delle Perseidi attraversa l'orbita terrestre tra la fine di luglio e il 20 agosto. Il picco, che un tempo si registrava il 10 agosto, si è recentemente spostato avanti di qualche giorno. E anche quest’anno si registrerà tra giovedì 12 e venerdì 13, con un numero massimo di circa 80/100 meteore per ora. Dietro ogni stella cadente, si nasconde un desiderio. Bisognerà solo alzare lo sguardo al cielo e aguzzare la vista. Ad agevolare uno spettacolo in alta definizione, questa sera ci sarà la luna nuova e dunque la tela nera del cielo notturno sarà illuminata solo dal luccicare incandescente delle stelle. Inquinamento luminoso permettendo. Per chi non si accontenta della caccia solitaria alle meteore, fioccano le proposte di serate organizzate, con passeggiate in cerca di avvistamenti, cene sotto il cielo notturno, brindisi alle stelle e feste dedicate.

Lacrime di San Lorenzo
Come ogni anno, Infini.To, l'Osservatorio di Pino Torinese, apre i suoi spazi in via Osservatorio 8, venerdì 13 (serata del picco), a partire dalle 22,30, per l'appuntamento con «Le lacrime di San Lorenzo». Dalla sua posizione privilegiata sarà possibile assistere a uno spettacolo mozzafiato. L'ingresso costa 5 euro, gratis per i bambini sotto i 6 anni, al pubblico si chiede solo di portare plaid, cuscino e scarpe comode, per godere meglio della pioggia di stelle (info e prenotazioni 011 / 8118640).

Cene stellate
Per chi desidera un tavolo con vista Perseidi, questa sera a Bardonecchia si svolge la cena sospesa. Dall'aperitivo di benvenuto ai gnocchi di patate, dalla terrina di capriolo fino a dolce e caffè, il pasto sarà interamente gustato a bordo della telecabina dello Jafferau, godendo dello splendido scenario della conca di Bardonecchia all'imbrunire. La cabina per due persone costa 150 euro, quella per tre o quattro 200, per prenotazioni last minute chiamare lo 0122 / 99032 o 0122 / 99137. Cambiano scenario e menù, non l'abbinata cena e stelle cadenti, a Mazzè, dove l'Azienda Vitivinicola Santa Clelia, a Regione Rossana 7, nel cuore delle colline canavesane, propone stasera la «Notte dei Desideri». L'appuntamento si apre con una cena fredda, a base di antipasti tipici piemontesi, accompagnati da vini di produzione dell’Azienda, che nell’occasione presenterà la nuova etichetta «Essenthia» Erbaluce di Caluso; al calare delle tenebre ci si sposta tra i filari dei vigneti per assistere allo spettacolo della pioggia di stelle (info e prenotazioni 011/9835187 o 347/1237736). Sempre questa sera, dalle 21,30 fino a mezzanotte, ad Albugnano, nel piazzale Belvedere, sarà possibile degustare i migliori vini locali, assistendo allo spettacolo teatrale «Rosso non è l'amore», della compagnia Araucaima Teater, messo in scena sotto il cileo stellato. In occasione della festa di San Lorenzo, a Santena, il Castello di Cavour riapre il suo parco all'inglese, ideato da Xavier Kurtner. Dopo anni di chiusura forzata, almeno un desiderio, il 10 agosto, si avvera.

Avvistamenti in quota
Le Valli di Lanzo si preparano ad abbracciare le stelle. In Val d'Ala, per chi si vuole conquistare la platea perfetta, viene organizzata una passeggiata notturna al Pian della Mussa (costo 10 euro, 3 per bambini da 6 a 12 anni). Ritrovo alle 21 a Balme, da qui parte una facile gita della durata di un'ora verso il pianoro al fondo della valle. Giunti a destinazione sarà possibile rigenerarsi, con lo zabaione caldo e un dolce all'agriturismo La Masinà (5 euro). La prenotazione è obbligatoria, al 347/7840039. Nella vicina Val di Viù si festeggia a Pian Benot, per tutta la giornata, con polentata presso il ristorante Nei e Solei, giri panoramici sulla seggiovia Benot - Tumlet, il gioco delle pignatte per i bimbi e in serata basterà alzare gli occhi al cielo per inseguire il proprio desiderio.

Appuntamenti del 12 agosto
«Notte sotto le stelle» è la proposta dell'Associazione Astrofili di Susa, con ritrovo alle 22, al campeggio di Pian dell'Alpe, in Val Chisone (info 320/4257106). Sempre giovedì 12, alle 21, al Parco Naturale della Collina Torinese è organizzata «Aspettando le Perseidi!», escursione notturna nella zona più scura del bosco sopra la città, per avvicinarsi all'osservazione del cielo attraverso le leggende e la natura del parco (8 euro, 5 per i bambini da 10 a 14 anni, tel: 011/8903667).

FONTE: Luca Indemini (lastampa.it)

giovedì 5 agosto 2010

Energia marina, secondo studio ha doppia potenzialità di nucleare


Ma occorreranno ancora anni per sviluppare tecnologie economiche


Uno studio realizzato da Frost & Sullivan mette in luce che l'energia tratta dal mare (grazie al moto ondoso, le maree, le correnti) costituisce una risorsa più affidabile e prevedibile rispetto a fonti come l'eolico e il solare, con un potenziale in grado di soddisfare il 20 per cento dell'attuale domanda elettrica mondiale. A livello mondiale l'energia da mare ha un potenziale stimato in 6.000 terawattora annui (ossia il doppio di quanto produce tutto il nucleare del mondo) per gli impianti a moto ondoso e di altri 700 TWh per quelli alimentati dalle maree: un mercato che potrebbe arrivare a mille miliardi di dollari. Tra i vantaggi di questa fonte, rispetto alle altre rinnovabili come eolico e solare, c'è la maggiore prevedibilità della produzione. Già ora governi e aziende stanno investendo molto nel settore: come Gran Bretagna, dove si dedicano decine di milioni di sterline in diversi progetti e nella ricerca. Con la crisi finanziaria però c'è stato un rallentamento e alcuni progetti sono stati messi in stand-by o abbandonati, come l'impianto da 9 milioni di euro per sfruttare il moto ondoso che doveva essere realizzato ad Agucadoura in Portogallo da Pelamis Wave Power e Babcock & Brown. Occorreranno almeno altri 5-10 anni, stima il rapporto, prima che le tecnologie escano dalla fase dimostrativa e i costi inizino a scendere. L'ostacolo maggiore sono i grossi investimenti necessari: attualmente il costo di un megawatt di potenza per un impianto a moto ondoso è di circa 2,4 milioni di euro. Si tratta di un valore elevato, "ma non più di quello di altre tecnologie già ampiamente sovvenzionate", sostiene il rapporto.

FONTE: lastampa.it

lunedì 2 agosto 2010

Ricerca, il “miracolo” italiano: pochi soldi ma scienziati tra i migliori


L'Italia investe l'1,1% del Pil, ma è tra i primi per produttività dei singoli ricercatori. La fuga di cervelli però non si arresta


Rispetto ai soldi che l’Italia investe in ricerca sembra impossibile che i nostri scienziati siano tra i più produttivi del mondo. Nonostante infatti il nostro paese spenda in Ricerca e Sviluppo solo l’1,1% del Pil, la metà rispetto ai paesi del G7 (2,2 per cento), nella classifica dei paesi che hanno prodotto più articoli scientifici l’Italia si aggiudica l’ottavo posto. In pratica, la produttività è maggiore dell’investimento. Non solo.

Considerando che al 2007 il numero dei ricercatori censiti in Italia superava di poco gli 80mila - e questo ci mette al 12esimo posto nella classifica dei paesi con più ricercatori al mondo - la produttività pro capite di ogni cervello risulta di gran lunga superiore a quella degli scienziati di molti altri paesi. Gli italiani infatti si aggiudicano il secondo posto, dopo gli svizzeri, nella classifica dei più produttivi. I nostri scienziati non solo producono il doppio rispetto a quelli francesi, tedeschi e spagnoli, ma anche meglio di loro. Gli articoli scientifici firmati dagli italiani hanno un indicatore di qualità, misurato in base al numero delle citazioni, elevato quanto quello di scienziati di altri paesi che in ricerca investono sicuramente più di noi. Nella classifica stilata da un’agenzia di ranking internazionale, la Scimago Institutions Rankings (Sir), gli italiani si classificano all’undicesimo posto per citazioni sui 20 paesi che investono di più in ricerca. Secondo l’Ocse, l’Italia è addirittura al sesto posto al mondo per pubblicazioni citate.

Per cui è molto difficile riuscire a digerire il fatto che molti nostri cervelli siano costretti a scappare all’estero per fare carriera. Eppure, è un dato di fatto: per un nostro scienziato è sempre più difficile immaginarsi un futuro in Italia. Se si guarda ai grandi enti di ricerca si vedono per lo più carriere precarie e condizioni di lavoro instabili. Tuttavia, cercando localmente, qualche piccolo fiore nel deserto lo si può intravedere. Nel nostro paese ci sono strutture, anche piccole, che la ricerca la fanno e pure bene. Pensiamo alla Fondazione Abo (applicazione delle biotecnologie in Oncologia), un esempio d’eccellenza unico nel suo genere. Interamente sostenuta dai soldi delle industrie private, la Fondazione Abo ha il merito di esser riuscita a trovare la chiave giusta per mettere insieme scienziati e industrie con il solo scopo di produrre innovazione e progresso.

Tutti gli imprenditori che sostengono Abo - perlopiù imprese del Veneto e del Nord Est - “adottano un progetto di ricerca”, sostenendolo nei momenti difficili e promuovendo i risultati. E’ così che in circa dieci anni la Fondazione può vantare 17 progetti di ricerca già avviati, 216 lavori scientifici con un impact factor pari a 308,8, la pubblicazione di 10 manuali scientifici e la scoperta di 31 nuovi marcatori per i tumori del fegato, del colon, dell’ovaio e della prostata. Tutto questo con un appoggio marginale dello Stato, già in enormi difficoltà con enti di ricerca più grandi che hanno i conti praticamente in rosso.

E’ ad esempio già un miracolo che una macchina grossa come il Consiglio Nazionale delle Ricerche riesca ancora a mantenere alti gli standard della sua produzione scientifica. Quando nel 2008 Luciano Maiani ha assunto la guida dell’ente, nessuno sperava che il Cnr potesse migliorare la sua produttività. Con un buco da tappare di quasi 20 milioni di euro e con gli elevati costi fissi che una macchina come questa deve coprire, è davvero straordinario il bilancio di questi primi due anni. Stando agli Highlights 2008-2009, gli scienziati del Cnr hanno firmato oltre 14 mila articoli su importanti riviste scientifiche in soli due anni. Stando al rapporto annuale del Sir, che esamina oltre duemila tra i migliori centri di ricerca e università del mondo, il Cnr è al 22esimo posto per produttività scientifica, prima di università blasonate come quelle di Cambridge , Oxford e Berkeley.

Positivi anche i segnali sul fronte della ricerca sulle malattie genetiche che, senza il contributo di Telethon, probabilmente oggi sarebbe ridotta a qualche piccolo e isolato progetto di ricerca. Dinanzi a un drammatico calo dei finanziamenti della ricerca in generale, è confortante che quest’anno ci siano più soldi per la ricerca genetica. La Commissione medico scientifica di Telethon ha assegnato, seguendo criteri rigorosamente meritocratici, come ormai è sua tradizione, 12,3 milioni di euro (2,3 milioni di più rispetto al 2009) a 40 progetti su diverse patologie di origine genetica, che coinvolgono ben 73 laboratori di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale.

FONTE: Valentina Arcovio (ilmessaggero.it)