domenica 26 dicembre 2010

Energia: Francia e GB puntano su eolico offshore e microgenerazione diffusa

Londra: promozione di piccoli impianti, anche casalinghi, fino a 50 kW elettrici e 300 kW termici

Anche la Francia, tra i principali Paesi al mondo produttori di energia nucleare in percentuale sul totale energetico nazionale, investe sull'eolico offshore. A gennaio, infatti, è previsto il primo bando per la concessione di aree destinate alla realizzazione dei primi parchi eolici marini per una potenza complessiva di circa 3 mila MW. Il governo francese si è posto l'obiettivo entro il 2020 di produrre da fonti rinnovabili il 23% della domanda energetica nazionale. Il che vuol dire che solo con l'eolico occorreranno impianti per un totale di 25 mila MW, di cui 6 mila MW in mare. L’investimento previsto è di circa 20 miliardi di euro. Attualmente sono circa trenta i progetti eolici offshore già proposti in Francia, per una capacità complessiva di circa 8 mila MW. «Non vogliamo ripetere con l'eolico gli stessi errori che abbiano fatto nel settore dell’energia solare», ha dichiarato un portavoce del governo, riferendosi al ritardo dell’industria francese nel settore del fotovoltaico, che costringe a importare quasi tutti i componenti necessari.

GRAN BRETAGNA - La Gran Bretagna ha annunciato il prossimo avvio di un ampio programma di promozione della microgenerazione diffusa di energia. Le tecnologie che si intende promuovere riguardano impianti fino a una potenza di 50 kW elettrici e 300 kW termici, relativi a pompe di calore innovative, fotovoltaico, solare termico, biomassa, microgenerazione in generale ed eolica in particolare, mini-idroeletrica, celle a combustibile, recupero del calore dai fumi. Il ministro dell’Energia, Greg Barker, ha diffuso il 22 dicembre un documento sulla strategia da seguire. Il documento si propone di aumentare la fiducia dei consumatori verso la sostenibilità energetica e garantire le migliori condizioni per il più ampio accesso alle informazioni sulle tecnologie della microgenerazione. «Vogliamo piantare i semi per far fiorire la piccola generazione nelle case, nelle aziende e nelle comunità», ha detto il ministro. «Abbiamo già promesso sostegni finanziari per incoraggiare la gente a installare pannelli solari e pompe di calore. Il documento servirà a dare all’industria e ai consumatori la fiducia necessaria a investire».

FONTE: corriere.it

venerdì 24 dicembre 2010

Da Marte alla vita artificiale, ecco le scoperte del decennio



In dieci anni abbiamo imparato a vedere meglio. I nostri occhi si sono posati sui singoli neuroni che "si accendono" nel cervello, hanno spiato la vita interiore della cellula e seguito in diretta lo sviluppo di un embrione. Hanno raggiunto pianeti simili alla Terra, annusato l'acqua su Marte e "fotografato" l'universo bambino nei primi istanti dopo il Big Bang.

È ricco di figurine, l'album delle scoperte del decennio della rivista Science. Come quella della livrea colorata di alcuni dinosauri del Giurassico, frutto della scoperta che il Dna può conservare dopo decine di migliaia di anni le sue informazioni e far rivivere di fronte ai nostri occhi il volto di un uomo di Neanderthal di 40mila anni fa (pelle chiara e i fulvi) o il sangue di un mammuth, che conteneva un antigelo per sopravvivere agli inverni.
Dal freddo al caldo, la galleria delle scoperte ci ricorda che un decennio fa non parlavamo di riscaldamento climatico se non in termini molto dubitativi. Oggi, scrive la rivista americana, "il riscaldamento è inequivocabile, il fatto che sia causato dall'uomo è molto verosimile e altrettanto improbabile è la capacità della natura di ristabilire l'equilibrio autonomamente".

In compenso, l'orizzonte del nostro sguardo si è allargato. E lo scritto che 410 anni fa contribuì a mandare Giordano Bruno al rogo ("Ci sono innumerevoli soli e innumerevoli terre che ruotano attorno ai loro soli") oggi è più di una certezza: è un'applicazione per l'iPhone che permette di seguire la scoperta di nuovi esopianeti potenzialmente abitabili. Attualmente sono oltre 500.

Analoga alla scoperta che non è il Sole a ruotare attorno alla Terra è - secondo Science - l'osservazione che nel corpo umano solo una cellula su dieci ci appartiene. Tali e tanti sono i batteri che abitano pacificamente il nostro organismo che se ragionassimo in termini numerici avrebbero la netta maggioranza. Contarli è stato un compito possibile grazie alla rapidità che il sequenziamento del Dna ha raggiunto. Dieci anni fa la lettura del primo genoma umano venne annunciata con grande fanfara, dopo un decennio di lavoro da parte di centinaia di scienziati e altrettanti computer. Oggi un singolo calcolatore snocciola il Dna di tre individui in una settimana.

Nella classifica del 2010, a vincere è la "macchina quantica" dei ricercatori dell'università della California. Per la prima volta, spiega Science, "un oggetto costruito da un uomo non si muove secondo le leggi della meccanica classica ma secondo la meccanica quantistica", in cui atomi e particelle non stanno mai fermi e possono trovarsi in due luoghi contemporaneamente.

Nel decennio passato abbiamo imparato a vedere meglio, ma nel prossimo forse non vedremo più nulla. Se andranno in porto gli studi sui metamateriali che deflettono la luce, gli scienziati ci stupiranno con il mantello dell'invisibilità. I suoi primi frammenti stanno prendendo forma nei laboratori. Arrivederci al prossimo decennio potrebbe non essere l'augurio migliore.

FONTE: Elena Dusi (repubblica.it)

giovedì 16 dicembre 2010

STUDIO SVEDESE, IL SONNO E' UNA CURA DI BELLEZZA

PIU' BELLO CHI DORME OTTO ORE, ASPETTO MENO SALUBRE PER CHI NE DORME CINQUE



L'idea che dormire sia una cura di bellezza non e' una diceria. Uno studio di scienziati svedesi ha infatti confermato che dormire bene rende piu' attraenti. All'esperimento, che e' stato condotto da John Axelsson, del Karolinska Institute di Stoccolma, hanno partecipato 23 persone tra i 18 e i 31 anni: tutti sono stati fotografati in due occasioni, alle 14:00 e alle 15.00, una prima volta dopo una normale notte di sonno di otto ore; una seconda dopo che avevano dormito appena 5 nell'arco di 31. Le foto sono state scattate tutte con una stessa macchina fotografica, in una stanza illuminata, alla stessa distanza dal soggetto. Nessuno era truccato, tutti avevano i capelli sciolti, erano ben lavati e rasati; e avevano un volto che, su indicazione dei ricercatori, doveva essere il piu' possibile rilassato e e neutro. Sessantacinque osservatori, che non sapevano nulla di quanto ognuno avesse dormito, hanno classificato le immagini per bellezza e giudicato se avessero un'espressione sana (o meno) stanca o tirata. Ebbene gli osservatori hanno sempre giudicato i partecipanti privati del sonno come meno sani e meno attraenti. "La nostra ricerca mostra che chi e' privato del sonno ha un'espressione meno salubre, meno attraente e meno riposata", si legge nella ricerca. "Il che suggerisce che gli esseri umani sono sensibili ai segni facciali legati al sonno, con potenziali implicazioni sui comportamenti e le decisioni sociali". (AGI) .

FONTE: agi.it

venerdì 10 dicembre 2010

Tumori, un'aspirina al giorno riduce le morti del 20%. Ma effetto dopo anni

La ricerca pubblicata on line su The Lancet. Garattini: «Ottimo risultato, ma no alla corsa all'acquisto»


Basse dosi di aspirina possono diventare uno scudo capace di ridurre del 20% le morti per molte forme comuni di tumore, ma gli esperti accolgono la notizia con prudenza. I nuovi dati, pubblicati online su The Lancet, sono importanti, ma non spiegano perché l'aspirina sia uno scudo anticancro. Inoltre perché sia efficace il farmaco va preso quotidianamente per anni (5,10 perfino 15), con costi in termini di controindicazioni che non possono essere ignorati.

Il risultato era nell'aria da tempo, considerando che già nell'ottobre scorso uno studio aveva dimostrato che basse dosi di aspirina (75 milligrammi al giorno) riducono di oltre un terzo le morti per tumore del colon retto. Ora il gruppo di Peter Rothwell, dell'università britannica di Oxford, ha preso in considerazione otto studi, per un totale si 25.570 pazienti che prendevano quotidianamente basse dosi di aspirina come prevenzione cardiovascolare. È emerso che l'aspirina riduce le morti per tumore in generale del 21% (del 35% quelle per i tumori gastrointestinali) con benefici apparenti per 5 anni, dopo i quali le morti per tutte le forme di tumore salgono al 34% e quelle per i tumori gastrointestinali al 54%. Gli effetti sono inoltre più evidenti nelle persone di oltre 65 anni.

L'effetto protettivo dell'aspirina è di 5 anni per i tumori di esofago, pancreas, cervello e polmoni; di 10 anni per stomaco e colon retto; di 15 per il tumore della prostata. Di conseguenza l'aspirina sembrerebbe essere un candidato alla chemioprofilassi, come il tamoxifene per tumore del seno e le vitamine A ed E per il tumore del polmone. «Il ruolo protettivo dell'aspirina contro i tumori è un tema ancora dibattuto», osserva l'oncologo Marco Venturini, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). «L'unica ipotesi è che possa accadere per l'azione che il farmaco esercita sui meccanismi infiammatori legati ai tumori». Quello che è certo, aggiunge, «è che non ci sono ancora elementi sufficienti per raccomandare l'aspirina a tutti».

Lo studio pubblicato su The Lancet è comunque un punto di partenza importante per orientare nuove ricerche: «per esempio, si potrebbero individuare i pazienti che possono avere un beneficio effettivo dall'uso di piccole dosi di aspirina». È sulla stessa linea il cardiologo Aldo Maggioni, direttore del Centro studi dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi ospedalieri (Anmco), ma - afferma «la ricerca non spiega il meccanismo per cui questo accade» e «quando si considerano le cause si entra nel mondo delle ipotesi».

Aspirina scudo contro i tumori? «Un dato che non sorprende: anche una ricerca del 2006 dell'Istituto Mario Negri l'aveva constatato». Ma la ricerca dell'università di Oxford «ci affida un risultato importante: ci indica che coloro che assumono questo farmaco per prevenire le malattie cardiovascolari, usufruiscono anche di un altro vantaggio, ovvero prevenire il cancro». A plaudere ai risultati della ricerca è Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. A fare del farmaco più noto al mondo uno scudo contro le neoplasie «l'azione su un enzima, noto come ciclossigenasi - precisa il farmacologo - che accende le infiammazioni, aprendo dunque la porta anche allo sviluppo di tumori. L'aspirina ne inibisce l'attività, proteggendo in questo modo dal rischio di ammalarsi». Aspirina promossa, dunque, ma attenzione: Garattini mette in guardia dalla corsa all'acquisto. «Bisogna ricordare - raccomanda - che questo farmaco ha anche effetti collaterali, tra cui sanguinamenti e forme emorragiche. Deve continuare ad essere assunta quotidianamente - sottolinea dunque - solo da coloro che la prendono già per prevenire problemi cardiovascolari, soprattutto quando si è più avanti con gli anni».


«Lo studio inglese dimostra il principio che il cancro si può prevenire con molecole semplici, come l'aspirina. È la conferma di una mia intuizione di 35 anni fa»: le possibili virtù della farmacoprevenzione. E' il commento dell'oncologo Umberto Veronesi. Da quella prima intuizione sulle potenzialità della farmacoprevenzione, ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, «sono nate ricerche pionieristiche come quelle sul tamoxifen, che come abbiamo dimostrato anche con un studio italiano è in grado di prevenire l'insorgenza del cancro del seno fino al 30% dei casi».

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 9 dicembre 2010

Un nuovo test per la salute cardiovascolare

I livelli di troponina rivelabili con la nuova metodica sono associati a un rischio sette volte maggiore di morte cardiovascolare entro sei anni

Il test dei livelli di troponina T cardiaca (cTnT) viene comunemente utilizzato per diagnosticare un eventuale infarto cardiaco. Ora una versione più sofisticata può rivelare patologie cardiache ancora a livello subclinico che potrebbero sfociare in eventi cardiovascolari futuri, secondo una nuova ricerca dello UT Southwestern Medical Center coordinata da James de Lemos, professore associato di medicina interna della UT Southwestern.

Il lavoro è basato sui risultati del Dallas Heart Study in cui de Lemos e colleghi hanno preso in considerazione 6100 residenti della contea di Dallas. In tale progetto, si è verificato in particolare come il livello di cTnT potrebbe essere rivelato con una tecnologia standard nell'1 per cento della popolazione.

Per determinare se una tecnologia più accurata potesse rivelare il cTnT a più bassi livelli, i ricercatori hanno utilizzato la stessa popolazione di residenti. A partire dall'anno 2000, circa 3500 soggetti di età compresa tra 30 e 65 anni hanno fornito campioni ematici e sono stati sottoposti a scansioni a risonanza magnetica e a tomografia computerizzata per evidenziare eventuali patologie al cuore e agli altri organi. Gli stessi soggetti sono poi stati seguiti fino al 2007.

Secondo quanto riferito nell'articolo di resoconto pubblicato sulla versione onlinedel Journal of the American Medical Association (JAMA), i ricercatori hanno mostrato che il test può rivelare la proteina in circa il 25 per cento dei campioni di sangue. I livelli rivelabili di troponina sono associati a un rischio sette volte maggiore di morte cardiovascolare entro sei anni.

“Questo test è tra i più potenti predittori di mortalità individuati finora”, ha spiegato James de Lemos, professore associato di medicina interna della UT Southwestern e primo autore dello studio. “Sembra che quanto più sono alti i livelli di troponina T, tanto più è alto il rischio di avere problemi cardiaci, indipendentemente dagli altri fattori di rischio.”

FONTE: lescienze.espresso.repubblica.it

lunedì 6 dicembre 2010

Scoperto batterio che si nutre di arsenico

RINVENUTO NEL MONO LAKE IN CALIFORNIA E NUTRITO CON LA SOSTANZA VELENOSA


È stato scoperto un batterio «alieno» che si nutre di arsenico. Alieno non nel senso che proviene dallo spazio, ma che basa il suo metabolismo non su ossigeno, idrogeno, azoto, fosforo, carbonio e zolfo come tutti gli altri esseri viventi di questo pianeta, ma su un elemento che è velenoso per la vita nel suo complesso. Il batterio è il ceppo GFAJ-1 della famiglia Halomonadaceae della classe Gamma Proteobacteria che vive sui fondali del Mono Lake, un lago in California ai confine del Parco Yosemite, noto per le sue acque estremamente alcaline (pH 10) che contengono alte percentuali di arsenico e sali che si depositano formando affascinanti concrezioni di travertino che localmente sono chiamati tufi, anche se geologicamente non lo sono.

MODIFICATO - Il batterio è stato modificato in un laboratorio dell'Istituto di astrobiologia della Arizona State University ordinato da Felisa Wolfe-Simon, grazie a una ricerca finanziata dalla Nasa e pubblicata giovedì su Science. Ora la vita del batterio dipende completamente da un veleno come l'arsenico. L'esistenza di un simile microrganismo è la dimostrazione che la vita può esistere in forme molto diverse da quelle che conosciamo: un dato del quale non potranno non tenere conto tutti i programmi spaziali impegnati nella ricerca di esseri viventi in altri pianeti. «La grande novità è che l'arsenico è utililzzato come blocco di costruzione per un organismo», ha sottolineato il professor Ariel Anbar, co-autore dello studio. I ricercatori hanno coltivato in laboratorio alcuni batteri rinvenuti nel fango del Mono Lake con alti livelli di arsenico. Un po' per volta i biologi hanno aumentato la quantità di arsenico nel terreno di coltura dei batteri, fino a rendere i microrganismi completamente dipendenti da quell'elemento. Che i batteri siano riusciti a sopravvivere è stata una sorpresa per gli stessi ricercatori. I batteri del ceppo GFAJ-1 sono oggi l'unica forma di vita finora nota nella quale una sostanza tossica come l'arsenico sostituisce completamente il fosfato, indispensabile alle funzioni vitali di tutte le forme di vita conosciute. Il fosfato è infatti alla base delle molecole di tutte le cellule.

FONTE: corriere.it

mercoledì 1 dicembre 2010

DEPRESSIONE: SCOPERTA PROTEINA CHIAVE PER CURARLA

Scoperta una proteina che potrebbe essere la chiave per un nuovo trattamento contro la depressione, altamente mirato e con pochi effetti collaterali.
I neuroscienziati del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH) di Toronto hanno scoperto che l'accoppiamento tra due recettori della dopamina e' significativamente piu' elevato nei cervelli di persone cui era stata diagnosticata la forma piu' grave di depressione. "Abbiamo identificato un potenziale bersaglio terapeutico per lo sviluppo di nuovi agenti anti-depressivi" ha detto il dottor Liu Fang, Principal Investigator e Senior Scientist nel CAMH e professore associato di Psichiatria presso l'Universita' di Toronto. Lavorando su questa scoperta, i ricercatori hanno cercato un modo per disturbare questo "accoppiamento" tra i due recettori nella speranza di ottenere un effetto anti-depressivo. Hanno cominciato analizzando uno specifico meccanismo di segnalazione della dopamina, il complesso di recettori D1 e D2, per individuare i siti in cui si legano i due recettori insieme.
Con queste informazioni, sono stati in grado di generare una proteina che riesce a interrompere il legame dei due recettori.
La proteina e' stata poi testata in modelli animali per confrontare gli effetti con gli attuali farmaci anti-depressivi. "Dopo aver somministrato il peptide, abbiamo visto un netto miglioramento nei comportamenti depressivi. Il miglioramento osservato nel gruppo del peptide e' stato equivalente al miglioramento con i tradizionali farmaci anti-depressivi". Questa nuova proteina costituisce un approccio completamente nuovo al trattamento della depressione, trattamento che fino ad oggi si fonda soprattutto su farmaci che bloccano i trasportatori della serotonina o noradrenalina.
Questi farmaci antidepressivi convenzionali non funzionano per tutti i pazienti, e possono causare vari effetti collaterali.
"Siamo fiduciosi che la nostra ricerca portera' a nuove opzioni di trattamento che potrebbero ridurre gli effetti collaterali per i pazienti con depressione", ha dichiarato il dottor Liu.

FONTE: agi.it