martedì 27 dicembre 2011

Lettura pensiero e biometria Come cambierà la nostra vita


Si chiama "5 in 5" ed lo studio con cui IBM presenta le previsioni sulle tecnologie dei prossimi anni. Ci sono anche la fine del digital divide alla produzione e l'energia autoprodotta per la nostra casa


LEGGERE nel pensiero, generare da soli l'energia della propria abitazione, ritirare al bancomat con una lettura della retina o un comando vocale: idee in apparenza prese da un film di fantascienza e che invece potrebbero diventare parte della nostra quotidianità già tra 5 anni. E' questa la previsione che fa Ibm con il suo "5 in 5", lo studio annuale sulle innovazioni che potrebbero cambiarci la vita nel prossimo lustro.

Le innovazioni in arrivo. La ricerca, giunta alla sua sesta edizione, si basa sull'analisi dei trend di mercato e di quanto è già oggi in lavorazione nei laboratori del colosso informatico per provare a descrivere il nostro futuro: e per il 2017 ci aspettano non poche sorprese. Si parte dalla lettura del pensiero, vicina alla sua applicazione materiale grazie a speciali cuffie che interpreteranno l'attività celebrale e la trasformeranno in comandi per pc, smartphone o videogiochi, e si arriva alla completa scomparsa del digital divide globale attraverso il rafforzamento delle tecnologie mobili anche nei paesi più poveri, in cui anche le popolazioni analfabete avranno accesso alla rete attraverso messaggi vocali.

Affascinante anche l'idea di generare da soli l'energia della propria casa, grazie a speciali dispositivi in grado di catturare l'energia cinetica e il calore generato dalle nostre attività e trasformarle in elettricità, o la possibilità di dire addio alle password e di identificarsi attraverso letture della retina o degli altri dati biometrici: il Dna al posto dei codici insomma, senza il rischio che qualche malintenzionato possa identificarsi al posto nostro e prendere possesso di quello che ci appartiene (reale o virtuale che sia). Un po' meno epocale forse, ma dipende dai punti di vista, la previsione sullo spam che "diventerà finalmente utile" grazie a mail commerciali personalizzate alla perfezione e filtri contro la posta indesiderata più intelligenti di quelli usati oggi dai maggiori provider di posta elettronica. Una casella mail con solo comunicazioni che valga la pena leggere potrebbe far risparmiare tempo e denaro a milioni di persone.

I precedenti. Oltre alle suggestioni di quest'anno, l'iniziativa Ibm può essere anche "valutata" per il grado di precisione con cui ha previsto l'adozione di nuove tecnologie nelle precedenti cinque edizioni. E dando un'occhiata alle rassegne passate si capisce quanto la nostra visione del futuro sia legata agli eventi del presente.

Le previsioni sbagliate... Nel 2006, ad esempio, tra le tecnologie in arrivo veniva segnalato "un internet in 3D", forse anche per l'influenza del mondo virtuale di Second Life, in quel periodo massicciamente al centro delle cronache. Nello stesso anno compare anche una rivoluzione del rapporto tra paziente e dottore, grazie alla rete e all'adozione di sensori per i rilevamenti, che avrebbero eliminato la necessità di visite o viaggi in ospedale. Gli esperimenti in questo senso però, anche se numerosi, non hanno ottenuto gli effetti rivoluzionari da molti sperati. La gestione delle informazioni sanitarie si è infatti dimostrata molto complessa, come dimostra il fallimento di Google e del suo Health, una cartella clinica digitale lanciata nel 2008 e "ritirata" nel 2011 per lo scarso numero di utenti che la hanno adottata. Per questo genere di innovazioni la scadenza dei cinque anni si è rivelata prematura insomma.

... e quelle azzeccate. Tra tante previsioni troppo ottimistiche (o bizzarre) ci sono però anche tecnologie che in effetti, seppure in forme diverse, sono entrate nella vita di tutti i giorni. Nel 2008 lo studio Ibm prevedeva infatti l'arrivo di un "web con cui parlare e che ti risponde": il recente lancio dell'assistente vocale per iPhone Siri non è poi così lontano da questa idea. Risale invece al 2007 la visione di una rivoluzione del mondo dei trasporti con "macchine che si guidano da sole e comunicano tra loro": negli ultimi anni i navigatori gps e molte applicazioni per smartphone forniscono la situazione del traffico in tempo reale e percorsi alternativi, mentre nelle strade californiane può capitare già oggi di incrociare una Google Car senza pilota 1. E sempre a Google si deve un'altra invenzione anticipata nello studio del 2006, ovvero la traduzione di discorsi tra lingue diverse in tempo reale 2, possibile oggi grazie a un'applicazione per cellulari Android.

Quello che pochi anni fa sembrava un futuro lontano si è quindi spesso rivelato essere soltanto dietro l'angolo. Per sapere se nei prossimi mesi pedaleremo furiosamente sulla cyclette per far funzionare il frigo, o accedendo alla mail non ci verranno più proposti milioni da misteriosi banchieri africani, non ci resta quindi che aspettare fiduciosi.

FONTE: Mauro Munafò (repubblica.it)

sabato 24 dicembre 2011

I Maya e la fine del mondo nel 2012 La profezia fa discutere, e tremare


Il dibattito accende la Rete. Le comunità indigene cominciano le celebrazioni per l'ultimo anno di vita della Terra


Anche se gli studiosi delle civiltà precolombiane continuano a negare l'avvento dell'Apocalisse, la celebre profezia Maya potrebbe comunque rivelarsi un ottimo affare per il Messico. Ben 52 milioni di turisti sono attesi per il prossimo anno nelle terre dove hanno vissuto i Maya, mentre alcune comunità indigene nel sud del Paese hanno iniziato le celebrazioni per quello che potrebbe essere l'ultimo anno di vita della Terra. Anche in altri Paesi dell'America centrale alcuni sacerdoti, come riporta la Bbc, hanno compiuto sacrifici davanti al fuoco per marcare l'avvenimento.

Il tragico presagio. Secondo il calendario Maya, civiltà pre-colombiana che ha raggiunto il suo apice tra il 250 e il 900 d.C., il 21 dicembre 2012 terminerà il 13esimo Baktun, che rappresenta un'era di circa 400 anni. Alcuni appassionati di occultismo hanno visto in questa profezia l'annuncio dell'Apocalisse e a poco sono serviti gli ammonimenti degli studiosi, che hanno sottolineato come la fine del 13esimo Baktun presagisca non la fine del Mondo, ma l'inizio di una nuova era per il genere umano. Nonostante questo, l'idea di un'Apocalisse imminente ha preso sempre più piede, soprattutto su Internet, dove si trovano decine siti dedicati all'argomento.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 23 dicembre 2011

Ecco Italo, il treno 'verde' sfreccia a 360 km all'ora


Riflettori sul nuovo mezzo ad Alta Velocità di Ntv. Un investimento da un miliardo di euro, 25 treni pronti a viaggiare 50 volte al giorno. Costruito con materiali riciclabili al 98%, offre vari livelli di confort ed esclusività. A bordo la 'sala cinema' e internet wi-fi

Non ha la locomotiva. Italo ha un muso stirato in avanti, come aereodinamica impone, ma è tutto pancia. Una leva sola in cabina di comando, che fa tanto la figura di uno spaventapasseri ipertecnologico a difesa di un puzzle di lucette e spie misteriose. Futuro minimalista coniugato al presente, ecco il nuovo treno ad Alta Velocità di Ntv.

Il proiettile che vuole battere la Freccia è rosso, pure lui. Tutto rosso, con una banda dorata che sfila per le 11 carrozze motrici. Ha classe ma non ha classi, ed è questa la parola bandita. Luca Cordero di Montezemolo eDiego Della Valle ci tengono proprio: ambienti - dicono - modi di viaggiare, altro che carrozze. E non parliamo di prezzi, che è presto. Parliamo, semmai di “offerte commerciali”, che è concetto più articolato ed elegante.

Il velo cade quando Italo è ancora infilato nell’hangar di Nola, dove sorge il centro di avanguardia tecnologica che Alstom (produttore di questo avveniristico Agv 575) userà per la manutenzione della flotta. Sei treni allestiti per l’evento, 25 a regime pronti a viaggiare 50 volte al giorno, fino a 360 km/h.

Una gara a pari velocità con quelli di Trenitalia, perché in Italia oltre non si può. Ed ecco allora che è la qualià il traguardo finale: nascere nuovi, già aggiornati, già al massimo. Ed arrivare sui binari entro marzo, dopo che l’Agenzia per la sicurezza avrà dato la definitiva omologazione.

Per mettere a frutto, così, il miliardo di euro investiti da Montezemolo, Della Valle, Gianni Punzo, ma anche Intesa San Paolo, Generali Financial Holdings, Alberto Bombassei, la famiglia Seragnoli e Snfc.

Nuovo Trasporti Viaggiatori, si chiama. E corre già oltre, puntando anche il mercato del trasporto regionale e delle merci, “perché - come hanno più volte sottolineato Montezemolo e l’ad Giuseppe Sciarrone - lì c’è tanto da migliorare”. Nel nome della concorrenza, per abbassare i prezzi e aumentare la qualità. Con il break-even fissato al 2014, crisi permettendo.

DOVE SI MUOVERA' - Due direttrici per correre su e giù per l’Italia: da Salerno a Torino Porta Susa (passando per Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano), e da Roma a Venezia (con fermate a Firenze, Bologna e Padova). Roma Ostiense e Milano Porta Garibaldi funzioneranno da hub dedicati per Ntv. I tempi di percorrenza saranno uguali a quelli dei Frecciarossa.

COME E’ FATTO ITALO - Il sistema di motorizzazione è distribuito su tutto il convoglio, particolare tecnico che dovrebbe tradursi in più spazio e meno rumore per i passeggeri. Costruito con materiali riciclabili al 98%, dovrebbe consumare il 10% in meno rispetto alla concorrenza grazie anche all’autosufficienza energetica in marcia garantita dal sistema frenante elettrodinamico.

Ha finestrini più grandi del solito, un ambiente climatizzato dall’alto e dal basso senza le fastidiose bocchette laterali ad effetto torcicollo, e poltrone in pelle Frau in tutte le carrozze. Solo sedili a correre, tranne che al centro dello scompartimento. Tradotto: più privacy e niente calci al dirimpettaio. “Internet in Wi-Fi gratis dappertutto”, particolare che Montezemolo promuove con una certa insistenza, ma anche un sistema di sorveglianza a circuito chiuso per i bagagli. Le vere novità però arrivano con la distribuzione degli ambienti.

TRE AMBIENTI, 5 MODI DI VIAGGIARE - Club, Prima e Smart, ma anche Prima Relax e Smart Cinema. Vari livelli di confort ed esclusività. Si va dai salottini iperaccessoriati della Club, con schermi touch-screen, menù di Eately e tv in diretta, passando per la sobria eleganza della Prima con tre poltrone (due più una) in larghezza, e un’Area Break dove una volta ci si sarebbe fumati una sigaretta, finendo poi alla Smart, l’economica con i colori vivaci e distributori automatici di snack e bevande.

In più, c’è la famosa sala cinema: 39 posti con otto schermi e film in prima visione. E per chi invece sceglie il riposo assoluto c’e’ sempre la Prima Relax, telefonino-free, luci soffuse e voce al minimo.

CASA ITALO - In ogni stazione ci sarà un centro servizi dedicato, aperto a tutti i clienti Ntv. Con biglietterie, area assistenza e reclami, spazi relax e connessione ad internet gratuita.

DELLA VALLE - "E’ un momento complicato, ma non è il primo che vediamo. Sono sicuro che fra un anno saremo tutti meno pessimisti". Lo ha detto il patron di Tod’s e azionista di Ntv Diego Della Valle, a margine della presentazione del treno Italo.

Parlando del contesto economico in cui l’azienda ferroviaria sta investendo, Della Valle ha aggiunto: "Per noi italiani, che siamo contenti di vivere in Italia, questo è il momento per investire e rischiare”.

Secondo Della Valle dobbiamo "lasciar lavorare" il Governo di Mario Monti, che "data la necessaria velocità di azione, ha fatto quello che ha potuto" nella manovra e "ora aggiusterà qualche cosa pensando a chi ha più bisogno". L’imprenditore marchigiano auspica però che "da gennaio si pensi alla ripartenza del Paese, con misure che ne accrescano l’efficienza. Ci aspettiamo che facciano le cose vere e in fretta".

FONTE: quotidiano.net

domenica 18 dicembre 2011

Il virologo Gallo: "Avremo un vaccino per l'Aids"


Il coscopritore dell'Hiv ringrazia Bill Gates per l'impegno.

Uno tra i massimi esperti al mondo di Aids e del virus Hiv, che ieri sera a Roma ha ricevuto il premio Mino Damato, spiega: "C’è una sperimentazione in corso, alla quale sto partecipando. Dal 2013 inizierà sugli uomini"

“Sarà possibile sviluppare un vaccino contro l’Aids”. Parola di Robert Gallo, medico e virologo statunitense, coscopritore del virus Hiv, considerato uno tra i massimi esperti al mondo di Aids e del virus Hiv, attualmente direttore dell’Institute of Human Virology dell’University of Maryland School of Medicine di Baltimora, che ieri sera a Roma ha ricevuto il premio Mino Damato.

Il riconoscimento è stato istituito dalla Fondazione bambini in emergenza, dopo la scomparsa del proprio fondatore, il giornalista e conduttore televisivo Mino Damato. “C’è una sperimentazione in corso, alla quale sto partecipando - spiega Gallo - che avviata dall’esercito americano con la Sanofi Aventis, in Thailandia, dove i risultati sono stati molto buoni. Partendo da quella, abbiamo ottenuto risultati ancora migliori, per il momento solo sulle scimmie. Penso che a metà 2013 inizierà la sperimentazione clinica”.

Più vaccini diversi verranno sviluppati nel tempo. In soli tre anni si è già quintuplicata la complessitàdella ricerca condotta rispetto ai trent’anni precedenti - aggiunge Gallo - In questo Bill Gates ha fatto la differenza: è un eroe, ha spinto sulla ricerca e ha fatto aumentare molto l’attenzione sui vaccini”.

FONTE: quotidiano.net

sabato 17 dicembre 2011

Bologna, ecco la pistola salva cuore


Primo intervento in Italia. "Meno rischi e degenze brevi"

Ha la forma di un’arma, ma serve a salvare la vita. È la ‘pistola salva cuore’, ultimo ritrovato tecnologico statunitense in campo cardiochirurgico che permetterà interventi di durata minore e a cuore battente. La pistola è stata usata per la prima volta in Italia (e la sesta in Europa) al policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, dove il professor Roberto Di Bartolomeo, direttore dell’unità operativa di Cardiochirurgia, il 18 novembre ha operato con successo una paziente di 86 anni, affetta da stenosi valvolare aortica critica. "Questa patologia, determinata principalmente dall’avanzare dell’età — spiega il professor Di Bartolomeo —, comporta una calcificazione dei tre lembi della valvola, riducendo il passaggio del sangue e producendo sintomi quali difficoltà respiratorie, dolori coronarici e nei casi più gravi sincope".

Gli interventi tradizionali vedono la sostituzione della valvola con una protesi biologica, operazione di circa 4 ore da compiere a cuore fermo, ovvero in circolazione extracorporea. Con l’innalzamento della durata della vita, sono aumentati i casi di stenosi valvolare: al Sant’Orsola nell’ultimo anno sono stati operati 1.248 pazienti, con un’età media di 72 anni. Se non operati, i pazienti in stadio avanzato hanno in media da 1 ai 3 anni di vita, una prognosi "infausta, soprattutto se si tiene conto che il 50% dei pazienti con questa patologia non può essere operato", ricorda Di Bartolomeo. Fermare il cuore in sede operatoria può risultare fatale o creare complicazioni in un organismo non più giovanissimo e nella maggior parte dei casi provato da altre patologie.

La ‘pistola salva cuore’ ha risolto il problema: "Questo strumento pratica un foro sulla punta del cuore e, mentre gonfia un palloncino per evitare sanguinamenti, inserisce nella parete muscolare una protesi a forma di ‘tubo’, con al suo interno una valvola biologica. L’altra estremità viene poi collegata all’aorta, bypassando di fatto la valvola malata". Risultato: una ‘deviazione’ da cui passerà il 70% del sangue diretto in tutto il corpo, realizzata con un intervento di circa due ore (la metà di un’operazione tradizionale) e in anestesia locale.

I vantaggi però sono anche economici: "Si riducono i tempi dell’operazione ma anche quelli di degenza (da 15 giorni a 7, ndr) — conferma il dottor Guido Frascaroli, direttore del dipartimento Cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola —, e ciò determina un risparmio di spesa sanitaria di circa il 30%". Non solo, aggiunge il direttore sanitario della struttura, il dottor Mario Cavalli, con una punta di orgoglio: "Grazie al nostro team di professionisti e a questa nuova prassi operatoria, il Sant’Orsola è ora in grado di offrire tutte le opzioni di intervento possibili per ogni tipo di cardiopatia, anche pediatrica".

FONTE: Valeria Melloni (quotidiano.net)

mercoledì 14 dicembre 2011

L'ombra della particella di Dio


Emozione al Cern: ecco i segnali dell'inafferrabile bosone di Higgs

È come una tigre acquattata fra i cespugli, il bosone di Higgs. Dopo decenni di caccia, forse questa volta i battitori l’hanno scovata, eppure i fisici temono ancora che il bosone se ne stia da tutt’altra parte e che i segnali della sua presenza siano in realtà solo una malefica combinazione di giochi di luce e brezza fra le foglie.

Nonostante l’incertezza, però, l’emozione della scoperta era palpabile ieri al Cern, mentre in un auditorium gremito di ricercatori decisamente di ottimo umore venivano presentati i dati di Cms e Atlas: i due principali esperimenti connessi all’acceleratore Lhc. I fisici hanno rilevato segnali di un «qualcosa» che avrebbe una massa compresa fra 115 e 130 gigaelettronvolt, con un valore più probabile attorno a 125 gigaelettronvolt. E naturalmente quel «qualcosa» tutti sperano sia l’inafferrabile tigre. Ma rimane il dubbio: «Se è solo un rumore di fondo, saranno necessari molto tempo e molti nuovi dati per cancellarlo», ha detto nel suo intervento Fabiola Gianotti, coordinatrice di Atlas.

Il bosone di Higgs è la chiave di volta su cui si regge l’intera costruzione teorica che i fisici hanno costruito per descrivere e spiegare il nostro Universo. Non a caso, il Nobel Leon Lederman ha coniato per esso il fortunatissimo soprannome di «particella di Dio».

Stando a questa costruzione teorica, chiamata Modello Standard, a conferire una massa alle particelle sarebbe il campo di Higgs. Possiamo immaginarlo come una sorta di «mare» invisibile che pervade l’Universo. La massa delle diverse particelle deriva proprio dalla differente resistenza che incontrano nell’attraversare questo mare. Così particelle con grande massa, come i muoni, attraversano il mare con più difficoltà degli elettroni, dotati di massa piccola, mentre il «mare» ha pochissimo effetto sui leggerissimi neutrini e proprio nessuno sui fotoni, totalmente privi di massa. Il campo di Higgs, insomma, permea il cosmo un po’ come un tempo si pensava che facesse l’etere, anche se i ricercatori ci tengono a sottolineare che la somiglianza è solo apparente.

L’ipotesi dell’esistenza del campo di Higgs è stata formulata da Peter Higgs e da altri colleghi nel 1964 ed è stata accolta con particolare favore, perché poteva essere facilmente inglobata nel quadro teorico del Modello Standard. Restava, tuttavia, da osservarlo. E come si può verificare l’esistenza di un «mare» invisibile e impalpabile? Disturbandone l’immobilità con una perturbazione, cioè creando «un’onda». Proprio questa «onda» è il bosone di Higgs. Riuscire a produrla si è rivelato, però, molto difficile.

La strategia seguita dai fisici è stata quella abituale: far scontrare dentro un acceleratore particelle che viaggiano quasi alla velocità della luce, così da generare altre particelle, fra le quali quella agognata. Per un po’ i ricercatori hanno sperato di riuscire a farcela con il Lep, l’acceleratore in funzione al Cern di Ginevra fino al 2000. Proprio al volgere del millennio grazie ad esso i ricercatori avevano potuto escludere che il bosone avesse masse fino a circa 115 gigaelettronvolt, cioè le più basse possibili

(sempre notevoli, comunque, dato che quella di un protone è appena un gigaelettronvolt). All’epoca qualcuno sperò che la particella fosse dietro l’angolo, ma l’allora direttore generale del Cern, Luciano Maiani, decise coraggiosamente di scommettere su numeri più alti e, anziché forzare la macchina per esplorare masse leggermente superiori, la chiuse, procedendo con la costruzione di Lhc. I lavori sono durati un decennio, durante il quale tutte le speranze di trovare l’Higgs sono state affidate ai laboratori Fermilab, di Chicago. Ma anche oltreoceano sono solo riusciti a restringere ulteriormente gli intervalli di massa.

La gamma di valori indicata oggi da Atlas e Cms, compresa fra 115 e 130 gigaelettronvolt, è ancora piuttosto ampia, ma riduce notevolmente lo spettro di quelli possibili. Nella caccia al bosone il valore della sua massa ha una importanza centrale. «In base alla massa dell’Higgs possiamo capire se e come il Modello Standard abbia bisogno di estensioni», spiega Gino Isidori, fisico teorico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, attualmente al Cern. Proprio i teorici sono i più elettrizzati dall’annuncio dei due esperimenti: se i dati fossero confermati, il Modello Standard apparirebbe chiaro, come un enorme puzzle al quale finalmente è stato sistemato il pezzo centrale.

«Un valore inferiore a 126 gigaelettronvolt ha delle implicazioni molto interessanti. Ad esempio lascia aperta una minuscola possibilità che il campo di Higgs cambi stato, un po’ come un mare che inizi a bollire - spiega Isidori -. In queste drammatiche condizioni le particelle acquisterebbero all’improvviso una massa enorme e ciò renderebbe impossibile non solo l’esistenza degli atomi, ma anche di singoli protoni o neutroni e naturalmente di stelle o pianeti. Ma per fortuna ciò accadrà solo in un lasso di tempo molto maggiore di quello trascorso dal Big Bang ad oggi». Ma non è tutto, perché dalla cattura del bosone di Higgs dipende anche la possibilità di comprendere grandi misteri, come l’esistenza di materia ed energia oscure.

L’immaginazione degli scienziati è pronta a volare, ma i ricercatori hanno bisogno di tempo. «I risultati di oggi hanno ridotto i possibili nascondigli della tigre da un’intera giungla a un piccolo cespuglio in cui abbiamo intravisto degli ondeggiamenti. Nel 2012 sapremo se il felino esiste e dove si trova», dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca del Cern.

FONTE: Barbara Gallavotti (lastampa.it)

domenica 11 dicembre 2011

La crociera da 45mila euro Gita negli abissi sul Titanic


Sommergibili a due posti, 10 ore intorno al relitto

Siete ricchi, molto ricchi, volete provare il brivido dell'avventura estrema ai limiti del mondo e siete irritati dal rinvio al 2013 dei primi voli commerciali della navetta spaziale sub-orbitale della Virgin Galactic? L'anno prossimo potreste ingannare l'attesa immergendovi nelle profondità degli abissi dell'Atlantico, fino al relitto del Titanic. Quella fossa profonda quattromila metri a 380 miglia dalla costa canadese di Terranova promette di essere il luogo più «hot» del 2012, anno del centesimo anniversario del naufragio. Da quando il relitto è stato localizzato, nel 1985, diversi miliardari eccentrici si sono mescolati agli scienziati a bordo dei batiscafi che hanno cominciato a visitare sempre più spesso il luogo del naufragio. Con una netta impennata dopo l'uscita di Titanic, il film del 1997 di James Cameron con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. E dopo che lo stesso Cameron, anche lui ipnotizzato dalla magia di quel mausoleo d'acciaio in fondo all'oceano, ha realizzato Ghosts of the Abyss (fantasmi degli abissi), uno straordinario documentario in 3-D, frutto di 25 spedizioni intorno al relitto.

Ma ora si passa dalle spedizioni scientifiche o documentaristiche al turismo organizzato. Incalzata dalle richieste, la Deep Ocean Expeditions, specializzata in esplorazioni subacquee che gestisce due batiscafi russi, ha deciso di organizzare vere e proprie crociere per raggiungere il transatlantico affondato nell'aprile del 1912 dopo aver urtato un iceberg. Nella tragedia perirono 1.523 persone, compresi miliardari come Jacob Astor e Benjamin Guggenheim.

Il costo della spedizione - due settimane di navigazione e un'immersione nelle profondità oceaniche di dieci ore - è di 60 mila dollari, circa 45 mila euro. Molti, ma meno dei 200 mila chiesti da Richard Branson, il miliardario «visionario» della Virgin Galactic, per un volo di pochi minuti fuori dell'atmosfera terrestre. E infatti gli organizzatori, che hanno già avuto più di 80 prenotazioni, hanno appena aggiunto una quinta crociera alle quattro previste all'inizio. «I nostri clienti non sono solo ricconi viziati» spiega al New York Times Rob McCallum, il capo delle spedizioni. «C'è anche chi ha lavorato duro per guadagnare quei soldi e non li spende a cuor leggero». Ma, per l'avventura di una vita, è disposta a rinunciare a un'auto nuova o a ristrutturare casa.

Oltre a quello economico, gli aspiranti esploratori sottomarini devono superare altri due ostacoli: la paura, visto che la missione non è priva di rischi (anni fa l'equipaggio di un batiscafo simile a quelli della «Deep Ocean» perì in un incidente al largo della Florida) e la claustrofobia. I due sommergibili «Mir» possono alloggiare solo due turisti alla volta, oltre al pilota, in spazi limitatissimi: la cabina è larga due metri e non c'è la «toilette». Problema non da poco per una missione di 10 ore.

Prima e dopo l'immersione, la crociera offrirà seminari e conferenze a bordo, proiezione di documentari, cucina a cinque stelle, in attesa delle condizioni meteo ideali. Ma la spedizione vera e propria sarà una mezza tortura: freddo intenso delle profondità marine, oscurità, niente WC e, quindi, niente cibo (solo qualche snack).

Per chi riesce a indirizzare il suo spirito d'avventura verso altre direzioni, può bastare il magnifico documentario tridimensionale del 2003 sul Titanic. Chi è disposto a immergersi e a spendere, ma pensa che 60 mila dollari siano troppi, con 47 mila dollari può ripiegare su un'altra missione negli abissi: 12 giorni per andare a vedere la corazzata tedesca Bismarck affondata durante la Seconda Guerra mondiale al largo delle coste irlandesi. Stesso «tour operator».

FONTE: (corriere.it)

sabato 10 dicembre 2011

Marte: trovati minerali di gesso Nuova prova della presenza di acqua


Cristalli formati quando l'acqua ha dissolto il calcio contenuto nelle rocce vulcaniche

Nuova conferma (indiretta) della presenza di acqua sulla superficie di Marte. Ilrover Opportunity ha riscontrato tracce di un minerale - probabilmente gesso - che proverebbe come nel passato del pianeta rosso fosse presente acqua liquida nel sottosuolo. La scoperta è stata presentata il 7 dicembre al convegno dell'American Geophysical Union a San Francisco. Le tracce sono state identificate in una porzione del bordo del cratere Endeavour.

GESSO - La venatura studiata dal veicolo automatico della Nasa - che ha battuto ogni record di durata e ha percorso 34,5 km dall'aprile 2004 - è lunga 40-50 centimetri e larga 1-2 cm. Lo spettrometro ha rinvenuto calcio e zolfo presenti in un rapporto simile a quello del solfato di calcio, un composto che può esistere in diverse forme a seconda della quantità di acqua legata alla struttura cristallina del minerale. Dalle prime analisi, la sostanza presente sulla superficie marziana sarebbe una forma idrata del composto, probabilmente gesso.

ORIGINE - L'acqua avrebbe formato questo deposito dissolvendo il calcio contenuto nelle rocce vulcaniche. Il minerale si sarebbe poi combinato con lo zolfo (filtrato anch'esso dalle rocce oppure portato dai gas vulcanici) e si sarebbe depositato sotto forma di solfato di calcio in una frattura del sottosuolo che, con il tempo, sarebbe arrivata a essere esposta sulla superficie del pianeta. L'elevata concentrazione di solfato di calcio presente nella venatura si sarebbe formata in condizioni meno acide rispetto a quelle che avrebbero originato altri depositi di solfato rinvenuti da Opportunity. «Potrebbe essersi formata in un altro tipo di ambiente acquoso, più adatto per ospitare una grande varietà di organismi viventi», ha commentato Benton Clark, esperto dello Space Science Institute di Boulder, in Colorado, che lavora nel gruppo scientifico che segue Opportunity.

NUOVO ROVER - Lo scorso 26 novembre la Nasa ha lanciato da Cape Canaveral la missione che il prossimo anno arriverà su Marte e sbarcherà Curiosity, un vero Suv destinato all'esplorazione avanzata del pianeta.

FONTE: Redazione Online (corriere.it)

martedì 6 dicembre 2011

Scoperto il Dna del super anticorpo : chi ce l'ha non si ammala mai di influenza


Lo studio su un uomo da sempre sano. L'obiettivo è sviluppare un vaccino universale fa fare una sola volta nella vita

Professoresse onnipresenti in cattedra, mai un'assenza per malattia. Ma anche amici sempre «on the road», fra le invidie di un'intera comitiva stroncata dall'influenza. Inutile augurare malanni a certe persone. La loro invincibilità non è una questione di fortuna, ma di geni. A sostenerlo è uno studio pubblicato su PlosOne da un gruppo di ricercatori guidati da Massimo Clementi e Roberto Burioni, docenti di microbiologia e virologia presso il San Raffaele di Milano. Gli esperti hanno fatto la loro scoperta studiando il sistema immunitario «di un individuo che ricordava di non essere stato mai colpito dall'influenza nonostante un'intensa esposizione al virus».

IL SISTEMA IMMUNE - Secondo gli studiosi, «vi sono persone il cui sistema immune riesce ad attaccare il virus influenzale producendo un anticorpo estremamente potente. Coloro in grado di farlo sono pochi, ma grazie alla scoperta del "talento" di cui sono dotati, si apre ora la porta ad una nuova generazione di farmaci antinfluenzali e di vaccini in grado di stimolare proprio questi anticorpi "invincibili" anche in chi normalmente non ne produce». I ricercatori sono anche riusciti a clonare i geni che permettono di produrre questo anticorpo, «di una potenza finora sconosciuta. Questa molecola infatti, è in grado di neutralizzare quasi tutti i virus influenzali conosciuti che hanno colpito l'uomo negli ultimi 90 anni, a partire da quello dell'influenza spagnola del 1918 fino al recente ceppo pandemico di influenza suina apparso nel 2009. L'anticorpo inoltre è in grado di bloccare il virus dell'influenza aviaria del tipo H5, che tanto preoccupa per la sua patogenicità e per la sua tendenza ad adattarsi all'uomo». Non solo: «La scoperta potrebbe portare in futuro a un vaccino unico contro i virus influenzali da farsi una sola volta nella vita». «La sperimentazione clinica è imminente - annunciano da via Olgettina - e il farmaco così realizzato potrà essere somministrato ai pazienti più vulnerabili come bambini, anziani e malati, trasferendo loro passivamente la potenza protettiva dell'anticorpo».

FONTE: corriere.it

lunedì 5 dicembre 2011

Il costo dei "cervelli in fuga" si perde un miliardo all'anno


E' il profitto prodotto dai nostri scienziati che lavorano all'estero. Gli investimenti al settore nel nostro paese sono fermi da 11 anni. Cresciute del 50% le "quote rosa" italiane nei laboratori di tutto il mondo


Più di un miliardo di euro l'anno: è il capitale generato dai i 243 brevetti che i nostri migliori 50 cervelli depositano all'estero. Un valore che, in una prospettiva ventennale, potrebbe arrivare a toccare quota tre miliardi. Tutto mancato profitto per l'Italia. D'altra parte i fondi destinati alla ricerca nel nostro paese oscillano tra l'1,1% e l'1,3% del Pil. A rincuorarci, però, c'è il dato sulle "quote rosa": sono cresciute del 50% in soli dodici mesi. E' quanto emerge da uno studio dell'Istituto per la Competitività (I-Com) presentato questa mattina al Senato dalla fondazione Lilly.

Mancato guadagno. Secondo l'Istituto, nel corso della sua attività un giovane ricercatore ha una produttività media di ventuno brevetti che equivalgono a 63 milioni di euro e ben 148 milioni in una proiezione ventennale. Solo nell'ultimo anno, i migliori venti ricercatori italiani hanno depositato fuori dal suolo nazionale otto scoperte come autori principali. Si tratta, in termini di ricavo, di 49 milioni di euro che tra venti anni diventeranno 115 milioni. Se si considera, invece, la totalità dei brevetti a cui i nostri venti "top cervelli fuggiti" hanno contribuito come membri del team di lavoro, il numero sale a 66. Si tratta di 334 milioni di euro che in una previsione ventennalle diventeranno 782 milioni.
I fondi. I numeri smettono di impressionarci se consideriamo quanto il nostro paese spende nella ricerca. Sempre secondo lo studio dell'I-Com, i fondi destinati al settore sono rimasti pressoché identici negli ultimi undici anni. Nel 2000 la percentuale destinata alla ricerca era pari all'1,1% del Pil, nel 2011 il valore oscilla tra l'1,1% e l'1,3%, suddiviso in 0,6% da fondi pubblici e 0,5% da privati. "L'investimento in ricerca e sviluppo è sotto la media dei paesi Ocse", afferma Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Universitario Nazionale (Cun), aggiungendo che "il settore trainante della ricerca è quello biomedico a cui è destinata la quota più alta degli investimenti, pari allo 0,078 % del Pil".

L'altro aspetto preoccupante, evidenziato dallo studio, è la mancanza nel nostro paese di un'organizzazione centrale in grado di seguire il destino dei finanziamenti. Questa assenza impedisce che i fondi vengano raccolti e distribuiti secondo criteri meritocratici. Finisce così che i pochi fondi erogati si perdono in mille progetti senza essere convogliati nei cosiddetti "incubatori di idee", parchi scientifici e campus di ricerca, che stanno fiorendo nei paesi più avanzati. Nonostante tutto i nostri ricercatori rimangono tra i migliori al mondo 1. Sono "presenti nelle ricerche più citate nel mondo - continua Lenzi -, anche se il ricercatore italiano valorizza e brevetta poco le sue scoperte". L'Italia, infatti, è in fondo alla classifica per numero di brevetti sviluppati in patria negli ultimi anni ma sale drasticamente per produttività all'estero.

Ricerca in 'rosa'. In un solo anno il numero delle donne nella lista dei 50 migliori ricercatori italiani al mondo è raddoppiato. Ma nei laboratori di ricerca il gentil sesso sembra ancora relegato a un ruolo "da mediano": è molto forte la loro presenza nei team che portano alla luce scoperte e brevetti ma ancora scarsa quella nel ruolo di team leader, senza contare la forte disparità esistente dal punto di vista economico con i colleghi maschi. Sui 371 brevetti prodotti dai venti migliori ricercatori italiani all'estero, in 225 progetti (il 65%) hanno lavorato ricercatrici nel team di studio, mentre solo 16 hanno come autore principale una donna. I 225 progetti a cui hanno contribuito le ricercatrici valgono oggi 503 milioni di euro e, in una proiezione a venti anni , il loro valore dovrebbe salire a poco più di un miliardo di euro. I 16 brevetti 'rosa', poi, hanno sviluppato un valore economico pari a 74 milioni di euro come valore attuale e tra venti anni la cifra salirà a 173 milioni di euro.

L'incremento della presenza femminile nei laboratori scientifici è un segnale importante. E non a caso oggi la fondazione Lilly, nell'ambito della Terza edizione del Premio "La Ricerca in Italia: un'Idea per il Futuro", ha assegnato una borsa di studio del valore di 360 mila euro ad una trentaduenne palermitana, Chiara Cerami, impegnata nella ricerca di una nuova diagnosi precoce per l'Alzheimer.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 30 novembre 2011

Curiosity a caccia di vita su Marte partita la missione Nasa da 2,5 miliardi


Il lancio da Cape Canaveral, arrivo previsto ad agosto 2012


La sonda Nasa Curiosity è partita da Cape Canaveral, destinazione Marte, dove arriverà ad agosto 2012. Il Mars Science Laboratory (Mrs) è il più grande laboratorio mai inviato sul pianeta rosso a caccia di tracce di vita e porta a bordo, inoltre, i chip che contengono il Codice del Volo e l'Autoritratto di Leonardo da Vinci. La missione costa 2,5 miliardi di dollari.

Il laboratorio di Curiosity è equipaggiato per scandagliare e analizzare il suolo marziano in modo molto più sofisticato di quanto non abbiano fatto i rover della Nasa Spirit e Opportunity. Pesante circa una tonnellata, si sposterà sul suolo di Marte con sei ruote capaci di affrontare un terreno irregolare e accidentato. Andrà a caccia di tracce di vita grazie al suo braccio robotico, videocamere e un set di sensori progettati per cercare le tracce di un'evoluzione organica passata o presente sul pianeta. Curiosity scenderà sulla superficie del pianeta in corrispondenza del cratere di Gale, una delle zone più ricche di sedimenti, dove potrebbe essere più probabile trovare le testimonianze di vita.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 23 novembre 2011

Ecco il materiale più leggero del mondo un italiano nell'équipe che lo ha realizzato


E’ cento volte più leggero del polistirolo e mille volte più leggero dell’acqua. E’ resistente agli urti, capace di assorbire i rumori, elastico. La sua struttura a microreticolo è composta al 99.9% d’aria. E’ un nuovo materiale, presentato al mondo da tre grandi gruppi di ricerca che hanno collaborato al progetto. Il California Institute of Technology e l’Università di California di Irvine hanno lavorato sotto la guida dei laboratori privati HRL (che a loro volta sono finanziati dal Defense Advanced Research Projects Agency, l’ente federale che finanzia le ricerce di nuove tecnologie militari). Uno degli scienziati che ha preso parte a questa storica scoperta è un giovane italiano, il triestino Lorenzo Valdevit.

Il prodotto e' stato rivelato al pubblico nel corso di una conferenza stampa seguita alla pubblicazione della ricerca sul nuovo numero di Science. Il plauso del mondo scientifico e' stato generale. Nella blogosfera si è contemporaneamente scatenata la fantasia dei ”fantascientifici” che hanno immaginato tutto un mondo alla "Star Trek" fatto di aerei superleggeri, costruzioni resistenti ai terremoti, veicoli in grado di comprimersi e riprendere la forma originale anche dopo scontri frontali.

Dalla California, il professor Valdevit spiega per i nostri lettori i vantaggi del nuovo materiale in termini più ufficiali e scientifici: «Per quanto riguarda le possibili applicazioni, materiali ultraleggeri con ottime qualità di resistenza e rigidità sono sempre di grandissimo interesse per l'industria aerospaziale, dove spesso risparmiare un chilo ha enormi ricadute sulle prestazioni dei veicoli».

Valdevit è uno dei tanti cervelli italiani che hanno trovato la propria realizzazione all’estero:dopo la laurea in ingegneria dei materiali a Trieste, nel 2000, Valdevit ha preso un dottorato di ricerca a Princeton, passando anche da Harvard per un paio di anni di ricerca. E oggi è docente all’Università della California a Irvine, dove insegna presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale. Nel descrivere il materiale, il professore ha anche aggiunto che «le proprietà uniche di assorbimento di energia rendono questo materiale molto interessante per lo smorzamento di onde acustiche, di vibrazioni e resistenza all'impatto». Infine, va aggiunto che il laboratorio HRL sta investigando anche possibili usi per la fabbricazione di elettrodi per batterie.

Chi volesse apprezzare le eccezionali caratteristiche di questo materiale dovrebbe vedere ilbreve filmato che la rivista Science ha messo a disposizione su YouTube.

Inoltre, per capire le dimensioni del campione, bisogna ricordare che il reticolo è formato di tubi cavi che hanno uno spessore 1000 volte più sottile di quello di un capello umano. Il 99,9 del campione è formato di aria, il rimanente 0,01 per cento di nickel. Sotto pressione, il materiale si rivela in grado di tornare alla forma originaria dopo una deformazione da compressione di oltre il 50 per cento. E’ una struttura così impalpabile, che può posarsi sopra un soffione e neanche schiacciarne un pistillo. Come dice Bill Carter, manager del progetto a HRL, «è così leggero che se lo si lasciasse cadere dall’altezza delle spalle, impiegherebbe dieci secondi a volteggiare fino a terra, come fosse una piuma».

FONTE: Anna Guaita (ilmessaggero.it)

mercoledì 16 novembre 2011

Terremoti, decennio nero dal 2001, 780mila morti


Una ricerca su Lancet fa il punto sulla devastazione provocata dai sismi negli ultimi dieci anni. Nel 2010 il sisma più tremendo: quello di Haiti, che da solo ha ucciso 316mila persone. "Prevenzione e preparazione", dicono gli esperti, "possono salvare molte vite"


Un decennio da dimenticare, dal punto di vista dei disastri naturali. Con un protagonista quasi assoluto, i terremoti. Che dal 2001 al 2011 hanno causato 780mila vittime, responsabili del 60 per cento della mortalità di tutte le catastrofi ambientali occorse in questo periodo. Cifre enormi, paragonabili a quelle di una guerra.

A stilare la macabra contabilità è uno studio su Lancet 1che, oltre a fare un bilancio dei caduti, pone l'accento sui rischi futuri, considerando che diverse megalopoli - Los Angeles e Tokyo, solo per fare due esempi - sorgono in zone sismiche, sotto minaccia costante.

Oltre ai 780mila morti, i terremoti degli ultimi dieci anni hanno avuto un impatto diretto su due miliardi di persone, sottolinea lo studio. Ma l'annus horribilis è quello passato, il 2010, durante il quale il sisma che ha devastato Haiti 2 il 12 gennaio 2010 - di magnitudo 7 - ha provocato, da solo, la morte di 316mila persone. Il terremoto ha portato l'inferno nell'isola caraibica, lasciando dietro di sé una scia di devastazione. Subito dopo viene il sisma che ha scatenato lo tsunami nell'oceano indiano 3 nel 2004, di magnitudo 9,1, uccidendo 227mila persone. Al terzo posto il terremoto che nel maggio 2008 ha colpito la provincia cinese delSichuan 4, facendo 87.500 vittime.

Fin qui i numeri, pesantissimi. Ma la dottoressa Susan Bartels, del Beth Israel Deaconnes Medical Center di Boston e il collega Michael J. Van Rooyen, del Brigham and Women's Hospital di Boston, autori dello studio, puntano soprattutto ad allertare gli organismi politici e di soccorso perché la prevenzione e la preparazione in caso di terremoti diventi una priorità in termini di salute pubblica.

In totale, i sismi più importanti possono riguardare dall'1 all'8 per cento della popolazione a rischio, con un morto ogni tre feriti, avvertono gli esperti. Numeri importanti, di fronte ai quali essere preparati diventa essenziale. L'emergenza riguarda ondate successive: in un primo momento ci si trova di fronte a persone morte istantaneamente per il crollo di edifici e strutture. Poi, ore più tardi, ci si devono aspettare altri decessi fra i feriti; giorni e settimane dopo, altre vittime a causa delle infezioni.

I feriti riportano principalmente lacerazioni, fratture, contusioni, stiramenti. Ma occorre fare attenzione ad altre patologie, come gli attacchi cardiaci - nel 1994, nella settimana successiva al sisma che ha colpito Northridge, in California, sono cresciuti del 35 per cento, sottolinea lo studio - e alla depressione, che può colpire in seguito: nel 1999, dopo il terremoto in Turchia, il 17 per cento della popolazione ha riferito pensieri suicidi. E la categoria più a rischio è la più debole: i bambini, che rappresentano dal 25 al 53 per cento della popolazione colpita dopo un terremoto.

Il pesantissimo tributo pagato ai disastri naturali nell'ultimo decennio è destinato a non rimanere isolato. Con l'aumento della popolazione mondiale e l'espansione urbana in zone a rischio, la minaccia rappresentata dai terremoti non potrà che crescere negli anni a venire, avvertono gli autori dello studio.

FONTE: repubblica.it