lunedì 14 febbraio 2011

Primo atterraggio simulato su Marte per preparare uno sbarco vero

Atterrati! Il primo veicolo con un equipaggio umano si è posato sul suolo di Marte, nella prima missione simulata sul pianeta rosso. È il culmine di Mars 500, l'esperimento organizzato dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa) per simulare il lungo viaggio verso Marte e le conseguenze che l'isolamento potrebbe avere sugli astronauti. «Siamo quasi a metà del percorso e finora i risultati sono ottimi per il modo in cui l'equipaggio si è abituato al confinamento», ha detto Simonetta Di Pippo, a capo del Direttorato dell'Esa per il Volo umano. Per otto mesi un equipaggio internazionale di sei volontari, fra i quali l'italo-colombiano Diego Urbina, ha «viaggiato» a bordo del grande simulatore che si trova a Mosca, all'interno dell'Istituto sui Problemi Biomedici (Ibmp).
È una grande struttura costituita da tre grandi cilindri, collegata ad altri due moduli: uno che simula il veicolo di atterraggio ed uno che ricostruisce la superficie marziana. Oggi è stato chiuso il portello fra il modulo Eu-50, che simula la navetta di atterraggio, e il modulo Eu-150, che simula l'astronave che continua ad orbitare attorno a Marte. L'equipaggio si Š quindi diviso in due parti. La squadra di atterraggio è composta dal russo Alexandr Smoleevskiy, comandante e pilota del modulo di atterraggio, l'italo-colombiano Urbina e il cinese Wang Yue.

La squadra di supporto che seguirà le operazioni dall'orbita marziana è composta dal comandante Alexey Sitev e dal medico Sukhrob Kamolov, entrambi russi, e dall'ingegnere di volo francese Romain Charles. Lunedì 14 sarà un'altra giornata importante, forse ancora più emozionante, perchè Smoleevskiy, Urbina e Wang Yue cammineranno su Marte dopo aver indossato una tuta speciale, ottenuta modificando la tuta russa Orlan, utilizzata dai cosmonauti per le passeggiate spaziali.

«Da questo esperimento - ha detto Di Pippo - ci aspettiamo molti dati scientifici e molti elementi utili per comprendere i fenomeni psicologici che possono avvenire durante un lungo periodo di isolamento: tutto questo ci aiuterà a capire come simulare una missione reale su Marte». Negli otto mesi del viaggio di andata, per esempio, è stato importante vedere come l'equipaggio ha reagito ad alcuni «imprevisti», piccoli incidenti simulati che hanno colto alla sprovvista i volontari: ognuno ha reagito diversamente, a seconda delle sue caratteristiche psicologiche e della sua cultura, considerando che a bordo ci sono russi, europei e un cinese.

Per andare davvero su Marte potrebbero volerci ancora 20 anni, «ma solo con un grande sforzo internazionale. Tutto - secondo Di Pippo - dipenderà dalla decisione politica di investire in tecnologie innovative e dalla collaborazione delle principali agenzie spaziali. La nuova era dell'esplorazione del Sistema Solare parte da presupposti completamente diversi rispetto a quelli delle missioni Apollo che hanno portato l'uomo sulla Luna: allora le missioni nascevano da una forte spinta nazionalistica, oggi tutto si basa sulla collaborazione internazionale».

FONTE: ilmessaggero.it

Nessun commento: