lunedì 7 novembre 2011

Scoperte cellule staminali che rigenerano i polmoni danneggiati


Dopo tre mesi gli organi erano «incontaminati», si aprono delle speranze per asmatici e tabagisti

Sono state scoperte cellule staminali che sembrano in grado di rigenerare gli alveoli polmonari danneggiati. La scoperta potrebbe aprire la via a nuovi trattamenti per le persone che hanno i polmoni fuori uso a causa del fumo o di gravi malattie respiratorie. Queste staminali, finora mai individuate, sono comparse dopo che un gruppo di ricercatori ha infettato i topi di laboratorio con una variante del virus H1N1, quasi identico a quello che causò la pandemia di influenza spagnola del 1918. Un'altra variante del virus H1N1 ha causato la pandemia dell'influenza suina nel 2009. Altre cellule staminali del polmone erano state già studiate, ma derivavano da quelle embrionali. Le nuove, invece, si presentano naturalmente all'interno dei polmoni. I campioni prelevati dai topi hanno mostrato che, subito dopo l'infezione, il virus ha distrutto più della metà del tessuto originale degli alveoli. Nel giro di tre mesi, però, tutto il tessuto si era rigenerato. Grazie proprio a quelle staminali mai osservate prima.

POLMONI INCONTAMINATI - «Abbiamo visto essenzialmente incontaminati i polmoni tre mesi dopo una perdita del 50 per cento del tessuto respiratorio», dice Frank McKeon del Genome Institute di Singapore che ha guidato la ricerca insieme al collega Wa Xian. Mc Keon sostiene che probabilmente non erano mai state scoperte prima perché i danni causati dal virus influenzale sono più suscettibili a un intervento di riparazione di quelli causati per esempio dalla bleomicina, un farmaco normalmente usato per danneggiare deliberatamente i polmoni dei topi negli esperimenti. Le cellule staminali si moltiplicano rapidamente, creando centinaia di volte il loro numero originale entro una settimana, si moltiplicano e riparano tessuti danneggiati. Migrano nei punti del corpo danneggiati e rigenerano i tessuti. McKeon e Wa Xian hanno isolato cellule simili nel tessuto polmonare umano e hanno scoperto che sono in grado di comportarsi nella stesso modo osservato nei topi. Bisogna capire però come si attivano.

GLI STUDI - Gli studi avviati possono rappresentare una speranza per il trattamento di malattie respiratorie, ma ora é necessario arrivare all'identificazione delle molecole chiave del meccanismo che permette a queste cellule di moltiplicarsi velocemente e di migrare a riparare le aree danneggiate. Al momento si stanno studiando i fattori di crescita innescati nei polmoni dei topi. Ci sono probabilmente 20-30 fattori da sperimentare. E, in un futuro non lontano, iniettare i fattori giusti per riparare gli alveoli polmonari danneggiati. Si apre una speranza quindi per i fumatori, le persone con asma e per tutti i malati affetti da patologie polmonari croniche come la Linfangioleiomiomatosi (Lam), malattia rara attualmente non curabile se non con il trapianto.

FONTE: Mario Pappagallo (corriere.it)

1 commento:

Anonimo ha detto...

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