sabato 17 dicembre 2011

Bologna, ecco la pistola salva cuore


Primo intervento in Italia. "Meno rischi e degenze brevi"

Ha la forma di un’arma, ma serve a salvare la vita. È la ‘pistola salva cuore’, ultimo ritrovato tecnologico statunitense in campo cardiochirurgico che permetterà interventi di durata minore e a cuore battente. La pistola è stata usata per la prima volta in Italia (e la sesta in Europa) al policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, dove il professor Roberto Di Bartolomeo, direttore dell’unità operativa di Cardiochirurgia, il 18 novembre ha operato con successo una paziente di 86 anni, affetta da stenosi valvolare aortica critica. "Questa patologia, determinata principalmente dall’avanzare dell’età — spiega il professor Di Bartolomeo —, comporta una calcificazione dei tre lembi della valvola, riducendo il passaggio del sangue e producendo sintomi quali difficoltà respiratorie, dolori coronarici e nei casi più gravi sincope".

Gli interventi tradizionali vedono la sostituzione della valvola con una protesi biologica, operazione di circa 4 ore da compiere a cuore fermo, ovvero in circolazione extracorporea. Con l’innalzamento della durata della vita, sono aumentati i casi di stenosi valvolare: al Sant’Orsola nell’ultimo anno sono stati operati 1.248 pazienti, con un’età media di 72 anni. Se non operati, i pazienti in stadio avanzato hanno in media da 1 ai 3 anni di vita, una prognosi "infausta, soprattutto se si tiene conto che il 50% dei pazienti con questa patologia non può essere operato", ricorda Di Bartolomeo. Fermare il cuore in sede operatoria può risultare fatale o creare complicazioni in un organismo non più giovanissimo e nella maggior parte dei casi provato da altre patologie.

La ‘pistola salva cuore’ ha risolto il problema: "Questo strumento pratica un foro sulla punta del cuore e, mentre gonfia un palloncino per evitare sanguinamenti, inserisce nella parete muscolare una protesi a forma di ‘tubo’, con al suo interno una valvola biologica. L’altra estremità viene poi collegata all’aorta, bypassando di fatto la valvola malata". Risultato: una ‘deviazione’ da cui passerà il 70% del sangue diretto in tutto il corpo, realizzata con un intervento di circa due ore (la metà di un’operazione tradizionale) e in anestesia locale.

I vantaggi però sono anche economici: "Si riducono i tempi dell’operazione ma anche quelli di degenza (da 15 giorni a 7, ndr) — conferma il dottor Guido Frascaroli, direttore del dipartimento Cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola —, e ciò determina un risparmio di spesa sanitaria di circa il 30%". Non solo, aggiunge il direttore sanitario della struttura, il dottor Mario Cavalli, con una punta di orgoglio: "Grazie al nostro team di professionisti e a questa nuova prassi operatoria, il Sant’Orsola è ora in grado di offrire tutte le opzioni di intervento possibili per ogni tipo di cardiopatia, anche pediatrica".

FONTE: Valeria Melloni (quotidiano.net)

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