lunedì 28 febbraio 2011

Scoperta per caso molecola anticalvizie: primi test sui topi con l'antistressina


Lo stress gioca un ruolo non solo nell'arrivo dei capelli bianchi, ma anche nella perdita della chioma. Un problema diffuso, tanto che negli anni si sono moltiplicate le lozioni miracolose e i trattamenti farmacologici contro la calvizie. Ma anche i prodotti efficaci non sono in grado di restituire una chioma lussureggiante. Ora un team guidato da ricercatori dell'Università della California a Los Angeles (Usa) e della Veterans Administration, pensa di aver trovato una soluzione.

Una scoperta venuta per caso . Indagando su come lo stress influisce sulla funzione gastrointestinale, i ricercatori americani pensano di aver trovato un composto chimico che induce la crescita dei capelli, bloccando l'ormone dello stress. L'inattesa scoperta è descritta online su "Plos One". «I nostri risultati dimostrano che un trattamento di breve durata con questo composto causa un'incredibile ricrescita dei peli a lungo termine in topi mutanti, cronicamente stressati», spiega Million Mulugeta, della David Geffen School of Medicine alla Ucla. «Questo potrebbe aprire nuove strade per curare la caduta dei capelli nell'uomo attraverso la modulazione dei recettori degli ormoni dello stress, in particolare contro la perdita di capelli legati a stress cronico e invecchiamento».

FONTE: ilmesaggero.it

Il team di ricerca, che in origine studiava le interazioni cervello-intestino,

I ricercatori dell'Istituto Salk avevano sviluppato il composto chimico, un peptide chiamato astressin-B, descrivendo la sua capacità di bloccare l'azione del Crf. Così sono stati realizzati gli animaletti ingegnerizzati ad hoc. Iniettando la molecola nei topi calvi, i ricercatori dell'Ucla hanno visto che una sola applicazione non dava effetti, così hanno continuato per 5 giorni, per dare al peptide una migliore possibilità di bloccare i recettori 'nel mirinò. Poi hanno rilevato gli effetti nel colon degli animali sottoposti a stress indotto, rimettendoli nelle gabbie insieme alle cavie pelose utilizzate per fare il confronto.

Circa tre mesi dopo, gli investigatori hanno ritirato fuori i topolini per condurre ulteriori studi gastrointestinali, scoprendo di non poter più distinguere gli animali geneticamente modificati da quelli normali. Il pelo era ricresciuto, folto e lucido, sulle schiene precedentemente glabre. «Quando abbiamo analizzato il numero di identificazione dei topi su cui il pelo era 'ritornatò abbiamo scoperto che, in effetti, il peptide è stato responsabile della super-ricrescita nei topi calvi», spiega Mulugeta. «Studi successivi hanno confermato questo fenomeno in modo inequivocabile».

Di particolare interesse, secondo gli autori, è la breve durata dei trattamenti: solo un'iniezione al giorno per cinque giorni consecutivi basta per mantenere gli effetti per un massimo di quattro mesi. «Un tempo relativamente lungo, visto che i topi vivono meno di due anni», ha aggiunto Mulugeta. Se l'effetto si conserverà anche nell'uomo, il peptide potrebbe rappresentare una soluzione duratura contro l'incubo calvizie. Ucla e Salk Institute ci credono, tanto che hanno presentato domanda di brevetto per l'uso del peptide astressin-B per la crescita dei capelli. include anche studiosi del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, e dell'Oregon Health Sciences University. Per i loro esperimenti, i ricercatori hanno usato topi geneticamente modificati per produrre in eccesso un ormone dello stress: il fattore di rilascio della corticotropina (Crf). Questi topi con l'età perdono peli e alla fine diventano calvi sulla schiena, cosa che li rende molto riconoscibili.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 18 febbraio 2011

Fotovoltaico. Arrivano i pannelli spray

Li sta studiando l'università del Texas

In futuro i pannelli fotovoltaici si potranno spruzzare sui tetti come fossero spray. Rispetto ai pannelli solari tradizionali, questa tecnica potrebbe abbassare i costi e ridurre la fragilità dei materiali di fronte alle intemperie. Di questo ambito si occupa il gruppo di ricerca di Brian Korgel, chimico dei nanomateriali alla University of Texas di Austin. Attualmente, per fabbricare celle solari molto efficienti, servono macchinari costosi e alte temperature. L'approccio di Korgel, completamente diverso, si basa sulle nanotecnologie: "Con il mio gruppo di ricerca ci stiamo occupando di nanocristalli. Il materiale su cui concentriamo la nostra attenzione è un polimero detto CIGS (dall'acronimo inglese per diseleniuro di rame, indio e gallio): produciamo minuscole particelle di questa sostanza che si possono mischiare in un solvente, creando una specie di vernice". Questa sorta di vernice potrà essere a sua volta spruzzata sulle superfici di plastica, di vetro e perfino di tessuto, per creare un pannello solare. "Il nostro scopo è ridurre di molto i costi di fabbricazione", ha affermato Korgel. "I consumatori vogliono prodotti facile da usare. Con i nostri pannelli potranno andare dal ferramenta sotto casa, comprarli e installarli sul tetto", ha aggiunto Vahid Akhavan, uno dei suoi collaboratori. Per quanto riguarda la commercializzazione però c'è ancora molta strada da fare: "I nostri pannelli finora hanno un'efficienza del 3%, mentre per poter andare sul mercato il valore dev'essere almeno del 10%", ha ammesso Korgel, che però si è detto fiducioso: "Arrivare al 10% è solo questione di ingegneria. Non è detto che sia facile, ma dal punto di vista concettuale non ci sono grossi ostacoli".

FONTE: lastampa.it

lunedì 14 febbraio 2011

Primo atterraggio simulato su Marte per preparare uno sbarco vero

Atterrati! Il primo veicolo con un equipaggio umano si è posato sul suolo di Marte, nella prima missione simulata sul pianeta rosso. È il culmine di Mars 500, l'esperimento organizzato dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa) per simulare il lungo viaggio verso Marte e le conseguenze che l'isolamento potrebbe avere sugli astronauti. «Siamo quasi a metà del percorso e finora i risultati sono ottimi per il modo in cui l'equipaggio si è abituato al confinamento», ha detto Simonetta Di Pippo, a capo del Direttorato dell'Esa per il Volo umano. Per otto mesi un equipaggio internazionale di sei volontari, fra i quali l'italo-colombiano Diego Urbina, ha «viaggiato» a bordo del grande simulatore che si trova a Mosca, all'interno dell'Istituto sui Problemi Biomedici (Ibmp).
È una grande struttura costituita da tre grandi cilindri, collegata ad altri due moduli: uno che simula il veicolo di atterraggio ed uno che ricostruisce la superficie marziana. Oggi è stato chiuso il portello fra il modulo Eu-50, che simula la navetta di atterraggio, e il modulo Eu-150, che simula l'astronave che continua ad orbitare attorno a Marte. L'equipaggio si Š quindi diviso in due parti. La squadra di atterraggio è composta dal russo Alexandr Smoleevskiy, comandante e pilota del modulo di atterraggio, l'italo-colombiano Urbina e il cinese Wang Yue.

La squadra di supporto che seguirà le operazioni dall'orbita marziana è composta dal comandante Alexey Sitev e dal medico Sukhrob Kamolov, entrambi russi, e dall'ingegnere di volo francese Romain Charles. Lunedì 14 sarà un'altra giornata importante, forse ancora più emozionante, perchè Smoleevskiy, Urbina e Wang Yue cammineranno su Marte dopo aver indossato una tuta speciale, ottenuta modificando la tuta russa Orlan, utilizzata dai cosmonauti per le passeggiate spaziali.

«Da questo esperimento - ha detto Di Pippo - ci aspettiamo molti dati scientifici e molti elementi utili per comprendere i fenomeni psicologici che possono avvenire durante un lungo periodo di isolamento: tutto questo ci aiuterà a capire come simulare una missione reale su Marte». Negli otto mesi del viaggio di andata, per esempio, è stato importante vedere come l'equipaggio ha reagito ad alcuni «imprevisti», piccoli incidenti simulati che hanno colto alla sprovvista i volontari: ognuno ha reagito diversamente, a seconda delle sue caratteristiche psicologiche e della sua cultura, considerando che a bordo ci sono russi, europei e un cinese.

Per andare davvero su Marte potrebbero volerci ancora 20 anni, «ma solo con un grande sforzo internazionale. Tutto - secondo Di Pippo - dipenderà dalla decisione politica di investire in tecnologie innovative e dalla collaborazione delle principali agenzie spaziali. La nuova era dell'esplorazione del Sistema Solare parte da presupposti completamente diversi rispetto a quelli delle missioni Apollo che hanno portato l'uomo sulla Luna: allora le missioni nascevano da una forte spinta nazionalistica, oggi tutto si basa sulla collaborazione internazionale».

FONTE: ilmessaggero.it

sabato 12 febbraio 2011

La crisi frena il 'ritocchino': -40% Ma arriva il seno nuovo a rate

Quasi dimezzati gli interventi, e chi proprio non vuole rinunciare al decolleté, al naso dritto o alle occhiaie ridotte si affida a finanziarie che offrono pacchetti specifici

Due misure in più di reggiseno, un naso più dritto (magari alla francese), palpebre non più calanti: per molti italiani non sono consumi voluttuari, ma esigenze irrinunciabili, tanto da spingere migliaia di famiglie a indebitarsi (ricorrendo a finanziarie che offrono pacchetti specifici) pur di permettere alla moglie, alla sorella, alla figlia, di coronare un sogno estetico anche in un momento di ‘vacche magrè. Il fenomeno del «seno nuovo a rate» è solo la punta dell’iceberg di un settore che, come e più di altri, sta pagando duramente la crisi: quello della chirurgia estetica.

"L’impatto della crisi è stato devastante - ammette Andrea Grisotti, presidente della Sicpre, Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica - All’inizio, tre anni fa, non la sentivamo; ma ora gli italiani si rendono conto che i soldi stanno finendo e chiudono i cordoni della borsa. Gli interventi sono calati del 40 per cento rispetto a due anni fa".

A pagare lo scotto della crisi, spiega Grisotti, sono proprio "gli interventi chirurgici: seno, naso, palpebre, che costano tutti attorno ai 5.000 euro. Mentre sono in crescita, malgrado tutto, le iniezioni di botox e di acido ialuronico per labbra e zigomi, che costano meno, anche se necessitano di periodiche visite per nuove iniezioni". Ma gli italiani che "resistono" alla crisi, e continuano a rivolgersi al chirurgo plastico per rimodellare il proprio corpo, non sono solo i più ricchi, anzi: "Continuano a venire anche persone con poca disponibilità economica. Il fenomeno dell’indebitamento delle famiglie non riguarda solo case o macchine, ma anche gli interventi estetici".

Tanto che sono nate offerte da parte di banche e finanziarie pensate proprio per questo tipo di esigenze: un seno o un naso nuovo, ossia dai 4.000 ai 5.000 euro di spesa, si possono rateizzare per un periodo fino a due anni: "Molti pagano a rate - conferma Grisotti - pur di non rinunciare a quelle correzioni estetiche che evidentemente vengono considerate irrinunciabili, e approfittano di queste offerte mirate che offrono diverse opzioni favorevoli. Un modo per non far crollare definitivamente il settore, anche se siamo molto in difficoltà, soprattutto i colleghi più giovani e meno noti".

FONTE: quotidiano.net

martedì 8 febbraio 2011

Nella Fossa delle Marianne il futuro del nostro clima

Una piattaforma depositata in un canyon sul fondo dell'Oceano Pacifico dimostra che le fosse oceaniche fungono da ricettori di anidride carbonica. E quindi giocherebbero un ruolo importante nel regolare la chimica e il clima della Terra


LAGGIU', nel punto più profondo del pianeta, la Fossa delle Marianne, è nascosto uno dei segreti più importanti per comprendere il futuro del clima della Terra. Lo ha svelato una piattaforma sottomarina costruita da un gruppo di ricercatori internazionali che è stata depositata per alcune ore sul fondo dell'Oceano Pacifico, nel Challenger Deep, un canyon che si snoda a 10.900 metri di profondità. Dai primi risultati si direbbe che le fosse oceaniche fungono da importanti ricettori di anidride carbonica, il gas serra presente nell'atmosfera terrestre, che il mare sottrae da quest'ultima in grandi quantità. E ciò fa pensare che le fosse giocano un ruolo primario e inaspettato nel regolare la chimica e il clima della Terra.

Sul fondo della Fossa delle Marianne ci sono arrivati solo 2 esploratori, Jacques Piccard e Don Walsh: era il 1960. Da allora solo altri tre sottomarini senza equipaggio hanno toccato il punto più profondo degli oceani. In tutti i casi comunque, pur avendo rilevato alcuni dati, si è sempre trattato di sfide tecnologiche il cui obiettivo primario e unico era quello di raggiungere quel punto con condizioni così estreme rispetto alla normalità.

Ora invece il gruppo di scienziati diretto da Ronnie Glud, della University of Southern Denmark e della Sams (Scottish Association for Marine Science), ha raggiunto il fondo della fossa per iniziare una vera e propria esplorazione scientifica. "Con la tecnologia dei nostri giorni siamo riusciti a deporre degli strumenti che hanno raccolto numerose informazioni scientifiche, tra cui quanto carbonio vi è la sotto". In realtà ciò che è stato deposto sul fondo dell'oceano è una piattaforma equipaggiata con particolari sensori posti all'interno di un cilindro in titanio, costruito per resistere alle pressioni presenti a quella profondità. Portato sul posto dalla nave giapponese Yokosuka il sottomarino ha impiegato circa 3 ore per arrivare in caduta libera sul fondo del mare. Lì ha realizzato gli esperimenti che erano stati programmati e, una volta rilasciata la zavorra è ritornato in superficie.

Spiega Glud: "Il nostro interesse si è concentrato sul verificare quanto materiale organico vi è là sotto e una volta morto se viene digerito da batteri o semplicemente sepolto. La percentuale di materiale che viene degradato dai batteri ci dice quanto ossigeno e anidride carbonica è presente e di conseguenza quanta ne viene sottratta dall'atmosfera" .

Queste caratteristiche sono già state studiate in altre parti degli oceani, a 4 o 5 chilometri di profondità, ma mai sul fondo delle fosse oceaniche, a 10-11 chilometri dalla superficie marina. "Dai primi dati che abbiamo ottenuto si può sostenere che le fosse, nonostante occupino solo il 2% dei fondali marini, hanno un ruolo fondamentale nel clima terrestre, perché intrappolano grandi quantità di anidride carbonica", ha sottolineato Glud.
Non è la prima volta che le fosse oceaniche lasciano attoniti gli stessi ricercatori. Nel 2008, ad esempio, una ricerca condotta dalla University of Aberdee's Oceanlab trovò ad oltre 7.000 di profondità, in una fossa del Giappone, un numeroso banco di pesci e numerosi altri organismi solitari del tutto inaspettati.

Ma tornerà mai l'uomo laggiù? Sì, e anche abbastanza presto, se il regista di Titanic e Avatar, James Cameron, manterrà la promessa di voler costruire un sottomarino per girare un film in 3D proprio nella Fossa delle Marianne e al contempo vincere il premio da 10 milioni di dollari messi in palio dalla X-Prize per chi, per primo, ripercorrerà le gesta di Piccard e Walsh.

FONTE: Luigi Bignami (repubblica.it)

venerdì 4 febbraio 2011

AL VIA STUDIO SU ROBOT CHIRURGICI INTELLIGENTI

I robot chirurgici intelligenti aprono una nuova frontiera in sala operatoria. Lo dimostra I-Sur, la ricerca coordinata da Paolo Fiorini del dipartimento di Informatica dell'universita' di Verona per sviluppare robot in grado di eseguire in maniera autonoma atti chirurgici come biopsie, incisioni e suture. Il progetto I-sur sara' finanziato dalla Comunita' Europea con 3.929.667 euro, partira' l'1 marzo e durera' 42 mesi. L'universita' di Verona coordinera' tutte le fasi del progetto: dalla progettazione del modello allo sviluppo di interfacce chirurgiche, dall'identificazione dei rischi, sensibilita', controllo e design degli strumenti robotici alla pianificazione di interventi. Oltre al dipartimento di Informatica diretto da Carlo Combi, nella ricerca saranno coinvolti Claudio Bassi ordinario di Chirurgia generale e Giovanni Meruzzi associato di Diritto commerciale che indaghera' gli aspetti giuridici e legali che ancora oggi non sono stati approfonditi. Oltre all'Universita' scaligera, il gruppo di lavoro e' composto dalle Universita' di Ferrara e Modena - Reggio Emilia, dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dalla Fondazione dell'istituto San Raffaele di Milano, dal dipartimento e-Service del San Raffaele, dal Politecnico di Zurigo, dal laboratorio di bio-robotica dell'universita' di Tallinn, dal centro interventi dell'ospedale universitario di Oslo e dall'universita' Yeditepe di Istanbul. I robot chirurgici riproducono i movimenti del chirurgo tramite un joystick e danno la possibilita' di avere un feedback esclusivamente su video. Il progetto I-SUR ha lo scopo di infrangere le barriere legate all'automazione negli interventi chirurgici; in particolare, nel design di nuovi strumenti robotici, nelle attivita' di modellazione e controllo in ambienti altamente incerti e variabili, nella percezione della situazione medica e nella sua interazione con le attivita' di controllo, comunicazione robot-chirurgo, e l'identificazione degli ostacoli legali. Un vantaggio dell'automazione della chirurgia robotica potrebbe essere quella di consentire ai chirurghi di focalizzarsi sugli aspetti piu' delicati dell'intervento, lasciando alle nuove tecnologie alcuni semplici compiti come suture e incisioni. Si potranno anche migliorare precisione e velocita' e incorporare i compiti automatici nei sistemi di telechirurgia, dove il chirurgo non puo' essere accanto al paziente come nel caso di calamita' naturali. E' prevista anche la pianificazione preoperatoria dei compiti in modo da assicurare che il robot esegua le operazioni automatiche secondo la prassi operatoria del chirurgo. Il progetto veronese si focalizzera' sulle operazioni chirurgiche semplici come le biopsie, tagli e suture. Saranno definiti dei parametri per constatare il successo e per testare se i metodi utilizzati rispettano i requisiti di sicurezza definiti.

FONTE: agi.it