mercoledì 30 marzo 2011

APRILE 2011: LA PREVENZIONE DEL MELANOMA DIVENTA UN PROGETTO CONCRETO E CAPILLARE SU TUTTO IL TERRITORIO ITALIAN

I dati dello studio epidemiologico evidenziano la necessità di educazione alla corretta esposizione al sole e alla prevenzione del melanoma: anamnesi neoplasie positiva per 1 adulto su 20

Myskincheck è un progetto di prevenzione del melanoma, realizzato con il supporto tecnico e scientifico di ADOI (Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani) e La Roche‐Posay, arrivato alla sua terza edizione. L’obiettivo è la sensibilizzazione alla prevenzione del melanoma e l’educazione al comportamento responsabile al sole.
I risultati dello studio epidemiologico sul melanoma, realizzato in occasione della seconda edizione del progetto, dimostrano l’importanza di questo tipo di sensibilizzazione. “Il più preoccupante dato emerso è che 1 adulto ogni 20 ha presentato anamnesi positiva per neoplasia cutanea, di cui il 44% era rappresentato da melanomi” afferma la Dottoressa Ornella De Pità, Presidente Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani.
“Tra le persone visitate anche 339 bambini, di cui 9 hanno ricevuto un’anamnesi positiva per neoplasia, con 3
casi di melanoma”.
“La diagnosi precoce del melanoma rappresenta il più efficace strumento per il controllo clinico‐prognostico del tumore” ci spiega il Dottor Gian Marco Tomassini, Coordinatore Nazionale Gruppo Melanoma ADOI. “Il melanoma è sicuramente guaribile solo se viene asportato chirurgicamente nella sua fase iniziale, quando ancora confinato negli strati più superficiali della pelle. La strategia più importante per combattere questa malattia è la prevenzione primaria, con campagne d’informazione ed educazione”. Per contrastare il melanoma è importante conoscere quelle che sono le condizioni capaci di aumentarne il rischio: “è consigliabile prendere il sole fin dall’età infantile in maniera moderata, evitando gli eccessi e le ustioni”.
Ecco perché La Roche‐Posay ed ADOI hanno deciso di dare il via alla terza edizione del progetto myskincheck.
Maité Cristiani, direttore di marca La Roche‐Posay, ci spiega che “La Roche‐Posay, marca partner di 25.000 dermatologi nel mondo, è da sempre impegnata in missioni di salute e di prevenzione. L’educazione al corretto comportamento al sole è una delle priorità della marca. Si declina in azioni concrete finalizzate ad aiutare la popolazione a proteggere correttamente la pelle, prevenendo così l’insorgenza di tumori cutanei. A supporto dell’importanza della fotoprotezione anche un recente studio condotto per 15 anni su 1.621 persone che ha dimostrato una riduzione del 73% dei melanomi invasivi sul gruppo di adulti che aveva applicato una fotoprotezione quotidiana. Lo studio è stato realizzato in collaborazione con la Recherche L’Oréal e pubblicato sul Journal Of Clinical Oncology”.
La Dottoressa De Pità aggiunge che “anche nei progetti educazionali di ADOI la prevenzione del melanoma riveste un ruolo preminente, per garantire ai pazienti una corretta informazione sui fattori di rischio, sull’importanza di una diagnosi precoce e sulla necessità di consultare lo specialista dermatologo”.
Per parlare sia di corretta esposizione al sole, sia dell’importanza dello screening periodico, l’iniziativa myskincheck si articola in 3 azioni concrete e complementari:
‐ il progetto “100 farmacie + 100 dermatologi” che promuove la prevenzione attraverso la distribuzione di materiale informativo in 100 farmacie italiane, dove è possibile ricevere un invito per prenotare dall’11 al 29 aprile il proprio screening gratuito dei nei, da effettuare dal 2 al 31 maggio presso gli ambulatori di 100 dermatologi sparsi in tutta Italia. Ogni farmacia avrà a disposizione 50 inviti, per un totale Italia di 5.000 visite gratuite;
‐ il sito www.myskincheck.it, dove trovare consigli utili per la salute della propria pelle, approfondimenti sul tema del melanoma, strumenti per prepararsi alla visita dal dermatologo e l’elenco delle farmacie che partecipano al progetto;
‐ il coinvolgimento di 1.000 farmacie in Italia, dove saranno distribuiti materiali d’informazione alla protezione solare e alla prevenzione del melanoma.
“Novità del 2011 è la capillarità dell’iniziativa”, ci spiega Maité Cristiani. “Per estendere al massimo l’azione di sensibilizzazione le attività degli anni passati, concentrate solo nelle località balneari, sono sostituite da un impegno diffuso su tutto il territorio nazionale, grazie alla rete di farmacie che aderiscono all’iniziativa”. Il ruolo della farmacia è, infatti, rilevante in questo tipo di sensibilizzazione. Il Dottor Lanfranco Galimberti, farmacista, ci spiega che “la farmacia è il luogo di salute e prevenzione più “prossimo” alle persone, il più legato alla quotidianità, che deve partecipare all’educazione sia di chi non conosce i pericoli legati ad una cattiva esposizione al sole, sia di chi pur conoscendoli non mette in atto comportamenti adeguati. Per questo il nostro consiglio oggi si concentra anche sul modo in cui proteggersi correttamente”. La figura del farmacista si affianca chiaramente al ruolo fondamentale del dermatologo, riferimento in caso di qualsiasi dubbio.
Alcune evidenze emerse dallo studio epidemiologico effettuato durante l’edizione 2010 dimostrano, infatti, che gli italiani hanno ancora bisogno di ricevere informazioni su quanto sia importante proteggere la pelle al sole e su come farlo correttamente.
Il 24% degli intervistati adulti (età media 44 anni) non utilizza mai una crema solare per proteggere la propria pelle al sole ed il 12% non utilizza nessun tipo di protezione (crema solare, cappello, maglietta, occhiali da sole). Dei soggetti che si proteggono, il 53% usa una protezione bassa; questo porta ad avere una percentuale delle persone che si scottano del 51%. I bambini vengono protetti nel 96% del totale, ma ugualmente il 41% di loro si scotta a dimostrazione di una imperfetta applicazione o della scelta inadeguata
dei fattori di protezione. Oltre all’utilizzo delle creme solari è importante indossare indumenti protettivi, ma i dati raccolti ci dicono che gli italiani sono poco abituati ad usare cappello (solo il 23%), maglietta (solo il 6%), mentre è più consolidato l’uso degli occhiali (42%). Nei bambini si utilizza di più il cappello, nel 44% dei casi, e meno maglietta ed occhiali, rispettivamente utilizzati dall’11% e 17% dei bimbi visitati.
L’82% dei bambini visitati non era mai stato portato dal dermatologo per un controllo dei nei. Tra questi 9 hanno ricevuto un’anamnesi positiva per neoplasia, un dato davvero allarmante. “Il melanoma pediatrico, sebbene raro in assoluto, rappresenta circa il 2% di tutti i melanomi e una frazione comunque apprezzabile (1‐ 3%) di tutte le malignità pediatriche con un’incidenza in salita del 2,9% ogni anno (dato del National Cancer Institute)” spiega il Dottor Gian Marco Tomassini. “Per questo è necessario effettuare almeno 1 visita in tenera età per escludere che ci siano nevi congeniti sospetti, che possano evolvere in neoplasie. Nei primi 18 anni di vita, inoltre, si verifica la maggior parte dell’esposizione al sole, e una scottatura grave raddoppia i rischi di una neoplasia cutanea in età matura. Le ricerche dimostrano che una serie di accortezze e l’uso regolare di un protettore solare in questa età riducono il numero dei tumori della pelle”.
Infine, anche per gli adulti c’è ancora molto bisogno di educazione, per quanto riguarda la prevenzione attraverso controlli frequenti: per il 52% delle persone visitate si trattava, infatti, del primo controllo dei nei dal dermatologo.

FONTE: Stella Manduchi - Barbara Brondoni (AdnKronos Comunicazione)

venerdì 25 marzo 2011

L'asse terrestre si è spostato di 10 cm


Il sisma in Giappone ha avuto anche un impatto maggiore del terremoto di Sumatra del 2004

L'impatto del terremoto che ha colpito il Giappone stamattina avrebbe spostato l'asse di rotazione terrestre di quasi 10 centimetri. È il risultato preliminare di studi effettuati dall'Ingv, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

IMPATTO - L'impatto di questo evento sull'asse di rotazione, spiega l'Ingv, è stato molto maggiore anche rispetto a quello del grande terremoto di Sumatra del 2004, che fu di 7 centimetri lineari e di 2 millesimi di secondo d'arco angolari, e probabilmente secondo solo al terremoto del Cile del 1960. Il terremoto del Cile dello scorso anno spostò l'asse terrestre di circa 8 centimetri.

CLASSIFICA PER INTENSITÀ - Il sisma dell'11 marzo 2011 si pone al quinto posto della classifica dei terremoti più forti mai registrati da quando esistono le rilevazioni sismiche accurate.

1 - La più forte di sempre avvenne il 22 maggio 1960 in Cile tra Temuco e Conception: 9,5 gradi della scala Richter, provocò 1.655 morti, 3 mila feriti, 2 milioni di senzatetto. Lo tsunami che scatenò provocò 61 morti alle Hawaii - non esistevano ancora i sistemi di allerta e nemmeno si sapeva che un maremoto poteva attraversare un intero oceano - 138 in Giappone, 32 nelle Filippine

2 - la seconda scossa più forte fu registrata il 28 marzo 1964 in Alaska, l'epicentro del terremoto di 9,2 gradi fu nel Prince William Sound, non lontano da Anchorage: i morti furono 113 per lo tsunami e 15 per le scosse. Nella vicina isola Montague la terra si alzò di 13-15 metri. Nel golfo di Valdez l'onda di maremoto arrivò a un'altezza di 67 metri, 15 morti si registrarono sulle coste di California e Oregon, persino a Cuba e Portorico si verificarono piccole onde anomale

3 - 9,1: è la magnitudo del terremoto che tutti ricordano molto bene. Il giorno di Santo Stefano, il 26 gennaio 2004 due minuti prima delle 8 del mattino (ora locale) la zolla asiatica si spostò sopra quella indo-australiana in subduzione sotto Sumatra. La punta nord-ovest dell'isola venne devastata, lo tsunami successivo arrivò sino in Thailandia a est e spazzò le coste di Sri Lanka, India e fino in Somalia a ovest. In tutto i morti furono 230 mila, ma alcune stime parlano di 300 mila vittime

4 - 4 novembre 1952: costa sud-orientale della Kamtchaka, isola russa (allora sovietica). Si scatena un terremoto di 9 gradi Richter, non si ha notizia di vittime. Alle Hawaii arrivò uno tsunami di 3 metri

CLASSIFICA PER VITTIME - I terremoti più forti non sono sempre quelli che producono il maggior numero di vittime. Spesso, infatti, avvengono in zone disabitate. Invece, terremoti meno intensi ma vicini a zone densamente popolate o senza costruzioni antisismiche, producono effetti devastanti.

1 - oltre 800 mila morti, stima del terremoto cinese di 8 gradi dello Shaanxi del 23 gennaio 1556

2 - tra 250 mila e 700 mila vittime nel terremoto di 7,5 gradi a Tangshan, Cina, del 28 luglio 1976

3 - 250 mila morti stimati nel terremoto di Antiochia del 21 maggio 525, forse di 8 gradi

4 - ancora la Cina, a Gansu, il 16 dicembre 1920: 235 mila morti, probabilmente per una scossa di 7,8 gradi Richter

5 - 230 mila morti il 26 dicembre 2004 nel terremoto con tsunami di Sumatra

Il terremoto di 7 gradi del 12 gennaio 2010 nei pressi di Port-au-Prince ad Haiti si stima che abbia causato 223 mila morti e lo colloca in settima posizione.

FONTE: corriere.it

giovedì 24 marzo 2011

Un apparecchio acustico da nascondere fra i denti

Il dispositivo, appena approvato in Europa, sfrutta la conduzione del suono per via ossea, non per via aerea

Non richiede intervento chirurgico e può essere facilmente rimossa: è la prima protesi acustica al mondo che trasmette il suono attraverso i denti ed ha appena ricevuto, dopo l’autorizzazione della Food and Drug Adminstration americana, l’approvazione per la commercializzazione anche in Europa. A differenza dei dispositivi oggi disponibili sul mercato, SoundBite (è questo il suo nome) sfrutta la conduzione del suono per via ossea, anziché per via aerea. Con risultati migliori, dicono gli sperimentatori, in quanto a chiarezza e qualità del suono. Il dispositivo è composto da un piccolo microfono, che viene collocato nel condotto uditivo (la parte esterna dell’orecchio), ed è collegato, attraverso un filo sottile e trasparente, a un trasmettitore, che sta dietro il padiglione auricolare.

SISTEMA WIRELESS - L’idea di mettere il microfono all’interno dell’orecchio permette di sfruttare al meglio l’anatomia del padiglione auricolare, che ha il compito di raccogliere i suoni; il trasmettitore, poi, li processa, eliminando rumori molesti, e li trasmette, con un sistema wirelesscioè senza fili, al dispositivo dentale. Quest’ultimo, costruito su misura per ogni singolo paziente, capta i suoni e li converte in vibrazioni. A questo punto è l’osso che funziona da «trasmettitore»: le vibrazioni arrivano così alla coclea (la parte uditiva dell’orecchio interno) e, successivamente, il segnale viene trasferito al cervello, attraverso il nervo acustico.

SU MISURA - Il dispositivo dentale è costruito in base alle caratteristiche della bocca e della dentatura del paziente e collocato dietro l’ultimo molare: è costituito da materiale acrilico che racchiude le componenti miniaturizzate. Un’ultima precisazione importante: il dispositivo non è indicato per tutte le forme di sordità, ma soltanto in quelle che interessano un solo orecchio e conservano la funzionalità della coclea e del nervo acustico. E un’obiezione: secondo alcuni audiologi, il limite di questo dispositivo è che, come quelli convenzionali, ha una parte visibile dietro l’orecchio.

FONTE: Adriana Bazzi (corriere.it)

giovedì 10 marzo 2011

Scoperto nel cervello l'interruttore "anti-ansia"

Si trova nell’area del cervello della paura

Un “click” nel cervello per spegnere l’ansia. Un team di ricercatori americani ha infatti scoperto che basta stimolare un particolare circuito cerebrale per spegnere l’ansia. Un interruttore che, un po’ a sorpresa, si trova proprio all’interno di una struttura del cervello associata con la paura.


La ricerca della Stanford University School of Medicine (Usa) è pubblicata online su Nature. Nello studio Karl Deisseroth e i suoi colleghi hanno impiegato un modello animale (topo) per dimostrare che stimolare l’attività in questo circuito aumenta la propensione degli animali di correre dei rischi, mentre inibendola questi diventano all’improvviso molto più prudenti.

Secondo quanto riferito sulla rivista, questo circuito potrebbe divenire il bersaglio di una nuova classe di farmaci anti-ansia con meccanismo d’azione opposto a quello dei farmaci oggi in uso.

Si calcola che oltre una persona su quattro viva un disturbo d’ansia almeno una volta nella vita; chi acquisisce un disturbo d’ansia più duraturo di solito viene aiutato con gli ansiolitici che però hanno molti effetti collaterali tra cui la dipendenza e la sedazione. Essi agiscono, infatti, inibendo i “neuroni ansiogeni” nel cervello. E se invece l’ansia si potesse curare attivando un circuito anti-ansia naturalmente presente nella nostra testa? Questa chance si fa concreta con la scoperta del gruppo di Deisseroth. Attraverso l’optogenetica gli scienziati hanno passato al setaccio i neuroni dell’amigdala e trovato un gruppetto di neuroni che frenano l’ansia. Rendendoli foto-sensibili, i ricercatori hanno bombardato questi neuroni con lampi di luce e visto che quando essi si attivano l’ansia e i comportamenti ansiosi nei topi si riducono; viceversa, se spenti i neuroni anti-ansia, i topolini si mostrano ansiosi come in presenza di un imminente pericolo.

Questa scoperta potrebbe portare a nuovi trattamenti per i disturbi d’ansia, spiega Deisseroth. «L’ansia è una malattia psichiatrica poco conosciuta ma comune», dice Deisseroth: più di una persona su quattro, nel corso della vita, si trova a fare i conti con sintomi di ansia.

«La scoperta di un nuovo circuito cerebrale la cui azione è volta a ridurre l’ansia potrebbe portare a una nuova strategia di trattamento», dice lo studioso. Ironia della sorte, l’interruttore appena scoperto si cela all’interno di una struttura del cervello, l’amigdala, nota per essere associata alla paura. In genere, infatti, stimolando l’attività nervosa dell’amigdala si moltiplicano ansia e paura.

FONTE: lastampa.it