venerdì 29 aprile 2011

A Pisa l'Internet Festival del Cnr

Parte a Pisa, dal 5 all’8 maggio, l’Internet Festival, quattro giorni per navigare tra oltre 70 spettacoli, concerti, mostre, incontri, spazi didattici e multimediali sul mondo del Web, a ingresso libero e gratuito. Una full immersion per sapere e scoprire tutto di Internet, imperdibile per chi usa la rete per curiosità, lavoro o studio.

L’evento, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Festival della Scienza di Genova nell’ambito dei «150 anni di Scienza», è organizzato dall’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, insieme a Registro .it, Comune e Provincia di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Università di Pisa e Camera di Commercio. Con il patrocinio di Ministero per lo Sviluppo Economico, Regione Toscana e Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione.

L’intera città, dove esattamente 25 anni fa è avvenuta la prima connessione italiana alla rete, sarà coinvolta e diventerà la capitale della ricerca in informatica, dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Tantissimi i momenti di confronto per affrontare in modo semplice, coinvolgente e diretto i temi «caldi» della rete: reti sociali, autonomic computing, calcolo scientifico, wireless, robotica, motori di ricerca, riconoscimento di linguaggio naturale. E per esplorare le connessioni dell’informatica e della telematica con cultura, società, economia, salute, sport, politica, energia, turismo.

Comune e Provincia di Pisa metteranno a disposizione dei cittadini gli strumenti più innovativi, la Camera di Commercio coinvolgerà le imprese, Cnr, Università, Sant’Anna e Normale apriranno le loro aule e i loro musei per mostrare le ricerche più all’avanguardia. A partire dall’evento di apertura (5 maggio, ore 10, Auditorium dell’Area della Ricerca del Cnr di Pisa) organizzato dal Registro .it e dedicato ai social network. «Un’importante opportunità», osserva il direttore dell’Area, Claudio Montani, «per aprirsi alla cittadinanza e valorizzare il "trasferimento tecnologico" verso le imprese e soprattutto agli utenti, i veri protagonisti del Web».

Le Logge di Banchi saranno la location (tutti i giorni dalle 10 alle 18) di iniziative animate da esperti e appassionati come «Geomemories, le geografie della memoria», un insieme di mappe storico-geografiche navigabili interattivamente tramite touch screen e proiettori, per riscoprire l’evoluzione del territorio, eventi che hanno cambiato il nostro paese e testimonianze di intere generazioni dalla fine dell’800. «Visito Tuscany» dell’Isti-Cnr offrirà a cittadini e turisti un servizio di guida interattiva e personalizzata per la visita delle città d’arte toscane basato sul riconoscimento di immagini, la realtà virtuale e il Web 2.0.

Il «Laboratorio di Robotica» sarà uno dei tre eventi promossi dalla Scuola Superiore Sant’Anna: «Un gruppo dell’Istituto di BioRobotica della Scuola presenterà un laboratorio pensato per i bambini e per i ragazzi delle scuole medie superiori -spiega il direttore del Sant’Anna, Maria Chiara Carrozza- dimostrando che la robotica è veramente per tutti, che ha molteplici applicazioni e che può divertire educando. I partecipanti saranno chiamati a confrontarsi e a interagire con i robot in un viaggio sorprendente». Anche «Parental control» dell’Iit-Cnr si rivolge ai più giovani, promuovendo l’utilizzo consapevole e la creatività rispetto a Internet e ai telefoni cellulari, e mostrando come evitare usi scorretti che possono creare rischi per la sicurezza e la privacy.

Tra i tanti eventi che saranno ospitati nell’Aula Magna della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Maturali, venerdì 6 maggio dalle 12 alle 13:30 verrà presentato EndoCAS, il centro di eccellenza per la chirurgia assistita dell’Università di Pisa. EndoCas utilizza le più moderne tecnologie informatiche (sistemi di navigazione, di guida robotica e simulatori per la chirurgia, ricostruzioni 3D e repliche solide di organi) di supporto alle attività chirurgiche. Il Museo degli Strumenti per il Calcolo, una realtà unica per la storia dell’informatica, unirà arte e scienza in un ideale percorso, a poca distanza da Piazza dei Miracoli, tra le tappe principali che hanno segnato la storia del calcolo, celebrando l’evoluzione dai floppy ai vari supporti di memoria dei computer.

Il Museo delle Pure Forme (Laboratorio Percro, via dei Martiri 21, giovedì 5 maggio dalle 15 alle 17:30) è un sistema che utilizza le tecnologie degli ambienti virtuali per nuove forme di interazione con opere d’arte scultoree. Nei musei tradizionali ai visitatori è consentita soltanto l’osservazione, invece questo Museo, attraverso dispositivi robotici, è in grado di restituire virtualmente le stesse sensazioni fisiche che si provano toccando gli oggetti. Inoltre, l’Istituto TeCIP del Sant’Anna e il Cnit (Consorzio Interuniversitario per le Telecomunicazioni), faranno conoscere ai visitatori i laboratori dove è stata raggiunta la più alta velocità al mondo di trasmissione dati in Internet.

«Pisa è città della scienza ed è stata la culla dell’informatica italiana e delle prime esperienze della rete. Dunque merita d’essere il luogo privilegiato di una riflessione sull’impatto culturale e sociale di Internet, oltre che sulle evoluzioni scientifiche e applicative», ricorda il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. «Anche con questa iniziativa -aggiunge- la nostra città deve coltivare la didattica e la promozione della scienza, in vista della realizzazione col Piuss della ’Cittadella Galileianà ai Vecchi Macelli».

«Non a caso, in Toscana e a Pisa in particolare la diffusione e l’utilizzo della rete sono i maggiori a livello nazionale», aggiunge Anna Vaccarelli, coordinatore dell’Internet Festival e responsabile Relazioni esterne del Registro.it. «Questa centralità di Internet per il nostro territorio -dice ancora- è stata la molla che ci ha spinto a volere un Festival unico nel suo genere». «Pisa è la prima tappa importante del viaggio con il quale Cnr e Festival della Scienza -afferma il presidente del Festival, Manuela Arata- intendono ripercorrere le tante eccellenze scientifiche del nostro Paese: un percorso che ’uniscè l’Italia nel nome della scienza, la cui celebrazione finale sarà proprio a Genova a ottobre, nell’ambito dell’edizione 2011 del Festival».

FONTE: lastampa.it

giovedì 28 aprile 2011

Quel lago di luce: il primato europeo di una piccola valle

In Val Sabbia la più grande centrale fotovoltaica pubblica d'Europa

C'è un lago di luce, tra le valli padane. Nei giorni in cui l'Italia si spacca sul nucleare, emerge dal profondo Nord una comunità montana virtuosa che si è dotata della più grande centrale pubblica fotovoltaica d'Europa. La quale distribuisce elettricità gratis a tutti gli uffici municipali, le strade, i semafori, i pensionati, le scuole... Senza un centesimo di soldi statali.

Siamo in Valle Sabbia, a nord-est di Brescia, lungo il fiume Chiese. Zona per secoli poverissima. Di emigrazione. Di parenti sparsi per l'Australia, la Merica, il Belgio, il Brasile... Di profumi forti come quello del Bagoss, il celeberrimo formaggio di Bagolino. Di infanzie passate nelle stalle o intorno al fuoco a cantare «baghècc». Di montanari cresciuti nel mito della Ferriera Italiana di Vobarno e delle acciaierie Falck, finite una quindicina di anni fa alla famiglia Chan di Hong Kong. Di fabbrichette nate dal contagio del virus dell'«imprenditorite».

Valle di gente seria. Che aveva fatto della Comunità montana una cosa seria. Al punto che, quando esplose lo scandalo delle comunità montane a livello del mare e si pose il problema di cancellare le comunità pataccare proprio per salvare quelle vere e virtuose, uno degli esempi citati a modello era sempre questo: la Val Sabbia.

Qui l'organismo altrove ridotto a un carrozzone ha messo insieme 25 comuni della valle più altri 16 che si sono aggregati. Qui la Secoval (società per i servizi comunali) frutto dell'alleanza è riuscita a strappare contratti altrimenti impensabili per la fornitura del gas e la rimozione dei rifiuti urbani pretendendo che i vincitori delle gare si accollassero il disturbo di servire anche le contrade che mai avrebbero servito perché poco remunerative. Qui sono stati raggruppati per risparmiare tutti i servizi Ici, Tarsu (smaltimento spazzatura), Tia (Tariffa di igiene ambientale). Qui c'è una banca dati che gestisce tutti gli strumenti di pianificazione e programmazione territoriale così precisa e aggiornata da contenere le foto di ogni edificio e ogni cancello d'accesso, consentendo insieme la massima vigilanza contro l'abusivismo e la massima disponibilità nei confronti dei cittadini che via Internet possono fare gran parte delle pratiche senza doversi mettere in coda agli sportelli. Qui 15 dipendenti coprono il lavoro di una ragioneria unica, un ufficio tecnico unico, una segreteria unica. Totale dei dipendenti comunali: 297 per 41 comuni con 160.000 abitanti complessivi. Uno ogni 538 abitanti. Un settimo, dicono le carte, di quelli milanesi: uno ogni 74.

Fatto sta che quando il governo Berlusconi ha deciso di sopprimere di fatto tutte le comunità montane, sia quelle «marine» sia quelle serie e funzionanti pur di non fare una scelta (questa sì, questa no) che sarebbe stata rognosa dal punto di vista clientelare, in Val Sabbia non si sono lagnati più di tanto. E dopo aver mandato un moccolo a chi non aveva capito niente del loro ruolo, si sono impuntati di sopravvivere a dispetto di Roma. Contando solo su 300 mila euro della Regione Lombardia e sulle entrate derivanti dai risparmi fatti fare ai comuni consorziati.

Ma veniamo alla centrale fotovoltaica. «Siamo partiti nel giugno dell'anno scorso», spiega il presidente della comunità montana Ermano Pasini, che è consigliere provinciale e sindaco di Provaglio dal 1985, quando aveva solo 21 anni, prima come democristiano, poi come pidiellino. «C'erano finanziamenti per le energie alternative di scadenza il 31 dicembre 2010. Una volta deciso, dovevamo fare in fretta. Tre mesi, tartassando gli uffici tutti i giorni, se ne sono andati per le autorizzazioni. A settembre, finalmente, siamo partiti: ci restavano 90 giorni».

L'area giusta viene individuata in una valletta isolata in località Gusciana, sotto il monte Budellone nel comune di Paitone. Non si vede se non ci vai apposta e deve comunque esser risanata: ci sono infatti i ruderi un vecchio allevamento di tacchini. Tredici capannoni con i tetti di amianto. Tutta roba pericolosissima, da smaltire come rifiuti speciali in discariche speciali per un totale di 350 mila chili di materiale contaminato.

Tre mesi per buttare via tutto, ripulire, risanare, costruire la centrale: da far tremare le vene ai polsi. Ma è lì che viene fuori uno dei rarissimi esempi virtuosi di questa Italia litigiosissima: tutte ma proprio tutte le decisioni da prendere passano all'unanimità sia nei comuni di destra, dove vota sì anche la sinistra, sia nei comuni di sinistra, dove vota sì anche la destra. Un piccolo miracolo. Vengono trovati i soldi: 23 milioni e mezzo di euro anticipati (mutuo ventennale) dalla Banca Cooperativa Valsabbina. Viene individuato chi può costruire l'impianto, il Consorzio Stabile Sardegna.

Ai primi di settembre 2010 partono i lavori. Che vanno avanti senza un attimo di sosta col sole, la pioggia, il vento e la neve. «Non ce l'avremmo mai fatta, senza quegli operai, quei tecnici, quei manovali sardi. Erano un centinaio. Hanno lavorato come pazzi anche di notte, con i fari. Perfino la vigilia di Natale, hanno lavorato», spiega l'architetto Antonio Rubagotti, che ha firmato il progetto complessivo. «Demoliti i capannoni e portato via l'amianto, hanno posato 24.024 pannelli per un totale di 38.438 metri quadri. Tutti stesi seguendo il più possibile la conformazione del terreno, tra gli alberi, in modo da avere il minor impatto possibile dal punto di vista visivo. E posati con una inclinazione di 10 gradi rinunciando a quella ideale (oltre i 30) purché dessero meno nell'occhio. Certo, ci rimettiamo il 5 o 6% di resa. In compenso non è orrendo come certi impianti che si vedono in giro. A guardarlo da lontano sembra un lago...».

Fatto sta che il 28 dicembre l'impianto era finito. Pronto per essere allacciato alla rete elettrica. E da allora fornisce energia per 7,8 milioni di kilowatt all'anno. Il che consente un ricavato annuale di circa 5 milioni di euro: «Uno e otto lo diamo alla banca per restituire il mutuo, uno e qualcosa se ne va per la gestione e l'assicurazione e due tornano ai comuni che non pagano più un centesimo per tutta l'illuminazione pubblica. Tutti soldi di risparmio sulla partita corrente. Quella che toglie il sonno ai sindaci», ride Ermano Pasini. «Abbiamo fatto o no un affarone?».

FONTE: Gian Antonio Stella (corriere.it)

sabato 23 aprile 2011

Un ospite di troppo tra i denti dei più piccoli

Identificato un nuovo microrganismo responsabile della carie nei bambini.

È affollata la bocca dei più piccoli. Centinaia di batteri, che, complice un ambiente favorevole, prosperano fino a provocare la carie, una vera e propria malattia che a lungo andare mette a rischio la salute dei denti. Ora, ricercatori del Forsyth Institute di Cambridge, un centro specializzato nella salute dentale, hanno identificato un nuovo sgradito ospite in grado da solo di causare la carie nei bambini. Si chiama Scardovia wiggsiaee la sua presenza è emersa da uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Microbiology e che ha coinvolto circa 80 bambini, la metà dei quali con gravi problemi dentali.

LO STUDIO - Il team, il cui obiettivo era ricostruire per intero la flora batterica della bocca, ha sottoposto a un’analisi genomica i campioni estratti dai denti dei piccoli. Numerosi i microbi rilevati, primo fra tutti lo Streptococcus mutans che finora era stato considerato il principale responsabile della formazione della carie. Tuttavia, insieme al batterio già noto, i ricercatori hanno individuato il finora sconosciuto Scardovia wiggsiae. Cosa ancora più inattesa è che questo batterio era presente nella bocca dei bambini con grave carie anche in assenza dello Steptococcus mutans: una prova del fatto che il nuovo trovato non ha bisogno di quest’ultimo per causare la malattia del dente. «La principale implicazione clinica di questo studio - hanno scritto i ricercatori - è l’espansione delle conoscenze del microbioma della carie infantile e l’identificazione di una nuova specie batterica come possibile responsabile della malattia». Ma non si tratta semplicemente di soddisfare la voglia di conoscenza e la curiosità degli scienziati. La scoperta ha importanti ricadute pratiche: «Identificare le cause della carie nei bambini più piccoli è il primo passo per trovare una cura efficace», ha commentato la prima firmataria dello studio, Anne Tanner.

UN PROBLEMA PER NIENTE BANALE - Sembra così comune da non essere fonte di preoccupazione, eppure, hanno sottolineato i ricercatori nello studio, la carie - che distrugge progressivamente i denti e può causare un intenso dolore - è la più diffusa malattia infettiva nei bambini americani e la principale causa di visite ospedaliere. Inoltre, la sua diffusione riflette fedelmente le diseguaglianze sociali: sono le classi più svantaggiate a esserne più colpite. Dati, questi, che trovano conferma anche nel nostro Paese. In Italia, secondo indagini pubblicate recentemente dal ministero della Salute, già all’età di 4-5 anni, la carie colpisce il 21,6 per cento della popolazione e la sua diffusione aumenta gradualmente al crescere dell’età, fino a raggiungere quasi il 90 per cento a 25 anni. Anche sul tema delle diseguaglianze l’Italia non smentisce i dati americani: il Nord risulta più sano del Sud e lo stesso vale per i ragazzi che appartengono a famiglie ad alto reddito e con alto grado di istruzioni rispetto a quelli provenienti dalle fasce più deboli.

FONTE: Antonio Michienzi (corriere.it)

mercoledì 20 aprile 2011

AIDS: AL VIA SU 200 VOLONTARI SPERIMENTAZIONE VACCINO ITALIANO

Al via su 200 volontari la sperimentazione clinica del vaccino italiano contro l'Aids. L'Istituto Superiore di Sanita' e il National Department of Health del Sudafrica annunciano oggi l'inizio in Sud Africa della sperimentazione clinica di Fase II del vaccino, basato sulla proteina Tat di HIV-1. Lo studio, condotto dal gruppo di ricerca italiano coordinato da Barbara Ensoli del Centro Nazionale AIDS dell'Istituto Superiore di Sanita' e finanziato dal ministero della Salute italiano, e' in questa fase di sperimentazione sostenuto dal ministero degli Esteri. Lo studio sara' condotto in doppio cieco con gruppo di controllo (placebo), con 200 partecipanti di eta' compresa tra i 18 e i 45 anni. L'immunizzazione terapeutica sperimentale sara' eseguita tramite somministrazioni del vaccino Tat a persone con infezione da HIV in terapia antiretrovirale (HAART), secondo uno schema di trattamento mensile che prevede complessivamente 3 inoculi.
Obiettivo primario dello studio e' la valutazione dell'immunogenicita' del vaccino, ossia in sostanza della sua efficacia; obiettivo secondario sara' la valutazione della sua sicurezza. La sperimentazione prendera' avvio nel Centro Clinico di Medunsa nella provincia di Gauteng. Un nuovo sito e' in preparazione presso l'Universita' di Walter Sisulu, Mthatha, Eastern Cape, che partecipera' alla sperimentazione entro l'ultimo trimestre del 2011. Lo studio in Sud Africa inizia dopo che il vaccino Tat ha dimostrato di essere sicuro e capace di indurre risposte immuni specifiche (anticorpali e cellulari) nei precedenti studi di Fase I gia' condotti sull'uomo e nello studio di Fase II in Italia. "E' con queste incoraggianti premesse che inizia, oggi, in Sud Africa, la Sperimentazione Clinica ISS T-003 -afferma Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita'- Questa fase di studio, in particolare, e' stata resa possibile da anni di ricerche frutto del finanziamento del ministero della Salute e che oggi si avvale del contributo del ministero degli Esteri poiche' fa parte di un programma di cooperazione tra il Governo Italiano e il Governo Sudafricano". I risultati della sperimentazione di Fase II, condotta in Italia in 11 centri clinici e attualmente in fase di completamento, indicano che la vaccinazione con Tat e' sicura e immunogenica e che il vaccino Tat e' capace di migliorare la risposta immunitaria nei pazienti sieropositivi gia' in trattamento con HAART. Il vaccino Tat ha, infatti, dimostrato di avere un ruolo chiave nel ridurre le alterazioni del sistema immunitario riscontrate nell'infezione da HIV e che normalmente persistono anche in corso di trattamento antiretrovirale virologicamente efficace. La sperimentazione ha inoltre evidenziato che sono proprio i pazienti con maggiore compromissione immunologica a trarre i maggiori benefici dalla vaccinazione con Tat.

FONTE: agi.it

martedì 19 aprile 2011

NUOVE PROSPETTIVE PER LA FERTILITA’ DELLE GIOVANI PAZIENTI ONCOLOGICHE

Capurso: “E’ il primo IRCCS pubblico che si fa carico di un aspetto così importante per le giovani donne colpite da tumore con l’obiettivo di una qualità di vita sempre migliore”

Roma, 19 Aprile 2011 – Si è appena conclusa la presentazione della Banca del Tessuto Ovarico, Istituita all’interno della Banca del Tessuto Muscolo Scheletrico della Regione Lazio. Presenti i rappresentanti delle due istituzioni che hanno fortemente favorito la realizzazione del progetto : la Presidente della Regione Lazio, che ha inserito nella programmazione sanitaria regionale la Banca del Tessuto Muscolo Scheletrico unica del Centro-Sud Italia e il Ministro della Salute che ha finanziato il progetto dell’autotrapianto di tessuto ovarico.

Oggi sotto i 40 anni le persone viventi dopo un tumore sono quasi 200.000 e in generale ogni anno viene diagnosticato un cancro a circa 12.000 bambini/adolescenti di età inferiore ai 19 anni e la percentuale di guarigione in questa fascia di età raggiunge il 45% (Rapporto Airtum 2010).

Negli ultimi decenni si è visto che sebbene il tumore sia una malattia grave, grazie alla diagnosi precoce e alle terapie sempre più innovative, si può guarire e si può convivere con esso per molti anni con una prospettiva di vita simile alle persone non colpite da tale malattia. Per questo è fondamentale una particolare attenzione alla qualità di vita delle persone in tutto il percorso che si intraprende dopo una diagnosi di neoplasia. Il nostro sistema sanitario in questa ottica programma con attenzione nel breve e lungo termine le risposte più adeguate ai bisogni di assistenza dei malati di tumore.

La Regione Lazio ha inserito nella programmazione sanitaria la realizzazione della Banca regionale del Tessuto Muscolo Scheletrico (2005) e Il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato all’unanimità lo scorso 14 marzo la mozione presentata da Francesco Storace e Roberto Buonasorte e sottoscritto da Isabella Rauti, sull’istituzione presso l’Istituto Regina Elena della Banca del Tessuto Ovarico a favore delle pazienti oncologiche, grazie al finanziamento predisposto dal Ministero della Salute di circa 400mila euro.

“Le Banche presenti nei nostri Istituti – ha sottolineato il Prof. Lucio Capurso, Direttore Generale degli Istititu Fisioterapici Ospitalieri- sono due realtà di grande rilevanza nel panorama sanitario regionale e nazionale. La Banca del Tessuto Muscolo Scheletrico è la prima Banca pubblica della Regione Lazio, l’unica del Centro Sud e rimarrà tale in quanto vengono create in base al numero di abitanti e le altre 6 esistenti sono tutte al nord di Firenze. La bio-banca del Tessuto Ovarico è la prima istituita in un IRCCS pubblico, pertanto oltre a rispondere alle esigenze cliniche, le nostre banche avranno un importante funzione nel settore della ricerca.”

Da diversi anni, in letteratura si dibatte per la scelta di una strategia sperimentalmente valida per preservare o restituire la fertilità alle pazienti oncologiche : “Per la donna adulta, - spiega il Dott. Enrico Vizza, direttore Ginecologia Oncologica IRE - affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter esaudire il desiderio di maternità, risulta essere un fondamentale supporto psicologico. Alle donne in età pre-pubere, colpite da patologie neoplastiche, è invece d’obbligo offrire, dopo la guarigione, una normale crescita e un normale sviluppo senza minare la possibilità di procreare e costruire una famiglia.”

“La medicina moderna ha consolidato i trapianti d’organo e - ha spiegato il Dott. Fabio Erba, Responsabile della Banca del tessuto Muscolo Scheletrico - nel contempo ha fatto passi da gigante nei trapianti di tessuti: piccoli o grandi frammenti di strutture che consentono oggi a molteplici specialità chirurgiche di evitare pesanti ed inutili mutilazioni.”

Il Prof. Capurso ha inoltre illustrato le eccellenze peculiari degli Istituti sottolineando l’importanza di sostenere i progetti cui lavorano i nostri clinici e ricercatori ed a tal fine ha presentato il video realizzato per la Campagna del 5x1000 a sostegno dell’attività di ricerca svolta presso i nostri Istituti, che ha visto come testimonial Carlo Verdone.
Il grande artista romano, è da sottolineare, non ha mai preso parte a spot pubblicitari ma per i nostri Istituti ha voluto prestare la sua immagine a scopo assolutamente benefico, così come la Atom Production che ne ha curato la realizzazione.

FONTE: Lorella Salce (Capo Ufficio Stampa - Istituto Nazionale Tumori Regina Elena)

«Goccles», gli occhiali che scoprono il cancro

Brevettati dalla Cattolica di Roma, sono utili per la diagnosi precoce dei tumori orali

Sono targati Italia speciali occhiali verdi che scovano il cancro alla bocca precoce: si chiamano «Goccles» e sono stati progettati e realizzati dall'equipe dell'Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-facciale dell' Università Cattolica di Roma, diretta da Sandro Pelo.

GOCCLES - I Goccles (Glasses for Oral Cancer - Curing Light Exposed - Screening) sono in grado di identificare lesioni tumorali precoci della mucosa orale e di indicarne con precisione i margini. Il carcinoma del cavo orale ogni anno in Italia causa circa 3mila decessi. In oltre il 60% dei casi la malattia si scopre quando è già in stadio avanzato e le chance di sopravvivenza sono inferiori al 30%. «Goccles - spiega Pelo - funziona sfruttando la luce delle lampade fotopolimerizzanti presenti in ogni studio dentistico, provocando il fenomeno dell'autofluorescenza sulla mucosa del cavo orale. Indossando gli occhiali è possibile osservare la riduzione di autofluorescenza provocata dalle cellule tumorali o displasiche grazie a un filtro ottico molto selettivo, che permette di evidenziare i tessuti malati o in procinto di ammalarsi».

TESTATI SU 32 PAZIENTI - «Lo strumento è stato testato su 32 pazienti a rischio tumore, soggetti affetti da displasie e lesioni croniche o precedentemente trattati per carcinoma del cavo orale, forti fumatori e bevitori, pazienti in età avanzata«, spiega Di Nardo. Ogni paziente è stato sottoposto a ispezione tradizionale del cavo orale, seguita da esame dell'autofluorescenza con gli occhiali. I test dimostrano che lo strumento funziona scovando tumori che possono sfuggire alla diagnosi tradizionale. (Fonte: ANSA).

venerdì 15 aprile 2011

Meta' italiane non usa contraccettivi

Indagine Gfk Eurisko, pillola crea 'ansia' e 8 donne su 10 la dimenticano

La metà delle donne italiane che ha rapporti sessuali non utilizza contraccettivi, né alcun tipo di precauzione sotto le lenzuola. Fra queste, solo un terzo lo fa perché desidera un figlio, mentre gli altri due terzi, semplicemente, rischiano una gravidanza indesiderata. E' quanto emerge da un'indagine effettuata da GfK Eurisko via web su un campione di 2.030 donne italiane in età compresa tra i 18 e i 45 anni. I risultati sono stati illustrati oggi a Roma alla presentazione di un nuovo contraccettivo ormonale sottocutaneo che dura 3 anni. "Un quarto delle donne italiane - ha evidenziato Isabella Cecchini di Gfk Eurisko - utilizza un contraccettivo ormonale, con cui ha un rapporto di 'amore e odio'. Infatti, questo metodo ha un impatto positivo sul benessere psicologico: le donne che usano un contraccettivo ormonale si sentono libere di vivere la propria sessualità, sicure e tranquille. Ma tutto questo viene anche vissuto come un peso, un impegno, un problema che crea ansia per il doversi ricordare di prenderlo e la paura di dimenticarlo. È proprio questa dimensione di peso/impegno, insieme ai disturbi (soprattutto gonfiore, ritenzione idrica) a rappresentare una delle principali cause di 'abbandono' della pillola ed è anche causa di 'mal uso': a 8 donne su 10 è capitato di dimenticarla e una su 4 l'ha dimenticata in media due volte nell'ultimo mese". Il nuovo dispositivo è un bastoncino flessibile a rilascio ormonale costante da inserire sotto la pelle del braccio, che permette di non pensare alla contraccezione per 3 anni. "L'assunzione della pillola è diventata, anno dopo anno - ha evidenziato Gianna Schelotto, psicologa e scrittrice - un gesto quotidiano. Ogni giorno, nel gesto dell'assunzione della pillola c’è anche l'indiretto rimando a un impegno, a una rinuncia, a un obbligo di dover fare qualcosa che si deve assolutamente fare. Un comportamento che si ritrova in ogni rito. Quindi un peso. In più ci si deve confrontare con una sorta di schiavitù: perché, piaccia o no, il doversi 'buttar giù' ogni giorno un farmaco, può risultare sottilmente molesto e inquietante. Il contraccettivo sottocutaneo libera, di un solo colpo, la donna dal rischio della dimenticanza e dalle sotterranee trame psicologiche".

FONTE: adnkronos.com

giovedì 14 aprile 2011

Arriva in Italia il contraccettivo che dura tre anni

Il ginecologo "Si impianta sottocute nel braccio della donna"

Sbarca in Italia un nuovo contraccettivo ormonale sottocutaneo. Lo impianta il ginecologo nel braccio della donna, dove rimane posizionato e attivo per tre anni, e se si cambia idea basta rimuoverlo. La novità è stata presentata oggi a Roma.
Nessun rischio, quindi, di dimenticare di assumere la pillola: a partire da maggio sarà disponibile questo piccolo “bastoncino” di due millimetri di diametro e 4 cm di lunghezza che il medico inserisce sotto la cute del braccio.
«Il ginecologo, appositamente istruito - ha detto Chiara Benedetto, ordinario di ostetricia e ginecologia e direttore del Dipartimento di discipline ginecologiche e ostetriche dell’Università di Torino - ha a disposizione uno speciale applicatore. Il primo atto che compie è inserire il dispositivo sotto la cute, nella parte interna del braccio, in modo che possa essere rilevato dalla donna in qualunque momento. E qui rimane per 3 anni».
«Se in questo periodo la paziente decide di non avere più bisogno di contraccezione, torna dal ginecologo e fa rimuovere l’impianto sottocutaneo con un’anestesia locale, senza lasciare cicatrici».
«Questo contraccettivo è a base di etonogestrel - spiega - un metabolita attivo del desogestrel, un progestinico. I vantaggi sono molteplici. Non contiene infatti estrogeni e può quindi essere utilizzato anche da donne che presentano controindicazioni al loro uso».
Il contraccettivo presenta come svantaggio quello di una possibile irregolarità del ciclo mestruale, portando nel 20% dei casi ad amenorrea e in altri casi da un flusso più abbondante o prolungato.

FONTE: lastampa.it

venerdì 8 aprile 2011

Staminali, nato il primo occhio in provetta a sorpresa le cellule si organizzano

E' stato ottenuto il primo occhio in provetta: è di topo ed è nato da cellule staminali che si sono organizzate spontaneamente una volta immerse in un cocktail di sostanze che le nutrono e ne favoriscono la crescita. Il risultato, al quale Nature dedica la copertina, anticipa scenari alla Bladerunner, con le fabbriche di occhi per i replicanti immaginate nel celebre film di fantascienza del 1982. Più realisticamente apre la via ai trapianti di retina. Ci vorranno anni di lavoro, ma diventa possibile coltivare le cellule staminali per ottenere la retina destinata ai trapianti.

L'occhio in provetta è stato ottenuto in uno dei più grandi centri di ricerca giapponesi, l'istituto istituto Riken, a Kobe, e la ricerca è stata condotta da una squadra di biologi dello sviluppo, bioingegneri e biochimici guidato da Yoshiki Sasai. E' un risultato straordinario, che ha stupito gli stessi ricercatori, che lo scrivono chiaramente su Nature. La generazione di un organo, osservano, richiede una regia complessa, capace di controllare il modo in cui tanti tipi diversi di cellule interagiscono fra loro fino a ottenere un unico comportamento collettivo. «E' tuttora poco chiaro - scrivono - come singole parti, localizzate, possano coordinarsi fra loro fino a costruire un intero organo».

Nell'esperimento un insieme di cellule staminali prelevate da un embrione di topo è stata immersa in un "brodo" di coltura che le ha nutrite e le ha spinte ad organizzarsi spontaneamente. Così, in modo del tutto autonomo, si sono assemblate come dei "lego" in miniatura e hanno formato una struttura tridimensionale chiamata "calice ottico" dalla quale si sviluppa la retina. E' una struttura complessa, costituita da due fogli di tessuto ripiegati in modo simile a una tasca.

È un doppio risultato, quello ottenuto in Giappone. Da un lato è stato ottenuto in provetta un organo tridimensionale e complesso come un occhio senza dover utilizzare "impalcature" biocompatibili come si fa, ad esempio, nei laboratori che lavorano ad altri organi artificiali, come polmoni o cuore; dall'altro l'organo è stato costruito in modo spontaneo dalle stelle cellule staminali embrionali, come se queste fossero guidate da una sorta di programma di lavoro interno e obbedissero a un "ordine intrinseco", come lo chiamano i ricercatori. Al di là delle tante cose che restano da chiarire, i ricercatori non hanno dubbi che si sia aperta una nuova pagina della medicina rigenerativa e, con essa, «nuove strade per il trapianto di tessuti della retina ottenuti artificialmente, invece del semplice trapianto di cellule».

FONTE: ilmessaggero.it

lunedì 4 aprile 2011

Si è acceso Icarus: dovrà svelare i segreti dell'Universo

L'obiettivo è capire i misteriosi «neutrini», che già furono messi sotto osservazione da Enrico Fermi nel 1934

La parola neutrino è italiana, coniata da Enrico Fermi nel 1934 per caratterizzare queste particelle dalle più straordinarie proprietà. Ogni secondo, di giorno come di notte, senza rendercene conto, siamo attraversati su ogni centimetro quadrato da ben 65 miliardi di neutrini solari, ad una velocità vicina a quella della luce. La maggioranza di questi neutrini proviene dal Sole e attraversa quasi senza effetti sia il Sole che la nostra Terra perdendosi nell'immensità del fondo cosmico. I neutrini sono simili ai ben più familiari elettroni, ma con una cruciale differenza, quella di essere elettricamente neutri e influenzati solamente dalla forza debole trasmessa dai bosoni W e Z, per la cui scoperta al Cern ho ricevuto assieme a Van der Meer il premio Nobel per la Fisica nel 1984. Un grandissimo numero di neutrini sono anche prodotti da certi tipi di decadimenti radioattivi e da reazioni nucleari come quelle prodotte dal Sole, dai raggi cosmici e soprattutto dai reattori nucleari. Forse pochi sanno che una importante frazione dell'energia prodotta dalla fissione nucleare sfugge sotto forma di neutrini. Postulato da Pauli nel 1930, il neutrino fu rivelato sperimentalmente nel 1956 da Cowan e Reines, che ricevettero solo quarant'anni dopo il premio Nobel.

Il 23 febbraio 1987 neutrini provenienti dall'esplosione della supernova SN 1987A a 168 mila anni luce furono rivelati sperimentalmente in laboratori sotterranei in Giappone e negli Usa, la più luminosa esplosione stellare vista ad occhio nudo da quando Keplero osservò una supernova nel 1604. Oggi sappiamo che i neutrini saranno la fine ultima della morte di ogni stella, incluso il nostro Sole, ma fortunatamente solo tra circa cinque miliardi di anni!

Per comprendere l'immensità dell'Universo che ci circonda, basti pensare che all'incirca ogni secondo una nuova supernova esplode, trasformandosi in neutrini, da qualche parte dell'Universo!

I fisici sono quindi convinti che i neutrini siano uno dei più importanti e straordinari fenomeni cosmologici, in gran parte ancora tutti da scoprire, come confermato peraltro dai numerosi premi Nobel per la Fisica attribuiti a questo soggetto. Basti pensare che assieme a ogni protone proveniente dalla primordiale nucleosintesi, quella che generò circa tre minuti dopo il Big Bang tutta la materia conosciuta dell'universo - i famosi tre minuti così ben descritti dal libro di Steve Weinberg - sono generati ben un miliardo di neutrini, che ancora oggi attraversano lo spazio cosmico.

Come inizialmente postulato dal nostro Bruno Pontecorvo e dimostrato da numerosi esperimenti, oggi sappiamo che esistono almeno tre tipi diversi di neutrini. Uno dei fenomeni più straordinari è che essi spontaneamente «oscillano» tra di loro e cioè viaggiando a grandi distanze si trasformano continuamente tra di loro. Da qui l'estremo interesse ad esempio del fascio di neutrini proveniente dal Cern di Ginevra che attraversando le Alpi e gli Appennini a grande distanza sottoterra, risale in superficie grazie alla rotazione della Terra e viene rilevato, unico in Europa, nei laboratori del Gran Sasso presso L'Aquila a circa 800 chilometri di distanza. I nostri esperimenti al Gran Sasso stanno mostrando ogni giorno di più come i neutrini risultanti alla fine di questo lungo viaggio siano profondamente diversi da quelli inizialmente prodotti.

Questi esperimenti sono anche centrali ad un'altra delle più straordinarie scoperte degli ultimi anni e cioè l'evidenza sperimentale di quella che comunemente si chiama la «materia oscura», che diede tra l'altro il premio Nobel nel 2006 a John Mather e a George Smoot per il successo del satellite Cobe lanciato nel 1989 e del loro successivo prodigioso lavoro di ricerca con più di mille tra ricercatori e ingegneri.

Questo straordinario risultato, oggi confermato da molteplici osservazioni cosmologiche, ci dice che la materia ordinaria, quella di cui siamo fatti e caratterizzata dalla ben nota tabella degli elementi chimici di Mendeleiev, non è la forma predominante della materia dell'Universo e che una ben altra componente, molto più massiva, invisibile e fino ad ora completamente sconosciuta, in realtà controlla, grazie alla sua forza gravitazionale, la massa dell'Universo tutto intero. Da qui l'immenso interesse di scoprire la presenza in laboratorio e la vera natura della materia oscura che senza dubbio ci attraversa continuamente, un risultato le cui conseguenze immense superano largamente quelle della fisica e cosmologia, della stessa importanza della rivoluzione copernicana quando si dimostrò che la Terra non era il centro dell'Universo. Lo studio della materia oscura è un altro argomento portante dell'Infn e dei laboratori del Gran Sasso.

FONTE: Carlo RUBBIA (Corriere.it)