martedì 27 settembre 2011

Marte, indivituati due luoghi adatti alla vita

Profonde valli ricche di minerali argillosi

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Geology dall’americano Planetary Science Institute, su maMarte ci sarebbero almeno due i luoghi che potrebbero aver ospitato la vita. Sono profonde valli ricche di un minerale argilloso che si è formato in presenza di acqua e che avrebbe favorito la presenza di forme di vita. Il minerale che potrebbe racchiudere il segreto della vita sul pianeta rosso si chiama smectite. La sua caratteristica è la grande capacità di assorbire acqua o molecole organiche e si forma in presenza di acqua non acida. «Queste argille si sono formate in presenza di specchi d’acqua persistenti circa 2 o 3 miliardi di anni fa», ha spiegato Janice Bishop, una delle responsabili della ricerca, che lavora per l’istituto Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) e per il centro di ricerche Ames della Nasa. «Ciò indica - ha aggiunto - che questi avvallamenti sono unici e potrebbero essere stati i luoghi più ospitali di Marte in un periodo di forte evaporazione, che ha condizionato il clima dell’intero pianeta».

I siti in questione sono stati individuati nell’area detta Noctis Labyrinthus, nei pressi della Valle Marineris, un complesso sistema di valli e canyon che si articola per 4.000 chilometri, arrivando a 7 chilometri di profondità. La ricerca si è basata sulle immagini ad alta risoluzione scattate dal satellite americano Mars Reconnaissance Orbiter (Mro), lanciato nel 2005 dalla Nasa per analizzare la superficie del pianeta e individuare i luoghi di atterraggio per le future missioni. «Queste depressioni sarebbero dei luoghi fantastici dove spedire un prossimo rover», ha commentato Catherine Weitz, primo autore della ricerca. «Peccato - ha aggiunto - che i forti dislivelli del terreno rendano molto problematico un possibile atterraggio in queste aree».

FONTE: lastampa.it

lunedì 26 settembre 2011

Neutrini, il dissenso dei trenta

Divisi gli autori della ricerca che mette in discussione le teorie di Einstein: «Uno su 5 non l'ha sottoscritta»

Nella presentazione della scoperta dei neutrini che viaggiano più veloci della luce non c'è stata unanimità.Una parte del gruppo dei fisici appartenenti a 30 istituzioni di 11 nazioni non condivideva appieno i passi che si stavano per compiere diffondendo un dato che avrebbe messo a soqquadro le radici della fisica moderna.

«Circa 30 dei 160 scienziati internazionali impegnati nell'impresa - dice Marco Gianmarchi del Cnr, coordinatore della fisica astro-particellare dell'Infn di Milano, responsabile del gruppo Aegis sulle ricerche dell'antimateria al Cern e membro dell'esperimento Borexino al Gran Sasso - non hanno firmato il preprint diffuso prima della conferenza del Cern. Avevano dubbi e avrebbero preferito pubblicarla innanzitutto su una rivista internazionale la quale, prima di accettare il lavoro, lo avrebbe sottoposto al tradizionale vaglio di altri esperti. Ciò mi lascia perplesso, anche se l'esperimento appare fatto bene».

«Sì, alcuni non lo hanno sottoscritto» conferma Antonio Ereditato alla guida del gruppo autore del risultato che sta scuotendo il mondo della scienza per le implicazioni che comporta, capaci di stravolgere la visione dell'Universo. Con questo dissenso di fondo iniziano domani gli esami sui neutrini da record. Contemporaneamente, nei laboratori del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e in Giappone sarà presentata e discussa la clamorosa scoperta.

Ora, dunque, i fisici sono lanciati nella caccia all'errore, unica via per fugare le incertezze. «Prima di gettare nel fuoco le teorie di Einstein vorrei vedere i risultati di altri esperimenti indipendenti» dichiara John Ellis, illustre teorico del Cern. «È possibile che anche se le conclusioni sono accurate, queste non dimostrino che i neutrini viaggiano più veloci della luce - afferma David Kaiser del Mit - ma invece siano la spia di un altro effetto esotico sconosciuto». «Dopo la conferenza al Cern ho ricevuto 650 email di osservazioni - dice Antonio Ereditato - ed è quello che deve succedere. Ciò che abbiamo constatato è choccante. Per questo prima di tutto ci siamo fatti gli esami all'interno del gruppo secondo le regole standard e poi abbiamo messo ai voti il lavoro svolto. Sapevo che l'articolo preparato era particolare e perciò ho chiesto libertà di coscienza nell'esprimere le personali valutazioni. Il consenso è stato grande ma un certo numero di colleghi per una serie di ragioni personali non lo ha condiviso. Dai nuovi incontri di domani mi aspetto nuove idee - aggiunge Ereditato - soprattutto originali non emerse a Ginevra».

FONTE: Giovanni Caprara (corriere.it)

giovedì 22 settembre 2011

L'Italia in allerta per il satellite. Pezzi in caduta sulla Terra

Paura nel Nord Italia per tutto quello che potrebbe arrivare dal cielo. I frammenti del vecchio satellite Uars della Nasa che domani si distruggerà a contatto con l'atmosfera potrebbero infatti cadere sulle regioni del Settentrione. Allo stato delle simulazioni è questa la previsione degli scienziati che ne stanno analizzando la traiettoria. La zona di caduta individuata è un'area di 200 chilometri che comprende Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli, Liguria ed Emilia Romagna. Al stato non è neanche possibile stabilire che tipologia dei 26 frammenti previsti potrebbe abbattersi sul nostro territorio: si tratta di pezzi, ha spiegato il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che vanno da 158 chili a sei etti. Allo stato delle simulazioni la probabilità che un frammento colpisca il nostro Paese è dello 0,9%.

Gabrielli ha spiegato che sono "due sono le possibili traiettorie che interessano il nostro Paese e due le eventuali finestre temporali in cui potrebbe verificarsi la caduta di uno (o più di uno) dei 26 frammenti in cui dovrebbe disgregarsi il satellite: le tra le 21,25 e le 22,03 di domani e le 3,34 e le 4,12 di sabato. Secondo l'ultimo report che ci è stato consegnato, la possibilità che i frammenti cadano sul nostro territorio corrisponde ad una probabilità dello 0,9%". Per Gabrielli, "la certezza di un eventuale impatto a terra si potrà avere solo tra i 40 e i 60 minuti prima. E questo consentirà, eventualmente, di circoscrivere il raggio di possibile caduta in un'area di 10-20 chilometri".Gabrielli ha spiegato poi che non ci sarà nessuna evacuazione dei cittadini che abitano nelle zone del nord Italia che potrebbero essere interessate dalla caduta dei frammenti del vecchio satellite della Nasa, prevista per domani, "anche perchè dovremmo evacuare 20 milioni di persone". "Ci troviamo di fronte a un evento - ha spiegato Gabrielli - di cui non c'è letteratura perchè la stragrande maggioranza di questi frammenti cade in mare o in zone deserte. Dunque stiamo cercando di mettere in piedi per la prima volta un sistema di autoprotezione che passa innanzitutto per una informazione trasparente, chiara e tempestiva". Al momento, ha spiegato Gabrielli, i suggerimenti che vengono dati alla popolazione sono di evitare i luoghi aperti nelle finestre di caduta e di evitare i piani alti degli edifici e di porsi sotto le architravi o nelle zone ad angolo delle proprie case e non al centro dei solai.

Ma non tutti gli esperti sono concordi: "E' impossibile prevedere la traiettoria" del vecchio satellite della Nasa Uars (Upper Atmosphere Research Satellite) che sta per cadere nell'atmosfera terrestre, "non si può quindi prevedere se cadrà sull'Italia o su altri Paesi", ha detto l'astrofisico Gianluca Masi, del Planetario di Roma e responsabile del progetto Virtual Telescope. "In questo momento - ha spiegato - il satellite sta compiendo una traiettoria molto complessa, a spirale intorno alla Terra, ma è continuamente frenato dall'atmosfera, che gli fa spostare di continuo la direzione". Per questa ragione, aggiunge, è impossibile prevedere la traiettoria del satellite e calcolare il punto dove avverrà l'impatto. Secondo l'esperto, che studia le traiettorie dei cosiddetti asteroidi killer che rischiano di incrociare l'orbita della Terra, si potrà comprendere meglio la traiettoria quando si avvicinerà il momento dell'impatto, previsto per domani sera, anche se non è ancora possibile stabilire con certezza l'orario. Domattina, ha aggiunto, forse lo scenario già potrà essere più chiaro. "Si tratta di un caso molto interessante - ha proseguito - perché si sta svolgendo in un arco temporale molto lungo e potrà aiutare a comprendere come studiare le traiettorie di oggetti in casi come questo".

FONTE: affariitaliani.it

mercoledì 21 settembre 2011

Una bottiglia con acqua e candeggina per illuminare il buio di Manila

L'invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata sui tetti di 10 mila abitazioni senza luce delle Filippine

Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila, quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana. Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

UNA VITA SENZA LUCE - Nei quartieri più poveri della capitale delle Filippine le abitazioni sono così vicine da rendere impossibile la costruzione di finestre e l’elettricità è troppo costosa. Per questo per ben 3 milioni di case (se così si possono chiamare gli slum di Manila) la vita domestica si svolge prevalentemente al buio, con tutte le conseguenze psicologiche e sulla salute che si possono immaginare. Ma ora grazie alla semplice invenzione della Solar Bottle Bulb la luce entra in molte baracche dei bassifondi di Manila.

ACQUA E CANDEGGINA - Le bottiglie di plastica anziché finire nella pattumiera diventano una fonte di luce economica e sostenibile: vengono riempite di acqua e candeggina e fissate a un foro nei tetti di lamiera ondulata. A questo punto il contenuto delle bottiglie, colpito a 360 gradi dai raggi solari, genera una rifrazione orizzontale fornendo un’illuminazione paragonabile a quella di una normale lampadina da 55 watt. A importare l’innovativa tecnologia è stato Illac Diaz, dell’organizzazione no-profit My Shelter Foundation , che ha creato il progetto denominato Isang Litrong Liwanag (un litro di luce).

DA HAITI A MANILA - L’ideatrice dell’economico sistema di illuminazione è invece Amy Smith, ingegnere del Massachussets Institute of Technology, che lo aveva messo a punto per illuminare le abitazioni più povere di Haiti. Nelle Filippine le bottiglie-lampadine vengono vendute e installate al prezzo di un solo dollaro e ne sono gia state distribuite 12 mila che regalano luce a 10 mila abitazioni in cinque province dello stato asiatico. L’illuminazione offerta dalle Solar Bottle Bulb dura tutto il giorno e viene promossa come una scelta migliore rispetto ad altre soluzioni: meglio di una finestra, che potrebbe essere infranta nella stagione dei tifoni, meglio delle candele e meglio degli allacciamenti illegali alla rete elettrica. Diaz sta nel frattempo progettando di estendere il progetto ad altre 36 città delle Filippine.

FONTE: Emanuela Di Pasqua (corriere.it)

martedì 20 settembre 2011

La salute? Per gli italiana è la cosa più importante dopo la famiglia

Per il 29% è la prima. E cresce il numero di chi si rivolge alle nuove pratiche, oltreché alla medicina tradizionale

Per gli italiani la salute è importante e molto: «Dopo la famiglia, è al secondo posto fra le cose più importanti della vita - spiega Renato Mannheimer, presidente ISPO -: più dell’amore e del lavoro. Il 29% degli italiani cita la salute come prima cosa più importante e ben il 61 % la include fra le prime 3 più importanti». Su richiesta di Astra Zeneca, ISPO ha condotto uno studio che rappresenta la prima iniziativa dell’Osservatorio Salute, un progetto che si propone di monitorare nel tempo gli atteggiamenti degli italiani nei confronti della salute.

I DATI - Ma come stanno gli italiani? E come si pongono di fronte alla salute? I dati che emergono dalla ricerca sono confortanti. Circa la metà dei nostri connazionali dice di star bene e complessivamente la percentuale di coloro che esprimono un giudizio positivo riguardo al proprio stato di salute raggiunge l’86%. E siamo anche attenti al benessere e alla prevenzione, con un picco nella popolazione fra i 35 e i 44 anni. In generale le donne appaiono più informate degli uomini; inoltre la consapevolezza della prevenzione aumenta in relazione al titolo di studio. Accanto all’attenzione verso la salute, l’indagine ha anche valutato l’orientamento degli italiani nei confronti delle nuove pratiche. Che hanno un discreto successo: il 16% degli italiani frequenta talvolta o spesso una SPA, un bagno turco o un centro benessere e altrettanti sono i connazionali che si rivolgono a letture, corsi e attività che riflettono il pensiero positivo. Il 15 % ricorre (talvolta o spesso) a massaggi rilassanti, shatzu e ayurvedica, mentre il 10% ricorre a cure omeopatiche e l’8% pratica la meditazione, il reiki, lo yoga o esercizi bioenergetici.

LE CULTURE DELLA SALUTE - Anche se gli italiani condividono nella gran maggioranza l’attenzione al benessere e alla prevenzione, l’atteggiamento con cui si pongono nei confronti della salute può presentare caratteristiche anche molto diverse. «Incrociando l’attenzione verso il benessere dei metodi tradizionali con la maggiore o minore propensione verso l’utilizzo di pratiche nuove abbiamo individuato 6 tipi di persone della cultura della salute» precisa Mannheimer. Ci sono i “tradizionalisti puri”, quelli cioè che si rivolgono esclusivamente alla scienza e alla medicina. Rappresentano il 30 % della popolazione , sono in genere più avanti negli anni e sono più spesso residenti in Centro Italia. Accanto ai “puri” ci sono i tradizionalisti “aperti”, anch’essi attenti al benessere e alla prevenzione tradizionale ma disponibili a provare – l’hanno fatto 1 o 2 volte – le nuove pratiche. Complessivamente i tradizionalisti costituiscono il 43% della popolazione. Il 27% degli italiani rientra nel gruppo degli “indifferenti”: non sono interessati alle nuove pratiche, ma nemmeno al benessere e alla prevenzione tradizionale. Sono in prevalenza anziani e più spesso uomini. Il gruppo dei “new agers” (7%), composto da soggetti attenti alle nuove pratiche ma non alle forme tradizionali, è costituito invece in prevalenza da giovani, forse perché, essendo in buona salute, pensano di non averne bisogno. Attenti alla prevenzione tradizionale ma disponibili a provare le nuove pratiche, cui fanno ricorso di tanto in tanto, sono i “curiosi”; più spesso giovani, rappresentano il 16% della popolazione. Un’elevata attenzione al benessere e alla prevenzione in senso tradizionale accompagnata da un regolare ricorso anche alle nuove pratiche caratterizza l’ultima tipologia individuata, quella degli “olistici”. Rappresentano il 7% della popolazione e sono più spesso adulti fra i 35 e i 54 anni.

FONTE: Franco Marchetti

lunedì 19 settembre 2011

La mongolfiera gigante idea contro l'effetto serra

Il progetto di un team di scienziati britannici di Oxford e Cambridge con un primo finanziamento della Royal Society: lasciare sospesa una grande "palla" e creare un vulcano artificiale per deviare i raggi solari lontano dalla Terra e ridurre i danni climatici. Il prossimo mese la fase sperimentale. Le obiezioni della comunità verde.

L'idea è quella di fare salire e poi lasciare sospesa a 20 chilometri di altitudine una mongolfiera gigante, grande all'incirca come lo stadio di Wembley; tenerla collegata alla terra attraverso un lunghissimo tubo, tipo quelli di plastica usati per il giardinaggio, attraverso il quale fare arrivare a quell'altezza centinaia di tonnellate di particelle chimiche al giorno; e quindi scaricarle nella stratosfera, per deflettere la luce solare e raffreddare in tal modo il pianeta. Proprio come succede con le eruzioni dei vulcani.Dietro questo piano, ambizioso o folle a seconda dei punti di vista, c'è un team di eminenti scienziati britannici di Oxford e Cambridge, un primo finanziamento della autorevole Royal Society per condurre la fase iniziale di sperimentazione, e un più robusto sostegno a lungo termine - se l'iniziativa si dimostrerà fattibile - da parte dello Engineering Physical Science Research Council, un consiglio di ricerche che riceve fondi dal governo di David Cameron. Insomma, è una cosa seria, anzi serissima. Senonché, o proprio per questo, solleva obiezioni da parte di coloro che apparentemente hanno a cuore gli stessi ideali: gli ambientalisti. Da Friends of the Earth a ong ecologiste di ogni genere, la comunità dei verdi si oppone al progetto, sostenendo che è tempo e denaro sprecato cercare di ridurre il cambiamento climatico attraverso stratagemmi di "geo-ingegneria", le cui conseguenze sull'ecosistema del pianeta appaiono peraltro imprevedibili, quando il modo migliore per salvarci dall'effetto serra è ridurre le emissioni di gas nocive e passare a risorse energetiche eco-sostenibili.Ma il concetto di una geo-ingegneria su larga scala per salvare la Terra ha ricevuto l'appoggio incondizionato di sir Martin Rees, l'ex-presidente della Royal Society, che nel 2009 si è detto favorevole alla necessità di avere un "piano B" se i negoziati internazionali fra le maggiori potenze per ridurre le emissioni di carbonio non daranno i risultati sperati. "Niente dovrebbe distrarci dalla principale priorità di ridurre le emissioni nocive su scala globale - afferma ora Rees - ma se queste riduzioni otterranno troppo poco, troppo tardi, ci saranno sicuramente pressioni per considerare un piano B per cercare di contrattaccare gli effetti del cambiamento climatico e la geo-ingegneria può essere la strada giusta".Un primo esperimento del piano per portare il "vulcano artificiale" nella stratosfera, ovvero la mongolfiera gigante a quota 20mila metri (che è il doppio dell'altezza a cui volano gli aerei di linea), è in programma in ottobre, quando una mongolfiera più piccola sarà portata a un'altitudine più bassa, circa un chilometro, collegata a terra con un tubo che scaricherà in aria soltanto acqua: ma il punto è capire se il meccanismo può funzionare. Verificare, in altre parole, se è scienza o fantascienza. Lo scrittore Ian McEwan aveva immaginato qualcosa di simile nel suo romanzo ecologicoSolar. Adesso vedremo se dalla fantasia si può passare alla realtà.

FONTE: Enrico Franceschini (repubblica.it)

venerdì 16 settembre 2011

Un chip per il cuore nascosto in un tatuaggio

Chi ha bambini piccoli lo sa: in estate impazzano i “trasferelli”, i tatuaggi che si applicano con un po' d'acqua e se ne vanno dopo qualche doccia. Ora alcuni ricercatori dell'università statunitense di Urbana, in Illinois, hanno inventato un tatuaggio temporaneo che in futuro potremmo vedere anche sul corpo degli adulti: si tratta infatti di un “sistema epidermico elettronico” che registra e invia parametri vitali come il battito cardiaco, l'attività cerebrale, i movimenti muscolari. In pratica, un mini-sensore che lascia completa libertà di movimento al paziente garantendo però ai medici un monitoraggio costante.

LA NOVITA' - La vera novità? Anziché applicare i circuiti elettronici su un materiale flessibile da poggiare sulla pelle, come accade coi “cerotti-sensori” già in uso per il controllo a distanza di pazienti cardiologici, i ricercatori hanno deciso di creare un chip esso stesso elastico. Il prototipo, presentato di recente sulle pagine di Science, è composto di “fili” in silicio e arseniuro di gallio più sottili di un capello, con l'aspetto di un fiume tortuoso. «Un circuito così, simile alle molle di un materasso, risulta estremamente cedevole. Può essere allungato o contratto, torna sempre nella posizione iniziale: è duttile come la pelle e ciò fa sì che si possa “indossare” senza accorgersene – spiega Domenico Caputo, docente di ingegneria biomedica al Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'università La Sapienza di Roma –. Il dispositivo ha anche una minuscola cella solare, per cui non dipende da batterie o da elettricità esterna, e una microscopica antenna che trasmette a un computer i dati registrati. Il tutto è montato su un elastomero, un materiale simile al silicone che aderisce bene alla pelle: il risultato è un “tatuaggio” temporaneo che elimina qualunque fastidio o imbarazzo per il paziente rendendo più realistici i risultati del monitoraggio. Un sensore più visibile o scomodo può infatti produrre una risposta psicologica che “inquina” i test».

NASCOSTO IN UN TATTOO - Il chip può essere nascosto in un vero tatuaggio di qualsiasi forma, applicabile ovunque: come un trasferello, per attaccarlo basta passare un dito bagnato sopra il foglietto protettivo, che così si dissolve, e lasciarlo poi asciugare all'aria. Può rimanere sulla pelle qualche giorno, ma la trasmissione del segnale resiste 24 ore, molto meno rispetto agli attuali “cerotti” per il monitoraggio cardiologico che funzionano anche per una settimana. «Per rendere utile più a lungo il tatuaggio elettronico bisognerà ovviare alla presenza delle cellule morte che si staccano dalla pelle, un organo in continuo rinnovamento – osserva l'ingegnere –. Sono infatti un materiale inerte e, frapponendosi tra il chip e il tessuto vitale, impediscono una corretta trasmissione del segnale: dopo un po' la registrazione diventa imprecisa». Anche la comunicazione senza fili con il computer esterno va migliorata, ammettono i ricercatori; tuttavia sono già molti i dati che si ottengono con il sensore, utilissimo ovunque si voglia essere meno invasivi possibile (come per tenere sotto controllo parametri vitali dei neonati o analizzare pazienti con apnee notturne).

RICONOSCE LE CORDE VOCALI - Oltre a battito cardiaco, temperatura, attività cerebrale o forza muscolare, lo strumento ad esempio riconosce i movimenti delle corde vocali: applicato sul collo di alcuni volontari ha dimostrato di saper interpretare le parole che si intendono pronunciare. Da qui a “tradurre” in un discorso computerizzato ciò che vorrebbe esprimere chi ha difficoltà a parlare il passo potrebbe essere breve. «Le applicazioni possibili sono enormi – riprende Caputo –. Alcuni ricercatori di Cambridge e Princeton hanno montato su elastomeri piccoli contatti metallici in oro, allungabili e flessibili, che mantengono la stessa conducibilità del materiale. Tatuaggi elettronici di questo tipo potrebbero essere usati per guidare dall'esterno l'attività di alcuni muscoli o per la stimolazione cerebrale profonda dei pazienti con il Parkinson. Oggi dobbiamo impiantare elettrodi fragili e rigidi, se potessimo applicare dispositivi elastici e morbidi, ma in grado di condurre bene un segnale elettrico, renderemmo la terapia molto più accettabile. Queste tecnologie stanno eliminando la differenza che esiste fra la durezza dei circuiti elettronici e la cedevolezza dei tessuti umani». Lo ha dichiarato anche John Rogers, inventore del tatuaggio elettronico: «Grazie a questi strumenti il confine fra uomo e macchina si sta assottigliando». Secondo le sue previsioni, un giorno potremo tatuarci sulla pelle informazioni sanitarie essenziali da leggere con uno scanner, o magari telefonare e ascoltare musica tramite un chip sul braccio. Fantascienza, oggi. In un prossimo futuro, chissà.

FONTE: Elena Meli (corriere.it)

martedì 13 settembre 2011

PROBIOTICI E ALIMENTI “FUNZIONALI”: IL FUTURO DEL BENESSERE PARTE DA QUI

Modulare le alterazioni della microflora intestinale è la chiave di volta per la risoluzione d’ innumerevoli patologie

Alla sesta edizione del Meeting internazionale “Probiotics Prebiotics and New foods” sono stati presentati molteplici studi che aprono la strada ai microrganismi “utili” per la cura e la prevenzione di allergie, malattie infiammatorie dell’intestino e disordini alimentari.

I cambiamenti nella composizione della flora batterica e la perdita di diversità batterica hanno un impatto negativo su malattie quali il Morbo di Crohn e ulcere. Intervenire sul microbiota dell’intestino con i probiotici può segnare una svolta nella cura ma soprattutto nella prevenzione di queste patologie. Non solo nelle persone colpite da malattie croniche dell’intestino la flora batterica è alterata, recenti studi dimostrano come tale caratteristica sia presente anche negli obesi e che ci sia un legame tra peso corporeo e stati infiammatori. E’dunque emerso nel corso del Meeting che la somministrazione di bifidobatteri a partire dall’infanzia o addirittura in fase prenatale potrebbe rivelarsi un aiuto efficace per combattere lo sviluppo dell'obesità in età adulta.

Ultimamente molteplici studi sono orientati sul legame tra alimentazione e pelle. In una dieta corretta, la combinazione dei nutrienti e il loro dosaggio ha un ruolo centrale nel benessere della pelle e dell’intera persona. In quest’ottica i protagonisti delle nostre tavole saranno sempre di più i “functional foods”: pasta arricchita di inulina ed estratti di germi di grano sono le ultime novità presentate al Congresso. La pasta arricchita di inulina, una fibra presente nelle cicorie e nei carciofi, offre una bassa risposta glicemica e aiuta a controllare l’assorbimento degli zuccheri. L'estratto di germoglio di grano invece, contiene un potente cocktail di composti antiossidanti capaci di 'spazzare' i radicali liberi neutralizzandoli in radicali stabili ABTS e DPPH. Il seme germogliato, infatti, continua a sintetizzare i principi attivi anche in vitro e dopo 5 giorni di germinazione mostra un incremento del 30-40% di antiossidanti rispetto al secondo giorno.

Le novità emerse dall’incontro tra esperti di fama mondiale, non finiscono qui. L'assunzione regolare di probiotici pare abbia effetti benefici anche sugli sportivi: in un recente studio pubblicato su International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism è stato dimostrato che l’assunzione di Lactobacillus casei Shirota per 4 mesi di intenso allenamento ha ridotto del 36% l’incidenza di infezioni del tratto respiratorio superiore. L’assunzione quotidiana di L. casei Shirota pare possa anche modificare le risposte del sistema immunitario al contatto con i pollini, causa frequente della febbre da fieno, lo studio è stato presentato dall’italiano Claudio Nicoletti, dell’Institute of Food Research di Norwich (UK).
Non sono mancate utili indicazioni sull’utilizzo dei probiotici e sull’importanza della somministrazione di batteri vivi, del dosaggio e della scelta del ceppo probiotico.


Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione sul ruolo e sulle funzioni del microbiota intestinale. I meccanismi attraverso cui i prodotti a base di probiotici agirebbero sulla flora batterica sono legati all’adesione alla barriera mucosa intestinale. Questo meccanismo rafforza la barriera e contribuisce a ostacolare il contatto tra gli organismi patogeni ed i recettori cellulari dell’uomo.

Ricerche recenti considerano la flora batterica intestinale un nuovo bersaglio nella lotta alle malattie croniche infiammatorie dell’intestino. Anche il problema dei disturbi alimentari e dell’obesità si pensa abbiano un legame con la microflora intestinale . “Intervenire precocemente sul microbiota attraverso i probiotici può avere effetti positivi sul sistema immunitario e sul peso corporeo – dichiara Alfredo Guarino, Dipartimento di Pediatria Università Federico II di Napoli - In Italia la percentuale degli obesi a 8-9 anni è pari al 12,3%, con punte nelle regioni del Sud Italia del 36%. Ci sono buone possibilità che la somministrazione di integratori a base di probiotici durante l'infanzia protegga dall’obesità in età adulta. L’assunzione di batteri favorevoli ”educa” il sistema immune e previene stati infiammatori e anomalie del metabolismo, due condizioni strettamente legate al peso corporeo.”

Il legame tra nutrizione e pelle è un altro dei temi chiave di questi giorni. “Le reazioni di ipersensibilità al cibo – spiega Mauro Picardo, Responsabile della Fisiopatologia cutanea e del Centro di Ricerca sulla Metabolomica presso l’Istituto San Gallicano - giocano un ruolo importante nella patogenesi di malattie della pelle quali le dermatiti atopiche e l'orticaria. L’alimentazione influisce anche sull’insorgenza dell’acne e, ad oggi, si cerca di stabilire se l’iperinsulinismo, riscontrabile in soggetti con sindrome dell’ovaio policistico e acne, possa essere una caratteristica anche della persistenza di acne in soggetti senza la sindrome, considerando che insulina è un induttore della produzione di sebo.”

A proposito di alimenti e benessere fisico, sono stati presentati al meeting prodotti che orientano sempre più verso una dieta funzionale e salutistica, tra questi la pasta arricchita di un famoso prebiotico: l’inulina. Uno studio condotto da un team dell’IRCCS specializzato in gastroenterologia “Saverio De Bellis” di Bari, dimostra che la pasta con inulina, riduce i livelli di grasso nel sangue e i livelli di glucosio a digiuno. “ I prebiotici - spiega il ricercatore Francesco Russo - rafforzano la barriera intestinale riducendone la permeabilità, attraverso un meccanismo che coinvolge la chiave che apre le porte fra una cellula e l'altra della parete intestinale: la zenulina. E’ molto probabile che tale meccanismo spieghi il ridotto assorbimento degli zuccheri in seguito al consumo della pasta con inulina.”

La possibilità di considerare i batteri non solo dei nemici ma anche un aiuto alla nostra salute, ha dunque aperto tutto un campo d’interesse nei confronti dei probiotici e dei prebiotici, “tuttavia - avverte l’esperta Maria Rescigno, Campus IFOM-IEO di Milano - bisogna essere cauti nella scelta del ceppo probiotico che in alcuni casi ha proprietà immunologiche tutt’altro che protettive”.

FONTE: Simona Barbato (Ufficio Stampa Istituto San Gallicano)

martedì 6 settembre 2011

La nave invisibile che potrebbe rivoluzionare i conflitti sui mari

Design spigoloso per sfuggire ai radar, sfrutta inoltre il fenomeno della supercavitazione

MILANO - Il Nighthawk è stato il primo aereo stealth, ovvero invisibile ai radar, della storia. The Ghost, invece, è lo scafo capace di sfuggire ai controlli. Sviluppato da una società americana che lo paragona a un «elicottero d'attacco sull'acqua», potrebbe rivoluzionare le future battaglie in mare. La Juliet Marine Systems, del New Hampshire, ha presentato un nuovo tipo di imbarcazione: velicissima e invisibile. Con le sue forme spigolose riduce l'attrito dell’acqua di un fattore pari a 900 volte. Non solo si adatta perfettamente alle operazioni speciali di tipo militare, potrebbe persino rivoluzionare il trasporto marittimo in generale, riferisceDiscovery News.

VELOCITÀ - In questi giorni sono state pubblicate le prime foto dell’avveniristico prototipo di «barca fantasma» che, sostiene Juliet Marine, può raggiungere i 97 chilometri all’ora. Il design ricorda molto quello dei precedenti tentativi della Us Navy di realizzare navi invisbili ai radar: Sea Shadow, per esempio, figlia di progetti top-secret della guerra fredda e costruita negli anni Ottanta per sfuggire ai sistemi di rilevamento della posizione, non è mai entrata davvero in servizio a causa anche degli altissimi costi di manutenzione.

SUPERCAVITAZIONE - Gregory Sancoff, presidente e amministratore delegato di Juliet Marine, ha precisato che la sua barca è diversa dalle altre, rappresenta un «salto di qualità». Se la Sea Shadow viaggiava a 11 nodi (circa 20 km all'ora), The Ghost è decisamente più veloce. Per salvaguardare quell’aura di segretezza legata al programma, non sono stati aggiunti ulteriori i dettagli tecnici. Il governo statunitense avrebbe già dimostrato forte interesse per il progetto e la società lavora tuttora fianco a fianco con il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per la costruzione di un modello di 45 metri di lunghezza. Tuttavia, Sancoff ha rivelato che «Il Fantasma» può scivolare sull’acqua grazie alla supercavitazione, uno strato di gas che viene generato attorno alla carena ad alte velocità che si genera, per esempio, nei siluri. «Uno squadrone di queste navi potrebbe nascondersi ai radar e alle imbarcazioni nemiche», si legge nel comunicato della società. «Ghost può trasportare tonnellate di armi, tra cui i potenti siluri Mark 48, e sarebbe praticamente inarrestabile». Lo scafo può essere impiegato nelle zone di guerra o al fianco di unità speciali per combattere la pirateria.

FONTE: Elmar Burchia (corriere.it)

giovedì 1 settembre 2011

Un virus possibile "ricetta" per sconfiggere il cancro

Il jx-594 si replica solo nelle cellule malate e le aggredisce

Buone notizie sul fronte della lotta al cancro. La rivista Nature pubblica infatti i risultati positivi ottenuti per la prima volta al mondo con una terapia virale contro i tumori, da un team di scienziati dell’Ottawa Hospital Research Institute, dell’università della stessa città canadese e dall’azienda Jennerex.

Nella ricerca sono stati coinvolti 23 pazienti, tutti con cancro avanzato che si era diffuso in vari organi del corpo e che non avevano ottenuto risultati con i trattamenti standard. I malati hanno ricevuto una singola infusione intravenosa a cinque diverse dosi di un virus dalle proprietà antineoplastiche chiamato JX-594, e a distanza di dieci giorni sono state effettuate delle biopsie. Sette degli otto pazienti (cioè l’87%) che avevano ricevuto le dosi più alte del virus hanno sperimentato una replicazione virale nei loro tumori, ma non nei tessuti normali.
Il trial è stato dunque il primo a dimostrare che una terapia virale somministrata per via intravenosa può efficacemente infettare e diffondersi all’interno del tumore, senza nuocere ai tessuti umani sani.
Anche se l’indagine era stata progettata per valutare principalmente la sicurezza e la via di somministrazione del JX-594, è stata studiata anche la sua attività anti-tumorale. Ebbene, sei degli otto pazienti (il 75%) nei gruppi a dosaggio più alto hanno manifestato una riduzione o una stabilizzazione del loro tumore. Nei gruppi a dosaggio più basso, questo effetto era invece meno probabile.
Il virus JX-594 è stato sviluppato in partnership con Jennerex e deriva da quelli utilizzati nei vaccini contro il vaiolo. Ha una capacità naturale di replicarsi preferibilmente nelle cellule neoplastiche e grazie alla genetica è stato modificato in modo da amplificare le sue proprietà anticancro.
«Siamo molto eccitati perché è la prima volta nella storia della medicina che una terapia virale dà luogo a replicazione nei tessuti cancerosi dopo un’infusione intravenosa», evidenzia John Bell, scienziato dell’Ottawa Hospital Research Institute.

FONTE: lastampa.it