sabato 29 dicembre 2012

Nuove armi contro la cheratosi attinica


Un gel a base di ingenolo mebutato si è rivelato capace di ridurre il tempo necessario per curare questa malattia

Per contrastare la cheratosi attinica, una frequente forma precancerosa di un particolare tipo di tumore della pelle (il carcinoma epidermoide), scende in campo una nuova arma. Si tratta di un gel a base di ingenolo mebutato, da poco approvato dalla Food and Drug Administration (l’ente statunitense per il controllo dei medicinali). Il nuovo preparato, come si legge in un articolo pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine, è in grado di ridurre in modo significativo il tempo necessario per curare questa condizione.
CHERATOSI ATTINICA – Anche se il nome cheratosi attinica è poco familiare, il suo aspetto è molto conosciuto: questa condizione si presenta con piccoli rigonfiamenti squamosi o ricoperti da croste che si manifestano sulla superficie della pelle come risultato di un’esposizione a lungo termine ai raggi solari. Le squame hanno un colore variabile (chiaro, scuro, marrone, rosa, ecc.) sono indurite, secche e ruvide e spesso sono rilevabili più al tatto che alla vista. A volte queste piccole lesioni cutanee possono causare prurito o una sensazione di pizzicore. «La cheratosi attinica è una forma precancerosa dovuta all’accumulo di mutazioni nelle cellule dell’epidermide in seguito all’esposizione cronica alla luce salare – riferisce Giuseppe Monfrecola, professore ordinario di dermatologia all’Università Federico II di Napoli -. Tutti coloro che si espongono al sole corrono quindi il rischio di svilupparne una o più, soprattutto se presentano un fototipo chiaro (capelli rossi o biondi, pelle chiara, lentiggini). Se curata in modo adeguato, la cheratosi attinica può essere eliminata senza che si trasformi in tumore, in particolare nel carcinoma epidermoide. Di solito questo tipo di cancro non costituisce una minaccia per la vita, a patto che non venga sottovalutato, ma curato adeguatamente. Il primo passo per una cura adeguata è rappresentato dalla fotoprotezione: se non si protegge la pelle dall’esposizione solare, il rischio è che le mutazioni alla base della cheratosi attinica continuino ad accumularsi». In altre parole non ha molto senso togliere le cheratosi se non ci protegge dal rischio che se ne formino altre.
IL NUOVO FARMACO – Nello studio condotto per valutare l’efficacia del nuovo preparato sono stati presi in considerazione quasi mille pazienti: metà trattati con ingenolo mebutato, mentre i rimanenti hanno costituito il gruppo di controllo (placebo). I pazienti considerati avevano almeno 18 anni e presentavano tra 4 e 8 lesioni tipiche, visibili all’interno di un campo di 25 centimetri quadrati su viso, cuoio capelluto, tronco o sulle estremità. Le lesioni sul viso o del cuoio capelluto sono state trattate per 3 giorni consecutivi con un preparato allo 0,015%, mentre quelle sul tronco o sulle estremità per 2 giorni consecutivi con un preparato allo 0,05%. I ricercatori hanno quindi valutato i risultati ottenuti a distanza di 57 giorni dal trattamento. La completa eliminazione delle cheratosi attiniche nelle zone di volto e cuoio capelluto trattate è stata ottenuta nel 42,2% dei casi nel gruppo di trattamento contro il 3,7% nel gruppo di controllo. Risultati simili sono stati ottenuti anche nel trattamento delle lesioni nelle altre parti del corpo. Non solo, in più del 75% dei pazienti trattati con il nuovo gel è stata osservata una riduzione nel numero delle lesioni, che invece non si è avuta in nessuno dei controlli e, a distanza di un anno dal trattamento, in oltre l’85% dei pazienti trattati non si sono riformate nuove lesioni. «L’ingenolo mebutato sembrerebbe agire stimolando la risposta immunitaria contro le cellule danneggiate e contrastando l’infiammazione con il pregio di portare a buoni risultati in tempi rapidi – commenta l’esperto -. Non sappiamo ancora quando il nuovo farmaco arriverà anche in Italia, ma in un prossimo futuro potremo probabilmente contare anche noi su un nuovo strumento che andrà ad arricchire l’armamentario oggi disponibile per combattere la cheratosi attinica».
LE CURE DISPONIBILI – Attualmente esistono molti metodi efficaci per eliminare la cheratosi attinica, ognuno coi suoi pregi e i suoi difetti. «La scelta del rimedio più adatto nel singolo caso va sempre valutata insieme allo specialista – fa notare Monfrecola -. Se sono presenti una o due cheratosi la forma più comune di trattamento è rappresentata dalla crioterapia: sulle escrescenze viene applicato dell'azoto liquido con un erogatore spray o per mezzo di applicatori con la punta in cotone in modo da congelarle. Un altro trattamento molto diffuso è l’applicazione di un gel a base di un antinfiammatorio (diclofenac) sulle lesioni che, però, richiede tempi lunghi per giungere a risultati. Una tecnica moderna e molto valida è, infine, la terapia fotodinamica: consiste nell’applicazione sulle lesioni di una particolare sostanza che poi viene attivata con una luce di elevata intensità. Il trattamento distrugge selettivamente le cheratosi attiniche (comprese quelle più piccole e non visibile a occhio nudo) con pochissimi danni alla pelle sana circostante».
Insomma le armi per combattere la cheratosi attinica non mancano, l’importante è non sottovalutarla (ma curarla in modo adeguato) ed evitarne l’espansione prendendo le giuste precauzioni quando ci si espone al sole.

lunedì 24 dicembre 2012

Le 10 più importanti scoperte scientifiche del 2012


Dalle ricerche spaziali alla genetica, dalla fisica delle particelle all'archeologia

Il 2012 è stato un anno proficuo per le scienze: dalle ricerche spaziali alla genetica, dalla scienza dei materiali all'archeologia. La redazione ha selezionato le dieci scoperte che secondo Corriere.it hanno caratterizzato l'anno sotto l'aspetto scientifico. Con la possibilità di votare e cambiare la classifica.
1 - 4 luglio 2012: una data da ricordare nella storia della scienza. Al Cern di Ginevra viene annunciata la scoperta del bosone di Higgs, o per lo meno di qualcosa che gli assomiglia molto. Il bosone di Higgs (chiamato anche «particella di Dio»), teorizzato da un fisico scozzese circa 50 anni fa, è la particella quantistica che determina la massa e quindi l'esistenza della materia come noi la conosciamo
2 - Decodificato il genoma del frumento. Un passo importantissimo per la conoscenza della pianta alla base dell'alimentazione umana, con la quale conviviamo da 8-9 mila anni. Si potranno creare nuovi ibridi più nutrienti e soprattutto più resistenti alla siccità e alle temperature più alte causate dal riscaldamento globale.
3 - Scoperto il meccanismo universale di trasporto all'interno delle cellule per la fabbricazione delle proteine. Si tratta di un passaggio chiave per la produzione dei «mattoni della vita» e una speranza per la cura delle distrofie e dei tumori
4 - Scoperti gli «intraterrestri», organismi che vivono in ambienti estremi in rocce provenienti dal mantello terrestre sotto le dorsali oceaniche. Una scoperta che apre grandi prospettive sull’origine stessa della vita e alla ricerca di forme di vita su Marte
5 - Il Dna dei Denisoviani svela incroci con i Sapiens (cioè noi). Non solo i Neandertal, il nostro patrimonio genetico contiene probabilmente anche geni dei Denisoviani, una specie umana «cugina» che viveva 80 mila anni fa in Siberia nella zona dei monti Altai
6 - Scoperto l'ormone del cuore che «brucia» i grassi. Si chiama peptide natriuretico atriale e stimola la formazione di grasso bruno, capace di trasformare le calorie in energia. Un'importante scoperta per combattere l'obesità
7 - Un esperimento dimostra per la prima volta che il fotone è contemporaneamente onda e particella. Risolto uno dei misteri della meccanica quantistica. Il dibattito fra le teorie ondulatorie e particellari della luce accompagna la storia della scienza fin dagli studi di Isaac Newton
8 - I primi cani vennero addomesticati 33 mila anni fa, poi la glaciazione li fece estinguere e si dovette addomesticarli di nuovo, e l'opera di addomesticazione avvenne in diverse aree in più riprese
9 - Rinvenuto il pianeta extrasolare più vicino alla Terra: si trova a 4,3 anni luce da noi nel sistema ternario di Alpha Centauri. È roccioso, ma in superficie ci sono almeno 2 mila gradi
10 - Scoperta una proteina-chiave del tumore cerebrale più frequente, il glioblastoma multiforme. L’obiettivo è ottenere un biofarmaco che funzioni dove chemio e radioterapia falliscono.
FONTE: corriere.it

sabato 22 dicembre 2012

Un cavallo di Troia per eliminare il cancro


L’utilizzo di virus “nascosti” con un sotterfugio può far sì che questi attacchino le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane, eliminando del tutto il cancro. Il promettente studio dei ricercatori britannici

Utilizzare una sorta di cavallo di Troia per attaccare di nascosto il cancro e distruggerlo. Questa l’idea dei ricercatori del Regno Unito che hanno condotto con successo uno studio su modello animale in cui sono riusciti, in questo caso, a eliminare del tutto il cancro alla prostata.

Le armi in mano agli scienziati sarebbero dunque dei virus che, nascosti in qualche modo nel sistema immunitario, sgattaiolerebbero al momento opportuno per attaccare le cellule tumorali e ucciderle, lasciando intatte quelle sane.
I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Research e riportano come l’utilizzo di macrofagi Onco Virus (OV) armati, dopo una chemioterapia, abbia bloccato la diffusione del cancro della prostata nei topi, e la sua diffusione ai polmoni, allungando significativamente anche la durata della vita: dopo 40 giorni dal trattamento con gli OV, i topi erano ancora vivi e non presentavano più tracce del tumore. Al contrario, i topi trattati con i tradizionali metodi sono tutti morti per la diffusione del cancro.

Gli esperimenti sono stati condotti dopo l’utilizzo della chemioterapia perché a seguito di questa si presentavano dei danni al tessuto, anche sano, circostante il tumore. A motivo di ciò, si verifica un aumento dei globuli bianchi nella zona al fine di rimediare ai danni del trattamento.
L’idea del dottor Munitta Muthana, del Department of Infection & Immunity presso l’University of Sheffield Medical School, e colleghi è quella di sfruttare proprio i globuli bianchi per veicolare all’interno del tumore gli OV in modo da attaccare soltanto, e nel modo più efficace, le cellule cancerose.
«Stiamo cavalcando l’onda per ottenere il maggior numero di globuli bianchi al fine di veicolare i virus cattura-tumore nel cuore di un tumore», ha spiegato alla BBC la dottoressa Claire E. Lewis, del Department of Immunology, Genetics and Pathology presso l’Uppsala University e coautrice dello studio.

Il team di scienziati per ottenere questi promettenti risultati ha prelevato dei campioni di sangue e macrofagi per poi mescolarli con un virus, tipo quello dell’HIV, che non viene attaccato dal sistema immunitario e diviene un ospite dei globuli bianchi (i cavalli di Troia): in questo modo i virus possono arrivare intatti al cuore del tumore per poi poterlo attaccare.
La veicolazione prevedeva soltanto la presenza di un paio di virus che, tuttavia, una volta arrivati in loco potevano replicarsi. Negli esperimenti si è osservato come dopo circa 12 ore le cellule dei globuli bianchi espellessero circa 10mila virus ciascuna, che andavano ad attaccare le cellule cancerogene.
I risultati sono stati molto promettenti, tuttavia i ricercatori avvertono che devono ancora essere replicati e confermati con studi clinici sull’essere umano – studi che gli scienziati intendono e sperano di poter intraprendere entro breve termine.

FONTE: lastampa.it

martedì 18 dicembre 2012

L'esercizio fisico sarà sempre più high tech


Scarpe che riducono il rischio di traumi e «materassini-allenatori» per fare sport divertendosi. In modalità 2.0

L'allenamento in palestra con i pesi o il materassino, la corsetta nel parco con un paio di vecchie scarpe da ginnastica qualunque? Roba da museo: lo sport sta diventando sempre più high-tech e a breve avremo a disposizione scarpe da jogging con sensori che ci aiuteranno a migliorare le prestazioni ma anche a non farci male. E per chi non ama correre arriverà il materassino intelligente, anche lui ben provvisto di sensori, per spronarci a non battere la fiacca e indicarci i movimenti da fare.

Sono le novità in arrivo da due progetti, entrambi coordinati da ricercatori europei, che promettono di rendere l'ora di attività fisica quasi roba da fantascienza. Il progetto RUNSAFER, condotto dall'Istituto di Biomeccanica dell'università spagnola di Valencia, è stato finanziato anche dalla Comunità Europea sulla base di un dato: la corsa oggi è uno degli sport più popolari e si stimano almeno 80 milioni di appassionati in Europa, ma il 38 per cento di questi sportivi ha avuto un trauma grande o piccolo correndo, il 37-56 per cento dei runner va incontro a piccoli incidenti ogni anno. Non pochi "effetti collaterali", quindi, così i ricercatori spagnoli hanno pensato di creare una scarpa ipertecnologica che aiuti chi corre a non farsi male e pure a migliorare le prestazioni. Il progetto non ha ancora partorito un oggetto reale, ma procede speditamente e si sono già messi a punto i microsensori che saranno inseriti nella scarpa. Il "cuore" della super-calzatura sarà infatti un sistema microelettronico di misurazione di parametri biomeccanici dell'atleta, dalla frequenza cardiaca al movimento del piede e la tecnica di corsa: questi dati saranno trasmessi wireless a un cellulare dove una specifica applicazione li raccoglierà e informerà il soggetto in tempo reale di come sta correndo, quale sia la sua prestazione, che cosa può fare per evitare traumi e migliorare la performance. Tutti i dati si potranno quindi scaricare su un portale web dove una specie di personal trainer virtuale, mettendo a confronto le prestazioni di ogni corsetta, darà indicazioni personalizzate per l'allenamento e la prevenzione dei traumi. E il training diventerà pure 2.0, perché le proprie informazioni saranno scambiate con altri appassionati ovunque nel mondo, per consigli di ogni genere.

Vi state stancando solo all'idea di correre con le scarpe che vi fanno da tutor? Potrete allenarvi in palestra con il materassino messo a punto dai ricercatori del Fraunhofer Institute di Monaco, in Germania: un sistema interattivo che, giurano gli ideatori, servirà a far smuovere dalla poltrona pure i più incalliti sedentari. Anche in questo caso ci sono sensori nel materassino, suddivisi in nove aree individuate da lettere e numeri: «Per crearlo ci siamo ispirati al gioco chiamato "campana" e infatti il materassino si chiama "Hopscotch" (campana in inglese, ndr) - spiega Martina Lucht, fra i responsabili del progetto -. Il materassino è connesso a un monitor attraverso un cavo e sul monitor l'"allenatore virtuale" indica che cosa si deve fare: comporre parole saltando sulle lettere, formare numeri e così via». Qualcosa che ricorda i giochi in cui si danza mettendo i piedi su grossi "pulsanti" colorati in una precisa sequenza, insomma. Il "giocatore" deve completare obiettivi man mano più complessi e i sensori sono la bocca della verità: sentono infatti se su questa sorta di "mattonelle" ci si salta davvero su o se invece ci si sta muovendo troppo lentamente, senza bruciare calorie, e in tal caso il monitor richiama all'ordine. «Chi usa il materassino infatti indossa alla cintura un altro piccolo sensore, chiamato ActiSENS, che misura l'attività fisica registrando i movimenti della persona e la loro intensità: non conta solo portare a termine l'obiettivo ma anche come lo si fa, quanto "impegno" fisico ci si mette - specifica Lucht -. Il risultato appare sullo schermo e in questi modo il sistema sprona a muoversi di più e meglio, in maniera divertente. Le possibili applicazioni sono tante: a scuola Hopscotch potrebbe aiutare a far muovere di più i bambini, che oggi talvolta non sono neppure in grado di camminare correttamente all'indietro o stare su una gamba sola da quanto sono poco abituati al movimento; in strutture riabilitative il materassino tecnologico potrebbe motivare i pazienti a muoversi, usandolo in parallelo alla terapia fisica standard». I sedentari cronici sono avvertiti: con materassini high-tech e scarpe-tutor sarà difficile sottrarsi alle fatiche dello sport. Anche se resta un dubbio: forse ci divertiremmo di più senza tutti questi aggeggi tecnologici, se riscoprissimo da soli il piacere dell'attività fisica. Fin da piccoli, magari giocando per davvero a campana, per strada o in cortile come si faceva fino a qualche anno fa.

FONTE: Elena Meli (corriere.it)

domenica 9 dicembre 2012

Un test del respiro per diagnosticare il cancro


Un nuovo semplice test del respiro ideato da ricercatori italiani può rivelare la presenza del tumore del colon-retto, dimostrandosi un valido ausilio a una manovra tempestiva per il controllo e la cura dei tumori gastrointestinali

Diagnosticare per tempo un cancro spesso può fare la differenza nelle possibilità di trattamento e cura. Il disporre si nuovi, semplici ed efficaci test dev’essere pertanto accolto come un grande vantaggio sia per i medici che per i pazienti.
In quest’ottica si colloca un nuovo test del respiro ideato da ricercatori italiani che ha dimostrato, per la prima volta, di essere in grado di diagnosticare il tumore del colon-retto – ancora oggi, uno dei più diffusi.

A riportare la notizia di questa scoperta è la rivista scientifica British Journal of Surgery (BJS), su cui sono stati pubblicati i risultati ottenuti dai ricercatori dell’Università Aldo Moro di Bari, guidati dal dottor Donato F. Altomare del Dipartimento di Emergenza e Trapianti d’organo. Lo studio fa parte di un supplemento speciale della rivista dal titolo “Improving Outcomes in Gastrointestinal Cancer”.

Secondo i ricercatori, il tessuto interessato dal cancro possiede un metabolismo differente rispetto a quello con cellule sane. Questo processo genera alcune sostanze particolari che possono essere rilevate proprio nel respiro delle persone affette dal cancro.
I pionieri italiani hanno così trovato il modo di analizzare questi composti organici volatili (COV) presenti nel fiato, promuovendo un nuovo modo di eseguire lo screening dei tumori.

Per questo studio, gli scienziati hanno coinvolto 37 pazienti affetti da cancro del colon-retto e 41 soggetti sani, che facevano parte del gruppo di controllo. A tutti sarebbero stati analizzati i COV nel respiro per misurare la presenza del tumore.
Allo scopo di identificare il modello di COV e differenziarlo per i due gruppi, è stata utilizzata una Rete Neurale Probabilistica (PNN).
I risultati delle analisi hanno permesso ai ricercatori di scoprire che i due gruppi di partecipanti presentavano altrettanti diversi modelli selettivi di COV. Le differenze sono state rilevate e misurate in base all’osservazione di 15 dei 58 composti volatili specifici presenti nel respiro dei volontari.

Grazie alla PNN si è potuto distinguere i pazienti con cancro colorettale con una precisione che andava oltre il 75%.
«La tecnica di campionamento dell’aria espirata è molto semplice e non invasiva, anche se il metodo è ancora in fase iniziale di sviluppo – spiega Altomare nella nota Wiley – I risultati del nostro studio forniscono un ulteriore sostegno per il valore del test del respiro come strumento di screening».
[lm&sdp]

FONTE: lastampa.it

sabato 8 dicembre 2012

Il miglior Viagra? Lo spazzolino da denti


Se non bastassero le raccomandazioni dei dentisti, ecco un nuovo incentivo a prendersi maggiore cura della propria igiene dentale. Stando a un nuovo studio dell'Università di Inonu in Malatya (Turchia), infatti, avere le gengive infiammatepotrebbe compromettere persino la vita sessuale. Dalla ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, emerge infatti che gli uomini con infezioni al cavo orale a causa di parodontiti croniche (un disturbo dovuto all'accumulo di placca batterica) hanno una probabilità tre volte superiore alla norma di presentare problemi di erezione eimpotenza
I ricercatori turchi hanno comparato un gruppo di 80 uomini affetti da disfunzioni erettili con un gruppo di controllo di 82 uomini sani. L'analisi ha mostrato che il 53% degli uomini del primo gruppo presentava gengive infiammate, contro il 23% del secondo. Aggiustando i risultati in funzione della differenza di età, indice di massa corporea, stipendio, e grado di istruzione dei partecipanti allo studio, i ricercatori hanno scoperto che i soggetti con infiammazioni gengivali causate da gravi patologie parodontali avevano una probabilità 3,29 volte superiore di avere problemi di erezione rispetto ai soggetti sani.
Secondo i ricercatori, la correlazione tra gengive infiammate e problemi di erezione potrebbe dipendere dalla natura dell'infiammazione gengivale. Le parodontiti croniche (Cp) sono infatti una classe di malattie infettive causate prevalentemente da batteri della placca dentale, che, in mancanza di un adeguato trattamento, possono però causare problemi anche in zone diverse dal cavo orale.
"Molti studi hanno dimostrato che le Cp possono indurre patologie vascolari sistemiche, come coronaropatia", spiega Faith Oguz, autore principale dello studio, "e la coronaropatia è stata spesso associata a problemi di erezione". Si sa, infatti, che circa due terzi dei 150 milioni di uomini che soffre di disfunzione erettile ha problemi circolatori.
"I risultati del nostro studio supportano la teoria che le parodontiti croniche siano maggiormente frequenti in pazienti con disfunzioni erettili", conclude Oguz. "Dovrebbero quindi essere tenute in considerazione tra i fattori analizzati dai medici che hanno in cura pazienti affetti da problemi di erezione".
Riferimenti: Journal of Sexual Medicine
FONTE: 

domenica 25 novembre 2012

“Oltre il cielo”, la sfida della scienza a caccia di ufo


Sabato a Roma l’evento del Cun: focus su fonti e documenti ufficiali «contro la ridicolizzazione che va avanti da settant’anni»

È in programma sabato a Roma il «Convegno Internazionale di Ufologia Città di Roma», organizzato dal Centro Ufologico Nazionale e patrocinato dall’Unione Giornalisti Aerospaziali Italiani. Il convegno, dal titolo «Oltre il cielo», farà il punto sul tema ad un anno esatto dalla realizzazione del Libro bianco sugli Ufo, lo studio rigoroso delle fonti e dei documenti governativi «da sempre immuni - sostiene il Cun - a quella campagna oramai quasi settantennale di denigrazione e ridicolizzazione».  

«Noi - afferma il presidente del Cun Vladimiro Bibolotti - vorremmo arrivare a un punto di non ritorno: non possiamo ancora trascurare il fenomeno, come spesso accade per colpa di fanatici ed esaltati che ci espongono al discredito. La casistica accertata - continua Bibolotti - la documentazione probante e il lavoro di enti di ricerca seri meritano attenzione».  

A oltre 65 anni dal primo avvistamento ufologico riconosciuto, si continua a trattare la questione «in un crescendo che ha scardinato parecchi meccanismi di segretezza e aperto gli archivi di enti ed istituzioni di tutto il mondo che studiavano gli Ufo». Al convegno sarà presentata la nuova rivista del Cun «Ufo International Magazine» e verrà assegnato il Premio giornalistico dedicato a Joseph Allen Hynek, che con le sue indagini e le sue opere è considerato il fondatore della moderna ufologia scientifica. Saranno inoltre presenti, tra gli altri ospiti, Lachezar Filipov dell’Accademia delle Scienze di Bulgaria e Alain Boudier, presidente 3Af Sigma, l’Associazione Aeronautica e Astronomica Francese.  

FONTE: lastampa.it

lunedì 19 novembre 2012

Occhi rimodellati con i nuovi laser. Cornea: intervento lampo in 3D


La rivoluzione della chirurgia refrattiva passa attraverso la mappa dell'occhio in 3D e l'utilizzo di strumenti ad alta tecnologia. Ma nel nostro paese non decolla, anche per colpa dei costi elevati

SOLO UN ITALIANO su 150, tra 15 milioni colpiti da un difetto visivo (miopia e astigmatismo in testa) ogni anno si opera agli occhi con un laser, per ritrovare la libertà da occhiali o lenti a contatto. E tra questi 100 mila pazienti, solo uno su cinque si affida alla tecnologia più avanzata, che utilizza il doppio laser e consente tempi lampo di recupero. Fino a poche ore. Una percentuale che si ribalta nel resto d'Europa e negli Usa, dove avviene ormai nell'80% dei casi. La chirurgia refrattiva è una branca dell'oftalmologia in continua evoluzione ed è stata oggetto di un incontro scientifico a Barcellona. Al centro degli studi, la piattaforma laser di ultima generazione messa a punto dalla multinazionale Abbot. Assai precisa la procedura del sistema: prima definisce una mappa dell'occhio in 3D, poi la comunica a un altro strumento, nato dalla ricerca spaziale: il laser a femtosecondi, che permette di sollevare un primo, sottilissimo strato di cornea, dopo averne «bombardato» la superficie, rendendone gassosa la parte in eccesso.

A QUEL PUNTO, il laser tradizionale a eccimeri intacca la cornea riportandola a una curvatura normale. Il medico ricopre così la parte trattata con la lamella di cornea sollevata grazie all'azione del primo laser, l'occhio viene medicato e dopo alcune ore il paziente può tornare a guidare l'auto, sorpreso della propria stessa vista. Perché in Italia la metodica al momento non decolla? L'ostacolo pare rappresentato soprattutto dalla scelta di alcune regioni di non inserire l'intervento tra quelli coperti dal sistema sanitario nazionale. Eppure la vista non dovrebbe rientrare tra gli elementi «estetici» del corpo umano.
ALESSANDRO Galan, direttore dell'unità oculistica dell'ospedale Sant'Antonio di Padova, precisa i criteri per l'operazione: «L'ipermetropia superiore alle tre diottrie non va trattata con il laser: si può intervenire, dopo una certa età, direttamente sul cristallino. Nel caso della miopia va considerato lo spessore corneale: fino a 6-7 diottrie trattiamo la maggior parte dei pazienti. Oltre, si valuta caso per caso. È indispensabile poi conoscere gli strumenti tecnologici a disposizione del centro che si sceglie. Spetta al medico l'ultima parola: glaucoma, cataratta devono essere trattati prima e il diabete è una controindicazione».
SI POSSONO correggere con un solo intervento anche diversi difetti visivi: «Il laser - spiega Scipione Rossi, primario di microchirugia oculare all'Ospedale San Carlo di Nancy di Roma - può rimodellare il profilo della cornea e quindi correggere la miopia e l'astigmatismo: nel caso della miopia attraverso un appiattimento della parte centrale della cornea, mentre per l'astigmatismo la cornea deve essere resa più sferica».
Il trattamento viene personalizzato grazie alla mappatura dell'occhio in 3-D, con uno strumento che si chiama aberrometro, che fornisce informazioni fondamentali per garantire il miglior risultato possibile.
FONTE: Enrico Fovanna (qn.quotidiano.net)

sabato 17 novembre 2012

Sanità: boom liste attesa, 11 mesi per oculista e più di 7 per cardiologo


Quasi un anno di attesa, 11 mesi, per una visita dall'oculistica lo scorso anno. Contro gli 8 mesi del 2010.

Quasi un anno di attesa, 11 mesi, per una visita dall'oculistica lo scorso anno. Contro gli 8 mesi del 2010. Se invece si ha bisogno di un cardiologo c'è da attendere 7mesi e mezzo, mentre nel 2010 si doveva aspettare 6 mesi. Anche se le segnalazioni totali dei cittadini relative al 2011 arrivate al Tribunale per i diritti del malato sono in lieve flessione, si attestano al 15,4%, rispetto al 16% dello scorso anno. L'attesa per gli esami diagnostici (ecografie, risonanze magnetiche e tac) indica un valore che passa dal 52,6% del 2010 al 40,8% del 2011. Le visite di consulto specialistico presentano un trend in leggera crescita, dal 28,2% del 2010 al 30,2% del 2011. La carenza di strutture e del personale sono le cause dell'incremento del numero di segnalazioni sulle liste d'attesa per gli interventi chirurgici: 19,2% del 2010 al 29,1% nel 2011.

E' quanto evidenzia il 15esimo Rapporto 'Pit Salute', presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il report, realizzato da Cittadinanzattiva-Tdm, prende in esame il contenuto di 26.470 segnalazioni relative a tutto il 2011. Per quanto riguarda gli esami diagnostici emerge dalla rilevazione un dato negativo per l'oncologia, con il 20,4% degli esposti. C'è invece una diminuzione per la gastroenterologia e la cardiologia: rispettivamente, dal 16,4% del 2010 al 10,2% del 2011, e dal 14,4% del 2010 al 10,2% del 2011. Il report mette in evidenza anche l'eccessivo incremento delle attese nell'area radiologica, dal 10,5% del 2010 al 15,4% del 2011. Settore in cui i cittadini lamentano ritardi dovuti alla ridotta disponibilità di apparecchiature nei presidi eroganti.
Per le visite specialistiche, i maggiori problemi segnalati si riscontrano nell'area oculistica, dove il 18,5% dei cittadini segnala lungaggini. Le visite ortopediche sono indicate come problematiche nel 17% dei casi, così come quelle dal cardiologo nel 11,5%. L'indice delle segnalazioni che riguardano aree terapeutiche come gastroenterologia e otorinolaringoiatria si abbassa dal 16,3% del 2010 al 9,7% del 2011.
FONTE: qn.quotidiano.net (adnkronos salute)

domenica 11 novembre 2012

Scoperto un nuovo gene per una malattia mitocondriale


LO STUDIO CORRELA PER LA PRIMA VOLTA LE CENTRALI ENERGETICHE DELLE CELLULE CON LO SVILUPPO DEL SISTEMA NERVOSO DEI VERTEBRATI

Nuova luce sulle basi genetiche di una rarissima malattia che colpisce le prime fasi dello sviluppo, la microftalmia con lesioni lineari della pelle: lo annuncia il gruppo di ricerca guidato da Brunella Franco dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli sulle pagine della rivista American Journal of Human Genetics.

Questa rara patologia è caratterizzata da un ridotto sviluppo degli occhi e dalla presenza di tipiche lesioni della pelle, a cui possono aggiungersi altre anomalie a carico del cervello, del cuore, dell'apparato urinario e genitale. "Ci occupiamo di questa rara sindrome da molti anni" spiega la ricercatrice: "nel 2006, in collaborazione con ricercatori tedeschi, abbiamo descritto il primo gene associato e ne abbiamo caratterizzato la funzione: si tratta di HCCS, un gene che contiene le informazioni per una proteina che partecipa alla produzione dell'energia necessaria alla cellula per compiere le proprie attività. Si tratta infatti di una delle numerosissime componenti dei mitocondri, le "centrali energetiche" delle nostre cellule, in cui avviene quella sofisticata successione di reazioni metaboliche chiamata catena respiratoria, essenziale per la produzione dell'energia". Meccanismi fondamentali per la vita, da cui la rarità estrema di questa sindrome: nei maschi, che hanno una sola copia del gene HCCS (in quanto si trova sul cromosoma X), questa malattia è infatti incompatibile con la sopravvivenza. Nelle femmine, che invece hanno due copie del gene, la malattia può manifestarsi con estrema variabilità.

Questo è dovuto al fatto che in ciascuna cellula delle persone di sesso femminile uno dei due cromosomi X viene "spento": a seconda di quali e quante cellule presentano "acceso" il cromosoma X contenente il gene difettoso, si hanno quindi manifestazioni cliniche più o meno marcate a carico di specifici tessuti. Esemplare, in questo senso, il caso di una paziente che aveva come unico sintomo le lesioni della pelle: nel corso della gravidanza, l'ecografia ha messo in luce che il suo feto si stava sviluppando con gravi malformazioni del cervello.

"Restavano però dei pazienti che, pur mostrando i tipici segni clinici di questa malattia, non presentavano difetti nel gene HCCS" spiega Alessia Indrieri, prima autrice del lavoro che su questa patologia ha svolto presso il Tigem il suo dottorato di ricerca. "Siamo quindi andati alla ricerca di altri geni candidati: la nostra attenzione è caduta su COX7B, che codifica per una componente ancora poco conosciuta della catena respiratoria e che si trova sul cromosoma X. L'analisi del Dna dei pazienti ci ha dato ragione: in tre di loro abbiamo effettivamente riscontrato un difetto in questo gene. In seguito, gli esperimenti condotti sul modello animale della malattia hanno confermato come effettivamente questo gene sia importante per il corretto sviluppo di occhi e cervello già nelle prime fasi della vita fetale". Salgono così a 26 in totale i geni-malattia identificati dai ricercatori del Tigem di Napoli dal 1994 a oggi.

Questo risultato, in particolare, introduce delle prospettive nuove per chi studia le malattie mitocondriali: è la prima volta, infatti, che un difetto nelle componenti della catena respiratoria mitocondriale si traduce in un anomalo sviluppo del sistema nervoso già nella fase prenatale. "Tipicamente le malattie mitocondriali si manifestano dopo la nascita, più o meno precocemente ma comunque non durante la vita fetale" precisa Brunella Franco. "Il caso di questa sindrome suggerisce ai medici genetisti un'indicazione nuova, ovvero che anche anomalie dello sviluppo specifiche come quelle descritte nella microftalmia con lesioni lineari della pelle possono nascondere un'origine mitocondriale. Questo è certamente utile per chi deve fare una diagnosi di una sindrome complessa come questa ed eventualmente suggerire il percorso assistenziale più adatto (per quanto non esista al momento una cura definitiva). Parallelamente, è interessante per noi ricercatori perché mostra come i mitocondri giochino un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati, non solo nell'uomo ma anche in organismi evolutivamente più semplici come i pesci: approfondire lo studio dei meccanismi con cui questo avviene potrà aiutarci anche a capire come e quando eventualmente intervenire".

L'Articolo scientifico
A. Indrieri, V. van Rahden, V. Tiranti, et al. (2012)"Mutations in COX7B cause Microphthalmia with linear skin lesions, an unconventional mitochondrial disease". The American Journal of Human Genetics. doi:10.1016/j.ajhg.2012.09.016 

sabato 10 novembre 2012

Pranzi e cene addio: un italiano su quattro preferisce lo spuntino


A sceglierlo sono soprattutto donne, giovani e single

Sarà forse per la crisi, o forse soprattutto per la fretta, ma cambiano le abitudini alimentari degli italiani. Uno su quattro, infatti, ora tende a dire addio a pranzi e cene preferendo il più veloce - e mono costoso - spuntino. Un pasto veloce a metà giornata nella pausa di lavoro, ma anche un aperitivo altrettanto veloce per cena.

Fatto sta che un italiano su quattro (per la precisione il 26 per cento) fa regolarmente lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio che è entrato nelle abitudini quotidiane di ben 13,2 milioni di italiani (27,7 milioni in modo saltuario), spesso sostituendo i pasti tradizionali. E' quanto emerge dall’indagine Coldiretti Censis che evidenzia un profondo cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani che tendono a frammentare durante il giorno la propria alimentazione, che in passato vedeva il pranzo e la cena come protagonisti indiscussi.

A fare lo spuntino - spiega la Coldiretti - sono soprattutto le donne, i più giovani e i single con frutta, yogurt e cracker che si classificano tra gli alimenti più gettonati.
Un esempio è quello dell’aperitivo, abitudine tipica di alcuni contesti soprattutto del nord dove è una sorta di antico rito sociale, ma che ormai si è andato diffondendo un po’ ovunque nel territorio nazionale spesso in sostituzione della cena.

Si è così andata formando un’ampia offerta fatta di locali ad hoc che offrono la cosiddetta happy hour e, in parallelo si è assistito alla strutturazione di pratiche di massa che, in alcuni contesti, hanno anche determinato problemi di gestione del territorio. Si pensi ai noti casi di Padova con lo spritz o anche di alcune zone del comune di Milano o della stessa Capitale.
Dai dati dell’indagine Coldiretti/Censis emerge che fanno l’aperitivo regolarmente o in modo saltuario quasi 16,5 milioni di italiani, e di questi circa 2,5 milioni dichiara di farlo regolarmente, vale a dire quasi ogni giorno. E’ un momento di convivialità in cui conversare, mangiare e bere qualche cosa, rallentare in modo anche netto rispetto alla concitazione della quotidianità; e si pensi in particolare a contesti metropolitani, da Milano a Torino a Roma, dove appunto l’aperitivo, i luoghi in cui incontrarsi per farlo, sono diventati uno dei pilastri della relazionalità di persone dalle caratteristiche socio demografiche anche molto diverse.
FONTE: qn.quotidiano.net

venerdì 9 novembre 2012

TUMORE AL SENO: INDIVIDUATO MEDIATORE CELLULARE, UN’ARMA IN PIÙ PER BLOCCARE IL CANCRO


MIR-10B* blocca la crescita del tumore e apre la possibilità di un suo impiego terapeutico

Il gruppo di Oncogenomica Traslazionale dell’Istituto Regina Elena in collaborazione con il Weizmann Institute of Science (Israele) ha pubblicato nell’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica internazionale EMBO Molecular Medicine la recente scoperta di una nuova molecola in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali nei tumori al seno. Questa scoperta, oltre a consentire una maggiore comprensione sui meccanismi inerenti la trasformazione neoplastica, pone le basi molecolari per future nuove terapie e trattamenti sempre più personalizzati per uno dei tumori, come quello al seno, che è il più diffuso nella popolazione femminile.

La molecola individuata dai ricercatori è il microRNA 10b* (miR-10b*), che fa parte di una classe di mediatori cellulari di recentissima scoperta che agiscono regolando l’espressione di proteine coinvolte nella crescita e nello sviluppo del tumore. Tali molecole sono oggetto negli ultimi anni di una intensa ricerca in quanto si stanno rivelando come nuovi possibili biomarcatori nell’ambito della diagnosi e della prognosi di diverse neoplasie umane, tra cui il cancro al seno.
Gli esperimenti condotti nei laboratori di Oncogenomica Traslazionale in collaborazione con l’Anatomia Patologica dell’Istituto Regina Elena, hanno permesso inizialmente di dimostrare che nel tumore al seno esiste una diversa espressione di alcuni microRNA rispetto al tessuto circostante sano. “L’espressione del miR-10b* in particolare -illustra la dr.ssa Francesca Biagioni, autrice del lavoro - viene persa nelle cellule tumorali rispetto alla controparte sana e  la ricostituzione della sua espressione porta alla morte delle cellule tumorali stesse, attraverso la riaccensione dell’attività di tre proteine (PLK1, BUB1 e Ciclina A) coinvolte in processi chiave per la sopravvivenza della cellula trasformata. Inoltre esperimenti su cavie murine hanno evidenziato la capacità del miR-10b* di bloccare la crescita del tumore aprendo la possibilità di un suo impiego terapeutico.”        
“La rilevanza di questa scoperta – spiega Giovanni Blandino, coordinatore dei laboratori di oncogenomica traslazionale - è data dal fatto che nonostante i grandi successi ottenuti dalla ricerca in campo oncologico, il tumore al seno rappresenta ancora un problema clinico in merito alla risposta terapeutica non sempre prevedibile e al potenziale manifestarsi di resistenze alle terapie.”

Il lavoro è stato realizzato con i fondi AIRC.

EMBO Molecular Medicine, Volume 4, Issue 11, pages 1214–1229, November 2012


FONTE:
Lorella Salce
Capo Ufficio Stampa

mercoledì 7 novembre 2012

Il mistero del lago di Scanno: onde anomale e bussole impazzite, partono le ispezioni


Il lago che ha ottenuto la Bandiera blu è stato sottoposto a ispezioni dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Il livello dell’acqua sceso di almeno sei metri in meno di un anno, le bussole dei sommozzatori impazzite, un oggetto non identificato sepolto nel fondale e, infine, armi e munizioni dell’ultima guerra che riaffiorano dopo quasi settant’anni. Se non fosse per la concretezza dei suoi abitanti, i quali respingono fantasiose ipotesi stile Loch Ness, si direbbe che cose strane accadono a Scanno e nei dintorni dell’omonimo lago abruzzese, il più grande della regione, formatosi a causa di una frana migliaia di anni fa.
GLI EPISODI - Si tratta di episodi, rassicurano gli amministratori locali, che però non fanno dormire sonni tranquilli alla popolazione. Come la moria di pesci di quattro anni fa, un episodio anche quello ed ora per fortuna solo un ricordo. Il problema dell’acqua è grave ed urgente. L’abbassamento del livello del bacino, secondo alcuni studiosi riconducibile in parte alla siccità ed in parte al terremoto del 2009 (che avrebbe favorito infiltrazioni e dispersioni), potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa di flora e fauna. L’allarme è stato lanciato quest’estate dagli ambientalisti locali, raccolto dalla Regione Abruzzo e inviato in forma di appello accorato al Governo. 

LE BUSSOLE - Ma gli acciacchi e i guai di questo lago a forma di cuore, situato a 930 metri di altezza e di recente insignito della Bandiera blu ed inserito nell'elenco dei siti di interesse comunitario, non finiscono qui. C’è il mistero delle bussole dei sub che s’immergono nella zona nord del comune di Villalago. Le lancette degli strumenti, una volta sott’acqua, si dimenticano di segnare il nord e piegano in altre direzioni. «È accaduto di recente durante le giornate ecologiche che organizziamo con la nostra associazione – racconta Enzo Gentile, ambientalista, pescatore e studioso del lago da una vita –, il fenomeno si è ripetuto diverse volte e a varie profondità. Per eliminare il dubbio che potesse trattarsi di un fenomeno anomalo, dato che i fondali sono profondi anche trenta metri e non si riesce a vedere granché sott’acqua a causa del buio, abbiamo chiesto aiuto agli esperti». 

ISPEZIONI - E così a Scanno, venerdì scorso, sono arrivati i tecnici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, Fabio Florindo e Marco Marchetti. Con l’aiuto di due imbarcazioni messe a disposizione da Gentile e dai suoi amici e con una strumentazione speciale, hanno monitorato i fondali alla ricerca di eventuali segnali magnetici. Ora si attende l’esito degli esami. «Abbiamo utilizzato dei magnetometri e con il sistema Gps abbiamo elaborato una mappa – fa intanto sapere Florindo, che all’interno dell’Ingv è dirigente di ricerca -. Possiamo già dire dai risultati preliminari che ad un certo punto il segnale magnetico cambia, anche se di poco, e che potrebbe trattarsi di materiali ferrosi sepolti nel fondale. In un solo punto della porzione di lago da noi esplorata c’è un’anomalia negativa molto concentrata, molto localizzata. Abbiamo le coordinate di questo oggetto, stimiamo che misura circa sei metri per due, è di forma ovale, è orientato verso nord-est ma non sappiamo di cosa si tratti. Ulteriori analisi definiranno meglio questa anomalia». 

REPERTI - Dei rilievi compiuti dall'Istituto sono stati informati sia il commissario prefettizio del Comune di Scanno, Giuseppe Conti, sia il sindaco del Comune di Villalago, Fernando Gatta. Ci si chiede cosa possa esserci in quel punto. C’è chi pensa a un ordigno della seconda guerra mondiale. Altri fanno notare che il lago, in passato, è stato utilizzato come discarica. Di recente, con l’abbassamento del livello dell’acqua, sta restituendo parecchie cose. «Abbiamo trovato munizioni, pistole, mitra e altre armi gettate qui da chi voleva disfarsene durante la guerra», conferma il sindaco Gatta. «E reperti risalenti all’anno Mille, che getteranno nuova luce sulla storia locale di quel periodo», aggiunge Gentile. Non sarà Loch Ness ma il lago di Scanno continua a promettere sorprese. E a nascondere segreti.

lunedì 5 novembre 2012

Serpente a sonagli: l’arma letale… per il cancro


Il veleno di serpente a sonagli è stato trovato in un nuovo studio essere efficace contro il cancro, sia nell’aumentare la sopravvivenza del soggetto colpito che nel ritardare lo sviluppo e inibire la nuova formazione

Il veleno potrebbe diventare davvero la nuova arma contro diverse malattie.
Sono infatti già diversi gli studi che hanno mostrato come si riveli utile in diversi ambiti: da quello anestetico, contro i dolori  – anche cronici –, contro le allergie (nel caso di quello delle api) e, infine, contro il cancro nelle sue diverse forme.

Il veleno di serpente a sonagli, oggetto di questo nuovo studio brasiliano, è stato nello specifico trovato essere efficace contro il cancro della pelle.
A essere attiva contro il tumore già sviluppato, ma anche contro quelli che potrebbero svilupparsi – agendo dunque da preventivo – è una proteina isolata dal veleno di questo serpente sudamericano che si chiama “cromatina”.

Lo studio, condotto su modello animale dai ricercatori dell’Istituto Butantan, ha mostrato come l’utilizzo della cromatina abbia fatto aumentare del 70% il tasso di sopravvivenza dei ratti affetti da cancro della pelle. Questa stessa proteina isolata dal veleno ha contribuito in modo significativo a ritardare lo sviluppo del tumore e/o inibirne la formazione.
Il Butantan Institute è collegato al Dipartimento della Salute dello Stato di San Paolo (che fa capo al Servizio Sanitario Nazionale) ed è già noto per i suoi lavori e ricerche sui veleni. Questo non è pertanto il primo studio a suggerire come l’utilizzo di alcune sostanze contenute nel veleno – le tossine – possono essere efficaci nel trattamento di diversi tipi di disturbi e patologie.

In questo studio, i ricercatori si sono focalizzati sul trattamento del tipo di cancro della pelle più difficile da curare: il melanoma. I risultati sono stati molto promettenti, si legge nel comunicato dell’Istituto trasmesso giovedì della scorsa settimana, perché la cromatina ha mostrato di aggredire soltanto le cellule cancerogene del melanoma, lasciando intatte le cellule sane: dimostrando in questo modo di agire in modo mirato e selettivo, senza effetti dannosi per l’organismo. In più la sostanza resta presente nelle cellule tumorali solo per 24 ore, dopo di che si dissolve.

Il prossimo passo degli scienziati sarà quello di condurre altri test e studi su modello animale prima di passare agli studi clinici sull’essere umano. Allo stesso modo, s’intende sintetizzare la proteina in laboratorio in modo da renderla sicura, efficace e anche facile da riprodurre, senza aver necessità di estrarla dal veleno dei serpenti.
In molti, ora, attendono i risultati delle nuove ricerche e la possibilità che inizi la sperimentazione sull’ uomo.

FONTE: lastampa.it

domenica 4 novembre 2012

La nanospugna assorbi-gas derivata dalla soia


Un solo grammo contiene al suo interno una superficie di 5 mila m², pari a quella di un supermercato

IL PROGETTO H2-ECOMAT DELL'UNIVERSITÀ BICOCCA DI MILANO


Pensate alla superficie di un supermercato, 5 mila metri quadri, compressa e rinchiusa dentro un materiale che pesa 1 (uno!) grammo. Un'idea che non verrebbe neanche ad Harry Potter. Invece è venuta a ricercatori dell'Università di Milano Bicocca. E sono riusciti anche a realizzarla, per di più con materiali di origine organica, privi di metalli pesanti e completamente biodegradabili. E non si tratta solo di una ricerca fine a se stessa, ma con un'interessante applicazione pratica. All'ateneo milanese hanno infatti creato due nuovi materiali che hanno una straordinaria caratteristica simile alle spugne: assorbono e mantengono al loro interno elevate quantità di gas, in particolare idrogeno, metano e anidride carbonica.
H2-ECOMAT - Il gruppo, coordinato da Piero Sozzani, professore di chimica industriale al dipartimento di scienza dei materiali di Milano-Bicocca, ha condotto il progetto H2-Ecomat, finanziato con 750 mila euro totali, per il 50% ciascuno dall'università stessa e dalla Regione Lombardia. I due nuovi materiali, dall'aspetto granuloso, hanno la caratteristica di avere al proprio interno una porosità elevatissima: in pratica si tratta di un ammasso di nanotubuli di dimensioni nanometriche che assorbono ben precisi gas e non altri (come azoto e ossigeno). I due materiali - in cui è in corso il deposito dei brevetti - sono stati momentaneamente battezzati con due sigle: Mir (Materiali sintetici iperreticolati) e Mpob (Materiali porosi di origine biologica).
DALLA SOIA - Infatti sono derivati dai peptidi (molecole costituite da una catena di pochi amminoacidi) ricavati dalla soia, quindi da biomasse. Una volta esaurito il loro ciclo di vita, possono essere smaltiti tra i rifiuti urbani. Queste «nanospugne» assorbono enormi quantità di gas grazie alle forze di Van der Waals, una forza «debole» che agisce a livello molecolare.
APPLICAZIONI - «Le applicazioni sono interessanti in tre ambiti», ha spiegato Sozzani presentando il 30 ottobre le sue scoperte. «Nel trasporto di bombole di gas più leggere, meno ingombranti e sicure delle attuali perché il gas viene stoccato a pressioni minori; nella separazione di CO2 a livello industriale; nell'industria automobilistica per le vetture a metano e a idrogeno». Per esempio se la polvere delle nanospugne viene inserita in una bombola, riduce la pressione del gas - a parità di volume - fino a 30-80 atmosfere. In un recipiente di un litro riempito di nanospugne è possibile stoccare 40 litri di metano a zero gradi con un dispendio di energia minimo. In futuro quindi bombole e serbatoi più piccoli e meno pesanti, che significano meno costi e minori consumi per un'auto.
RICERCA - Tra le ulteriori caratteristiche c'è la capacità di rilasciare i gas stoccati all'interno delle nanospugne - mantenendo inalterare le loro caratteristiche - con un semplice blando riscaldamento della polvere di nanospugne. «Stiamo entrando nella fase del trasferimento tecnologico alle aziende che hanno dimostrato interesse per la nostra scoperta: società di trasporti pubblici e privati e della distribuzione di energia», conclude soddisfatto Sozzani. «Questi materiali sono un esempio concreto dell'efficacia e dell'eccellenza della ricerca italiana».