sabato 22 dicembre 2012

Un cavallo di Troia per eliminare il cancro


L’utilizzo di virus “nascosti” con un sotterfugio può far sì che questi attacchino le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane, eliminando del tutto il cancro. Il promettente studio dei ricercatori britannici

Utilizzare una sorta di cavallo di Troia per attaccare di nascosto il cancro e distruggerlo. Questa l’idea dei ricercatori del Regno Unito che hanno condotto con successo uno studio su modello animale in cui sono riusciti, in questo caso, a eliminare del tutto il cancro alla prostata.

Le armi in mano agli scienziati sarebbero dunque dei virus che, nascosti in qualche modo nel sistema immunitario, sgattaiolerebbero al momento opportuno per attaccare le cellule tumorali e ucciderle, lasciando intatte quelle sane.
I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Research e riportano come l’utilizzo di macrofagi Onco Virus (OV) armati, dopo una chemioterapia, abbia bloccato la diffusione del cancro della prostata nei topi, e la sua diffusione ai polmoni, allungando significativamente anche la durata della vita: dopo 40 giorni dal trattamento con gli OV, i topi erano ancora vivi e non presentavano più tracce del tumore. Al contrario, i topi trattati con i tradizionali metodi sono tutti morti per la diffusione del cancro.

Gli esperimenti sono stati condotti dopo l’utilizzo della chemioterapia perché a seguito di questa si presentavano dei danni al tessuto, anche sano, circostante il tumore. A motivo di ciò, si verifica un aumento dei globuli bianchi nella zona al fine di rimediare ai danni del trattamento.
L’idea del dottor Munitta Muthana, del Department of Infection & Immunity presso l’University of Sheffield Medical School, e colleghi è quella di sfruttare proprio i globuli bianchi per veicolare all’interno del tumore gli OV in modo da attaccare soltanto, e nel modo più efficace, le cellule cancerose.
«Stiamo cavalcando l’onda per ottenere il maggior numero di globuli bianchi al fine di veicolare i virus cattura-tumore nel cuore di un tumore», ha spiegato alla BBC la dottoressa Claire E. Lewis, del Department of Immunology, Genetics and Pathology presso l’Uppsala University e coautrice dello studio.

Il team di scienziati per ottenere questi promettenti risultati ha prelevato dei campioni di sangue e macrofagi per poi mescolarli con un virus, tipo quello dell’HIV, che non viene attaccato dal sistema immunitario e diviene un ospite dei globuli bianchi (i cavalli di Troia): in questo modo i virus possono arrivare intatti al cuore del tumore per poi poterlo attaccare.
La veicolazione prevedeva soltanto la presenza di un paio di virus che, tuttavia, una volta arrivati in loco potevano replicarsi. Negli esperimenti si è osservato come dopo circa 12 ore le cellule dei globuli bianchi espellessero circa 10mila virus ciascuna, che andavano ad attaccare le cellule cancerogene.
I risultati sono stati molto promettenti, tuttavia i ricercatori avvertono che devono ancora essere replicati e confermati con studi clinici sull’essere umano – studi che gli scienziati intendono e sperano di poter intraprendere entro breve termine.

FONTE: lastampa.it

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