domenica 29 luglio 2012

L'Italia si prepara allo sbarco su Marte



Gli italiani piloteranno il rover sul Pianeta rosso. Intervista a Lori Garver, amministratore associato della Nasa

Ingegneri italiani piloteranno il nuovo rover Curiosity che la Nasa sbarcherà su Marte il 5 agosto. «Stiamo definendo un accordo per cui andremo al Jet Propulsion Laboratory da dove si gestisce la missione e lavoreremo assieme agli specialisti americani per imparare a governare un robot marziano - anticipa Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia spaziale italiana Asi -. Sarà un apprendistato prezioso al fine di prepararci per il 2018 quando sbarcherà sul Pianeta Rosso il rover dell’ESA ExoMars. Di questo rover noi costruiamo, tra le altre cose, anche la trivella con cui esplorare il sottosuolo e il suo controllo sarà effettuato dal centro Altec di Torino».
PARTENZA - L’imminente partenza dei tecnici italiani è emersa dalla celebrazione dei vent’anni trascorsi dal primo volo di un astronauta italiano: Franco Malerba sullo shuttle Atlantis il 31 luglio 1992. Accompagnava il satellite a filo Tethered. «Quando partii – ricordava Malerba ¬- mi dissi ‘finalmente’, perché avevo incominciato a prepararmi ancora nel 1977 quando ero stato selezionato dall’ESA. Erano passati 15 anni». Assieme a Malerba nella nuova sede dell’ASI a Roma, e al ministro per l’Università e la Ricerca Francesco Profumo («non dobbiamo tagliare i fondi per la ricerca», ha sottolineato) c’erano gli altri astronauti italiani saliti in orbita, Umberto Guidoni, Maurizio Cheli, Roberto Vittori più le due matricole: Luca Parmitano (in diretta dalla Nasa a Houston) che partirà l’anno prossimo e Samantha Cristoforetti nel 2014.
COLLABORAZIONE - Ma oltre il primo balzo di Malerba sono anche 50 anni che l’Italia collabora con la Nasa. Proprio mezzo secolo fa l’accordo venne firmato dal vicepresidente americano Lindon Johnson per il programma San Marco del professor Luigi Broglio dell’Università “La Sapienza” di Roma. «La collaborazione continuerà – ci ha precisato Lori Garver, amministratore associato dell’ente spaziale americano – e avrà come elemento fondamentale la stazione spaziale internazionale, e quindi i voli di altri astronauti italiani. In questo modo prepareremo anche le future tappe». 
Ma la collaborazione con l’Esa europea – le chiediamo - è diventata difficile e la Nasa ha cancellato la partecipazione alla missione marziana ExoMars. Potrà cambiare? 
«Ci sono dei momenti critici ma esistono con l’Europa buoni rapporti come dimostra proprio la collaborazione con l’Italia. Continueremo insieme con la stazione e il volo umano».

La Nasa sta costruendo il grande e potente razzo vettore SLS che farà il primo volo nel 2017 e il secondo nel 2021. Come mai un intervallo tanto lungo? 
«Il profilo del nostro budget attuale di due miliardi di dollari all’anno prevede queste due missioni, la seconda con il primo equipaggio umano. Intanto dobbiamo sviluppare le capacità per volare verso gli asteroidi nel 2025 e verso Marte nel 2030».

Come mai la Nasa non propone un piano preciso per l’esplorazione spaziale, oltre le generiche indicazioni degli asteroidi e di Marte? 
«Noi lo riteniamo un piano specifico. Ma intanto dobbiamo raccogliere esperienze e sviluppare abilità lavorando sulla stazione spaziale. Inoltre è necessario effettuare altre missioni robotiche. Così potremo definire meglio gli obiettivi già indicati per il 2025 e il 2030».

Permetterete ai privati di compiere spedizioni oltre la stazione spaziale? 
«Sosteniamo un programma per aiutare lo sviluppo di nuove tecnologie e spingere oltre le frontiere. I privati hanno anche il mercato aperto per il lancio di satelliti per telecomunicazioni, per l’osservazione della Terra e il trasporto di materiali verso la stazione spaziale internazionale utilizzando veicoli con o senza equipaggio. Ma il trasporto di astronauti deve essere ancora provato ed è il prossimo passo. Solo dopo si potrà guardare oltre».

sabato 21 luglio 2012

Scommessa tedesca sull'auto a idrogeno


La Germania ha stanziato 40 milioni per una rete di 50 distributori per auto

Il ministero dei Trasporti tedesco ha appena stanziato 40 milioni di euro per realizzare entro il 2015 una rete di 50 distributori di idrogeno per il rifornimento dei veicoli. Il piano ne prevede 500 entro il 2020. È il primo Paese in Europa che punta deciso alla sostituzione del petrolio nei mezzi mobili impiegando motori elettrici alimentati da celle a combustibile. L'operazione tedesca il cui secondo scopo è ridurre a zero l'inquinamento relativo, è condivisa da varie aziende tra cui la Daimler e il 2015 è la data indicata perché per allora si prevede la produzione e la commercializzazione su larga scala di vetture a idrogeno. Quindi servono i distributori.
IDROGENO - Ma questo è solo uno dei fronti sui quali Berlino conduce la battaglia dell'idrogeno, per vincerla e dominarla nel mercato. Infatti è il primo Paese dell'Unione negli investimenti di ricerca in questo campo, raggiungendo i 50 milioni di euro l'anno. Segue la Francia con 40 milioni. «L'Italia - precisava Angelo Moreno, responsabile del settore in Enea al recente Festival dell'energia di Perugia - si attestava fino a ieri intorno a 20 milioni. Ma ora si sta riducendo; anzi si sta tagliando e chiudendo. A livello industriale società che erano impegnate come Ansaldo e Centro Ricerche Fiat smantellano gli impianti e gli specialisti se ne vanno talvolta creando piccole aziende».
ITALIA - Eppure la realtà nazionale non sarebbe così negativa. A partire dagli anni Ottanta nella ricerca c'era un notevole impegno, calato poi drasticamente nel tempo. «Ma non del tutto le attività», sottolinea Moreno, «perché sopravvivono varie iniziative locali e regionali. Il difetto è che risultano separate e disperse, non fanno sistema, e così non riusciamo ad essere competitivi in Europa». Un esempio positivo: la società Genport di Milano, spin-off del Politecnico, ha presentato al convegno Fast dedicato al bando energia europeo approvato il 10 luglio, una piccola cella combustibile che fornisce all'esercito americano per attività mobili. In Italia la ricerca viene svolta soprattutto tra l'Enea, il Cnr, l'Rse e l'Enel oltre ad alcune università. Ora il centro CReSV dell'Università Bocconi assieme all'associazione italiana per idrogeno e celle a combustibile che riunisce aziende e centri di studio, sta effettuando un censimento di tutti i protagonisti per favorire la nascita di una rete più efficace.
TRASPORTO - Il trasporto è uno dei primi settori su cui si punta perché si vorrebbe sfruttare l'idrogeno ricavato, ad esempio, da biomasse utilizzando l'energia prodotta da fonti alternative come solare ed eolico le cui eccedenze vanno disperse. Così si potrebbe immagazzinare idrogeno da destinare, appunto, all'autotrazione. Ma ci sono anche altri impieghi che riguardano dalle abitazione alle industrie. «L'Unione europea sta finanziando con 940 milioni di euro numerosi progetti di ricerca», notava a Perugia il suo direttore Bert De Colvenaer. «I Paesi che più ne usufruiscono sono Germania e Gran Bretagna. L'Italia dal 2009 continua a diminuire la sua presenza». Eppure sarebbe una preziosa opportunità da non perdere.
Giovanni Caprara (corriere.it)