domenica 25 novembre 2012

“Oltre il cielo”, la sfida della scienza a caccia di ufo


Sabato a Roma l’evento del Cun: focus su fonti e documenti ufficiali «contro la ridicolizzazione che va avanti da settant’anni»

È in programma sabato a Roma il «Convegno Internazionale di Ufologia Città di Roma», organizzato dal Centro Ufologico Nazionale e patrocinato dall’Unione Giornalisti Aerospaziali Italiani. Il convegno, dal titolo «Oltre il cielo», farà il punto sul tema ad un anno esatto dalla realizzazione del Libro bianco sugli Ufo, lo studio rigoroso delle fonti e dei documenti governativi «da sempre immuni - sostiene il Cun - a quella campagna oramai quasi settantennale di denigrazione e ridicolizzazione».  

«Noi - afferma il presidente del Cun Vladimiro Bibolotti - vorremmo arrivare a un punto di non ritorno: non possiamo ancora trascurare il fenomeno, come spesso accade per colpa di fanatici ed esaltati che ci espongono al discredito. La casistica accertata - continua Bibolotti - la documentazione probante e il lavoro di enti di ricerca seri meritano attenzione».  

A oltre 65 anni dal primo avvistamento ufologico riconosciuto, si continua a trattare la questione «in un crescendo che ha scardinato parecchi meccanismi di segretezza e aperto gli archivi di enti ed istituzioni di tutto il mondo che studiavano gli Ufo». Al convegno sarà presentata la nuova rivista del Cun «Ufo International Magazine» e verrà assegnato il Premio giornalistico dedicato a Joseph Allen Hynek, che con le sue indagini e le sue opere è considerato il fondatore della moderna ufologia scientifica. Saranno inoltre presenti, tra gli altri ospiti, Lachezar Filipov dell’Accademia delle Scienze di Bulgaria e Alain Boudier, presidente 3Af Sigma, l’Associazione Aeronautica e Astronomica Francese.  

FONTE: lastampa.it

lunedì 19 novembre 2012

Occhi rimodellati con i nuovi laser. Cornea: intervento lampo in 3D


La rivoluzione della chirurgia refrattiva passa attraverso la mappa dell'occhio in 3D e l'utilizzo di strumenti ad alta tecnologia. Ma nel nostro paese non decolla, anche per colpa dei costi elevati

SOLO UN ITALIANO su 150, tra 15 milioni colpiti da un difetto visivo (miopia e astigmatismo in testa) ogni anno si opera agli occhi con un laser, per ritrovare la libertà da occhiali o lenti a contatto. E tra questi 100 mila pazienti, solo uno su cinque si affida alla tecnologia più avanzata, che utilizza il doppio laser e consente tempi lampo di recupero. Fino a poche ore. Una percentuale che si ribalta nel resto d'Europa e negli Usa, dove avviene ormai nell'80% dei casi. La chirurgia refrattiva è una branca dell'oftalmologia in continua evoluzione ed è stata oggetto di un incontro scientifico a Barcellona. Al centro degli studi, la piattaforma laser di ultima generazione messa a punto dalla multinazionale Abbot. Assai precisa la procedura del sistema: prima definisce una mappa dell'occhio in 3D, poi la comunica a un altro strumento, nato dalla ricerca spaziale: il laser a femtosecondi, che permette di sollevare un primo, sottilissimo strato di cornea, dopo averne «bombardato» la superficie, rendendone gassosa la parte in eccesso.

A QUEL PUNTO, il laser tradizionale a eccimeri intacca la cornea riportandola a una curvatura normale. Il medico ricopre così la parte trattata con la lamella di cornea sollevata grazie all'azione del primo laser, l'occhio viene medicato e dopo alcune ore il paziente può tornare a guidare l'auto, sorpreso della propria stessa vista. Perché in Italia la metodica al momento non decolla? L'ostacolo pare rappresentato soprattutto dalla scelta di alcune regioni di non inserire l'intervento tra quelli coperti dal sistema sanitario nazionale. Eppure la vista non dovrebbe rientrare tra gli elementi «estetici» del corpo umano.
ALESSANDRO Galan, direttore dell'unità oculistica dell'ospedale Sant'Antonio di Padova, precisa i criteri per l'operazione: «L'ipermetropia superiore alle tre diottrie non va trattata con il laser: si può intervenire, dopo una certa età, direttamente sul cristallino. Nel caso della miopia va considerato lo spessore corneale: fino a 6-7 diottrie trattiamo la maggior parte dei pazienti. Oltre, si valuta caso per caso. È indispensabile poi conoscere gli strumenti tecnologici a disposizione del centro che si sceglie. Spetta al medico l'ultima parola: glaucoma, cataratta devono essere trattati prima e il diabete è una controindicazione».
SI POSSONO correggere con un solo intervento anche diversi difetti visivi: «Il laser - spiega Scipione Rossi, primario di microchirugia oculare all'Ospedale San Carlo di Nancy di Roma - può rimodellare il profilo della cornea e quindi correggere la miopia e l'astigmatismo: nel caso della miopia attraverso un appiattimento della parte centrale della cornea, mentre per l'astigmatismo la cornea deve essere resa più sferica».
Il trattamento viene personalizzato grazie alla mappatura dell'occhio in 3-D, con uno strumento che si chiama aberrometro, che fornisce informazioni fondamentali per garantire il miglior risultato possibile.
FONTE: Enrico Fovanna (qn.quotidiano.net)

sabato 17 novembre 2012

Sanità: boom liste attesa, 11 mesi per oculista e più di 7 per cardiologo


Quasi un anno di attesa, 11 mesi, per una visita dall'oculistica lo scorso anno. Contro gli 8 mesi del 2010.

Quasi un anno di attesa, 11 mesi, per una visita dall'oculistica lo scorso anno. Contro gli 8 mesi del 2010. Se invece si ha bisogno di un cardiologo c'è da attendere 7mesi e mezzo, mentre nel 2010 si doveva aspettare 6 mesi. Anche se le segnalazioni totali dei cittadini relative al 2011 arrivate al Tribunale per i diritti del malato sono in lieve flessione, si attestano al 15,4%, rispetto al 16% dello scorso anno. L'attesa per gli esami diagnostici (ecografie, risonanze magnetiche e tac) indica un valore che passa dal 52,6% del 2010 al 40,8% del 2011. Le visite di consulto specialistico presentano un trend in leggera crescita, dal 28,2% del 2010 al 30,2% del 2011. La carenza di strutture e del personale sono le cause dell'incremento del numero di segnalazioni sulle liste d'attesa per gli interventi chirurgici: 19,2% del 2010 al 29,1% nel 2011.

E' quanto evidenzia il 15esimo Rapporto 'Pit Salute', presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il report, realizzato da Cittadinanzattiva-Tdm, prende in esame il contenuto di 26.470 segnalazioni relative a tutto il 2011. Per quanto riguarda gli esami diagnostici emerge dalla rilevazione un dato negativo per l'oncologia, con il 20,4% degli esposti. C'è invece una diminuzione per la gastroenterologia e la cardiologia: rispettivamente, dal 16,4% del 2010 al 10,2% del 2011, e dal 14,4% del 2010 al 10,2% del 2011. Il report mette in evidenza anche l'eccessivo incremento delle attese nell'area radiologica, dal 10,5% del 2010 al 15,4% del 2011. Settore in cui i cittadini lamentano ritardi dovuti alla ridotta disponibilità di apparecchiature nei presidi eroganti.
Per le visite specialistiche, i maggiori problemi segnalati si riscontrano nell'area oculistica, dove il 18,5% dei cittadini segnala lungaggini. Le visite ortopediche sono indicate come problematiche nel 17% dei casi, così come quelle dal cardiologo nel 11,5%. L'indice delle segnalazioni che riguardano aree terapeutiche come gastroenterologia e otorinolaringoiatria si abbassa dal 16,3% del 2010 al 9,7% del 2011.
FONTE: qn.quotidiano.net (adnkronos salute)

domenica 11 novembre 2012

Scoperto un nuovo gene per una malattia mitocondriale


LO STUDIO CORRELA PER LA PRIMA VOLTA LE CENTRALI ENERGETICHE DELLE CELLULE CON LO SVILUPPO DEL SISTEMA NERVOSO DEI VERTEBRATI

Nuova luce sulle basi genetiche di una rarissima malattia che colpisce le prime fasi dello sviluppo, la microftalmia con lesioni lineari della pelle: lo annuncia il gruppo di ricerca guidato da Brunella Franco dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli sulle pagine della rivista American Journal of Human Genetics.

Questa rara patologia è caratterizzata da un ridotto sviluppo degli occhi e dalla presenza di tipiche lesioni della pelle, a cui possono aggiungersi altre anomalie a carico del cervello, del cuore, dell'apparato urinario e genitale. "Ci occupiamo di questa rara sindrome da molti anni" spiega la ricercatrice: "nel 2006, in collaborazione con ricercatori tedeschi, abbiamo descritto il primo gene associato e ne abbiamo caratterizzato la funzione: si tratta di HCCS, un gene che contiene le informazioni per una proteina che partecipa alla produzione dell'energia necessaria alla cellula per compiere le proprie attività. Si tratta infatti di una delle numerosissime componenti dei mitocondri, le "centrali energetiche" delle nostre cellule, in cui avviene quella sofisticata successione di reazioni metaboliche chiamata catena respiratoria, essenziale per la produzione dell'energia". Meccanismi fondamentali per la vita, da cui la rarità estrema di questa sindrome: nei maschi, che hanno una sola copia del gene HCCS (in quanto si trova sul cromosoma X), questa malattia è infatti incompatibile con la sopravvivenza. Nelle femmine, che invece hanno due copie del gene, la malattia può manifestarsi con estrema variabilità.

Questo è dovuto al fatto che in ciascuna cellula delle persone di sesso femminile uno dei due cromosomi X viene "spento": a seconda di quali e quante cellule presentano "acceso" il cromosoma X contenente il gene difettoso, si hanno quindi manifestazioni cliniche più o meno marcate a carico di specifici tessuti. Esemplare, in questo senso, il caso di una paziente che aveva come unico sintomo le lesioni della pelle: nel corso della gravidanza, l'ecografia ha messo in luce che il suo feto si stava sviluppando con gravi malformazioni del cervello.

"Restavano però dei pazienti che, pur mostrando i tipici segni clinici di questa malattia, non presentavano difetti nel gene HCCS" spiega Alessia Indrieri, prima autrice del lavoro che su questa patologia ha svolto presso il Tigem il suo dottorato di ricerca. "Siamo quindi andati alla ricerca di altri geni candidati: la nostra attenzione è caduta su COX7B, che codifica per una componente ancora poco conosciuta della catena respiratoria e che si trova sul cromosoma X. L'analisi del Dna dei pazienti ci ha dato ragione: in tre di loro abbiamo effettivamente riscontrato un difetto in questo gene. In seguito, gli esperimenti condotti sul modello animale della malattia hanno confermato come effettivamente questo gene sia importante per il corretto sviluppo di occhi e cervello già nelle prime fasi della vita fetale". Salgono così a 26 in totale i geni-malattia identificati dai ricercatori del Tigem di Napoli dal 1994 a oggi.

Questo risultato, in particolare, introduce delle prospettive nuove per chi studia le malattie mitocondriali: è la prima volta, infatti, che un difetto nelle componenti della catena respiratoria mitocondriale si traduce in un anomalo sviluppo del sistema nervoso già nella fase prenatale. "Tipicamente le malattie mitocondriali si manifestano dopo la nascita, più o meno precocemente ma comunque non durante la vita fetale" precisa Brunella Franco. "Il caso di questa sindrome suggerisce ai medici genetisti un'indicazione nuova, ovvero che anche anomalie dello sviluppo specifiche come quelle descritte nella microftalmia con lesioni lineari della pelle possono nascondere un'origine mitocondriale. Questo è certamente utile per chi deve fare una diagnosi di una sindrome complessa come questa ed eventualmente suggerire il percorso assistenziale più adatto (per quanto non esista al momento una cura definitiva). Parallelamente, è interessante per noi ricercatori perché mostra come i mitocondri giochino un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati, non solo nell'uomo ma anche in organismi evolutivamente più semplici come i pesci: approfondire lo studio dei meccanismi con cui questo avviene potrà aiutarci anche a capire come e quando eventualmente intervenire".

L'Articolo scientifico
A. Indrieri, V. van Rahden, V. Tiranti, et al. (2012)"Mutations in COX7B cause Microphthalmia with linear skin lesions, an unconventional mitochondrial disease". The American Journal of Human Genetics. doi:10.1016/j.ajhg.2012.09.016 

sabato 10 novembre 2012

Pranzi e cene addio: un italiano su quattro preferisce lo spuntino


A sceglierlo sono soprattutto donne, giovani e single

Sarà forse per la crisi, o forse soprattutto per la fretta, ma cambiano le abitudini alimentari degli italiani. Uno su quattro, infatti, ora tende a dire addio a pranzi e cene preferendo il più veloce - e mono costoso - spuntino. Un pasto veloce a metà giornata nella pausa di lavoro, ma anche un aperitivo altrettanto veloce per cena.

Fatto sta che un italiano su quattro (per la precisione il 26 per cento) fa regolarmente lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio che è entrato nelle abitudini quotidiane di ben 13,2 milioni di italiani (27,7 milioni in modo saltuario), spesso sostituendo i pasti tradizionali. E' quanto emerge dall’indagine Coldiretti Censis che evidenzia un profondo cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani che tendono a frammentare durante il giorno la propria alimentazione, che in passato vedeva il pranzo e la cena come protagonisti indiscussi.

A fare lo spuntino - spiega la Coldiretti - sono soprattutto le donne, i più giovani e i single con frutta, yogurt e cracker che si classificano tra gli alimenti più gettonati.
Un esempio è quello dell’aperitivo, abitudine tipica di alcuni contesti soprattutto del nord dove è una sorta di antico rito sociale, ma che ormai si è andato diffondendo un po’ ovunque nel territorio nazionale spesso in sostituzione della cena.

Si è così andata formando un’ampia offerta fatta di locali ad hoc che offrono la cosiddetta happy hour e, in parallelo si è assistito alla strutturazione di pratiche di massa che, in alcuni contesti, hanno anche determinato problemi di gestione del territorio. Si pensi ai noti casi di Padova con lo spritz o anche di alcune zone del comune di Milano o della stessa Capitale.
Dai dati dell’indagine Coldiretti/Censis emerge che fanno l’aperitivo regolarmente o in modo saltuario quasi 16,5 milioni di italiani, e di questi circa 2,5 milioni dichiara di farlo regolarmente, vale a dire quasi ogni giorno. E’ un momento di convivialità in cui conversare, mangiare e bere qualche cosa, rallentare in modo anche netto rispetto alla concitazione della quotidianità; e si pensi in particolare a contesti metropolitani, da Milano a Torino a Roma, dove appunto l’aperitivo, i luoghi in cui incontrarsi per farlo, sono diventati uno dei pilastri della relazionalità di persone dalle caratteristiche socio demografiche anche molto diverse.
FONTE: qn.quotidiano.net

venerdì 9 novembre 2012

TUMORE AL SENO: INDIVIDUATO MEDIATORE CELLULARE, UN’ARMA IN PIÙ PER BLOCCARE IL CANCRO


MIR-10B* blocca la crescita del tumore e apre la possibilità di un suo impiego terapeutico

Il gruppo di Oncogenomica Traslazionale dell’Istituto Regina Elena in collaborazione con il Weizmann Institute of Science (Israele) ha pubblicato nell’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica internazionale EMBO Molecular Medicine la recente scoperta di una nuova molecola in grado di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali nei tumori al seno. Questa scoperta, oltre a consentire una maggiore comprensione sui meccanismi inerenti la trasformazione neoplastica, pone le basi molecolari per future nuove terapie e trattamenti sempre più personalizzati per uno dei tumori, come quello al seno, che è il più diffuso nella popolazione femminile.

La molecola individuata dai ricercatori è il microRNA 10b* (miR-10b*), che fa parte di una classe di mediatori cellulari di recentissima scoperta che agiscono regolando l’espressione di proteine coinvolte nella crescita e nello sviluppo del tumore. Tali molecole sono oggetto negli ultimi anni di una intensa ricerca in quanto si stanno rivelando come nuovi possibili biomarcatori nell’ambito della diagnosi e della prognosi di diverse neoplasie umane, tra cui il cancro al seno.
Gli esperimenti condotti nei laboratori di Oncogenomica Traslazionale in collaborazione con l’Anatomia Patologica dell’Istituto Regina Elena, hanno permesso inizialmente di dimostrare che nel tumore al seno esiste una diversa espressione di alcuni microRNA rispetto al tessuto circostante sano. “L’espressione del miR-10b* in particolare -illustra la dr.ssa Francesca Biagioni, autrice del lavoro - viene persa nelle cellule tumorali rispetto alla controparte sana e  la ricostituzione della sua espressione porta alla morte delle cellule tumorali stesse, attraverso la riaccensione dell’attività di tre proteine (PLK1, BUB1 e Ciclina A) coinvolte in processi chiave per la sopravvivenza della cellula trasformata. Inoltre esperimenti su cavie murine hanno evidenziato la capacità del miR-10b* di bloccare la crescita del tumore aprendo la possibilità di un suo impiego terapeutico.”        
“La rilevanza di questa scoperta – spiega Giovanni Blandino, coordinatore dei laboratori di oncogenomica traslazionale - è data dal fatto che nonostante i grandi successi ottenuti dalla ricerca in campo oncologico, il tumore al seno rappresenta ancora un problema clinico in merito alla risposta terapeutica non sempre prevedibile e al potenziale manifestarsi di resistenze alle terapie.”

Il lavoro è stato realizzato con i fondi AIRC.

EMBO Molecular Medicine, Volume 4, Issue 11, pages 1214–1229, November 2012


FONTE:
Lorella Salce
Capo Ufficio Stampa

mercoledì 7 novembre 2012

Il mistero del lago di Scanno: onde anomale e bussole impazzite, partono le ispezioni


Il lago che ha ottenuto la Bandiera blu è stato sottoposto a ispezioni dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Il livello dell’acqua sceso di almeno sei metri in meno di un anno, le bussole dei sommozzatori impazzite, un oggetto non identificato sepolto nel fondale e, infine, armi e munizioni dell’ultima guerra che riaffiorano dopo quasi settant’anni. Se non fosse per la concretezza dei suoi abitanti, i quali respingono fantasiose ipotesi stile Loch Ness, si direbbe che cose strane accadono a Scanno e nei dintorni dell’omonimo lago abruzzese, il più grande della regione, formatosi a causa di una frana migliaia di anni fa.
GLI EPISODI - Si tratta di episodi, rassicurano gli amministratori locali, che però non fanno dormire sonni tranquilli alla popolazione. Come la moria di pesci di quattro anni fa, un episodio anche quello ed ora per fortuna solo un ricordo. Il problema dell’acqua è grave ed urgente. L’abbassamento del livello del bacino, secondo alcuni studiosi riconducibile in parte alla siccità ed in parte al terremoto del 2009 (che avrebbe favorito infiltrazioni e dispersioni), potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa di flora e fauna. L’allarme è stato lanciato quest’estate dagli ambientalisti locali, raccolto dalla Regione Abruzzo e inviato in forma di appello accorato al Governo. 

LE BUSSOLE - Ma gli acciacchi e i guai di questo lago a forma di cuore, situato a 930 metri di altezza e di recente insignito della Bandiera blu ed inserito nell'elenco dei siti di interesse comunitario, non finiscono qui. C’è il mistero delle bussole dei sub che s’immergono nella zona nord del comune di Villalago. Le lancette degli strumenti, una volta sott’acqua, si dimenticano di segnare il nord e piegano in altre direzioni. «È accaduto di recente durante le giornate ecologiche che organizziamo con la nostra associazione – racconta Enzo Gentile, ambientalista, pescatore e studioso del lago da una vita –, il fenomeno si è ripetuto diverse volte e a varie profondità. Per eliminare il dubbio che potesse trattarsi di un fenomeno anomalo, dato che i fondali sono profondi anche trenta metri e non si riesce a vedere granché sott’acqua a causa del buio, abbiamo chiesto aiuto agli esperti». 

ISPEZIONI - E così a Scanno, venerdì scorso, sono arrivati i tecnici dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, Fabio Florindo e Marco Marchetti. Con l’aiuto di due imbarcazioni messe a disposizione da Gentile e dai suoi amici e con una strumentazione speciale, hanno monitorato i fondali alla ricerca di eventuali segnali magnetici. Ora si attende l’esito degli esami. «Abbiamo utilizzato dei magnetometri e con il sistema Gps abbiamo elaborato una mappa – fa intanto sapere Florindo, che all’interno dell’Ingv è dirigente di ricerca -. Possiamo già dire dai risultati preliminari che ad un certo punto il segnale magnetico cambia, anche se di poco, e che potrebbe trattarsi di materiali ferrosi sepolti nel fondale. In un solo punto della porzione di lago da noi esplorata c’è un’anomalia negativa molto concentrata, molto localizzata. Abbiamo le coordinate di questo oggetto, stimiamo che misura circa sei metri per due, è di forma ovale, è orientato verso nord-est ma non sappiamo di cosa si tratti. Ulteriori analisi definiranno meglio questa anomalia». 

REPERTI - Dei rilievi compiuti dall'Istituto sono stati informati sia il commissario prefettizio del Comune di Scanno, Giuseppe Conti, sia il sindaco del Comune di Villalago, Fernando Gatta. Ci si chiede cosa possa esserci in quel punto. C’è chi pensa a un ordigno della seconda guerra mondiale. Altri fanno notare che il lago, in passato, è stato utilizzato come discarica. Di recente, con l’abbassamento del livello dell’acqua, sta restituendo parecchie cose. «Abbiamo trovato munizioni, pistole, mitra e altre armi gettate qui da chi voleva disfarsene durante la guerra», conferma il sindaco Gatta. «E reperti risalenti all’anno Mille, che getteranno nuova luce sulla storia locale di quel periodo», aggiunge Gentile. Non sarà Loch Ness ma il lago di Scanno continua a promettere sorprese. E a nascondere segreti.

lunedì 5 novembre 2012

Serpente a sonagli: l’arma letale… per il cancro


Il veleno di serpente a sonagli è stato trovato in un nuovo studio essere efficace contro il cancro, sia nell’aumentare la sopravvivenza del soggetto colpito che nel ritardare lo sviluppo e inibire la nuova formazione

Il veleno potrebbe diventare davvero la nuova arma contro diverse malattie.
Sono infatti già diversi gli studi che hanno mostrato come si riveli utile in diversi ambiti: da quello anestetico, contro i dolori  – anche cronici –, contro le allergie (nel caso di quello delle api) e, infine, contro il cancro nelle sue diverse forme.

Il veleno di serpente a sonagli, oggetto di questo nuovo studio brasiliano, è stato nello specifico trovato essere efficace contro il cancro della pelle.
A essere attiva contro il tumore già sviluppato, ma anche contro quelli che potrebbero svilupparsi – agendo dunque da preventivo – è una proteina isolata dal veleno di questo serpente sudamericano che si chiama “cromatina”.

Lo studio, condotto su modello animale dai ricercatori dell’Istituto Butantan, ha mostrato come l’utilizzo della cromatina abbia fatto aumentare del 70% il tasso di sopravvivenza dei ratti affetti da cancro della pelle. Questa stessa proteina isolata dal veleno ha contribuito in modo significativo a ritardare lo sviluppo del tumore e/o inibirne la formazione.
Il Butantan Institute è collegato al Dipartimento della Salute dello Stato di San Paolo (che fa capo al Servizio Sanitario Nazionale) ed è già noto per i suoi lavori e ricerche sui veleni. Questo non è pertanto il primo studio a suggerire come l’utilizzo di alcune sostanze contenute nel veleno – le tossine – possono essere efficaci nel trattamento di diversi tipi di disturbi e patologie.

In questo studio, i ricercatori si sono focalizzati sul trattamento del tipo di cancro della pelle più difficile da curare: il melanoma. I risultati sono stati molto promettenti, si legge nel comunicato dell’Istituto trasmesso giovedì della scorsa settimana, perché la cromatina ha mostrato di aggredire soltanto le cellule cancerogene del melanoma, lasciando intatte le cellule sane: dimostrando in questo modo di agire in modo mirato e selettivo, senza effetti dannosi per l’organismo. In più la sostanza resta presente nelle cellule tumorali solo per 24 ore, dopo di che si dissolve.

Il prossimo passo degli scienziati sarà quello di condurre altri test e studi su modello animale prima di passare agli studi clinici sull’essere umano. Allo stesso modo, s’intende sintetizzare la proteina in laboratorio in modo da renderla sicura, efficace e anche facile da riprodurre, senza aver necessità di estrarla dal veleno dei serpenti.
In molti, ora, attendono i risultati delle nuove ricerche e la possibilità che inizi la sperimentazione sull’ uomo.

FONTE: lastampa.it

domenica 4 novembre 2012

La nanospugna assorbi-gas derivata dalla soia


Un solo grammo contiene al suo interno una superficie di 5 mila m², pari a quella di un supermercato

IL PROGETTO H2-ECOMAT DELL'UNIVERSITÀ BICOCCA DI MILANO


Pensate alla superficie di un supermercato, 5 mila metri quadri, compressa e rinchiusa dentro un materiale che pesa 1 (uno!) grammo. Un'idea che non verrebbe neanche ad Harry Potter. Invece è venuta a ricercatori dell'Università di Milano Bicocca. E sono riusciti anche a realizzarla, per di più con materiali di origine organica, privi di metalli pesanti e completamente biodegradabili. E non si tratta solo di una ricerca fine a se stessa, ma con un'interessante applicazione pratica. All'ateneo milanese hanno infatti creato due nuovi materiali che hanno una straordinaria caratteristica simile alle spugne: assorbono e mantengono al loro interno elevate quantità di gas, in particolare idrogeno, metano e anidride carbonica.
H2-ECOMAT - Il gruppo, coordinato da Piero Sozzani, professore di chimica industriale al dipartimento di scienza dei materiali di Milano-Bicocca, ha condotto il progetto H2-Ecomat, finanziato con 750 mila euro totali, per il 50% ciascuno dall'università stessa e dalla Regione Lombardia. I due nuovi materiali, dall'aspetto granuloso, hanno la caratteristica di avere al proprio interno una porosità elevatissima: in pratica si tratta di un ammasso di nanotubuli di dimensioni nanometriche che assorbono ben precisi gas e non altri (come azoto e ossigeno). I due materiali - in cui è in corso il deposito dei brevetti - sono stati momentaneamente battezzati con due sigle: Mir (Materiali sintetici iperreticolati) e Mpob (Materiali porosi di origine biologica).
DALLA SOIA - Infatti sono derivati dai peptidi (molecole costituite da una catena di pochi amminoacidi) ricavati dalla soia, quindi da biomasse. Una volta esaurito il loro ciclo di vita, possono essere smaltiti tra i rifiuti urbani. Queste «nanospugne» assorbono enormi quantità di gas grazie alle forze di Van der Waals, una forza «debole» che agisce a livello molecolare.
APPLICAZIONI - «Le applicazioni sono interessanti in tre ambiti», ha spiegato Sozzani presentando il 30 ottobre le sue scoperte. «Nel trasporto di bombole di gas più leggere, meno ingombranti e sicure delle attuali perché il gas viene stoccato a pressioni minori; nella separazione di CO2 a livello industriale; nell'industria automobilistica per le vetture a metano e a idrogeno». Per esempio se la polvere delle nanospugne viene inserita in una bombola, riduce la pressione del gas - a parità di volume - fino a 30-80 atmosfere. In un recipiente di un litro riempito di nanospugne è possibile stoccare 40 litri di metano a zero gradi con un dispendio di energia minimo. In futuro quindi bombole e serbatoi più piccoli e meno pesanti, che significano meno costi e minori consumi per un'auto.
RICERCA - Tra le ulteriori caratteristiche c'è la capacità di rilasciare i gas stoccati all'interno delle nanospugne - mantenendo inalterare le loro caratteristiche - con un semplice blando riscaldamento della polvere di nanospugne. «Stiamo entrando nella fase del trasferimento tecnologico alle aziende che hanno dimostrato interesse per la nostra scoperta: società di trasporti pubblici e privati e della distribuzione di energia», conclude soddisfatto Sozzani. «Questi materiali sono un esempio concreto dell'efficacia e dell'eccellenza della ricerca italiana».

sabato 3 novembre 2012

Scoperta in Bulgaria la più antica città europea


L’insediamento ospitava circa 350 abitanti e venne creato tra il 4.700 e il 4.200 avanti Cristo

La più antica città preistorica europea è stata trovata in Bulgaria, vicino a Provadia, nell’estremo nord-est del Paese. L’insediamento ospitava circa 350 abitanti e venne creato tra il 4.700 e il 4.200 avanti Cristo favorito dalle risorse dell’ambiente. Il luogo era ricco di sale. La popolazione si dedicò alla sua produzione e, sfruttando sorgenti calde, fabbricava mattoni di sale poi venduti. Una città, dunque, centro produttivo e commerciale legata a una risorsa naturale che ha segnato la storia dell’uomo.

CONSERVAZIONE ALIMENTI - Quando 10 mila anni fa i nostri antenati diventarono allevatori e agricoltori ridimensionando il loro ruolo di cacciatori e raccoglitori fino allora prevalente, dovettero risolvere il problema della conservazione degli alimenti. Si ritiene che circa 6 mila anni fa si riuscisse a scoprire come il sale potesse conservare soprattutto le carni e questo portò una vera rivoluzione nell’alimentazione e nello sviluppo umano. Proprio gli straordinari vantaggi resero il sale particolarmente prezioso e infatti anche la cittadina bulgara ora scoperta era circondata da alte mura di pietra proprio per difendersi meglio. Così fu nei millenni seguenti e anche Venezia doveva parte della sua ricchezza al commercio del sale.
SCAVI - Gli scavi nell’area bulgara vennero iniziati dagli archeologi dell’Istituto nazionale di archeologia nel 2005 e in passato era stata trovata una piccola necropoli. Ma la prosecuzione degli scavi ha individuato un insediamento complesso nella sua organizzazione tanto da definirlo una vera città. Le indagini hanno portato alla luce resti di edifici a due piani e una serie di piattaforme utilizzate a scopo rituale. Non si deve immaginare una città come in Grecia (la civiltà greca inizierà 1.500 anni più tardi) o nell’antica Roma, avvertono gli archeologi, ma le sue caratteristiche la rendono «estremamente interessante» per comprendere gli sviluppi urbani. Altri insediamenti analoghi, ma meno importanti, sono stati trovati negli ultimi anni nel sud-est europeo (vicino a Tuzla in Bosnia e a Turda in Romania) e sempre legati alle risorse locali come le miniere di rame e oro nei Carpazi e nei Balcani.