sabato 29 dicembre 2012

Nuove armi contro la cheratosi attinica


Un gel a base di ingenolo mebutato si è rivelato capace di ridurre il tempo necessario per curare questa malattia

Per contrastare la cheratosi attinica, una frequente forma precancerosa di un particolare tipo di tumore della pelle (il carcinoma epidermoide), scende in campo una nuova arma. Si tratta di un gel a base di ingenolo mebutato, da poco approvato dalla Food and Drug Administration (l’ente statunitense per il controllo dei medicinali). Il nuovo preparato, come si legge in un articolo pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine, è in grado di ridurre in modo significativo il tempo necessario per curare questa condizione.
CHERATOSI ATTINICA – Anche se il nome cheratosi attinica è poco familiare, il suo aspetto è molto conosciuto: questa condizione si presenta con piccoli rigonfiamenti squamosi o ricoperti da croste che si manifestano sulla superficie della pelle come risultato di un’esposizione a lungo termine ai raggi solari. Le squame hanno un colore variabile (chiaro, scuro, marrone, rosa, ecc.) sono indurite, secche e ruvide e spesso sono rilevabili più al tatto che alla vista. A volte queste piccole lesioni cutanee possono causare prurito o una sensazione di pizzicore. «La cheratosi attinica è una forma precancerosa dovuta all’accumulo di mutazioni nelle cellule dell’epidermide in seguito all’esposizione cronica alla luce salare – riferisce Giuseppe Monfrecola, professore ordinario di dermatologia all’Università Federico II di Napoli -. Tutti coloro che si espongono al sole corrono quindi il rischio di svilupparne una o più, soprattutto se presentano un fototipo chiaro (capelli rossi o biondi, pelle chiara, lentiggini). Se curata in modo adeguato, la cheratosi attinica può essere eliminata senza che si trasformi in tumore, in particolare nel carcinoma epidermoide. Di solito questo tipo di cancro non costituisce una minaccia per la vita, a patto che non venga sottovalutato, ma curato adeguatamente. Il primo passo per una cura adeguata è rappresentato dalla fotoprotezione: se non si protegge la pelle dall’esposizione solare, il rischio è che le mutazioni alla base della cheratosi attinica continuino ad accumularsi». In altre parole non ha molto senso togliere le cheratosi se non ci protegge dal rischio che se ne formino altre.
IL NUOVO FARMACO – Nello studio condotto per valutare l’efficacia del nuovo preparato sono stati presi in considerazione quasi mille pazienti: metà trattati con ingenolo mebutato, mentre i rimanenti hanno costituito il gruppo di controllo (placebo). I pazienti considerati avevano almeno 18 anni e presentavano tra 4 e 8 lesioni tipiche, visibili all’interno di un campo di 25 centimetri quadrati su viso, cuoio capelluto, tronco o sulle estremità. Le lesioni sul viso o del cuoio capelluto sono state trattate per 3 giorni consecutivi con un preparato allo 0,015%, mentre quelle sul tronco o sulle estremità per 2 giorni consecutivi con un preparato allo 0,05%. I ricercatori hanno quindi valutato i risultati ottenuti a distanza di 57 giorni dal trattamento. La completa eliminazione delle cheratosi attiniche nelle zone di volto e cuoio capelluto trattate è stata ottenuta nel 42,2% dei casi nel gruppo di trattamento contro il 3,7% nel gruppo di controllo. Risultati simili sono stati ottenuti anche nel trattamento delle lesioni nelle altre parti del corpo. Non solo, in più del 75% dei pazienti trattati con il nuovo gel è stata osservata una riduzione nel numero delle lesioni, che invece non si è avuta in nessuno dei controlli e, a distanza di un anno dal trattamento, in oltre l’85% dei pazienti trattati non si sono riformate nuove lesioni. «L’ingenolo mebutato sembrerebbe agire stimolando la risposta immunitaria contro le cellule danneggiate e contrastando l’infiammazione con il pregio di portare a buoni risultati in tempi rapidi – commenta l’esperto -. Non sappiamo ancora quando il nuovo farmaco arriverà anche in Italia, ma in un prossimo futuro potremo probabilmente contare anche noi su un nuovo strumento che andrà ad arricchire l’armamentario oggi disponibile per combattere la cheratosi attinica».
LE CURE DISPONIBILI – Attualmente esistono molti metodi efficaci per eliminare la cheratosi attinica, ognuno coi suoi pregi e i suoi difetti. «La scelta del rimedio più adatto nel singolo caso va sempre valutata insieme allo specialista – fa notare Monfrecola -. Se sono presenti una o due cheratosi la forma più comune di trattamento è rappresentata dalla crioterapia: sulle escrescenze viene applicato dell'azoto liquido con un erogatore spray o per mezzo di applicatori con la punta in cotone in modo da congelarle. Un altro trattamento molto diffuso è l’applicazione di un gel a base di un antinfiammatorio (diclofenac) sulle lesioni che, però, richiede tempi lunghi per giungere a risultati. Una tecnica moderna e molto valida è, infine, la terapia fotodinamica: consiste nell’applicazione sulle lesioni di una particolare sostanza che poi viene attivata con una luce di elevata intensità. Il trattamento distrugge selettivamente le cheratosi attiniche (comprese quelle più piccole e non visibile a occhio nudo) con pochissimi danni alla pelle sana circostante».
Insomma le armi per combattere la cheratosi attinica non mancano, l’importante è non sottovalutarla (ma curarla in modo adeguato) ed evitarne l’espansione prendendo le giuste precauzioni quando ci si espone al sole.

lunedì 24 dicembre 2012

Le 10 più importanti scoperte scientifiche del 2012


Dalle ricerche spaziali alla genetica, dalla fisica delle particelle all'archeologia

Il 2012 è stato un anno proficuo per le scienze: dalle ricerche spaziali alla genetica, dalla scienza dei materiali all'archeologia. La redazione ha selezionato le dieci scoperte che secondo Corriere.it hanno caratterizzato l'anno sotto l'aspetto scientifico. Con la possibilità di votare e cambiare la classifica.
1 - 4 luglio 2012: una data da ricordare nella storia della scienza. Al Cern di Ginevra viene annunciata la scoperta del bosone di Higgs, o per lo meno di qualcosa che gli assomiglia molto. Il bosone di Higgs (chiamato anche «particella di Dio»), teorizzato da un fisico scozzese circa 50 anni fa, è la particella quantistica che determina la massa e quindi l'esistenza della materia come noi la conosciamo
2 - Decodificato il genoma del frumento. Un passo importantissimo per la conoscenza della pianta alla base dell'alimentazione umana, con la quale conviviamo da 8-9 mila anni. Si potranno creare nuovi ibridi più nutrienti e soprattutto più resistenti alla siccità e alle temperature più alte causate dal riscaldamento globale.
3 - Scoperto il meccanismo universale di trasporto all'interno delle cellule per la fabbricazione delle proteine. Si tratta di un passaggio chiave per la produzione dei «mattoni della vita» e una speranza per la cura delle distrofie e dei tumori
4 - Scoperti gli «intraterrestri», organismi che vivono in ambienti estremi in rocce provenienti dal mantello terrestre sotto le dorsali oceaniche. Una scoperta che apre grandi prospettive sull’origine stessa della vita e alla ricerca di forme di vita su Marte
5 - Il Dna dei Denisoviani svela incroci con i Sapiens (cioè noi). Non solo i Neandertal, il nostro patrimonio genetico contiene probabilmente anche geni dei Denisoviani, una specie umana «cugina» che viveva 80 mila anni fa in Siberia nella zona dei monti Altai
6 - Scoperto l'ormone del cuore che «brucia» i grassi. Si chiama peptide natriuretico atriale e stimola la formazione di grasso bruno, capace di trasformare le calorie in energia. Un'importante scoperta per combattere l'obesità
7 - Un esperimento dimostra per la prima volta che il fotone è contemporaneamente onda e particella. Risolto uno dei misteri della meccanica quantistica. Il dibattito fra le teorie ondulatorie e particellari della luce accompagna la storia della scienza fin dagli studi di Isaac Newton
8 - I primi cani vennero addomesticati 33 mila anni fa, poi la glaciazione li fece estinguere e si dovette addomesticarli di nuovo, e l'opera di addomesticazione avvenne in diverse aree in più riprese
9 - Rinvenuto il pianeta extrasolare più vicino alla Terra: si trova a 4,3 anni luce da noi nel sistema ternario di Alpha Centauri. È roccioso, ma in superficie ci sono almeno 2 mila gradi
10 - Scoperta una proteina-chiave del tumore cerebrale più frequente, il glioblastoma multiforme. L’obiettivo è ottenere un biofarmaco che funzioni dove chemio e radioterapia falliscono.
FONTE: corriere.it

sabato 22 dicembre 2012

Un cavallo di Troia per eliminare il cancro


L’utilizzo di virus “nascosti” con un sotterfugio può far sì che questi attacchino le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane, eliminando del tutto il cancro. Il promettente studio dei ricercatori britannici

Utilizzare una sorta di cavallo di Troia per attaccare di nascosto il cancro e distruggerlo. Questa l’idea dei ricercatori del Regno Unito che hanno condotto con successo uno studio su modello animale in cui sono riusciti, in questo caso, a eliminare del tutto il cancro alla prostata.

Le armi in mano agli scienziati sarebbero dunque dei virus che, nascosti in qualche modo nel sistema immunitario, sgattaiolerebbero al momento opportuno per attaccare le cellule tumorali e ucciderle, lasciando intatte quelle sane.
I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Research e riportano come l’utilizzo di macrofagi Onco Virus (OV) armati, dopo una chemioterapia, abbia bloccato la diffusione del cancro della prostata nei topi, e la sua diffusione ai polmoni, allungando significativamente anche la durata della vita: dopo 40 giorni dal trattamento con gli OV, i topi erano ancora vivi e non presentavano più tracce del tumore. Al contrario, i topi trattati con i tradizionali metodi sono tutti morti per la diffusione del cancro.

Gli esperimenti sono stati condotti dopo l’utilizzo della chemioterapia perché a seguito di questa si presentavano dei danni al tessuto, anche sano, circostante il tumore. A motivo di ciò, si verifica un aumento dei globuli bianchi nella zona al fine di rimediare ai danni del trattamento.
L’idea del dottor Munitta Muthana, del Department of Infection & Immunity presso l’University of Sheffield Medical School, e colleghi è quella di sfruttare proprio i globuli bianchi per veicolare all’interno del tumore gli OV in modo da attaccare soltanto, e nel modo più efficace, le cellule cancerose.
«Stiamo cavalcando l’onda per ottenere il maggior numero di globuli bianchi al fine di veicolare i virus cattura-tumore nel cuore di un tumore», ha spiegato alla BBC la dottoressa Claire E. Lewis, del Department of Immunology, Genetics and Pathology presso l’Uppsala University e coautrice dello studio.

Il team di scienziati per ottenere questi promettenti risultati ha prelevato dei campioni di sangue e macrofagi per poi mescolarli con un virus, tipo quello dell’HIV, che non viene attaccato dal sistema immunitario e diviene un ospite dei globuli bianchi (i cavalli di Troia): in questo modo i virus possono arrivare intatti al cuore del tumore per poi poterlo attaccare.
La veicolazione prevedeva soltanto la presenza di un paio di virus che, tuttavia, una volta arrivati in loco potevano replicarsi. Negli esperimenti si è osservato come dopo circa 12 ore le cellule dei globuli bianchi espellessero circa 10mila virus ciascuna, che andavano ad attaccare le cellule cancerogene.
I risultati sono stati molto promettenti, tuttavia i ricercatori avvertono che devono ancora essere replicati e confermati con studi clinici sull’essere umano – studi che gli scienziati intendono e sperano di poter intraprendere entro breve termine.

FONTE: lastampa.it

martedì 18 dicembre 2012

L'esercizio fisico sarà sempre più high tech


Scarpe che riducono il rischio di traumi e «materassini-allenatori» per fare sport divertendosi. In modalità 2.0

L'allenamento in palestra con i pesi o il materassino, la corsetta nel parco con un paio di vecchie scarpe da ginnastica qualunque? Roba da museo: lo sport sta diventando sempre più high-tech e a breve avremo a disposizione scarpe da jogging con sensori che ci aiuteranno a migliorare le prestazioni ma anche a non farci male. E per chi non ama correre arriverà il materassino intelligente, anche lui ben provvisto di sensori, per spronarci a non battere la fiacca e indicarci i movimenti da fare.

Sono le novità in arrivo da due progetti, entrambi coordinati da ricercatori europei, che promettono di rendere l'ora di attività fisica quasi roba da fantascienza. Il progetto RUNSAFER, condotto dall'Istituto di Biomeccanica dell'università spagnola di Valencia, è stato finanziato anche dalla Comunità Europea sulla base di un dato: la corsa oggi è uno degli sport più popolari e si stimano almeno 80 milioni di appassionati in Europa, ma il 38 per cento di questi sportivi ha avuto un trauma grande o piccolo correndo, il 37-56 per cento dei runner va incontro a piccoli incidenti ogni anno. Non pochi "effetti collaterali", quindi, così i ricercatori spagnoli hanno pensato di creare una scarpa ipertecnologica che aiuti chi corre a non farsi male e pure a migliorare le prestazioni. Il progetto non ha ancora partorito un oggetto reale, ma procede speditamente e si sono già messi a punto i microsensori che saranno inseriti nella scarpa. Il "cuore" della super-calzatura sarà infatti un sistema microelettronico di misurazione di parametri biomeccanici dell'atleta, dalla frequenza cardiaca al movimento del piede e la tecnica di corsa: questi dati saranno trasmessi wireless a un cellulare dove una specifica applicazione li raccoglierà e informerà il soggetto in tempo reale di come sta correndo, quale sia la sua prestazione, che cosa può fare per evitare traumi e migliorare la performance. Tutti i dati si potranno quindi scaricare su un portale web dove una specie di personal trainer virtuale, mettendo a confronto le prestazioni di ogni corsetta, darà indicazioni personalizzate per l'allenamento e la prevenzione dei traumi. E il training diventerà pure 2.0, perché le proprie informazioni saranno scambiate con altri appassionati ovunque nel mondo, per consigli di ogni genere.

Vi state stancando solo all'idea di correre con le scarpe che vi fanno da tutor? Potrete allenarvi in palestra con il materassino messo a punto dai ricercatori del Fraunhofer Institute di Monaco, in Germania: un sistema interattivo che, giurano gli ideatori, servirà a far smuovere dalla poltrona pure i più incalliti sedentari. Anche in questo caso ci sono sensori nel materassino, suddivisi in nove aree individuate da lettere e numeri: «Per crearlo ci siamo ispirati al gioco chiamato "campana" e infatti il materassino si chiama "Hopscotch" (campana in inglese, ndr) - spiega Martina Lucht, fra i responsabili del progetto -. Il materassino è connesso a un monitor attraverso un cavo e sul monitor l'"allenatore virtuale" indica che cosa si deve fare: comporre parole saltando sulle lettere, formare numeri e così via». Qualcosa che ricorda i giochi in cui si danza mettendo i piedi su grossi "pulsanti" colorati in una precisa sequenza, insomma. Il "giocatore" deve completare obiettivi man mano più complessi e i sensori sono la bocca della verità: sentono infatti se su questa sorta di "mattonelle" ci si salta davvero su o se invece ci si sta muovendo troppo lentamente, senza bruciare calorie, e in tal caso il monitor richiama all'ordine. «Chi usa il materassino infatti indossa alla cintura un altro piccolo sensore, chiamato ActiSENS, che misura l'attività fisica registrando i movimenti della persona e la loro intensità: non conta solo portare a termine l'obiettivo ma anche come lo si fa, quanto "impegno" fisico ci si mette - specifica Lucht -. Il risultato appare sullo schermo e in questi modo il sistema sprona a muoversi di più e meglio, in maniera divertente. Le possibili applicazioni sono tante: a scuola Hopscotch potrebbe aiutare a far muovere di più i bambini, che oggi talvolta non sono neppure in grado di camminare correttamente all'indietro o stare su una gamba sola da quanto sono poco abituati al movimento; in strutture riabilitative il materassino tecnologico potrebbe motivare i pazienti a muoversi, usandolo in parallelo alla terapia fisica standard». I sedentari cronici sono avvertiti: con materassini high-tech e scarpe-tutor sarà difficile sottrarsi alle fatiche dello sport. Anche se resta un dubbio: forse ci divertiremmo di più senza tutti questi aggeggi tecnologici, se riscoprissimo da soli il piacere dell'attività fisica. Fin da piccoli, magari giocando per davvero a campana, per strada o in cortile come si faceva fino a qualche anno fa.

FONTE: Elena Meli (corriere.it)

domenica 9 dicembre 2012

Un test del respiro per diagnosticare il cancro


Un nuovo semplice test del respiro ideato da ricercatori italiani può rivelare la presenza del tumore del colon-retto, dimostrandosi un valido ausilio a una manovra tempestiva per il controllo e la cura dei tumori gastrointestinali

Diagnosticare per tempo un cancro spesso può fare la differenza nelle possibilità di trattamento e cura. Il disporre si nuovi, semplici ed efficaci test dev’essere pertanto accolto come un grande vantaggio sia per i medici che per i pazienti.
In quest’ottica si colloca un nuovo test del respiro ideato da ricercatori italiani che ha dimostrato, per la prima volta, di essere in grado di diagnosticare il tumore del colon-retto – ancora oggi, uno dei più diffusi.

A riportare la notizia di questa scoperta è la rivista scientifica British Journal of Surgery (BJS), su cui sono stati pubblicati i risultati ottenuti dai ricercatori dell’Università Aldo Moro di Bari, guidati dal dottor Donato F. Altomare del Dipartimento di Emergenza e Trapianti d’organo. Lo studio fa parte di un supplemento speciale della rivista dal titolo “Improving Outcomes in Gastrointestinal Cancer”.

Secondo i ricercatori, il tessuto interessato dal cancro possiede un metabolismo differente rispetto a quello con cellule sane. Questo processo genera alcune sostanze particolari che possono essere rilevate proprio nel respiro delle persone affette dal cancro.
I pionieri italiani hanno così trovato il modo di analizzare questi composti organici volatili (COV) presenti nel fiato, promuovendo un nuovo modo di eseguire lo screening dei tumori.

Per questo studio, gli scienziati hanno coinvolto 37 pazienti affetti da cancro del colon-retto e 41 soggetti sani, che facevano parte del gruppo di controllo. A tutti sarebbero stati analizzati i COV nel respiro per misurare la presenza del tumore.
Allo scopo di identificare il modello di COV e differenziarlo per i due gruppi, è stata utilizzata una Rete Neurale Probabilistica (PNN).
I risultati delle analisi hanno permesso ai ricercatori di scoprire che i due gruppi di partecipanti presentavano altrettanti diversi modelli selettivi di COV. Le differenze sono state rilevate e misurate in base all’osservazione di 15 dei 58 composti volatili specifici presenti nel respiro dei volontari.

Grazie alla PNN si è potuto distinguere i pazienti con cancro colorettale con una precisione che andava oltre il 75%.
«La tecnica di campionamento dell’aria espirata è molto semplice e non invasiva, anche se il metodo è ancora in fase iniziale di sviluppo – spiega Altomare nella nota Wiley – I risultati del nostro studio forniscono un ulteriore sostegno per il valore del test del respiro come strumento di screening».
[lm&sdp]

FONTE: lastampa.it

sabato 8 dicembre 2012

Il miglior Viagra? Lo spazzolino da denti


Se non bastassero le raccomandazioni dei dentisti, ecco un nuovo incentivo a prendersi maggiore cura della propria igiene dentale. Stando a un nuovo studio dell'Università di Inonu in Malatya (Turchia), infatti, avere le gengive infiammatepotrebbe compromettere persino la vita sessuale. Dalla ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, emerge infatti che gli uomini con infezioni al cavo orale a causa di parodontiti croniche (un disturbo dovuto all'accumulo di placca batterica) hanno una probabilità tre volte superiore alla norma di presentare problemi di erezione eimpotenza
I ricercatori turchi hanno comparato un gruppo di 80 uomini affetti da disfunzioni erettili con un gruppo di controllo di 82 uomini sani. L'analisi ha mostrato che il 53% degli uomini del primo gruppo presentava gengive infiammate, contro il 23% del secondo. Aggiustando i risultati in funzione della differenza di età, indice di massa corporea, stipendio, e grado di istruzione dei partecipanti allo studio, i ricercatori hanno scoperto che i soggetti con infiammazioni gengivali causate da gravi patologie parodontali avevano una probabilità 3,29 volte superiore di avere problemi di erezione rispetto ai soggetti sani.
Secondo i ricercatori, la correlazione tra gengive infiammate e problemi di erezione potrebbe dipendere dalla natura dell'infiammazione gengivale. Le parodontiti croniche (Cp) sono infatti una classe di malattie infettive causate prevalentemente da batteri della placca dentale, che, in mancanza di un adeguato trattamento, possono però causare problemi anche in zone diverse dal cavo orale.
"Molti studi hanno dimostrato che le Cp possono indurre patologie vascolari sistemiche, come coronaropatia", spiega Faith Oguz, autore principale dello studio, "e la coronaropatia è stata spesso associata a problemi di erezione". Si sa, infatti, che circa due terzi dei 150 milioni di uomini che soffre di disfunzione erettile ha problemi circolatori.
"I risultati del nostro studio supportano la teoria che le parodontiti croniche siano maggiormente frequenti in pazienti con disfunzioni erettili", conclude Oguz. "Dovrebbero quindi essere tenute in considerazione tra i fattori analizzati dai medici che hanno in cura pazienti affetti da problemi di erezione".
Riferimenti: Journal of Sexual Medicine
FONTE: