martedì 26 febbraio 2013

Un gel per riparare il cuore danneggiato




Permette di sostituire le cellule morte, aiuta la formazione di nuovi tessuti e dei vasi sanguigni non più funzionanti

«Come chirurghi siamo addestrati a riparare ciò che si rompe», così diceva Meredith, protagonista della serie Grey’s Anatomy. A quanto pare anche la bioingegneria vuole contribuire all’arduo compito, e i ricercatori dell’Università della California di San Diego hanno trovatoun sistema per riparare un cuore danneggiato da un attacco, sostituire le cellule cardiache morte, aiutare la formazione di nuovi tessuti e vasi sanguigni non più funzionanti. Si tratta di un idrogel che permette al cuore di tornare in forma, quasi come se fosse nuovo. «Per ottenere questo idrogel - commenta Andrea Bagno, professore aggregato di bioingegneria industriale e insegnante di Biomateriali e tessuti biologici all’Università di Padova - i ricercatori hanno messo a punto un processo molto laborioso». Hanno infatti utilizzato il tessuto cardiaco del maiale, eliminato le cellule «per evitare problemi di rigetto nel ricevente» e lavorato il prodotto con detergenti, lo hanno raffreddato, essiccato e infine sminuzzato per ottenere una polvere.
PROCEDURA - «Prendiamo il cuore del maiale e lasciamo solo lo scheletro naturale, la parte che sostiene le cellule», ci spiega Karen Christman, docente al Dipartimento di Bioingegneria presso la UC San Diego Jacobs School of Engineering. Dalla polvere si passa poi al gel con altri trattamenti complessi. A questo punto il gel può essere inserito nel cuore attraverso un intervento relativamente poco invasivo, che non richiede l’anestesia totale: «Si tratta di un rilascio attraverso un catetere inserito a partire dalla zona femorale», commenta Andrea Bagno. Il catetere ha un ago alla sua estremità che permette l’iniezione del materiale nella regione danneggiata.
LE PROVE - Ma come fa un materiale fluido a rimanere fermo, e proprio lì, nel sito danneggiato? Con la temperatura del corpo questo fluido si assembla di nuovo in una struttura di sostegno tridimensionale, una sorta di gel semi solido e poroso che incoraggia le cellule a moltiplicarsi, come ci spiega Christman, «in questo modo può rimanere nella regione infartuata, almeno fino a quando non verrà degradato dalle nuove cellule, tessuti e vasi sanguigni che appunto vanno a ripopolare la zona di cuore ormai morta». Le sperimentazioni condotte finora hanno dimostrato che il cuore che ha ricevuto l’idrogel iniettabile si muove quasi come un cuore nuovo, senza danno. «Abbiamo visto più muscolo cardiaco e meno tessuto cicatriziale nei nostri esperimenti con idrogel - ci racconta Christman -, che si traduce quindi con un miglioramento dell'attività cardiaca e della capacità di cuore di contrarsi», quindi di battere correttamente e svolgere la sua funzione.
STRADA LUNGA - I pazienti che hanno avuto un attacco cardiaco e che sopravvivono possono infatti subire danni ingenti che li portano verso l’insufficienza cardiaca, un giorno evitabile grazie a questo idrogel. La strada tuttavia è ancora lunga: solo dalla seconda metà di quest’anno inizieranno i trial clinici sull’uomo in Europa (si tratta di studi per ottenere i dati su sicurezza ed efficacia, in questo caso del gel). Nel frattempo la società, con sede a San Diego, co-fondata dalla ricercatrice Christman è già pronta per portare avanti sviluppo e commercializzazione del prodotto.

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