giovedì 4 luglio 2013

I radar «verdi» che non emettono onde magnetiche


Per funzionare usano i segnali già presenti nell’ambiente

Quando si è iscritto a ingegneria delle telecomunicazioni all’Università di Pisa non aveva in testa un percorso preciso. Poi ha incrociato il professor Fabrizio Berizzi e si è accesa la lampadina. Affascinato dallo studio sui radar passivi, ha chiesto di poter svolgere la tesi con il gruppo del suo Laboratorio radar, ha proseguito con il dottorato, concluso in aprile, e ora ha conquistato un assegno di ricerca.

AVANGUARDIA - Il trentenne Michele Conti non ambisce neppure, come molti ricercatori suoi coetanei, a trovare uno sbocco magari più remunerato all’estero: «Ho avuto la possibilita di girare in Europa per conferenze e seminari e mi sono reso conto che il mio gruppo è assolutamente all’avanguardia in questo campo. In un colpo solo sono riuscito a restare vicino a casa, la mia Livorno, e ad avere grandi gratificazioni professionali».

RADAR PASSIVI - I radar verdi o passivi, messi a punto dai ricercatori dell’Università di Pisa assieme al Laboratorio nazionale radar e sistemi di sorveglianza del Cnit, non emettono onde elettromagnetiche, non inquinano e per funzionare usano i segnali già presenti nell’ambiente. Gli impieghi potenziali sono vari: il progetto Habitat, che si concluderà a fine 2013, ha per esempio l’obiettivo di migliorare i sistemi di controllo del traffico portuale e costiero. «La totale assenza di emissioni radio che caratterizza la famiglia dei radar passivi», ha spiegato il coordinatore scientifico Fabrizio Berizzi, «dà la possibilità di realizzare un sistema integrato per il monitoraggio del territorio estremamente compatibile con l’ambiente. Il principio base, infatti, è quello di riutilizzare le onde radio già presenti per altri scopi e riciclarle al fine di realizzare la funzionalità radar».

SORVEGLIANZA - Questo genere di sistema di sorveglianza è in grado di offrire tutti i vantaggi caratteristici dei radar convenzionali, quindi una capacità costante di monitoraggio, sia di giorno che di notte e indipendentemente dalle condizioni meteo. I segnali tipici da sfruttare sono quelli della televisione digitale terrestre (Dvb-T), della telefonia mobile (3G-Umts) oppure quelli delle trasmissioni televisive satellitari (Dvb-S).

FONTE: Sara Gandolfi (corriere.it)





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